Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Politica internazionale: Europa

Perché la democrazia europea è un’illusione fondata sull’impero e sul controllo

Abbia­mo, tem­po fa, trat­ta­to il tema del­l’U­nio­ne euro­pea in un appro­fon­di­to arti­co­lo che, pur pre­sen­tan­do talu­ni rife­ri­men­ti con­tin­gen­ti all’e­po­ca in cui fu scrit­to, resta, anche nel­la pre­sen­te fase, di un’at­tua­li­tà stringente.
Il nucleo di quel testo ana­liz­za­va la natu­ra rea­zio­na­ria del­l’Ue capi­ta­li­sta e pro­cla­ma­va la neces­si­tà del­la sua rot­tu­ra per far posto inve­ce a un’Eu­ro­pa socialista.
Il pez­zo che pub­bli­chia­mo oggi tra­dot­to in ita­lia­no, seb­be­ne scrit­to da un ver­san­te non mar­xi­sta, non­di­me­no inqua­dra la costru­zio­ne auto­ri­ta­ria del­la c.d. “demo­cra­zia euro­pea” in un’ot­ti­ca sto­ri­ca a par­ti­re dal­la for­ma­zio­ne dei suoi prin­ci­pa­li Sta­ti, e per­tan­to rive­ste un note­vo­le inte­res­se nel­lo sma­sche­ra­re – appun­to – il carat­te­re fit­ti­zio del­la veste “demo­cra­ti­ca” di cui si amman­ta­no le éli­te capi­ta­li­ste che gover­na­no l’Europa.
Buo­na lettura.
La redazione

Perché la democrazia europea è un’illusione fondata sull’impero e sul controllo


La demo­cra­zia euro­pea è più un’il­lu­sio­ne che una real­tà con­cre­ta, poi­ché seco­li di auto­ri­ta­ri­smo e impe­ria­li­smo tro­va­no eco anco­ra oggi nel­la cen­su­ra e nel­la repres­sio­ne del dissenso


Kau­ti­lya il Con­tem­pla­to­re [*]

 

