Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Economia, Guerra in Ucraina, Imperialismo e guerre imperialiste

Perché l’Europa punta tutto sull’Ucraina?

(Credit: Axel Heimken-AFP tramite Getty Images)

Ora che la neb­bia del­la nar­ra­zio­ne tos­si­ca sul con­flit­to in Ucrai­na si va dira­dan­do e la stam­pa main­stream ini­zia ad ammet­te­re a den­ti stret­ti che la Rus­sia sta (e non cer­to da ora) vin­cen­do sul cam­po, comin­cia­no a tra­pe­la­re al gran­de pub­bli­co le vere ragio­ni che stan­no die­tro il soste­gno da par­te degli impe­ria­li­smi occi­den­ta­li al regi­me di Kiev. Non a caso, l’Economist pro­cla­ma sen­za alcu­na remo­ra che “finan­zia­re l’Ucraina è una gran­de oppor­tu­ni­tà per l’Eu­ro­pa”, aggiun­gen­do che, anche se «il costo sarà enor­me», non­di­me­no si trat­ta di «un affa­re storico».
A con­fer­ma di ciò, pre­sen­tia­mo l’articolo pub­bli­ca­to sul­la pagi­na “Ame­ri­ka­ne­ts” che spie­ga nei det­ta­gli come le impre­se del­la mac­chi­na da guer­ra dell’Ue fac­cia­no pro­fit­ti smi­su­ra­ti sul­la pel­le degli ucrai­ni man­da­ti a mori­re nell’interesse degli impe­ria­li­smi occidentali.
Buo­na lettura.
La redazione

Perché l’Europa punta tutto sull’Ucraina?


Come l’UE usa la guer­ra per scon­giu­ra­re il decli­no economico

 

Ame­ri­ka­ne­ts

L’e­co­no­mia tede­sca è in reces­sio­ne. Il set­to­re mani­fat­tu­rie­ro è implo­so, in par­ti­co­la­re nel cru­cia­le set­to­re auto­mo­bi­li­sti­co, che ha per­so cen­ti­na­ia di miglia­ia di posti di lavo­ro dal 2022 e ha per­so un ter­zo del suo volu­me di pro­du­zio­ne dal 2018. Ad ago­sto si è regi­stra­to il calo più signi­fi­ca­ti­vo del­la pro­du­zio­ne indu­stria­le in oltre tre anni, oltre quat­tro vol­te supe­rio­re alle pre­vi­sio­ni degli ana­li­sti. Il set­to­re cru­cia­le dei mac­chi­na­ri è sce­so del 22% rispet­to al perio­do pre-Covid, con un calo pre­vi­sto del 5,6% solo que­st’an­no. Negli ulti­mi mesi, si sono veri­fi­ca­ti cali mas­sic­ci nei set­to­ri far­ma­ceu­ti­co, elet­tro­ni­co, ener­ge­ti­co, edi­le e alberghiero.

Una bru­ta­le com­bi­na­zio­ne di aumen­ti dei prez­zi del­l’e­ner­gia, rego­la­men­ta­zio­ne più strin­gen­te, tarif­fe doga­na­li, con­cor­ren­za cine­se e poli­ti­che gover­na­ti­ve ha schiac­cia­to la Ger­ma­nia, che è il pila­stro del­l’e­co­no­mia euro­pea. Le cate­ne di approv­vi­gio­na­men­to del suo set­to­re mani­fat­tu­rie­ro si esten­do­no tipi­ca­men­te attra­ver­so l’in­te­ra UE e la demo­li­zio­ne con­trol­la­ta del­la sua pro­du­zio­ne sta aven­do effet­ti a cate­na in tut­to il continente.
La solu­zio­ne tede­sca a que­sto pro­ble­ma è il debi­to – mol­to debi­to. L’in­de­bi­ta­men­to tede­sco è sta­to straor­di­na­ria­men­te riser­va­to a uno sta­to occi­den­ta­le fin dal­l’en­tra­ta in vigo­re del­l’e­men­da­men­to sul “fre­no al debi­to” appro­va­to dal pri­mo gover­no Mer­kel nel 2016, che limi­ta­va la spe­sa in defi­cit allo 0,35% del PIL. Nel 2022, l’al­lo­ra Can­cel­lie­re Olaf Scholz ha pro­mos­so con suc­ces­so un emen­da­men­to alla nor­ma che ha con­sen­ti­to la crea­zio­ne di un fon­do per la dife­sa da 100 miliar­di di euro immu­ne dal fre­no. Nel­la pri­ma­ve­ra di que­st’an­no, Scholz e il Can­cel­lie­re entran­te Frie­drich Merz han­no con­cor­da­to un altro emen­da­men­to per esen­ta­re la spe­sa per la dife­sa oltre l’1% del PIL. Nono­stan­te le con­te­sta­zio­ni di AfD, FDP e Die Lin­ke, l’e­men­da­men­to è sta­to appro­va­to a fine mar­zo. In entram­bi i casi, la guer­ra in Ucrai­na è sta­ta la moti­va­zio­ne espli­ci­ta per sov­ver­ti­re i limi­ti al debi­to tedesco.

Con la spe­sa per la dife­sa in defi­cit ormai sen­za limi­ti costi­tu­zio­na­li, il gover­no tede­sco ha annun­cia­to all’i­ni­zio di que­st’an­no che pre­ve­de di rad­dop­pia­re gli attua­li livel­li di spe­sa per la dife­sa nei pros­si­mi cin­que anni. Entro la fine del 2029 saran­no spe­si 761 miliar­di di dol­la­ri. Più del­la metà – 469 miliar­di di dol­la­ri – di que­sto tota­le sarà finan­zia­ta tra­mi­te nuo­vo debi­to. L’in­de­bi­ta­men­to net­to del gover­no tede­sco è già più che rad­dop­pia­to que­st’an­no, pas­san­do da 38 miliar­di di dol­la­ri nel 2024 ad alme­no 95 miliar­di di dol­la­ri entro la fine del 2025. Il pia­no di spe­sa quin­quen­na­le inclu­de alme­no 10 miliar­di di dol­la­ri in aiu­ti diret­ti all’Ucraina.
Seb­be­ne pos­sa sem­bra­re impru­den­te da par­te del gover­no tede­sco ten­ta­re di rior­ga­niz­za­re la Bun­de­swehr e finan­zia­re con­tem­po­ra­nea­men­te una guer­ra per pro­cu­ra nel mez­zo di un decli­no eco­no­mi­co sto­ri­co, c’è una cer­ta logi­ca in gio­co. In que­sto arti­co­lo, esplo­re­re­mo come le eco­no­mie del­l’UE trag­ga­no van­tag­gio dal­la con­ti­nua­zio­ne del­la guer­ra in Ucrai­na e come uti­liz­zi­no la guer­ra per com­pen­sa­re gli effet­ti del­la deindustrializzazione.

