Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Rivoluzione russa del 1917

Come hanno vinto i bolscevichi

Le truppe del governo provvisorio aprono il fuoco sui dimostranti che manifestavano sulla Prospettiva Nevsky (4 luglio 1917)

Ripren­dia­mo la pre­sen­ta­zio­ne in ita­lia­no dei sag­gi sul­la Rivo­lu­zio­ne rus­sa del 1917 pub­bli­ca­ti in col­la­bo­ra­zio­ne con la rivi­sta Jaco­bin Maga­zi­ne.
È la vol­ta, oggi, del­la par­ti­co­la­reg­gia­ta ana­li­si che il gran­de sto­ri­co Ale­xan­der Rabi­no­witch, con­si­de­ra­to in asso­lu­to uno dei più auto­re­vo­li stu­dio­si del­la Rivo­lu­zio­ne rus­sa, ha dedi­ca­to al par­ti­to bol­sce­vi­co e al suo ruo­lo nel perio­do che va dal­le gior­na­te di luglio alla pre­sa del pote­re: demi­sti­fi­can­do e smen­ten­do la vul­ga­ta – pro­pa­gan­da­ta da rico­stru­zio­ni sia rea­zio­na­rie che di pic­co­le set­te che scim­miot­ta­no il bol­sce­vi­smo – di un’organizzazione pic­co­la, com­pat­ta, cospi­ra­ti­va, tenu­ta insie­me da una fer­rea disci­pli­na e rigi­da­men­te gover­na­ta da Lenin.
Lo stu­dio di Rabi­no­witch fa emer­ge­re inve­ce l’immagine di un par­ti­to vivo, in cui lo scon­tro tra idee diver­se e posi­zio­ni con­trap­po­ste si svol­ge sen­za diplo­ma­ti­smi per­si­no nel vivo del pro­ces­so rivoluzionario.
Con­si­glia­mo per­ciò l’at­ten­ta let­tu­ra di que­sto sag­gio, che costi­tui­sce una strin­ga­ta sin­te­si del ben più ampio stu­dio del­l’Au­to­re  – 1917. I bol­sce­vi­chi al pote­re  – recen­te­men­te ripub­bli­ca­to in ita­lia­no in una nuo­va edi­zio­ne e con una intro­du­zio­ne aggiornata.
La reda­zio­ne

Come hanno vinto i bolscevichi

L’ascesa dei bol­sce­vi­chi al pote­re, cent’anni fa, rivisitata


Ale­xan­der Rabinowitch [*]

 

Nel mio con­tri­bu­to vor­rei rivi­si­ta­re le prin­ci­pa­li con­clu­sio­ni dei miei scrit­ti sul 1917, soprat­tut­to per ciò che riguar­da la spi­no­sa, e tut­to­ra pro­fon­da­men­te poli­ti­ciz­za­ta que­stio­ne, su come i bol­sce­vi­chi han­no pre­val­so nel­la lot­ta per il pote­re a Pie­tro­gra­do nel 1917. Tut­ta­via, lascia­te­mi ini­zia­re con poche paro­le sul­le opi­nio­ni degli sto­ri­ci che in pre­ce­den­za si sono occu­pa­ti di quest’argomento.
Per gli stu­dio­si sovie­ti­ci, la Rivo­lu­zio­ne d’ottobre del 1917 fu la legit­ti­ma espres­sio­ne del­la volon­tà del­le mas­se rivo­lu­zio­na­rie di Pie­tro­gra­do: un’insurrezione popo­la­re arma­ta a soste­gno del pote­re bol­sce­vi­co, gui­da­ta da un par­ti­to d’avanguardia for­te­men­te disci­pli­na­to e bril­lan­te­men­te diret­to da V.I. Lenin. Gli sto­ri­ci occi­den­ta­li, d’altro can­to, ten­de­va­no a vede­re il suc­ces­so dei bol­sce­vi­chi come con­se­guen­za del­la debo­lez­za del gover­no prov­vi­so­rio ver­so la sini­stra radi­ca­le; un inci­den­te sto­ri­co o, più spes­so, il risul­ta­to di un gol­pe mili­ta­re ben riu­sci­to, pri­vo di un signi­fi­ca­ti­vo soste­gno popo­la­re, rea­liz­za­to da una pic­co­la, com­pat­ta, pro­fon­da­men­te auto­ri­ta­ria e cospi­ra­ti­va orga­niz­za­zio­ne con­trol­la­ta da Lenin e sov­ven­zio­na­ta dal­la nemi­ca Ger­ma­nia. Per gli sto­ri­ci che espri­mo­no quest’ultima opi­nio­ne – tra cui, attual­men­te, mol­ti stu­dio­si rus­si – la strut­tu­ra e le pra­ti­che del par­ti­to bol­sce­vi­co nel 1917 rap­pre­sen­ta­no l’ineludibile ante­ce­den­te dell’autoritarismo sovietico.
Le con­clu­sio­ni del mio lavo­ro di ricer­ca sul 1917 diver­go­no in manie­ra signi­fi­ca­ti­va da que­ste comu­ni inter­pre­ta­zio­ni. Per illu­stra­re que­sto pun­to, con­sen­ti­te­mi di sot­to­li­nea­re alcu­ni impor­tan­ti, ma spes­so tra­scu­ra­ti momen­ti suc­ce­du­ti­si duran­te la cru­cia­le esta­te e l’autunno del 1917, che mi sono sem­bra­ti par­ti­co­lar­men­te impor­tan­ti per com­pren­de­re il carat­te­re e il cor­so del­la “Rivo­lu­zio­ne d’ottobre” a Pie­tro­gra­do. Rica­pi­to­le­rò, dun­que, come “l’Ottobre ros­so” mi appa­re oggi.

