Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Guerra in Ucraina, Imperialismo e guerre imperialiste

Il piano di smembramento delle aziende ucraine fallisce?

Nei gior­ni scor­si, si è tenu­ta a Roma l’en­ne­si­ma con­fe­ren­za per la “rico­stru­zio­ne” del­l’U­crai­na. In real­tà, si è trat­ta­to di una riu­nio­ne di impor­tan­ti avvol­toi impe­ria­li­sti che stan­no cer­can­do di sta­bi­li­re fra loro – nono­stan­te il disim­pe­gno del più gran­de fon­do di inve­sti­men­to al mon­do, Blac­kRock (come ci rife­ri­sce Kit Kla­ren­berg nel docu­men­ta­tis­si­mo arti­co­lo che pre­sen­tia­mo di segui­to) – le quo­te di bri­cio­le che dovran­no spar­tir­si una vol­ta che sarà ter­mi­na­to il conflitto.
Buo­na lettura.
La redazione

Il piano di smembramento delle aziende ucraine fallisce?


Kit Klarenberg

 

Il 5 luglioBloom­berg ha rife­ri­to che un fon­do mul­ti­mi­liar­da­rio ammi­ni­stra­to da Blac­kRock per la rico­stru­zio­ne di Kiev, che avreb­be dovu­to esse­re pre­sen­ta­to nel­la con­fe­ren­za dedi­ca­ta alla rico­stru­zio­ne del­l’U­crai­na tenu­ta­si a Roma il 10 e 11 luglio, è sta­to sospe­so già all’i­ni­zio del 2025 “a cau­sa del­la man­can­za di inte­res­se” tra finan­zia­to­ri isti­tu­zio­na­li, pri­va­ti e sta­ta­li. Il ver­ti­ce è ter­mi­na­to, la man­can­za di entu­sia­smo degli inve­sti­to­ri per­si­ste e “il futu­ro del pro­get­to è ora incer­to”. È solo l’ul­ti­ma con­fer­ma che la mis­sio­ne di lun­ga data del­l’Oc­ci­den­te di smem­bra­re l’U­crai­na a sco­po di lucro è sul­l’or­lo del­la disin­te­gra­zio­ne totale.
Il Fon­do di Svi­lup­po per l’U­crai­na di Blac­kRock era in lavo­ra­zio­ne dal mag­gio 2023. Ori­gi­na­ria­men­te, è sta­to con­ce­pi­to come una del­le più ambi­zio­se col­la­bo­ra­zio­ni finan­zia­rie pubblico‑private del­la sto­ria, in gra­do di riva­leg­gia­re con il Pia­no Mar­shall di Washing­ton che rico­struì – e inde­bi­tò pesan­te­men­te – l’Eu­ro­pa occi­den­ta­le dopo la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le. Con gli enor­mi ren­di­men­ti pro­mes­si, ini­zial­men­te gli inve­sti­to­ri era­no “pron­ti a inve­sti­re fon­di” nel­l’im­pre­sa, gra­zie al dif­fu­so otti­mi­smo che la tan­to pub­bli­ciz­za­ta “con­trof­fen­si­va” di Kiev, pre­vi­sta per la fine dell’anno, “avreb­be potu­to por­re fine rapi­da­men­te alla guerra”.
In effet­ti, la con­trof­fen­si­va fu un disa­stro asso­lu­to. L’U­crai­na subì fino a 100.000 per­di­te, con l’annientamento di gran par­te del suo arse­na­le di mez­zi coraz­za­ti, vei­co­li e armi for­ni­ti dal­l’Oc­ci­den­te, in cam­bio del­la ricon­qui­sta di appe­na lo 0,25% del ter­ri­to­rio occu­pa­to dal­la Rus­sia nel­le fasi ini­zia­li del­la guer­ra per pro­cu­ra. Come ha spie­ga­to il vice­pre­si­den­te di Blac­kRock, Phi­lipp Hil­de­brand, i risul­ta­ti smor­za­ro­no l’en­tu­sia­smo degli inve­sti­to­ri, poi­ché richie­de­va­no «la ces­sa­zio­ne del­le osti­li­tà, o quan­to­me­no una pro­spet­ti­va di pace». Era­no dif­fu­se anche le pre­oc­cu­pa­zio­ni per la con­ti­nua dimi­nu­zio­ne del­la for­za lavo­ro qua­li­fi­ca­ta ucraina.
Tor­nan­do al pre­sen­te, non vi è alcu­na indi­ca­zio­ne di un accor­do di pace all’o­riz­zon­te: la Rus­sia sta avan­zan­do rapi­da­men­te su più fron­ti e il gover­no ucrai­no sti­ma che il Pae­se abbia per­so cir­ca il 40% del­la sua popo­la­zio­ne in età lavo­ra­ti­va a cau­sa del­la guer­ra per pro­cu­ra. Non c’è da stu­pir­si che il Fon­do di Svi­lup­po di Blac­kRock non sia riu­sci­to ad attrar­re un solo dol­la­ro. Cosa rimar­rà del­l’U­crai­na quan­do il con­flit­to sarà fini­to e se sarà pos­si­bi­le rica­va­re qual­che ritor­no finan­zia­rio dal­le sue rovi­ne sono que­stio­ni irri­sol­te e serie.

