Assalto al cielo

Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Politica internazionale - America Latina

La Lit, l’impeachment e la lotta contro il governo Temer

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Una pole­mi­ca con l’articolo di Ale­jan­dro Itur­be, “El impea­ch­ment de Dil­ma: «No llo­res por mí, Bra­sil»”

 Luis Lei­ria (*)

6 set­tem­bre 2016

 

 È evi­den­te che potran­no esser­ci set­to­ri
a favo­re di Dil­ma in que­ste mani­fe­sta­zio­ni, ma sono mino­ri­ta­ri.
Però, quand’anche non lo fos­se­ro,
non dovreb­be esse­re dove­re dei rivo­lu­zio­na­ri
lot­ta­re affin­ché que­ste mobi­li­ta­zio­ni diven­ti­no di mas­sa
e dispu­tar­ne la dire­zio­ne per­ché diven­ti­no dav­ve­ro
mani­fe­sta­zio­ni “Cac­cia­mo Temer”?
La Lit che io cono­sce­vo l’avrebbe indub­bia­men­te fat­to.

* * *

Ale­jan­dro Itur­be ha pub­bli­ca­to un inte­res­san­te arti­co­lo dal tito­lo “El impea­ch­ment de Dil­ma: «No llo­res por mí, Bra­sil»” (“L’impeachment di Dil­ma: «Non pian­ge­re per me, Bra­si­le»”. N.d.T.), col qua­le giu­sti­fi­ca la poli­ti­ca del­la Lega Inter­na­zio­na­le dei Lavo­ra­to­ri-Quar­ta Inter­na­zio­na­le (Lit‑Ci) e del Pstu rispet­to alla recen­te cri­si poli­ti­ca in Bra­si­le e al defi­ni­ti­vo allon­ta­na­men­to di Dil­ma Rous­seff dal­la pre­si­den­za, a cui è suc­ce­du­to Michel Temer, del Pmdb. In un momen­to in cui in Bra­si­le le pole­mi­che sono diven­ta­te feb­bri­li e che esi­sto­no tra le cor­ren­ti del­la sini­stra dif­fe­ren­ze tali da ren­de­re pra­ti­ca­men­te impos­si­bi­le il dia­lo­go, cre­do sia da apprez­za­re un arti­co­lo come quel­lo di Itur­be che cer­ca di discu­te­re sul ter­re­no del­le idee, del­le ana­li­si e del­le carat­te­riz­za­zio­ni del­le poli­ti­che. Da mili­tan­te por­to­ghe­se, ho vis­su­to per dicias­set­te anni in Bra­si­le, duran­te i qua­li ho sem­pre mili­ta­to nel­la Lit (da cui mi sono poi allon­ta­na­to) e, pur essen­do ritor­na­to in Por­to­gal­lo non ho mai smes­so di segui­re la poli­ti­ca bra­si­lia­na. Ho scrit­to alcu­ne ana­li­si sul tema, pub­bli­ca­te in Esquerda.net e in Cor­reio da Cida­da­nia, osser­van­do sem­pre una cer­ta cau­te­la e soprat­tut­to evi­tan­do pole­mi­che. Sta­vol­ta, tut­ta­via, ho avver­ti­to la pos­si­bi­li­tà di con­fron­ta­re fra­ter­na­men­te la mia visio­ne con quel­la del diri­gen­te del­la Lit (a cui sono lega­to da ami­ci­zia), cer­can­do di chia­ri­re le posi­zio­ni e sem­pre alla ricer­ca del­la veri­tà. Cer­co di appro­fit­ta­re del van­tag­gio di non esse­re attual­men­te schie­ra­to con nes­su­na del­le cor­ren­ti del­la sini­stra bra­si­lia­na e di non aver pre­so par­te agli appas­sio­na­ti dibat­ti­ti che di recen­te si sono svi­lup­pa­ti all’interno del­la Lit.

