
Torniamo ancora una volta ad occuparci dell’Unione europea e della sua isteria russofoba perché l’UE rappresenta indubbiamente il grande sconfitto della guerra per procura scatenata dagli Usa e dalla Nato contro la Russia sul suolo ucraino.
Nei quattro anni di conflitto, l’Europa ha completamente abdicato ad ogni forma di indipendenza ed autonomia strategica e diplomatica rispetto a Washington, riducendosi al ruolo di vassallo degli Stati Uniti.
Ma mentre questi ultimi, sconfitti sul piano militare nel loro progetto di utilizzare l’Ucraina per distruggere Mosca (o, quantomeno, renderla irrilevante) tentano oggi di tirarsi fuori dallo scontro nel modo più onorevole e indolore possibile attraverso il c.d. “piano di pace” di Trump, l’inutile, emarginata e inconcludente Bruxelles si agita e strepita senza scopo approfondendo il proprio disfacimento come entità politica.
Ce ne parla questo interessante testo che presentiamo nella sua traduzione in italiano.
Buona lettura.
La redazione
L’isteria e il disfacimento strategico dell’Europa: la Russia come sintomo, non come causa
La crescente isteria europea nei confronti della Russia riflette un disperato tentativo da parte di élite in declino e sempre più screditate di salvare la loro fallimentare strategia ucraina e la loro decadente influenza globale
Kautilya il Contemplatore [*]
La classe politica europea ha iniziato a parlare della Russia con toni sempre più simili a un terrore metafisico. La pressione sempre più aggressiva della Commissione Europea su Belgio ed Euroclear affinché consegnino i 140 miliardi di dollari di asset congelati della Banca Centrale Russa è impressionante. Ciò avviene nonostante gli enormi rischi legali, finanziari e geopolitici coinvolti, e nonostante gli avvertimenti della stessa leadership di Euroclear sul fatto che una tale mossa potrebbe destabilizzare i mercati finanziari globali. Queste azioni rivelano un livello di disperazione senza precedenti nel prolungare un progetto ucraino che non è riuscito a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi dichiarati. In tutto il continente, i funzionari ora invocano sacrifici di massa, diffondono narrazioni storiche fuorvianti e trattano avvistamenti di droni non verificati come prova di una guerra ibrida.
In Francia, l’ansia ha raggiunto picchi altissimi quando, il 18 novembre 2025, il generale Fabien Mandon, nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa, ha dichiarato durante una riunione di sindaci che la società francese deve prepararsi a “perdere i propri figli” in un futuro conflitto con la Russia[1]. L’affermazione ha scatenato una tempesta politica. Il presidente Macron e i suoi ministri si sono affrettati a insistere sul fatto che i giovani francesi non sarebbero stati mandati a morire in Ucraina, mentre Mandon è andato in televisione per affermare che intendeva solo “mettere in allerta e preparare” la società al “deterioramento della sicurezza”. Eppure, il simbolismo era inequivocabile. Una grande potenza europea sta pubblicamente normalizzando l’idea di un catastrofico scontro militare con una Russia dotata di armi nucleari.
Lo stesso meccanismo psicologico è stato evidenziato nella recente e nota affermazione del capo della politica estera dell’UE, Kaja Kallas, secondo cui:
«Negli ultimi 100 anni la Russia ha attaccato più di 19 paesi. Nessuno di questi Paesi ha mai attaccato la Russia»[2].
L’affermazione è storicamente indifendibile. L’intervento di Francia, Gran Bretagna, Canada, Australia, Giappone, Italia, Grecia e Stati Uniti nella guerra civile russa dei primi anni 20 e l’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania nazista nel 1941 la rendono assurda. Gli storici europei, alcuni dei quali simpatizzanti della sua posizione aggressiva, hanno corretto con riluttanza la versione dei fatti. Tuttavia, l’accuratezza non è mai stata la priorità. La funzione della narrazione era la mobilitazione, non la memoria.
Una terza manifestazione è il “panico da droni” che sta dilagando nel continente. Le autorità tedesche, danesi e belghe hanno segnalato la presenza di droni non identificati nei pressi di aeroporti, basi militari e persino siti nucleari[3]-[4]. Tuttavia, non è stato diffuso alcun filmato, non sono state confermate intercettazioni e non sono state fornite prove. Le autorità belghe hanno affermato di non essere in grado di attribuire i voli dei droni a nessuna entità[5]. Eppure, la responsabilità russa viene insinuata quotidianamente. Lo schema è chiaro: le voci si traducono in presunzioni, e le presunzioni si consolidano in politiche.
Questi episodi illustrano un profondo cambiamento. L’Europa non sta semplicemente reagendo in modo esagerato alla Russia. Sta proiettando la propria crisi di fiducia sulla Russia, utilizzando Mosca come schermo su cui proiettare le proprie ansie, i propri fallimenti e le proprie fratture interne.
L’imminente sconfitta ucraina e il panico dell’élite europea
Il crescente panico dell’Europa nei confronti della Russia è causato da tre sviluppi convergenti che colpiscono al cuore l’intera strategia europea nei confronti dell’Ucraina.
