Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Questione palestinese, Sionismo

6 ottobre 2023

La pro­pa­gan­da sio­ni­sta ci bom­bar­da gior­no e not­te con quel­lo che è ormai diven­ta­to un “mito”: il “7 otto­bre”. Qual­sia­si ten­ta­ti­vo serio di ana­li­si su quan­to acca­de in Pale­sti­na si vede oppor­re l’in­ter­ro­ga­ti­vo cate­go­ri­co: «Sì, ma il 7 ottobre?».
A pro­po­si­to di que­sta nau­sean­te obie­zio­ne pre­sen­tia­mo ai nostri let­to­ri un testo di Dea­glan O’Mul­roo­ney pub­bli­ca­to sul­la sua pagi­na Sub­stack, “The Spec­ta­cle”.
Buo­na lettura.
La redazione

6 ottobre 2023


Men­tre Israe­le ci bom­bar­da di pro­pa­gan­da, ricor­dia­mo­ci cosa sta­va facen­do il gior­no pri­ma, quan­do si sta­va “difen­den­do”


Dea­glan O’Mul­roo­ney [*]

 

Buon­gior­no, spet­ta­to­ri.
E sono pas­sa­ti due anni. Due anni da quan­do il mon­do, nel­l’im­ma­gi­na­rio col­let­ti­vo dei media e del dibat­ti­to poli­ti­co occi­den­ta­le, è sta­to azze­ra­to. Due anni da quel­lo che Israe­le ama chia­ma­re il suo “11 set­tem­bre”. Una nar­ra­zio­ne così poten­te che, agli occhi di mol­te per­so­ne incon­sa­pe­vo­li, ha can­cel­la­to con suc­ces­so i pre­ce­den­ti 75 anni – e i pre­ce­den­ti 365 gior­ni – in un uni­co, san­gui­no­so colpo.
Oggi, nel­l’ot­to­bre del 2025, stia­mo assi­sten­do agli ulti­mi, fret­to­lo­si capi­to­li di un geno­ci­dio. La Com­mis­sio­ne Inter­na­zio­na­le Indi­pen­den­te d’In­chie­sta del­le Nazio­ni Uni­te ha con­clu­so ciò che chiun­que aves­se occhi e coscien­za sape­va da tem­po: Israe­le ha com­mes­so un geno­ci­dio con­tro i pale­sti­ne­si, dichia­ran­do­lo respon­sa­bi­le di quat­tro dei cin­que atti geno­ci­di defi­ni­ti dal­la Con­ven­zio­ne del 1948. Lo sce­na­rio che han­no alle­sti­to è di pura e asso­lu­ta rovi­na: oltre 64.500 mor­ti, qua­si il 90% del­la popo­la­zio­ne sfol­la­ta e una care­stia pro­vo­ca­ta dal­l’uo­mo, tra­sfor­ma­ta in un’ar­ma per com­ple­ta­re il lavo­ro che le bom­be non pos­so­no fare. Que­sta è la fine. La “solu­zio­ne fina­le” al pro­ble­ma pale­sti­ne­se, ese­gui­ta sot­to gli occhi di un mon­do complice.

(Video gira­to da un dro­ne e dif­fu­so dal­le for­ze israe­lia­ne per van­tar­si del­la por­ta­ta del loro geno­ci­dio e del­la loro per­se­cu­zio­ne in Pale­sti­na. Que­sto ci offre un pic­co­lo assag­gio di ciò che il popo­lo pale­sti­ne­se sta sop­por­tan­do in que­sto momento)

Ma oggi non par­le­rò del­la fine. Piut­to­sto, guar­de­re­mo indie­tro all’i­ni­zio. Non al 7 otto­bre 2023, ma al 6 otto­bre e anche pri­ma. Ricor­dia­mo com’e­ra la “nor­ma­li­tà” per la Pale­sti­na il gior­no pri­ma che al mon­do venis­se det­to che tut­to era cambiato.