“Mate­ria­li­tà” schi­va­te

Il nucleo cen­tra­le dell’articolo di Itur­be è costi­tui­to dal­la pole­mi­ca con la sini­stra non peti­sta (cioè, non appar­te­nen­te al Pt, il par­ti­to di Dil­ma: N.d.T.), che sareb­be cadu­ta nel­la nar­ra­zio­ne del­la vicen­da fat­ta dal Pt, attra­ver­so “un cer­to nume­ro di meto­di che han­no la fun­zio­ne di schi­va­re la pesan­te e ter­ri­bi­le mate­ria­li­tà” dei fat­ti, come scri­ve l’autore pren­den­do a pre­sti­to le paro­le di Michel Fou­cault. È opi­nio­ne del diri­gen­te del­la Lit che il prin­ci­pa­le pro­ble­ma di que­sta sini­stra che non ha festeg­gia­to la cadu­ta di Dil­ma stia nell’aver uti­liz­za­to un meto­do erra­to per defi­ni­re la cor­re­la­zio­ne di for­ze tra le clas­si socia­li, con­si­de­ran­do solo i fat­to­ri sovra­strut­tu­ra­li e non la lot­ta di clas­se. Per Itur­be, “dal­le gran­di mobi­li­ta­zio­ni del giu­gno 2013, il regi­me di domi­na­zio­ne del­la bor­ghe­sia bra­si­lia­na mostra pro­fon­di ele­men­ti di cri­si”; da quell’epoca, “esi­ste un pro­ces­so di con­si­de­re­vo­le cre­sci­ta del nume­ro degli scio­pe­ri e dei con­flit­ti”, e “que­sto fat­to (la lot­ta del­le mas­se) è accom­pa­gna­to da uno degli ele­men­ti più pro­gres­si­vi e posi­ti­vi del­la real­tà: la rot­tu­ra dei lavo­ra­to­ri e del­le mas­se con il Pt e la sua poli­ti­ca di con­ci­lia­zio­ne di clas­se con la bor­ghe­sia e l’imperialismo”. Di più: l’autore ritie­ne che il gover­no di Temer sia più debo­le di quel­lo di Dil­ma, e per­ciò il “tono tri­ste” del­la sini­stra non peti­sta che non ha festeg­gia­to l’impeachment ser­ve solo da “diga di con­te­ni­men­to e da fre­no nel­la costru­zio­ne di un’alternativa rivo­lu­zio­na­ria di cui i lavo­ra­to­ri han­no biso­gno”.

Fat­ti igno­ra­ti

Il pro­ble­ma dell’analisi qui rias­sun­ta è che cade esat­ta­men­te nel­lo stes­so erro­re che attri­bui­sce ai suoi avver­sa­ri. Itur­be fa una let­tu­ra che, per rima­ne­re alla cita­zio­ne di Fou­cault, “ha la fun­zio­ne di schi­va­re la pesan­te e ter­ri­bi­le mate­ria­li­tà” dei fat­ti. Qua­li sono que­sti fat­ti? Sono le mani­fe­sta­zio­ni con­tro Dil­ma diret­te dal­la destra e dall’estrema destra che han­no asfal­ta­to la stra­da per que­sto epi­lo­go. Non stia­mo par­lan­do di fat­ti insi­gni­fi­can­ti. Ricor­dia­mo: il 13 mar­zo di quest’anno, si sono svol­te 300 mani­fe­sta­zio­ni per l’impeachment di Dil­ma Rous­seff e con­tro la cor­ru­zio­ne che ha tota­liz­za­to 3,6 milio­ni di par­te­ci­pan­ti. Quel­la di San Pao­lo, secon­do Data­Fo­lha, ha visto la pre­sen­za di mez­zo milio­ne di per­so­ne, supe­ran­do la più gran­de mani­fe­sta­zio­ne degli anni ’80 per l’elezione diret­ta dal pre­si­den­te del­la repub­bli­ca. Que­ste mobi­li­ta­zio­ni sono cul­mi­na­te in una serie di pro­te­ste con­tro la cor­ru­zio­ne e per “Cac­cia­mo Dil­ma” veri­fi­ca­te­si nel 2015: il 15 mar­zo il 12 apri­le, il 16 ago­sto e il 13 dicem­bre, con la par­te­ci­pa­zio­ne in tut­to il Pae­se, rispet­ti­va­men­te, di due milio­ni, 660.000, 790.000 e 60.000. A San Pao­lo, 210.000, 100.000, 135.000 e 40.000.