L’insurrezione di luglio
Il pri­mo dei momen­ti a cui mi voglio rife­ri­re è la fal­li­ta “insur­re­zio­ne di luglio”, che appar­ve a mol­ti dell’epoca, e suc­ces­si­va­men­te alla mag­gior par­te degli sto­ri­ci occi­den­ta­li, come un ten­ta­ti­vo fal­li­to da par­te di Lenin di pren­de­re il pote­re e come la pro­va gene­ra­le per “l’Ottobre rosso”.
Nel mio libro, Pre­lu­dio alla Rivo­lu­zio­ne, trae­vo la con­clu­sio­ne che la cao­ti­ca, san­gui­no­sa e alla fine infrut­tuo­sa insur­re­zio­ne di luglio fu un fede­le rifles­so del­la rilut­tan­za, da par­te dei sol­da­ti del­la guar­ni­gio­ne di Pie­tro­gra­do, ad accet­ta­re di esse­re invia­ti al fron­te per soste­ne­re l’offensiva rus­sa del luglio 1917, e dell’autentico, gene­ra­liz­za­to impen­nar­si dell’impazienza e del mal­con­ten­to da par­te di lar­ghe mas­se di ope­rai di Pie­tro­gra­do, sol­da­ti e mari­nai del­la flot­ta del Bal­ti­co, nei con­fron­ti del­la con­ti­nua­zio­ne del­lo sfor­zo bel­li­co e a cau­sa del­la scar­si­tà di risul­ta­ti socia­li ed eco­no­mi­ci che si aspet­ta­va­no dal­la Rivo­lu­zio­ne del feb­bra­io 1917. Per quan­to riguar­da il ruo­lo dei bol­sce­vi­chi nel­la pre­pa­ra­zio­ne e nell’organizzazione dell’insurrezione di luglio, con­clu­de­vo che lo scop­pio fu in par­te la con­se­guen­za di quat­tro mesi di costan­te pro­pa­gan­da e azio­ne dei bol­sce­vi­chi; che essi, mili­tan­ti di base, ope­rai di fab­bri­ca e a livel­lo di uni­tà, gio­ca­ro­no un ruo­lo diri­gen­te nel dare il via alla rivol­ta; e che i diri­gen­ti estre­mi­sti dei due eser­ci­ti ausi­lia­ri del par­ti­to – l’Organizzazione mili­ta­re bol­sce­vi­ca e il Comi­ta­to bol­sce­vi­co di Pie­tro­bur­go – sen­si­bi­li alla loro nuo­va e impa­zien­te base, li inco­rag­gia­ro­no con­tro i desi­de­ri di Lenin e del­la mag­gio­ran­za del Comi­ta­to cen­tra­le bolscevico.

Ope­rai del­le Offi­ci­ne Putilov

Mi sono anche avven­tu­ra­to in diver­se gene­ra­liz­za­zio­ni più ampie con impor­tan­ti impli­ca­zio­ni su even­ti suc­ces­si­vi, a par­ti­re dal mio stu­dio sull’insurrezione di luglio. Una serie di que­ste gene­ra­liz­za­zio­ni riguar­da l’atteggiamento del­le mas­se a Pie­tro­gra­do ver­so il gover­no prov­vi­so­rio, i soviet e i bol­sce­vi­chi in quel perio­do. Stu­dian­do l’evoluzione dell’opinione popo­la­re tra feb­bra­io e luglio, con­clu­de­vo che tra gli ope­rai di Pie­tro­gra­do, i sol­da­ti e i mari­nai che ave­va­no in qual­che modo agi­to poli­ti­ca­men­te, il gover­no prov­vi­so­rio era già allo­ra – cioè, nel­la metà dell’estate del 1917 – comu­ne­men­te per­ce­pi­to come un orga­no del­le clas­si domi­nan­ti, con­tra­rio a radi­ca­li muta­men­ti politico‑sociali, e indif­fe­ren­te alle neces­si­tà del­la popo­la­zio­ne. D’altro can­to, ben­ché gli stra­ti infe­rio­ri del­la popo­la­zio­ne di Pie­tro­gra­do muo­ves­se­ro ai socia­li­sti mode­ra­ti sem­pre mag­gio­ri cri­ti­che per il loro soste­gno al gover­no prov­vi­so­rio e alla pro­se­cu­zio­ne del­lo sfor­zo bel­li­co, non­di­me­no rite­ne­va­no i soviet, a tut­ti i livel­li, come isti­tu­zio­ni auten­ti­ca­men­te demo­cra­ti­che di auto­go­ver­no popo­la­re. Di qui, l’enorme e sem­pre mag­gio­re attra­zio­ne popo­la­re per due del­le prin­ci­pa­li paro­le d’ordine dei bol­sce­vi­chi: “Tut­to il pote­re ai soviet!” e “Pace immediata!”.
Per quan­to riguar­da la situa­zio­ne dei bol­sce­vi­chi, l’insurrezione di luglio ter­mi­nò per loro in una peno­sa e appa­ren­te­men­te deci­si­va scon­fit­ta. Tut­ta­via, ciò che mi è appar­so più signi­fi­ca­ti­vo è sta­ta la gran­de popo­la­ri­tà del radi­ca­le pro­gram­ma bol­sce­vi­co, emer­sa pri­ma e duran­te le gior­na­te di luglio. In un momen­to in cui le aspet­ta­ti­ve popo­la­ri per un signi­fi­ca­ti­vo cam­bia­men­to era­no altis­si­me, men­tre altri impor­tan­ti grup­pi poli­ti­ci chie­de­va­no pazien­za e sacri­fi­cio nell’interesse del­lo sfor­zo bel­li­co, il pro­gram­ma poli­ti­co radi­ca­le dei bol­sce­vi­chi e la chia­ra capa­ci­tà del par­ti­to di ren­der­si inter­pre­te del­le aspi­ra­zio­ni e dei biso­gni dei cit­ta­di­ni comu­ni con­tri­bui­ro­no in manie­ra signi­fi­ca­ti­va alla note­vo­le influen­za e for­za che esso acqui­sì in soli pochi mesi.
Ciò mi ha con­dot­to a una secon­da serie di gene­ra­liz­za­zio­ni, rifles­se nell’esperienza di luglio e che si rife­ri­sco­no alla tra­di­zio­na­le imma­gi­ne del par­ti­to bol­sce­vi­co nel 1917 come un’organizzazione essen­zial­men­te com­pat­ta, auto­ri­ta­ria, cospi­ra­ti­va, sal­da­men­te con­trol­la­ta da Lenin. Sul­la base di un’approfondita ricer­ca empi­ri­ca, ho con­clu­so che quest’immagine era mol­to poco ade­ren­te alla real­tà. Non fu solo a par­ti­re dal mar­zo 1917 che l’organizzazione bol­sce­vi­ca, a tut­ti i suoi livel­li, espres­se fazio­ni di destra, di sini­stra e cen­tri­ste, ognu­na del­le qua­li con­tri­buì a pla­sma­re la poli­ti­ca del par­ti­to. Non meno impor­tan­te, mi è sem­bra­to, era il fat­to che tra le con­di­zio­ni esi­sten­ti nel­la Pie­tro­gra­do rivo­lu­zio­na­ria del 1917 (per non par­la­re del­la Rus­sia nel suo com­ples­so), insta­bi­li, local­men­te varia­bi­li e costan­te­men­te in evo­lu­zio­ne, il Comi­ta­to cen­tra­le dei bol­sce­vi­chi non era pro­prio in gra­do di con­trol­la­re gli orga­ni­smi for­mal­men­te subor­di­na­ti. Le orga­niz­za­zio­ni di base era­no rela­ti­va­men­te libe­re di adat­ta­re i loro appel­li e le tat­ti­che alla loro per­ce­zio­ne del­lo svi­lup­po del­la situa­zio­ne sul ter­ri­to­rio. L’importanza di que­sto fat­to­re nell’interpretazione dell’atteggiamento del par­ti­to bol­sce­vi­co duran­te la rivo­lu­zio­ne del 1917 era – ho con­clu­so – innegabile.

