Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Politica internazionale - America Latina

La sinistra socialista e l’aggravamento della crisi in Venezuela

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro

La sinistra socialista e l’aggravamento della crisi in Venezuela

Eucli­des de Agre­la

(Pub­bli­ca­to sul­la pagi­na web Esquer­da onli­ne)

 

L’ultima set­ti­ma­na di mar­zo è sta­ta segna­ta da un signi­fi­ca­ti­vo appro­fon­di­men­to del­la cri­si poli­ti­ca vene­zue­la­na.
Il 30 mar­zo, in rispo­sta ai ripe­tu­ti ricor­si che l’Assemblea nazio­na­le vene­zue­la­na (cioè, il par­la­men­to: ndt), in con­for­mi­tà di quan­to sta­bi­li­to dal­la Car­ta demo­cra­ti­ca inte­ra­me­ri­ca­na[1], ha rivol­to all’Organizzazione degli Sta­ti ame­ri­ca­ni (OEA), il Tri­bu­na­le supre­mo di giu­sti­zia (TSJ) (cioè, l’equivalente del­la nostra Cor­te costi­tu­zio­na­le: ndt) ha emes­so le sen­ten­ze n. 155 e 156, con cui i depu­ta­ti nazio­na­li sono sta­ti mes­si in sta­to d’accusa per alto tra­di­men­to e pri­va­ti dell’immunità par­la­men­ta­re, oltre che del­le fun­zio­ni legi­sla­ti­ve, che sono sta­te accen­tra­te sul­lo stes­so TSJ e sul pre­si­den­te, Nico­lás Madu­ro.
Imme­dia­ta­men­te, l’OEA e il Mer­co­sul han­no adot­ta­to prov­ve­di­men­ti per fare ancor più pres­sio­ne sul gover­no. Nep­pu­re Cuba ha appog­gia­to la deci­sio­ne del TSJ, così come il Pro­cu­ra­to­re gene­ra­le del Vene­zue­la, la cha­vi­sta Lui­sa Orte­ga Díaz. La deci­sio­ne è sta­ta così infe­li­ce che solo due gior­ni dopo, il 1° apri­le, è sta­ta revo­ca­ta dal­lo stes­so TSJ su richie­sta del pre­si­den­te Madu­ro.

Cau­se pros­si­me del­la cri­si poli­ti­ca
L’attuale cri­si poli­ti­ca è il frut­to del fal­li­men­to dei nego­zia­ti tra il gover­no Madu­ro e il Tavo­lo di Uni­tà demo­cra­ti­ca (MUD) (una coa­li­zio­ne di par­ti­ti dell’opposizione di destra: ndt), svol­ti­si il 30 otto­bre e l’11 novem­bre 2016.
Al cen­tro di que­ste riu­nio­ni c’erano due impor­tan­ti temi: la cri­si eco­no­mi­ca, una del­le cui prin­ci­pa­li con­se­guen­ze è la scar­si­tà di pro­dot­ti e mer­ci, e la cri­si poli­ti­ca rela­ti­va alla con­vo­ca­zio­ne, o meno, di un refe­ren­dum – pre­vi­sto dal­la Costi­tu­zio­ne – sul­la revo­ca del man­da­to al pre­si­den­te Madu­ro.
Rispet­to all’economia, il gover­no Madu­ro e la MUD han­no con­ve­nu­to di lavo­ra­re di con­cer­to per com­bat­te­re “il sabo­tag­gio, il boi­cot­tag­gio o l’aggressione all’economia vene­zue­la­na”. Il dia­lo­go tra il gover­no Madu­ro e la MUD non ave­va nul­la da offri­re ai lavo­ra­to­ri e alle mas­se popo­la­ri vene­zue­la­no, col­pi­ti dall’inflazione, dal­la caren­za di pro­dot­ti, dai bas­si sala­ri e dal­la disoc­cu­pa­zio­ne. In tal modo, il gover­no Madu­ro pro­ce­de­va in un accor­do con l’opposizione di destra per garan­ti­re la gover­na­bi­li­tà in cam­bio di mag­gio­ri con­ces­sio­ni eco­no­mi­che alla bor­ghe­sia filoim­pe­ria­li­sta.
Sul­la cri­si poli­ti­ca, si era con­cor­da­to di cer­ca­re di por­re fine all’ingerenza del Tri­bu­na­le supre­mo di giu­sti­zia sull’Assemblea nazio­na­le: inge­ren­za che non ha avu­to ini­zio ora, ma a par­ti­re dall’elezione dei depu­ta­ti del­lo Sta­to di Ama­zo­nas (ricor­dia­mo che il Vene­zue­la è uno Sta­to fede­ra­le: ndt), denun­cia­ta come frut­to di bro­gli dal Par­ti­to socia­li­sta uni­to del Vene­zue­la (PSUV) (il par­ti­to fon­da­to da Chá­vez e di cui è oggi espres­sio­ne Madu­ro: ndt). Dei quat­tro depu­ta­ti elet­ti, tre era­no del­la MUD e uno solo del PSUV.
Mostran­do le sue inten­zio­ni di giun­ge­re a un accor­do col gover­no Madu­ro, il 15 novem­bre 2016, solo quat­tro gior­ni dopo la secon­da riu­nio­ne del­le trat­ta­ti­ve, la MUD ha chie­sto all’Assemblea nazio­na­le l’allontanamento dei suoi tre depu­ta­ti del­lo Sta­to di Ama­zo­nas. In cam­bio, il cha­vi­smo ha assun­to l’impegno di col­la­bo­ra­re con la MUD per la nomi­na con­sen­sua­le dei giu­di­ci del Con­si­glio nazio­na­le elet­to­ra­le (CNE), in vista del rin­no­vo del man­da­to pre­vi­sto per dicem­bre 2016.
Ben­ché l’opposizione di destra abbia una signi­fi­ca­ti­va mag­gio­ran­za nell’Assemblea nazio­na­le – la MUD ha otte­nu­to 112 dei 167 depu­ta­ti alle ele­zio­ni del 6 novem­bre 2015, cor­ri­spon­den­ti al 56,2% dei voti – non è riu­sci­ta a rag­grup­pa­re suf­fi­cien­te for­za politico‑istituzionale per impor­re il refe­ren­dum revo­ca­to­rio.
Il “Caso Ama­zo­nas” e il rin­no­va­men­to del CNE han­no rap­pre­sen­ta­to una dimo­stra­zio­ne evi­den­te del fat­to che il cha­vi­smo con­trol­la la mag­gio­ran­za asso­lu­ta dei pote­ri e del­le isti­tu­zio­ni sta­ta­li, dal pote­re ese­cu­ti­vo a quel­lo giu­di­zia­rio, dal CNE fino alle for­ze arma­te.
Il nego­zia­to tra il gover­no Madu­ro e la MUD sal­ta defi­ni­ti­va­men­te quan­do il pri­mo ha rin­via­to le ele­zio­ni regio­na­li per i gover­na­to­ri, pre­vi­ste per dicem­bre 2016, al mese di giu­gno 2017.
Ma per­ché la con­sul­ta­zio­ne è sta­ta rin­via­ta? Secon­do il CNE, affin­ché ci sia un rin­no­va­men­to dei par­ti­ti che nell’ultima con­te­sa elet­to­ra­le non han­no par­te­ci­pa­to con la pro­pria lista, cioè per obbli­ga­re i par­ti­ti che si sono coa­liz­za­ti in par­ti­co­la­re nel­la lista del­la MUD[2] a pre­sen­tar­si con la pro­pria alle pros­si­me ele­zio­ni. Que­sto pro­ces­so, ini­zia­to il 18 feb­bra­io scor­so, dure­rà cir­ca due mesi e mez­zo.
Frat­tan­to, le ele­zio­ni regio­na­li sono sta­te anco­ra una vol­ta rin­via­te sine die dal­la pre­si­den­te del CNE, Tania de Ame­lio. E ciò per un moti­vo mol­to sem­pli­ce: il cha­vi­smo teme di per­de­re cla­mo­ro­sa­men­te le ele­zio­ni regio­na­li, così come acca­du­to nel­le par­la­men­ta­ri del 2015.

