Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Imperialismo e guerre imperialiste, Politica internazionale: Nord Africa e Medio Oriente, Repressione

Iran: attacco sospeso

Le mas­sic­ce pro­te­ste che nel­le scor­se set­ti­ma­ne han­no attra­ver­sa­to l’I­ran sono infi­ne rien­tra­te, sof­fo­ca­te dal­la bru­ta­le repres­sio­ne del regi­me degli Ayatollah.
Tut­ta­via, per com­pren­der­ne le ragio­ni, la mobi­li­ta­zio­ne – che, come abbia­mo avu­to modo di segna­la­re in que­st’ar­ti­co­lo, non era affat­to una “rivo­lu­zio­ne”, e nep­pu­re un suo pro­dro­mo – deve esse­re ana­liz­za­ta uti­liz­zan­do chia­vi di let­tu­ra ben più appro­fon­di­te di quel­le super­fi­cial­men­te intro­dot­te da con­trap­po­sti set­to­ri del­la sini­stra: alcu­ni dei qua­li, infat­ti, (di matri­ce cam­pi­sta) l’han­no rite­nu­ta esclu­si­va­men­te la tipi­ca “rivo­lu­zio­ne aran­cio­ne” orga­niz­za­ta dagli impe­ria­li­smi occi­den­ta­li, così strin­gen­do­si a dife­sa del regi­me; men­tre altri (di natu­ra anar­coi­de) l’han­no idea­liz­za­ta esclu­si­va­men­te come “un’a­ne­li­to di liber­tà” del­l’in­te­ra popo­la­zio­ne afflit­ta dal­l’o­scu­ran­ti­sta pote­re del­la teo­cra­zia, non solo schie­ran­do­si quin­di con­tro il regi­me stes­so, ma assur­gen­do di fat­to al ran­go di mosche coc­chie­re dei pro­get­ti di “regi­me-chan­ge” del­l’im­pe­ria­li­smo e del sionismo.
Que­ste con­trap­po­ste let­tu­re non per­met­to­no di inten­de­re la dina­mi­ca com­ples­si­va del pro­ces­so che ha por­ta­to rile­van­ti set­to­ri di mas­sa nel­le stra­de del Pae­se (pro­te­ste eco­no­mi­che dei “bazaa­ri”, cui si sono som­ma­te in segui­to riven­di­ca­zio­ni di dirit­ti, e nel­le qua­li si sono infil­tra­ti gli “agen­ti dor­mien­ti” di Usa, GB e Israe­le); e nep­pu­re di capi­re per­ché – al di là del­la fero­ce repres­sio­ne gover­na­ti­va – il regi­me sia rima­sto soli­da­men­te al pote­re (soste­gno di mas­sa di rile­van­ti set­to­ri con­ser­va­to­ri, soprat­tut­to nel­le aree meno urba­niz­za­te; stra­ti­fi­ca­to sen­ti­men­to nazio­na­li­sta, insof­fe­ren­te alle pres­sio­ni stra­nie­re; memo­ria sedi­men­ta­ta del­la repres­sio­ne del­lo Scià e del suo regi­me occidentalizzato.
Resta il fat­to che, alme­no per il momen­to, lo sche­ma “Mai­dan” pre­di­spo­sto dal­l’im­pe­ria­li­smo anglo-sta­tu­ni­ten­se e dal sio­ni­smo è fal­li­to. Ce ne par­la Dar­rin Wal­ler nel testo che pre­sen­tia­mo tra­dot­to in italiano.
Buo­na lettura.
La redazione

Iran: attacco sospeso.
Il destino dell’Iran dipende dalla capacità di sopravvivere alla richiesta di Trump di un colpo decisivo che garantisca il cambio di regime

Vio­len­za ali­men­ta­ta; obiet­ti­vo fal­li­to: sven­ta­to il com­plot­to degli agen­ti pro­vo­ca­to­ri soste­nu­ti dal­l’Oc­ci­den­te. Sospe­so il suc­ces­si­vo attac­co USA‑Israele per il cam­bio di regime

Dar­rin Waller

 