Nes­su­na con­ti­nui­tà con giu­gno 2013

In base all’analisi di Itur­be, sem­bra esser­ci una con­ti­nui­tà del­la rot­tu­ra del­le mas­se col gover­no del Pt a par­ti­re dal­le mobi­li­ta­zio­ni del giu­gno 2013 a quel­le del 2015 e del 2016 (che non ven­go­no mai cita­te nell’articolo). Nul­la di più erra­to: né per i loro obiet­ti­vi, né per la loro com­po­si­zio­ne di clas­se, si pos­so­no con­si­de­ra­re simi­li le gran­di mobi­li­ta­zio­ni con­tro l’aumento dei prez­zi del tra­spor­to pub­bli­co del giu­gno 2013 e quel­le per l’impeachment di Dil­ma. Que­ste ulti­me han­no avu­to dire­zio­ni chia­ra­men­te di destra, come il cosid­det­to Movi­men­to Bra­si­le Libe­ro (Mbl), fon­da­to “per pro­muo­ve­re le rispo­ste del libe­ro mer­ca­to per i pro­ble­mi del Pae­se”, o i Ribel­li On‑line; han­no avu­to l’appoggio dei par­ti­ti del­la destra e han­no visto la par­te­ci­pa­zio­ne dell’estrema destra orga­niz­za­ta intor­no al depu­ta­to Jair Bol­so­na­ro. Ben­ché sia sta­to il legit­ti­mo sen­ti­men­to con­tro la cor­ru­zio­ne ciò che ha por­ta­to mol­ta gen­te alle mani­fe­sta­zio­ni, resta il fat­to che que­ste per­so­ne ave­va­no una visio­ne poco equa­ni­me di tale feno­me­no, dal momen­to che solo i casi di cor­ru­zio­ne che vede­va­no coin­vol­to il Pt veni­va­no denun­cia­ti, men­tre era­no tra­la­scia­ti quel­li in ci era­no impli­ca­ti i gover­na­to­ri del Psdb, così come lo scan­da­lo del pre­si­den­te del­la Came­ra, Eduar­do Cun­ha. E que­sti stes­si mani­fe­stan­ti non si face­va­no sover­chi pro­ble­mi a sfi­la­re in mez­zo a stri­scio­ni con slo­gan qua­li: “Il popo­lo è sovra­no! L’intervento mili­ta­re non è un cri­mi­ne!”; oppu­re, “Per­ché non li han­no ucci­si tut­ti nel 1964?”: e anco­ra, “Dil­ma, pec­ca­to che non ti abbia­no impic­ca­to nel DOI‑CODI” (il Distac­ca­men­to di Ope­ra­zio­ni di Infor­ma­zio­ne — Cen­tro di Ope­ra­zio­ni di Dife­sa Inter­na fu un orga­no di intel­li­gen­ce e di repres­sio­ne crea­to nel perio­do del regi­me nato col gol­pe mili­ta­re del 1964: N.d.T.), tan­to per fare alcu­ni esem­pi. Quan­to alla sua com­po­si­zio­ne socia­le, è sta­to chia­ro anche per i più distrat­ti che le mobi­li­ta­zio­ni per l’impeachment era­no qua­si total­men­te par­te­ci­pa­te da bian­chi, soprat­tut­to di clas­se media e alta, e con gran­de par­te­ci­pa­zio­ne di per­so­ne più anzia­ne. Ciò è sta­to con­fer­ma­to da Data­Fo­lha, che ha svol­to un son­dag­gio in occa­sio­ne del­la mani­fe­sta­zio­ne del 16 ago­sto 2015, da cui è emer­so che il 50% dei mani­fe­stan­ti gua­da­gna­va all’incirca da 1000 a 4000 euro, men­tre il 17% gua­da­gna­va ancor di più. Tut­to l’opposto del­le mani­fe­sta­zio­ni del giu­gno 2013, mag­gio­ri­ta­ria­men­te di gio­va­ni, pro­le­ta­ri e in rap­pre­sen­tan­za del­la diver­si­tà raz­zia­le del Bra­si­le.

Che “mas­se”?