Protestas Venezuela

Deci­ne di miglia­ia di mani­fe­stan­ti dell’opposizione attra­ver­sa­no Cara­cas

Ben­ché il Tri­bu­na­le supre­mo di giu­sti­zia sia ritor­na­to sui suoi pas­si rispet­to alla deci­sio­ne di assu­me­re le fun­zio­ni dell’Assemblea nazio­na­le, l’opposizione di destra non è rima­sta sod­di­sfat­ta e ha con­ti­nua­to a denun­cia­re che “il col­po di sta­to pro­se­gue”. La MUD, inol­tre, ha con­vo­ca­to mani­fe­sta­zio­ni di piaz­za – rea­liz­za­te poi lo scor­so 4 apri­le – per esi­ge­re la desti­tu­zio­ne dei giu­di­ci del TSJ che han­no pro­nun­cia­to le sen­ten­ze con cui sono sta­ti revo­ca­ti i pote­ri dell’Assemblea nazio­na­le, riven­di­ca­re la libe­ra­zio­ne dei pri­gio­nie­ri poli­ti­ci dell’opposizione di destra, come Leo­pol­do López, ex sin­da­co del muni­ci­pio Cha­cao di Cara­cas, e per­ché ven­ga­no defi­ni­ti­va­men­te con­vo­ca­te le ele­zio­ni regio­na­li.

Disa­stro eco­no­mi­co e socia­le
La gra­ve cri­si poli­ti­ca vene­zue­la­na si sno­da sul­lo sfon­do di un’autentica cata­stro­fe eco­no­mi­ca e socia­le.
La pro­du­zio­ne di petro­lio, set­to­re chia­ve dell’economia vene­zue­la­na, rap­pre­sen­ta il 93% del­le espor­ta­zio­ni. La cadu­ta dei prez­zi del bari­le di petro­lio nel mer­ca­to mon­dia­le è la prin­ci­pa­le ragio­ne del disa­stro eco­no­mi­co e socia­le del Pae­se. Nel 2012 il prez­zo del bari­le di petro­lio ha toc­ca­to i 140 dol­la­ri. Attual­men­te, oscil­la intor­no a soli 50 dol­la­ri.
Il Vene­zue­la, pres­so­ché del tut­to dipen­den­te dal­le entra­te del­la ven­di­ta del petro­lio, è ostag­gio del­le oscil­la­zio­ni dei prez­zi sul mer­ca­to mon­dia­le, cosa che col­pi­sce dram­ma­ti­ca­men­te la dina­mi­ca del suo PIL, del­le espor­ta­zio­ni, impor­ta­zio­ni, bilan­cio nazio­na­le, cam­bio valu­ta­rio e infla­zio­ne.
Solo nel 2016 l’economia è cadu­ta, secon­do il FMI, del 12% e le pre­vi­sio­ni sono di un ribas­so di un altro 6% nel 2017. L’infla­zio­ne ha supe­ra­to il 750% nel 2016, con la pre­ci­sa­zio­ne che il gover­no non dispo­ne di dati uffi­cia­li. Il FMI ipo­tiz­za un’inflazione del 2000% per il 2017. La scar­si­tà di pro­dot­ti e mer­ci ha col­pi­to il 60% e più del 50% del­la popo­la­zio­ne si tro­va già in una situa­zio­ne di pover­tà.

“In Vene­zue­la non c’è nien­te”, reci­ta il car­tel­lo di que­sta mani­fe­stan­te

Aumen­to del­la pover­tà asso­lu­ta e rela­ti­va, del­la disoc­cu­pa­zio­ne, del lavo­ro pre­ca­rio, dei tagli al bilan­cio dell’assistenza, del­la mal­nu­tri­zio­ne e del­la fame sono le dram­ma­ti­che con­se­guen­ze del­la cri­si eco­no­mi­ca e socia­le che deva­sta il Pae­se.