Il gior­no pri­ma dell’“inizio”: 6 otto­bre 2023
Il 6 otto­bre 2023 non c’e­ra nes­su­na “guer­ra”. Non c’e­ra nes­su­na “mas­sic­cia cam­pa­gna di bom­bar­da­men­ti” a domi­na­re i tito­li dei gior­na­li. C’e­ra, tut­ta­via, la dura real­tà quo­ti­dia­na del­l’oc­cu­pa­zio­ne mili­ta­re israe­lia­na e del siste­ma di apar­theid, uno sta­tus quo con cui l’Oc­ci­den­te non solo ave­va impa­ra­to a con­vi­ve­re, ma che ave­va atti­va­men­te cer­ca­to di nascon­de­re e di nascon­de­re alla vista.
Il 2023 è già sta­to uno degli anni più san­gui­no­si per i pale­sti­ne­si nel­la Cisgior­da­nia occu­pa­ta degli ulti­mi due decen­ni. Imma­gi­na­te. Entro il 6 otto­bre, le for­ze arma­te e i colo­ni israe­lia­ni ave­va­no ucci­so oltre 200 pale­sti­ne­si solo quel­l’an­no, tra cui deci­ne di bam­bi­ni. Que­sta non era una guer­ra; era una bru­ta­le repres­sio­ne di una popo­la­zio­ne civi­le sot­to un regi­me mili­ta­re a tem­po inde­ter­mi­na­to. Solo a gen­na­io, le for­ze arma­te israe­lia­ne han­no ucci­so nove pale­sti­ne­si in un raid nel cam­po pro­fu­ghi di Jenin, l’o­pe­ra­zio­ne più leta­le degli ulti­mi anni. A feb­bra­io, i colo­ni del­l’a­vam­po­sto ille­ga­le di Evia­tar han­no deva­sta­to il vil­lag­gio di Zaa­ta­ra, incen­dian­do case e auto men­tre i sol­da­ti israe­lia­ni era­no a guar­da­re. Que­sta era la loro “cal­ma”.

(Il popo­lo pale­sti­ne­se resi­ste all’in­cur­sio­ne israe­lia­na nei cam­pi di Jenin nel gen­na­io 2023)

Ogni sin­go­lo gior­no, com­pre­so il 6 otto­bre, miglia­ia di pale­sti­ne­si nel­la Cisgior­da­nia occu­pa­ta han­no subi­to l’u­mi­lia­zio­ne e la vio­len­za del regi­me dei chec­k­point. I loro movi­men­ti, i loro mez­zi di sus­si­sten­za e la loro digni­tà era­no sog­get­ti al capric­cio di gio­va­ni sol­da­ti israe­lia­ni radi­ca­liz­za­ti. Agli agri­col­to­ri pale­sti­ne­si veni­va siste­ma­ti­ca­men­te impe­di­to di acce­de­re ai pro­pri uli­ve­ti duran­te la sta­gio­ne del rac­col­to, suc­ce­de di con­ti­nuo. È un fur­to di ter­ra tra­mi­te stran­go­la­men­to burocratico.
Il gior­no pri­ma del 7 otto­bre, gli inse­dia­men­ti ille­ga­li, con­si­de­ra­ti un cri­mi­ne di guer­ra dal dirit­to inter­na­zio­na­le, si sta­va­no espan­den­do inces­san­te­men­te. Le fami­glie pale­sti­ne­si in Cisgior­da­nia vive­va­no sot­to la costan­te minac­cia del­la vio­len­za dei colo­ni, del­le demo­li­zio­ni di case e del fur­to di ter­re­ni, il tut­to soste­nu­to, se non addi­rit­tu­ra inco­rag­gia­to, dal­lo Sta­to israe­lia­no. Il Mini­stro del­le Finan­ze e sio­ni­sta estre­mi­sta Beza­lel Smo­trich ave­va appro­va­to solo poche set­ti­ma­ne pri­ma la più gran­de espro­pria­zio­ne di ter­re­ni in Cisgior­da­nia degli ulti­mi decen­ni. Si trat­ta­va di 800 etta­ri dichia­ra­ti “ter­re­ni sta­ta­li” e pre­pa­ra­ti per l’e­span­sio­ne degli inse­dia­men­ti. Que­sta era la “pace” di cui par­la Israele.
Que­sta era la situa­zio­ne del “pri­ma”. Un popo­lo sot­to­po­sto a vio­len­za quo­ti­dia­na, disu­ma­niz­za­zio­ne e alla deli­be­ra­ta e len­ta can­cel­la­zio­ne dei pro­pri dirit­ti e del­la pro­pria ter­ra. Fin­ge­re che il 7 otto­bre sia esplo­so dal nul­la non è solo anti­sto­ri­co; è un atto deli­be­ra­to di pro­pa­gan­da disgu­sto­sa e genocida.