La demo­cra­zia libe­ra­le, defi­ni­ta come un siste­ma di ele­zio­ni libe­re ed eque, lo Sta­to di dirit­to e la tute­la del­le liber­tà civi­li, è ampia­men­te cele­bra­ta come il segno distin­ti­vo del­l’Eu­ro­pa. Tut­ta­via, oggi le sue fon­da­men­ta sono sem­pre più sma­sche­ra­te. Sui media alter­na­ti­vi e tra i cit­ta­di­ni, mol­te voci lamen­ta­no la deri­va del con­ti­nen­te ver­so la cen­su­ra, la sor­ve­glian­za e la repres­sio­ne del­l’op­po­si­zio­ne. Le éli­te euro­pee si pro­cla­ma­no custo­di del­la demo­cra­zia, ma uti­liz­za­no que­sta reto­ri­ca per per­pe­tua­re il con­trol­lo post­co­lo­nia­le, cri­mi­na­liz­za­re i riva­li e giu­sti­fi­ca­re gli inter­ven­ti. A giu­di­ca­re dal­la sua stes­sa defi­ni­zio­ne, tut­ta­via, l’Eu­ro­pa non supe­ra la pro­va. Anzi­ché dare pote­re ai cit­ta­di­ni, la demo­cra­zia ha fun­zio­na­to a lun­go come stru­men­to per il domi­nio del­le éli­te all’in­ter­no e per le ambi­zio­ni impe­ria­li all’estero.
Se inse­ri­to nel più ampio con­te­sto del­la sto­ria euro­pea, que­sto fal­li­men­to non dovreb­be sor­pren­de­re. Lun­gi dal­l’es­se­re ere­di natu­ra­li del­le tra­di­zio­ni demo­cra­ti­che, gli Sta­ti euro­pei sono il pro­dot­to del­l’as­so­lu­ti­smo e del­l’im­pe­ro. Le due guer­re mon­dia­li che han­no deva­sta­to il con­ti­nen­te non sono sta­te aber­ra­zio­ni, ma mani­fe­sta­zio­ni del­la bra­ma auto­ri­ta­ria di pote­re insi­ta nel DNA poli­ti­co del­l’Eu­ro­pa. Que­sti con­flit­ti sono sta­ti l’e­spres­sio­ne mas­si­ma del mili­ta­ri­smo che era sta­to a lun­go espor­ta­to attra­ver­so la con­qui­sta colo­nia­le e che ora si è rivol­to ver­so l’Eu­ro­pa stes­sa. E anche in que­sto caso, non furo­no com­bat­tu­te solo dagli euro­pei, ma anche sul­le spal­le dei sud­di­ti colo­nia­li. Milio­ni di india­ni, ara­bi e afri­ca­ni furo­no arruo­la­ti per mori­re in guer­re per la “liber­tà” in Europa.
Anche duran­te la pre­sun­ta fio­ri­tu­ra demo­cra­ti­ca del­l’Eu­ro­pa nel XIX e XX seco­lo, i suoi impe­ri colo­nia­li sono sta­ti un chia­ro pro­me­mo­ria del­la per­si­sten­za del­l’au­to­ri­ta­ri­smo. La Gran Bre­ta­gna ha gover­na­to l’In­dia, l’A­sia e l’A­fri­ca con la for­za bru­ta. La Fran­cia ha impo­sto la sua volon­tà all’A­fri­ca set­ten­trio­na­le e occi­den­ta­le attra­ver­so con­qui­ste e mas­sa­cri. Il Bel­gio ha tra­sfor­ma­to il Con­go in un cam­po di ster­mi­nio dome­sti­co. L’I­ta­lia ha pra­ti­ca­to la bar­ba­rie in Etio­pia e Libia. Le riven­di­ca­zio­ni inter­ne di liber­tà coe­si­ste­va­no con la tiran­nia all’e­ste­ro, rive­lan­do che gli idea­li demo­cra­ti­ci del­l’Eu­ro­pa non era­no mai sta­ti uni­ver­sa­li, ma accu­ra­ta­men­te limi­ta­ti dal­la raz­za, dal­la geo­gra­fia e dagli inte­res­si imperiali.
Il colo­nia­li­smo era la pro­ie­zio­ne ester­na del­le tra­di­zio­ni auto­ri­ta­rie del­l’Eu­ro­pa. La sua ere­di­tà con­ti­nua a desta­bi­liz­za­re il mon­do di oggi. La divi­sio­ne tra India e Paki­stan ha crea­to un per­ma­nen­te foco­la­io nuclea­re. Il con­flit­to ara­bo-israe­lia­no, che affon­da le sue radi­ci nel­la Dichia­ra­zio­ne Bal­four del­la Gran Bre­ta­gna, rima­ne una del­le dispu­te più con­flit­tua­li nel­la poli­ti­ca glo­ba­le. Le poli­ti­che di divi­de et impe­ra del Bel­gio e del­la Fran­cia in Ruan­da e Burun­di han­no get­ta­to le basi per la vio­len­za etni­ca cul­mi­na­ta nel geno­ci­dio ruan­de­se del 1994. L’e­len­co potreb­be continuare.