Dal­l’i­ni­zio del­la guer­ra, la spe­sa per la dife­sa del­l’UE è aumen­ta­ta di oltre il 50%, con un incre­men­to di qua­si 150 miliar­di di dol­la­ri all’an­no dal 2021 al 2025. L’u­ni­co Sta­to mem­bro del­l’UE che non ha regi­stra­to una cre­sci­ta a due cifre del­la spe­sa per la dife­sa dal 2021 è la Gre­cia, che ha ridot­to leg­ger­men­te la pro­pria spesa.
Que­ste cifre non inclu­do­no i 70 miliar­di di dol­la­ri di “aiu­ti” mili­ta­ri for­ni­ti all’U­crai­na in que­sto perio­do, par­te dei qua­li è con­si­de­ra­ta un inve­sti­men­to anzi­ché una spe­sa, per­ché spes­so avvie­ne sot­to for­ma di pre­sti­ti. L’U­crai­na ha attual­men­te un debi­to di 117 miliar­di di dol­la­ri con cre­di­to­ri ester­ni, di cui 50 miliar­di di dol­la­ri ver­so isti­tu­zio­ni del­l’UE e il resto ver­so isti­tu­ti di cre­di­to inter­na­zio­na­li attra­ver­so i qua­li l’UE ha un’e­spo­si­zio­ne signi­fi­ca­ti­va, come il FMI e la Ban­ca Mon­dia­le. In tota­le, l’UE ha for­ni­to poco meno di 200 miliar­di di dol­la­ri di assi­sten­za all’U­crai­na e altri 170 miliar­di di dol­la­ri di assi­sten­za ai rifu­gia­ti ucrai­ni resi­den­ti all’in­ter­no dell’UE.
Con­si­de­ra­ta in ter­mi­ni cumu­la­ti­vi dal­l’i­ni­zio del­la guer­ra, e pro­iet­ta­ta in avan­ti in linea con la spe­sa pia­ni­fi­ca­ta e l’au­men­to del debi­to in tut­ta l’UE, la guer­ra in Ucrai­na giu­sti­fi­ca un’e­nor­me inie­zio­ne di dena­ro pre­so in pre­sti­to nel­l’e­co­no­mia euro­pea, più o meno del­la stes­sa por­ta­ta del sal­va­tag­gio di emer­gen­za del­le ban­che da 700 miliar­di di dol­la­ri duran­te la cri­si finan­zia­ria sta­tu­ni­ten­se del 2008. A dif­fe­ren­za del sal­va­tag­gio del 2008, tut­ta­via, que­sto pro­get­to è pas­sa­to in gran par­te inos­ser­va­to, essen­do sta­to rici­cla­to attra­ver­so mes­sag­gi sul­la “pace attra­ver­so la for­za” o sul­la “dife­sa del­la demo­cra­zia”, piut­to­sto che esse­re adot­ta­to come misu­ra di emer­gen­za per scon­giu­ra­re il decli­no economico.
Seb­be­ne que­ste cifre pos­sa­no sem­bra­re astro­no­mi­che, l’UE è solo all’i­ni­zio. A giu­gno, la NATO ha con­cor­da­to col­let­ti­va­men­te di rag­giun­ge­re l’o­biet­ti­vo richie­sto da Trump del 5% del PIL per la spe­sa per la dife­sa. Tut­ti gli Sta­ti mem­bri del­la NATO sono sul­la buo­na stra­da per rag­giun­ge­re l’o­biet­ti­vo ini­zia­le del 2% entro la fine di que­st’an­no, il che signi­fi­ca che la spe­sa rad­dop­pie­rà entro il 2035. La spe­sa spe­ci­fi­ca per l’U­crai­na sarà con­teg­gia­ta ai fini dell’obiettivo.


Via il vecchio
In nes­sun luo­go la sosti­tu­zio­ne del­la spe­sa per la dife­sa con l’at­ti­vi­tà eco­no­mi­ca tipi­ca è più evi­den­te che in Ger­ma­nia. Men­tre il prez­zo del­le azio­ni di case auto­mo­bi­li­sti­che come Por­sche (-41% dal­l’I­PO), Mer­ce­des (-21%) e Volk­swa­gen (-51%) è rima­sto sta­gnan­te o è dimi­nui­to dra­sti­ca­men­te dal­l’i­ni­zio del­la guer­ra, l’in­du­stria del­la dife­sa tede­sca ha regi­stra­to un’im­pen­na­ta. Rhein­me­tall, il secon­do mag­gio­re appal­ta­to­re tede­sco nel set­to­re del­la dife­sa, ha visto il suo tito­lo cre­sce­re del 2522% dal 2020, men­tre Air­bus, la più gran­de azien­da tede­sca, è bal­za­ta del 224%. L’in­di­ce STOXX, che moni­to­ra l’in­te­ro mer­ca­to aero­spa­zia­le e del­la dife­sa euro­peo, ha regi­stra­to gua­da­gni del 229% da feb­bra­io 2022.

Ciò ha por­ta­to a un feno­me­no inte­res­san­te: le fab­bri­che auto­mo­bi­li­sti­che tede­sche sono sta­te con­ver­ti­te alla pro­du­zio­ne nel set­to­re del­la difesa.
“Quin­di pen­sia­mo che sia mol­to impor­tan­te per l’in­du­stria tede­sca e per noi tro­va­re nuo­vi mer­ca­ti. E dove sono i nuo­vi mer­ca­ti? Beh, il gover­no ha stan­zia­to mol­ti nuo­vi finan­zia­men­ti per la dife­sa. Sia­mo abba­stan­za vici­ni alle esi­gen­ze del­l’in­du­stria del­la dife­sa, quin­di è ovvio per noi guar­da­re a que­sto mer­ca­to”, Marin Buchs, JOPP group (NPR)
I for­ni­to­ri del set­to­re auto­mo­bi­li­sti­co in tut­ta la Ger­ma­nia han­no evi­ta­to la chiu­su­ra con­ver­ten­do­si alla pro­du­zio­ne di dro­ni mili­ta­ri, moto­ri per vei­co­li blin­da­ti e can­no­ni d’ar­ti­glie­ria. Rhein­me­tall, che pro­du­ce com­po­nen­ti auto­mo­bi­li­sti­ci per il mer­ca­to civi­le, ha ini­zia­to a con­ver­ti­re due dei suoi sta­bi­li­men­ti alla pro­du­zio­ne di pro­dot­ti per la dife­sa e pre­ve­de di acqui­sta­re uno sta­bi­li­men­to VW che un tem­po impie­ga­va 2.300 per­so­ne, ma che ha chiu­so nel 2024. La divi­sio­ne auto­mo­bi­li­sti­ca di Rhein­me­tall ha regi­stra­to un calo costan­te dei rica­vi, men­tre le sue divi­sio­ni di dife­sa han­no regi­stra­to aumen­ti a tre cifre del­l’u­ti­le ope­ra­ti­vo. Il grup­po di dife­sa tede­sco-fran­ce­se KNDS ha annun­cia­to un pia­no simi­le per rior­ga­niz­za­re uno sta­bi­li­men­to del­la Ger­ma­nia del­l’E­st, che un tem­po pro­du­ce­va loco­mo­ti­ve fer­ro­via­rie, per pro­dur­re inve­ce vei­co­li blin­da­ti Puma e Leo­pard 2. KNDS sta pia­ni­fi­can­do un’I­PO, men­tre Thys­sen­krupp si pre­pa­ra a scor­po­ra­re la sua con­trol­la­ta per la dife­sa nava­le TKMS.
I pia­ni degli appal­ta­to­ri euro­pei del­la dife­sa si basa­no uni­ver­sal­men­te sul­le garan­zie di mini­mi di acqui­sto da par­te dei rispet­ti­vi gover­ni. Rhein­me­tall ha richie­sto un con­trat­to per alme­no 1.000 vei­co­li blin­da­ti per pro­ce­de­re con la pro­po­sta di acqui­sto del­la dismes­sa fab­bri­ca VW. Seb­be­ne il poten­zia­men­to del­la Bun­de­swehr richie­de­rà enor­mi quan­ti­tà di nuo­vi vei­co­li, non c’è giu­sti­fi­ca­zio­ne miglio­re per con­trat­ti di gran­di dimen­sio­ni del­la guer­ra in Ucrai­na. Il con­flit­to ha assor­bi­to deci­ne di miglia­ia di vei­co­li da com­bat­ti­men­to di fan­te­ria, MRAP, auto­blin­do e car­ri arma­ti, e poi­ché gran par­te di que­sto mate­ria­le è desti­na­to a esse­re distrut­to, ce ne sarà sem­pre biso­gno. Il por­ta­fo­glio ordi­ni di Rhein­me­tall all’i­ni­zio del­l’an­no ammon­ta­va a 65 miliar­di di dol­la­ri, ovve­ro sei anni inte­ri di ven­di­te ai livel­li attuali.
Il suc­ces­so del­l’in­du­stria del­la dife­sa, in un con­te­sto di decli­no del­l’in­du­stria auto­mo­bi­li­sti­ca, è il risul­ta­to di una sem­pli­ce asim­me­tria. Men­tre le case auto­mo­bi­li­sti­che com­pe­to­no in un mer­ca­to rela­ti­va­men­te aper­to, gli appal­ta­to­ri del­la dife­sa non lo fan­no. Pre­oc­cu­pa­zio­ni come i costi del­l’e­ner­gia e del­la mano­do­pe­ra crea­no osta­co­li insor­mon­ta­bi­li alla pro­du­zio­ne in Euro­pa, poi­ché i con­su­ma­to­ri han­no la pos­si­bi­li­tà di sce­glie­re opzio­ni più eco­no­mi­che da pro­dut­to­ri in pae­si come la Cina. Con i gua­da­gni rea­li del­la popo­la­zio­ne tede­sca anco­ra al di sot­to dei livel­li pre-2022, l’ac­ces­so a beni este­ri a bas­so costo è essen­zia­le per pre­ve­ni­re un dra­sti­co calo del­la qua­li­tà del­la vita.
L’in­du­stria del­la dife­sa non è tenu­ta a rispet­ta­re que­ste rego­le. Gli accor­di sul­le armi non rispet­ta­no i prin­ci­pi del libe­ro scam­bio e sono spes­so nego­zia­ti attra­ver­so una com­bi­na­zio­ne di pres­sio­ni poli­ti­che, cor­ru­zio­ne e sus­si­di gover­na­ti­vi. I costi di pro­du­zio­ne, come quel­li ener­ge­ti­ci, sono in gran par­te irri­le­van­ti e il prez­zo di acqui­sto non è un fat­to­re signi­fi­ca­ti­vo. In nes­sun luo­go que­sto è più vero che in Ucrai­na, dove qual­sia­si nozio­ne di libe­ra con­cor­ren­za di mer­ca­to è assur­da. Per capir­lo, ana­liz­ze­re­mo il fun­zio­na­men­to pra­ti­co dei con­trat­ti di appal­to tra l’A­FU e il set­to­re del­la dife­sa europeo.