Ciò che resta di Bakh­mut dopo la ter­ri­fi­can­te bat­ta­glia che vi si è svolta

Il nau­fra­gio del Fon­do per lo svi­lup­po del­l’U­crai­na di Blac­kRock non è solo una pic­co­la rap­pre­sen­ta­zio­ne del­l’im­mi­nen­te e ine­vi­ta­bi­le scon­fit­ta di Kiev e dei suoi burat­ti­nai stra­nie­ri nel Don­bass. Riflet­te anche la fine del sogno di sman­tel­la­re le indu­strie e le risor­se del­l’U­crai­na per sac­cheg­giar­le e depre­dar­le sen­za alcun fre­no, sogno a lun­go col­ti­va­to dal­le mul­ti­na­zio­na­li occi­den­ta­li, dagli oli­gar­chi e dai governi.
La pia­ni­fi­ca­zio­ne di que­sta even­tua­li­tà risa­le all’in­di­pen­den­za del Pae­se nel 1991, ha pro­dot­to risul­ta­ti con­cre­ti dopo il col­po di Sta­to di Mai­dan del 2014 orche­stra­to dal­l’Oc­ci­den­te, ed è sta­ta acce­le­ra­ta con lo scop­pio del­la guer­ra per pro­cu­ra nel feb­bra­io 2022.