Lavo­ra­to­ri arma­ti del­la fab­bri­ca Vul­can, auto­de­no­mi­na­ti­si “Guar­die Rosse”

Inol­tre, ho con­sta­ta­to che la con­ce­zio­ne di Lenin di pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne, di un par­ti­to pic­co­lo, pro­fes­sio­na­le e cospi­ra­ti­vo era diven­ta­ta obso­le­ta dopo la Rivo­lu­zio­ne di feb­bra­io, e che le por­te del par­ti­to era­no sta­te rapi­da­men­te spa­lan­ca­te a deci­ne di miglia­ia di nuo­vi mem­bri che ne influen­za­ro­no anche la poli­ti­ca. In altri ter­mi­ni, l’organizzazione bol­sce­vi­ca a Pie­tro­gra­do era in lar­ga misu­ra aper­ta e, al con­tem­po, sen­si­bi­le ai pro­ble­mi del­le mas­se popo­la­ri. Indi­scu­ti­bil­men­te, ciò pro­vo­cò gran­di dif­fi­col­tà in luglio. Tut­ta­via, ho con­clu­so che, sul lun­go perio­do, i lega­mi este­si e ali­men­ta­ti con cura dai bol­sce­vi­chi negli impian­ti e nel­le fab­bri­che, in una miria­de di orga­niz­za­zio­ni ope­ra­ie e uni­tà mili­ta­ri, furo­no un’importante risor­sa per il raf­for­za­men­to del par­ti­to e la sua capa­ci­tà ulti­ma di pren­de­re il potere.

La rea­zio­ne
Il secon­do momen­to rive­la­to­re nel 1917 su cui voglio sof­fer­mar­mi è il bre­ve perio­do di rea­zio­ne a Pie­tro­gra­do segui­to al fal­li­men­to dell’insurrezione di luglio. Era l’epoca in cui l’offensiva del­la Rus­sia sul fron­te orien­ta­le, che sem­bra­va ini­zial­men­te vit­to­rio­sa, si tra­sfor­mò nel­la più ter­ri­bi­le disfat­ta per l’esercito rus­so, e pro­prio men­tre Ale­xan­der Keren­sky diven­ta­va pri­mo mini­stro. Keren­sky era alla testa di una coa­li­zio­ne di gover­no socia­li­sta liberal‑moderata, per­lo­più pre­oc­cu­pa­ta di repri­me­re i bol­sce­vi­chi, rista­bi­li­re l’autorità poli­ti­ca nazio­na­le e l’ordine (con la for­za, se neces­sa­rio), e rin­for­za­re il fron­te al collasso.
Per un bre­ve perio­do sem­brò che una pau­sa fos­se soprag­giun­ta nel movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio dei lavo­ra­to­ri. L’opinione pub­bli­ca di Pie­tro­gra­do pare­va esser­si bru­sca­men­te spo­sta­ta a destra. Eppu­re, nono­stan­te un costan­te fuo­co di fila di osten­ta­ta reto­ri­ca inte­gra­li­sta da par­te di Keren­sky, inces­san­te­men­te ripre­sa da grup­pi civi­li e mili­ta­ri con­ser­va­to­ri tem­po­ra­nea­men­te ricom­par­si, appar­ve chia­ro che nes­su­na del­le misu­re repres­si­ve da lui solen­ne­men­te pro­cla­ma­te era sta­ta appli­ca­ta, né ave­va rag­giun­to i suoi obiet­ti­vi (che non signi­fi­ca che esse sareb­be­ro sta­te in gra­do con suc­ces­so di rista­bi­li­re l’ordine). Ma soprat­tut­to, il peri­co­lo appa­ren­te­men­te cre­scen­te del­la con­tro­ri­vo­lu­zio­ne, sostan­zia­to da even­ti come la Con­fe­ren­za di Mosca – la gran­de e tan­to pub­bli­ciz­za­ta assem­blea del­le for­ze con­ser­va­tri­ci alla metà di ago­sto del 1917 – accreb­be la dif­fi­den­za popo­la­re ver­so il gover­no prov­vi­so­rio e incen­ti­vò il desi­de­rio di lasciar­si il pas­sa­to alle spal­le e di unir­si più stret­ta­men­te in dife­sa del­la rivo­lu­zio­ne. Ho sco­per­to che que­sta rispo­sta di mas­sa a ciò che era sta­to comu­ne­men­te per­ce­pi­to come una peri­co­lo­sa minac­cia per la rivo­lu­zio­ne tro­va­va riscon­tro in nume­ro­si docu­men­ti dell’epoca che si raf­for­za­va­no reciprocamente.
Se l’ostilità ver­so i bol­sce­vi­chi da par­te di cit­ta­di­ni comu­ni sva­nì di fron­te all’apparente minac­cia del­la con­tro­ri­vo­lu­zio­ne nel giro di poche set­ti­ma­ne dopo l’insurrezione di luglio, già dal­la secon­da metà di ago­sto – pri­ma del fal­li­to gol­pe rea­zio­na­rio del gene­ra­le Lavr Kor­ni­lov – si regi­stra­ro­no cre­scen­ti segna­li che il par­ti­to, col suo appa­ra­to sostan­zial­men­te intat­to, ave­va intra­pre­so un nuo­vo perio­do di sor­pren­den­te e rapi­da cre­sci­ta. Ho sco­per­to che una chia­ra indi­ca­zio­ne del gra­do di aumen­to del­le sor­ti del par­ti­to tro­vò riscon­tro nei risul­ta­ti del­le ele­zio­ni di metà ago­sto alla Duma cit­ta­di­na di Pie­tro­gra­do. In que­ste ele­zio­ni muni­ci­pa­li, i bol­sce­vi­chi otten­ne­ro un cla­mo­ro­so risultato.