Sov­ven­zio­ni
Esi­sto­no tre tipi sovrap­po­sti di aiu­ti mili­ta­ri all’U­crai­na: sov­ven­zio­ni, pre­sti­ti e il “model­lo dane­se”. La Ger­ma­nia ha ero­ga­to un pac­chet­to di aiu­ti da 5 miliar­di di euro all’U­crai­na sot­to for­ma di sov­ven­zio­ne a mag­gio di que­st’an­no, pre­le­van­do i fon­di dal bilan­cio del­la dife­sa. Que­sto pac­chet­to ha sbloc­ca­to impor­tan­ti con­trat­ti in lavo­ra­zio­ne da mesi, tra cui uno con l’a­zien­da tede­sca Hel­sing per la for­ni­tu­ra di miglia­ia di dro­ni d’at­tac­co HF‑1 e HX‑2. Fon­da­ta nel 2021, Hel­sing è la star­tup tec­no­lo­gi­ca per la dife­sa più pre­zio­sa d’Eu­ro­pa, con un valo­re attual­men­te di oltre 12 miliar­di di euro. L’a­zien­da è ben col­le­ga­ta e finan­zia­ta: il suo co-fon­da­to­re e co-CEO Gund­bert Scherf ha tra­scor­so due anni pres­so il Mini­ste­ro del­la Dife­sa tede­sco sot­to la pre­si­den­za del­la Com­mis­sio­ne Euro­pea Ursu­la von der Leyen. Ha gareg­gia­to diret­ta­men­te con l’ap­pal­ta­to­re sta­tu­ni­ten­se per la dife­sa Andu­ril, aggiu­di­can­do­si un con­trat­to per lavo­ra­re su un aggior­na­men­to del pac­chet­to soft­ware del­l’Eu­ro­fighter Typhoon.

Kaja Kal­las insie­me al fon­da­to­re di Hel­sing, Grund­bert Scherf, alla con­fe­ren­za Latitude59 nel 2024 (Fon­te: Sten­bock House)

Dopo aver con­se­gna­to cen­ti­na­ia di dro­ni dal 2022 al 2024, Hel­sing ave­va già avvia­to la pro­du­zio­ne dell’HX‑2 pri­ma che i fon­di del gover­no tede­sco fos­se­ro stan­zia­ti e ave­va fir­ma­to un con­trat­to prov­vi­so­rio con il Mini­ste­ro del­la Dife­sa ucrai­no per la con­se­gna di un mas­si­mo di 10.000 uni­tà. Il pre­ce­den­te HF‑1, di cui Hel­sing sta con­se­gnan­do 4.000 uni­tà, è pro­dot­to con il nome di AQ 100 Bayo­net, volu­ta­men­te eco­no­mi­co (il suo tela­io è in com­pen­sa­to), da un pic­co­lo appal­ta­to­re del­la dife­sa ucrai­no chia­ma­to Ter­mi­nal Auto­no­my. Il siste­ma vie­ne quin­di tra­sfe­ri­to a Hel­sing, che modi­fi­ca il dro­ne con com­po­nen­ti elet­tro­ni­ci aggior­na­ti e il soft­ware di pun­ta­men­to di Hel­sing, chia­ma­to Altra.
L’HF‑1 è sta­to ogget­to di enor­mi cri­ti­che da par­te degli ucrai­ni. A mar­zo, il mili­ta­re del­l’A­FU ed esper­to di dro­ni Okek­san­dr Kar­pyuk ha pub­bli­ca­to una lun­ga dia­tri­ba attac­can­do l’HF‑1 per il suo cari­co esplo­si­vo “sca­den­te” e il suo siste­ma di pun­ta­men­to “pri­mi­ti­vo”. I fun­zio­na­ri del­la NATO han­no con­cor­da­to, affer­man­do che i dro­ni di Hel­sing pre­sen­ta­no più pro­ble­mi rispet­to a model­li comparabili.
“Stia­mo par­lan­do di un pro­dot­to rea­liz­za­to con com­po­nen­ti eco­no­mi­ci e com­mer­cia­liz­za­to come tec­no­lo­gia all’a­van­guar­dia, ve lo pos­so assi­cu­ra­re, per­ché l’ho smon­ta­to. Un pro­dot­to del gene­re vale al mas­si­mo 100.000 gri­v­ne (2.200 euro). E costa 16.700 euro, una cifra esor­bi­tan­te”: Olek­san­dr Yar­mak, Unman­ned Systems For­ce, AFU (Bloom­berg).
Il model­lo di busi­ness fon­da­men­ta­le di Hel­sing con l’HF‑1 è quel­lo di pren­de­re un dro­ne ecce­zio­nal­men­te eco­no­mi­co, pro­dot­to in Ucrai­na (un tem­po quo­ta­to da Ter­mi­nal Auto­no­my a 1.800 € pri­ma degli aggior­na­men­ti di Hel­sing, seb­be­ne ora que­sto prez­zo sia sta­to rimos­so dal suo sito web), aggior­nar­ne l’e­let­tro­ni­ca e il soft­ware, aumen­ta­re il prez­zo fino a 10 vol­te e fat­tu­rar­lo al gover­no tedesco.
L’HX‑2 svol­ge un ruo­lo simi­le al Lan­cet rus­so, ma pro­ba­bil­men­te costa alme­no il dop­pio. Il fon­da­to­re di una star­tup tede­sca con­cor­ren­te, Quan­tum Systems, Flo­rian Sei­bel, ha pub­bli­ca­men­te accu­sa­to Hel­sing di aver men­ti­to sul­la por­ta­ta e sul cari­co uti­le dell’HX‑2, e ha offer­to una dona­zio­ne di 100.000 euro all’en­te bene­fi­co scel­to da Hel­sing se aves­se dimo­stra­to pub­bli­ca­men­te di aver sod­di­sfat­to tali requi­si­ti. Una minac­cia di azio­ni lega­li da par­te di Hel­sing lo ha costret­to a fir­ma­re un accor­do di riser­va­tez­za il gior­no dopo.