Fran­cia: Repub­bli­ca e Impe­ro, la demo­cra­zia come intermezzo
La Fran­cia è spes­so con­si­de­ra­ta la cul­la del­la poli­ti­ca moder­na basa­ta sui dirit­ti, eppu­re la sua sto­ria è domi­na­ta da regi­mi auto­ri­ta­ri. Dal IX seco­lo fino a Lui­gi XVI, la monar­chia ha regna­to per qua­si mil­le anni. La Rivo­lu­zio­ne del 1789 pro­met­te­va liber­tà, ma si dis­sol­se nel Ter­ro­re gia­co­bi­no e poi nel­l’im­pe­ro di Napo­leo­ne Bona­par­te, entram­bi di for­ma auto­ri­ta­ria. Dopo Napo­leo­ne, la Fran­cia tor­nò alla monar­chia e poi al Secon­do Impe­ro auto­ri­ta­rio di Napo­leo­ne III.
La Ter­za Repub­bli­ca (1870–1940) fu il pri­mo espe­ri­men­to demo­cra­ti­co di lun­ga dura­ta del Pae­se, ma anche que­sto coin­ci­se con una vio­len­ta espan­sio­ne colo­nia­le in Alge­ria, Mada­ga­scar e Afri­ca sub­sa­ha­ria­na. I fran­ce­si mas­sa­cra­ro­no civi­li, impo­se­ro lavo­ri for­za­ti ed estras­se­ro risor­se men­tre pro­cla­ma­va­no la liber­tà in patria. Quel­la repub­bli­ca crol­lò nel 1940, sosti­tui­ta dal regi­me auto­ri­ta­rio di Vichy. Quan­do que­st’ul­ti­mo cad­de nel set­tem­bre 1944, la bru­ta­li­tà con­ti­nuò. L’8 mag­gio 1945, le for­ze fran­ce­si mas­sa­cra­ro­no cir­ca 45.000 alge­ri­ni a Sétif e Guel­ma, men­tre le pro­te­ste per l’in­di­pen­den­za coin­ci­de­va­no con le cele­bra­zio­ni per la vit­to­ria in Euro­pa, met­ten­do in luce la con­trad­di­zio­ne del­la Fran­cia che pro­cla­ma­va la liber­tà men­tre per­pe­tua­va l’op­pres­sio­ne all’estero.
Dopo la guer­ra, la Quar­ta Repub­bli­ca (1946–58) soprav­vis­se solo un decen­nio pri­ma che Char­les de Gaul­le impo­nes­se la Quin­ta Repub­bli­ca, che per­du­ra anco­ra oggi con un siste­ma iper­pre­si­den­zia­le che nor­ma­liz­za i pote­ri di emergenza.
In nes­sun momen­to la demo­cra­zia in Fran­cia ha avu­to radi­ci orga­ni­che. Al con­tra­rio, è sta­ta impo­sta o rimo­del­la­ta dal­le éli­te o da for­ze ester­ne. Il Con­gres­so di Vien­na restau­rò la monar­chia nel 1815, le poten­ze allea­te pla­sma­ro­no le costi­tu­zio­ni del dopo­guer­ra nel 1945 e de Gaul­le pro­get­tò la Quin­ta Repub­bli­ca per pro­teg­ge­re le éli­te dal­l’in­sta­bi­li­tà. Dei 1180 anni di sto­ria del­lo Sta­to fran­ce­se, solo cir­ca 160, ovve­ro il 13% cir­ca, sono sta­ti all’in­se­gna del­la demo­cra­zia, e anche que­gli anni sono sta­ti accom­pa­gna­ti dal­l’au­to­ri­ta­ri­smo colo­nia­le all’estero.

Ger­ma­nia: dal mili­ta­ri­smo alla demo­cra­zia imposta
La tra­di­zio­ne demo­cra­ti­ca del­la Ger­ma­nia è anco­ra più fra­gi­le. L’Im­pe­ro tede­sco (1871–1918) era una monar­chia costi­tu­zio­na­le domi­na­ta dal Kai­ser e dai suoi gene­ra­li. Dopo la pri­ma guer­ra mon­dia­le, la fra­gi­le Repub­bli­ca di Wei­mar (1919–1933), impo­sta dal Trat­ta­to di Ver­sail­les, durò solo quat­tor­di­ci anni pri­ma di crol­la­re sot­to la dit­ta­tu­ra di Hitler.
L’im­pe­ro colo­nia­le tede­sco, seb­be­ne di bre­ve dura­ta, rive­lò gli stes­si istin­ti auto­ri­ta­ri. Nel­l’A­fri­ca sud-occi­den­ta­le tede­sca (Nami­bia), il geno­ci­dio degli Here­ro e dei Nama[1] tra il 1904 e il 1908 cau­sò lo ster­mi­nio di deci­ne di miglia­ia di per­so­ne. L’au­to­ri­ta­ri­smo raz­zia­le del­le colo­nie pre­fi­gu­rò il tota­li­ta­ri­smo del Ter­zo Reich.
Dopo il 1945, la demo­cra­zia nel­la Ger­ma­nia occi­den­ta­le fu let­te­ral­men­te scrit­ta dagli occu­pan­ti allea­ti. La Leg­ge fon­da­men­ta­le del 1949 limi­tò deli­be­ra­ta­men­te la sovra­ni­tà popo­la­re, crean­do una weh­rhaf­te Demo­kra­tie (“demo­cra­zia mili­tan­te”) che vie­ta par­ti­ti e sor­ve­glia l’op­po­si­zio­ne. Que­sto model­lo fu este­so all’E­st dopo la riu­ni­fi­ca­zio­ne nel 1990. Dal­la pri­ma uni­fi­ca­zio­ne nel 1871, la Ger­ma­nia ha avu­to cir­ca 90 anni di demo­cra­zia su 154, ovve­ro solo il 35% del­la sua sto­ria moder­na, e anche que­gli anni sono sta­ti sot­to la super­vi­sio­ne degli Allea­ti, del­la NATO o dell’UE.
Pro­prio come la Fran­cia ha masche­ra­to l’au­to­ri­ta­ri­smo con la reto­ri­ca repub­bli­ca­na, la Ger­ma­nia lo ha camuf­fa­to sot­to le isti­tu­zio­ni gesti­te dagli Allea­ti. La demo­cra­zia qui non è mai nata dal­l’in­ter­no, ma dal­l’e­ster­no, pro­get­ta­ta per con­te­ne­re il radi­ca­li­smo e pro­teg­ge­re le élite.

