Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Politica internazionale - America Latina

Sciopero generale!

(Foto: Franklin de Freitas)

Lo scio­pe­ro gene­ra­le del 28 apri­le scor­so in Bra­si­le è sta­to un avve­ni­men­to impor­tan­te, che può ave­re rile­van­ti con­se­guen­ze sul futu­ro del­la lot­ta di clas­se, in quel Pae­se e a livel­lo con­ti­nen­ta­le.
Ave­va­mo pre­an­nun­cia­to che sarem­mo tor­na­ti a inte­res­sar­ci del­la situa­zio­ne che si sta svi­lup­pan­do in Bra­si­le e lo fac­cia­mo per ora pub­bli­can­do que­sta luci­da e rea­li­sti­ca ana­li­si, di Mar­ce­lo Bada­ró Mat­tos, sul­lo scio­pe­ro appe­na svol­to­si e le gran­di mani­fe­sta­zio­ni che l’han­no accom­pa­gna­to.

Sciopero generale!


Mar­ce­lo Bada­ró Mat­tos

(28 apri­le 2017)

 

Que­sta mat­ti­na, attra­ver­so i social net­work, ho potu­to con­sta­ta­re che anco­ra c’è l’eco del­le paro­le di Geor­ges Sorel quan­do si rife­ri­va allo scio­pe­ro gene­ra­le come il “mito”, o l’idea for­te, capa­ce di mobi­li­ta­re i sen­ti­men­ti e la dispo­si­zio­ne alla lot­ta dei pro­le­ta­ri più coscien­ti e dei socia­li­sti rivo­lu­zio­na­ri (che con­trap­po­ne­va ai “socia­li­sti par­la­men­ta­ri”). Come dice­va Sorel nel­le sue Rifles­sio­ni sul­la vio­len­za, pub­bli­ca­te nel 1908:

«Lo scio­pe­ro gene­ra­le è […] il mito in cui il socia­li­smo si con­den­sa inte­ra­men­te, cioè un’organizzazione di imma­gi­ni capa­ci di evo­ca­re istin­ti­va­men­te tut­ti i sen­ti­men­ti che cor­ri­spon­do­no alle diver­se mani­fe­sta­zio­ni del­la guer­ra con­dot­ta dal socia­li­smo con­tro la socie­tà moder­na»[1].