Dro­ni Hel­sing HX‑2 (Cre­dit: Hel­sing webpage)

Il feed­back nega­ti­vo non ha anco­ra avu­to un impat­to visi­bi­le sul­la capa­ci­tà di Hel­sing di gene­ra­re pro­fit­ti o ven­de­re i suoi pro­dot­ti. Il co-fon­da­to­re Tor­sten Reil ha sug­ge­ri­to che 100.000 HX‑2 potreb­be­ro for­ma­re un “muro di dro­ni” per pro­teg­ge­re il con­fi­ne orien­ta­le del­la NATO con la Rus­sia, sco­rag­gian­do per sem­pre un’in­va­sio­ne ter­re­stre. Lea­der del­l’UE come von der Leyen e il pri­mo mini­stro litua­no Andrius Kubi­lius han­no pub­bli­ca­men­te riba­di­to il con­cet­to, sti­man­do che la coper­tu­ra del­la Polo­nia e dei Pae­si Bal­ti­ci coste­reb­be cir­ca 1 miliar­do di dol­la­ri (suf­fi­cien­te per deci­ne di miglia­ia di HX‑2). Il con­tat­to per la for­ni­tu­ra di HX‑2 all’A­FU è in corso.
Il caso di Hel­sing è un micro­co­smo di come l’in­du­stria mani­fat­tu­rie­ra euro­pea del­la dife­sa pos­sa pro­spe­ra­re, anche men­tre altre for­me di pro­du­zio­ne diven­ta­no sem­pre più impra­ti­ca­bi­li. Per Hel­sing, la doman­da di mer­ca­to non è un pro­ble­ma, poi­ché l’U­crai­na ha un fab­bi­so­gno illi­mi­ta­to di muni­zio­ni. La con­cor­ren­za non è un pro­ble­ma, per­ché gli accor­di ven­go­no con­clu­si in base alle poli­ti­che gover­na­ti­ve piut­to­sto che alle scel­te dei con­su­ma­to­ri. La deter­mi­na­zio­ne dei prez­zi è arbi­tra­ria, poi­ché il gover­no sov­ven­zio­na tut­ti gli acqui­sti. Gli ele­va­ti prez­zi del­l’e­ner­gia e del lavo­ro pos­so­no ero­de­re un mar­gi­ne di pro­fit­to già ele­va­to, ma se si è intel­li­gen­ti come i fon­da­to­ri di Hel­sing, si lascia che sia­no gli ucrai­ni a occu­par­si del­la pro­du­zio­ne. È impro­ba­bi­le che Hel­sing sareb­be in gra­do di immet­te­re sul mer­ca­to un pro­dot­to in gra­do di com­pe­te­re in ter­mi­ni di prez­zo o capa­ci­tà sen­za le pecu­lia­ri­tà del set­to­re del­la dife­sa, o in tem­po di pace.
Hel­sing ha meno di mil­le dipen­den­ti. Il model­lo di star­tup nel set­to­re del­la tec­no­lo­gia del­la dife­sa e per­si­no i pas­sag­gi di mano­do­pe­ra su lar­ga sca­la dal­l’au­to­mo­ti­ve alla pro­du­zio­ne di dife­sa da par­te di azien­de come Rhein­me­tall non sono fino­ra riu­sci­ti a com­pen­sa­re il calo occu­pa­zio­na­le in altri set­to­ri mani­fat­tu­rie­ri. Men­tre ogni set­ti­ma­na sem­bra­no arri­va­re nuo­vi annun­ci di licen­zia­men­ti di mas­sa di deci­ne di miglia­ia di lavo­ra­to­ri indu­stria­li tede­schi, l’in­du­stria del­la dife­sa ha regi­stra­to solo aumen­ti mar­gi­na­li del­le assun­zio­ni, aggiun­gen­do cir­ca 15.000 posti di lavo­ro dal 2022.
Hel­sing ha uti­liz­za­to i suoi pro­fit­ti per lan­ciar­si in una serie di acqui­sti, acqui­sen­do a giu­gno il pro­dut­to­re di aero­mo­bi­li tede­sco Grob, il pro­dut­to­re austra­lia­no di dro­ni sot­to­ma­ri­ni Blue Ocean e strin­gen­do una part­ner­ship stra­te­gi­ca con ARX Robo­tics per la pro­du­zio­ne di vei­co­li ter­re­stri sen­za pilota.

Pre­sti­ti
A mar­zo, il Regno Uni­to ha annun­cia­to un accor­do ecce­zio­nal­men­te con­si­sten­te da 2,1 miliar­di di dol­la­ri per la for­ni­tu­ra all’U­crai­na di 5.000 mis­si­li mul­ti­ruo­lo leg­ge­ri (LMM) Tha­les, noti anche come Mar­tlet. L’ac­cor­do è sta­to una man­na per Tha­les UK, una sus­si­dia­ria del Grup­po Tha­les, par­zial­men­te di pro­prie­tà del gover­no fran­ce­se. Il con­trat­to tri­pli­che­rà la pro­du­zio­ne del­lo sta­bi­li­men­to Tha­les di Bel­fa­st. Un ordi­ne di acqui­sto di que­ste dimen­sio­ni è inso­li­to e gli ucrai­ni non sareb­be­ro mai in gra­do di soste­ner­lo sen­za un aiu­to esterno.
Nel luglio 2024, il Regno Uni­to e l’U­crai­na han­no fir­ma­to il Trat­ta­to di soste­gno alle espor­ta­zio­ni per la dife­sa. In base ai ter­mi­ni del trat­ta­to, gli ucrai­ni avreb­be­ro potu­to otte­ne­re 4,6 miliar­di di dol­la­ri di finan­zia­men­ti per equi­pag­gia­men­ti mili­ta­ri dal­la UK Export Finan­ce (UKEF), un’a­gen­zia di cre­di­to all’e­spor­ta­zio­ne del gover­no bri­tan­ni­co. Il man­da­to del­l’U­KEF è soste­ne­re l’e­co­no­mia bri­tan­ni­ca aiu­tan­do le azien­de ad acqui­si­re com­mes­se, for­nen­do assi­cu­ra­zio­ni e, soprat­tut­to, ero­gan­do pre­sti­ti per beni di pro­du­zio­ne nazionale.

