Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Imperialismo e guerre imperialiste, Politica internazionale: Europa

L’isteria e il disfacimento strategico dell’Europa: la Russia come sintomo, non come causa

Tor­nia­mo anco­ra una vol­ta ad occu­par­ci del­l’U­nio­ne euro­pea e del­la sua iste­ria rus­so­fo­ba per­ché l’UE rap­pre­sen­ta indub­bia­men­te il gran­de scon­fit­to del­la guer­ra per pro­cu­ra sca­te­na­ta dagli Usa e dal­la Nato con­tro la Rus­sia sul suo­lo ucraino.
Nei quat­tro anni di con­flit­to, l’Eu­ro­pa ha com­ple­ta­men­te abdi­ca­to ad ogni for­ma di indi­pen­den­za ed auto­no­mia stra­te­gi­ca e diplo­ma­ti­ca rispet­to a Washing­ton, ridu­cen­do­si al ruo­lo di vas­sal­lo degli Sta­ti Uniti.
Ma men­tre que­sti ulti­mi, scon­fit­ti sul pia­no mili­ta­re nel loro pro­get­to di uti­liz­za­re l’U­crai­na per distrug­ge­re Mosca (o, quan­to­me­no, ren­der­la irri­le­van­te) ten­ta­no oggi di tirar­si fuo­ri dal­lo scon­tro nel modo più ono­re­vo­le e indo­lo­re pos­si­bi­le attra­ver­so il c.d. “pia­no di pace” di Trump, l’i­nu­ti­le, emar­gi­na­ta e incon­clu­den­te Bru­xel­les si agi­ta e stre­pi­ta sen­za sco­po appro­fon­den­do il pro­prio disfa­ci­men­to come enti­tà politica.
Ce ne par­la que­sto inte­res­san­te testo che pre­sen­tia­mo nel­la sua tra­du­zio­ne in italiano.
Buo­na lettura.
La redazione

L’isteria e il disfacimento strategico dell’Europa: la Russia come sintomo, non come causa


La cre­scen­te iste­ria euro­pea nei con­fron­ti del­la Rus­sia riflet­te un dispe­ra­to ten­ta­ti­vo da par­te di éli­te in decli­no e sem­pre più scre­di­ta­te di sal­va­re la loro fal­li­men­ta­re stra­te­gia ucrai­na e la loro deca­den­te influen­za globale


Kau­ti­lya il Con­tem­pla­to­re [*]

 

La clas­se poli­ti­ca euro­pea ha ini­zia­to a par­la­re del­la Rus­sia con toni sem­pre più simi­li a un ter­ro­re meta­fi­si­co. La pres­sio­ne sem­pre più aggres­si­va del­la Com­mis­sio­ne Euro­pea su Bel­gio ed Euro­clear affin­ché con­se­gni­no i 140 miliar­di di dol­la­ri di asset con­ge­la­ti del­la Ban­ca Cen­tra­le Rus­sa è impres­sio­nan­te. Ciò avvie­ne nono­stan­te gli enor­mi rischi lega­li, finan­zia­ri e geo­po­li­ti­ci coin­vol­ti, e nono­stan­te gli avver­ti­men­ti del­la stes­sa lea­der­ship di Euro­clear sul fat­to che una tale mos­sa potreb­be desta­bi­liz­za­re i mer­ca­ti finan­zia­ri glo­ba­li. Que­ste azio­ni rive­la­no un livel­lo di dispe­ra­zio­ne sen­za pre­ce­den­ti nel pro­lun­ga­re un pro­get­to ucrai­no che non è riu­sci­to a rag­giun­ge­re nes­su­no dei suoi obiet­ti­vi dichia­ra­ti. In tut­to il con­ti­nen­te, i fun­zio­na­ri ora invo­ca­no sacri­fi­ci di mas­sa, dif­fon­do­no nar­ra­zio­ni sto­ri­che fuor­vian­ti e trat­ta­no avvi­sta­men­ti di dro­ni non veri­fi­ca­ti come pro­va di una guer­ra ibrida.
In Fran­cia, l’an­sia ha rag­giun­to pic­chi altis­si­mi quan­do, il 18 novem­bre 2025, il gene­ra­le Fabien Man­don, nuo­vo capo di Sta­to Mag­gio­re del­la Dife­sa, ha dichia­ra­to duran­te una riu­nio­ne di sin­da­ci che la socie­tà fran­ce­se deve pre­pa­rar­si a “per­de­re i pro­pri figli” in un futu­ro con­flit­to con la Rus­sia[1]. L’af­fer­ma­zio­ne ha sca­te­na­to una tem­pe­sta poli­ti­ca. Il pre­si­den­te Macron e i suoi mini­stri si sono affret­ta­ti a insi­ste­re sul fat­to che i gio­va­ni fran­ce­si non sareb­be­ro sta­ti man­da­ti a mori­re in Ucrai­na, men­tre Man­don è anda­to in tele­vi­sio­ne per affer­ma­re che inten­de­va solo “met­te­re in aller­ta e pre­pa­ra­re” la socie­tà al “dete­rio­ra­men­to del­la sicu­rez­za”. Eppu­re, il sim­bo­li­smo era ine­qui­vo­ca­bi­le. Una gran­de poten­za euro­pea sta pub­bli­ca­men­te nor­ma­liz­zan­do l’i­dea di un cata­stro­fi­co scon­tro mili­ta­re con una Rus­sia dota­ta di armi nucleari.
Lo stes­so mec­ca­ni­smo psi­co­lo­gi­co è sta­to evi­den­zia­to nel­la recen­te e nota affer­ma­zio­ne del capo del­la poli­ti­ca este­ra del­l’UE, Kaja Kal­las, secon­do cui:

«Negli ulti­mi 100 anni la Rus­sia ha attac­ca­to più di 19 pae­si. Nes­su­no di que­sti Pae­si ha mai attac­ca­to la Rus­sia»[2].

L’af­fer­ma­zio­ne è sto­ri­ca­men­te indi­fen­di­bi­le. L’in­ter­ven­to di Fran­cia, Gran Bre­ta­gna, Cana­da, Austra­lia, Giap­po­ne, Ita­lia, Gre­cia e Sta­ti Uni­ti nel­la guer­ra civi­le rus­sa dei pri­mi anni 20 e l’in­va­sio­ne del­l’U­nio­ne Sovie­ti­ca da par­te del­la Ger­ma­nia nazi­sta nel 1941 la ren­do­no assur­da. Gli sto­ri­ci euro­pei, alcu­ni dei qua­li sim­pa­tiz­zan­ti del­la sua posi­zio­ne aggres­si­va, han­no cor­ret­to con rilut­tan­za la ver­sio­ne dei fat­ti. Tut­ta­via, l’ac­cu­ra­tez­za non è mai sta­ta la prio­ri­tà. La fun­zio­ne del­la nar­ra­zio­ne era la mobi­li­ta­zio­ne, non la memoria.
Una ter­za mani­fe­sta­zio­ne è il “pani­co da dro­ni” che sta dila­gan­do nel con­ti­nen­te. Le auto­ri­tà tede­sche, dane­si e bel­ghe han­no segna­la­to la pre­sen­za di dro­ni non iden­ti­fi­ca­ti nei pres­si di aero­por­ti, basi mili­ta­ri e per­si­no siti nuclea­ri[3]-[4]. Tut­ta­via, non è sta­to dif­fu­so alcun fil­ma­to, non sono sta­te con­fer­ma­te inter­cet­ta­zio­ni e non sono sta­te for­ni­te pro­ve. Le auto­ri­tà bel­ghe han­no affer­ma­to di non esse­re in gra­do di attri­bui­re i voli dei dro­ni a nes­su­na enti­tà[5]. Eppu­re, la respon­sa­bi­li­tà rus­sa vie­ne insi­nua­ta quo­ti­dia­na­men­te. Lo sche­ma è chia­ro: le voci si tra­du­co­no in pre­sun­zio­ni, e le pre­sun­zio­ni si con­so­li­da­no in politiche.
Que­sti epi­so­di illu­stra­no un pro­fon­do cam­bia­men­to. L’Eu­ro­pa non sta sem­pli­ce­men­te rea­gen­do in modo esa­ge­ra­to alla Rus­sia. Sta pro­iet­tan­do la pro­pria cri­si di fidu­cia sul­la Rus­sia, uti­liz­zan­do Mosca come scher­mo su cui pro­iet­ta­re le pro­prie ansie, i pro­pri fal­li­men­ti e le pro­prie frat­tu­re interne.

