Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Guerra in Ucraina, Imperialismo e guerre imperialiste

A un passo dal baratro: la NATO verso una guerra totale con la Russia

Men­tre sul fron­te ucrai­no la guer­ra di logo­ra­men­to da par­te del­la Rus­sia con­ti­nua meto­di­ca­men­te a maci­na­re le risor­se uma­ne e mate­ria­li di Kiev, sul con­ti­nen­te euro­peo e nel suo spa­zio infor­ma­ti­vo si va facen­do sem­pre più stra­da l’i­dea che il con­flit­to arma­to con Mosca si avvicina.
Come sostie­ne Tho­mas Fazi nel­l’ar­ti­co­lo che pub­bli­chia­mo qui di segui­to tra­dot­to in ita­lia­no, l’Eu­ro­pa e la Nato si tro­va­no ormai sul­l’or­lo del bara­tro di una guer­ra tota­le con la Russia.
Buo­na lettura.
La redazione

A un passo dal baratro: la NATO verso una guerra totale con la Russia


Soprat­tut­to a cau­sa del­la poli­ti­ca del rischio cal­co­la­to mes­sa in atto dal­la NATO, il rischio di un con­flit­to tota­le tra l’Europa e la Rus­sia è più alto che mai, per­si­no rispet­to all’apice del­la Guer­ra Fredda


Tho­mas Fazi

 

Il rischio di un con­flit­to su vasta sca­la tra la NATO e la Rus­sia è più alto che mai – per­si­no rispet­to ai momen­ti più cri­ti­ci del­la Guer­ra Fred­da – vista la pro­fon­da impli­ca­zio­ne del­le due par­ti in quel­lo che, sot­to ogni pro­fi­lo ope­ra­ti­vo, è un con­fron­to mili­ta­re sem­pre più diret­to, anche se for­mal­men­te si con­ti­nua a man­te­ne­re la fin­zio­ne del­la non bel­li­ge­ran­za. A dif­fe­ren­za di quan­to avve­ni­va duran­te la Guer­ra Fred­da, quan­do le super­po­ten­ze man­te­ne­va­no pro­to­col­li ela­bo­ra­ti vol­ti a pre­ve­ni­re lo scon­tro diret­to, oggi i con­fi­ni sono sfu­ma­ti al pun­to da esse­re qua­si invi­si­bi­li. Una guer­ra che avreb­be dovu­to esse­re con­te­nu­ta entro i con­fi­ni del­l’U­crai­na si è pro­gres­si­va­men­te tra­sfor­ma­ta in qual­co­sa di mol­to più peri­co­lo­so: un con­flit­to per pro­cu­ra in cui il ruo­lo del­la NATO è diven­ta­to così cen­tra­le dal pun­to di vista ope­ra­ti­vo che la distin­zio­ne tra man­dan­te e man­da­ta­rio è in gran par­te venu­ta meno, e in cui ogni set­ti­ma­na por­ta nuo­ve pro­ve del fat­to che la logi­ca del­l’e­sca­la­tion sta pro­ce­den­do ben più rapi­da­men­te di qual­sia­si capa­ci­tà poli­ti­ca di controllarla.