Boris John­son pres­so lo sta­bi­li­men­to di pro­du­zio­ne di armi Tha­les a Bel­fa­st, Irlan­da del Nord, 16 mag­gio 2022 (Cre­dit: Get­ty Images)

Il dipar­ti­men­to mini­ste­ria­le è sta­to cri­ti­ca­to per esse­re una for­ma di cor­ru­zio­ne sov­ven­zio­na­ta e, sto­ri­ca­men­te, fino al 50% del­le sue atti­vi­tà è sta­to desti­na­to al soste­gno di accor­di per il com­mer­cio di armi. Il solo accor­do LMM con­su­me­rà qua­si l’in­te­ro impor­to del Trat­ta­to di soste­gno alle espor­ta­zio­ni di dife­sa, a cau­sa del­le spe­se gene­ra­li di sot­to­scri­zio­ne, ren­den­do­lo uno dei più ingen­ti pre­sti­ti bila­te­ra­li sin­go­li per l’ac­qui­sto di uno spe­ci­fi­co siste­ma d’ar­ma dal­l’i­ni­zio del­la guer­ra. Si trat­ta di un nuo­vo livel­lo per l’U­KEF, che in gene­re non fir­ma accor­di di valo­re nem­me­no pari alla metà. Il par­la­men­to bri­tan­ni­co ha sta­bi­li­to che i tipi­ci stan­dard di rischio del­l’U­KEF, che richie­do­no un pro­fit­to mode­sto, potreb­be­ro esse­re aggi­ra­ti quan­do si pre­sta dena­ro all’U­crai­na. Secon­do i ter­mi­ni del­l’ac­cor­do di finan­zia­men­to, gli obbli­ghi di ser­vi­zio del debi­to ucrai­no saran­no “sospe­si” fino al 2027 e il ter­mi­ne di rim­bor­so com­ple­to non sca­drà pri­ma del 2037.
In ter­mi­ni pra­ti­ci, l’ac­cor­do fun­zio­na come segue: in pri­mo luo­go, gli ucrai­ni si assi­cu­ra­no il pre­sti­to di 4,6 miliar­di di dol­la­ri dal­l’U­KEF, che è finan­zia­to dai con­tri­buen­ti bri­tan­ni­ci. Suc­ces­si­va­men­te, la divi­sio­ne acqui­sti del Mini­ste­ro del­la Dife­sa bri­tan­ni­co, Defen­se Equi­p­ment & Sup­port, effet­tua l’or­di­ne “per con­to” degli ucrai­ni e il dena­ro vie­ne tra­sfe­ri­to dal­l’U­KEF a Tha­les. Gli ucrai­ni paga­no gli inte­res­si sul pre­sti­to e rice­vo­no i mis­si­li. Il con­trat­to ha una dura­ta di dician­no­ve anni, il che signi­fi­ca che Tha­les non ha la respon­sa­bi­li­tà di con­se­gna­re l’ul­ti­mo lot­to del­l’or­di­ne fino al 2044.
Il gover­no bri­tan­ni­co ha orgo­glio­sa­men­te affer­ma­to che l’ac­cor­do cree­rà fino a 200 posti di lavo­ro nel­l’Ir­lan­da del Nord e pre­ser­ve­rà i posti di lavo­ro del­le cen­ti­na­ia di lavo­ra­to­ri già impie­ga­ti nel­lo sta­bi­li­men­to Tha­les di Bel­fa­st. Con un pas­si­vo di 23 milio­ni di dol­la­ri per posto di lavo­ro crea­to, il ritor­no sul­l’in­ve­sti­men­to è discu­ti­bi­le, soprat­tut­to per­ché il set­to­re mani­fat­tu­rie­ro del Regno Uni­to ha per­so 57.000 posti di lavo­ro dal­l’i­ni­zio del­la guer­ra. Per Tha­les, con la sua capi­ta­liz­za­zio­ne di mer­ca­to di 53 miliar­di di dol­la­ri, il van­tag­gio è più evi­den­te. Nei mesi pre­ce­den­ti l’ac­cor­do, il prez­zo del­le sue azio­ni è aumen­ta­to di qua­si il 100%.
Le con­tro­par­ti del­l’U­KEF in altri sta­ti del­l’UE inclu­do­no l’i­ta­lia­na SACE, la fran­ce­se Bpi­fran­ce, la dane­se EIFO, la fin­lan­de­se Finn­ve­ra e la bel­ga Cre­den­do. Tut­te han­no ero­ga­to pre­sti­ti all’Ucraina.

Il model­lo danese
La Dani­mar­ca, che ha una pro­du­zio­ne di dife­sa inter­na limi­ta­ta, ha spe­ri­men­ta­to un approc­cio uni­co per finan­zia­re lo sfor­zo bel­li­co ucrai­no. Inve­ce di pre­sta­re dena­ro all’U­crai­na per acqui­sta­re equi­pag­gia­men­ti euro­pei, la Dani­mar­ca ero­ga pre­sti­ti e sov­ven­zio­ni diret­ta­men­te alle azien­de ucrai­ne per pro­dur­re equi­pag­gia­men­ti in Ucrai­na. Gra­zie a que­sto model­lo, la Dani­mar­ca è diven­ta­ta il prin­ci­pa­le spon­sor del­l’U­crai­na in per­cen­tua­le del PIL e, da par­te sua, gli ucrai­ni non potreb­be­ro esse­re più sod­di­sfat­ti. A gen­na­io, l’al­lo­ra Pri­mo Mini­stro ucrai­no Denys Shmy­hal (attual­men­te Mini­stro del­la Dife­sa ucrai­no) ha dichia­ra­to alla Rada di spe­ra­re di vede­re 1 miliar­do di dol­la­ri rac­col­ti dal Model­lo Dane­se entro la fine di que­st’an­no. L’i­ni­zia­ti­va ha por­ta­to a una mas­sic­cia espan­sio­ne del­la capa­ci­tà indu­stria­le di dife­sa del­l’U­crai­na, che gli ucrai­ni pre­ve­do­no di rag­giun­ge­re i 35 miliar­di di dol­la­ri nel 2025. Se rag­giun­ge­rà l’o­biet­ti­vo, l’U­crai­na sfi­de­rà Regno Uni­to, Fran­cia, Ger­ma­nia e Ita­lia come prin­ci­pa­le pro­dut­to­re di dife­sa in Europa.
La Dani­mar­ca bene­fi­cia di que­sto accor­do in due modi prin­ci­pa­li. In pri­mo luo­go, in quan­to con­tri­bu­to­re net­to del­l’UE, le è sta­to con­sen­ti­to di orga­niz­za­re le spe­se col­let­ti­ve del­l’UE secon­do il model­lo dane­se, ma di con­teg­giar­le nel pro­prio obiet­ti­vo di spe­sa per la dife­sa del 5% del PIL del­la NATO. Oltre a con­sen­ti­re ai dane­si di evi­ta­re di spen­de­re i pro­pri sol­di, ciò con­sen­te loro di evi­ta­re ingen­ti inve­sti­men­ti nel­la pro­du­zio­ne mili­ta­re nazio­na­le, eli­mi­nan­do il rischio di costrui­re da zero un com­ples­so mili­ta­re-indu­stria­le che potreb­be diven­ta­re super­fluo alla fine del­la guerra.
In secon­do luo­go, le azien­de dane­si sono sta­te incen­ti­va­te a crea­re joint ven­tu­re dane­se-ucrai­ne in Ucrai­na, con il gover­no che sov­ven­zio­na fino al 70% dei costi di avvia­men­to. Que­ste joint ven­tu­re si basa­no su un mana­ge­ment dane­se, crean­do posti di lavo­ro azien­da­li ben retri­bui­ti, men­tre l’o­ne­re del lavo­ro edi­le e manua­le sfrut­ta i bas­si costi del lavo­ro ucrai­no. Il costo del lavo­ro in Ucrai­na è pari a solo 1/10 di quel­lo danese.
Que­ste joint ven­tu­re non sono uni­la­te­ra­li, poi­ché ad alcu­ne azien­de ucrai­ne è sta­to con­sen­ti­to di accet­ta­re una quo­ta di pro­prie­tà dane­se in cam­bio del­l’a­per­tu­ra di uffi­ci e linee di pro­du­zio­ne in Dani­mar­ca. Si trat­ta di un’e­sten­sio­ne e di un’in­ver­sio­ne del model­lo dane­se, poi­ché le azien­de ucrai­ne si accol­la­no il debi­to, emes­so dal­l’UE, e a loro vol­ta inve­sto­no in infra­strut­tu­re in Dani­mar­ca, anzi­ché effet­tua­re un ordi­ne di acqui­sto. Ciò ridu­ce al mini­mo il rischio danese.
Con que­sto model­lo alter­na­ti­vo, le azien­de ucrai­ne han­no avvia­to linee di pro­du­zio­ne per dro­ni e cen­tri di ripa­ra­zio­ne per radar di dife­sa aerea. L’ac­cor­do più impor­tan­te di que­sto tipo fino­ra pro­vie­ne da Fire Point, il pro­dut­to­re ucrai­no di dro­ni attual­men­te coin­vol­to in uno scan­da­lo di cor­ru­zio­ne, che pre­ve­de di pro­dur­re car­bu­ran­te per mis­si­li sul suo­lo danese.