L’affare Kor­ni­lov
For­se ine­vi­ta­bil­men­te, con l’esistenza stes­sa del­lo Sta­to rus­so diret­ta­men­te minac­cia­ta dal­le for­ze arma­te dall’esterno, e, dall’interno, dal­la disin­te­gra­zio­ne poli­ti­ca, socia­le ed eco­no­mi­ca, e col gover­no Keren­sky così chia­ra­men­te non in gra­do di con­tra­sta­re il pro­gres­si­vo degra­do, i grup­pi libe­ra­li e con­ser­va­to­ri pun­ta­ro­no sull’alto coman­do dell’esercito per la sal­vez­za. Gli sfor­zi di alcu­ni di que­sti ele­men­ti cul­mi­na­ro­no nel cosid­det­to “affa­re Kor­ni­lov” di fine ago­sto. Nel riflet­te­re sul fal­li­to gol­pe di destra del gene­ra­le Kor­ni­lov, la mia prin­ci­pa­le pre­oc­cu­pa­zio­ne oggi non è rap­pre­sen­ta­ta dal­le ancor dibat­tu­te que­stio­ni cir­ca gli obiet­ti­vi e le ambi­zio­ni per­so­na­li di Kor­ni­lov, o rela­ti­ve all’eventuale com­pli­ci­tà di Keren­sky nel­lo strap­pa­re l’autorità dal­le mani del soviet rista­bi­len­do l’ordine median­te una fer­rea dit­ta­tu­ra mili­ta­re. Nell’attuale con­te­sto, l’aspetto che più mi inte­res­sa di que­sto par­ti­co­lar­men­te signi­fi­ca­ti­vo momen­to sto­ri­co è ciò che la lot­ta con­tro Kor­ni­lov a Pie­tro­gra­do mise in luce a pro­po­si­to dei com­por­ta­men­ti e del­la for­za del­la gen­te comu­ne, e poi cir­ca l’impatto dell’esperienza con Kor­ni­lov sul pre­sti­gio dei bolscevichi.

Il gene­ra­le Kor­ni­lov pas­sa in ras­se­gna le sue truppe

Mi sia con­sen­ti­to ricor­da­re in poche paro­le ciò che occor­se a Pie­tro­gra­do dopo che Keren­sky ebbe annun­cia­to, il 27 ago­sto, che il gene­ra­le Kor­ni­lov ave­va rifiu­ta­to di rico­no­sce­re la sua auto­ri­tà e che le trup­pe al suo segui­to era­no a bor­do di tre­ni, ormai pros­si­me alla capi­ta­le. Il par­ti­to Cadet­to, il prin­ci­pa­le par­ti­to libe­ra­le rus­so, soli­da­le con gli obiet­ti­vi di Kor­ni­lov e dif­fi­den­te e sprez­zan­te nei con­fron­ti di Keren­sky, si rifiu­tò di soste­ner­lo. Per un bre­vis­si­mo momen­to, sem­brò che non fos­se pos­si­bi­le impe­di­re alle trup­pe di Kor­ni­lov di occu­pa­re la capi­ta­le e che il gover­no prov­vi­so­rio sareb­be cer­ta­men­te cadu­to. Ma tut­ti i grup­pi poli­ti­ci alla sini­stra dei cadet­ti – bol­sce­vi­chi, men­sce­vi­chi, socia­li­sti rivo­lu­zio­na­ri, anar­chi­ci, tut­te le orga­niz­za­zio­ni sin­da­ca­li di una qual­che impor­tan­za, comi­ta­ti di mari­nai e sol­da­ti a tut­ti i livel­li – imme­dia­ta­men­te uni­ro­no le loro for­ze in dife­sa del­la rivoluzione.
Sot­to la dire­zio­ne del sin­da­ca­to dei fer­ro­vie­ri, le comu­ni­ca­zio­ni tra Kor­ni­lov nel sud del­la Rus­sia e le sue for­ze che avan­za­va­no ver­so Pie­tro­gra­do ven­ne­ro taglia­te, men­tre i tre­ni che tra­spor­ta­va­no le trup­pe insor­te ven­ne­ro fat­ti dera­glia­re. Dap­per­tut­to, le arma­te di Kor­ni­lov ven­ne­ro bloc­ca­te, gli uffi­cia­li furo­no costret­ti a resta­re in un’attesa impo­ten­te, men­tre fol­le di dele­ga­ti di orga­niz­za­zio­ni di mas­sa, alcu­ni dei qua­li invia­ti da Pie­tro­gra­do e altri da cit­tà e vil­lag­gi vici­ni, rapi­da­men­te con­vin­se­ro le trup­pe di Kor­ni­lov, scel­te per la loro affi­da­bi­li­tà e disci­pli­na, a non muo­ver­si oltre e a giu­ra­re fedel­tà alla rivo­lu­zio­ne. Inu­ti­le dire che la cri­si si risol­se in pochi gior­ni, sen­za che fos­se spa­ra­to un sol colpo.