L’an­no del­l’in­cen­dio: l’ac­ce­le­ra­zio­ne del­la vio­len­za nel 2023
Abbia­mo quin­di esa­mi­na­to la situa­zio­ne del gior­no pri­ma. Ora dia­mo un’oc­chia­ta all’an­no pre­ce­den­te, il 7 otto­bre 2023. Mol­ti igno­ra­no che il gover­no israe­lia­no, la coa­li­zio­ne di estre­ma destra più rap­pre­sen­ta­ta nel­la sto­ria, sta­va atti­va­men­te inten­si­fi­can­do le tensioni.
E pos­sia­mo sta­bi­lir­lo chia­ra­men­te per­ché la reto­ri­ca degli alti fun­zio­na­ri israe­lia­ni non era di de-esca­la­tion, ma di con­so­li­da­men­to e con­flit­to. Il Mini­stro del­la Sicu­rez­za Nazio­na­le Ita­mar Ben-Gvir, un raz­zi­sta con­dan­na­to che ha recen­te­men­te tor­tu­ra­to Gre­ta Thun­berg e umi­lia­to i par­te­ci­pan­ti alla Glo­bal Sumud Flo­til­la e che è trop­po estre­mi­sta per­si­no per l’e­ser­ci­to israe­lia­no, ha distri­bui­to miglia­ia di fuci­li ai colo­ni, ma non si è limi­ta­to a que­sto. No, ha anche aumen­ta­to dra­sti­ca­men­te i loro pote­ri di “dife­sa”, il che, come mol­ti di noi sapran­no, signi­fi­ca attac­ca­re i pale­sti­ne­si impunemente:

(Un grup­po di colo­ni estre­mi­sti sio­ni­sti attac­ca una scuo­la pale­sti­ne­se nel­la Cisgior­da­nia occu­pa­ta. Que­sto video è uno dei più inno­cui che vedre­te di que­sti attacchi)