L’im­mi­nen­te scon­fit­ta ucrai­na e il pani­co del­l’é­li­te europea
Il cre­scen­te pani­co del­l’Eu­ro­pa nei con­fron­ti del­la Rus­sia è cau­sa­to da tre svi­lup­pi con­ver­gen­ti che col­pi­sco­no al cuo­re l’in­te­ra stra­te­gia euro­pea nei con­fron­ti dell’Ucraina.
In pri­mo luo­go, le éli­te euro­pee temo­no ora di esse­re esclu­se da un accor­do di pace. Con cre­scen­ti indi­ca­zio­ni che Washing­ton e Mosca potreb­be­ro esplo­ra­re una solu­zio­ne nego­zia­ta diret­ta­men­te attra­ver­so cana­li secon­da­ri, e con il pre­si­den­te Trump sem­pre più fru­stra­to dal­l’o­stru­zio­ni­smo di Kiev e dal­l’in­fles­si­bi­li­tà aggres­si­va del­l’Eu­ro­pa, gli Sta­ti Uni­ti stan­no silen­zio­sa­men­te emar­gi­nan­do Ucrai­na, Gran Bre­ta­gna e UE. Per Bru­xel­les, Pari­gi, Ber­li­no e Lon­dra, l’in­cu­bo non è la “riti­ra­ta” ame­ri­ca­na, ma un accor­do ame­ri­ca­no in cui Washing­ton risol­ve la guer­ra a con­di­zio­ni che con­ce­do­no ter­re­no signi­fi­ca­ti­vo a Mosca, men­tre l’Eu­ro­pa è ridot­ta a paga­re il con­to per un accor­do sul­la cui defi­ni­zio­ne non ha avu­to voce in capi­to­lo. Se un simi­le accor­do di pace tra Sta­ti Uni­ti e Rus­sia si mate­ria­liz­zas­se dav­ve­ro, sareb­be la più pro­fon­da umi­lia­zio­ne diplo­ma­ti­ca per l’Eu­ro­pa dal­la cri­si di Suez del 1956.
Il secon­do svi­lup­po, che sta anche ali­men­tan­do la rin­no­va­ta spin­ta diplo­ma­ti­ca sta­tu­ni­ten­se, è l’im­mi­nen­te scon­fit­ta del­l’e­ser­ci­to ucrai­no sul cam­po di bat­ta­glia, men­tre l’e­ser­ci­to rus­so avan­za in tut­ti i set­to­ri del fron­te. L’im­pen­na­ta indu­stria­le rus­sa ha pro­dot­to van­tag­gi schiac­cian­ti in ter­mi­ni di arti­glie­ria, dro­ni, mis­si­li e mano­do­pe­ra. Le linee ucrai­ne si stan­no assot­ti­glian­do, la mobi­li­ta­zio­ne si sta sgre­to­lan­do e le prin­ci­pa­li posi­zio­ni difen­si­ve sono a rischio di col­las­so. Per­si­no le valu­ta­zio­ni mili­ta­ri occi­den­ta­li ora ammet­to­no che l’U­crai­na potreb­be non esse­re in gra­do di resi­ste­re anco­ra a lun­go[6]. L’Eu­ro­pa sa che una scon­fit­ta stra­te­gi­ca non è solo pos­si­bi­le, ma è inevitabile.
In ter­zo luo­go, il nucleo poli­ti­co del­l’U­crai­na si sta sgre­to­lan­do. Una serie di scan­da­li di cor­ru­zio­ne, dimis­sio­ni mini­ste­ria­li e, più recen­te­men­te, l’al­lon­ta­na­men­to di Andrei Yer­mak, il più poten­te con­si­glie­re e guar­dia­no di Zelen­sky, ha infran­to la nar­ra­zio­ne mora­le su cui le éli­te euro­pee si sono basa­te per ven­de­re la guer­ra ai pro­pri cit­ta­di­ni. Fughe di noti­zie dal­l’in­tel­li­gen­ce occi­den­ta­le e reso­con­ti del­la stam­pa euro­pea descri­vo­no ora aper­ta­men­te la cor­ru­zio­ne siste­mi­ca, il fra­zio­ni­smo e la mobi­li­ta­zio­ne coer­ci­ti­va all’in­ter­no del­l’U­crai­na. Quel­lo che era sta­to pub­bli­ciz­za­to come un baluar­do demo­cra­ti­co è sem­pre più per­ce­pi­to come un regi­me di guer­ra al col­las­so che sta per­den­do il con­trol­lo del­la pro­pria cer­chia ristretta.
Nel loro insie­me, que­sti svi­lup­pi spie­ga­no per­ché la reto­ri­ca euro­pea si sia tra­sfor­ma­ta in iste­ria. Il bina­rio diplo­ma­ti­co sta sfug­gen­do di mano all’Eu­ro­pa, il part­ner poli­ti­co su cui essa ave­va inve­sti­to si sta disin­te­gran­do e il fron­te mili­ta­re su cui ave­va pun­ta­to sta fal­len­do. Il timo­re del­l’Eu­ro­pa non è l’e­span­sio­ne rus­sa. È quel­lo di esse­re sma­sche­ra­ta, mes­sa da par­te e costret­ta a con­fron­tar­si con il crol­lo del pro­get­to su cui ave­va pun­ta­to la pro­pria legit­ti­mi­tà.