E all’apice di que­sto trion­fo sul­la con­tro­ri­vo­lu­zio­ne, la mag­gior par­te del­le orga­niz­za­zio­ni di Pie­tro­gra­do che ave­va­no par­te­ci­pa­to al movi­men­to con­tro Kor­ni­lov espres­se la sua opi­nio­ne cir­ca la natu­ra, la com­po­si­zio­ne e il pro­gram­ma del futu­ro gover­no in un fiu­me di riso­lu­zio­ni poli­ti­che, che, ovvia­men­te, non era­no sta­te ela­bo­ra­te da un uni­co orga­ni­smo, visto che dif­fe­ri­va­no note­vol­men­te quan­to ai det­ta­gli. Eppu­re, comu­ne alla mag­gior par­te di esse era­no l’avversione per qual­sia­si tipo di col­la­bo­ra­zio­ne poli­ti­ca con le clas­si pos­si­den­ti e la pre­di­le­zio­ne per l’immediata crea­zio­ne di un qual­che tipo di gover­no esclu­si­va­men­te socia­li­sta che pones­se fine alla ter­ri­bi­le guer­ra. Era evi­den­te che per mol­ti, com­pre­si i bol­sce­vi­chi, la rapi­da scon­fit­ta del gene­ra­le Kor­ni­lov era la con­fer­ma dell’immenso poten­zia­le poli­ti­co del­la col­la­bo­ra­zio­ne di tut­ti i socialisti.
Mi è sem­bra­to che ci fos­se­ro altre note­vo­li impli­ca­zio­ni poli­ti­che del­la vicen­da Kor­ni­lov. Nell’immediato, il movi­men­to rea­zio­na­rio era sta­to spez­za­to, era chia­ro. E a cau­sa del loro com­por­ta­men­to pri­ma e dopo la cri­si, i cadet­ti era­no for­te­men­te sospet­ta­ti di esse­re in com­but­ta con il gene­ra­le; ormai era­no inde­bo­li­ti e pro­fon­da­men­te demo­ra­liz­za­ti. Inol­tre, a cau­sa di aspre dispu­te inter­ne sul carat­te­re e la com­po­si­zio­ne del futu­ro gover­no, i men­sce­vi­chi e i social­ri­vo­lu­zio­na­ri era­no a mala­pe­na mes­si meglio. Entram­bi ave­va­no ora al loro inter­no set­to­ri di sini­stra in rapi­da cre­sci­ta, i cui obiet­ti­vi poli­ti­ci imme­dia­ti era­no stret­ta­men­te alli­nea­ti a quel­li dei bol­sce­vi­chi mode­ra­ti. E intan­to, la disgre­ga­zio­ne dell’economia rus­sa con­ti­nua­va a rit­mo soste­nu­to. A Pie­tro­gra­do, la scar­si­tà di cibo e car­bu­ran­te si face­va sem­pre più acuta.
Natu­ral­men­te, la vicen­da Kor­ni­lov cau­sò un note­vo­le dan­no anche alla repu­ta­zio­ne di Keren­sky, stret­to tra la destra e la sini­stra scon­fit­te. Chia­ra­men­te, tra i con­cor­ren­ti per il pote­re nel 1917 a Pie­tro­gra­do i bol­sce­vi­chi era­no i gran­di bene­fi­cia­ri del­la fal­li­ta azio­ne rea­zio­na­ria. Eppu­re, appa­re dub­bio soste­ne­re, come mol­ti sto­ri­ci han­no fat­to e con­ti­nua­no a fare, che la scon­fit­ta di Kor­ni­lov abbia reso pra­ti­ca­men­te ine­vi­ta­bi­le la vit­to­ria di Lenin. Di sicu­ro, il fal­li­men­to di Kor­ni­lov evi­den­ziò la gran­de for­za poten­zia­le del­la sini­stra e dimo­strò anco­ra una vol­ta l’enorme attrat­ti­va popo­la­re del pro­gram­ma di radi­ca­le cam­bia­men­to dei bol­sce­vi­chi. Tut­ta­via, lo sta­to d’animo del­le mas­se non era spe­ci­fi­ca­men­te bol­sce­vi­co nel sen­so di riflet­te­re l’aspirazione ad un gover­no bol­sce­vi­co. Mi è sem­bra­to che que­sto fos­se il pun­to cru­cia­le. Il fat­to è che l’idea di un gover­no bol­sce­vi­co non era mai sta­ta pub­bli­ca­men­te sol­le­va­ta pri­ma. Agli occhi degli ope­rai, sol­da­ti e mari­nai di Pie­tro­gra­do, i bol­sce­vi­chi era­no per il pote­re del soviet: per una demo­cra­zia popo­la­re sovie­ti­ca plu­ri­par­ti­ti­ca. Ciò rap­pre­sen­ta­va ora un osta­co­lo all’unilaterale pre­sa del pote­re. Come dimo­strò la valan­ga di riso­lu­zio­ni poli­ti­che dopo la vicen­da Kor­ni­lov, le clas­si subal­ter­ne del­la cit­tà era­no più che mai attrat­te dal­la pos­si­bi­li­tà del­la crea­zio­ne di un gover­no sovie­ti­co com­po­sto da tut­ti i grup­pi demo­cra­ti­ci socialisti.