Gli even­ti del­le ulti­me set­ti­ma­ne lo han­no reso ine­qui­vo­ca­bil­men­te chiaro.
La scor­sa set­ti­ma­na, un dro­ne ucrai­no nel Don­bas ha col­pi­to un isti­tu­to supe­rio­re nel Don­bas, ucci­den­do 21 per­so­ne, per lo più studenti.
Si trat­ta di una gra­vis­si­ma esca­la­tion nel­l’of­fen­si­va con i dro­ni che l’U­crai­na sta inten­si­fi­can­do con­tro la Rus­sia negli ulti­mi mesi, com­pre­so un nume­ro cre­scen­te di attac­chi in pro­fon­di­tà sfer­ra­ti sul ter­ri­to­rio rus­so. Solo poche set­ti­ma­ne fa, alme­no tre per­so­ne sono sta­te ucci­se e mol­te altre feri­te in un attac­co su lar­ga sca­la con dro­ni ucrai­ni nel­la regio­ne di Mosca.
Nel frat­tem­po, secon­do Reu­ters, a mar­zo gli attac­chi con dro­ni ucrai­ni con­tro i tre prin­ci­pa­li ter­mi­na­li di espor­ta­zio­ne rus­si sul­le coste occi­den­ta­li – Novo­ros­siy­sk sul Mar Nero, e Pri­mor­sk e Ust‑Luga sul Mar Bal­ti­co – ave­va­no mes­so fuo­ri uso cir­ca il 40% del­la capa­ci­tà di espor­ta­zio­ne petro­li­fe­ra del­la Rus­sia. Secon­do una sti­ma del New York Times, all’inizio di apri­le gli attac­chi ucrai­ni ave­va­no anche dan­neg­gia­to o distrut­to cir­ca il 20% del­la capa­ci­tà di raf­fi­na­zio­ne del petro­lio del­la Rus­sia. Pro­prio que­sto mese, secon­do il Mini­ste­ro del­la Dife­sa ucrai­no, i dro­ni ucrai­ni han­no col­pi­to due doz­zi­ne di raf­fi­ne­rie di petro­lio russe.
Alcu­ni dei siti pre­si di mira più di recen­te si tro­va­va­no a una distan­za com­pre­sa tra i 1.500 e i 1.700 km dal con­fi­ne ucrai­no, il che indi­ca un signi­fi­ca­ti­vo miglio­ra­men­to del­le capa­ci­tà dei dro­ni a lun­go rag­gio dell’Ucraina.
Come ha osser­va­to John Mear­shei­mer in una recen­te inter­vi­sta con Glenn Die­sen, gli attac­chi con dro­ni e mis­si­li ucrai­ni sul ter­ri­to­rio rus­so, com­pre­sa Mosca, rap­pre­sen­ta­no un signi­fi­ca­ti­vo pas­so avan­ti nel­la cate­na del­l’e­sca­la­tion. Seb­be­ne non fos­se impres­sio­na­to dal loro effet­to mili­ta­re imme­dia­to, la tra­iet­to­ria lo pre­oc­cu­pa profondamente:

«I dan­ni che quei dro­ni pos­so­no cau­sa­re non sono poi così gra­vi … di cer­to non influen­ze­ran­no in modo signi­fi­ca­ti­vo l’e­si­to del­la guer­ra. Que­sto non acca­drà. Ma cre­do che il gran­de peri­co­lo per il futu­ro sia che gli ucrai­ni, in col­la­bo­ra­zio­ne con gli euro­pei che riman­go­no deter­mi­na­ti a scon­fig­ge­re la Rus­sia, aumen­ti­no il nume­ro e l’in­ten­si­tà degli attac­chi con­tro la Russia».

La Rus­sia ha già rea­gi­to all’attacco con dro­ni con­tro l’istituto tec­ni­co del Don­bas con un mas­sic­cio assal­to a Kiev, uno dei più impo­nen­ti dall’inizio del­la guer­ra, che ha visto anche l’impiego di mis­si­li Ore­sh­nik a capa­ci­tà nuclea­re. E ha già minac­cia­to di sfer­ra­re una nuo­va onda­ta di “attac­chi siste­ma­ti­ci” con­tro la capi­ta­le. I nuo­vi attac­chi avran­no come obiet­ti­vo “i cen­tri deci­sio­na­li e i posti di coman­do”, oltre agli impian­ti di pro­du­zio­ne di dro­ni pre­sen­ti in cit­tà, ha dichia­ra­to il Mini­ste­ro degli Este­ri rus­so in un comu­ni­ca­to. Mosca ha invi­ta­to i cit­ta­di­ni stra­nie­ri e i diplo­ma­ti­ci a lascia­re Kiev “il pri­ma pos­si­bi­le” e ha avver­ti­to i cit­ta­di­ni di tener­si lon­ta­ni dagli edi­fi­ci ammi­ni­stra­ti­vi e militari.
Fino­ra Mosca si è aste­nu­ta dal col­pi­re i quar­tier gene­ra­li ucrai­ni: un fat­to piut­to­sto note­vo­le, dato che le for­ze arma­te ucrai­ne han­no ripe­tu­ta­men­te pre­so di mira i quar­tier gene­ra­li rus­si, come ha osser­va­to Ana­tol Lie­ven. Mar­te­dì, lo Sta­to Mag­gio­re ucrai­no ha affer­ma­to di aver distrut­to un impor­tan­te cen­tro di coman­do e con­trol­lo rus­so a Lugan­sk con mis­si­li da cro­cie­ra bri­tan­ni­ci Storm Sha­dow. L’uso effi­ca­ce di que­sti mis­si­li – che l’Ucraina sta lan­cian­do da due anni – richie­de dati di pun­ta­men­to statunitensi.
Cio­no­no­stan­te, Mosca non ha pre­so di mira i quar­tier gene­ra­li ucrai­ni a Kiev pro­prio a cau­sa del­la pro­ba­bi­li­tà che sol­da­ti e uffi­cia­li dell’intelligence sta­tu­ni­ten­si e di altri pae­si del­la NATO potes­se­ro rima­ne­re ucci­si, rischian­do una dra­sti­ca esca­la­tion in rispo­sta da par­te dell’Occidente. Da quan­do Donald Trump è tor­na­to alla pre­si­den­za e ha ria­per­to i nego­zia­ti diplo­ma­ti­ci, il gover­no rus­so è sta­to fre­na­to anche dal desi­de­rio di non irri­tar­lo né inde­bo­lir­lo. Tut­ta­via, la scor­sa set­ti­ma­na il Segre­ta­rio di Sta­to ame­ri­ca­no Mar­co Rubio ha dichia­ra­to che i col­lo­qui di pace sono in una fase di stal­lo e che «al momen­to non sono in cor­so col­lo­qui di que­sto tipo».
Ciò indi­ca non solo una peri­co­lo­sa esca­la­tion del­la guer­ra, ma anche la sua poten­zia­le espan­sio­ne oltre i con­fi­ni dell’Ucraina.