La geo­po­li­ti­ca del petro­lio vene­zue­la­no
Gli Sta­ti Uni­ti sono la secon­da desti­na­zio­ne del petro­lio vene­zue­la­no, die­tro solo alla Cina. Va evi­den­zia­ta una novi­tà: la PDVSA (Petró­leos de Vene­zue­la S.A.) ha com­pra­to lo scor­so gen­na­io 550.000 bari­li dagli USA, cosa che non era mai suc­ces­sa nei cen­to anni di atti­vi­tà petro­li­fe­ra del Pae­se. L’impresa vene­zue­la­na ha com­pra­to il petro­lio leg­ge­ro sta­tu­ni­ten­se per dilui­re quel­lo pesan­te e ultra­pe­san­te pro­dot­to, che vale di meno sul mer­ca­to ed è più dif­fi­ci­le da ven­de­re.
Madu­ro non smet­te­rà di for­ni­re petro­lio agli Sta­ti Uni­ti per­ché, se lo faces­se, appro­fon­di­reb­be ancor di più la gra­ve cri­si economico‑sociale dato che que­sto com­pro­met­te­reb­be qua­li­ta­ti­va­men­te l’ingresso di petro­dol­la­ri nel Pae­se. In diciot­to anni di suc­ces­si­vi gover­ni cha­vi­sti, il Vene­zue­la non ha mai ces­sa­to di for­ni­re petro­lio all’imperialismo sta­tu­ni­ten­se.
Comun­que, qua­li Pae­si e com­pa­gnie avran­no il pri­vi­le­gio di sfrut­ta­re con pre­ce­den­za il petro­lio in ter­ra vene­zue­la­na in asso­cia­zio­ne con la PDVSA nei pros­si­mi anni? Le nor­da­me­ri­ca­ne o le cine­si e rus­se?
Sul­lo scac­chie­re geo­po­li­ti­co del petro­lio è pub­bli­ca e noto­ria la dipen­den­za cre­scen­te del Vene­zue­la rispet­to a Cina e Rus­sia. Attual­men­te, il 40% del petro­lio vene­zue­la­no è acqui­sta­to dal­la Cina, il 20% dagli Usa, il 20% dall’India, il 10% dall’America cen­tra­le, Cari­be e Cuba, il 10% da altri Pae­si.
Ben­ché la Rus­sia non sia tra i prin­ci­pa­li impor­ta­to­ri del petro­lio vene­zue­la­no, negli ulti­mi anni ha pre­sta­to cin­que miliar­di di dol­la­ri al Vene­zue­la che dovreb­be paga­re il debi­to attra­ver­so for­ni­tu­re di petro­lio e com­bu­sti­bi­le. I pre­sti­ti fat­ti dal­la Cina al Vene­zue­la già supe­ra­no i 50 miliar­di di dol­la­ri.
A cau­sa del­la cata­stro­fe eco­no­mi­ca che fla­gel­la il Vene­zue­la – e che si riper­cuo­te anche sul suo par­co pro­dut­ti­vo, in par­ti­co­la­re del petro­lio, disor­ga­niz­zan­do­lo – la PDVSA è in ritar­do con il rifor­ni­men­to di cir­ca die­ci milio­ni di bari­li di deri­va­ti del petro­lio nei con­fron­ti del­la prin­ci­pa­le impre­sa petro­li­fe­ra rus­sa, la Rosneft, e del­la cine­se CNPC.
Una par­te signi­fi­ca­ti­va di que­sti pre­sti­ti sono sta­ti fat­ti diret­ta­men­te alla stes­sa PDVSA. L’impresa sta­ta­le rus­sa Rosneft ha pre­sta­to 1,5 miliar­di di dol­la­ri all’impresa vene­zue­la­na otte­nen­do come garan­zia la metà del­le azio­ni del­la Cit­go, la filia­le del­la PDVSA negli Sta­ti uni­ti. Inol­tre, più di qua­ran­ta miliar­di di dol­la­ri di cre­di­ti van­ta­ti dal­la Cina devo­no esse­re paga­ti in bari­li di petro­lio.

Un impian­to del­la PDVSA

Per­ciò, come ha segna­la­to Ste­ve Han­ke, eco­no­mi­sta e pro­fes­so­re dell’Università Johns Hop­kins (USA) impre­se rus­se e cine­si potreb­be­ro pren­de­re il con­trol­lo del­la PDVSA nel caso in cui quest’ultima non riu­scis­se a ono­ra­re i suoi impe­gni a cau­sa del­la bas­sa pro­du­zio­ne e del bas­so flus­so di cas­sa.

Il carat­te­re poli­ti­co e di clas­se del cha­vi­smo
Il gover­no Madu­ro, così come quel­lo di Chá­vez, è un gover­no popu­li­sta di sini­stra, non un gover­no bor­ghe­se nor­ma­le, ma di con­ci­lia­zio­ne di clas­se diret­to da una coa­li­zio­ne tra uffi­cia­li dell’esercito, intel­let­tua­li e orga­niz­za­zio­ni politico‑sindacali rifor­mi­ste.
Dall’ascesa di Chá­vez alla pre­si­den­za del­la repub­bli­ca nel 1998, tut­ti que­sti set­to­ri, in par­ti­co­la­re gli uffi­cia­li dell’esercito, si sono con­ver­ti­ti nel­la cosid­det­ta bor­ghe­sia boli­va­ria­na, pro­prie­ta­ria di nume­ro­se impre­se che vivo­no soprat­tut­to di par­te­na­ria­ti pubblico‑privati con lo Sta­to e la PDVSA, affa­ri nell’import‑export e, soprat­tut­to, spe­cu­la­zio­ni con i petro­dol­la­ri.
I mili­ta­ri han­no avu­to e con­ti­nua­no ad ave­re una pro­fon­da inge­ren­za in mol­te sfe­re dell’amministrazione, da cui han­no rica­va­to mol­te oppor­tu­ni­tà per fare affa­ri e arric­chir­si. Ad esem­pio, nell’attuale ese­cu­ti­vo Madu­ro, dei 32 mini­stri 11 sono mili­ta­ri (quat­tro del­la riser­va e set­te in atti­vi­tà). Inol­tre, all’inizio del cor­ren­te anno Madu­ro ha rin­for­za­to la pre­sen­za mili­ta­re nel­la PDVSA.
La For­za arma­ta nazio­na­le boli­va­ria­na (FANB) diri­ge e con­trol­la tut­ta una serie di impre­se: la ban­ca BANFANB, l’impresa agri­co­la AGROFANB, quel­la dei tra­spor­ti EMILTRA, del­le comu­ni­ca­zio­ni EMCOFANB, il cana­le tele­vi­si­vo TVFANB, l’impresa mista di pro­get­ti di tec­no­lo­gia TECNOMAR, il fon­do d’investimento FIMNP, l’impresa di costru­zio­ni CONSTRUFANB, l’impresa mista CANCORFANB, del­le acque mine­ra­li Água Tiu­na, non­ché la CAMINPEG, una com­pa­gnia ano­ni­ma di indu­strie mine­ra­li, petro­li­fe­re e del gas, crea­ta nel feb­bra­io 2016 e che pas­sa per esse­re una PDVSA paral­le­la.

