Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Politica internazionale: Europa, Politica internazionale: Stati Uniti, Repressione

L’ostracismo del XXI secolo

Òstrakon del 486 o 461 a.C., risalente alla votazione relativa all'ostracismo di Cimone

L’ostracismo del XXI secolo


Il regi­me san­zio­na­to­rio nel­le moder­ne “demo­cra­zie blin­da­te”: il para­dig­ma­ti­co caso Baud


Vale­rio Torre

L’ordinamento giu­ri­di­co dell’antica demo­cra­zia ate­nie­se pre­ve­de­va un isti­tu­to di tipo san­zio­na­to­rio deno­mi­na­to “ostra­ci­smo” (dal gre­co anti­co, ὀστρακισμός: tra­slit­te­ra­to in carat­te­ri lati­ni, ostra­ki­smòs), in vir­tù del qua­le chi fos­se sta­to rite­nu­to un peri­co­lo per la sicu­rez­za del­la Polis pote­va esse­re man­da­to in esi­lio per die­ci anni. Un even­tua­le rien­tro pri­ma di que­sto las­so di tem­po era puni­to con la morte.
Duran­te il perio­do dell’allontanamento coat­to, però, l’ostracizzato non per­de­va il pos­ses­so dei pro­pri beni, ma pote­va deman­dar­ne la gestio­ne a un rap­pre­sen­tan­te che era auto­riz­za­to anche a rimet­ter­gli gli uti­li rica­va­ti dal­la loro amministrazione.
La san­zio­ne ave­va una con­no­ta­zio­ne poli­ti­ca e non era lega­ta alla com­mis­sio­ne di delit­ti da par­te dell’esiliato, il qua­le per effet­to del­la con­dan­na all’esilio nean­che per­de­va i dirit­ti poli­ti­ci e civi­li, né subi­va una pena pecuniaria.
Il ter­mi­ne deri­va dal­la paro­la gre­ca ὄστρακον (òstra­kon) che vole­va let­te­ral­men­te dire “con­chi­glia”, ma che per tra­sla­to indi­ca­va i pez­zi di vaso di coc­cio su cui i votan­ti scri­ve­va­no il nome dell’individuo da ostracizzare.

La lista SDN degli Sta­ti Uniti
Così con­ce­pi­to, tale isti­tu­to giu­ri­di­co ate­nie­se era – come vedre­mo di qui a poco – cer­ta­men­te meno gra­ve di quel­lo che stia­mo osser­van­do ai gior­ni nostri, che sot­to­po­ne a una vera e pro­pria “mor­te civi­le” per­so­ne sgra­di­te a gover­ni o isti­tu­zio­ni per aver espres­so pub­bli­ca­men­te le pro­prie idee.
L’ordinamento degli Sta­ti Uni­ti d’America, ad esem­pio, pre­ve­de che all’interno del Dipar­ti­men­to del Teso­ro ope­ri un orga­ni­smo deno­mi­na­to Offi­ce of Forei­gn Asse­ts Con­trol (“OFAC”: Uffi­cio per il con­trol­lo dei beni este­ri) che ha il com­pi­to di gesti­re una lista di per­so­ne o Pae­si stra­nie­ri «ter­ro­ri­sti, traf­fi­can­ti inter­na­zio­na­li di stu­pe­fa­cen­ti, coin­vol­ti in atti­vi­tà lega­te alla pro­li­fe­ra­zio­ne di armi di distru­zio­ne di mas­sa e altre minac­ce alla sicu­rez­za nazio­na­le, alla poli­ti­ca este­ra o all’e­co­no­mia degli Sta­ti Uni­ti».
Chi vie­ne inse­ri­to in que­sta lista (Spe­cial­ly Desi­gna­ted Natio­nals and Bloc­ked Per­sons List) vie­ne, sen­za alcun con­trad­dit­to­rio né pro­ces­so giu­di­zia­rio, san­zio­na­to con il bloc­co dei pro­pri con­ti cor­ren­ti, beni e altre atti­vi­tà, e col divie­to di viag­gia­re negli Usa: in pra­ti­ca, oltre a veder­si limi­ta­to il pro­prio dirit­to alla mobi­li­tà, chi è ogget­to di que­sta misu­ra non può far­si accre­di­ta­re lo sti­pen­dio in ban­ca, non può ope­ra­re con il pro­prio con­to cor­ren­te, né dispor­re di un ban­co­mat o di una car­ta di cre­di­to, non può otte­ne­re un mutuo o un pre­sti­to, noleg­gia­re un’auto, pren­de­re una came­ra d’albergo e usu­frui­re dei mini­mi ser­vi­zi del­la vita quo­ti­dia­na che richie­do­no un rap­por­to finan­zia­rio in esse­re. Se un isti­tu­to di cre­di­to o un pre­sta­to­re di beni e/o ser­vi­zi non doves­se osser­va­re la san­zio­ne, incor­re­reb­be a sua vol­ta in “san­zio­ni secon­da­rie” con l’applicazione di pesan­tis­si­me mul­te. Para­dos­sal­men­te, anche un pri­va­to cit­ta­di­no total­men­te estra­neo al sog­get­to san­zio­na­to potreb­be esse­re anch’egli sot­to­po­sto allo stes­so regi­me qua­lo­ra doves­se soste­ner­lo finan­zia­ria­men­te. Spes­so, anche i fami­lia­ri più stret­ti ven­go­no inse­ri­ti in que­sta lista per evi­ta­re l’elusione del­la san­zio­ne com­mi­na­ta al loro congiunto.