Il Mini­stro del Patri­mo­nio Ami­chai Eliya­hu ha aper­ta­men­te chie­sto di bom­bar­da­re Gaza con armi nuclea­ri mesi pri­ma del 7 otto­bre, per­ché non han­no mai nasco­sto le loro inten­zio­ni. Il pro­gram­ma era chia­ro: più inse­dia­men­ti, più annes­sio­ni, più puli­zia etni­ca … meno spe­ran­ze di auto­de­ter­mi­na­zio­ne palestinese.
Duran­te tut­to l’an­no, e in par­ti­co­la­re duran­te le prin­ci­pa­li festi­vi­tà reli­gio­se, le for­ze israe­lia­ne han­no ripe­tu­ta­men­te pre­so d’as­sal­to il com­ples­so del­la Moschea di Al-Aqsa a Geru­sa­lem­me, uno dei luo­ghi più sacri del­l’I­slam. Ad apri­le, duran­te il Rama­dan, oltre 400 pale­sti­ne­si sono rima­sti feri­ti quan­do la poli­zia israe­lia­na ha fat­to irru­zio­ne nel­la moschea, pic­chian­do i fede­li con man­ga­nel­li e spa­ran­do pro­iet­ti­li di gom­ma e gra­na­te stor­den­ti all’in­ter­no del­la sala di pre­ghie­ra. Que­ste pro­vo­ca­zio­ni, tra­smes­se in tele­vi­sio­ne in tut­to il mon­do ara­bo ma noto­ria­men­te igno­ra­te dal­le fon­ti main­stream occi­den­ta­li, non sono sta­te viste come inci­den­ti iso­la­ti, ma come par­te di una cam­pa­gna siste­ma­ti­ca per alte­ra­re lo sta­tus quo del­la cit­tà santa.
L’uc­ci­sio­ne di pale­sti­ne­si, la demo­li­zio­ne di case, l’e­span­sio­ne degli inse­dia­men­ti, sono tut­te cose che sono con­ti­nua­te sen­za alcun con­trol­lo signi­fi­ca­ti­vo da par­te degli ami­ci di Israe­le o del­la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le nel suo com­ples­so. A Huwara, dopo l’uc­ci­sio­ne di un “colo­no” a feb­bra­io, cen­ti­na­ia di colo­ni han­no com­piu­to quel­lo che alcu­ni fun­zio­na­ri israe­lia­ni stes­si han­no defi­ni­to un “pogrom”. Han­no bru­cia­to case e auto pale­sti­ne­si men­tre gri­da­va­no “mor­te agli ara­bi”. Smo­trich ha rispo­sto dicen­do che Huwara dovreb­be esse­re “can­cel­la­ta” com­ple­ta­men­te. Il mes­sag­gio ai pale­sti­ne­si era ine­qui­vo­ca­bi­le: nes­su­na leg­ge si appli­ca al vostro occu­pan­te. Le vostre vite val­go­no poco, i vostri dirit­ti sono nego­zia­bi­li e il vostro futu­ro è ine­si­sten­te. Anda­te­ve­ne o vi costringeremo.
Que­sto, cari spet­ta­to­ri, fu il ter­re­no fer­ti­le in cui gli even­ti del 7 otto­bre attecchirono.
Non si è trat­ta­to di un attac­co immo­ti­va­to con­tro una nazio­ne paci­fi­ca; si è trat­ta­to di una ter­ri­bi­le esplo­sio­ne dal cuo­re di una pen­to­la a pres­sio­ne che Israe­le ave­va sigil­la­to per decenni.

Un decen­nio di ingan­ni e di con­sen­so fabbricato
Amplian­do ulte­rior­men­te lo sguar­do, nel­l’ul­ti­mo decen­nio Israe­le ha per­fe­zio­na­to una sor­ta di stra­te­gia dua­le: sul cam­po bru­ta­liz­za le per­so­ne, e sui media e nel mon­do ester­no uti­liz­za una mac­chi­na pro­pa­gan­di­sti­ca gene­ro­sa­men­te finan­zia­ta. È ciò che chia­ma­no “hasba­ra”, o “spie­ga­zio­ne”, per masche­ra­re la bru­ta­li­tà agli occhi del pub­bli­co occidentale.

(Un arti­co­lo di BBC News del 2013 rac­con­ta come Israe­le mani­po­la l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca onli­ne. Imma­gi­na­te quan­to sia poten­te que­sta rete oggi, gra­zie all’in­tel­li­gen­za artificiale)