El presidente de Venezuela, Nicolás Maduro, durante una visita a efectivos de la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB).

Il pre­si­den­te Madu­ro duran­te una visi­ta a un repar­to del­la FANB

Tut­ta­via, nono­stan­te non abbia rot­to con l’imperialismo sta­tu­ni­ten­se, abbia con­ti­nua­to ad ave­re gli USA come uno dei prin­ci­pa­li clien­ti impor­ta­to­ri del suo petro­lio, con­ti­nui ad ave­re una dipen­den­za qua­si asso­lu­ta dal­la ren­di­ta petro­li­fe­ra e paghi reli­gio­sa­men­te il debi­to este­ro, sareb­be estre­ma­men­te super­fi­cia­le con­si­de­ra­re che il cha­vi­smo abbia lo stes­so carat­te­re filoim­pe­ria­li­sta dell’opposizione di destra vene­zue­la­na. Per il suo carat­te­re politico‑sociale e le sue rela­zio­ni ruvi­de con l’imperialismo, pos­sia­mo carat­te­riz­zar­lo, per appros­si­ma­zio­ne, come bona­par­ti­smo sui gene­ris, sull’esempio dell’analisi rea­liz­za­ta da Tro­tsky sul Mes­si­co gover­na­to dal gene­ra­le Láza­ro Cár­de­nas (1934–1940)[3].
Que­sta defi­ni­zio­ne si atta­glia al Vene­zue­la innan­zi­tut­to per­ché sul­lo scac­chie­re geo­po­li­ti­co del petro­lio, come abbia­mo già spie­ga­to, il cha­vi­smo pri­vi­le­gia le rela­zio­ni con la Cina e la Rus­sia. Per quan­to timi­da­men­te e limi­ta­ta­men­te, biso­gna ammet­te­re che Chá­vez pri­ma e Madu­ro ades­so si scon­tra­no in qual­che modo con la ten­den­za al mono­po­lio impe­ria­li­sta del­la pro­du­zio­ne e distri­bu­zio­ne mon­dia­le di petro­lio, ma per diven­ta­re sem­pre più dipen­den­te da Cina e Rus­sia.
In secon­do luo­go, per­ché nel­la misu­ra in cui la PDVSA è la prin­ci­pa­le impre­sa nazio­na­le da cui dipen­de tut­ta l’economia del Pae­se lega­ta alla ren­di­ta petro­li­fe­ra, chi man­ter­rà nel­le sue mani il pote­re ese­cu­ti­vo con­trol­le­rà la PDVSA, la pro­du­zio­ne di petro­lio, le espor­ta­zio­ni e le impor­ta­zio­ni, la poli­ti­ca dei cam­bi e quel­la mone­ta­ria e fisca­le. Per­tan­to, la fra­zio­ne bor­ghe­se che con­trol­la l’apparato del­lo Sta­to con­trol­le­rà l’economia e la rego­la­zio­ne del mer­ca­to capi­ta­li­sta pra­ti­ca­men­te in modo asso­lu­to. Que­sto con­trol­lo, oggi eser­ci­ta­to dal­la bor­ghe­sia boli­va­ria­na, non è diret­ta­men­te com­pa­ti­bi­le con gli inte­res­si dell’imperialismo sta­tu­ni­ten­se.
In ter­zo luo­go, per­ché inal­be­ran­do la ban­die­ra del Socia­li­smo del XXI seco­lo, il cha­vi­smo get­ta sul­le spal­le dei nemi­ci ester­ni e inter­ni la respon­sa­bi­li­tà per la cri­si poli­ti­ca, eco­no­mi­ca e socia­le. La stes­sa ridu­zio­ne del­le risor­se di bilan­cio per le poli­ti­che socia­li com­pen­sa­ti­ve, per i sus­si­di all’importazione di ali­men­ti, far­ma­ci e altri gene­ri di pri­ma neces­si­tà ven­go­no attri­bui­te al boi­cot­tag­gio e al sabo­tag­gio dell’opposizione bor­ghe­se e filoim­pe­ria­li­sta.
Per quan­to anche il cha­vi­smo pro­pon­ga la costru­zio­ne di un Pae­se capi­ta­li­sta indi­pen­den­te e di un wel­fa­re sta­te, per quan­to la bor­ghe­sia boli­va­ria­na sia total­men­te lega­ta alla ren­di­ta petro­li­fe­ra e alla spe­cu­la­zio­ne finan­zia­ria, non pos­sia­mo iden­ti­fi­ca­re que­sto pro­get­to con quel­lo del­la MUD, altri­men­ti incor­re­rem­mo in seri erro­ri poli­ti­ci. Il pro­get­to poli­ti­co del cha­vi­smo, così come quel­lo del PT in Bra­si­le (cioè, il par­ti­to di Lula: ndt), si è basa­to su un ampio spet­tro di poli­ti­che com­pen­sa­ti­ve attra­ver­so le cosid­det­te “Misio­nes”, oggi total­men­te inde­bo­li­te dal­la situa­zio­ne disa­stro­sa del bilan­cio nazio­na­le, svuo­ta­to dal­la dra­sti­ca cadu­ta dei prez­zi del petro­lio nel mer­ca­to mon­dia­le.