“Qua­dro degli investimenti”
Dal­l’i­ni­zio del 2013, le mul­ti­na­zio­na­li occi­den­ta­li han­no ini­zia­to a muo­ver­si in mas­sa per acqui­sta­re l’U­crai­na all’in­gros­so. Era ampia­men­te pre­vi­sto che Kiev avreb­be sti­pu­la­to quel­l’an­no un “accor­do di asso­cia­zio­ne” con l’UE, faci­li­tan­do la pri­va­tiz­za­zio­ne e abro­gan­do le anti­che leg­gi che limi­ta­va­no l’ac­qui­sto e la pro­prie­tà stra­nie­ra del­le incal­co­la­bi­li ric­chez­ze agri­co­le del Pae­se. L’ex “gra­na­io del­l’U­nio­ne Sovie­ti­ca” ospi­ta l’e­qui­va­len­te di un ter­zo del tota­le dei ter­re­ni col­ti­va­bi­li del­l’UE e i pro­fit­ti pre­vi­sti era­no ingenti.
A gen­na­io, il colos­so ener­ge­ti­co anglo‑olandese Shell, lega­to all’MI6, fir­mò un accor­do cin­quan­ten­na­le con il gover­no ucrai­no per l’e­splo­ra­zio­ne e la tri­vel­la­zio­ne di gas natu­ra­le tra­mi­te frat­tu­ra­zio­ne idrau­li­ca nel­le aree di Done­tsk e Khar­kov «rite­nu­te ric­che di gas natu­ra­le». Poi, a mag­gio, il fami­ge­ra­to colos­so chi­mi­co Mon­san­to, ormai defun­to, annun­ciò un pia­no che pre­ve­de­va l’investimento di 140 milio­ni di dol­la­ri per la costru­zio­ne di un impian­to di semi­na del mais nel cuo­re agri­co­lo del pae­se. L’a­zien­da era uno dei mem­bri fon­da­to­ri del Con­si­glio impren­di­to­ria­le USA‑Ucraina (USUBC), isti­tui­to nel­l’otto­bre 1995 per “miglio­ra­re” il “qua­dro degli inve­sti­men­ti” di Kiev.
Il teso­rie­re del­l’U­SUBC era e rima­ne David Kra­mer, che duran­te Mai­dan fu anche pre­si­den­te di Free­dom Hou­se, una divi­sio­ne del Natio­nal Endo­w­ment for Demo­cra­cy. Il NED era sta­to uffi­cial­men­te fon­da­to dal­la CIA per fare pub­bli­ca­men­te ciò che l’A­gen­zia ha sto­ri­ca­men­te fat­to pub­bli­ca­men­te. Il Natio­nal Endo­w­ment e la Free­dom Hou­se furo­no respon­sa­bi­li del­la “Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne” in Ucrai­na del 2004, che por­tò al pote­re il burat­ti­no filo‑occidentale Vik­tor Yush­chen­ko. Que­sti attuò imme­dia­ta­men­te rifor­me eco­no­mi­che neo­li­be­ri­ste pro­fon­da­men­te impo­po­la­ri, tra cui l’abrogazione di vin­co­li nor­ma­ti­vi e tagli alla spe­sa socia­le. Yush­chen­ko fu desti­tui­to nel 2010, otte­nen­do solo il 5% dei voti.
In segui­to al rifiu­to del pre­si­den­te ucrai­no Vik­tor Yanu­ko­vich del­l’ac­cor­do di asso­cia­zio­ne con l’UE in favo­re di un accor­do più van­tag­gio­so offer­to dal­la Rus­sia nel novem­bre 2013, le pro­te­ste di mas­sa di Mai­dan a Kiev furo­no inne­sca­te da agen­ti affi­lia­ti al NED e da agi­ta­to­ri fasci­sti. Infu­ria­ro­no fino alla fine del feb­bra­io 2014, quan­do Yanu­ko­vich fug­gì dal Pae­se. Nel frat­tem­po, l’U­crai­na spro­fon­dò nel caos tota­le, ma le azien­de asso­cia­te all’U­SUBC non si lascia­ro­no sco­rag­gia­re. Mol­te, com­pre­se impor­tan­ti azien­de con rap­pre­sen­tan­ti nel comi­ta­to ese­cu­ti­vo del­l’or­ga­niz­za­zio­ne, con­ti­nua­ro­no a effet­tua­re ingen­ti inve­sti­men­ti in Ucraina.
Il loro entu­sia­smo inal­te­ra­to può esse­re spie­ga­to dal fat­to che David Kra­mer è un ex mem­bro del Pro­ject for the New Ame­ri­can Cen­tu­ry, un think tank neo­con­ser­va­to­re lar­ga­men­te rite­nu­to come l’i­dea­to­re del­la “Guer­ra al Ter­ro­re” del­l’am­mi­ni­stra­zio­ne Bush. Il cofon­da­to­re del­l’or­ga­niz­za­zio­ne, Robert Kagan , è spo­sa­to con Vic­to­ria Nuland, all’e­po­ca respon­sa­bi­le del Dipar­ti­men­to di Sta­to per l’U­crai­na. Nuland visi­tò ripe­tu­ta­men­te Kiev duran­te la “rivo­lu­zio­ne” di Mai­dan e scel­se per­so­nal­men­te il gover­no ad inte­rim che sosti­tuì Yanu­ko­vich. Nuland era quin­di nel­la posi­zio­ne idea­le per sape­re che gli inve­sti­men­ti dei mem­bri del­l’U­SUBC in Ucrai­na sareb­be­ro sta­ti sicu­ri a lun­go termine.