Ale­xan­der Keren­sky (Tsen­tral­ny , Pie­tro­gra­do, 1917)

In ogni caso, la fal­li­ta insur­re­zio­ne di luglio e la suc­ces­si­va rea­zio­ne evi­den­zia­ro­no i rischi insi­ti nell’eccessiva fidu­cia nell’umore popo­la­re. Que­sta con­clu­sio­ne era del resto ine­lu­di­bi­le. D’altro can­to, la sto­ria del par­ti­to dall’epoca del­la Rivo­lu­zio­ne di feb­bra­io in poi ha evi­den­zia­to la pos­si­bi­li­tà di un disac­cor­do pro­gram­ma­ti­co e di un’indisciplinata e disor­ga­niz­za­ta atti­vi­tà tra le file bol­sce­vi­che. Sic­ché, all’indomani del­la vicen­da Kor­ni­lov, era anco­ra aper­ta la que­stio­ne se il par­ti­to, per pren­de­re il pote­re, sareb­be sta­to in gra­do di tro­va­re la neces­sa­ria for­za di volon­tà, una disci­pli­na orga­niz­za­ti­va e la sen­si­bi­li­tà per la com­ples­si­tà del­la flui­da e poten­zial­men­te esplo­si­va situa­zio­ne esistente.

“Otto­bre rosso”
Dun­que, que­sta è sta­ta la mia let­tu­ra dei signi­fi­ca­ti­vi e spes­so igno­ra­ti momen­ti sto­ri­ci duran­te l’estate del 1917, che mi sono appar­si di par­ti­co­la­re impor­tan­za nel­la com­pren­sio­ne dell’“Ottobre ros­so”. Per­ciò, lascia­te­mi dire ora come la vit­to­ria dei bol­sce­vi­chi nell’ottobre del 1917 è appar­sa, inqua­dra­ta in que­sto con­te­sto. Ricor­dia­mo che, alla metà di set­tem­bre, Lenin, che anco­ra era nasco­sto in Fin­lan­dia, inviò alla dire­zio­ne del par­ti­to a Pie­tro­gra­do due let­te­re sto­ri­ca­men­te impor­tan­ti. In que­ste let­te­re, let­te­ral­men­te cadu­te come un ful­mi­ne a ciel sere­no, Lenin chie­de­va ai bol­sce­vi­chi di Pie­tro­gra­do di orga­niz­za­re un’insurrezione arma­ta e rove­scia­re il gover­no prov­vi­so­ri «sen­za per­de­re un istan­te». Ricor­do anche che la diret­ti­va di Lenin ven­ne respin­ta con voto una­ni­me dal Comi­ta­to centrale.
Dai docu­men­ti risul­ta che ci furo­no diver­se ragio­ni per que­sta rispo­sta rapi­da, total­men­te nega­ti­va, in real­tà ter­ro­riz­za­ta. Innan­zi­tut­to, la scioc­can­te diret­ti­va di Lenin per­ven­ne in coin­ci­den­za con l’apertura del­la Con­fe­ren­za demo­cra­ti­ca sta­ta­le, quan­do i diri­gen­ti del par­ti­to nel­la capi­ta­le, con­vin­ti di ave­re l’approvazione di Lenin, era­no orien­ta­ti a con­vin­ce­re la mag­gio­ran­za dei dele­ga­ti alla con­fe­ren­za che la con­fe­ren­za stes­sa avreb­be dovu­to pro­ce­de­re alla crea­zio­ne di un nuo­vo gover­no, esclu­si­va­men­te socia­li­sta. Que­sto sfor­zo ven­ne fru­stra­to. Il fat­to che la dire­zio­ne bol­sce­vi­ca abbia igno­ra­to gli ordi­ni di Lenin anche quan­do era dive­nu­to chia­ro che la Con­fe­ren­za demo­cra­ti­ca sta­ta­le non avreb­be abban­do­na­to la poli­ti­ca di coa­li­zio­ne era in par­te dovu­ta all’influenza dei bol­sce­vi­chi mode­ra­ti come Lev Kame­nev. Tut­ta­via, la cosa più signi­fi­ca­ti­va fu che per­si­no diri­gen­ti come Tro­tsky, che in gene­ra­le con­di­vi­de­va gli assun­ti teo­ri­ci fon­da­men­ta­li di Lenin rispet­to alla neces­si­tà e fat­ti­bi­li­tà di una pre­co­ce rivo­lu­zio­ne socia­li­sta in Rus­sia, era scet­ti­co nei con­fron­ti di una mobi­li­ta­zio­ne degli ope­rai, dei sol­da­ti e dei mari­nai die­tro un “imme­dia­to assal­to alla baio­net­ta” su cui insi­ste­va Lenin.
La situa­zio­ne era simi­le a quel­la veri­fi­ca­ta­si all’apice del­la rea­zio­ne sca­te­na­ta all’indomani dell’insurrezione di luglio. A quell’epoca, la mag­gio­ran­za dei diri­gen­ti del par­ti­to a Pie­tro­gra­do ave­va igno­ra­to la richie­sta di Lenin di abban­do­na­re i soviet come orga­ni­smi rivo­lu­zio­na­ri. Ora, ver­so la fine di set­tem­bre, que­sti bol­sce­vi­chi sem­bra­va­no aver avu­to una più rea­li­sti­ca valu­ta­zio­ne rispet­to a Lenin dei limi­ti dell’influenza del par­ti­to e del­la sua auto­re­vo­lez­za tra i comu­ni cit­ta­di­ni, e del con­ti­nuo attac­ca­men­to di que­sti ulti­mi ai soviet come legit­ti­mi orga­ni demo­cra­ti­ci nei qua­li tut­ti i grup­pi auten­ti­ca­men­te rivo­lu­zio­na­ri avreb­be­ro col­la­bo­ra­to per fare la rivo­lu­zio­ne. Di con­se­guen­za, insie­me ai social­ri­vo­lu­zio­na­ri di sini­stra, ini­zia­ro­no ad asso­cia­re aper­ta­men­te la pre­sa del pote­re con la crea­zio­ne di un gover­no di coa­li­zio­ne di tut­ti i socia­li­sti con l’anticipata con­vo­ca­zio­ne di un altro con­gres­so nazio­na­le dei soviet come un modo per appro­fit­ta­re del­la legit­ti­ma­zio­ne a livel­lo popolare.
L’impatto del­le pro­spet­ti­ve degli ope­rai, sol­da­ti e mari­nai sul­le tat­ti­che dei bol­sce­vi­chi fu più pro­nun­cia­to nel­le due set­ti­ma­ne pri­ma del­la cadu­ta del gover­no prov­vi­so­rio. Di sicu­ro, nel­la sto­ri­ca ses­sio­ne segre­ta del Comi­ta­to cen­tra­le tenu­ta­si il 10 otto­bre e alla qua­le par­te­ci­pò Lenin, si deci­se di por­re «all’ordine del gior­no» un’insurrezione arma­ta. Eppu­re, nono­stan­te que­sto sema­fo­ro ver­de a una sol­le­va­zio­ne arma­ta, le mas­se di Pie­tro­gra­do non ven­ne­ro chia­ma­te alle armi.
Anco­ra una vol­ta, ciò fu in par­te dovu­to ai fre­ne­ti­ci sfor­zi dei bol­sce­vi­chi mode­ra­ti diret­ti da Kame­nev per evi­ta­re un imme­dia­to atto vio­len­to con­tro il gover­no. Tut­ta­via, in segui­to alla sto­ri­ca deci­sio­ne del Comi­ta­to cen­tra­le del 10 otto­bre, appa­re chia­ro che i diri­gen­ti di par­ti­to incli­ni alla mili­tan­za a stret­to con­tat­to con i lavo­ra­to­ri e le trup­pe di bas­so ran­go – i bol­sce­vi­chi che si schie­ra­ro­no con Lenin in linea di prin­ci­pio – esplo­ra­ro­no seria­men­te la pos­si­bi­li­tà di orga­niz­za­re un’insurrezione popo­la­re arma­ta. E, dopo aver gira­to per diver­si gior­ni nei “distret­ti” (sta­bi­li­men­ti, fab­bri­che e caser­me mili­ta­ri), un signi­fi­ca­ti­vo nume­ro di essi fu por­ta­to a con­clu­de­re che il par­ti­to era tec­ni­ca­men­te impre­pa­ra­to a ini­zia­re un’immediata azio­ne con­tro il gover­no. Essi con­clu­se­ro anche che la mag­gior par­te dei cit­ta­di­ni comu­ni non avreb­be rispo­sto a un appel­lo del par­ti­to a un’insurrezione pri­ma dell’imminente con­gres­so dei soviet che, dopo­tut­to, gli stes­si bol­sce­vi­chi ave­va­no sban­die­ra­to come la più alta auto­ri­tà poli­ti­ca rivo­lu­zio­na­ria del­la Rus­sia in atte­sa di una rapi­da con­vo­ca­zio­ne dell’assemblea costituente.

Mani­fe­sta­zio­ne di sol­da­ti sul­la Pro­spet­ti­va Litei­ny (otto­bre 1917)