Il mini­stro ucrai­no del­le indu­strie stra­te­gi­che Ale­xan­der Kamy­shin, l’am­mi­ni­stra­to­re dele­ga­to di Rhein­me­tall Armin Pap­per­ger e il vice­mi­ni­stro del­la Dife­sa Dmy­tro Kli­men­kov alla ceri­mo­nia di inau­gu­ra­zio­ne di un impian­to di ripa­ra­zio­ne Rhein­me­tall in Ucrai­na, giu­gno 2024 (Cre­dit: Ale­xan­der Kamyshin/Telegram)

La Dani­mar­ca non è l’u­ni­co Pae­se a ope­ra­re in que­sto con­te­sto. Rhein­me­tall ha aper­to impian­ti di ripa­ra­zio­ne per i pro­pri vei­co­li blin­da­ti in Ucrai­na e ha ten­ta­to di apri­re lì un impian­to per pro­iet­ti­li di arti­glie­ria, seb­be­ne que­sta ini­zia­ti­va abbia fat­to pochi pro­gres­si da quan­do è sta­ta annun­cia­ta nel 2024. Saab, KNDS, Colt CZ e FFG han­no annun­cia­to pro­get­ti simi­li. La tur­ca Bay­kar è sta­ta fino­ra l’u­ni­ca azien­da ad aver crea­to un impor­tan­te impian­to di pro­du­zio­ne di armi da dife­sa in ter­ri­to­rio ucrai­no, ma l’im­pian­to da 100 milio­ni di dol­la­ri è sta­to in gran par­te distrut­to da un attac­co rus­so ad ago­sto, pri­ma di poter esse­re operativo.
L’op­por­tu­ni­tà di apri­re un gran­de impian­to di dife­sa in un pae­se costan­te­men­te sot­to attac­co da par­te di una vasta gam­ma di muni­zio­ni rus­se è discu­ti­bi­le, il che potreb­be spie­ga­re per­ché i pia­ni in tal sen­so subi­sca­no note­vo­li ritar­di. Ma è comun­que uti­le chie­der­si per­ché gli appal­ta­to­ri euro­pei del­la dife­sa sia­no così entu­sia­sti di inve­sti­re dena­ro in Ucraina.
La base con­cet­tua­le del­l’in­te­ro model­lo dane­se, secon­do i dane­si, è tra­sfor­ma­re l’U­crai­na nell’ ”arse­na­le d’Eu­ro­pa”. Dopo una vit­to­ria o una situa­zio­ne di stal­lo ucrai­na, le azien­de di dife­sa euro­pee e le joint ven­tu­re UE-Ucrai­na tra­sfe­ri­reb­be­ro la loro pro­du­zio­ne in Ucrai­na, sfrut­tan­do i bas­sis­si­mi costi del lavo­ro e le rigi­de nor­ma­ti­ve impo­ste al gover­no e all’e­co­no­mia ucrai­ni dal FMI e dal­la Ban­ca Mon­dia­le come con­di­zio­ni di pre­sti­to. Que­ste con­di­zio­ni sono sta­te con­ce­pi­te a van­tag­gio dell’UE.
In que­sto uni­ver­so, l’U­crai­na diven­te­reb­be il cen­tro del­la pro­du­zio­ne di armi euro­pea, e for­se del­la mani­fat­tu­ra in gene­ra­le. Gli ele­va­ti costi del lavo­ro e le pre­sta­zio­ni socia­li nel­l’UE limi­ta­no i mar­gi­ni di pro­fit­to, anche nel mon­do distor­to del­la dife­sa. L’U­crai­na, con il suo gover­no e la sua eco­no­mia sot­to il con­trol­lo di isti­tu­zio­ni come il FMI, potreb­be esse­re costret­ta a impor­ta­re milio­ni di lavo­ra­to­ri migran­ti da pae­si come l’In­dia, man­te­nen­do bas­si i costi del lavo­ro e com­pen­san­do al con­tem­po la cri­si demo­gra­fi­ca cau­sa­ta dal­la guer­ra. Think tank come Easy­Bu­si­ness han­no già deli­nea­to il nume­ro di lavo­ra­to­ri neces­sa­ri e il pro­ces­so nor­ma­ti­vo per la loro impor­ta­zio­ne. I con­glo­me­ra­ti euro­pei e le joint ven­tu­re a mag­gio­ran­za euro­pea ne rac­co­glie­reb­be­ro i frutti.

Truc­chi sporchi
Nel frat­tem­po, l’U­crai­na è diven­ta­ta un Far West mili­ta­re-indu­stria­le. Azien­de come Fire Point, che solo pochi anni fa era un’a­gen­zia di casting per pro­du­zio­ni tele­vi­si­ve, si sono assi­cu­ra­te miliar­di di dol­la­ri in con­trat­ti per la dife­sa. La pro­ce­du­ra di gara per gli appal­ti gover­na­ti­vi – tipi­ca­men­te soste­nu­ta da fon­di euro­pei – è opa­ca e per­mea­ta dal­la cor­ru­zio­ne. I rit­mi di pro­du­zio­ne sono avvol­ti nel segre­to e le strut­tu­re ven­go­no costrui­te in loca­li­tà segre­te. Deci­ne di impor­tan­ti con­trat­ti di dife­sa ucrai­ni sono sta­ti asse­gna­ti ad azien­de che han­no pre­sen­ta­to le offer­te più alte, il che impli­ca cor­ru­zio­ne. Ven­go­no effet­tua­ti paga­men­ti per armi che non ven­go­no mai con­se­gna­te. Enor­mi paga­men­ti in ecces­so sono all’or­di­ne del gior­no. I traf­fi­can­ti di armi inter­na­zio­na­li si aggiu­di­ca­no con­trat­ti miliar­da­ri che non sono in gra­do di onorare.
Diver­se azien­de euro­pee del set­to­re del­la dife­sa sono sta­te coin­vol­te in scan­da­li di cor­ru­zio­ne lega­ti alla for­ni­tu­ra di armi all’U­crai­na. La Dani­mar­ca ha for­ni­to cen­ti­na­ia di milio­ni di dol­la­ri a Fire Point, che ora è accu­sa­ta di aver fal­si­fi­ca­to i suoi rit­mi di pro­du­zio­ne di dro­ni e del mis­si­le da cro­cie­ra FP‑1 “Fla­min­go”. L’a­zien­da ha rice­vu­to qua­si il 10% del bud­get nazio­na­le ucrai­no per gli appal­ti del­la dife­sa nel 2024. Il mini­stro del­la Dife­sa dane­se Troels Lund Poul­sen ha pub­bli­ca­men­te dife­so la partnership.