I casi Alba­ne­se e Guillou
È, ad esem­pio, il caso del­la Rela­tri­ce spe­cia­le del Con­si­glio per i dirit­ti uma­ni dell’Onu, Fran­ce­sca Alba­ne­se, in con­se­guen­za del suo lavo­ro per l’organismo che l’aveva nomi­na­ta: è accu­sa­ta cioè di aver espres­so nel­la sua rela­zio­ne opi­nio­ni sgra­di­te ai gover­ni sta­tu­ni­ten­se e israeliano.

Ed è – non meno ecla­tan­te – il caso del giu­di­ce Nico­las Guil­lou, magi­stra­to fran­ce­se pres­so la Cor­te pena­le inter­na­zio­na­le (CPI) del­l’A­ia, che ha auto­riz­za­to il man­da­to d’arresto con­tro il pri­mo mini­stro israe­lia­no Ben­ja­min Neta­nya­hu e l’ex mini­stro del­la Dife­sa Yoav Gal­lant per cri­mi­ni di guer­ra e cri­mi­ni con­tro l’umanità. Insie­me ad altri cin­que giu­di­ci e tre pro­cu­ra­to­ri del­la CPI, Guil­lou è sta­to san­zio­na­to dal gover­no sta­tu­ni­ten­se (pri­mo spon­sor del­lo Sta­to sio­ni­sta) con prov­ve­di­men­ti che ne han­no can­cel­la­to la sog­get­ti­vi­tà socia­le ren­den­do­lo una “non‑persona”: tut­ti i suoi account social sono sta­ti can­cel­la­ti d’imperio, le appli­ca­zio­ni di Goo­gle gli sono sta­te disat­ti­va­te, i con­ti ban­ca­ri acce­si in Fran­cia con­ge­la­ti e per­si­no le pre­no­ta­zio­ni alber­ghie­re annullate.
Ciò che dovreb­be far riflet­te­re è che, sia nel caso Alba­ne­se che in quel­lo Guil­lou, i rispet­ti­vi gover­ni, sull’altare del­le rela­zio­ni politico‑militari tran­sa­tlan­ti­che, non han­no mos­so un dito per difen­de­re due loro cit­ta­di­ni, con­dan­na­ti senz’appello ad una mor­te civi­le bar­ba­ra per ave­re disim­pe­gna­to fun­zio­ni uffi­cia­li per le qua­li era­no sta­ti inca­ri­ca­ti all’interno di isti­tu­zio­ni inter­na­zio­na­li crea­te e par­te­ci­pa­te dai due Pae­si stessi.

La “cul­la del­la demo­cra­zia” va alla guerra
L’Unione euro­pea, che vie­ne pre­sen­ta­ta come un “faro di civil­tà”, la “cul­la del­la demo­cra­zia” di cui difen­de­reb­be i “valo­ri”, non è da meno rispet­to agli Sta­ti Uniti.
Il con­flit­to in Ucrai­na, in par­ti­co­la­re, rap­pre­sen­ta ormai il ban­co di pro­va di quan­to tali iper­bo­li­ci giu­di­zi sia­no espres­si asso­lu­ta­men­te a spro­po­si­to: chiun­que pro­vi ad ana­liz­za­re le ragio­ni dell’invasione vie­ne imme­dia­ta­men­te bol­la­to come “filo‑russo”, spre­gia­ti­va­men­te addi­ta­to come “puti­nia­no”: in pra­ti­ca, accu­sa­to di “intel­li­gen­za col nemico”.
Per­ché è pro­prio que­sto il pun­to. Oggi l’Europa si è crea­ta un nemi­co alle por­te che sta­reb­be pre­pa­ran­do l’invasione del Vec­chio Con­ti­nen­te in una data che vie­ne addi­rit­tu­ra indi­ca­ta come cer­ta – chi dice 2027, chi 2030 – e quel “nemi­co” è sen­za tema di smen­ti­te “la Rus­sia di Putin”.
In fun­zio­ne di que­sta fan­ta­sti­ca costru­zio­ne men­ta­le, i tec­no­cra­ti euro­pei stan­no snoc­cio­lan­do la nar­ra­zio­ne del­la “minac­cia rus­sa” per giu­sti­fi­ca­re mas­sic­ce spe­se in arma­men­ti[1]. In un’aura di iste­ria col­let­ti­va è sta­to idea­to un gigan­te­sco pro­get­to di mili­ta­riz­za­zio­ne dell’intero ter­ri­to­rio che però, per poter esse­re “dige­ri­to” da una socie­tà disa­bi­tua­ta all’idea di com­bat­te­re dopo ottant’anni di assen­za di con­flit­ti sul suo­lo euro­peo (fat­ta ecce­zio­ne per il bom­bar­da­men­to sul­la Ser­bia: ma quel­lo è sta­to fat­to pas­sa­re per un “inter­ven­to uma­ni­ta­rio per fer­ma­re i mas­sa­cri”!), deve pog­gia­re sul­la pre­pa­ra­zio­ne di una soli­da base ideo­lo­gi­ca che assi­cu­ri il soste­gno – o, quan­to­me­no, la non oppo­si­zio­ne – del­la mag­gio­ran­za del­la popolazione.
E però, una simi­le base ideo­lo­gi­ca non può tol­le­ra­re che vi sia­no ele­men­ti di distur­bo che insi­nui­no dub­bi con la più peri­co­lo­sa del­le armi che potreb­be minar­la: il ragio­na­men­to. Nel­la pro­spet­ti­va di com­bat­te­re il nemi­co ester­no, è prio­ri­ta­rio ridur­re al silen­zio quel­lo interno.
Ecco per­ché, da quan­do è scop­pia­to il con­flit­to in Ucrai­na (ma lo stes­so è val­so per il geno­ci­dio com­mes­so dal­lo Sta­to sio­ni­sta di Israe­le a Gaza), chi detie­ne le leve del pote­re ha pro­gres­si­va­men­te stret­to la mor­sa nei con­fron­ti di chiun­que pro­po­nes­se una let­tu­ra dei fat­ti non con­for­me a quel­la “uffi­cia­le”.