Sorel scri­ve­va quan­do non era pos­si­bi­le ave­re acces­so qua­si istan­ta­nea­men­te a imma­gi­ni come quel­le che ho visto oggi, di pneu­ma­ti­ci incen­dia­ti in deci­ne di gran­di stra­de, inter­rot­te in tut­to il Pae­se pri­ma che faces­se gior­no da grup­pi di lavo­ra­to­ri orga­niz­za­ti; del­le sta­zio­ni di auto­bus urba­ni, di tra­spor­ti flu­via­li, degli acces­si agli aero­por­ti chiu­si dall’azioni di altret­tan­ti grup­pi che sven­to­la­va­no sem­pre ban­die­re ros­se, stri­scio­ni e car­tel­lo­ni di pro­te­sta, affer­man­do un pote­re di fat­to di chi vive ven­den­do la pro­pria for­za lavo­ro: SCIOPERO GENERALE! Imma­gi­ni che veni­va­no accom­pa­gna­te da noti­zie di fab­bri­che e nego­zi chiu­si, ser­vi­zi inter­rot­ti. Con la com­ple­ta para­li­si dei tra­spor­ti urba­ni nel­la mag­gior par­te del­le capi­ta­li e in mol­te cit­tà dell’interno in qua­si tut­ti gli Sta­ti del Nord e del Nor­de­st, così come nel­le tre capi­ta­li del Sud e, soprat­tut­to, il bloc­co com­ple­to di San Pao­lo, la più gran­de metro­po­li bra­si­lia­na, com­bi­na­ta con le para­li­si par­zia­li di Rio de Janei­ro e di altre capi­ta­li, si può dire sen­za alcun dub­bio che tut­to il Bra­si­le è sta­to attra­ver­sa­to da que­sto scio­pe­ro del 28 apri­le 2017. Le mas­sic­ce mani­fe­sta­zio­ni che han­no chiu­so la gior­na­ta han­no solo raf­for­za­to que­sta con­sta­ta­zio­ne.
Spe­cial­men­te per le nuo­ve gene­ra­zio­ni di mili­tan­ti – in mag­gio­ran­za tra colo­ro che con me con­di­vi­do­no post nei social net­work – che non han­no assi­sti­to all’ultimo scio­pe­ro gene­ra­le real­men­te veri­fi­ca­to­si, nel 1989 (e nean­che ai due ten­ta­ti­vi mol­to limi­ta­ti degli anni 90), l’esultanza di con­di­vi­de­re quel­le foto­gra­fie e noti­zie evo­ca effet­ti­va­men­te i miglio­ri sen­ti­men­ti cor­ri­spon­den­ti alla lot­ta per il socia­li­smo a cui si rife­ri­sce Sorel.
Sorel, tut­ta­via, dava tan­to valo­re alla for­za del mito che met­te­va in secon­do pia­no l’effettiva real­tà dell’atto in sé e del­le con­cre­te con­se­guen­ze del­la sua rea­liz­za­zio­ne, ben­ché potes­se com­pren­de­re lo scio­pe­ro gene­ra­le come una «imi­ta­zio­ne in pic­co­la sca­la, sag­gio o pre­pa­ra­zio­ne del cata­cli­sma fina­le». Poco meno di un decen­nio dopo la pub­bli­ca­zio­ne del­le rifles­sio­ni di Sorel, però, la guer­ra con­dot­ta dal socia­li­smo con­tro la socie­tà capi­ta­li­sta avreb­be otte­nu­to la sua pri­ma vit­to­ria, non gra­zie a un “cata­cli­sma”, ma in vir­tù dell’azione in qual­che misu­ra coscien­te e orga­niz­za­ta del­la clas­se lavo­ra­tri­ce nel­la rivo­lu­zio­ne rus­sa, che com­pie oggi cen­to anni.
Lì lo scio­pe­ro gene­ra­le ebbe un ruo­lo. Il 23 feb­bra­io 1917 (del calen­da­rio giu­lia­no), le lavo­ra­tri­ci tes­si­li, con­tro l’orientamento del­le dire­zio­ni socia­li­ste, ini­zia­ro­no uno scio­pe­ro che nei gior­ni seguen­ti si gene­ra­liz­zò a Pie­tro­gra­do e si dif­fu­se in altre cit­tà indu­stria­liz­za­te, con cen­ti­na­ia di miglia­ia di lavo­ra­to­ri che abban­do­na­va­no i loro posti di lavo­ro. Gli aper­ti scon­tri tra scio­pe­ran­ti e le for­ze del­la repres­sio­ne zari­sta furo­no il pri­mo momen­to del­la rivo­lu­zio­ne[2].