Que­ste mani­fe­sta­zio­ni del 2015 e del mar­zo 2016 sono fat­ti che non pos­so­no esse­re smen­ti­ti. Se non sono nep­pu­re men­zio­na­te nel ragio­na­men­to di Itur­be, è evi­den­te che si trat­ta di “mate­ria­li­tà” che lo infa­sti­di­sco­no e che cer­ca di evi­ta­re. Di più: per fare una buo­na ana­li­si del­la cor­re­la­zio­ne di for­za non basta dire che “le mas­se” han­no rot­to col gover­no Dil­ma. È neces­sa­rio vede­re che tipo di mas­se sono que­ste e qual è il loro com­por­ta­men­to. Nel­le mas­se c’è la clas­se media, o pic­co­la bor­ghe­sia, e clas­se ope­ra­ia, o clas­se lavo­ra­tri­ce (esu­la da quest’articolo entra­re nel­la discus­sio­ne sul­la defi­ni­zio­ne di que­sti con­cet­ti). Vol­gen­do lo sguar­do alle mani­fe­sta­zio­ni per l’impeachment è evi­den­te che esse han­no mobi­li­ta­to essen­zial­men­te la clas­se media, pola­riz­za­ta dal­la destra e dall’estrema destra. E, se è vero che ci sarà sta­ta una rot­tu­ra del­la clas­se ope­ra­ia, alme­no par­zia­le, col gover­no del Pt (par­zia­le, per­ché Lula anco­ra man­tie­ne cir­ca il 20% del­le inten­zio­ni di voto), è cer­to che i bat­ta­glio­ni ope­rai orga­niz­za­ti non si sono mobi­li­ta­ti né per l’impeachment, né in dife­sa di Dil­ma. Cer­to è che la base socia­le del gover­no Dil­ma si è di mol­to ridot­ta e que­sto è sta­to il prin­ci­pa­le moti­vo del­la vit­to­ria dell’impeachment, però è anche vero che la destra che lo ha appro­va­to nel­la Came­ra e nel Sena­to non si limi­ta­va ad esse­re un feno­me­no parlamentare‑sovrastrutturale, ma pog­gia­va su una base socia­le che l’ha raf­for­za­ta, una vol­ta vin­ta ine­qui­vo­ca­bil­men­te la bat­ta­glia nel­le stra­de. Così, la clas­se domi­nan­te ha deci­so di por­ta­re a ter­mi­ne l’impeachment per­ché vuo­le appli­ca­re l’aggiustamento fisca­le, la rifor­ma de lavo­ro, la rifor­ma del­la pre­vi­den­za e le pri­va­tiz­za­zio­ni a un rit­mo più for­te e rapi­do di quan­to il gover­no Dil­ma fos­se dispo­sto a fare. Ma ha pre­so que­sta deci­sio­ne anche per­ché il Pt al gover­no ave­va ces­sa­to di esser­le uti­le, aven­do per­so l’egemonia nel­le piaz­ze. Meglio un gover­no “puro­san­gue”, han­no pen­sa­to. Tor­nan­do alla cor­re­la­zio­ne di for­ze: un’analisi del­le clas­si che sono inter­ve­nu­te nel pro­ces­so che ha por­ta­to alla fine il gover­no Dima ci mostra che la clas­se media e medio‑alta si è mobi­li­ta­ta per l’impeachment sot­to la dire­zio­ne del­la destra, men­tre la clas­se ope­ra­ia non ha dife­so il gover­no del Pt ma è rima­sta spet­ta­tri­ce pas­si­va, non par­te­ci­pan­do alle mani­fe­sta­zio­ni per l’impeachment e nep­pu­re a quel­le con­vo­ca­te dal Pt per difen­de­re Dil­ma. Ora, ciò non con­for­ma una cor­re­la­zio­ne di for­ze favo­re­vo­le al pun­to da indur­re i mili­tan­ti del­la sini­stra non peti­sta a festeg­gia­re la cadu­ta di Dil­ma. Un altro atteg­gia­men­to avreb­be tenu­to se fos­se sta­ta la clas­se lavo­ra­tri­ce a rove­scia­re il gover­no del Pt. Per come l’impeachment si è pro­dot­to, anche per me il 31 ago­sto 2016 è sta­to un gior­no tri­ste.

Dopo Temer, la pre­sa del pote­re?