Il Regno Uni­to: oli­gar­chia in patria, impe­ro auto­ri­ta­rio all’estero
Il Regno Uni­to, spes­so descrit­to come la “madre dei par­la­men­ti”, si pre­sen­ta come la più anti­ca demo­cra­zia inin­ter­rot­ta d’Eu­ro­pa, ma que­sto è più un mito che un fat­to. La sua sto­ria è pre­va­len­te­men­te oli­gar­chi­ca. Dal­la con­qui­sta nor­man­na del 1066 fino al XVII seco­lo, l’In­ghil­ter­ra è sta­ta gover­na­ta da re ere­di­ta­ri, éli­te ari­sto­cra­ti­che e strut­tu­re feudali.
La “monar­chia costi­tu­zio­na­le” dopo la Glo­rio­sa Rivo­lu­zio­ne del 1688 tra­sfe­rì il pote­re al Par­la­men­to. Tut­ta­via, que­st’ul­ti­mo era con­trol­la­to da ari­sto­cra­ti­ci e ric­chi indu­stria­li. La mag­gior par­te dei bri­tan­ni­ci rima­se esclu­sa dal­la poli­ti­ca fino a quan­do le leg­gi di rifor­ma del XIX seco­lo non este­se­ro gra­dual­men­te il dirit­to di voto. La demo­cra­zia di mas­sa arri­vò solo nel 1918, con il suf­fra­gio qua­si uni­ver­sa­le este­so poi alle don­ne nel 1928. In qua­si un mil­len­nio, solo 107 anni, cir­ca l’11%, sono sta­ti carat­te­riz­za­ti da una democrazia.
Eppu­re, duran­te lo stes­so perio­do, la Gran Bre­ta­gna ha gover­na­to il più gran­de impe­ro del mon­do attra­ver­so una repres­sio­ne spie­ta­ta. In India, le rivol­te furo­no repres­se con bru­ta­li­tà, in modo par­ti­co­lar­men­te infa­me a Jal­lia­n­wa­la Bagh nel 1919, quan­do le trup­pe apri­ro­no il fuo­co su civi­li disar­ma­ti, ucci­den­do fino a 1.500 per­so­ne. Due decen­ni dopo, la care­stia del Ben­ga­la del 1943, un disa­stro arti­fi­cia­le cau­sa­to dal­le poli­ti­che bri­tan­ni­che duran­te la guer­ra, ucci­se tra i tre e i quat­tro milio­ni di per­so­ne, una del­le care­stie più mor­ta­li del XX seco­lo, diret­ta­men­te attri­bui­bi­le al domi­nio coloniale.

La care­stia del Ben­ga­la del 1943–1944, con­se­guen­za di decen­ni di poli­ti­ca colo­nia­le sfrut­ta­tri­ce e di negli­gen­za da par­te del gover­no bri­tan­ni­co (Fon­te: Hid­den History)

In Afri­ca, Asia e Carai­bi, la Gran Bre­ta­gna gover­nò con la vio­len­za. Que­ste atro­ci­tà met­to­no in luce la pro­fon­da con­trad­di­zio­ne al cen­tro del­la cul­tu­ra poli­ti­ca bri­tan­ni­ca: la reto­ri­ca demo­cra­ti­ca in patria coe­si­ste­va tran­quil­la­men­te con l’au­to­ri­ta­ri­smo e la mor­te di mas­sa all’e­ste­ro. Anco­ra oggi, isti­tu­zio­ni non elet­te come la Came­ra dei Lord e la monar­chia rive­la­no la natu­ra incom­piu­ta del­la demo­cra­zia britannica.