“Oppor­tu­ni­tà commerciali”
Il gover­no ad inte­rim fasci­sta di Nuland fu sosti­tui­to nel giu­gno 2014 da un’am­mi­ni­stra­zio­ne gui­da­ta dal­l’e­stre­ma destra Petro Poro­shen­ko, che si basa­va su un pro­gram­ma espli­ci­to di pri­va­tiz­za­zio­ne del­le indu­strie sta­ta­li. Nel mar­zo 2016 il Pre­si­den­te pro­mul­gò una leg­ge che rese pos­si­bi­le l’attuazione di tale pro­gram­ma. Due anni dopo, il suo gover­no adot­tò leg­gi radi­ca­li per faci­li­ta­re ulte­rior­men­te la ven­di­ta all’a­sta di beni e indu­strie pub­bli­che di Kiev a sog­get­ti stra­nie­ri. Tut­ta­via, una mora­to­ria sul­la ven­di­ta pri­va­ta di ter­re­ni col­ti­va­bi­li, impo­sta nel 2001, rima­se in vigo­re. Eppu­re, nel­l’ago­sto 2018, la Cor­te Euro­pea dei Dirit­ti del­l’Uo­mo dichia­rò ille­ga­le la moratoria.
C’e­ra anco­ra un pro­ble­ma, però. I son­dag­gi d’o­pi­nio­ne mostra­va­no costan­te­men­te che i cit­ta­di­ni ucrai­ni respin­ge­va­no in modo schiac­cian­te la pri­va­tiz­za­zio­ne e la ven­di­ta dei ter­re­ni agri­co­li del loro Pae­se ad acqui­ren­ti stra­nie­ri. Il caso vol­le che lo scop­pio del­la guer­ra per pro­cu­ra e l’im­po­si­zio­ne del­la leg­ge mar­zia­le con­sen­ti­ro­no al gover­no di Volo­do­myr Zelen­sky di met­te­re a tace­re sen­za scru­po­li l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca e l’op­po­si­zio­ne poli­ti­ca. Per tut­to il 2022, una serie di leg­gi con­tro­ver­se vol­te a «ren­de­re la pri­va­tiz­za­zio­ne il più sem­pli­ce pos­si­bi­le per gli inve­sti­to­ri stra­nie­ri» sono sta­te appro­va­te sen­za ostacoli.
Nel cor­so del pro­ces­so, qua­si mil­le impre­se nazio­na­liz­za­te sono sta­te offer­te in ven­di­ta all’e­ste­ro e furo­no indet­te aste per l’ac­qui­sto di que­ste enti­tà “a con­di­zio­ni sem­pli­fi­ca­te”. L’an­no suc­ces­si­vo, que­sti sfor­zi si sono inten­si­fi­ca­ti, con l’e­ma­na­zio­ne di ulte­rio­ri leg­gi che con­sen­ti­va­no «la pri­va­tiz­za­zio­ne su lar­ga sca­la di beni e azien­de sta­ta­li». Secon­do quan­to rife­ri­to, ciò sareb­be sta­to moti­va­to dal­la “attrat­ti­va” dei «con­si­sten­ti beni sta­ta­li dell’Ucraina per gli inve­sti­to­ri isti­tu­zio­na­li». Tra que­sti, una fab­bri­ca di ammo­nia­ca con sede a Odes­sa, impor­tan­ti azien­de mine­ra­rie e chi­mi­che, uno dei prin­ci­pa­li pro­dut­to­ri di ener­gia del Pae­se e un pro­dut­to­re di pro­dot­ti in tita­nio di alta qualità.
Inco­rag­gia­ta dal­l’ac­co­glien­za rice­vu­ta da que­ste ini­zia­ti­ve in Occi­den­te, nel luglio 2024 Kiev annun­ciò un pia­no spe­ci­fi­co di «pri­va­tiz­za­zio­ne su lar­ga sca­la», con anco­ra più beni in offer­ta. Non c’è da stu­pir­si che due mesi dopo, un docu­men­to infor­ma­ti­vo del Mini­ste­ro degli Este­ri bri­tan­ni­co ammet­tes­se aper­ta­men­te di con­si­de­ra­re «l’in­va­sio­ne non solo una cri­si, ma anche un’op­por­tu­ni­tà». Il prin­ci­pa­le pro­get­to di aiu­ti eco­no­mi­ci di Lon­dra in Ucrai­na è espli­ci­ta­men­te mira­to a garan­ti­re che il Pae­se «adot­ti e attui rifor­me eco­no­mi­che che crei­no un’e­co­no­mia più inclu­si­va, miglio­ran­do le oppor­tu­ni­tà com­mer­cia­li con il Regno Uni­to».

