Assalto al cielo

Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Politica internazionale - Europa

“Geringonça”? No: governo di collaborazione di classe!

Catarina Martins, portavoce del Bloco de Esquerda, firma l’accordo di governo con il premier António Costa

Nel novem­bre 2015, dopo le ele­zio­ni poli­ti­che, il Por­to­gal­lo ha visto for­mar­si un nuo­vo gover­no. Si trat­ta, in real­tà, di un ese­cu­ti­vo di mino­ran­za gui­da­to dal socia­li­sta Antó­nio Costa, con l’appoggio ester­no del Par­ti­to comu­ni­sta por­to­ghe­se, dei Ver­di e del Blo­co de Esquer­da, un par­ti­to nato dal­la con­fluen­za di diver­si par­ti­ti di sini­stra, tra cui un’organizzazione che si richia­ma al tro­tski­smo e facen­te capo al Segre­ta­ria­to Uni­fi­ca­to del­la Quar­ta Inter­na­zio­na­le.
I discre­ti risul­ta­ti dell’economia e alcu­ne misu­re, che sono sta­te dipin­te come una inver­sio­ne del­le poli­ti­che di auste­ri­tà impo­ste dal­la Troi­ka, han­no fat­to par­la­re di “model­lo por­to­ghe­se”, entu­sia­sman­do la sini­stra rifor­mi­sta inter­na­zio­na­le dopo il mise­re­vo­le fal­li­men­to dell’esperienza di gover­no di Syri­za in Gre­cia. In real­tà, a dispet­to dei pro­cla­mi di que­sti rifor­mi­sti, orfa­ni ormai di auten­ti­ci rife­ri­men­ti di clas­se, «in Por­to­gal­lo c’è una sini­stra che fun­zio­na (per­ché fa quel­lo che dice l’Ue)», come effi­ca­ce­men­te sin­te­tiz­za­to per­si­no da un gior­na­le ita­lia­no di destra, Il Foglio.
L’anomala allean­za tra un par­ti­to del cen­tro libe­ra­le, come i socia­li­sti di Costa, con un par­ti­to del­la più rigi­da orto­dos­sia sta­li­ni­sta (il Pcp) e un altro che ha al suo inter­no addi­rit­tu­ra una ten­den­za che fa rife­ri­men­to al tro­tski­smo (il Blo­co), vie­ne ger­gal­men­te defi­ni­ta in Por­to­gal­lo “gerin­go­nça”, che può tra­dur­si in ita­lia­no con “accoz­za­glia”. Noi pre­fe­ria­mo inve­ce, gra­zie agli stru­men­ti che il mar­xi­smo ci ha for­ni­to per l’analisi del­la real­tà, defi­nir­la “gover­no di col­la­bo­ra­zio­ne di clas­se”. E cioè un gover­no che, in vir­tù dell’appoggio dei par­ti­ti che han­no un’influenza nel­la clas­se lavo­ra­tri­ce, per­se­gue non già gli inte­res­si sto­ri­ci di que­sta, ben­sì quel­li del­la clas­se ad essa con­trap­po­sta: quel­la dei capi­ta­li­sti.
Sen­za vole­re scen­de­re all’esame det­ta­glia­to del­le poli­ti­che mes­se in cam­po dall’esecutivo di Costa, basti qui solo con­si­de­ra­re che il com­bat­ti­vo scio­pe­ro a tem­po inde­ter­mi­na­to, indet­to lo scor­so mese di ago­sto dagli addet­ti al tra­spor­to di sostan­ze peri­co­lo­se per otte­ne­re miglio­ra­men­ti sala­ria­li e del­le con­di­zio­ni di lavo­ro, è sta­to stron­ca­to dal gover­no con un prov­ve­di­men­to d’urgenza che ha decre­ta­to la “requi­sição civil”, cioè una sor­ta di pre­cet­ta­zio­ne con la pre­vi­sio­ne di una pena di due anni di car­ce­re.
Era, o no, que­sta una ragio­ne suf­fi­cien­te per i par­ti­ti del­la sini­stra por­to­ghe­se per toglie­re l’appoggio a un ese­cu­ti­vo che ha tute­la­to gli inte­res­si del­la socie­tà pri­va­ta di tra­spor­to, a sca­pi­to di quel­li di dipen­den­ti che lavo­ra­no per 15 ore al gior­no per un sala­rio di 700 euro? Evi­den­te­men­te, non lo era né per il Pcp, né per il Blo­co: il cui più auto­re­vo­le diri­gen­te, Fran­ci­sco Louçã, non si è fat­to scru­po­lo di dichia­ra­re sen­za mez­zi ter­mi­ni che quel­lo da lui soste­nu­to «non è un gover­no di sini­stra», ma che il Blo­co per­se­gue attra­ver­so di esso «l’obiettivo … del­la con­qui­sta dell’egemonia socia­le». E cioè – chio­sia­mo noi – l’eterna ripro­po­si­zio­ne del­la fal­li­men­ta­re poli­ti­ca dei rifor­mi­sti al trai­no del­la bor­ghe­sia.
Pre­sen­tia­mo, dun­que, l’analisi che Rolan­do Asta­ri­ta fa del c.d. “model­lo por­to­ghe­se”, dal pun­to di vista dell’economia.
Buo­na let­tu­ra.
La reda­zio­ne