Tre posi­zio­ni sba­glia­te del­la sini­stra socia­li­sta
Di fron­te alla com­ples­sa situa­zio­ne geo­po­li­ti­ca, poli­ti­ca, eco­no­mi­ca e socia­le del Vene­zue­la, si con­fron­ta­no tre posi­zio­ni espres­se da diver­se orga­niz­za­zio­ni del­la sini­stra socia­li­sta, che si dimo­stra­no non solo sba­glia­te, ma abba­stan­za peri­co­lo­se.
La pri­ma è l’appoggio incon­di­zio­na­to ai prov­ve­di­men­ti bona­par­ti­sti di Madu­ro di fron­te all’offensiva elet­to­ra­le del­la destra vene­zue­la­na e dell’imperialismo. Chi difen­de que­sta posi­zio­ne agi­ta in per­ma­nen­za la minac­cia di una pre­te­sa inva­sio­ne impe­ria­li­sta o di un gol­pe mili­ta­re di destra. Si trat­ta di un gra­ve erro­re, dato che la tat­ti­ca dell’imperialismo, a par­ti­re dal fal­li­men­to del gol­pe con­tro Chá­vez e del­la “ser­ra­ta petro­li­fe­ra” del 2002‑2003, si fon­da sul raf­for­za­men­to di un ampio movi­men­to d’opposizione politico‑elettorale. Que­sta tat­ti­ca si è dimo­stra­ta così effi­ca­ce negli ulti­mi anni che la MUD ha vin­to le ulti­me ele­zio­ni par­la­men­ta­ri del 6 dicem­bre 2015. Fat­to, que­sto, che ha fis­sa­to un nuo­vo livel­lo per la lot­ta poli­ti­ca in ragio­ne del­la diret­ta con­trap­po­si­zio­ne tra i pote­ri ese­cu­ti­vo e legi­sla­ti­vo. Inol­tre, Madu­ro ha man­te­nu­to un signi­fi­ca­ti­vo con­trol­lo del­le for­ze arma­te, che non han­no fino­ra subi­to nes­su­na impor­tan­te rot­tu­ra, e nep­pu­re una divi­sio­ne tra gli uffi­cia­li in alto gra­do, che ren­des­se­ro pos­si­bi­le un gol­pe mili­ta­re del­la destra. I pri­mi segna­li sono arri­va­ti col nuo­vo prov­ve­di­men­to che toglie­va pote­re al par­la­men­to. Anche per que­sto è tor­na­to sui suoi pas­si. Vuo­le man­te­ne­re la cupo­la dei mili­ta­ri uni­ta al suo inter­no.
Una secon­da posi­zio­ne, di segno oppo­sto rispet­to alla pri­ma, cer­ca di por­re sul­lo stes­so pia­no il pro­get­to poli­ti­co del cha­vi­smo e del gover­no Madu­ro da un lato e il pro­get­to dell’imperialismo dell’opposizione di destra dall’altro, soste­nen­do luo­ghi comu­ni come “sono tut­ti fari­na del­lo stes­so sac­co”: bor­ghe­si, cor­rot­ti e nemi­ci dei lavo­ra­to­ri. Il pro­ble­ma fon­da­men­ta­le per chi patro­ci­na que­sta posi­zio­ne è la dife­sa del­le liber­tà demo­cra­ti­che con­tro la bor­ghe­sia boli­va­ria­na che si tro­va alla testa del gover­no cer­can­do di man­te­ner­vi­si a prez­zo di prov­ve­di­men­ti bona­par­ti­sti. Que­sta posi­zio­ne sci­vo­la ver­so la peri­co­lo­sa ten­ta­zio­ne di con­si­de­ra­re che “il nemi­co del mio nemi­co è mio ami­co” nel­la misu­ra in cui la lot­ta con­tro tali prov­ve­di­men­ti si potreb­be pre­su­mi­bil­men­te veri­fi­ca­re in uni­tà d’azione con la MUD.
C’è anco­ra una ter­za posi­zio­ne, più eclet­ti­ca, rap­pre­sen­ta­ta dal­la for­mu­la “né‑né”: né gover­no, né oppo­si­zio­ne. Ben­ché appa­ia più equi­li­bra­ta rispet­to alle altre due, ha un gra­ve pro­ble­ma: si rifiu­ta di avan­za­re riven­di­ca­zio­ni al gover­no Madu­ro, limi­tan­do­si all’agitazione astrat­ta di paro­le d’ordine e non sfi­dan­do il cha­vi­smo sul ter­re­no poli­ti­co con l’obiettivo di far avan­za­re l’esperienza del­le mas­se sala­ria­te e popo­la­ri che han­no svol­ta­to ver­so destra nel perio­do pre­ce­den­te. Que­sta posi­zio­ne si rifiu­ta, nel­la pra­ti­ca, di demi­sti­fi­ca­re la men­zo­gna per cui il disa­stro economico‑sociale che atta­na­glia il Vene­zue­la sareb­be uni­ca­men­te dovu­to al boi­cot­tag­gio e al sabo­tag­gio del­la bor­ghe­sia filoim­pe­ria­li­sta e degli Usa, e non inve­ce, soprat­tut­to, al pro­get­to poli­ti­co e alle misu­re economico‑sociali del sup­po­sto “Socia­li­smo del XXI seco­lo”.