Dopo­tut­to, seb­be­ne que­sti attac­chi sia­no for­mal­men­te con­dot­ti dall’Ucraina, la real­tà è che l’Ucraina non potreb­be mai sfer­ra­re que­sti attac­chi con dro­ni sul ter­ri­to­rio rus­so sen­za il sup­por­to dei ser­vi­zi segre­ti e satel­li­ta­ri del­la NATO, e degli Sta­ti Uni­ti in par­ti­co­la­re. Nono­stan­te le aper­tu­re di pace di Trump, la sua ammi­ni­stra­zio­ne ha con­ti­nua­to a for­ni­re all’Ucraina infor­ma­zio­ni di intel­li­gen­ce per con­dur­re attac­chi con dro­ni a lun­go rag­gio con­tro le infra­strut­tu­re ener­ge­ti­che rus­se, secon­do quan­to rife­ri­to da diver­si fun­zio­na­ri sta­tu­ni­ten­si e ucrai­ni. Le infor­ma­zio­ni aiu­ta­no l’Ucraina a «defi­ni­re la pia­ni­fi­ca­zio­ne del per­cor­so, l’altitudine, i tem­pi e le deci­sio­ni rela­ti­ve alla mis­sio­ne, con­sen­ten­do ai dro­ni d’attacco sui­ci­di a lun­go rag­gio dell’Ucraina di elu­de­re le dife­se aeree rus­se». Una fon­te ha descrit­to la for­za di dro­ni ucrai­na come lo “stru­men­to” che gli Sta­ti Uni­ti stan­no uti­liz­zan­do per rag­giun­ge­re l’obiettivo di mina­re l’economia rus­sa e spin­ge­re Putin ver­so un accor­do. Anche la CIA è sta­ta coin­vol­ta nel­la crea­zio­ne del pro­gram­ma di dro­ni ucraino.
Il gra­do di coin­vol­gi­men­to degli Sta­ti Uni­ti va oltre la sem­pli­ce con­di­vi­sio­ne di infor­ma­zio­ni. Men­tre un fun­zio­na­rio sta­tu­ni­ten­se ha affer­ma­to che l’Ucraina sele­zio­na l’obiettivo e gli Sta­ti Uni­ti for­ni­sco­no infor­ma­zio­ni sul­le sue vul­ne­ra­bi­li­tà, altri fun­zio­na­ri han­no dichia­ra­to che gli Sta­ti Uni­ti han­no di fat­to sta­bi­li­to le prio­ri­tà degli obiet­ti­vi per l’esercito ucrai­no: ciò signi­fi­ca che sono gli Sta­ti Uni­ti a sce­glie­re, in effet­ti, cosa colpire.
Gli Sta­ti Uni­ti for­ni­sco­no anche sup­por­to satel­li­ta­re, sia sot­to for­ma di gui­da GPS in tem­po rea­le (in par­ti­co­la­re sul ter­ri­to­rio ucrai­no e su quel­lo annes­so dal­la Rus­sia tra­mi­te Star­link di Elon Musk), sia attra­ver­so la for­ni­tu­ra di dati geo­spa­zia­li che con­sen­to­no ai dro­ni di ope­ra­re sen­za un segna­le GPS in tem­po rea­le, ad esem­pio in aree in cui il segna­le è distur­ba­to: map­pe del ter­re­no pre­ca­ri­ca­te, dati sul­le rot­te, coor­di­na­te degli obiet­ti­vi e pro­fi­li di eva­sio­ne del­la dife­sa aerea, tut­ti ele­men­ti che dipen­do­no dal­la rico­gni­zio­ne satel­li­ta­re e dall’intelligence americana.
Ciò signi­fi­ca che le ope­ra­zio­ni di attac­co in pro­fon­di­tà dell’Ucraina con­tro la Rus­sia sono di fat­to un’operazione USA‑NATO che indos­sa i colo­ri ucrai­ni. Ma la NATO non si limi­ta a for­ni­re l’intelligence e il sup­por­to satel­li­ta­re per que­sti attac­chi, oltre natu­ral­men­te ai fon­di per i dro­ni. Sem­pre più spes­so, for­ni­sce anche i dro­ni stessi.