L’at­tac­co alla valu­ta ira­nia­na, pro­ba­bil­men­te ven­du­ta allo sco­per­to a Dubai, ha dato il via all’ul­ti­mo ten­ta­ti­vo di cam­bio di regi­me da par­te del­la tria­de mili­ta­re e di sicu­rez­za Israele‑Stati Uniti‑Regno Uni­to. Come pre­vi­sto, i com­mer­cian­ti ira­nia­ni han­no ini­zia­to pro­te­ste paci­fi­che con­tro il crol­lo del 30‑40% del valo­re del rial.
Que­sto è sta­to il segna­le per gli agen­ti pro­vo­ca­to­ri gui­da­ti dal­l’Oc­ci­den­te di dirot­ta­re le pro­te­ste paci­fi­che dei com­mer­cian­ti e sca­te­na­re una vio­len­za sel­vag­gia, ucci­den­do cit­ta­di­ni comu­ni, distrug­gen­do cen­ti­na­ia di ambu­lan­ze e auto­pom­pe e bru­cian­do o sac­cheg­gian­do ban­che, ospe­da­li e moschee.
Pisto­le, mache­te, col­tel­li lun­ghi e pugna­li sono sta­ti usa­ti per mas­sa­cra­re cit­ta­di­ni comu­ni; altri sono sta­ti bru­cia­ti vivi. Non si trat­ta­va di nor­ma­li mani­fe­stan­ti, il che ren­de l’ap­pel­lo di Trump a “con­ti­nua­re a pro­te­sta­re e pren­de­re il con­trol­lo del­le vostre isti­tu­zio­ni” pro­fon­da­men­te fuo­ri luo­go, per non dire altro. Il mini­stro degli Este­ri Abbas Ara­gh­chi ha descrit­to le rivol­te come il tre­di­ce­si­mo gior­no del­la guer­ra di dodi­ci gior­ni con­dot­ta da Israe­le con­tro l’I­ran nel mese di giugno.
Ciò che ha sal­va­to l’I­ran que­sta vol­ta è sta­ta la rapi­da inter­ru­zio­ne del­l’ac­ces­so a Inter­net e del­le comu­ni­ca­zio­ni inter­na­zio­na­li, ma soprat­tut­to il bloc­co del­la mag­gior par­te dei 50.000 ter­mi­na­li Star­link intro­dot­ti clan­de­sti­na­men­te nel Pae­se pri­ma di que­st’ul­ti­ma ope­ra­zio­ne di cam­bio di regi­me, uti­liz­za­ti per diri­ge­re gli agen­ti pro­vo­ca­to­ri. Una vol­ta bloc­ca­ti i ter­mi­na­li Star­link, la vio­len­za si è rapi­da­men­te esaurita.
Si sospet­ta che l’hard­ware rus­so, uni­tà mobi­li di guer­ra elet­tro­ni­ca come il Krasukha‑4S, abbi­na­to al soft­ware cine­se di guer­ra elet­tro­ni­ca, sia sta­to deter­mi­nan­te nel taglia­re le comu­ni­ca­zio­ni Star­link tra gli isti­ga­to­ri vio­len­ti e i loro gesto­ri stranieri.
Anche con le comu­ni­ca­zio­ni ester­ne inter­rot­te, i media del­l’An­glo­sfe­ra non han­no avu­to pro­ble­mi a “fare affi­da­men­to sul­le ONG finan­zia­te dal gover­no sta­tu­ni­ten­se per il cam­bio di regi­me” con sede a Washing­ton per le informazioni.
Con le vio­len­te rivol­te ripor­ta­te sot­to con­trol­lo e la lea­der­ship ira­nia­na che dimo­stra­va di ave­re il domi­nio del­la situa­zio­ne, è diven­ta­to chia­ro che qual­sia­si attac­co deva­stan­te per for­za­re un cam­bio di regi­me non avreb­be avu­to il suc­ces­so “garan­ti­to” richie­sto da Trump.
Ecco per­ché Neta­nya­hu ha chie­sto a Trump di ritar­da­re l’at­tac­co all’I­ran, dolo­ro­sa­men­te con­sa­pe­vo­le che la capa­ci­tà del­l’I­ran di rea­gi­re con­tro Israe­le non era sta­ta ero­sa dal­le rivol­te, come era sta­to inve­ce pianificato.