Israe­le ha inve­sti­to miliar­di per pre­sen­tar­si come una demo­cra­zia libe­ra­le e tec­no­lo­gi­ca, dipin­gen­do al con­tem­po i pale­sti­ne­si come arre­tra­ti e vio­len­ti. Que­sta non è una cosa natu­ra­le; è una poli­ti­ca sta­ta­le. Ripen­so a quan­do il diplo­ma­ti­co israe­lia­no Ido Aha­ro­ni ammi­se sen­za mez­zi ter­mi­ni: “Per Israe­le è più impor­tan­te esse­re attraen­te che ave­re ragio­ne”. Que­sta stra­te­gia del “Brand Israel” ha coin­vol­to di tut­to, dal pin­k­wa­shing del­l’im­ma­gi­ne di Tel Aviv all’u­so di influen­cer per tra­smet­te­re pro­pa­gan­da dal con­fi­ne di Gaza. Pro­prio l’al­tra set­ti­ma­na, nel mez­zo di tut­te le noti­zie sul­la cre­scen­te care­stia a Gaza, abbia­mo visto que­sto. C’e­ra­no influen­cer su Insta­gram che anda­va­no a Gaza con l’IGF e par­la­va­no di come ci fos­se cibo in abbon­dan­za, nes­su­na care­stia e di come Israe­le stes­se facen­do tut­to il pos­si­bi­le per por­ta­re aiu­ti al popo­lo pale­sti­ne­se. Pazzesco.
Gui­da­ti da stra­te­ghi come Frank Lun­tz, ai soste­ni­to­ri israe­lia­ni è sta­to inse­gna­to un discor­so pre­con­fe­zio­na­to, pro­get­ta­to per vin­ce­re “la guer­ra media­ti­ca”. Gli argo­men­ti sono fami­lia­ri: sot­to­li­nea­re sem­pre il desi­de­rio di “sicu­rez­za” di Israe­le, inqua­dra­re qual­sia­si cri­ti­ca come “anti­se­mi­ti­smo” e dipin­ge­re la resi­sten­za pale­sti­ne­se come ter­ro­ri­smo irra­zio­na­le. L’o­biet­ti­vo, come ha det­to Lun­tz, è che “non è ciò che dici che con­ta. È ciò che la gen­te sente”.
Nel­l’at­tua­le geno­ci­dio, que­sto si è evo­lu­to in una cam­pa­gna di disin­for­ma­zio­ne ad alta tec­no­lo­gia. Il Mini­ste­ro degli Este­ri israe­lia­no ha pub­bli­ca­to un video, pro­ba­bil­men­te gene­ra­to dal­l’in­tel­li­gen­za arti­fi­cia­le, di un attac­co a una pri­gio­ne ira­nia­na, pre­sen­tan­do una fan­ta­sia puli­ta e “chi­rur­gi­ca”, men­tre la real­tà coin­vol­ge­va signi­fi­ca­ti­ve vit­ti­me civi­li. Il 7 otto­bre, i fun­zio­na­ri israe­lia­ni han­no inven­ta­to affer­ma­zio­ni su “bam­bi­ni deca­pi­ta­ti” e stu­pri di mas­sa e que­ste sto­rie han­no domi­na­to i tito­li dei gior­na­li per set­ti­ma­ne pri­ma di esse­re silen­zio­sa­men­te smen­ti­te, lascian­do milio­ni di per­so­ne a cre­de­re a una fal­sa nar­ra­zio­ne che ha crea­to il con­sen­so per l’i­ni­zio del genocidio.
Que­sto è il vol­to moder­no del­l’­ha­sba­ra: usa­re qual­sia­si stru­men­to dispo­ni­bi­le per crea­re una real­tà sepa­ra­ta dal san­gue e dal­le mace­rie sul terreno.

Un seco­lo di vio­len­za coloniale
Gli even­ti degli ulti­mi due anni, del­l’ul­ti­mo decen­nio e del­l’ul­ti­mo seco­lo non sono epi­so­di sepa­ra­ti. Sono capi­to­li del­la stes­sa sto­ria: un pro­get­to colo­nia­le di inse­dia­men­to vol­to a sfol­la­re e sosti­tui­re una popo­la­zio­ne indi­ge­na. Una sto­ria che gli irlan­de­si cono­sco­no mol­to bene.
Fin dal suo ini­zio, il movi­men­to sio­ni­sta si è basa­to sul mito di “una ter­ra sen­za popo­lo per un popo­lo sen­za ter­ra”, una fin­zio­ne geno­ci­da che richie­de­va la can­cel­la­zio­ne dei pale­sti­ne­si. Que­sto è ben sin­te­tiz­za­to dal­la fami­ge­ra­ta dichia­ra­zio­ne di Gol­da Meir del 1969: “Non è che ci fos­se un popo­lo in Pale­sti­na e noi sia­mo venu­ti a cac­ciar­lo via e a por­tar­gli via il suo pae­se. Non esi­ste­va­no”. Il geno­ci­dio a cui assi­stia­mo oggi è il logi­co pun­to fina­le di que­sta cancellazione.
I meto­di del 1948, come i mas­sa­cri di Deir Yas­sin, in cui le mili­zie sio­ni­ste ucci­se­ro oltre 100 abi­tan­ti pale­sti­ne­si, for­za­ro­no l’e­spul­sio­ne di 750.000 per­so­ne e attua­ro­no la distru­zio­ne deli­be­ra­ta di oltre 500 vil­lag­gi, sono gli stes­si meto­di impie­ga­ti oggi a Gaza, solo con armi più potenti.