Portogallo, il modello “progressista‑socialista”


Rolan­do Asta­ri­ta [*]

 

Il Por­to­gal­lo è diven­ta­to, di que­sti tem­pi, il model­lo rac­co­man­da­to da gran par­te del pro­gres­si­smo di sini­stra e dal Fren­te de Todos[1]. Così, Kicil­lof[2] ha affer­ma­to che «Il Por­to­gal­lo rap­pre­sen­ta una via d’uscita con cre­sci­ta»; Cri­sti­na Kirch­ner ha fat­to appel­lo a rine­go­zia­re con il Fmi “alla por­to­ghe­se”; e Alber­to Fer­nán­dez si è incon­tra­to col pre­mier del Pae­se lusi­ta­no, Anto­nio Costa, «per capi­re dal­la sua pro­pria voce come si è svi­lup­pa­ta l’esperienza por­to­ghe­se: esse­re mol­to cau­ti con i con­ti pub­bli­ci e incre­men­ta­re il con­su­mo».
Allo sco­po di inqua­dra­re l’argomento, ricor­dia­mo che nel novem­bre del 2015 il socia­li­sta Anto­nio Costa fu nomi­na­to pri­mo mini­stro sul­la base di un accor­do par­la­men­ta­re del Par­ti­to socia­li­sta con il Blo­co de Esquer­da, il Par­ti­to comu­ni­sta e i Ver­di. L’obiettivo dichia­ra­to era “por­re fine all’austerità per riat­ti­va­re l’economia”. Il gover­no del Par­ti­to socia­li­sta restau­rò allo­ra la set­ti­ma­na lavo­ra­ti­va di 35 ore per gli impie­ga­ti pub­bli­ci aumen­tan­do­ne gli sti­pen­di; fre­nò le pri­va­tiz­za­zio­ni del tra­spor­to e recu­pe­rò il con­trol­lo del­le linee aeree sta­ta­li; ele­vò il sala­rio mini­mo e le pen­sio­ni; aumen­tò il pre­lie­vo fisca­le sul­le gran­di for­tu­ne e incen­ti­vò gli aiu­ti alle pic­co­le e medie impre­se. Poi­ché duran­te i qua­si quat­tro anni del gover­no Costa l’economia è cre­sciu­ta, il “model­lo por­to­ghe­se” vie­ne da mol­ti rite­nu­to la dimo­stra­zio­ne pal­pa­bi­le che è pos­si­bi­le una solu­zio­ne alla cri­si capi­ta­li­sti­ca attra­ver­so la redi­stri­bu­zio­ne pro­gres­si­sta del­le entra­te e sen­za pena­liz­za­re la clas­se lavo­ra­tri­ce. Per­ciò l’esperienza por­to­ghe­se è cita­ta come un “model­lo da imi­ta­re” da par­te del kirch­ne­ri­smo, da sta­li­ni­sti vari e da par­ti­ti socia­li­sti e orga­niz­za­zio­ni del­la sini­stra, come ad esem­pio il Psoe e Pode­mos in Spa­gna. Il mira­co­lo pro­gres­si­sta por­to­ghe­se, d’altra par­te, è sta­to mol­to uti­le per dis­si­mu­la­re la disa­stro­sa ammi­ni­stra­zio­ne di Syri­za in Gre­cia (fino a pochi anni fa Syri­za era il model­lo da imi­ta­re, rac­co­man­da­to dai Kicil­lof nostra­ni, i Pablo Igle­sias e il loro codaz­zo di aral­di del rifor­mi­smo bor­ghe­se).
Vista la popo­la­ri­tà di cui gode­va il model­lo di gover­no a gui­da Par­ti­to socia­li­sta por­to­ghe­se nel cam­po del­la sini­stra rifor­mi­sta, nel luglio del 2017 scris­si una nota, nel­la qua­le ho cer­ca­to di dimo­stra­re che in Por­to­gal­lo la ripre­sa eco­no­mi­ca era già in atto pri­ma che Costa andas­se al gover­no; e che le misu­re adot­ta­te dal suo ese­cu­ti­vo era­no con­ces­sio­ni mol­to par­zia­li, che non inver­ti­va­no il pro­ces­so di arre­tra­men­to del­le for­ze del lavo­ro duran­te la cri­si. In que­sto arti­co­lo mi pro­pon­go di amplia­re l’argomento attua­liz­zan­do i dati. Que­sto testo si inscri­ve nel filo­ne dei diver­si scrit­ti (mol­ti dei qua­li pro­ve­nien­ti da espo­nen­ti di sini­stra) pub­bli­ca­ti negli ulti­mi gior­ni, che anch’essi mostra­no che la ripre­sa dell’economia por­to­ghe­se ha avu­to come con­tro­par­ti­ta il peg­gio­ra­men­to del­la situa­zio­ne del­la clas­se lavo­ra­tri­ce e dei set­to­ri popo­la­ri rispet­to al perio­do che ha pre­ce­du­to la cri­si