Un pro­gram­ma di tran­si­zio­ne per il Vene­zue­la
Sareb­be un gra­ve erro­re pen­sa­re che, a cau­sa del­la per­di­ta dell’appoggio popo­la­re a Madu­ro da par­te di ampi set­to­ri di mas­sa, sareb­be già all’ordine del gior­no la paro­la d’ordine “Via Madu­ro!”. Sareb­be un gra­ve erro­re per­ché si tra­dur­reb­be imme­dia­ta­men­te in una scap­pa­to­ia per la destra capi­ta­na­ta dal­la MUD e dall’imperialismo sta­tu­ni­ten­se.
Pur­trop­po, non esi­ste ad oggi in Vene­zue­la una via d’uscita a sini­stra. La fram­men­ta­zio­ne, l’atomizzazione e la fra­gi­li­tà del­la sini­stra socia­li­sta non ha reso pos­si­bi­le la nasci­ta di alcu­na alter­na­ti­va di mas­sa al cha­vi­smo. Ciò è dovu­to, in pri­mo luo­go, alla capi­to­la­zio­ne del­la mag­gio­ran­za del­la sini­stra socia­li­sta al cha­vi­smo, al qua­le ha dato per qua­si vent’anni un ver­go­gno­so soste­gno cri­ti­co.
Per altro ver­so, quel­le orga­niz­za­zio­ni del­la sini­stra socia­li­sta che non sono capi­to­la­te più o meno aper­ta­men­te al cha­vi­smo han­no abdi­ca­to da una poli­ti­ca di mas­sa, con­ten­tan­do­si di fare pro­pa­gan­da basa­ta pres­so­ché esclu­si­va­men­te sull’agitazione di carat­te­riz­za­zio­ni intor­no alle accu­se al cha­vi­smo: tra­di­to­ri, bor­ghe­si boli­va­ria­ni, cor­rot­ti, ecc. Fra tali orga­niz­za­zio­ni ci sono anche quel­le che sono giun­te al pun­to di fare uni­tà d’azione con l’opposizione di destra con­tro la cor­ru­zio­ne e in dife­sa del­le liber­tà demo­cra­ti­che.
Le lot­te del movi­men­to del­le mas­se lavo­ra­tri­ci e popo­la­ri in dife­sa del­le loro con­di­zio­ni di vita e lavo­ro sono anch’esse divi­se, fram­men­ta­te e ato­miz­za­te. Come se non bastas­se, non solo la ban­die­ra del­la lot­ta alla cor­ru­zio­ne, ma soprat­tut­to quel­la del­la dife­sa del­le liber­tà demo­cra­ti­che, vie­ne pur­trop­po inal­be­ra­ta dall’opposizione di destra che sta pun­tan­do tut­te le sue car­te sul­le futu­re ele­zio­ni.
La dife­sa di un pro­gram­ma del­la sini­stra socia­li­sta per il Vene­zue­la deve neces­sa­ria­men­te pas­sa­re, nel­le attua­li con­di­zio­ni del­la lot­ta di clas­se nel Pae­se, attra­ver­so una poli­ti­ca di esi­gen­ze e denun­ce nei con­fron­ti del gover­no Madu­ro. Dall’altro lato, la dife­sa di que­sto stes­so pro­gram­ma deve basar­si sul­la lot­ta per la costru­zio­ne di un polo di clas­se indi­pen­den­te: per­ché è a par­ti­re dal­la stes­sa base socia­le del cha­vi­smo – il set­to­re più pro­gres­si­vo che risa­le al perio­do di asce­sa pre­ce­den­te – che potrà sor­ge­re un’alternativa a sini­stra.
Non si pos­so­no com­bat­te­re il boi­cot­tag­gio e il sabo­tag­gio eco­no­mi­co dei set­to­ri più filoim­pe­ria­li­sti del­la bor­ghe­sia vene­zue­la­na con i tavo­li nego­zia­li. E nep­pu­re la bor­ghe­sia filoim­pe­ria­li­sta deve esse­re com­bat­tu­ta con prov­ve­di­men­ti bona­par­ti­sti che restrin­ga­no le liber­tà demo­cra­ti­che di tut­ta la popo­la­zio­ne.
Allo stes­so modo, non è pos­si­bi­le rispon­de­re alle riven­di­ca­zio­ni dei lavo­ra­to­ri e del popo­lo sen­za fre­na­re il vora­ce appe­ti­to del­la bor­ghe­sia boli­va­ria­na e com­bat­te­re la cor­ru­zio­ne insi­ta nell’apparato del­lo Sta­to e nel­lo stes­so gover­no.
La sini­stra socia­li­sta deve dire che, per com­bat­te­re l’attuale cata­stro­fe eco­no­mi­ca e socia­le, è neces­sa­rio innan­zi­tut­to rom­pe­re con l’imperialismo sta­tu­ni­ten­se e il FMI, smet­te­re di paga­re il debi­to este­ro e inter­no alle ban­che e agli spe­cu­la­to­ri pri­va­ti, nazio­na­liz­za­re il siste­ma finan­zia­ri. Con le risor­se pri­ma desti­na­te al paga­men­to del debi­to e quel­le pro­ve­nien­ti dal­la ren­di­ta petro­li­fe­ra, il gover­no deve por­re in atto un pia­no d’emergenza per risol­le­va­re l’economia nazio­na­le met­ten­do­la al ser­vi­zio dei lavo­ra­to­ri e del­le mas­se popo­la­ri.
In secon­do luo­go, è neces­sa­ria una PDVSA sta­ta­le al 100%, ponen­do fine a tut­te le impre­se miste con mul­ti­na­zio­na­li petro­li­fe­re sta­tu­ni­ten­si, cine­se, rus­se o di qua­lun­que altro Pae­se. Tut­ta la buro­cra­zia cor­rot­ta del­la PDVSA deve esse­re desti­tui­ta e deve esse­re elet­to un con­si­glio gesto­re, sce­glien­do tra i suoi stes­si lavo­ra­to­ri e con man­da­ti revo­ca­bi­li, che ren­da pub­bli­ca­men­te con­to dell’amministrazione dell’impresa. È altre­sì neces­sa­rio espro­pria­re sen­za inden­niz­zo le impre­se pri­va­te che sabo­ta­no l’economia del Pae­se age­vo­lan­do il boi­cot­tag­gio impe­ria­li­sta.
In ter­zo luo­go, è neces­sa­rio un pia­no d’emergenza che garan­ti­sca inve­sti­men­ti mas­sic­ci per amplia­re e diver­si­fi­ca­re la pro­du­zio­ne indu­stria­le e agri­co­la del Pae­se, rom­pen­do con la matri­ce eco­no­mi­ca basa­ta sull’esportazione di com­mo­di­ties. È cen­tra­le indu­stria­liz­za­re il Pae­se rom­pen­do la dipen­den­za este­ra e garan­ti­re la sovra­ni­tà ali­men­ta­re. Un pri­mo pas­so in que­sta dire­zio­ne è costi­tui­to dal­la nazio­na­liz­za­zio­ne sen­za inden­niz­zo di tut­ta l’industria ali­men­ta­re e dal­la costru­zio­ne di un gran­de com­ples­so agroin­du­stria­le che pro­du­ca ali­men­ti di qua­li­tà e a bas­so costo per la popo­la­zio­ne. Per com­bat­te­re il mer­ca­to nero si devo­no anche nazio­na­liz­za­re le reti pri­va­te di super­mer­ca­ti e crea­re un siste­ma di distri­bu­zio­ne di ali­men­ti con­trol­la­to dal bas­so dagli stes­si lavo­ra­to­ri.