Seb­be­ne la stra­gran­de mag­gio­ran­za dei dro­ni uti­liz­za­ti dal­le for­ze ucrai­ne sia pro­dot­ta all’interno del­la stes­sa Ucrai­na, uno svi­lup­po più recen­te e stra­te­gi­ca­men­te signi­fi­ca­ti­vo con­si­ste nell’espansione deli­be­ra­ta del­la pro­du­zio­ne di dro­ni nei Pae­si euro­pei, anche per ridur­re la vul­ne­ra­bi­li­tà agli attac­chi rus­si con­tro le strut­tu­re ucrai­ne. Zelen­sky ha annun­cia­to pia­ni per apri­re die­ci joint ven­tu­re per la pro­du­zio­ne di dro­ni in Euro­pa nel 2026.
Il pae­se al cen­tro di que­sto svi­lup­po è la Ger­ma­nia. Il gover­no Merz sta appro­fon­den­do la sua coo­pe­ra­zio­ne mili­ta­re con Kiev, diven­tan­do sem­pre più un co‑belligerante nel con­flit­to con la Rus­sia. Con il disim­pe­gno ame­ri­ca­no, la Ger­ma­nia è da tem­po il prin­ci­pa­le soste­ni­to­re finan­zia­rio dell’Ucraina. Ma a metà apri­le, per la pri­ma vol­ta, il gover­no tede­sco ha stret­to una part­ner­ship stra­te­gi­ca con il set­to­re del­la dife­sa di un Pae­se in guer­ra. L’ac­cor­do apre la stra­da alla copro­du­zio­ne di siste­mi d’ar­ma, dro­ni con un’au­to­no­mia fino a 1.500 km e mis­si­li a lun­go rag­gio, insie­me a Kiev. Uno degli esem­pi più evi­den­ti è Quan­tum Fron­tli­ne Indu­stries in Ger­ma­nia – una joint ven­tu­re tra Quan­tum Systems e l’u­crai­na Fron­tli­ne Robo­tics – che ha visto il pri­mo dro­ne usci­re dal­la linea di pro­du­zio­ne meno di due mesi dopo l’an­nun­cio del­la partnership.
Con un trat­to di pen­na, il gover­no tede­sco ha spaz­za­to via l’intero dibat­ti­to inter­no degli ulti­mi anni sul­la for­ni­tu­ra di armi tede­sche all’Ucraina per attac­chi con­tro obiet­ti­vi all’interno del ter­ri­to­rio rus­so. Come ha scrit­to l’ex depu­ta­ta tede­sca Sevim Dag­de­len, con l’integrazione del­le indu­strie del­la dife­sa di Ber­li­no e Kiev stia­mo assi­sten­do alla nasci­ta di un com­ples­so militare‑industriale tedesco‑ucraino sot­to l’egemonia di Ber­li­no. In effet­ti, è pro­ba­bi­le che nei recen­ti attac­chi a Mosca e nel­la regio­ne di Mosca sia­no sta­ti uti­liz­za­ti dro­ni a lun­go rag­gio di fab­bri­ca­zio­ne tedesca.
Anche altri Pae­si euro­pei sono coin­vol­ti. Dal­la fine del 2024, il grup­po fin­lan­de­se Sum­ma Defen­ce ha costi­tui­to diver­se joint ven­tu­re con azien­de ucrai­ne per pro­dur­re dro­ni in Fin­lan­dia. L’azienda bri­tan­ni­ca Pre­vail Part­ners e l’ucraina Skye­ton han­no uni­to le for­ze nel luglio 2025 per pro­dur­re il dro­ne di sor­ve­glian­za Ray­bird nel Regno Uni­to. Skye­ton ha inol­tre aper­to una linea di pro­du­zio­ne Ray­bird in Slo­vac­chia e sta nego­zian­do ulte­rio­ri part­ner­ship euro­pee, men­tre i con­sor­zi ucrai­ni di dro­ni stan­no costruen­do impian­ti di assem­blag­gio e di pro­du­zio­ne di com­po­nen­ti in Fin­lan­dia e Danimarca.