L’Italia, Dostoe­v­skij e la lista dei “puti­nia­ni”
Per quan­to riguar­da l’Italia, basti ad esem­pio ricor­da­re la vicen­da di uno dei più popo­la­ri vol­ti dei tg Rai, lo sto­ri­co invia­to a Mosca Marc Inna­ro, rimos­so dal suo uffi­cio per­ché nei suoi ser­vi­zi tele­vi­si­vi ave­va con­te­stua­liz­za­to l’invasione rus­sa pre­sen­tan­do anche il pun­to di vista del Crem­li­no che denun­cia­va l’allargamento a est del­la Nato attra­ver­so l’Ucraina.
In altre occa­sio­ni, la scu­re cen­so­ria ha pro­dot­to con­se­guen­ze che han­no toc­ca­to l’apice del ridi­co­lo. Come quan­do l’Università Bicoc­ca di Mila­no ha annul­la­to un cor­so di lezio­ni sull’opera di Dostoe­v­skij a cura del­lo scrit­to­re Pao­lo Nori. Di fron­te allo scan­da­lo susci­ta­to da que­sta assur­da deci­sio­ne[2], l’ateneo ha poi cer­ca­to di met­te­re una pez­za; che, come sem­pre acca­de, è peg­gio­re del buco: riat­ti­va­re il cor­so … però affian­can­do a Dostoe­v­skij un auto­re ucrai­no, in una sor­ta di “con­trad­dit­to­rio politico‑letterario” post mor­tem! Super­fluo sot­to­li­nea­re che il docen­te ha rifiu­ta­to l’indecente “pro­po­sta” con la bril­lan­te giu­sti­fi­ca­zio­ne di non esse­re esper­to di let­te­ra­tu­ra ucraina.
Sem­pre per resta­re in Ita­lia, la lista dei “puti­nia­ni” si ingros­sa sem­pre più: lo sto­ri­co Ange­lo D’Orsi, i filo­so­fi Lucia­no Can­fo­ra e Mas­si­mo Cac­cia­ri, il notis­si­mo divul­ga­to­re di sto­ria Ales­san­dro Bar­be­ro, il gior­na­li­sta Mar­co Tra­va­glio e l’autorevole ana­li­sta geo­po­li­ti­co Lucio Carac­cio­lo, l’ex depu­ta­to Ales­san­dro Di Bat­ti­sta, solo per fare alcu­ni nomi. È suf­fi­cien­te, aven­do un mini­mo segui­to media­ti­co, espri­me­re un’opinione mini­ma­men­te più arti­co­la­ta rispet­to alla “veri­tà uffi­cia­le” decla­ma­ta dal gover­no e dai suoi cana­li comu­ni­ca­ti­vi, per diven­ta­re nemi­ci pub­bli­ci del Bel Pae­se e con­ni­ven­ti con la Rus­sia: in pra­ti­ca, per esse­re con­si­de­ra­ti un peri­co­lo per la sicu­rez­za del­lo Stato.