Alcu­ni diri­gen­ti bol­sce­vi­chi affron­ta­ro­no que­sti pro­ble­mi insi­sten­do sul fat­to che l’inizio di un’insurrezione dove­va solo esse­re rin­via­ta duran­te il com­ple­ta­men­to di ulte­rio­ri pre­pa­ra­ti­vi mili­ta­ri. Tut­ta­via, c’era un’altra impo­sta­zio­ne gene­ra­le: che i soviet, per il loro pre­sti­gio a livel­lo popo­la­re, piut­to­sto che come orga­ni di par­ti­to, dove­va­no esse­re impie­ga­ti per il rove­scia­men­to di Keren­sky; quin­di, che un attac­co al gover­no avreb­be dovu­to esse­re dis­si­mu­la­to da ope­ra­zio­ne difen­si­va in nome del soviet; che ogni pos­si­bi­li­tà avreb­be dovu­to esse­re sfrut­ta­ta per inde­bo­li­re paci­fi­ca­men­te il pote­re del gover­no prov­vi­so­rio; e che la for­ma­le desti­tu­zio­ne del gover­no avreb­be dovu­to esse­re col­le­ga­ta con il secon­do Con­gres­so pan­rus­so dei soviet e da que­sto legit­ti­ma­ta. I diri­gen­ti bol­sce­vi­chi che con­di­vi­de­va­no que­sti pun­ti di vista era­no più fidu­cio­si di Lenin che la mag­gio­ran­za dei dele­ga­ti al con­gres­so dei soviet avreb­be soste­nu­to la for­ma­zio­ne di un gover­no di coa­li­zio­ne di tut­ti i par­ti­ti socia­li­sti. Ho riscon­tra­to che que­sta visio­ne era con­di­vi­sa dal­la mag­gio­ran­za dei diri­gen­ti bol­sce­vi­chi di Pie­tro­gra­do (in par­ti­co­la­re, da Trotsky).
Nel libro I bol­sce­vi­chi al pote­re, ho fat­to del mio meglio per rico­strui­re la vin­cen­te rea­liz­za­zio­ne di que­ste tat­ti­che dei bol­sce­vi­chi piut­to­sto che di Lenin: in par­ti­co­la­re, l’utilizzazione da par­te loro di una minac­cia con­tro­ri­vo­lu­zio­na­ria per favo­ri­re la nasci­ta di un orga­ni­smo appa­ren­te­men­te apar­ti­ti­co, il Comi­ta­to mili­ta­re rivo­lu­zio­na­rio del soviet di Pie­tro­gra­do. Con la scu­sa di pro­teg­ge­re la rivo­lu­zio­ne, quest’organismo pre­se il con­trol­lo di qua­si tut­ta la guar­ni­gio­ne di Pie­tro­gra­do, disar­man­do il gover­no sen­za spa­ra­re un sol col­po. Fu solo dopo che Keren­sky lan­ciò con­tro i bol­sce­vi­chi la repres­sio­ne mili­ta­re, rea­gen­do così all’usurpazione da par­te del Comi­ta­to mili­ta­re rivo­lu­zio­na­rio dell’autorità del coman­do sul­la guar­ni­gio­ne, che l’azione mili­ta­re chie­sta da Lenin da più di un mese ebbe ini­zio. Ciò avven­ne a not­te inol­tra­ta fra il 24 e il 25 di otto­bre, solo poche ore pri­ma dell’apertura pro­gram­ma­ta del secon­do Con­gres­so pan­rus­so dei soviet. In quel momen­to, solo pochi cosac­chi, cadet­ti e trup­pe fem­mi­ni­li, demo­ra­liz­za­ti, scar­si e sem­pre meno nume­ro­si, con­ti­nua­va­no a difen­de­re il gover­no di Keren­sky, rac­col­to e iso­la­to nel Palaz­zo d’Inverno.
Nel suo libro Red Octo­ber, il com­pian­to Robert V. Daniels, influen­te sto­ri­co ame­ri­ca­no del comu­ni­smo rus­so, ha soste­nu­to che la tar­di­va “insur­re­zio­ne” del 24‑25 otto­bre è sta­ta di impor­tan­za sto­ri­ca cru­cia­le per­ché, indu­cen­do i men­sce­vi­chi e i socia­li­sti rivo­lu­zio­na­ri ad abban­do­na­re il con­gres­so nazio­na­le dei soviet, fece venir meno la pos­si­bi­li­tà che si for­mas­se una coa­li­zio­ne gover­na­ti­va rap­pre­sen­ta­ti­va di tut­ti i socia­li­sti, in cui quel­li mode­ra­ti avreb­be­ro pro­ba­bil­men­te avu­to una signi­fi­ca­ti­va voce in capi­to­lo. In tal modo, ciò aprì la stra­da alla for­ma­zio­ne di un gover­no sovie­ti­co esclu­si­va­men­te bol­sce­vi­co, il Sov­nar­kom. Que­sta, inci­den­tal­men­te, fu anche la visio­ne di Sukha­nov. L’analisi dell’identità poli­ti­ca e del­la posi­zio­ne dei dele­ga­ti che si inse­dia­va­no al con­gres­so sul­la que­stio­ne del gover­no e del­le dina­mi­che del­la deci­si­va ses­sio­ne di aper­tu­ra del con­gres­so, ha evi­den­zia­to che era esat­ta­men­te così. Comun­que, un pun­to più impor­tan­te che mi è appar­so evi­den­te è sta­to che solo dopo il com­pren­si­bi­le ma dispe­ra­to attac­co mili­ta­re di Keren­sky con­tro i bol­sce­vi­chi l’azione arma­ta soste­nu­ta da Lenin diven­ne possibile.
Gli ope­rai e i sol­da­ti di Pie­tro­gra­do che soste­ne­va­no i bol­sce­vi­chi nel­la sov­ver­sio­ne e nel rove­scia­men­to del gover­no prov­vi­so­rio agi­ro­no in tal sen­so per­ché per­sua­si che la rivo­lu­zio­ne e il con­gres­so ver­sas­se­ro in peri­co­lo immi­nen­te. Solo la crea­zio­ne di un gover­no di coa­li­zio­ne tra tut­ti i socia­li­sti da par­te del con­gres­so dei soviet, in atte­sa di deci­sio­ni sul futu­ro poli­ti­co defi­ni­ti­vo del­la Rus­sia ad ope­ra di un’assemblea costi­tuen­te rap­pre­sen­ta­ti­va – che, va riba­di­to, era ciò che i bol­sce­vi­chi rap­pre­sen­ta­va­no a livel­lo popo­la­re – sem­bra­va offri­re la spe­ran­za di evi­ta­re la mor­te al fron­te e di otte­ne­re una vita più libe­ra, miglio­re e più giusta.