Cri­si e ripre­sa debo­le …
In linea con quan­to evi­den­zia­to nel 2017, segna­lo innan­zi­tut­to che la ripre­sa dell’economia era ini­zia­ta pri­ma dell’insediamento del gover­no socia­li­sta. E che è una ripre­sa debo­le, come si evin­ce dal­la seguen­te tabel­la.

Di fat­to, tra il 2015 e il 2019 (per quest’ultimo anno si trat­ta di una sti­ma), il Pil è cre­sciu­to in media di un magro 1,73% annua­le. D’altro can­to, il rap­por­to Investimenti/Pil – una varia­bi­le chia­ve quan­do si trat­ta di valu­ta­re la dina­mi­ca dell’accumulazione – si è man­te­nu­ta al di sot­to del livel­lo pre­ce­den­te alla cri­si: tra il 2013 e il 2018 è sta­to in media del 15,5%, con­tro il 22% nel 2008‑2009.

… soste­nu­ta dal­la dimi­nu­zio­ne dei sala­ri
Inol­tre, la ripre­sa si è pro­dot­ta dopo un crol­lo dei sala­ri e il peg­gio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni di vita e di lavo­ro del­la popo­la­zio­ne in gene­ra­le. Quest’aggiustamento si è appro­fon­di­to a par­ti­re dall’accordo, nel mag­gio del 2011, tra il gover­no por­to­ghe­se e la Troi­ka (Fmi, Bce e Com­mis­sio­ne euro­pea): in cam­bio di un pre­sti­to di 78 miliar­di di euro, il Por­to­gal­lo ha appli­ca­to un pro­gram­ma che com­pren­de­va, tra le altre misu­re, il con­ge­la­men­to dei sala­ri, la ridu­zio­ne degli sti­pen­di degli sta­ta­li, la rifor­ma del­le leg­gi sul lavo­ro e diver­se pri­va­tiz­za­zio­ni. Un risa­na­men­to che si è impo­sto nel con­te­sto di un’elevata disoc­cu­pa­zio­ne, che avreb­be rag­giun­to il suo api­ce del 16,4% nel 2013.
L’adeguamento è anda­to di pari pas­so con la cadu­ta dei sala­ri rea­li. Secon­do l’Oil[3] (si veda il report “Lavo­ro digni­to­so in Por­to­gal­lo 2008‑2018. Dal­la cri­si alla ripre­sa”, Oil, 2018), i sala­ri rea­li han­no visto, tra il 2008 e il 2018, la seguen­te evo­lu­zio­ne.

Si può osser­va­re che, tra il 2014 e il 2017, i sala­ri rea­li han­no recu­pe­ra­to ben poco del ter­re­no per­so a cau­sa del­la cri­si, e che la ripre­sa è ini­zia­ta dopo che l’economia ha toc­ca­to il fon­do, nel 2012‑2013. Inol­tre, si ten­ga pre­sen­te che i sala­ri por­to­ghe­si sono infe­rio­ri alla media euro­pea.
La pros­si­ma tabel­la mostra la varia­zio­ne del­la com­po­si­zio­ne dei sala­ri per ora lavo­ra­ta in per­cen­tua­le (fon­te Ocse). La cosa impor­tan­te, qui, è vede­re come la ripre­sa era già in atto quan­do la com­pen­sa­zio­ne ora­ria era al suo pun­to più bas­so, nel 2014.