Insuc­ces­si stra­te­gi­ci glo­ba­li: Afri­ca, Medio Orien­te e Sud del mondo
L’i­ste­ria del­l’Eu­ro­pa nei con­fron­ti del­la Rus­sia non può esse­re pie­na­men­te com­pre­sa sen­za rico­no­sce­re il paral­le­lo crol­lo del­la sua influen­za a livel­lo mondiale.
In Afri­ca, l’ar­chi­tet­tu­ra del­la Fra­nça­fri­que è crol­la­ta a una velo­ci­tà impres­sio­nan­te. Mali (2022), Bur­ki­na Faso (2022), Niger (2023) e altri Pae­si han­no espul­so le trup­pe fran­ce­si, strac­cia­to i trat­ta­ti di dife­sa e denun­cia­to Pari­gi per il suo com­por­ta­men­to neo­co­lo­nia­li­sta[7]. Rus­sia, Cina, Tur­chia e Sta­ti del Gol­fo han­no sosti­tui­to l’Eu­ro­pa nei set­to­ri del­la sicu­rez­za, del­le atti­vi­tà mine­ra­rie, del­l’e­ner­gia e dei media. La gran­de mis­sio­ne fran­ce­se di sta­bi­liz­za­zio­ne del Sahel si è con­clu­sa non con una vit­to­ria, ma con un’umiliazione.
In Medio Orien­te, l’UE è diven­ta­ta stra­te­gi­ca­men­te irri­le­van­te. La diplo­ma­zia di Gaza è gesti­ta da Sta­ti Uni­ti, Qatar, Egit­to e Tur­chia, non da Bru­xel­les o Pari­gi. Il riav­vi­ci­na­men­to tra Ara­bia Sau­di­ta e Iran è sta­to pro­get­ta­to dal­la Cina. L’Eu­ro­pa, un tem­po arte­fi­ce di man­da­ti e pro­tet­to­ra­ti, è ora una spet­ta­tri­ce sen­za pote­re deci­sio­na­le[8].
In Ame­ri­ca Lati­na, l’ac­cor­do UE‑Mercosur, a lun­go riman­da­to, è arri­va­to con decen­ni di ritar­do. La Cina ave­va già supe­ra­to l’UE come prin­ci­pa­le part­ner com­mer­cia­le e inve­sti­to­re del­la regio­ne[9]. Bra­si­le, Argen­ti­na e Mes­si­co con­si­de­ra­no sem­pre più l’UE come un osta­co­lo nor­ma­ti­vo piut­to­sto che come un partner.
In Asia, la stra­te­gia indo‑pacifica del­l’Eu­ro­pa è sim­bo­li­ca: poche fre­ga­te, poche dichia­ra­zio­ni. La vera archi­tet­tu­ra, rap­pre­sen­ta­ta da AUKUS, QUAD, l’as­se USA‑Giappone‑Corea e l’A­SEAN, pro­ce­de sen­za il con­tri­bu­to dell’Europa.
Nel Sud del mon­do, l’Eu­ro­pa ha per­so auto­re­vo­lez­za nar­ra­ti­va. Pae­si dal Bra­si­le al Suda­fri­ca all’In­do­ne­sia denun­cia­no aper­ta­men­te i “dop­pi stan­dard” del­l’UE su Gaza, l’U­crai­na e le san­zio­ni[10]. Mol­ti respin­go­no i ten­ta­ti­vi del­l’UE di usa­re come arma gli stan­dard com­mer­cia­li e cli­ma­ti­ci. L’e­span­sio­ne dei BRICS e l’a­sce­sa di stru­men­ti finan­zia­ri non occi­den­ta­li (BRICS Pay, CIPS cine­se, RuPay india­no) ero­do­no il pote­re strut­tu­ra­le dell’Europa.
Que­sto dete­rio­ra­men­to glo­ba­le accre­sce l’i­ste­ria del­l’Eu­ro­pa. La Rus­sia diven­ta il sim­bo­lo del­la più ampia con­sa­pe­vo­lez­za che l’UE non gode più di defe­ren­za auto­ma­ti­ca, auto­ri­tà mora­le o cen­tra­li­tà strategica.
Il decli­no del­l’in­fluen­za del­l’Eu­ro­pa è aggra­va­to anche dal­la con­tra­zio­ne demo­gra­fi­ca, che ali­men­ta silen­zio­sa­men­te il pani­co del­le éli­te. La ridu­zio­ne del­la for­za lavo­ro, l’in­vec­chia­men­to del­l’e­let­to­ra­to e il crol­lo del­la fer­ti­li­tà in tut­ta Euro­pa ren­do­no qua­si impos­si­bi­li la mobi­li­ta­zio­ne mili­ta­re a lun­go ter­mi­ne e il riar­mo indu­stria­le[11]. Per­tan­to, gli appel­li a “sacri­fi­ca­re i nostri figli” suo­na­no dispe­ra­ti per­ché in Euro­pa sono rima­sti mol­ti meno bambini.