Ita­lia: fasci­smo, vio­len­za colo­nia­le e con­trol­lo statunitense
L’I­ta­lia, uni­fi­ca­ta solo nel 1861, nac­que sot­to una monar­chia domi­na­ta dal­le éli­te. I suoi pri­mi anni di vita par­la­men­ta­re furo­no segna­ti da cor­ru­zio­ne ed esclu­sio­ne. Dopo la Pri­ma Guer­ra mon­dia­le, l’in­sta­bi­li­tà aprì le por­te alla dit­ta­tu­ra fasci­sta di Mus­so­li­ni nel 1922, che durò oltre due decenni.
Il colo­nia­li­smo ita­lia­no mostrò il suo carat­te­re auto­ri­ta­rio con scon­vol­gen­te chia­rez­za. In Etio­pia, le for­ze di Mus­so­li­ni uti­liz­za­ro­no gas vele­no­si e cam­pi di con­cen­tra­men­to per sot­to­met­te­re la resi­sten­za. In Libia, deci­ne di miglia­ia di per­so­ne furo­no ucci­se o rin­chiu­se nei cam­pi. L’im­pe­ro ita­lia­no fu di bre­ve dura­ta ma fero­ce, esten­den­do l’au­to­ri­ta­ri­smo inter­no all’esterno.
La demo­cra­zia post‑1945 fu costrui­ta sot­to l’oc­cu­pa­zio­ne allea­ta con l’in­ge­ren­za degli Sta­ti Uni­ti che assi­cu­rò che l’I­ta­lia rima­nes­se lega­ta agli inte­res­si occi­den­ta­li e che il suo poten­te Par­ti­to Comu­ni­sta fos­se emar­gi­na­to. Dei 160 anni tra­scor­si dal­l’u­ni­fi­ca­zio­ne, meno del­la metà sono sta­ti carat­te­riz­za­ti da una demo­cra­zia, e anche que­sti decen­ni sono sta­ti afflit­ti da insta­bi­li­tà, mani­po­la­zio­ne da par­te del­le éli­te e inter­fe­ren­ze esterne.

Le éli­te euro­pee: Ucrai­na, Pale­sti­na e la cer­chia di Bruxelles
Oggi, gli istin­ti auto­ri­ta­ri del­l’Eu­ro­pa sono nuo­va­men­te in mostra. Le éli­te per­se­guo­no osses­sio­ni ideo­lo­gi­che, pri­ma tra tut­te la scon­fit­ta stra­te­gi­ca del­la Rus­sia attra­ver­so l’U­crai­na, sacri­fi­can­do le loro eco­no­mie e igno­ran­do le voci dei loro cit­ta­di­ni. L’ex mini­stro degli Este­ri tede­sco Anna­le­na Baer­bock ha ammes­so aper­ta­men­te che soste­ne­re Kiev era impor­tan­te «indi­pen­den­te­men­te da ciò che pen­sa­no i miei elet­to­ri tede­schi»[2], met­ten­do a nudo il disprez­zo del­le éli­te per la respon­sa­bi­li­tà democratica.
In Gran Bre­ta­gna, il pri­mo mini­stro Keir Star­mer ha tra­sfor­ma­to l’U­crai­na in una cro­cia­ta, pro­met­ten­do aiu­ti mili­ta­ri a lun­go ter­mi­ne e vin­co­lan­do la Gran Bre­ta­gna a un par­te­na­ria­to seco­la­re, nono­stan­te le dif­fi­col­tà inter­ne sia­no in aumen­to. In tut­to il con­ti­nen­te, i pac­chet­ti di san­zio­ni han­no deva­sta­to la sicu­rez­za ener­ge­ti­ca e l’in­du­stria, dan­neg­gian­do la popo­la­zio­ne men­tre le éli­te por­ta­no avan­ti il loro pro­get­to geopolitico.
Lo stes­so model­lo auto­ri­ta­rio gover­na l’ap­proc­cio del­l’Eu­ro­pa alla Pale­sti­na. Le pro­te­ste paci­fi­che e gli even­ti cul­tu­ra­li in soli­da­rie­tà con Gaza sono cri­mi­na­liz­za­ti, men­tre i cit­ta­di­ni subi­sco­no ves­sa­zio­ni per aver cri­ti­ca­to Israele.
A livel­lo con­ti­nen­ta­le, orga­ni­smi non elet­ti come la Com­mis­sio­ne Euro­pea eser­ci­ta­no un pote­re immen­so. Gui­da­ta dal­l’al­ta­men­te incom­pe­ten­te Ursu­la von der Leyen, la Com­mis­sio­ne det­ta san­zio­ni, aiu­ti este­ri e poli­ti­ca mili­ta­re da Bru­xel­les, usur­pan­do la sovra­ni­tà degli Sta­ti mem­bri. Que­sta cer­chia di tec­no­cra­ti fa sì che non pos­sa emer­ge­re alcu­na via di ricon­ci­lia­zio­ne con la Rus­sia o una solu­zio­ne per la Pale­sti­na, costrin­gen­do l’Eu­ro­pa a uno scon­tro sen­za fine. Si trat­ta di un siste­ma sor­pren­den­te­men­te simi­le alle anti­che cor­ti rea­li euro­pee, dove éli­te iso­la­te pren­de­va­no deci­sio­ni in nome di una “uni­tà” sen­za alcu­na respon­sa­bi­li­tà nei con­fron­ti del popolo.