Ciò signi­fi­ca che le nazio­ni euro­pee – in pri­mo luo­go la Ger­ma­nia – stan­no diven­tan­do sem­pre più diret­ta­men­te coin­vol­te nel con­flit­to. Que­sto aumen­ta note­vol­men­te il rischio di attac­chi di ritor­sio­ne rus­si sul ter­ri­to­rio euro­peo. Infat­ti, a metà apri­le, il Mini­ste­ro del­la Dife­sa rus­so ha pub­bli­ca­to i nomi e gli indi­riz­zi del­le azien­de euro­pee – tra cui diver­se impre­se ita­lia­ne – coin­vol­te nel­la pro­du­zio­ne di dro­ni ucrai­ni, affer­man­do che «l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca euro­pea dovreb­be sia com­pren­de­re chia­ra­men­te le vere ragio­ni del­le minac­ce alla pro­pria sicu­rez­za, sia cono­sce­re gli indi­riz­zi e le ubi­ca­zio­ni del­le impre­se “ucrai­ne” e “con­giun­te” che pro­du­co­no UAV e com­po­nen­ti per l’U­crai­na sul ter­ri­to­rio dei pro­pri pae­si».
A peg­gio­ra­re le cose, vi sono pro­ve cre­scen­ti che i dro­ni ucrai­ni attra­ver­si­no lo spa­zio aereo dei Pae­si bal­ti­ci mem­bri del­la NATO per attac­ca­re obiet­ti­vi rus­si, come i dro­ni che han­no col­pi­to i ter­mi­na­li petro­li­fe­ri rus­si a Pri­mor­sk e Ust‑Luga sul Mar Bal­ti­co. Pro­prio que­sto mese, i dro­ni ucrai­ni han­no inne­sca­to ripe­tu­ti allar­mi nel­lo spa­zio aereo sopra Esto­nia, Let­to­nia e Litua­nia, pro­vo­can­do in diver­se occa­sio­ni l’intervento di cac­cia del­la NATO, con alme­no un dro­ne ucrai­no abbat­tu­to da un jet del­la NATO sopra l’Estonia il 19 mag­gio. Pochi gior­ni pri­ma, un altro dro­ne ucrai­no ave­va col­pi­to un impian­to di stoc­cag­gio di petro­lio vuo­to in Let­to­nia. Le riper­cus­sio­ni poli­ti­che sono sta­te signi­fi­ca­ti­ve, cau­san­do la cadu­ta del gover­no let­to­ne per la sua gestio­ne del­la crisi.
La Rus­sia ha accu­sa­to gli Sta­ti bal­ti­ci e la NATO di con­sen­ti­re atti­va­men­te ai dro­ni ucrai­ni di uti­liz­za­re il loro spa­zio aereo per attac­chi con­tro la Rus­sia, defi­nen­do la situa­zio­ne come un’ag­gres­sio­ne del­la NATO. Il con­si­glie­re pre­si­den­zia­le Niko­lai Patru­shev ha sot­to­li­nea­to che ciò costi­tui­sce una par­te­ci­pa­zio­ne diret­ta dei pae­si del­la NATO agli attac­chi sul ter­ri­to­rio rus­so. Da par­te loro, l’Ucraina e i Pae­si bal­ti­ci han­no respin­to le accu­se di col­lu­sio­ne deli­be­ra­ta, accu­san­do la Rus­sia di uti­liz­za­re la guer­ra elet­tro­ni­ca e le inter­fe­ren­ze per rein­di­riz­za­re i dro­ni ucrai­ni nel­lo spa­zio aereo bal­ti­co, anche se que­sto non spie­ga per­ché la Rus­sia si sia dimo­stra­ta inca­pa­ce di impe­di­re attac­chi con dro­ni con­tro obiet­ti­vi sen­si­bi­li e civi­li, anche a Mosca. La pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne euro­pea von der Leyen è arri­va­ta addi­rit­tu­ra ad affer­ma­re che «la Rus­sia e la Bie­lo­rus­sia han­no una respon­sa­bi­li­tà diret­ta» per le incur­sio­ni dei dro­ni ucraini.