Doğ­ru e gli altri: il gra­do di repres­sio­ne aumenta
A livel­lo di Unio­ne euro­pea le con­se­guen­ze di que­sta poli­ti­ca da San­ta Inqui­si­zio­ne sono ben dram­ma­ti­che, poi­ché la Com­mis­sio­ne euro­pea adot­ta lo stes­so siste­ma sta­tu­ni­ten­se di san­zio­na­re pesan­te­men­te i per­so­nag­gi “sco­mo­di”[3].
Un cit­ta­di­no tede­sco, Hüsey­in Doğ­ru, di pro­fes­sio­ne gior­na­li­sta, ha sco­per­to del tut­to casual­men­te che i con­ti cor­ren­ti suo e di sua moglie era­no sta­ti bloc­ca­ti. Nul­la gli era sta­to comu­ni­ca­to, nes­sun pro­ce­di­men­to lega­le era sta­to pro­mos­so a suo cari­co, eppu­re la Com­mis­sio­ne euro­pea ha emes­so il prov­ve­di­men­to san­zio­na­to­rio per­ché lo ha rite­nu­to respon­sa­bi­le di minac­cia­re, attra­ver­so le opi­nio­ni espres­se nel suo lavo­ro sul geno­ci­dio a Gaza, «la sta­bi­li­tà e la sicu­rez­za del­l’U­nio­ne e di uno o più dei suoi Sta­ti mem­bri». Quan­do ha pro­va­to a ricor­re­re alle vie lega­li, la giu­sti­zia tede­sca si è dichia­ra­ta pri­va di giu­ri­sdi­zio­ne per­ché il prov­ve­di­men­to san­zio­na­to­rio era un atto poli­ti­co e non giudiziario.

Ma Doğ­ru non è sta­to il solo gior­na­li­sta tede­sco ad esse­re sta­to san­zio­na­to dal­la Com­mis­sio­ne euro­pea. Nell’ambito del 17° pac­chet­to di san­zio­ni con­tro la Rus­sia, altri due gior­na­li­sti in Ger­ma­nia, Ali­na Lipp e Tho­mas Röper, sono sta­ti accu­sa­ti di esse­re “pro­pa­gan­di­sti del Crem­li­no”: la sur­rea­le impu­ta­zio­ne mos­sa ai due era che il loro lavo­ro ave­va lo sco­po di «mani­po­la­re il sen­ti­men­to pub­bli­co tede­sco in meri­to al soste­gno all’Ucraina»[4], con azio­ni che «com­pro­met­to­no o minac­cia­no la sicu­rez­za e la sta­bi­li­tà nell’Unione e in un Pae­se ter­zo (Ucrai­na) attra­ver­so l’uso coor­di­na­to di mani­po­la­zio­ne e inter­fe­ren­za del­le infor­ma­zio­ni e faci­li­tan­do un con­flit­to arma­to in un Pae­se ter­zo»[5].
È evi­den­te che un’accusa così for­mu­la­ta, di “mani­po­la­zio­ne e inter­fe­ren­za del­le infor­ma­zio­ni”, rap­pre­sen­ta una defi­ni­zio­ne tal­men­te ampia da con­fe­ri­re al Con­si­glio euro­peo una discre­zio­na­li­tà di fat­to illi­mi­ta­ta nel deci­de­re san­zio­ni con­tro sin­go­li indi­vi­dui, oltre a sfug­gi­re a ogni effet­ti­vo con­trol­lo giu­ri­sdi­zio­na­le di un giu­di­ce ter­zo che assi­cu­ri al sog­get­to col­pi­to un giu­di­zio impar­zia­le e con ampio dirit­to di dife­sa: l’indeterminatezza del­la fat­ti­spe­cie e la man­can­za di “tipi­ci­tà” del­la con­dot­ta adde­bi­ta­ta, così come la man­ca­ta pre­vi­sio­ne del dirit­to dell’incolpato ad esse­re pre­via­men­te ascol­ta­to e dife­so da un lega­le, fan­no scon­fi­na­re la deci­sio­ne in un atto pura­men­te ammi­ni­stra­ti­vo che si tra­du­ce in un lam­pan­te esem­pio di per­se­cu­zio­ne politica.

Il para­dig­ma­ti­co caso Baud
Il caso che ha di recen­te richia­ma­to l’attenzione di mol­ti è sta­to quel­lo di Jac­ques Baud, ex colon­nel­lo (ora in pen­sio­ne) dell’esercito sviz­ze­ro, fun­zio­na­rio dei ser­vi­zi segre­ti del Pae­se elve­ti­co, non­ché uffi­cia­le del­la Nato per con­to del­la qua­le ha svol­to com­pi­ti di rilie­vo pro­prio in Ucrai­na, il qua­le è sta­to col­pi­to dal­le san­zio­ni deci­se dal­la Com­mis­sio­ne euro­pea: con­se­guen­te­men­te, sono sta­ti bloc­ca­ti i suoi con­ti e gli è impe­di­to di viag­gia­re in tut­to il ter­ri­to­rio Ue.
La sua “col­pa”? Sostan­zial­men­te, quel­la di ave­re for­ni­to, su diver­se pub­bli­ca­zio­ni e vari cana­li infor­ma­ti­vi, un’analisi del con­flit­to in Ucrai­na diver­sa dal­la “nar­ra­zio­ne uffi­cia­le” del­le isti­tu­zio­ni di Bru­xel­les. Per que­sto, vie­ne con­si­de­ra­to un “pro­pa­gan­di­sta del Crem­li­no”: gli si con­te­sta di esse­re «respon­sa­bi­le del­l’at­tua­zio­ne o del soste­gno di azio­ni o poli­ti­che attri­bui­bi­li al gover­no del­la Fede­ra­zio­ne rus­sa che mina­no o minac­cia­no la sta­bi­li­tà o la sicu­rez­za di un Pae­se ter­zo (Ucrai­na) ricor­ren­do alla mani­po­la­zio­ne del­le infor­ma­zio­ni e all’ingerenza»[6].
In real­tà, per sua stes­sa ammis­sio­ne Baud ha sem­pre rifiu­ta­to invi­ti da orga­ni di stam­pa uffi­cial­men­te ricon­du­ci­bi­li alla Fede­ra­zio­ne rus­sa e nel­le sue ana­li­si si è sem­pre ser­vi­to di noti­zie di fon­te occi­den­ta­le e addi­rit­tu­ra ucrai­na. Il suo obiet­ti­vo, sostie­ne, è dimo­stra­re «che si può ave­re una pro­spet­ti­va diver­sa sul con­flit­to ucrai­no anche sen­za ricor­re­re alla pro­pa­gan­da rus­sa». E spie­ga: «Fac­cio un lavo­ro ana­li­ti­co in cui esa­mi­no cli­ni­ca­men­te il con­flit­to».