Ciò non vuol dire che la clas­se lavo­ra­tri­ce è scon­fit­ta. Non lo cre­do. Ma la sini­stra che vuo­le costrui­re un’alternativa poli­ti­ca che trag­ga le lezio­ni dal­la disa­stro­sa espe­rien­za dei gover­ni del Pt e si pre­sen­ti alle mas­se con una ban­die­ra sen­za mac­chia non può illu­der­si che ha di fron­te un’autostrada per il socia­li­smo. Pos­so sba­gliar­mi, ma il modo come Itur­be ter­mi­na il suo arti­co­lo mi sem­bra anda­re in que­sta dire­zio­ne. Il diri­gen­te del­la Lit comin­cia con l’essere d’accordo che ora l’obiettivo è lot­ta­re con­tro i prov­ve­di­men­to del gover­no e per il “Cac­cia­mo Temer” e che, in que­sto con­te­sto, il Pstu pro­muo­ve e dà impul­so alla lot­ta, por­tan­do ad esem­pio la gior­na­ta di mobi­li­ta­zio­ne del­le cen­tra­li sin­da­ca­li del­lo scor­so 16 ago­sto o il con­flit­to con­tro i licen­zia­men­ti nel­la Mer­ce­des. Ritie­ne, tut­ta­via, di voler lot­ta­re sul serio e per­ciò pro­po­ne lo scio­pe­ro gene­ra­le. A par­ti­re di qui, pre­sen­ta una stra­te­gia che non può esse­re let­ta in altro modo se non come la pre­sa del pote­re a bre­ve ter­mi­ne. Dice cioè: “la lot­ta con­tro il gover­no Temer e i suoi prov­ve­di­men­ti deve por­si nel­la pro­spet­ti­va di una stra­te­gia mol­to più offen­si­va: la pre­sa del pote­re da par­te dei lavo­ra­to­ri e del­le mas­se. Non solo, dun­que, la scon­fit­ta del gover­no Temer, ma quel­la dell’insieme di que­sto regi­me cor­rot­to e putre­fat­to al ser­vi­zio del capi­ta­li­smo, per inse­dia­re un nuo­vo regi­me (sul­la base di isti­tu­zio­ni com­ple­ta­men­te diver­se) e ini­zia­re la costru­zio­ne di un nuo­vo tipo di Sta­to, al ser­vi­zio dei lavo­ra­to­ri e del­le mas­se. Cioè, la pro­spet­ti­va stra­te­gi­ca del­la rivo­lu­zio­ne socia­li­sta”. Si badi che Itur­be non si rife­ri­sce qui a un’attività di pro­pa­gan­da del socia­li­smo, del­la costru­zio­ne di un nuo­vo Sta­to basa­to su isti­tu­zio­ni del­la demo­cra­zia ope­ra­ia, ecc.: pro­pa­gan­da, que­sta, che è sem­pre la ben­ve­nu­ta. Ciò che pro­po­ne non è pro­pa­gan­da, è azio­ne. Al con­tra­rio di quan­to fa la sini­stra “cupa e tri­ste”, il diri­gen­te del­la Lit pone la pre­sa del pote­re e la rivo­lu­zio­ne socia­li­sta come una pro­spet­ti­va di bre­ve ter­mi­ne, basan­do­si sul­la sua ana­li­si di una cor­re­la­zio­ne di for­ze mol­to favo­re­vo­le. Ho mili­ta­to per più di 25 anni nel­la Lit, ma non ho mai visto por­re in que­sta manie­ra la pro­spet­ti­va del­la pre­sa del pote­re (eccet­to in Argen­ti­na, duran­te un bre­ve perio­do di poco ante­ce­den­te pro­prio all’esplosione del­la Lit negli anni ’90), il che mi por­ta a rite­ne­re che ci sia una nuo­va ela­bo­ra­zio­ne teo­ri­ca e pro­gram­ma­ti­ca che non cono­sco, ma mol­to diver­sa da quel­la dei tem­pi di More­no.

Le mani­fe­sta­zio­ni “Cac­cia­mo Temer” sono in dife­sa del­la ex pre­si­den­te?