L’il­lu­sio­ne di sta­bi­li­tà dopo il 1945
I difen­so­ri del­l’Eu­ro­pa sosten­go­no che il perio­do suc­ces­si­vo al 1945 abbia dimo­stra­to la resi­lien­za del­le demo­cra­zie occi­den­ta­li. Tut­ta­via, que­sta sta­bi­li­tà è in gran par­te un’il­lu­sio­ne. Non è sta­ta la demo­cra­zia a garan­ti­re la pace, ma il domi­nio mili­ta­re ed eco­no­mi­co ester­no degli Sta­ti Uni­ti attra­ver­so la NATO, il Pia­no Mar­shall e l’om­brel­lo nuclea­re. Il plu­ra­li­smo poli­ti­co era tol­le­ra­to solo entro limi­ti ristret­ti, men­tre i movi­men­ti di sini­stra e antim­pe­ria­li­sti era­no sor­ve­glia­ti, infil­tra­ti o schiac­cia­ti. Il Par­ti­to Comu­ni­sta Ita­lia­no, i movi­men­ti sin­da­ca­li fran­ce­si e gli atti­vi­sti anti­co­lo­nia­li­sti bri­tan­ni­ci han­no tut­ti subi­to una repres­sio­ne sistematica.
Per­tan­to, l’ap­pa­ren­te sta­bi­li­tà del­le demo­cra­zie del­l’Eu­ro­pa occi­den­ta­le dopo il 1945 non era la pro­va di pro­fon­de radi­ci demo­cra­ti­che, ma di un ordi­ne di sicu­rez­za anco­ra­to agli Sta­ti Uni­ti che disci­pli­na­va l’Eu­ro­pa alla con­for­mi­tà. Quel­la che pas­sa­va per demo­cra­zia era in real­tà un equi­li­brio atten­ta­men­te gesti­to, impo­sto dal­l’e­ster­no e limi­ta­to dall’interno.