Il colon­nel­lo Jac­ques Baud (Pho­to cre­dit: Gre­go­ry Yetchmeniza/Imago)

Il pro­ble­ma è, che in que­sto iste­ri­co cli­ma gene­ra­liz­za­to di cac­cia alle stre­ghe in cui le san­zio­ni ven­go­no usa­te come stru­men­to ammi­ni­stra­ti­vo di stam­po repres­si­vo con­tro let­tu­re e ana­li­si cri­ti­che di segno diver­so rispet­to a quel­lo “uffi­cia­le”, i fat­ti ven­go­no inter­pre­ta­ti e bol­la­ti come “pro­pa­gan­da rus­sa” anche quan­do sono spie­ga­ti con atten­zio­ne e cautela.
Come chio­sa il quo­ti­dia­no tede­sco Ber­li­ner Zei­tung,

«il caso Baud sol­le­va inter­ro­ga­ti­vi fon­da­men­ta­li. A che pun­to la cri­ti­ca alla linea uffi­cia­le non vie­ne più con­si­de­ra­ta un legit­ti­mo con­tri­bu­to al dibat­ti­to, ma piut­to­sto un rea­to puni­bi­le? La rispo­sta a que­sta doman­da sarà pro­ba­bil­men­te cru­cia­le per deter­mi­na­re se la liber­tà di espres­sio­ne sia pre­ser­va­ta in Euro­pa».

“La liber­tà di espres­sio­ne va limitata”
In real­tà, la poli­ti­ca euro­pea quel­la rispo­sta l’ha già data in diver­se occa­sio­ni. Ed è sicu­ra­men­te negativa.
Quan­do il gior­na­li­sta tede­sco Flo­rian War­weg, a pro­po­si­to del­le san­zio­ni inflit­te a Baud e appro­va­te anche dal­la Ger­ma­nia in seno al Con­si­glio euro­peo, ha chie­sto al por­ta­vo­ce del gover­no fede­ra­le se la posi­zio­ne dell’esecutivo fos­se effet­ti­va­men­te quel­la di san­zio­na­re pesan­te­men­te rino­ma­ti ana­li­sti mili­ta­ri solo per­ché non con­di­vi­de il con­te­nu­to del­le loro ana­li­si sul­la guer­ra in Ucrai­na, e se fos­se sta­ta pre­li­mi­nar­men­te veri­fi­ca­ta la fon­da­tez­za piut­to­sto discu­ti­bi­le del­la moti­va­zio­ne del­le san­zio­ni pri­ma di appro­var­le, il rap­pre­sen­tan­te gover­na­ti­vo ha rispo­sto con un bru­ta­le cini­smo: «Tut­ti i sog­get­ti che ope­ra­no in que­sto cam­po devo­no esse­re con­sa­pe­vo­li che ciò potreb­be acca­de­re anche a loro …».
E anco­ra. Qual­che gior­no fa, in una esem­pla­re appli­ca­zio­ne del­la leg­ge del con­trap­pas­so, gli Usa han­no san­zio­na­to (per ora solo col divie­to di viag­gio negli Sta­ti Uni­ti) cin­que fun­zio­na­ri euro­pei pro­ta­go­ni­sti dell’approvazione del Digi­tal Ser­vi­ces Act (DSA), un rego­la­men­to nato per disci­pli­na­re il set­to­re digi­ta­le e che si appli­ca a tut­te le piat­ta­for­me onli­ne per «assi­cu­ra­re il cor­ret­to fun­zio­na­men­to del mer­ca­to digi­ta­le dell’Ue, pro­teg­gen­do i con­su­ma­to­ri e con­tra­stan­do feno­me­ni come la disin­for­ma­zio­ne e la dif­fu­sio­ne di con­te­nu­ti ille­ci­ti»[7]. Washing­ton ha moti­va­to il prov­ve­di­men­to san­zio­na­to­rio col fat­to che il rego­la­men­to euro­peo avreb­be imba­va­glia­to la liber­tà di espres­sio­ne sui social in nome del­la lot­ta all’odio, non­ché impo­sto rego­la­men­ta­zio­ni seve­re alle piat­ta­for­me e‑commerce statunitensi.
Uno dei sog­get­ti san­zio­na­ti è la diret­tri­ce dell’organizzazione tede­sca HateAid, Jose­phi­ne Bal­lon, la qua­le, inter­vi­sta­ta qual­che mese pri­ma da una gior­na­li­sta che le face­va nota­re che negli Usa l’opinione pub­bli­ca rite­ne­va che il DSA rap­pre­sen­tas­se una restri­zio­ne del­la liber­tà di espres­sio­ne e una minac­cia per la demo­cra­zia, rispo­se con disprez­zo: «La liber­tà di espres­sio­ne va limi­ta­ta».

