Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Lotta di classe

Hanno ammazzato un operaio

agnus-deiHanno ammazzato un operaio

(Clau­dio Tac­cio­li)

- dal­la pagi­na web “Bre­scia Anti­ca­pi­ta­li­sta” -

La noti­zia arri­va quan­do sia­mo già a Cai­no nel­la val­le del Gar­za, nel cupo nord di Bre­scia.
Sia­mo venu­ti per difen­de­re una fami­glia pro­le­ta­ria dal­lo sfrat­to a cui è sta­ta con­dan­na­ta in quan­to col­pe­vo­le di pover­tà con­cla­ma­ta.
Ci chie­dia­mo le ragio­ni di un nome così par­ti­co­la­re per un comu­ne del­la cat­to­li­cis­si­ma pro­vin­cia bre­scia­na. Sarà, maga­ri, per­ché il pri­mo cen­tro di cul­to cri­stia­no risa­le al 1039 e si chia­ma, anco­ra, Pie­ve del­la Mitria. Un evi­den­te richia­mo al cul­to dell’invitto dio Mitra; ben pre­sen­te in que­sto strac­cio di val­le, sof­fo­ca­ta dal­le mon­ta­gne e dal­la cica­tri­ce pro­fon­da del Gar­za.
Ogni ana­li­si fini­sce quan­do arri­va­no le pri­me infor­ma­zio­ni da Pia­cen­za.
Han­no ammaz­za­to un lavo­ra­to­re duran­te un pic­chet­to alla GLS. L’hanno schiac­cia­to con un camion che vole­va for­za­re la resi­sten­za ope­ra­ia.
Non ci sarà la foto di un uomo fer­mo davan­ti a un bestio­ne mec­ca­ni­co, bloc­ca­to da una reci­pro­ca uma­ni­tà. Solo quel­la di un cor­po mas­sa­cra­to, ste­so sul sel­cia­to e coper­to da un telo.
La moglie e i 5 figli a cui rac­con­ta­re l’indicibile. Come nei tem­pi fero­ci del­la rivo­lu­zio­ne indu­stria­le; del­lo sfrut­ta­men­to bru­ta­le di ogni car­ne rac­cat­ta­bi­le per la pro­du­zio­ne. Per il pro­fit­to, per il pro­gres­so deci­so dal capi­ta­le e ben vigi­la­to nei suoi Sta­ti; deten­to­ri del mono­po­lio del­la vio­len­za.
Usa­ta a ogni occa­sio­ne per repri­me­re, per dare esem­pi; per garan­ti­re la cre­sci­ta del­la civil­tà dei pro­fit­ti.
I tem­pi in cui non c’era luce per l’umanità segre­ga­ta nel­le fab­bri­che, nel­le minie­re, nei luo­ghi diver­si del­lo sfrut­ta­men­to bestia­le. L’alternativa era mori­re di fati­ca, di malat­tie con­se­guen­ti o esse­re ammaz­za­ti nel­le rivol­te, nel­le resi­sten­ze per i dirit­ti di vita.
Roba che, ormai, ci pare­va rele­ga­ta, alme­no in que­sta par­te di mon­do, nei libri di sto­ria.
In real­tà, la guer­ra di clas­se ini­zia­ta, nel­la sua fase indu­stria­le, nel tem­po bru­ta­le del­la rivo­lu­zio­ne dell’energia appli­ca­ta alle mac­chi­ne per la pro­du­zio­ne seria­le, non è mai fini­ta.
Le con­qui­ste par­zia­li degli sfrut­ta­ti sono sem­pre, costan­te­men­te, mes­se in discus­sio­ne dal­la natu­ra strut­tu­ra­le del siste­ma capi­ta­li­sti­co. Garan­ti­to nei suoi mec­ca­ni­smi fon­dan­ti e pre­va­ri­can­ti dal­le leg­gi e dagli stru­men­ti repres­si­vi del suo Sta­to.
Noi che ci bat­tia­mo, qua­si ogni gior­no, casa per casa, a fian­co del­le fami­glie pro­le­ta­rie but­ta­te fuo­ri dal­la pro­du­zio­ne, per­ché non più uti­liz­za­bi­li nell’acquisizione dei pro­fit­ti cre­scen­ti, ce ne sia­mo ben resi con­to.