Oltre Pie­tro­gra­do
Mi sia con­sen­ti­to con­clu­de­re sug­ge­ren­do quel­le che mi sem­bra­no esse­re le impli­ca­zio­ni di tut­to ciò oggi, a cent’anni dal­la rivo­lu­zio­ne, nell’affrontare la doman­da “come han­no vin­to i bol­sce­vi­chi?”. È abba­stan­za chia­ro che la rispo­sta a que­sta doman­da è mol­to più com­ples­sa di quan­to indi­chi­no le inter­pre­ta­zio­ni tra­di­zio­na­li sovie­ti­che e occi­den­ta­li. Indub­bia­men­te, è sta­to e con­ti­nua ad esse­re tan­to dif­fi­ci­le per me, così come pra­ti­ca­men­te per qual­sia­si sto­ri­co del­la Rivo­lu­zio­ne rus­sa, imma­gi­na­re il suc­ces­so dei bol­sce­vi­chi in assen­za degli inter­ven­ti sostan­zial­men­te deci­si­vi di Lenin (in par­ti­co­la­re, il suo appel­lo, una vol­ta rien­tra­to a Pie­tro­gra­do nell’aprile del 1917, a con­ti­nua­re la rivo­lu­zio­ne, e i suoi appel­li per la pre­sa imme­dia­ta del pote­re a par­ti­re dal­la metà di set­tem­bre 1917). Que­sti inter­ven­ti di Lenin sono un vivi­do esem­pio del ruo­lo a vol­te deci­si­vo dell’individuo nel­la storia.
Tut­ta­via, di impor­tan­za altret­tan­to cru­cia­le per la rapi­da cre­sci­ta dei bol­sce­vi­chi e il loro suc­ces­so fina­le fu la cor­ri­spon­den­za tra il pro­gram­ma pub­bli­co che essi pro­po­ne­va­no e le aspi­ra­zio­ni popo­la­ri nel momen­to in cui il gover­no prov­vi­so­rio fu rite­nu­to respon­sa­bi­le del rapi­do dete­rio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni eco­no­mi­che, del­lo sfor­zo bel­li­co e del­la con­ni­ven­za – se non addi­rit­tu­ra il soste­gno diret­to – con la con­tro­ri­vo­lu­zio­ne. E ciò nel­lo stes­so momen­to in cui gli altri tre prin­ci­pa­li par­ti­ti poli­ti­ci rus­si (Cadet­ti, men­sce­vi­chi e socia­li­sti rivo­lu­zio­na­ri) era­no for­te­men­te scre­di­ta­ti per il loro evi­den­te appog­gio a Keren­sky e alle sue poli­ti­che, inter­ne ed este­re. La dif­fe­ren­za più rile­van­te tra me e mol­ti sto­ri­ci del­la “Rivo­lu­zio­ne d’ottobre” è che, a mio pare­re, la capa­ci­tà del par­ti­to di con­ci­lia­re opi­nio­ni teo­ri­che diver­gen­ti con un signi­fi­ca­ti­vo gra­do di ini­zia­ti­va e indi­pen­den­za tat­ti­ca da par­te del­le strut­tu­re for­mal­men­te subor­di­na­te, come pure una strut­tu­ra decen­tra­ta del par­ti­to e la sua capa­ci­tà di rispo­sta al sen­ti­men­to popo­la­re pre­do­mi­nan­te, han­no tan­to a che fare con il suc­ces­so del par­ti­to, se non addi­rit­tu­ra di più rispet­to alla disci­pli­na rivo­lu­zio­na­ria, all’unità orga­niz­za­ti­va e all’obbedienza a Lenin. Per­ché è evi­den­te che le tat­ti­che cor­ret­te dei bol­sce­vi­chi di Pie­tro­gra­do nell’autunno del 1917 ven­ne­ro ela­bo­ra­te sul­la base di un inter­cam­bio con­ti­nuo di idee sul­lo svi­lup­po del­la rivo­lu­zio­ne e una costan­te inte­ra­zio­ne tra i mem­bri del par­ti­to a tut­ti i livel­li con i lavo­ra­to­ri del­le fab­bri­che, i sol­da­ti e i marinai.

Rivo­lu­zio­na­ri asse­dia­no il Palaz­zo d’Inverno il 25 otto­bre (7 novem­bre) 1917

Come si può nota­re, in diver­se occa­sio­ni in luglio, set­tem­bre e otto­bre del 1917, Lenin emi­se diret­ti­ve, che, se fos­se­ro sta­te segui­te alla let­te­ra, sareb­be­ro pro­ba­bil­men­te sta­te disa­stro­se. Ogni vol­ta, le strut­tu­re di par­ti­to e i diri­gen­ti bol­sce­vi­chi, sen­si­bi­li alle real­tà poli­ti­che così velo­ce­men­te mute­vo­li dell’opinione pub­bli­ca, rifiu­ta­ro­no gli ordi­ni di Lenin o li adat­ta­ro­no alle cir­co­stan­ze esi­sten­ti. Diver­sa­men­te, con ogni pro­ba­bi­li­tà i bol­sce­vi­chi non sareb­be­ro riu­sci­ti a pren­de­re il pote­re. A par­ti­re da que­sta pro­spet­ti­va, l’“Ottobre ros­so” a Pie­tro­gra­do fu, in lar­ga misu­ra, una genui­na espres­sio­ne del­le for­ze popo­la­ri, tan­to una com­ples­sa lot­ta poli­ti­ca quan­to un con­flit­to mili­ta­re, in cui il desti­no del gover­no prov­vi­so­rio – seb­be­ne non la com­po­si­zio­ne, né il carat­te­re del nuo­vo regi­me rivo­lu­zio­na­rio sovie­ti­co – fu segna­to ben pri­ma del­le ope­ra­zio­ni mili­ta­ri sot­to­li­nea­te in tan­ti resoconti.
La mia spie­ga­zio­ne sul suc­ces­so dei bol­sce­vi­chi è allo­ra signi­fi­ca­ti­va­men­te cam­bia­ta? La rispo­sta è: no, fon­da­men­tal­men­te no. Se potes­si, cam­bie­rei il tito­lo del mio pri­mo libro Pre­lu­dio alla rivo­lu­zio­ne. Guar­dan­do­la alla luce di un inte­ro seco­lo tra­scor­so, l’insurrezione di luglio e per­fi­no le rivo­lu­zio­ni di feb­bra­io e di otto­bre appa­io­no come fasi chia­ve di un gran­de e fon­da­men­ta­le pro­ces­so poli­ti­co e socia­le che può esse­re appro­pria­ta­men­te chia­ma­to “la gran­de Rivo­lu­zio­ne rus­sa”. L’accesso agli archi­vi rus­si e alla rac­col­te rela­ti­va­men­te recen­ti di docu­men­ti pub­bli­ca­ti e mono­gra­fie acca­de­mi­che han­no get­ta­to nuo­va luce su temi così a lun­go tra­scu­ra­ti, come pure sul­la Rivo­lu­zio­ne del 1917 nel­le pro­vin­ce, aggiun­gen­do nuo­vi e vali­di det­ta­gli alla cono­scen­za dei sin­go­li svi­lup­pi nel cen­tro del­la Rus­sia. Tut­ta­via, ciò non ha mina­to la mia idea gene­ra­le dell’importanza del­la strut­tu­ra del par­ti­to bol­sce­vi­co e dell’attrazione popo­la­re del pote­re sovie­ti­co demo­cra­ti­co nel­lo spie­ga­re “come han­no vin­to i bolscevichi”.


[*] Ale­xan­der Rabi­no­witch è pro­fes­so­re eme­ri­to di sto­ria all’India­na Uni­ver­si­ty a Bloo­ming­ton. Di recen­te, ha scrit­to The Bol­she­viks in Power: The Fir­st Year of Soviet Rule in Petro­grad.

 

(Tra­du­zio­ne di Erne­sto Rus­so e Raf­fae­le Rocco)