 

Non­di­me­no, per con­dan­na­re le san­zio­ni sta­tu­ni­ten­si con­tro i fun­zio­na­ri euro­pei e incu­ran­te del fat­to che frat­tan­to la Com­mis­sio­ne euro­pea ave­va san­zio­na­to Jac­ques Baud, Ursu­la von der Leyen ha avu­to la sfron­ta­tez­za di dichia­ra­re: «La liber­tà di espres­sio­ne è il fon­da­men­to del­la nostra for­te e vibran­te demo­cra­zia euro­pea. Ne sia­mo orgo­glio­si. La pro­teg­ge­re­mo. Per­ché la Com­mis­sio­ne è la custo­de dei nostri valo­ri». Ipo­cri­sia sen­za limi­ti[8]!

Il “Mini­ste­ro del­la Veri­tà” dell’Ue
La Com­mis­sio­ne euro­pea ha deci­so di crea­re uno “Scu­do euro­peo del­la demo­cra­zia”, cioè un mec­ca­ni­smo per com­bat­te­re la “disin­for­ma­zio­ne”. A tale sco­po, ver­rà isti­tui­to un “Cen­tro Euro­peo per la Resi­lien­za Demo­cra­ti­ca”, roboan­te deno­mi­na­zio­ne per un orga­ni­smo il cui com­pi­to sarà con­tra­sta­re «la mani­po­la­zio­ne e le inge­ren­ze da par­te di atto­ri stra­nie­ri e la disin­for­ma­zio­ne». Come ha spie­ga­to Hen­na Virk­ku­nen, vice­pre­si­den­te ese­cu­ti­va per la Sicu­rez­za e la demo­cra­zia, il Cen­tro si pro­po­ne di agi­re d’anticipo inter­cet­tan­do e can­cel­lan­do “con­te­nu­ti fal­si”. Ma su qua­li basi si sta­bi­li­sce cos’è vero e cosa fal­so? In base a qua­le cri­te­rio si impo­ne il sigil­lo di veri­tà su una nar­ra­zio­ne e si obbli­ga l’opinione pub­bli­ca ad ade­guar­vi­si? Ciò che è in gio­co è il mono­po­lio dell’interpretazione dei fat­ti: vie­ne pre­scrit­ta, sot­to pena di san­zio­ni, l’interpretazione for­ni­ta dal­la Com­mis­sio­ne euro­pea che è per defi­ni­zio­ne qua­li­fi­ca­ta come “vera”.
Cos’altro è allo­ra que­sto con­ge­gno se non l’orwelliano “Mini­ste­ro del­la Verità”?
È evi­den­te che è in atto un gigan­te­sco pro­get­to di cri­mi­na­liz­za­zio­ne del dis­sen­so nel qua­dro di un pro­ces­so di dele­git­ti­ma­zio­ne di chiun­que si oppon­ga alla poli­ti­ca deci­sa dal­le isti­tu­zio­ni europee.

Come scri­ve l’analista poli­ti­co Kri­stian Thy­re­god sof­fer­man­do­si sul caso Baud, non è neces­sa­rio con­di­vi­de­re l’analisi del colon­nel­lo sviz­ze­ro per vede­re che in un’istituzione che si auto­de­fi­ni­sce demo­cra­ti­ca c’è un pro­ble­ma: per­ché se qual­cu­no inci­ta real­men­te alla vio­len­za o si dedi­ca allo spio­nag­gio, esi­sto­no nor­me pena­li appo­si­te, ma se si è sem­pli­ce­men­te in pre­sen­za di opi­nio­ni infon­da­te, ten­den­zio­se o par­zia­li, la rispo­sta sta nel­le argo­men­ta­zio­ni e nel­le pro­ve con­tra­rie, non nel con­ge­la­men­to dei beni; per­ché se le san­zio­ni ori­gi­na­ria­men­te pre­vi­ste con­tro ter­ro­ri­sti, nar­co­traf­fi­can­ti o atto­ri di una guer­ra ven­go­no nor­ma­liz­za­te con­tro ana­li­sti e com­men­ta­to­ri, ciò signi­fi­ca ride­fi­ni­re il con­fi­ne tra poli­ti­ca este­ra e liber­tà di espres­sio­ne inter­na; per­ché, così come sta mani­fe­stan­do­si, que­sta hybris san­zio­na­to­ria potrà in futu­ro esse­re uti­liz­za­ta rio­rien­tan­do­la ver­so altre “minac­ce” – il “nega­zio­ni­smo” cli­ma­ti­co, la “disin­for­ma­zio­ne” sull’immigrazione, la cri­ti­ca alla poli­ti­ca eco­no­mi­ca dell’Ue – tut­te inqua­dra­bi­li come rischi per la “sta­bi­li­tà democratica”.