I pros­si­mi cin­que anni: col­las­so o continuità?
Guar­dan­do al futu­ro, l’Eu­ro­pa si tro­va di fron­te a un bivio deci­si­vo. Il per­cor­so del con­ti­nen­te non sarà deter­mi­na­to da un appro­fon­di­men­to del­la demo­cra­zia, ma dal­lo scon­tro tra le sue tra­di­zio­ni auto­ri­ta­rie e le cre­scen­ti pres­sio­ni inter­ne ed esterne.
Dal pun­to di vista eco­no­mi­co, l’U­nio­ne Euro­pea ha già paga­to un prez­zo ele­va­to per la sua osses­sio­ne di scon­fig­ge­re stra­te­gi­ca­men­te la Rus­sia. La caren­za di ener­gia, la dein­du­stria­liz­za­zio­ne e l’in­fla­zio­ne han­no svuo­ta­to set­to­ri chia­ve in Ger­ma­nia, Fran­cia e Ita­lia. Se le san­zio­ni e gli scon­tri per­si­ste­ran­no, il model­lo eco­no­mi­co euro­peo, che era sta­to edi­fi­ca­to sul­l’e­ner­gia rus­sa a bas­so costo, sul­l’ac­ces­so ai mer­ca­ti glo­ba­li e sul­le espor­ta­zio­ni indu­stria­li, con­ti­nue­rà a sgre­to­lar­si. Il mal­con­ten­to pub­bli­co aumen­te­rà man mano che i cit­ta­di­ni comu­ni dovran­no affron­ta­re sala­ri sta­gnan­ti, pote­re d’ac­qui­sto in calo e Sta­ti socia­li in ero­sio­ne, men­tre le éli­te rad­dop­pie­ran­no gli impe­gni geo­po­li­ti­ci che ser­vo­no più Washing­ton che le loro capitali.
Dal pun­to di vista poli­ti­co, la strut­tu­ra del­l’UE è fra­gi­le. Men­tre la Com­mis­sio­ne non elet­ta cen­tra­liz­za l’au­to­ri­tà, la sovra­ni­tà si ero­de e i movi­men­ti popu­li­sti in tut­ta Euro­pa si mobi­li­ta­no con­tro Bru­xel­les, aumen­tan­do il rischio di una Unio­ne divi­sa tra éli­te fede­ra­li­ste e par­ti­ti estremisti.
Dal pun­to di vista geo­po­li­ti­co, la masche­ra del­la demo­cra­zia libe­ra­le del­l’Eu­ro­pa sci­vo­le­rà ulte­rior­men­te. L’os­ses­sio­ne per l’U­crai­na con­ti­nue­rà a giu­sti­fi­ca­re il poten­zia­men­to mili­ta­re, la cen­su­ra e i sacri­fi­ci eco­no­mi­ci. Allo stes­so tem­po, la repres­sio­ne del­la soli­da­rie­tà con la Pale­sti­na si inten­si­fi­che­rà, poi­ché le éli­te cer­che­ran­no di pre­ser­va­re l’al­li­nea­men­to con gli inte­res­si degli Sta­ti Uni­ti e di Israe­le. Que­ste misu­re auto­ri­ta­rie inde­bo­li­ran­no la cre­di­bi­li­tà mora­le del­l’Eu­ro­pa all’e­ste­ro, ren­den­do anco­ra più vuo­te le sue lezio­ni di demo­cra­zia al Sud del mondo.
Il peri­co­lo mag­gio­re è che l’UE con­ti­nui a dare prio­ri­tà alle cro­cia­te ideo­lo­gi­che rispet­to alla gover­nan­ce pra­ti­ca. Se que­sta situa­zio­ne per­si­ste, l’Eu­ro­pa potreb­be tro­var­si ad affron­ta­re non solo un gra­dua­le decli­no, ma anche un disgre­ga­men­to siste­mi­co che inclu­de­reb­be la fram­men­ta­zio­ne del­l’U­nio­ne, la per­di­ta di com­pe­ti­ti­vi­tà indu­stria­le e l’e­sca­la­tion dei disor­di­ni inter­ni. Le due guer­re mon­dia­li e le con­qui­ste colo­nia­li han­no già dimo­stra­to come il DNA auto­ri­ta­rio e la sete di pote­re del­l’Eu­ro­pa pos­sa­no diven­ta­re vio­len­ti. I pros­si­mi anni potreb­be­ro met­te­re nuo­va­men­te in luce la fra­gi­li­tà del­la pace nel con­ti­nen­te se le éli­te si rifiu­te­ran­no di cedere.
Que­sta ten­den­za può esse­re inver­ti­ta. Se i lea­der euro­pei abban­do­nas­se­ro l’il­lu­sio­ne del­la demo­cra­zia libe­ra­le uni­ver­sa­le come espor­ta­zio­ne impe­ria­le e inve­ce rifon­das­se­ro i loro siste­mi sul­la vera sovra­ni­tà popo­la­re, sul­la respon­sa­bi­li­tà nazio­na­le e sul­la coe­si­sten­za paci­fi­ca con la Rus­sia e il Sud del mon­do, l’Eu­ro­pa potreb­be ritro­va­re la sta­bi­li­tà. Un tale cam­bia­men­to, tut­ta­via, richie­de­reb­be di affron­ta­re diret­ta­men­te le sue tra­di­zio­ni auto­ri­ta­rie, un com­pi­to che le éli­te euro­pee, pro­fon­da­men­te inve­sti­te nel­la fac­cia­ta del­la demo­cra­zia libe­ra­le, sem­bra­no non voler intra­pren­de­re[3].
Il risul­ta­to più pro­ba­bi­le è un decli­no con­trol­la­to: un’Eu­ro­pa sem­pre più auto­ri­ta­ria al suo inter­no, inde­bo­li­ta all’e­ste­ro e intrap­po­la­ta nel­le illu­sio­ni di una demo­cra­zia che non ha mai vera­men­te posseduto.