Scan­da­li di cor­ru­zio­ne simi­li han­no coin­vol­to l’a­zien­da polac­ca PHU Lech­mar – bene­fi­cia­ria di un con­trat­to alta­men­te sospet­to da 553 milio­ni di euro per la for­ni­tu­ra di pro­iet­ti­li d’ar­ti­glie­ria dal­la Guar­dia di fron­tie­ra ucrai­na – e il grup­po ceco STV, che ha riven­du­to pro­iet­ti­li tur­chi all’U­crai­na a prez­zi enor­me­men­te gon­fia­ti. Nel 2022, il traf­fi­can­te d’ar­mi ucrai­no Lviv Arse­nal ha cospi­ra­to con fun­zio­na­ri del Mini­ste­ro del­la Dife­sa ucrai­no per sot­trar­re 40 milio­ni di dol­la­ri attra­ver­so un accor­do frau­do­len­to per pro­iet­ti­li da mor­ta­io. Il dena­ro del gover­no ucrai­no, un paga­men­to anti­ci­pa­to del 97% – il limi­te mas­si­mo stan­dard per tali accor­di è del 50% – è pas­sa­to da Lviv Arse­nal attra­ver­so una serie di socie­tà fit­ti­zie in Slo­vac­chia e Croa­zia pri­ma di scom­pa­ri­re. I pro­iet­ti­li da mor­ta­io, con un sovrap­prez­zo di qua­si il 100% rispet­to al prez­zo di mer­ca­to, non sono mai sta­ti con­se­gna­ti. Ad ago­sto, l’Uf­fi­cio Nazio­na­le Anti­cor­ru­zio­ne ha sco­per­to un com­plot­to da 11 milio­ni di dol­la­ri che coin­vol­ge­va mem­bri del par­la­men­to ucrai­no, fun­zio­na­ri del gover­no regio­na­le, la Guar­dia Nazio­na­le ucrai­na e un pro­dut­to­re nazio­na­le di dro­ni non specificato.
Que­sta for­ma di cor­ru­zio­ne meschi­na è di scar­so bene­fi­cio per i con­glo­me­ra­ti euro­pei del­la dife­sa con capi­ta­liz­za­zio­ni di mer­ca­to che si avvi­ci­na­no ai 100 miliar­di di dol­la­ri, ma un ambien­te in cui tale cor­ru­zio­ne è tol­le­ra­ta è un ambien­te in cui for­me più ambi­gue di cor­ru­zio­ne e con­cus­sio­ne pos­so­no pro­spe­ra­re. Anche nel­l’UE, rigi­da­men­te rego­la­men­ta­ta, la cor­ru­zio­ne è dila­gan­te. Negli ulti­mi anni sono sta­ti sco­per­ti milio­ni di euro in tan­gen­ti paga­te in cam­bio di accor­di miliar­da­ri da illu­stri appal­ta­to­ri euro­pei del­la dife­sa come Air­bus, BAE Systems, Das­sault, Thys­sen­Krupp e per­si­no Rhein­me­tall. Nel­l’in­du­stria mon­dia­le degli arma­men­ti, la cor­ru­zio­ne è la nor­ma piut­to­sto che un’aberrazione.
Cia­scu­no di que­sti appal­ta­to­ri del­la dife­sa è diret­ta­men­te coin­vol­to in accor­di di appal­to con l’U­crai­na. Que­ste azien­de ope­ra­no da decen­ni in un’e­po­ca di rela­ti­va pace in Euro­pa, e la guer­ra rap­pre­sen­ta un’op­por­tu­ni­tà irri­pe­ti­bi­le. Costi­tuen­do joint ven­tu­re con azien­de ucrai­ne, pos­so­no par­ti­re subi­to con le neces­sa­rie con­nes­sio­ni ucrai­ne per assi­cu­rar­si con­trat­ti van­tag­gio­si dal gover­no ucrai­no, che fun­ge da sno­do cen­tra­le ver­so cui afflui­sco­no som­me di dena­ro pub­bli­co sen­za pre­ce­den­ti dal­l’Eu­ro­pa, per poi tor­na­re indie­tro. Seb­be­ne la cor­ru­zio­ne pos­sa esse­re all’or­di­ne del gior­no nel­l’U­nio­ne Euro­pea, è la real­tà fon­da­men­ta­le che sostie­ne l’in­te­ro pro­get­to ucrai­no. Lon­ta­no dagli occhi atten­ti del­le auto­ri­tà di rego­la­men­ta­zio­ne euro­pee, il com­ples­so mili­ta­re-indu­stria­le del­l’UE sta viven­do un perio­do di gran­de prosperità.

Divi­den­di
Sen­za l’im­po­nen­te aumen­to del­la spe­sa per la dife­sa, l’e­co­no­mia tede­sca avreb­be regi­stra­to un net­to calo del PIL dal 2022, inve­ce di una cre­sci­ta estre­ma­men­te mode­sta del­lo 0,2%. Per l’UE nel suo com­ples­so, la spe­sa per la dife­sa ha rap­pre­sen­ta­to fino al 20% del­la cre­sci­ta dal 2022. Seb­be­ne il con­tri­bu­to al PIL del set­to­re del­la dife­sa sia anco­ra esi­guo, gran par­te di ciò è dovu­to al cru­de­le pat­to sti­pu­la­to tra gli Sta­ti Uni­ti – che han­no fis­sa­to l’o­biet­ti­vo del 5% del PIL per la spe­sa per la dife­sa – e gli altri Sta­ti mem­bri del­la NATO. L’UE con­ti­nua a impor­ta­re la mag­gior par­te dei suoi pro­dot­ti mili­ta­ri, a tut­to van­tag­gio degli Sta­ti Uni­ti e di Sta­ti ter­zi come la Turchia.
Ma i pia­ni futu­ri del­l’UE mira­no a cor­reg­ge­re que­sta situa­zio­ne. In poli­ti­ca eco­no­mi­ca, l’ef­fet­to del­la spe­sa pub­bli­ca si misu­ra in base al suo effet­to mol­ti­pli­ca­to­re: un mol­ti­pli­ca­to­re pari a uno signi­fi­ca che per ogni euro spe­so, un euro vie­ne aggiun­to al PIL. Un mol­ti­pli­ca­to­re infe­rio­re a uno impli­ca che per ogni euro spe­so, vie­ne gene­ra­to meno di un euro di PIL tota­le. La spe­sa mili­ta­re ha in gene­re un mol­ti­pli­ca­to­re infe­rio­re (infe­rio­re a 1) rispet­to ad altri tipi di spe­sa, come i pro­get­ti infra­strut­tu­ra­li. Per otte­ne­re il mol­ti­pli­ca­to­re più ele­va­to pos­si­bi­le, la spe­sa per la dife­sa dovreb­be esse­re ideal­men­te desti­na­ta alla ricer­ca e svi­lup­po ad alta tec­no­lo­gia, piut­to­sto che al per­so­na­le. Attual­men­te gli euro­pei spen­do­no mol­to di più per il per­so­na­le che per la ricer­ca e gli appalti.