Per la lea­der­ship ira­nia­na, que­sta è la secon­da vol­ta in sei mesi – vedi i miei sag­gi sul­la guer­ra dei 12 gior­ni del­lo scor­so giu­gno qui e qui – che si è tro­va­ta peri­co­lo­sa­men­te vici­na alla desti­tu­zio­ne. Tehe­ran sa bene che Washing­ton, Lon­dra e Geru­sa­lem­me Ove­st han­no biso­gno di esse­re for­tu­na­te solo una vol­ta con le loro ope­ra­zio­ni di cam­bio di regi­me, men­tre Tehe­ran deve esse­re for­tu­na­ta ogni volta.
Ecco per­ché il con­si­glie­re poli­ti­co del­la Gui­da Supre­ma, Ali Sha­m­kha­ni, ha affer­ma­to che “la dot­tri­na di dife­sa del­l’I­ran ora con­sen­te di rispon­de­re pri­ma che le minac­ce si con­cre­tiz­zi­no”. Leg­gi: attac­chi preventivi.
Non sor­pren­de quin­di che Neta­nya­hu si sia affret­ta­to a ras­si­cu­ra­re Tehe­ran – tra­mi­te Mosca – che Israe­le non avreb­be sfer­ra­to un attac­co pre­ven­ti­vo, con Tehe­ran che appa­ren­te­men­te ha ricambiato.
Tut­ta­via, è evi­den­te che la ras­si­cu­ra­zio­ne di Neta­nya­hu sarà con­si­de­ra­ta pri­va di valo­re; il Con­si­glio di sicu­rez­za nazio­na­le ira­nia­no non può che con­clu­de­re, dal­le ulti­me rivol­te orche­stra­te da ingle­si e israe­lia­ni, che il cam­bio di regi­me rima­ne un pro­get­to per­ma­nen­te fino a quan­do non sarà rag­giun­to il successo.
Per ora sono sta­ti annun­cia­ti dazi del 25% su qual­sia­si Pae­se che com­mer­ci con l’I­ran, ma ciò che è più impor­tan­te è che Washing­ton sta dirot­tan­do più risor­se nel­la regio­ne; la por­tae­rei USS Abra­ham Lin­coln e il suo grup­po d’at­tac­co sono ora in viag­gio. E anche se l’am­mi­ra­glio capo del­la Mari­na ha det­to che cer­che­rà alter­na­ti­ve al dispie­ga­men­to del grup­po d’at­tac­co del­la por­tae­rei USS Gerald R Ford nel­la regio­ne, que­sta sem­bra più una negazione.
Il Pen­ta­go­no e la Kirya sono in gra­do di sfer­ra­re un attac­co cine­ti­co ful­mi­neo che garan­ti­sca il cam­bio di regi­me? Come è ormai chia­ro, Trump non è tan­to con­tra­rio alla guer­ra in sé, quan­to piut­to­sto non tol­le­ra un con­flit­to pro­lun­ga­to, ma solo guer­re rapi­de, masche­ra­te da dop­piez­za, che garan­ti­sca­no una buo­na imma­gi­ne, con­trol­lo e dollari.
Come ho scrit­to dopo il pri­mo attac­co all’I­ran, “la posta geo­po­li­ti­ca più impor­tan­te è nel­le mani di Pechi­no e Mosca. Situa­to nel cuo­re del­l’Eu­ra­sia, l’I­ran svol­ge un ruo­lo cen­tra­le nel pas­sag­gio glo­ba­le alla mul­ti­po­la­ri­tà. Le mos­se vol­te a un cam­bio di regi­me in Iran sono inter­pre­ta­te come espan­sio­ni­smo occi­den­ta­le in azio­ne, che sfi­da diret­ta­men­te gli inte­res­si stra­te­gi­ci di Cina e Russia”.
In sin­te­si, si trat­ta di un’al­tra pau­sa tat­ti­ca in una cam­pa­gna che dura ormai da mez­zo seco­lo per ripren­de­re il con­trol­lo dell’Iran.