In primo luogo, le élite europee temono ora di essere escluse da un accordo di pace. Con crescenti indicazioni che Washington e Mosca potrebbero esplorare una soluzione negoziata direttamente attraverso canali secondari, e con il presidente Trump sempre più frustrato dall’ostruzionismo di Kiev e dall’inflessibilità aggressiva dell’Europa, gli Stati Uniti stanno silenziosamente emarginando Ucraina, Gran Bretagna e UE. Per Bruxelles, Parigi, Berlino e Londra, l’incubo non è la “ritirata” americana, ma un accordo americano in cui Washington risolve la guerra a condizioni che concedono terreno significativo a Mosca, mentre l’Europa è ridotta a pagare il conto per un accordo sulla cui definizione non ha avuto voce in capitolo. Se un simile accordo di pace tra Stati Uniti e Russia si materializzasse davvero, sarebbe la più profonda umiliazione diplomatica per l’Europa dalla crisi di Suez del 1956.
Il secondo sviluppo, che sta anche alimentando la rinnovata spinta diplomatica statunitense, è l’imminente sconfitta dell’esercito ucraino sul campo di battaglia, mentre l’esercito russo avanza in tutti i settori del fronte. L’impennata industriale russa ha prodotto vantaggi schiaccianti in termini di artiglieria, droni, missili e manodopera. Le linee ucraine si stanno assottigliando, la mobilitazione si sta sgretolando e le principali posizioni difensive sono a rischio di collasso. Persino le valutazioni militari occidentali ora ammettono che l’Ucraina potrebbe non essere in grado di resistere ancora a lungo[6]. L’Europa sa che una sconfitta strategica non è solo possibile, ma è inevitabile.
In terzo luogo, il nucleo politico dell’Ucraina si sta sgretolando. Una serie di scandali di corruzione, dimissioni ministeriali e, più recentemente, l’allontanamento di Andrei Yermak, il più potente consigliere e guardiano di Zelensky, ha infranto la narrazione morale su cui le élite europee si sono basate per vendere la guerra ai propri cittadini. Fughe di notizie dall’intelligence occidentale e resoconti della stampa europea descrivono ora apertamente la corruzione sistemica, il frazionismo e la mobilitazione coercitiva all’interno dell’Ucraina. Quello che era stato pubblicizzato come un baluardo democratico è sempre più percepito come un regime di guerra al collasso che sta perdendo il controllo della propria cerchia ristretta.
Nel loro insieme, questi sviluppi spiegano perché la retorica europea si sia trasformata in isteria. Il binario diplomatico sta sfuggendo di mano all’Europa, il partner politico su cui essa aveva investito si sta disintegrando e il fronte militare su cui aveva puntato sta fallendo. Il timore dell’Europa non è l’espansione russa. È quello di essere smascherata, messa da parte e costretta a confrontarsi con il crollo del progetto su cui aveva puntato la propria legittimità.
Insuccessi strategici globali: Africa, Medio Oriente e Sud del mondo
L’isteria dell’Europa nei confronti della Russia non può essere pienamente compresa senza riconoscere il parallelo crollo della sua influenza a livello mondiale.
In Africa, l’architettura della Françafrique è crollata a una velocità impressionante. Mali (2022), Burkina Faso (2022), Niger (2023) e altri Paesi hanno espulso le truppe francesi, stracciato i trattati di difesa e denunciato Parigi per il suo comportamento neocolonialista[7]. Russia, Cina, Turchia e Stati del Golfo hanno sostituito l’Europa nei settori della sicurezza, delle attività minerarie, dell’energia e dei media. La grande missione francese di stabilizzazione del Sahel si è conclusa non con una vittoria, ma con un’umiliazione.
In Medio Oriente, l’UE è diventata strategicamente irrilevante. La diplomazia di Gaza è gestita da Stati Uniti, Qatar, Egitto e Turchia, non da Bruxelles o Parigi. Il riavvicinamento tra Arabia Saudita e Iran è stato progettato dalla Cina. L’Europa, un tempo artefice di mandati e protettorati, è ora una spettatrice senza potere decisionale[8].
In America Latina, l’accordo UE‑Mercosur, a lungo rimandato, è arrivato con decenni di ritardo. La Cina aveva già superato l’UE come principale partner commerciale e investitore della regione[9]. Brasile, Argentina e Messico considerano sempre più l’UE come un ostacolo normativo piuttosto che come un partner.
In Asia, la strategia indo‑pacifica dell’Europa è simbolica: poche fregate, poche dichiarazioni. La vera architettura, rappresentata da AUKUS, QUAD, l’asse USA‑Giappone‑Corea e l’ASEAN, procede senza il contributo dell’Europa.
Nel Sud del mondo, l’Europa ha perso autorevolezza narrativa. Paesi dal Brasile al Sudafrica all’Indonesia denunciano apertamente i “doppi standard” dell’UE su Gaza, l’Ucraina e le sanzioni[10]. Molti respingono i tentativi dell’UE di usare come arma gli standard commerciali e climatici. L’espansione dei BRICS e l’ascesa di strumenti finanziari non occidentali (BRICS Pay, CIPS cinese, RuPay indiano) erodono il potere strutturale dell’Europa.