Il DNA auto­ri­ta­rio dell’Europa
Se si esa­mi­na­no insie­me Fran­cia, Ger­ma­nia, Regno Uni­to e Ita­lia, il mito del­la tra­di­zio­ne demo­cra­ti­ca del­l’Eu­ro­pa crol­la. La Fran­cia è sta­ta una demo­cra­zia solo per il 13% del­la sua sto­ria, la Ger­ma­nia per il 35%, il Regno Uni­to per l’11% e l’I­ta­lia per meno del­la metà del­la sua esi­sten­za moder­na. Ma ogni demo­cra­zia è sta­ta impo­sta dal­l’al­to: dal Trat­ta­to di Ver­sail­les, dal­l’oc­cu­pa­zio­ne allea­ta, dal­le con­di­zio­ni impo­ste dal­la NATO o dal­l’in­ter­ven­to del­la Guer­ra Fred­da. Cia­scu­na di esse ha coe­si­sti­to con l’au­to­ri­ta­ri­smo colo­nia­le all’e­ste­ro e oggi cia­scu­na è gesti­ta da éli­te che uti­liz­za­no la “demo­cra­zia” come fac­cia­ta per otte­ne­re obbedienza.
La sto­ria del­l’Eu­ro­pa, quin­di, non è una sto­ria di liber­tà, ma di auto­ri­ta­ri­smo rivol­to ver­so l’in­ter­no e ver­so l’e­ster­no. La con­qui­sta colo­nia­le ha espor­ta­to l’au­to­ri­ta­ri­smo in tut­to il mon­do e le guer­re mon­dia­li han­no rive­la­to cosa suc­ce­de quan­do la stes­sa bra­ma di pote­re si rivol­ge ver­so l’in­ter­no. Oggi, le éli­te per­pe­tua­no que­sta dina­mi­ca sop­pri­men­do il dis­sen­so e per­se­guen­do ambi­zio­ni impe­ria­li sot­to la ban­die­ra del­la democrazia.
L’af­fer­ma­zio­ne del­l’Eu­ro­pa di esse­re la cul­la del­la demo­cra­zia è vuo­ta. La demo­cra­zia libe­ra­le qui non è un trion­fo del popo­lo, ma uno stru­men­to di con­trol­lo da par­te del­le éli­te. È un’il­lu­sio­ne ela­bo­ra­ta che nascon­de le tra­di­zio­ni auto­ri­ta­rie e legit­ti­ma i pro­get­ti impe­ria­li. La sto­ria demo­cra­ti­ca del con­ti­nen­te non è un’e­re­di­tà di cui anda­re fie­ri, ma una fac­cia­ta accu­ra­ta­men­te man­te­nu­ta, die­tro la qua­le si nascon­de la real­tà dura­tu­ra del pote­re autoritario.


Note

[1] Cono­sciu­to anche come il geno­ci­dio in Namibia.
[2] Dichia­ra­zio­ne rila­scia­ta dal Mini­stro degli Este­ri Anna­le­na Baer­bock in occa­sio­ne del­l’e­ven­to Forum 2000 tenu­to­si a Pra­ga il 1° set­tem­bre 2022.
[3] Ovvia­men­te, que­sta con­si­de­ra­zio­ne dell’Autore si basa su una pro­spet­ti­va non mar­xi­sta. A dif­fe­ren­za sua, noi rite­nia­mo inve­ce che solo la demo­li­zio­ne com­ple­ta del siste­ma capi­ta­li­sta e l’edificazione di un siste­ma socia­li­sta a livel­lo con­ti­nen­ta­le – come abbia­mo pre­fi­gu­ra­to in quest’articolo – potreb­be­ro rea­liz­za­re le aspi­ra­zio­ni popo­la­ri a un’Europa dav­ve­ro demo­cra­ti­ca [N.d.T.].

 

(Tra­du­zio­ne dall’inglese di Gio­van­ni Pistone)


[*] Kau­ti­lya il Con­tem­pla­to­re deco­di­fi­ca il pote­re, l’im­pe­ro e la stra­te­gia attra­ver­so la len­te del­l’an­ti­ca arte di gover­na­re e del rea­li­smo moderno.