Inol­tre, con la cri­si si è appro­fon­di­ta la cadu­ta del­la par­te­ci­pa­zio­ne dei sala­ri al red­di­to nazio­na­le. In par­ti­co­la­re, per­ché a par­ti­re dal 2010 i sala­ri si sono sgan­cia­ti dagli aumen­ti del­la pro­dut­ti­vi­tà. Il risul­ta­to è che, men­tre negli anni 90 la par­te­ci­pa­zio­ne era appros­si­ma­ti­va­men­te del 60%, nel 2015 è sta­ta solo de 52%.

Rifor­me del lavo­ro favo­re­vo­li al capi­ta­le …
Nell’articolo del 2017 ho segna­la­to che con la rifor­ma del lavo­ro, intro­dot­ta dal gover­no con­ser­va­to­re, «sono dimi­nui­te le inden­ni­tà di licen­zia­men­to e si è age­vo­la­to il licen­zia­men­to per ina­de­gua­tez­za o per estin­zio­ne del posto di lavo­ro; è sta­ta ridot­ta alla metà l’indennità per lo straor­di­na­rio; è sta­to dimi­nui­ta la dura­ta dell’assegno per la cas­sa inte­gra­zio­ne, da tre anni e un mese a due anni e due mesi. Sono anche sta­ti eli­mi­na­ti i tre gior­ni di ferie che alcu­ne impre­se con­ce­de­va­no ai lavo­ra­to­ri che non cumu­la­va­no assen­ze duran­te l’anno; sono sta­te sop­pres­se quat­tro festi­vi­tà; ed è sta­ta crea­ta un mon­te di 150 ore di lavo­ro extra a dispo­si­zio­ne dell’impresa, che può deci­de­re in che gior­ni lavo­ra­re. Que­sta rifor­ma è entra­ta in vigo­re nono­stan­te la resi­sten­za dei lavo­ra­to­ri e lo scio­pe­ro gene­ra­le indet­to dal­la Con­fe­de­ra­zio­ne Gene­ra­le dei Lavo­ra­to­ri por­to­ghe­si il 24 mar­zo 2012».