Ciò che è chia­ro è che le ten­sio­ni nel Bal­ti­co sono più alte che mai. Il rischio che in quel­la zona scop­pi un con­flit­to tra la NATO e Mosca è ulte­rior­men­te accen­tua­to dal recen­te annun­cio del­la crea­zio­ne di una for­za nava­le con­giun­ta, deno­mi­na­ta Nor­thern Navies Ini­tia­ti­ve, che com­pren­de Regno Uni­to, Nor­ve­gia, Sve­zia, Dani­mar­ca, Fin­lan­dia, Islan­da, Esto­nia, Let­to­nia, Litua­nia e Pae­si Bas­si. Que­sta for­za sem­bra ave­re l’obiettivo espli­ci­to di con­te­ne­re la Rus­sia tra l’Artico e il Bal­ti­co, poten­zial­men­te osta­co­lan­do il traf­fi­co com­mer­cia­le di Mosca, e in par­ti­co­la­re la sua cosid­det­ta “flot­ta ombra”. Pro­vo­ca­zio­ni come l’abbordaggio di navi rus­se, o addi­rit­tu­ra un bloc­co nava­le, costi­tui­reb­be­ro un evi­den­te casus bel­li. A ciò si aggiun­ge la mili­ta­riz­za­zio­ne del­la Fin­lan­dia, che ha recen­te­men­te ade­ri­to alla NATO, e le ope­ra­zio­ni di spio­nag­gio e sor­ve­glian­za aerea con­dot­te dal suo ter­ri­to­rio con­tro Mosca, fat­to­ri che stan­no tra­sfor­man­do il Pae­se scan­di­na­vo in una nuo­va minac­cia stra­te­gi­ca agli occhi del­la Russia.
Non è esa­ge­ra­to affer­ma­re che basta un solo inci­den­te, rea­le o pro­vo­ca­to, per­ché la situa­zio­ne dege­ne­ri rapi­da­men­te in una guer­ra diret­ta tra la NATO e la Rus­sia. Ciò è par­ti­co­lar­men­te pre­oc­cu­pan­te dato che le pro­vo­ca­zio­ni occi­den­ta­li stan­no inco­rag­gian­do i fal­chi a Mosca.
Tra gli approc­ci più radi­ca­li spic­ca quel­lo di Ser­gey Kara­ga­nov, poli­to­lo­go di lun­ga data, ex con­si­glie­re sia di Gor­ba­ciov che di Eltsin, e attual­men­te tra i con­si­glie­ri di Putin. Fin dall’inizio del con­flit­to, Kara­ga­nov ha soste­nu­to il pos­si­bi­le uso di armi nuclea­ri in Euro­pa. La sua argo­men­ta­zio­ne è che le éli­te euro­pee sono com­ple­ta­men­te scre­di­ta­te e pri­ve del­la legit­ti­mi­tà neces­sa­ria per rima­ne­re al pote­re. Ma soprat­tut­to, sono inca­pa­ci di rag­giun­ge­re un com­pro­mes­so con la Rus­sia. Devo­no esse­re fer­ma­te con la for­za del­le armi per impe­di­re che il con­flit­to si dif­fon­da in tut­ta Euro­pa, innan­zi­tut­to col­pen­do obiet­ti­vi mili­ta­ri stra­te­gi­ci e alta­men­te sim­bo­li­ci sul ter­ri­to­rio euro­peo con armi convenzionali.
Secon­do Kara­ga­nov, se ciò non fos­se suf­fi­cien­te a “per­sua­de­re” le éli­te euro­pee a veni­re a pat­ti con la Rus­sia, sareb­be neces­sa­rio ricor­re­re a un attac­co nuclea­re “dimo­stra­ti­vo”, o addi­rit­tu­ra mira­to all’eliminazione del­le éli­te euro­pee stes­se. Tali idee, in gran par­te mar­gi­na­li all’inizio del con­flit­to, stan­no pro­gres­si­va­men­te gua­da­gnan­do ter­re­no sia negli ambien­ti mili­ta­ri che in quel­li poli­ti­ci rus­si. Paral­le­la­men­te, cre­sce la pres­sio­ne su Putin affin­ché cam­bi strategia.
Mear­shei­mer pren­de sul serio l’argomento avan­za­to da Kara­ga­nov – secon­do cui la Rus­sia dovreb­be col­pi­re obiet­ti­vi euro­pei con armi con­ven­zio­na­li, pas­san­do al nuclea­re se neces­sa­rio – osser­van­do che quel­la che un tem­po era un’opinione mino­ri­ta­ria ha otte­nu­to ampia accet­ta­zio­ne all’interno del­la Russia:

«Lui sostie­ne, e io gli cre­do sul­la paro­la per­ché è una per­so­na one­sta, che la stra­gran­de mag­gio­ran­za del­le per­so­ne con cui par­la sia d’accordo con lui. I rus­si, in un cer­to sen­so, ne han­no abba­stan­za».

Per quan­to riguar­da la dimen­sio­ne nuclea­re, Mear­shei­mer spie­ga per­ché la sem­pli­ce pro­spet­ti­va dell’uso del­le armi nuclea­ri con­fe­ri­sce alla stra­te­gia di Kara­ga­nov la sua logi­ca coercitiva:

»Una vol­ta che si ini­zia a sali­re la spi­ra­le dell’escalation, tut­ti com­pren­do­no che a un cer­to pun­to … da qual­che par­te lun­go quel­la spi­ra­le c’è l’uso del­le armi nuclea­ri. Su uno dei gra­di­ni c’è l’uso del­le armi nuclea­ri … La sem­pli­ce minac­cia del­le armi nuclea­ri avrà un enor­me valo­re deterrente».

Egli fa anche un sor­pren­den­te para­go­ne sto­ri­co riguar­do alle vio­la­zio­ni del­le “linee ros­se” da par­te dell’Occidente:

«È dav­ve­ro incre­di­bi­le che gli Sta­ti Uni­ti e la Gran Bre­ta­gna abbia­no aiu­ta­to l’Ucraina quan­do que­sta ha inva­so il ter­ri­to­rio rus­so nell’estate del 2024. Stia­mo par­lan­do dell’offensiva di Kur­sk … L’idea che potrem­mo aiu­ta­re un allea­to a inva­de­re l’Unione Sovie­ti­ca, qual­co­sa che non acca­drà mai … o che potrem­mo aiu­ta­re un allea­to ad attac­ca­re uno dei pila­stri del­la tria­de nuclea­re stra­te­gi­ca. È sem­pli­ce­men­te impen­sa­bi­le. Era sem­pli­ce­men­te trop­po peri­co­lo­so».

La sua con­clu­sio­ne sul dilem­ma stra­te­gi­co rus­so è la seguente:

«Se ti met­ti nei pan­ni del­la Rus­sia … dovrai met­te­re i pie­di per ter­ra, come dice­va sem­pre mia madre. E dovrai invia­re un segna­le mol­to chia­ro che que­sto è sem­pli­ce­men­te inac­cet­ta­bi­le».

Il rischio di guer­ra non è un’a­stra­zio­ne lon­ta­na: è una real­tà peri­co­lo­sa e immi­nen­te. I mec­ca­ni­smi di esca­la­tion che ci han­no por­ta­to a que­sto pun­to sono ben noti: ogni pas­so in avan­ti, com­piu­to con la con­vin­zio­ne che la con­tro­par­te farà mar­cia indie­tro, ren­de più pro­ba­bi­le il pas­so suc­ces­si­vo e restrin­ge lo spa­zio per una de‑escalation. I lea­der occi­den­ta­li si sono con­vin­ti, attra­ver­so una com­bi­na­zio­ne di pio desi­de­rio e iner­zia isti­tu­zio­na­le, che la Rus­sia con­ti­nue­rà ad assor­bi­re le pro­vo­ca­zio­ni sen­za rispon­de­re con la stes­sa mone­ta. Ma ogni set­ti­ma­na che pas­sa sen­za una via d’u­sci­ta diplo­ma­ti­ca ci avvi­ci­na al momen­to in cui tale pre­sup­po­sto sarà mes­so alla pro­va fino alla distruzione.
Ciò che ren­de la situa­zio­ne attua­le par­ti­co­lar­men­te peri­co­lo­sa non è solo l’e­sca­la­tion mili­ta­re, ma il com­ple­to crol­lo del­le capa­ci­tà poli­ti­che che potreb­be­ro arre­star­la. Non ci sono i rea­li­sti del­la Guer­ra Fred­da, né cana­li segre­ti, né lea­der euro­pei seri con l’autorevolezza e la volon­tà di pro­por­re una solu­zio­ne nego­zia­ta. C’è solo lo slan­cio del­la mac­chi­na da guer­ra, ora distri­bui­ta in una doz­zi­na di pae­si e miglia­ia di azien­de, che pro­du­ce armi nel­le fab­bri­che fin­lan­de­si, nel­le joint ven­tu­re tede­sche e nel­le offi­ci­ne bri­tan­ni­che: tut­te ali­men­ta­no un con­flit­to che, in assen­za di un inter­ven­to poli­ti­co urgen­te, non ha altro esi­to logi­co se non la catastrofe.
La respon­sa­bi­li­tà rica­de, in ulti­ma ana­li­si, sui cit­ta­di­ni euro­pei. I nostri gover­ni non agi­sco­no a nostro nome né nel nostro inte­res­se. Spet­ta a noi, pri­ma che si veri­fi­chi il pros­si­mo inci­den­te, il pros­si­mo erro­re di valu­ta­zio­ne, il pros­si­mo dro­ne che attra­ver­si lo spa­zio aereo sba­glia­to, esi­ge­re che fac­cia­no un pas­so indie­tro dal baratro.


(Tra­du­zio­ne dal­l’in­gle­se di Erne­sto Russo)