Ogni vol­ta, a ogni sto­ria; ugua­li nel­le loro spe­ci­fi­ci­tà.
Oggi, bar­ri­ca­ti den­tro l’appartamento del­la vita di Ahmed, di sua moglie e dei loro due gemel­li­ni di 7 anni, lo sen­tia­mo anco­ra più for­te. La fac­cia di Ahmed è quel­la dell’operaio egi­zia­no ammaz­za­to a Pia­cen­za. I suoi figli, gli stes­si che sono rima­sti orfa­ni. La moglie, la madre che li pro­teg­ge, la stes­sa a cui han­no dovu­to rac­con­ta­re l’indicibile.
Dicia­mo­lo con chia­rez­za, allo­ra, c’è una guer­ra di clas­se in cor­so. L’hanno sca­te­na­ta i ric­chi del mon­do con­tro i pove­ri che sono l’umanità nel­la sua stra­gran­de mag­gio­ran­za. Lo fan­no nazio­ne per nazio­ne; per area eco­no­mi­ca data; per zona d’influenza asse­gna­ta.
Uno scon­tro di clas­se cha ha le carat­te­ri­sti­che di sem­pre. Schiac­cia­re gli esse­ri uma­ni sot­to le logi­che ideo­lo­gi­che del pro­fit­to indi­spen­sa­bi­le come uni­co stru­men­to di cre­sci­ta e di soprav­vi­ven­za dell’umanità inte­ra. Repri­me­re chi non si pie­ga al pen­sie­ro domi­nan­te. Crea­re eser­ci­ti di ope­rai in atte­sa, pron­ti a tut­to per lavo­ra­re. Per­ché solo nel­lo sfrut­ta­men­to vie­ne garan­ti­to il dirit­to alla vita.
Costrui­re l’idea del­la vio­len­za pos­si­bi­le e neces­sa­ria con­tro l’altro che si ribel­la. Una fero­cia eser­ci­ta­ta dagli spe­cia­li­sti adde­stra­ti dal­lo sta­to e da chiun­que altro sia dispo­ni­bi­le, alla biso­gna.
Un camio­ni­sta, un padron­ci­no isti­ga­to dal padro­ne, va benis­si­mo. Meglio lui che uno sbir­ro sog­get­to a con­dan­ne, anche, inter­na­zio­na­li. Un fasti­dio da evi­ta­re, alme­no, per ora.
Noi che ci bat­tia­mo a fian­co dei dan­na­ti del­la ter­ra, sap­pia­mo che i “man­dan­ti” sono altro­ve. Nei legi­sla­to­ri del­le leg­gi che garan­ti­sco­no e incre­men­ta­no lo sfrut­ta­men­to dell’uomo sull’uomo. Negli ideo­lo­gi che le pro­pu­gna­no. Nei ric­chi che le sol­le­ci­ta­no fra un pran­zo di gala e un con­ve­gno. Fat­to coi loro por­ta­vo­ce, i loro ammi­ni­stra­to­ri, i loro poli­ti­ci, le loro put­ta­ne.
Dife­si dai cani da guar­dia che han­no adde­stra­to alla fero­cia. Pron­ti a sbra­na­re alla pri­ma puz­za di pover­tà che sen­to­no avvi­ci­nar­si alle zone “proi­bi­te”.
I ric­chi stan­no vin­cen­do que­sta guer­ra per­ché i pove­ri non si bat­to­no; ma si muo­vo­no ras­se­gna­ti fra un’occasione di lavo­ro e l’altra.
Qual­cu­no resi­ste, qua­si più per dispe­ra­zio­ne che per coscien­za.
Noi, fuo­ri e den­tro le fab­bri­che, i magaz­zi­ni, le case sot­to sfrat­to, i ter­ri­to­ri vio­len­ta­ti, sia­mo con loro; in ogni caso. Fino a che sarà neces­sa­rio, fin quan­do sarà giu­sto.
I pove­ri muo­io­no e scap­pa­no e non si bat­to­no.
PER ORA!
Lo scon­tro di clas­se è appe­na comin­cia­to e non abbia­mo deci­so di dichia­ra­ci scon­fit­ti.

“ COME HAI OSATO CONTRASTARE IL MIO PROGETTO, E’ COSI’ CHE MI RINGRAZI (…)”
“ DOVEVA PUR ARRIVARE IL GIORNO IN CUI QUALCUNO TI AVREBBE MESSO DAVANTI AL TUO VERO VOLTO.”
(cit. “CAINO” di J. Sara­ma­go)