… che non sono sta­te annul­la­te
Come abbia­mo anti­ci­pa­to, il gover­no socia­li­sta ha adot­ta­to prov­ve­di­men­ti che han­no rap­pre­sen­ta­to miglio­ra­men­ti per i lavo­ra­to­ri. In cam­bio, però, essi han­no dato spa­zio al gover­no per non met­te­re in discus­sio­ne in alcun modo la pre­ca­riz­za­zio­ne del­le con­di­zio­ni di lavo­ro e la per­di­ta di posi­zio­ni rispet­to al capi­ta­le spe­ri­men­ta­ta duran­te la cri­si. In altri ter­mi­ni: dopo che il capi­ta­le ha fat­to 100 pas­si in avan­ti, è pos­si­bi­le retro­ce­de­re di 10 o 20 per assi­cu­ra­re gli altri 80 di pro­gres­si e pro­cla­ma­re, anco­ra, che “stia­mo gover­nan­do nell’interesse dei lavo­ra­to­ri”. Una mec­ca­ni­ca abba­stan­za comu­ne quan­do si esce da una cri­si del­la pro­fon­di­tà spe­ri­men­ta­ta dal Por­to­gal­lo.
Per­ciò non dovreb­be stu­pi­re che il gover­no socia­li­sta non abbia abro­ga­to la rifor­ma del lavo­ro impo­sta dal­la Troi­ka e dal Par­ti­to social­de­mo­cra­ti­co. Ha ridot­to a due anni la dura­ta dei con­trat­ti di lavo­ro e a 180 gior­ni i con­trat­ti in pro­va, ma non ha cor­ret­to il cal­co­lo del­le inden­ni­tà di licen­zia­men­to, che è sta­to il fon­da­men­to del­la rifor­ma del­la Troi­ka. Per que­sta ragio­ne la rifor­ma pro­po­sta dal Par­ti­to socia­li­sta ha avu­to il via libe­ra del padro­na­to e del­la destra, e il voto con­tra­rio del Par­ti­to comu­ni­sta, dei Ver­si e del Blo­co de Esquer­da. Ana­lo­ga­men­te, i socia­li­sti han­no vota­to in par­la­men­to, insie­me alla destra, con­tro la pro­po­sta dei comu­ni­sti, del Blo­co e dei Ver­di di ripri­sti­na­re il paga­men­to degli straor­di­na­ri per il lavo­ro nei gior­ni festi­vi.
Il risul­ta­to è sta­to che, per diver­se stra­de, si è con­so­li­da­to il lavo­ro pre­ca­rio. Secon­do il rap­por­to cita­to dell’Oil, «il livel­lo di impie­go pre­ca­rio nel 2017 era esat­ta­men­te lo stes­so del 2018. Il livel­lo di impie­go pre­ca­rio invo­lon­ta­rio rima­ne­va anch’esso sta­bi­le». Il lavo­ro inqua­dra­to in con­trat­ti tem­po­ra­nei rap­pre­sen­ta­va il 37% del lavo­ro tota­le nel 2000; ha rag­giun­to un pic­co del 66% nel 2015 e nel 2017 era sce­so ad appe­na il 63%.
Uno dei set­to­ri che più ha visto aumen­ta­re que­sto tipo d’impiego è sta­to il turi­smo, che, signi­fi­ca­ti­va­men­te, è sta­to il moto­re del­la ripre­sa. Segna­la un cri­ti­co: «Il lavo­ro in que­sti set­to­ri è pre­ca­rio, mal paga­to e pre­sen­ta un’alta rota­zio­ne di lavo­ra­to­ri. Fra il 2013 e il 2017 sono sta­ti fir­ma­ti 3,8 milio­ni di nuo­vi con­trat­ti di lavo­ro, di cui 2,6 milio­ni han­no avu­to ter­mi­ne nel­lo stes­so perio­do. Appros­si­ma­ti­va­men­te, solo un ter­zo di que­sti nuo­vi con­trat­ti è a tem­po inde­ter­mi­na­to, men­tre i restan­ti due ter­zi sono ati­pi­ci (lavo­ro attra­ver­so agen­zie inte­ri­na­li) o a tem­po deter­mi­na­to. Per­fi­no con il sala­rio mini­mo più ele­va­to que­sti lavo­ri offro­no sala­ri mol­to al di sot­to del­la media nazio­na­le. Secon­do l’Osservatorio del­le Cri­si e del­le Alter­na­ti­ve, il sala­rio medio men­si­le dei nuo­vi con­trat­ti a tem­po inde­ter­mi­na­to è dimi­nui­to da 961 euro del­la metà del 2014 a 837 euro alla fine del 2017» (N. Teles, “The Por­tu­gue­se Illu­sion”).
Paral­le­la­men­te, sono dimi­nui­ti i lavo­ra­to­ri inte­res­sa­ti dal­la con­trat­ta­zio­ne col­let­ti­va. Nel 2008 era­no 1,9 milio­ni, qua­si il 49% di tut­ti i sala­ria­ti. Nel 2013 que­sto nume­ro è crol­la­to fino a 241.000, il 7% del tota­le. Da allo­ra c’è sta­ta una ripre­sa, fino a 821.000 (20,8% del tota­le) nel 2017: ma anco­ra mol­to al di sot­to del livel­lo pre­ce­den­te alla cri­si (Oil). Un altro dato rive­la­to­re del­la situa­zio­ne è che è aumen­ta­ta la dura­ta set­ti­ma­na­le media del lavo­ro, pas­sa­ta da 38,8 ore nel 2010 a 39,5 ore nel 2018 (“Por­to­gal­lo in nume­ri, 2018”, Isti­tu­to nazio­na­le di sta­ti­sti­ca).