L’U­crai­na rap­pre­sen­ta un’op­por­tu­ni­tà per cam­bia­re que­sta situa­zio­ne. Le impre­se di pro­prie­tà euro­pea che for­ni­sco­no armi all’U­crai­na pos­so­no effet­ti­va­men­te gene­ra­re la pro­pria doman­da, facen­do pres­sio­ne sui pro­pri gover­ni affin­ché emet­ta­no nuo­vo debi­to per finan­zia­re gli accor­di di approv­vi­gio­na­men­to. Gran par­te del­la spe­sa nel­le fasi ini­zia­li del­la guer­ra è sta­ta desti­na­ta all’ac­qui­sto di siste­mi esi­sten­ti, piut­to­sto che alla ricer­ca di nuo­vi. Ma il model­lo dane­se imma­gi­na l’U­crai­na come un vasto labo­ra­to­rio per gli appal­ta­to­ri euro­pei del­la dife­sa. Man mano che le joint ven­tu­re euro-ucrai­ne con­ver­to­no ingen­ti som­me di dena­ro in ricer­ca e svi­lup­po in armi, que­ste pos­so­no esse­re testa­te sul cam­po imme­dia­ta­men­te e poi ven­du­te in tut­to il mondo.
Dopo diver­si anni di nuo­vi pro­get­ti indu­stria­li, i costi di costru­zio­ne ini­zia­li pos­so­no ora esse­re ammor­tiz­za­ti attra­ver­so le nor­ma­li ope­ra­zio­ni. E le spe­se per la dife­sa non han­no anco­ra rag­giun­to nem­me­no la metà del­l’o­biet­ti­vo euro­peo. Il mag­gio­re impat­to nega­ti­vo sul mol­ti­pli­ca­to­re del­la spe­sa per la dife­sa euro­pea è la per­cen­tua­le di tale spe­sa desti­na­ta alle impor­ta­zio­ni, poi­ché con­tri­bui­sco­no al PIL del­l’e­spor­ta­to­re, anzi­ché a quel­lo del­l’Eu­ro­pa. Tut­ta­via, la quo­ta di spe­sa desti­na­ta alle impor­ta­zio­ni sta ini­zian­do a dimi­nui­re costantemente.

Il pia­no euro­peo pre­sen­ta diver­si pro­ble­mi. La spe­sa pub­bli­ca finan­zia­ta da aumen­ti del­le impo­ste ten­de a ridur­re in modo per­ma­nen­te l’ef­fet­to mol­ti­pli­ca­to­re di tale spe­sa, men­tre il finan­zia­men­to tra­mi­te debi­to aumen­ta tem­po­ra­nea­men­te un mol­ti­pli­ca­to­re. Tut­ta­via, se il rap­por­to debito/PIL di un pae­se diven­ta trop­po ele­va­to, o se il ser­vi­zio del debi­to diven­ta un one­re, il mol­ti­pli­ca­to­re può diven­ta­re nega­ti­vo. Sto­ri­ca­men­te, la spe­sa per la dife­sa è sta­ta finan­zia­ta con un debi­to pub­bli­co cre­scen­te, e que­sto è il pia­no per l’Eu­ro­pa. Que­st’e­sta­te, il Con­si­glio euro­peo ha atti­va­to una dispo­si­zio­ne del Pat­to di sta­bi­li­tà e cre­sci­ta, deno­mi­na­ta clau­so­la di sal­va­guar­dia nazio­na­le, che con­sen­ti­rà a 15 Sta­ti mem­bri di supe­ra­re il nor­ma­le limi­te UE per la spe­sa in defi­cit. La guer­ra in Ucrai­na e la neces­si­tà di aumen­ta­re la spe­sa sono sta­te cita­te come motivazione.
Assu­mer­si un debi­to ecces­si­vo per finan­zia­re la dife­sa, e di con­se­guen­za sti­mo­la­re l’e­co­no­mia del­l’UE, è un modo per riman­da­re la que­stio­ne. Ita­lia, Fran­cia, Bel­gio e Spa­gna han­no supe­ra­to il 100% del rap­por­to debito/PIL, men­tre Por­to­gal­lo, Austria, Unghe­ria, Polo­nia e Slo­vac­chia sono sot­to osser­va­zio­ne ai sen­si del­la Pro­ce­du­ra per i disa­van­zi ecces­si­vi del­l’UE per la loro spe­sa in defi­cit. Il rap­por­to del Regno Uni­to è al 103%, men­tre quel­lo del­la Ger­ma­nia è aumen­ta­to di ben il 25% solo que­st’an­no. Con l’e­co­no­mia tede­sca sta­gnan­te e l’ef­fet­to mol­ti­pli­ca­to­re del­la spe­sa per la dife­sa ben al di sot­to di uno, gli euro­pei si stan­no sca­van­do una fos­sa nel lun­go termine.

I pro­gres­si del set­to­re del­la dife­sa sono sta­ti signi­fi­ca­ti­vi. Il peso per­cen­tua­le del set­to­re sul mer­ca­to euro­peo com­ples­si­vo è tri­pli­ca­to dal 2022, supe­ran­do di sei vol­te il mer­ca­to nel suo com­ples­so. Tut­ta­via, l’eu­ro­peo medio non ne ha bene­fi­cia­to. La dife­sa impie­ga cir­ca mez­zo milio­ne di per­so­ne nel­l’UE, ma l’au­men­to del­l’oc­cu­pa­zio­ne è sta­to mode­sto, con cir­ca 50.000 nuo­vi posti di lavo­ro. Nel frat­tem­po, l’in­du­stria mani­fat­tu­rie­ra tra­di­zio­na­le ha subi­to per­di­te di oltre un milio­ne di posti di lavo­ro negli ulti­mi cin­que anni. La sola Ger­ma­nia ha per­so 600.000 posti di lavo­ro nel set­to­re mani­fat­tu­rie­ro dal 2022.

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Nel­la miglio­re del­le ipo­te­si, la stra­te­gia euro­pea di spe­sa per la dife­sa sem­bra offri­re un modo per man­te­ne­re la sta­gna­zio­ne, piut­to­sto che per rag­giun­ge­re la cre­sci­ta. Ma al di là del­le pre­oc­cu­pa­zio­ni eco­no­mi­che, ha fun­zio­na­to come un’in­ge­gno­sa solu­zio­ne poli­ti­ca. Inve­ce di affron­ta­re di pet­to i pro­ble­mi eco­no­mi­ci del­l’UE, i gover­ni del­l’U­nio­ne sono sta­ti in gra­do di rici­cla­re un mas­sic­cio pia­no di sti­mo­lo eco­no­mi­co come solu­zio­ne a una vio­len­ta minac­cia ester­na. È sta­ta eret­ta una fac­cia­ta corag­gio­sa per copri­re una poli­ti­ca fisca­le cini­ca – e pro­ba­bil­men­te irre­spon­sa­bi­le. Fare appel­lo alla mora­li­tà, all’i­deo­lo­gia e alla pau­ra ha avu­to un ampio suc­ces­so e la popo­la­zio­ne euro­pea ha per lo più accet­ta­to il messaggio.
Per que­sto moti­vo, è alta­men­te impro­ba­bi­le che l’UE tol­le­ri una con­clu­sio­ne anti­ci­pa­ta del­la guer­ra in Ucrai­na. Rischia di per­de­re la giu­sti­fi­ca­zio­ne del­le sue spe­se, i lucro­si con­trat­ti per i suoi set­to­ri del­la dife­sa, deci­ne di miliar­di di pre­sti­ti che l’U­crai­na non sarà in gra­do di rim­bor­sa­re e gli ingen­ti inve­sti­men­ti effet­tua­ti in infra­strut­tu­re mili­ta­re-indu­stria­li. Il sogno degli euro­pei di un pro­get­to estrat­ti­vo gene­ra­zio­na­le sot­to for­ma di un’U­crai­na pro­stra­ta e inde­bi­ta­ta, un Pae­se al di fuo­ri del­l’UE ma con ogni accor­do com­mer­cia­le ed eco­no­mi­co sti­pu­la­to esclu­si­va­men­te per il suo bene­fi­cio, rischia di esse­re distrut­to da un eser­ci­to rus­so in costan­te avanzata.
Qual­sia­si solu­zio­ne che non sia un per­ma­nen­te sta­to di guer­ra potreb­be poten­zial­men­te rive­lar­si disa­stro­sa. Se l’U­crai­na o il pro­get­to di spe­sa del­la NATO doves­se­ro crol­la­re, aspet­ta­te­vi gran­di scon­vol­gi­men­ti in tut­to il continente.


(Tra­du­zio­ne dal­l’in­gle­se di Erne­sto Russo)