Regi­me san­zio­na­to­rio e demo­cra­zia blin­da­ta: dal­lo Sta­to di dirit­to allo Sta­to di sicurezza
Su impul­so di alcu­ni euro­de­pu­ta­ti è sta­to com­mis­sio­na­to un pare­re giu­ri­di­co pre­sen­ta­to nel­lo scor­so mese di novem­bre al Par­la­men­to euro­peo dall’ex giu­di­ce del­la Cor­te di giu­sti­zia euro­pea Ninon Col­ne­ric e dal­la pro­fes­so­res­sa di dirit­to inter­na­zio­na­le all’Università di Angers, Ali­na Miron. Nel pare­re i due stu­dio­si evi­den­zia­no le gra­vi vio­la­zio­ni che il regi­me san­zio­na­to­rio inflig­ge al dirit­to basi­la­re dell’Ue e alla Car­ta dei Dirit­ti fon­da­men­ta­li, e in par­ti­co­la­re alla liber­tà d’espressione, al dirit­to di esse­re pre­via­men­te ascol­ta­ti, al dirit­to di scel­ta pro­fes­sio­na­le (a cau­sa dell’impedimento a svol­ge­re un lavo­ro) e all’assistenza sani­ta­ria (per­ché anche l’acquisto di far­ma­ci incap­pa nel­la sanzione).
È evi­den­te che il mec­ca­ni­smo san­zio­na­to­rio così con­ge­gna­to – che segna il sal­to da uno Sta­to di dirit­to (borghese‑liberale) a uno Sta­to ammi­ni­stra­ti­vo, se non addi­rit­tu­ra di poli­zia – rap­pre­sen­ta un siste­ma non solo per neu­tra­liz­za­re oppo­si­to­ri poli­ti­ci, ma anche per crea­re un esem­pio desti­na­to ad impor­re il con­for­mi­smo ideo­lo­gi­co uti­le a con­vo­glia­re l’intera popo­la­zio­ne ver­so un para­dig­ma di socie­tà militarizzata.
Si trat­ta, in altri ter­mi­ni, del com­piu­to pas­sag­gio dal­la c.d. “demo­cra­zia libe­ra­le” a quel­la che lo stu­dio­so bra­si­lia­no Feli­pe Demier defi­ni­sce “demo­cra­zia blin­da­ta”, i cui

«cen­tri deci­sio­na­li poli­ti­ci (mini­ste­ri, segre­te­rie, par­la­men­ti, tri­bu­na­li ecc.) [sono diven­ta­ti] pra­ti­ca­men­te impe­ne­tra­bi­li alle richie­ste popo­la­ri. Inol­tre, man­te­nen­do un’autonomia qua­si asso­lu­ta rispet­to ai pro­ces­si elet­to­ra­li e quin­di libe­re da qual­sia­si tipo (anche mini­mo) di con­trol­lo popo­la­re, alcu­ne isti­tu­zio­ni sta­ta­li respon­sa­bi­li di que­stio­ni con­si­de­ra­te stra­te­gi­che (come le ban­che cen­tra­li, le agen­zie di rego­la­men­ta­zio­ne, ecc.) sono diven­ta­te mono­po­li incon­te­sta­bi­li dei rap­pre­sen­tan­ti poli­ti­ci e degli agen­ti com­mer­cia­li del­la clas­se domi­nan­te. […] Ai movi­men­ti socia­li e alle orga­niz­za­zio­ni poli­ti­che che si oppon­go­no fron­tal­men­te al pro­get­to con­tro­ri­for­mi­sta, il regi­me democratico‑liberale blin­da­to rispon­de con l’e­mar­gi­na­zio­ne politico‑istituzionale e la creazione/applicazione di leg­gi (for­mu­la­te in manie­ra del tut­to discre­zio­na­le) che limi­ta­no sem­pre più le liber­tà di mani­fe­sta­zio­ne popo­la­re. […] Libe­ra­te dai fasti­dio­si orpel­li social­de­mo­cra­ti­ci, le demo­cra­zie blin­da­te si mostra­no quin­di come demo­cra­zie bor­ghe­si per anto­no­ma­sia. Com­ple­ta­men­te nuda, la demo­cra­zia bor­ghe­se si sen­te più a suo agio. […] si può dire che il bal­lo bor­ghe­se con­ti­nua, solo che ora non è più in masche­ra».