È neces­sa­rio por­re fine alla fame in Vene­zue­la

In quar­to luo­go, come par­te di que­sto pia­no d’emergenza e per crea­re posti di lavo­ro e recu­pe­ra­re il pote­re d’acquisto del­la popo­la­zio­ne, si deve ridur­re la gior­na­ta lavo­ra­ti­va, pro­ce­de­re al recu­pe­ro di tut­te le per­di­te gene­ra­te dall’inflazione e garan­ti­re l’aumento gene­ra­le dei sala­ri affin­ché rag­giun­ga­no un livel­lo otti­ma­le per veni­re incon­tro alle neces­si­tà abi­ta­ti­ve, di ali­men­ta­zio­ne, sani­tà, istru­zio­ne, abbi­glia­men­to, tra­spor­to e tem­po libe­ro del­le fami­glie dei lavo­ra­to­ri.
In quin­to luo­go, il Vene­zue­la ha biso­gno di un gran­de pia­no di ope­re pub­bli­che che pon­ga fine a defi­cit abi­ta­ti­vo, edi­fi­chi scuo­le e ospe­da­li, garan­ten­do il rifor­ni­men­to di acqua pota­bi­le e igie­ne pub­bli­ca. Attra­ver­so que­sto pia­no, inol­tre, si potrà dra­sti­ca­men­te ridur­re la disoc­cu­pa­zio­ne.
In sesto luo­go, la nazio­na­liz­za­zio­ne del­la sani­tà e dell’istruzione pri­va­te e l’universalizzazione del­la sani­tà e dell’istruzione pub­bli­che e gra­tui­te per tut­ti e a tut­ti i livel­li.
In set­ti­mo luo­go, ma non meno impor­tan­te, la garan­zia del­le più ampie liber­tà demo­cra­ti­che per­ché i lavo­ra­to­ri e le mas­se popo­la­ri pos­sa­no orga­niz­za­re indi­pen­den­te­men­te dal gover­no e dall’apparato sta­ta­le i loro par­ti­ti, sin­da­ca­ti, asso­cia­zio­ni, mani­fe­sta­zio­ni e scio­pe­ri.

Per un’Assemblea nazio­na­le costi­tuen­te libe­ra, demo­cra­ti­ca e sovra­na
Oltre a mobi­li­ta­re ed esi­ge­re dal gover­no un pro­gram­ma che pun­ti a una solu­zio­ne per la cri­si del Pae­se, la sini­stra socia­li­sta deve anche riven­di­ca­re e lot­ta­re per un’Assemblea nazio­na­le costi­tuen­te libe­ra, demo­cra­ti­ca e sovra­na, elet­ta dal­la base e com­po­sta da rap­pre­sen­tan­ti genui­ni dei lavo­ra­to­ri e del­le mas­se popo­la­ri, che non solo rior­ga­niz­zi il Pae­se su nuo­ve basi economico‑sociali sul­la base di quan­to abbia­mo già det­to, ma anche su nuo­ve basi poli­ti­che. Per que­sto sarà neces­sa­rio:

  1. con­cen­tra­re i pote­ri ese­cu­ti­vo e legi­sla­ti­vo in un’assemblea mono­ca­me­ra­le, ponen­do fine alla pre­si­den­za del­la repub­bli­ca, fon­te di prov­ve­di­men­ti auto­ri­ta­ri. Con­se­gna­re il pote­re ai rap­pre­sen­tan­ti del popo­lo elet­ti nei luo­ghi di lavo­ro e nei quar­tie­ri popo­la­ri con man­da­ti revo­ca­bi­li in qual­sia­si momen­to;
  2. garan­ti­re la pro­por­zio­na­li­tà diret­ta nell’elezione dell’assemblea nazio­na­le, dan­do pie­no dirit­to alla rap­pre­sen­ta­zio­ne del­le mino­ran­ze poli­ti­che;
  3. por­re fine alla casta vita­li­zia dei giu­di­ci e garan­ti­re l’elezione diret­ta e uni­ver­sa­le di giu­rie popo­la­ri;
  4. isti­tui­re un’autentica revo­ca­bi­li­tà dei man­da­ti e ridur­re le inden­ni­tà di tut­ti colo­ro che eser­ci­ti­no fun­zio­ni di ammi­ni­stra­zio­ne, veri­fi­ca e con­trol­lo nell’apparato sta­ta­le al livel­lo del sala­rio medio di un lavo­ra­to­re spe­cia­liz­za­to;
  5. por­re ter­mi­ne all’ingerenza del­le for­ze arma­te boli­va­ria­ne nel­la vita civi­le ed eco­no­mi­ca del Pae­se ed estin­gue­re le sue fun­zio­ni repres­si­ve con­tro le mas­se popo­la­ri. Deve esse­re costi­tui­ta una Sicu­rez­za pub­bli­ca che abbia carat­te­re civi­le, cen­tral­men­te comu­ni­ta­rio, inve­sti­ga­ti­vo e pre­ven­ti­vo al ser­vi­zio del­la popo­la­zio­ne, e non un carat­te­re mili­ta­re repres­si­vo. Le for­ze arma­te, a loro vol­ta, deb­bo­no esse­re costi­tui­te sul­la base di mili­zie popo­la­ri poste al ser­vi­zio del­la dife­sa del pae­se e dei lavo­ra­to­ri.