Gli obiet­ti­vi del “Good Gover­nan­ce Fund” bri­tan­ni­co in Ucraina

Nel gen­na­io pre­ce­den­te, a Davos, in Sviz­ze­ra, si era tenu­to il con­gres­so annua­le del World Eco­no­mic Forum. La guer­ra per pro­cu­ra e il futu­ro eco­no­mi­co di Kiev era­no al cen­tro del­l’a­gen­da del­l’e­ven­to. Il ful­cro era una cola­zio­ne di lavo­ro alla qua­le pre­se­ro par­te lea­der poli­ti­ci e gran­di nomi del­l’im­pren­di­to­ria, men­tre Zelen­sky pre­sen­ziò in video­con­fe­ren­za. Il Pre­si­den­te rin­gra­ziò i «gigan­ti del mon­do finan­zia­rio e degli inve­sti­men­ti inter­na­zio­na­li», tra cui Blac­kRock, Gold­man Sachs e JP Mor­gan, per aver acqui­sta­to i beni del suo Pae­se duran­te la guer­ra. Pro­mi­se sen­za esi­ta­zio­ni: «Tut­ti pos­so­no diven­ta­re gran­di impren­di­to­ri col­la­bo­ran­do con l’U­crai­na».
Suc­ces­si­va­men­te, il CEO di Blac­kRock, Lar­ry Fink, si impe­gnò a coor­di­na­re miliar­di di dol­la­ri di finan­zia­men­ti per la rico­stru­zio­ne di Kiev, pre­ve­den­do che il Pae­se sareb­be diven­ta­to un «faro del capi­ta­li­smo». Nel frat­tem­po, il capo di Gold­man Sachs, David Solo­mon, par­la­va con toni otti­mi­sti­ci del futu­ro di Kiev nel dopo­guer­ra e dei pro­fit­ti che la sua azien­da e altre impor­tan­ti isti­tu­zio­ni finan­zia­rie occi­den­ta­li avreb­be­ro otte­nu­to. «Non c’è dub­bio che, duran­te la rico­stru­zio­ne, ci saran­no buo­ni incen­ti­vi eco­no­mi­ci per ren­di­men­ti e inve­sti­men­ti rea­li», dis­se gongolando.
Zelen­sky inter­ven­ne in diver­si even­ti tenu­ti­si a Davos duran­te i cin­que gior­ni del­la con­fe­ren­za, dove il sen­ti­men­to pro‑Kiev è sta­to, a quan­to si dice, “tra­vol­gen­te”. Il Pre­si­den­te par­lò di ricon­qui­sta­re la Cri­mea e chie­se ai par­te­ci­pan­ti: «date­ci le vostre armi». Il suo pub­bli­co lo acco­glie­va sem­pre con gran­de entu­sia­smo. In un panel, Boris John­son, che ave­va per­so­nal­men­te sabo­ta­to i frut­tuo­si col­lo­qui di pace tra Kiev e Mosca nel­l’a­pri­le 2022, esor­tò la pla­tea a for­ni­re a Zelen­sky «gli stru­men­ti neces­sa­ri per por­ta­re a ter­mi­ne l’o­pe­ra». L’ex Pri­mo Mini­stro bri­tan­ni­co, oggi cadu­to in disgra­zia escla­mò: «Date­gli i car­ri arma­ti! Non c’è asso­lu­ta­men­te nul­la da per­de­re!».