Lavo­ra­to­ri sta­ta­li
Con l’applicazione del pia­no del 2011 sono dimi­nui­ti gli sti­pen­di degli sta­ta­li, per­ché ci sono sta­ti tagli sia dell’impiego che degli sti­pen­di. Secon­do il Fmi, i tagli nel 2011 sono sta­ti fra il 3 e il 10% per gli sti­pen­di che supe­ra­va­no i 1.500 euro (rap­por­to Oil). Nel 2012 sono sta­ti sospe­si i paga­men­ti del­le tre­di­ce­si­me e del­le quat­tor­di­ce­si­me. Nel 2013 sono sta­te assun­te misu­re aggiun­ti­ve per dimi­nui­re la spe­sa pub­bli­ca. Il rap­por­to Oil del 2013 segna­la­va che l’introduzione del pro­gram­ma di aggiu­sta­men­to ha coin­ci­so con le mag­gio­ri cadu­te dell’impiego e del Pil mai regi­stra­te. Nel 2014 ci sono sta­te ulte­rio­ri tagli fra il 2,5 e il 12% per gli sti­pen­di che supe­ra­va­no i 600 euro. È anche sta­ta con­ge­la­ta la pro­gres­sio­ne di car­rie­ra nei ran­ghi del­lo Sta­to come misu­ra di con­te­ni­men­to degli sti­pen­di. Que­sti tagli sono sta­ti in segui­to riti­ra­ti. Secon­do l’Oil, nel pun­to più acu­to del­la cri­si il Por­to­gal­lo ave­va ridot­to la spe­sa pub­bli­ca in atti­vi­tà eco­no­mi­che, istru­zio­ne e sani­tà per il 7% cir­ca del Pil. Il defi­cit è pas­sa­to dal 3,8% a un pic­co del 11,2% del Pil nel 2010, poi al 7,2% nel 2014 e al 1,1% nel 2018.
L’impegno del gover­no Costa nel con­te­ni­men­to del­la spe­sa pub­bli­ca al prez­zo di tagli ai dirit­ti dei lavo­ra­to­ri con­ti­nua inal­te­ra­to fino ad oggi. Per­ciò si è rifiu­ta­to di soste­ne­re un pro­get­to di leg­ge del Par­ti­to comu­ni­sta, del Blo­co e dei Ver­di, che pun­ta­va al recu­pe­ro inte­gra­le del perio­do di ser­vi­zio degli inse­gnan­ti. Con­ge­la­to tra il 2011 e il 2017, que­sto perio­do è essen­zia­le per la pro­gres­sio­ne di car­rie­ra. L’argomento uti­liz­za­to dai socia­li­sti per respin­ge­re que­sto pro­get­to è che ciò avreb­be com­por­ta­to un aumen­to del­la spe­sa pub­bli­ca pari a 800 milio­ni di euro all’anno.

Ripre­sa attra­ver­so aumen­ti di sala­ri e con­su­mi?
Secon­do la ricet­ta del rifor­mi­smo bor­ghe­se, è pos­si­bi­le usci­re dal­la cri­si capi­ta­li­sta aumen­tan­do i sala­ri e redi­stri­buen­do i pro­fit­ti a van­tag­gio dei lavo­ra­to­ri e dei set­to­ri popo­la­ri. In tal modo, i con­su­mi tra­sci­ne­reb­be­ro gli inve­sti­men­ti. Le tesi “cata­stro­fi­ste” del mar­xi­smo (il capi­ta­li­smo esce dal­le cri­si peg­gio­ran­do le con­di­zio­ni di vita dei lavo­ra­to­ri) non val­go­no, e il caso por­to­ghe­se ne rap­pre­sen­te­reb­be la dimo­stra­zio­ne.

Da sini­stra: il pre­mier socia­li­sta, Antó­nio Costa; la por­ta­vo­ce del Blo­co, Cata­ri­na Mar­tins; e il segre­ta­rio del Pcp, Jeró­ni­mo de Sou­sa

Ma abbia­mo visto che: a) i sala­ri rea­li han­no toc­ca­to il pun­to più bas­so nel 2014, e han­no con­ti­nua­to al di sot­to del livel­lo pre‑crisi quan­do la ripre­sa già era in atto; b) la par­te­ci­pa­zio­ne dei sala­ri alle entra­te era mino­re, nel 2015, rispet­to a pri­ma del­la cri­si. La real­tà, allo­ra, è che la ripre­sa dell’economia por­to­ghe­se non è sta­ta tra­sci­na­ta dai con­su­mi che sareb­be­ro sta­ti pro­mos­si dal gover­no socia­li­sta. La spe­sa in con­su­mi fina­li del­le fami­glie nel 2010 rap­pre­sen­ta­va il 63,9% del Pil; nel 2018 la par­te­ci­pa­zio­ne era sce­sa al 63% (“Por­to­gal­lo in nume­ri, 2018”, cit.). Il che è natu­ra­le, dato che c’è sta­to inde­bi­ta­men­to del­le fami­glie. Né la ripre­sa è sta­ta indot­ta dal­la spe­sa in con­su­mi del­la pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne, che è pas­sa­ta dal 20,7% del Pil nel 2010 al 17,3% del 2018 (ibi­dem).
Per­ciò non è pos­si­bi­le soste­ne­re che la ripre­sa eco­no­mi­ca si è pro­dot­ta a par­ti­re dall’iniezione di pote­re d’acquisto nei lavo­ra­to­ri sala­ria­ti. Con­tro ciò che pre­ten­de il rifor­mi­smo bor­ghe­se, il supe­ra­men­to del­le cri­si capi­ta­li­sti­che avvie­ne sem­pre secon­do la logi­ca del capi­ta­le. Logi­ca che, impo­sta dal pote­re del­la pro­prie­tà pri­va­ta dei mez­zi di pro­du­zio­ne, si sin­te­tiz­za nell’esigenza ogget­ti­va del­la restau­ra­zio­ne del­le con­di­zio­ni di red­di­ti­vi­tà degli affa­ri. Que­ste con­di­zio­ni impli­ca­no, natu­ral­men­te, la sta­bi­li­tà macroe­co­no­mi­ca: con­trol­lo del defi­cit sta­ta­le e del­le par­ti­te cor­ren­ti, non­ché sta­bi­li­tà del­la mone­ta. E riguar­do a quest’ultimo aspet­to, non è un fat­to­re tra­scu­ra­bi­le il fat­to che il Por­to­gal­lo sia rima­sto nell’eurozona […].