Lo scio­pe­ro gene­ra­le ebbe, per­tan­to, un ruo­lo ben più che sim­bo­li­co nel pro­ces­so rivo­lu­zio­na­rio. Non rap­pre­sen­tò, tut­ta­via, l’intero pro­ces­so, che avreb­be vis­su­to anco­ra altri momen­ti di lot­ta aper­ta per il pote­re nel­la dispu­ta tra il gover­no prov­vi­so­rio e i con­si­gli diret­ti dal­la clas­se lavo­ra­tri­ce (i Soviet, la cui crea­zio­ne ori­gi­na­le risa­li­va alla rivo­lu­zio­ne del 1905). Non tut­ti gli scio­pe­ri gene­ra­li, dun­que, apro­no pro­ces­si rivo­lu­zio­na­ri, ben­ché abbia­no sem­pre un impat­to con­cre­to nel­la cor­re­la­zio­ne di for­ze socia­li di una deter­mi­na­ta epo­ca, al di là del­la dimen­sio­ne mito­lo­gi­ca sore­lia­na. Gli esem­pi nel­la sto­ria del Bra­si­le sono signi­fi­ca­ti­vi.
Nell’agosto del 1903, i lavo­ra­to­ri di una fab­bri­ca tes­si­le di Rio de Janei­ro incro­cia­ro­no le brac­cia riven­di­can­do la gior­na­ta lavo­ra­ti­va di otto ore e un aumen­to sala­ria­le del 40%. Duran­te i ven­ti­sei gior­ni che durò, lo scio­pe­ro si dif­fu­se nel­le fab­bri­che tes­si­li del­la cit­tà e con­ta­mi­nò altre cate­go­rie pro­fes­sio­na­li. In tota­le si fer­ma­ro­no 40.000 lavo­ra­to­ri, 25.000 dei qua­li ope­rai tes­si­li. Le loro richie­ste ven­ne­ro accol­te solo par­zial­men­te e la repres­sio­ne che fece segui­to allo scio­pe­ro fu bru­ta­le, con cen­ti­na­ia di licen­zia­men­ti e la chiu­su­ra del­la fede­ra­zio­ne dei tes­si­li nel­le fab­bri­che. Cio­no­no­stan­te, dal pun­to di vista dell’organizzazione dei lavo­ra­to­ri il sal­do fu posi­ti­vo, con la crea­zio­ne di diver­si sin­da­ca­ti imme­dia­ta­men­te dopo lo scio­pe­ro. Sareb­be sor­ta in segui­to una fede­ra­zio­ne inter­sin­da­ca­le che più tar­di si sareb­be tra­sfor­ma­ta nel­la Fede­ra­zio­ne ope­ra­ia di Rio de Janei­ro (nel 1905), enti­tà pro­mo­tri­ce del Con­gres­so ope­ra­io bra­si­lia­no del 1906, che avreb­be fon­da­to la Con­fe­de­ra­zio­ne ope­ra­ia bra­si­lia­na (Cob), pri­mo embrio­ne di cen­tra­le sin­da­ca­le nel Pae­se[3].
Nel 1906, un altro scio­pe­ro gene­ra­le avreb­be para­liz­za­to Por­to Ale­gre, a quell’epoca già rela­ti­va­men­te indu­stria­liz­za­ta. Nel 1917 si sareb­be veri­fi­ca­to il più gran­de degli scio­pe­ri di quel perio­do, anch’esso comin­cia­to nel­le fab­bri­che tes­si­li e dif­fu­so­si agli altri set­to­ri del­la clas­se, col bloc­co di cir­ca 70.000 lavo­ra­to­ri a San Pao­lo, già allo­ra la più gran­de cit­tà indu­stria­le del Pae­se, per diver­si gior­ni. Auto­ri­tà e padro­na­to furo­no costret­ti a nego­zia­re un accor­do con la com­mis­sio­ne dei rap­pre­sen­tan­ti dei lavo­ra­to­ri (un Comi­ta­to di dife­sa pro­le­ta­ria, sor­to duran­te lo scio­pe­ro), rece­pen­do alcu­ne riven­di­ca­zio­ni per otte­ne­re la sospen­sio­ne del bloc­co. Un’ondata di scio­pe­ri si veri­fi­cò negli anni suc­ces­si­vi e, da un lato, lo Sta­to ampliò l’utilizzo del­la repres­sio­ne sul movi­men­to sin­da­ca­le; dall’altro, ini­ziò la discus­sio­ne sul­la neces­si­tà di una legi­sla­zio­ne che rico­no­sces­se del­le riven­di­ca­zio­ni avan­za­te dai lavo­ra­to­ri[4].
Qua­si cinquant’anni dopo, si veri­fi­cò il pri­mo scio­pe­ro gene­ra­le con carat­te­ri­sti­che real­men­te nazio­na­li in Bra­si­le. Nel 1962: con la prin­ci­pa­le riven­di­ca­zio­ne del­la garan­zia legi­sla­ti­va del­la tre­di­ce­si­ma men­si­li­tà e inter­fe­ren­do col regi­me par­la­men­ta­ri­sta allo­ra vigen­te attra­ver­so la riven­di­ca­zio­ne del­la for­ma­zio­ne di un gover­no nazio­na­li­sta (dopo le dimis­sio­ni di Jânio Qua­dros, il vice­pre­si­den­te João Gou­lart ave­va assun­to la pre­si­den­za nel qua­dro di pres­sio­ni gol­pi­ste vin­te dal­la resi­sten­za del­la sini­stra e del­la clas­se lavo­ra­tri­ce, ma lo fece sul­la base di un accor­do che ne limi­ta­va i pote­ri con l’adozione del par­la­men­ta­ri­smo[5]). La dire­zio­ne del­lo scio­pe­ro avreb­be poi fini­to per gene­ra­re il Coman­do gene­ra­le dei lavo­ra­to­ri, un nuo­vo embrio­ne di cen­tra­le sin­da­ca­le che dires­se altri scio­pe­ri gene­ra­li per perio­do che pre­ce­det­te il gol­pe del 1964[6].