Con­se­guen­ze per le éli­te e il posto del­l’Eu­ro­pa nel mondo
Men­tre l’U­crai­na affron­ta la scon­fit­ta mili­ta­re e il regi­me di Zelen­sky si sgre­to­la, il diva­rio tra le nar­ra­zio­ni uffi­cia­li occi­den­ta­li e la real­tà visi­bi­le diven­te­rà incol­ma­bi­le. Ciò com­por­ta tre con­se­guen­ze principali.

  1. La pri­ma è un crol­lo di cre­di­bi­li­tà. Ai cit­ta­di­ni euro­pei è sta­to det­to che la Rus­sia era iso­la­ta, in ban­ca­rot­ta e mili­tar­men­te incom­pe­ten­te. È sta­to det­to loro che l’U­crai­na avreb­be potu­to vin­ce­re a mani bas­se. Un esi­to com­ple­ta­men­te diver­so deva­ste­rà la fidu­cia nei par­ti­ti tra­di­zio­na­li e nel­le isti­tu­zio­ni dell’UE.
  2. La secon­da è la fram­men­ta­zio­ne poli­ti­ca.Lo sca­ri­ca­ba­ri­le frat­tu­re­rà il bloc­co. L’Eu­ro­pa orien­ta­le darà la col­pa all’e­si­ta­zio­ne occi­den­ta­le. L’Eu­ro­pa occi­den­ta­le darà la col­pa ai mas­si­ma­li­sti baltico‑polacchi. Il Sud darà la col­pa alla rigi­di­tà eco­no­mi­ca del Nord.
  3. La ter­za è il radi­ca­li­smo. Alcu­ne éli­te rad­dop­pie­ran­no la posta in gio­co, impo­nen­do uno scon­tro per­ma­nen­te con la Rus­sia. Altri, in par­ti­co­la­re gli indu­stria­li euro­pei, gli agri­col­to­ri e i set­to­ri ad alto con­su­mo ener­ge­ti­co, chie­de­ran­no una disten­sio­ne e un approc­cio rea­li­sti­co dal pun­to di vista economico.