Asse nel turi­smo e inve­sti­men­to immo­bi­lia­re
I prin­ci­pa­li moto­ri del­la ripre­sa non si rin­ven­go­no nei con­su­mi, ben­sì nel turi­smo, nell’investimento este­ro e nell’investimento nel­le costru­zio­ni e nel­la pro­prie­tà immo­bi­lia­re. In quat­tro anni, il turi­smo è pas­sa­to dal 13 al 17% del Pil. È sta­to inol­tre deci­si­vo per il sal­do con l’estero: men­tre il sal­do dei beni, fra il 2016 e il 2019, è sta­to defi­ci­ta­rio (media annua­le del 6,7% del Pil), il sal­do dei beni e ser­vi­zi si è man­te­nu­to posi­ti­vo intor­no al 1,3% di media annua­le (dati Fmi). La par­te­ci­pa­zio­ne dell’investimento este­ro nel­la for­ma­zio­ne del capi­ta­le fis­so lor­do, da par­te sua, è pas­sa­ta dal 8,6% del 2014 al 20% del 2017. Si sono regi­stra­ti anche entra­te di flus­si di dena­ro desti­na­ti a inve­sti­men­ti immo­bi­lia­ri. Ricor­dia­mo che dal 2012 è con­ces­so il dirit­to a vive­re in Por­to­gal­lo a chiun­que acqui­si­sca una pro­prie­tà sti­ma­ta in alme­no 500.000 euro (e anche a chi inve­sta capi­ta­li). La Ban­ca del Por­to­gal­lo segna­la una soprav­va­lu­ta­zio­ne del­le pro­prie­tà immo­bi­lia­ri lega­ta al pic­co turi­sti­co e agli inve­sti­men­ti dei non resi­den­ti: tra la fine del 2013 e la pri­ma metà del 2018 i prez­zi del­le pro­prie­tà resi­den­zia­li sono cre­sciu­ti, appros­si­ma­ti­va­men­te, del 29% (“Finan­cial Sta­bi­li­ty Report”, dicem­bre 2018, Ban­co de Por­tu­gal).
Natu­ral­men­te, la ripre­sa basa­ta sul turi­smo e sugli inve­sti­men­ti nel­le costru­zio­ni si riflet­te sui cam­bia­men­ti nel­le par­te­ci­pa­zio­ni dei set­to­ri nel valo­re aggiun­to lor­do: il set­to­re dei ser­vi­zi ha ele­va­to la sua par­te­ci­pa­zio­ne dal 66,4% del 1995 al 75,3%. Le costru­zio­ni, nel­lo stes­so perio­do, l’ha incre­men­ta­ta dal 4 al 6,5%. Al con­tra­rio, i set­to­ri dell’industria, dell’energia, dell’acqua e ser­vi­zi igie­ni­ci han­no visto dimi­nui­re la loro par­te­ci­pa­zio­ne dal 21,6% del 1995 al 18,5% del 2018 (“Por­to­gal­lo in nume­ri, 2018”, cit.). È sor­pren­den­te il fat­to che que­sto model­lo ven­ga riven­di­ca­to da un pro­gres­si­smo che non solo si con­si­de­ra “distri­bu­zio­ni­sta”, ma anche for­te­men­te “indu­stria­li­sta”.