Boris John­son, ex Pri­mo Mini­stro del Regno Uni­to, e Fareed Zaka­ria, con­dut­to­re del­la CNN

In futu­ro, il ver­ti­ce di Davos del gen­na­io 2023 potreb­be esse­re con­si­de­ra­to sia il cul­mi­ne del­lo sfor­zo bel­li­co per pro­cu­ra del­l’U­crai­na, sia il momen­to in cui tut­to ha ini­zia­to a sgre­to­lar­si in modo spet­ta­co­la­re. Le armi desi­de­ra­te arri­va­ro­no in enor­mi quan­ti­tà, ma sen­za alcun effet­to. I tre mag­gio­ri sfor­zi mili­ta­ri di Kiev da allo­ra, tut­ti pia­ni­fi­ca­ti dagli ingle­si – la con­trof­fen­si­va di quel­l’an­no, l’incur­sio­ne di Kryn­ky e la “con­tro­in­va­sio­ne” di Kur­sk – sono sta­ti cata­cli­smi pro­fon­da­men­te costo­si, che han­no lascia­to l’U­crai­na a cor­to di per­so­na­le e mal equi­pag­gia­ta per respin­ge­re l’a­van­za­ta rus­sa. I Pae­si che for­ni­va­no muni­zio­ni si sono pra­ti­ca­men­te disar­ma­ti nel cor­so del processo.
La Con­fe­ren­za per la rico­stru­zio­ne del­l’U­crai­na dei gior­ni scor­si a Roma si è svol­ta sen­za gran­de inte­res­se media­ti­co, nono­stan­te un vero e pro­prio tap­pe­to ros­so ste­so per Zelen­sky e la pre­sen­za di nume­ro­si alti fun­zio­na­ri del­l’UE – tra cui Ursu­la von der Leyen – e di lea­der di Sta­ti euro­pei. Si è con­clu­sa con vaghi impe­gni a rac­co­glie­re 10 miliar­di di euro di inve­sti­men­ti del set­to­re pri­va­to per l’U­crai­na. Evi­den­te­men­te, le ambi­zio­ni occi­den­ta­li di fare sol­di con Kiev non sono sta­te del tut­to abban­do­na­te, anche se la Ban­ca Mon­dia­le cal­co­la che il costo tota­le del­la rico­stru­zio­ne del Pae­se ammon­ti a 524 miliar­di di dollari.
In un discor­so, von der Leyen si è impe­gna­ta a soste­ne­re l’U­crai­na «mili­tar­men­te, finan­zia­ria­men­te e poli­ti­ca­men­te» per «tut­to il tem­po neces­sa­rio». Nel frat­tem­po, non ci sono mol­ti segna­li che la Gran Bre­ta­gna abbia rinun­cia­to a ren­de­re Kiev sicu­ra per il neo­li­be­ri­smo e i pro­pri pro­fit­ti, nono­stan­te l’im­pe­gno segre­to di Lon­dra a «man­te­ne­re l’U­crai­na in guer­ra a tut­ti i costi». Cer­to, più a lun­go si pro­trae la guer­ra per pro­cu­ra per­sa, meno Ucrai­na ci sarà da rico­strui­re e da cui trar­re pro­fit­to. Ma a quan­to pare, que­sta ine­qui­vo­ca­bi­le real­tà sfug­ge ai finan­zia­to­ri del­la guer­ra per pro­cu­ra. Che Dio ci aiu­ti tutti.


(Tra­du­zio­ne dal­l’in­gle­se di Andrea Di Benedetto)