(Anzia­ni sio­ni­sti rido­no e scher­za­no sui loro cri­mi­ni di guer­ra com­mes­si duran­te la Nak­ba, più di mez­zo seco­lo fa, all’e­po­ca del­la fon­da­zio­ne di Israele)

Nel 1982, le for­ze israe­lia­ne faci­li­ta­ro­no il mas­sa­cro di Sabra e Sha­ti­la in Liba­no, dove le mili­zie allea­te mas­sa­cra­ro­no fino a 3.500 rifu­gia­ti pale­sti­ne­si men­tre i sol­da­ti israe­lia­ni con­trol­la­va­no il peri­me­tro e illu­mi­na­va­no i cam­pi con raz­zi di not­te. Ariel Sha­ron, il mini­stro del­la Dife­sa respon­sa­bi­le, diven­ne in segui­to Pri­mo Ministro.
Da 75 anni Israe­le “pro­get­ta, gesti­sce e com­mer­cia­liz­za fal­se nar­ra­zio­ni, imma­gi­ni e voca­bo­li per vin­ce­re la guer­ra ideo­lo­gi­ca”. Ha spac­cia­to con suc­ces­so la sua vio­len­za per “auto­di­fe­sa”, la sua occu­pa­zio­ne come “ter­ri­to­rio con­te­so” e il suo apar­theid come un “con­flit­to” tra due par­ti alla pari. Quan­do i cec­chi­ni israe­lia­ni han­no spa­ra­to a oltre 200 mani­fe­stan­ti pale­sti­ne­si disar­ma­ti duran­te la Gran­de Mar­cia del Ritor­no a Gaza del 2018, han­no ucci­so medi­ci, gior­na­li­sti e bam­bi­ni. Allo­ra come oggi, il mon­do ha scrol­la­to le spal­le. Quan­do Israe­le ha bom­bar­da­to Gaza nel 2008, 2012, 2014 e 2021, ucci­den­do miglia­ia di civi­li, è sta­to pre­sen­ta­to come se stes­se “taglian­do l’er­ba del prato”.
L’in­ten­to è sem­pre sta­to lo stes­so: impos­ses­sar­si del­la ter­ra e allon­ta­nar­ne la popo­la­zio­ne. Crea­re un Israe­le libe­ro dagli ara­bi pale­sti­ne­si. L’at­tua­le geno­ci­dio non è un’a­ber­ra­zio­ne; è la più effi­ca­ce e bru­ta­le ripe­ti­zio­ne di una poli­ti­ca di lun­ga data. Ed è la fine natu­ra­le del­l’im­pu­ni­tà di cui Israe­le ha goduto.
Quan­do sen­ti­te un por­ta­vo­ce israe­lia­no, un poli­ti­co occi­den­ta­le o un opi­nio­ni­sta inqua­dra­re gli even­ti degli ulti­mi due anni come una guer­ra “ini­zia­ta il 7 otto­bre”, ora cono­sce­te la veri­tà. Anda­te e dif­fon­de­te­la. Quel­la data è uno stru­men­to di pro­pa­gan­da, un’am­ne­sia accu­ra­ta­men­te costrui­ta per giu­sti­fi­ca­re un genocidio.
La guer­ra non è ini­zia­ta il 7 otto­bre 2023. Per i pale­sti­ne­si, è in cor­so da gene­ra­zio­ni. Il 7 otto­bre è sta­to sem­pli­ce­men­te il gior­no in cui il mon­do è sta­to costret­to a smet­te­re di guar­da­re altro­ve. E ora, men­tre Israe­le attua la sua solu­zio­ne fina­le, dob­bia­mo rifiu­tar­ci di dimen­ti­ca­re il 6 otto­bre e tut­ti i mol­ti gior­ni che lo han­no preceduto.
E su que­sta nota, vi lascio andare.


[*] Scrit­to­re irlan­de­se. Osser­va­to­re di noti­zie e cul­tu­ra mon­dia­li. Con­dut­to­re di dibattiti.