In que­sti regi­mi “blin­da­ti” la com­pres­sio­ne sem­pre più mar­ca­ta dei dirit­ti ten­de a tra­sfor­ma­re il cit­ta­di­no da “sog­get­to di dirit­ti” a “ogget­to di sicu­rez­za”, un ingra­nag­gio dell’infrastruttura di sicurezza/preparazione ai con­flit­ti[9]. I regi­mi san­zio­na­to­ri si risol­vo­no in una “misu­ra sani­ta­ria” ammi­ni­stra­ti­va fina­liz­za­ta a pre­ve­ni­re il con­ta­gio da pun­ti di vista dis­sen­zien­ti rispet­to alla nar­ra­zio­ne ufficiale.
In que­sto sen­so, Ursu­la von der Leyen è sta­ta asso­lu­ta­men­te espli­ci­ta quan­do ha defi­ni­to la c.d. “mani­po­la­zio­ne del­le infor­ma­zio­ni” come un “virus” che cau­sa una “infe­zio­ne” che ognu­no può “tra­smet­te­re” a un altro: un’infezione che è pre­fe­ri­bi­le “pre­ve­ni­re vac­ci­nan­do l’organismo, piut­to­sto che curare”.

 

L’istituzione, dun­que, si fa “for­tez­za” che si blin­da con­tro la pene­tra­zio­ne del “nemi­co”: è per que­sto che chi si tro­va all’interno del­la for­tez­za non può apri­re la sia pur mini­ma brec­cia attra­ver­so la qua­le il nemi­co pos­sa pene­tra­re. Ed è sem­pre per que­sto che il dis­sen­so vie­ne bol­la­to come una “minac­cia alla sicu­rez­za e alla stabilità”.

Tem­pi bui ci atten­do­no. Rim­pian­ge­re­mo l’ostracismo dell’antica Grecia?


Note

[1] Ica­sti­ca­men­te, il pre­si­den­te del­la repub­bli­ca le ha defi­ni­te “impo­po­la­ri ma necessarie”!
[2] Nori ha poi iro­ni­ca­men­te spie­ga­to: «Non solo esse­re un rus­so viven­te è una col­pa oggi in Ita­lia. Lo è anche esse­re un rus­so mor­to, che quan­do era vivo nel 1849 è sta­to con­dan­na­to a mor­te per­ché ave­va let­to una cosa proi­bi­ta».
[3] Il cli­ma è tal­men­te pesan­te che non c’è nean­che biso­gno dell’intervento for­ma­le dell’Ue per esse­re col­pi­ti a cau­sa del­le opi­nio­ni espres­se a moti­vo del pro­prio lavo­ro. Il gior­na­li­sta ita­lia­no Gabrie­le Nun­zia­ti è sta­to licen­zia­to dall’agenzia di stam­pa Nova per una doman­da posta alla por­ta­vo­ce del­la Com­mis­sio­ne Ue, Pau­la Pin­ho. Nun­zia­ti ave­va chie­sto, se, visto che si richie­de alla Rus­sia di finan­zia­re la rico­stru­zio­ne dell’Ucraina, l’Unione euro­pea avreb­be pre­te­so lo stes­so da Israe­le per le distru­zio­ni a Gaza. La testa­ta lo ha licen­zia­to con la moti­va­zio­ne che la doman­da era “tec­ni­ca­men­te sbagliata”!
[4] Come se un “sen­ti­men­to pub­bli­co” deb­ba esse­re – per decre­to gover­na­ti­vo – asso­lu­ta­men­te una­ni­me e non pos­sa esse­re libe­ra­men­te affian­ca­to da sen­si­bi­li­tà diver­se, quan­tun­que mino­ri­ta­rie; e, soprat­tut­to, come se que­ste ulti­me pos­sa­no esse­re rite­nu­te una “minac­cia” in sé per le isti­tu­zio­ni pubbliche.
[5] In que­ste “per­le giu­ri­di­che” si sostan­zia la moti­va­zio­ne del prov­ve­di­men­to assun­to con­tro i due giornalisti.
[6] Con lo stes­so prov­ve­di­men­to (e la stes­sa gene­ri­ca e inter­cam­bia­bi­le moti­va­zio­ne: “mani­po­la­zio­ne del­le infor­ma­zio­ni e inge­ren­za”) è sta­ta san­zio­na­ta anche la gior­na­li­sta ucrai­na Dia­na Pan­chen­ko, accu­sa­ta di pro­dur­re e dif­fon­de­re nar­ra­zio­ni anti‑ucraine, filo‑russe e anti‑Nato.
[7] Agen­da Digi­ta­le, “Digi­tal Ser­vi­ces Act: cos’è e cosa pre­ve­de la leg­ge euro­pea sui ser­vi­zi digitali”.
[8] Come ha effi­ca­ce­men­te scrit­to Glenn Die­sen, «la scor­sa set­ti­ma­na, l’Ue ha san­zio­na­to il colon­nel­lo Jac­ques Baud, ana­li­sta del­l’in­tel­li­gen­ce sviz­ze­ra, per aver espres­so opi­nio­ni non gra­di­te. Que­sta set­ti­ma­na, l’Ue sostie­ne inve­ce la liber­tà di espres­sio­ne».
[9] Nel Bonil­la, “Admi­ni­stra­ti­ve War­fa­re & The End of the Poli­ti­cal”, 22/12/2025.