Infla­zio­ne cre­di­ti­zia e inde­bi­ta­men­to
L’incremento dell’attività immo­bi­lia­re – insie­me all’aumento dei prez­zi e ad un cli­ma di bas­si tas­si d’interesse – ha dato luo­go all’aumento del cre­di­to ban­ca­rio e all’indebitamento. Come risul­ta­to, al ter­mi­ne del­la pri­ma metà del 2018 le ban­che por­to­ghe­si era­no alta­men­te espo­ste agli atti­vi immo­bi­lia­ri, che rap­pre­sen­ta­va­no il 38,9% del tota­le degli atti­vi. Que­sta espo­si­zio­ne era per­lo­più indi­ret­ta, in par­ti­co­la­re attra­ver­so pro­prie­tà immo­bi­lia­ri usa­te come col­la­te­ra­le nel mer­ca­to ipo­te­ca­rio, che rap­pre­sen­ta il 28% del tota­le degli atti­vi di tut­te le ban­che por­to­ghe­si.
Un’altra com­po­nen­te dell’esposizione è il cre­di­to con­ces­so a impre­se di costru­zio­ne e di affa­ri immo­bi­lia­ri, che rap­pre­sen­ta il 5% degli atti­vi tota­li. Inol­tre, il volu­me dei non per­for­ming loans (Npl)[4] asso­cia­ti alle costru­zio­ni e al set­to­re immo­bi­lia­re è pro­por­zio­nal­men­te mag­gio­re rispet­to ad altri set­to­ri: cir­ca il 40% dei Npl del set­to­re azien­da­le non finan­zia­rio riguar­da impre­se di costru­zio­ne e di atti­vi­tà immo­bi­lia­ri. Ben­ché la cre­sci­ta del­la doman­da di pro­prie­tà immo­bi­lia­re abbia aiu­ta­to a miglio­ra­re i bilan­ci del­le ban­che – per­met­ten­do loro di disfar­si di pro­prie­tà immo­bi­lia­ri appo­sta­te in bilan­cio che era­no sta­te rice­vu­te in paga­men­to – data l’alta espo­si­zio­ne del siste­ma ban­ca­rio nei con­fron­ti del mer­ca­to immo­bi­lia­re resi­den­zia­le, un aggiu­sta­men­to improv­vi­so dei prez­zi potreb­be rap­pre­sen­ta­re un signi­fi­ca­ti­vo rischio per il set­to­re (“Finan­cial Sta­bi­li­ty Report”, cit.).
Da ulti­mo, voglio sot­to­li­nea­re che la ripre­sa del Por­to­gal­lo è anda­ta di pari pas­so con un alto livel­lo di inde­bi­ta­men­to. Il debi­to del­lo Sta­to come per­cen­tua­le de Pil è pas­sa­to dal 71,7% del 2008 a un mas­si­mo del 130,6% del 2014, e a metà del 2018 si col­lo­ca­va al 124,9% del Pil. Il debi­to este­ro, nel­la pri­ma metà del 2018, rap­pre­sen­ta­va il 92,7% del Pil (“Finan­cial Sta­bi­li­ty Report”, cit.).
In con­clu­sio­ne, è dif­fi­ci­le com­pren­de­re in che cosa con­si­sta il “mira­co­lo progressista‑di sini­stra” per quel che riguar­da la ripre­sa dell’economia por­to­ghe­se.

 

[*] Rolan­do Asta­ri­ta è uno stu­dio­so mar­xi­sta di eco­no­mia. Inse­gna all’Università di Quil­mes e di Bue­nos Aires, in Argen­ti­na.

 

(Tra­du­zio­ne di Erne­sto Rus­so)


Note (tut­te le note sono del­la reda­zio­ne)

[1] Il Fren­te de Todos è la coa­li­zio­ne poli­ti­ca argen­ti­na com­po­sta da set­to­ri pero­ni­sti, radi­ca­li, nazio­na­li­sti e socia­li­steg­gian­ti, capeg­gia­ta da Alber­to Fer­nán­dez e da Cri­sti­na Kirch­ner, in testa ai son­dag­gi per le pros­si­me ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del 27 otto­bre dopo aver vin­to le recen­ti ele­zio­ni pri­ma­rie.
[2] Axel Kicil­lof è un eco­no­mi­sta, già mini­stro del­le Finan­ze duran­te la pre­ce­den­te pre­si­den­za di Cri­sti­na Kirch­ner. È attual­men­te un depu­ta­to.
[3] Orga­niz­za­zio­ne inter­na­zio­na­le del Lavo­ro.
[4] Cre­di­ti in sof­fe­ren­za.

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