Dun­que, è for­se que­sta poli­ti­ca trion­fa­li­sta a spie­ga­re la più recen­te posi­zio­ne del Pstu, assun­ta lo stes­so gior­no del­la pub­bli­ca­zio­ne dell’articolo al qua­le mi rife­ri­sco: quel­la di rifiu­tar­si d par­te­ci­pa­re alle mobi­li­ta­zio­ni con­tro il gover­no Temer, alcu­ne spon­ta­nee e anche par­ti­co­lar­men­te gio­va­ni, che si suc­ce­do­no dal gior­no dell’impeachment. In una nota uffi­cia­le, il Pstu con­dan­na la repres­sio­ne abbat­tu­ta­si su que­ste mani­fe­sta­zio­ni, ma ne appro­fit­ta per chia­ri­re che le con­si­de­ra tut­te “mani­fe­sta­zio­ni in dife­sa del­la ex pre­si­den­te e con­tro un pre­sun­to gol­pe”. Chia­ri­sce: “non appog­gia­mo que­ste mani­fe­sta­zio­ni, né cre­dia­mo che ci sia sta­to un gol­pe nel Pae­se”. E, per­ché non ci sia­no dub­bi, sot­to­li­nea poco più avan­ti: “non sia­mo d’accordo e non par­te­ci­pe­re­mo a mani­fe­sta­zio­ni che difen­do­no un ex gover­no che non è sta­to altro se non l’anticamera dell’attuale gover­no del Pmdb, che ha attac­ca­to i lavo­ra­to­ri e che ha pre­pa­ra­to tut­ti gli attac­chi che l’attuale gover­no sta lan­cian­do”. Ora, acca­de che que­ste mani­fe­sta­zio­ni sia­no sta­te con­vo­ca­te con­tro l’attuale gover­no Temer; la pole­mi­ca “golpe‑non golpe‑manovra di palazzo‑manovra par­la­men­ta­re” può esse­re sta­ta mol­to impor­tan­te, ma già non ha più sen­so; né il Pt vuo­le il ritor­no di Dil­ma, né ella ritie­ne vi sia­no le con­di­zio­ni per pro­se­gui­re. Il gover­no Dil­ma è un capi­to­lo chiu­so del­la sto­ria. Da dove han­no dun­que argui­to che le mani­fe­sta­zio­ni sono per il ritor­no di Dil­ma? È evi­den­te che potran­no esser­ci set­to­ri a favo­re di Dil­ma in que­ste mani­fe­sta­zio­ni, ma sono mino­ri­ta­ri. Però, quand’anche non lo fos­se­ro, non dovreb­be esse­re dove­re dei rivo­lu­zio­na­ri lot­ta­re affin­ché que­ste mobi­li­ta­zio­ni diven­ti­no di mas­sa e dispu­tar­ne la dire­zio­ne per­ché diven­ti­no dav­ve­ro mani­fe­sta­zio­ni “Cac­cia­mo Temer”? La Lit che io cono­sce­vo l’avrebbe indub­bia­men­te fat­to. Ma no: i mili­tan­ti del Pstu sono rima­sti a casa la scor­sa dome­ni­ca del 4 set­tem­bre, quan­do cir­ca 100.000 per­so­ne han­no inva­so l’Avenida Pau­li­sta per mani­fe­sta­re con­tro Temer che ave­va attac­ca­to le mani­fe­sta­zio­ni dicen­do che “non supe­ra­va­no le 40 per­so­ne che distrug­ge­va­no auto”. È sta­ta la più gran­de mani­fe­sta­zio­ne di sini­stra degli ulti­mi anni e il Pstu non era pre­sen­te. È que­sta la stra­da per la pre­sa del pote­re e la rivo­lu­zio­ne socia­li­sta? È con que­sta poli­ti­ca che la Lit vuo­le supe­ra­re la “diga di con­te­ni­men­to e di fre­no nel­la costru­zio­ne di un’alternativa rivo­lu­zio­na­ria di cui i lavo­ra­to­ri han­no biso­gno”? È mia opi­nio­ne che il risul­ta­to sarà un disa­stro. Chi vivrà, vedrà.

(*) Luis Lei­ria è gior­na­li­sta d Esquerda.net.

 

Tra­du­zio­ne dall’originale por­to­ghe­se di Vale­rio Tor­re

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