Questo deterioramento globale accresce l’isteria dell’Europa. La Russia diventa il simbolo della più ampia consapevolezza che l’UE non gode più di deferenza automatica, autorità morale o centralità strategica.
Il declino dell’influenza dell’Europa è aggravato anche dalla contrazione demografica, che alimenta silenziosamente il panico delle élite. La riduzione della forza lavoro, l’invecchiamento dell’elettorato e il crollo della fertilità in tutta Europa rendono quasi impossibili la mobilitazione militare a lungo termine e il riarmo industriale[11]. Pertanto, gli appelli a “sacrificare i nostri figli” suonano disperati perché in Europa sono rimasti molti meno bambini.
Conseguenze per le élite e il posto dell’Europa nel mondo
Mentre l’Ucraina affronta la sconfitta militare e il regime di Zelensky si sgretola, il divario tra le narrazioni ufficiali occidentali e la realtà visibile diventerà incolmabile. Ciò comporta tre conseguenze principali.
- La prima è un crollo di credibilità. Ai cittadini europei è stato detto che la Russia era isolata, in bancarotta e militarmente incompetente. È stato detto loro che l’Ucraina avrebbe potuto vincere a mani basse. Un esito completamente diverso devasterà la fiducia nei partiti tradizionali e nelle istituzioni dell’UE.
- La seconda è la frammentazione politica.Lo scaricabarile fratturerà il blocco. L’Europa orientale darà la colpa all’esitazione occidentale. L’Europa occidentale darà la colpa ai massimalisti baltico‑polacchi. Il Sud darà la colpa alla rigidità economica del Nord.
- La terza è il radicalismo. Alcune élite raddoppieranno la posta in gioco, imponendo uno scontro permanente con la Russia. Altri, in particolare gli industriali europei, gli agricoltori e i settori ad alto consumo energetico, chiederanno una distensione e un approccio realistico dal punto di vista economico.
La conseguenza più profonda, tuttavia, è psicologica. L’Europa deve scegliere se accettare una realtà multipolare o aggrapparsi all’illusione post‑1991 di supremazia morale, giurisdizione universale e centralità geopolitica. La prima offre un difficile adattamento ma una potenziale stabilità, mentre la seconda garantisce un declino continuo.
L’isteria dell’Europa nei confronti della Russia è quindi l’ultima fase di una visione del mondo fallimentare, di un continente le cui élite hanno misconosciuto gli equilibri di potere, alienato il Sud del mondo, sacrificato la propria base economica e si sono legate alle oscillazioni strategiche americane. Mentre il destino dell’Ucraina diventa inequivocabile e l’influenza globale dell’Europa continua a erodersi, l’UE si trova di fronte a una scelta difficile: il rinnovamento attraverso il realismo o il declino attraverso la negazione.
Tutto nella sua attuale traiettoria suggerisce che abbia già scelto la seconda opzione.
Note
[1] Le Monde, “Il capo dell’esercito francese avverte che la Francia dovrebbe essere ‘pronta a perdere i ragazzi’ di fronte alla minaccia russa” , 18 novembre 2025.
[2] Azione esterna dell’Unione europea (SEAE), “Consiglio informale Affari esteri: conferenza stampa dell’Alto rappresentante Kaja Kallas”, Bruxelles, Belgio, 26 novembre 2025.
[3] Reuters, “Avvistamenti di droni sulle basi militari tedesche hanno raggiunto un livello record a ottobre, afferma un funzionario”, 28 novembre 2025.
[4] CBS News, “Il Regno Unito invia truppe anti‑droni in Belgio mentre gli aeroporti chiudono a causa di sospette incursioni legate alla Russia”, 10 novembre 2025.
[5] Reuters, “Il Belgio indaga sui nuovi avvistamenti di droni su una base militare”, 29 ottobre 2025.
[6] Russia Matters, “Rapporto analitico sulla Russia, 15–21 aprile 2025”, Belfer Center for Science and International Affairs, Harvard Kennedy School, aprile 2025.
[7] Jeune Afrique, “Sénégal, Tchad, Côte d’Ivoire: 2024, annus horribilis pour la France en Afrique”, 2 gennaio 2025.
[8] Barnes-Dacey, Bianco e Lovatt, “La crisi di Gaza: mappare le mutevoli linee di battaglia del Medio Oriente”, Consiglio europeo per le relazioni estere (ECFR), 6 marzo 2024.
[9] Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL), “Relazioni tra l’America Latina e i Caraibi e la Cina”, Comunicato stampa, 7 agosto 2024.
[10] Eisentraut, S., “Deviazione standard: opinioni sui doppi standard occidentali e sul valore delle norme internazionali”, Munich Security Brief, settembre 2024.
[11] Eurostat, “Struttura della popolazione e invecchiamento”; “Statistiche sulla fertilità”, aggiornato al 2024.
(Traduzione dall’inglese di Ernesto Russo e Andrea Di Benedetto)
[*] Kautilya il Contemplatore decodifica il potere, l’impero e la strategia attraverso la lente dell’antica arte di governare e del realismo moderno.