La con­se­guen­za più pro­fon­da, tut­ta­via, è psi­co­lo­gi­ca. L’Eu­ro­pa deve sce­glie­re se accet­ta­re una real­tà mul­ti­po­la­re o aggrap­par­si all’il­lu­sio­ne post‑1991 di supre­ma­zia mora­le, giu­ri­sdi­zio­ne uni­ver­sa­le e cen­tra­li­tà geo­po­li­ti­ca. La pri­ma offre un dif­fi­ci­le adat­ta­men­to ma una poten­zia­le sta­bi­li­tà, men­tre la secon­da garan­ti­sce un decli­no continuo.
L’i­ste­ria del­l’Eu­ro­pa nei con­fron­ti del­la Rus­sia è quin­di l’ul­ti­ma fase di una visio­ne del mon­do fal­li­men­ta­re, di un con­ti­nen­te le cui éli­te han­no misco­no­sciu­to gli equi­li­bri di pote­re, alie­na­to il Sud del mon­do, sacri­fi­ca­to la pro­pria base eco­no­mi­ca e si sono lega­te alle oscil­la­zio­ni stra­te­gi­che ame­ri­ca­ne. Men­tre il desti­no del­l’U­crai­na diven­ta ine­qui­vo­ca­bi­le e l’in­fluen­za glo­ba­le del­l’Eu­ro­pa con­ti­nua a ero­der­si, l’UE si tro­va di fron­te a una scel­ta dif­fi­ci­le: il rin­no­va­men­to attra­ver­so il rea­li­smo o il decli­no attra­ver­so la negazione.
Tut­to nel­la sua attua­le tra­iet­to­ria sug­ge­ri­sce che abbia già scel­to la secon­da opzione.


Note

[1] Le Mon­de, “Il capo dell’esercito fran­ce­se avver­te che la Fran­cia dovreb­be esse­re ‘pron­ta a per­de­re i ragaz­zi’ di fron­te alla minac­cia rus­sa” , 18 novem­bre 2025.
[2] Azio­ne ester­na del­l’U­nio­ne euro­pea (SEAE), “Con­si­glio infor­ma­le Affa­ri este­ri: con­fe­ren­za stam­pa del­l’Al­to rap­pre­sen­tan­te Kaja Kal­las”, Bru­xel­les, Bel­gio, 26 novem­bre 2025.
[3] Reu­ters, “Avvi­sta­men­ti di dro­ni sul­le basi mili­ta­ri tede­sche han­no rag­giun­to un livel­lo record a otto­bre, affer­ma un fun­zio­na­rio”, 28 novem­bre 2025.
[4] CBS News, “Il Regno Uni­to invia trup­pe anti‑droni in Bel­gio men­tre gli aero­por­ti chiu­do­no a cau­sa di sospet­te incur­sio­ni lega­te alla Rus­sia”, 10 novem­bre 2025.
[5] Reu­ters, “Il Bel­gio inda­ga sui nuo­vi avvi­sta­men­ti di dro­ni su una base mili­ta­re”, 29 otto­bre 2025.
[6] Rus­sia Mat­ters, “Rap­por­to ana­li­ti­co sul­la Rus­sia, 15–21 apri­le 2025”, Bel­fer Cen­ter for Scien­ce and Inter­na­tio­nal Affairs, Har­vard Ken­ne­dy School, apri­le 2025.
[7] Jeu­ne Afri­que, “Séné­gal, Tchad, Côte d’I­voi­re: 2024, annus hor­ri­bi­lis pour la Fran­ce en Afri­que”, 2 gen­na­io 2025.
[8] Bar­nes-Dacey, Bian­co e Lovatt, “La cri­si di Gaza: map­pa­re le mute­vo­li linee di bat­ta­glia del Medio Orien­te”, Con­si­glio euro­peo per le rela­zio­ni este­re (ECFR), 6 mar­zo 2024.
[9] Com­mis­sio­ne eco­no­mi­ca per l’A­me­ri­ca Lati­na e i Carai­bi (CEPAL), “Rela­zio­ni tra l’A­me­ri­ca Lati­na e i Carai­bi e la Cina”, Comu­ni­ca­to stam­pa, 7 ago­sto 2024.
[10] Eisen­traut, S., “Devia­zio­ne stan­dard: opi­nio­ni sui dop­pi stan­dard occi­den­ta­li e sul valo­re del­le nor­me inter­na­zio­na­li”, Munich Secu­ri­ty Brief, set­tem­bre 2024.
[11] Euro­stat, “Strut­tu­ra del­la popo­la­zio­ne e invec­chia­men­to”; “Sta­ti­sti­che sul­la fer­ti­li­tà”, aggior­na­to al 2024.

(Tra­du­zio­ne dal­l’in­gle­se di Erne­sto Rus­so e Andrea Di Benedetto)

 

[*] Kau­ti­lya il Con­tem­pla­to­re deco­di­fi­ca il pote­re, l’impero e la stra­te­gia attra­ver­so la len­te dell’antica arte di gover­na­re e del rea­li­smo moderno.