Così come il pro­gram­ma, un’Assemblea nazio­na­le costi­tuen­te potrà esse­re con­qui­sta­ta a par­ti­re dal­la mobi­li­ta­zio­ne popo­la­re. La sini­stra socia­li­sta deve cen­tra­re i suoi sfor­zi nel­la dire­zio­ne dell’impulso del­la mobi­li­ta­zio­ne degli sfrut­ta­ti e oppres­si, sti­mo­lan­do la costru­zio­ne di orga­niz­za­zio­ni indi­pen­den­ti dal gover­no Madu­ro e dall’opposizione di destra. La stra­te­gia deve esse­re la costi­tu­zio­ne di un gover­no dei lavo­ra­to­ri e del popo­lo, che pren­da nel­le sue mani i desti­ni del Pae­se e abbia come obiet­ti­vo la costru­zio­ne dell’autentico socia­li­smo, sen­za capi­ta­li­sti e buro­cra­ti cor­rot­ti.


Note

[1] La Car­ta demo­cra­ti­ca inte­ra­me­ri­ca­na (CDI) è un mec­ca­ni­smo con­ce­pi­to in casi di alte­ra­zio­ne o rot­tu­ra del­la linea demo­cra­ti­ca e costi­tu­zio­na­le in uno dei suoi Sta­ti mem­bri. Appro­va­ta dai 34 Pae­si dell’OEA l’11 set­tem­bre 2001 a Lima, la Car­ta defi­ni­sce gli “ele­men­ti essen­zia­li del­la demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­ti­va”. Secon­do l’art. 17, un gover­no di un Pae­se mem­bro può ricor­re­re al segre­ta­rio gene­ra­le o al Con­si­glio per­ma­nen­te per chie­de­re assi­sten­za in caso di peri­co­lo per la demo­cra­zia o per il suo eser­ci­zio nel pote­re. D’altro can­to, l’art. 18 pre­ve­de che l’iniziativa pos­sa esse­re anche assun­ta dal Con­si­glio per­ma­nen­te o dal segre­ta­rio gene­ra­le per rea­liz­za­re, col con­sen­so del gover­no in que­stio­ne, una geren­za diplo­ma­ti­ca in quel Pae­se. Ma la Car­ta pre­ve­de anche sce­na­ri di “alte­ra­zio­ne dell’ordine costi­tu­zio­na­le che col­pi­sca­no gra­ve­men­te l’ordine demo­cra­ti­co” o di “rot­tu­ra dell’ordine demo­cra­ti­co” (art. 19), in cui l’OEA può inter­ve­ni­re sen­za il con­sen­so del Pae­se inte­res­sa­to. In ulti­ma istan­za, in caso di gra­ve “alte­ra­zio­ne” del­la demo­cra­zia, l’art. 20 dà facol­tà al segre­ta­rio gene­ra­le o a qual­sia­si Pese mem­bro di con­vo­ca­re imme­dia­ta­men­te un Con­si­glio per­ma­nen­te per valu­ta­re la situa­zio­ne. Que­sta stra­da, sen­za pre­ce­den­ti nel­la sto­ria del­la CDI, è sta­ta scel­ta dall’attuale segre­ta­rio gene­ra­le dell’OEA, Luís Alma­gro, per inter­ve­ni­re nel­la cri­si vene­zue­la­na (fon­te: http://istoe.com.br/saiba-o-que-e-a-carta-democratica-interamericana-da-oea/).
[2] L’accordo che ha dato ori­gi­ne alla MUD è sta­to sot­to­scrit­to il 23 gen­na­io 2008 dai par­ti­ti: Acción Demo­crá­ti­ca (AD), Comi­té de Orga­ni­za­ción Polí­ti­ca Elec­to­ral Inde­pen­dien­te (COPEI), Ban­de­ra Roja (BR), Pri­me­ro Justi­cia (PJ), Proyec­to Vene­zue­la (PV), Un Nue­vo Tiem­po (UNT), La Cau­sa Radi­cal (Cau­sa R), Alian­za Bra­vo Pue­blo (ABP), Movi­mien­to al Socia­li­smo (MAS) e Van­guar­dia Popu­lar (VP).
[3] «Il gover­no oscil­la tra il capi­ta­le stra­nie­ro e quel­lo nazio­na­le, tra la rela­ti­va­men­te debo­le bor­ghe­sia nazio­na­le e il rela­ti­va­men­te poten­te pro­le­ta­ria­to. Ciò con­fe­ri­sce al gover­no un carat­te­re bona­par­ti­sta sui gene­ris, di indo­le par­ti­co­la­re. Si ele­va, per così dire, al di sopra del­le clas­si. In real­tà, può gover­na­re o con­ver­ten­do­si in uno stru­men­to del capi­ta­le stra­nie­ro e sot­to­met­ten­do il pro­le­ta­ria­to con le cate­ne di una dit­ta­tu­ra poli­zie­sca, o mano­vran­do col pro­le­ta­ria­to, giun­gen­do per­si­no a far­gli con­ces­sio­ni, gua­da­gnan­do in tal modo la pos­si­bi­li­tà di dispor­re di una cer­ta liber­tà in rela­zio­ne ai capi­ta­li­sti stra­nie­ri» (L. Tro­tsky, “La indu­stria nacio­na­li­za­da y la admi­ni­stra­ción obre­ra”, in Escri­tos lati­noa­me­ri­ca­nos, Edi­cio­nes IPS‑CEIP, 2007, p. 170).


(Tra­du­zio­ne di Erne­sto Rus­so)