Così, gli scio­pe­ri gene­ra­li, ben­ché non abbia­no sca­te­na­to rivo­lu­zio­ni, han­no alte­ra­to impor­tan­ti aspet­ti del­la cor­re­la­zio­ne di for­ze e han­no per­ciò stes­so avu­to peso nel­la lot­ta di clas­se. Oltre a garan­ti­re even­tual­men­te con­qui­ste di dirit­ti (come la tre­di­ce­si­ma nel 1962), pos­so­no riper­cuo­ter­si con for­za sul pia­no dell’organizzazione di clas­se (come indi­ret­ta­men­te accad­de con lo scio­pe­ro de 1903 a Rio, e diret­ta­men­te con lo scio­pe­ro nazio­na­le del 1962) e han­no un for­te impat­to sul­lo Sta­to, dato che, alla fin fine, se tut­ti gli scio­pe­ri por­ta­no in sé un con­te­nu­to più pro­pria­men­te “poli­ti­co” nel sen­so del­lo scon­tro col capi­ta­le, negli scio­pe­ri gene­ra­li esso è mol­te vol­te espli­ci­ta­to – come nel­la riven­di­ca­zio­ne poli­ti­ca del 1962 – e for­za­no modi­fi­che nell’atteggiamento dei gover­nan­ti, come accad­de a par­ti­re dal­lo scio­pe­ro del 1917.
Lo scio­pe­ro gene­ra­le del 1989 – ricor­da­to all’inizio di que­sto testo, e il più gran­de del­la sto­ria del Pae­se, col bloc­co per due gior­ni di più del 70% del­la popo­la­zio­ne atti­va – com­bi­nò que­sti tre ele­men­ti. Gli scio­pe­ri sono tor­na­ti a esse­re pos­si­bi­li negli anni 80 – quat­tro si sono svol­ti in quel decen­nio, con diver­se inten­si­tà – gra­zie a un’ondata di lot­te socia­li (spe­cial­men­te scio­pe­ri) che finì per gene­ra­re una rior­ga­niz­za­zio­ne del­la clas­se lavo­ra­tri­ce. La nasci­ta del­la Cut nel 1983 fu il frut­to prin­ci­pa­le di que­sto pro­ces­so. La piat­ta­for­ma del­lo scio­pe­ro del 1989 com­pren­de­va, come nel­la mag­gio­ran­za degli scio­pe­ri di quel decen­nio, il recu­pe­ro del­la dimi­nu­zio­ne del pote­re d’acquisto dei sala­ri e la garan­zia di aumen­ti auto­ma­ti­ci anco­ra­ti all’inflazione.
Il suo con­te­nu­to poli­ti­co, tut­ta­via, era evi­den­te. Le lot­te sin­da­ca­li dal­la fine degli anni 70 sono sta­te la prin­ci­pa­le sfi­da alla tran­si­zio­ne poli­ti­ca ver­so l’alto che avreb­be posto fine alla dit­ta­tu­ra. La resi­sten­za dei lavo­ra­to­ri si mate­ria­liz­zò orga­niz­za­ti­va­men­te anche sul pia­no orga­niz­za­ti­vo, e con la crea­zio­ne del Par­ti­to dei Lavo­ra­to­ri (Pt) nel 1980 sareb­be sor­ta una for­za capa­ce di attrar­re e diri­ge­re un insie­me ampio di movi­men­ti intor­no a un pro­gram­ma vaga­men­te socia­li­sta e di una dispu­ta isti­tu­zio­na­le che sareb­be cul­mi­na­ta pro­prio nel 1989 con l’accesso del can­di­da­to a pre­si­den­te del Pt, Luís Iná­cio Lula da Sil­va, al secon­do tur­no.
Men­tre quest’articolo vie­ne scrit­to, anco­ra sot­to l’impatto del­le bel­le imma­gi­ni di lot­ta con­di­vi­se duran­te tut­to il gior­no e del­la sequen­za di noti­zie del­la bru­ta­le repres­sio­ne poli­zie­sca, le cen­tra­li sin­da­ca­li rife­ri­va­no del più gran­de scio­pe­ro gene­ra­le, in nume­ri asso­lu­ti, nel­la sto­ria del Pae­se, dato che lo scio­pe­ro di oggi ha cer­ta­men­te supe­ra­to i cir­ca 35 milio­ni che incro­cia­ro­no le brac­cia nel 1989. Non è pos­si­bi­le pre­ve­de­re su qua­li pia­ni si mate­ria­liz­ze­ran­no le con­se­guen­ze di que­sto scio­pe­ro. Comun­que ce ne saran­no, dal momen­to che un movi­men­to di tali dimen­sio­ni neces­sa­ria­men­te pro­du­ce con­se­guen­ze. In tut­ti e tre i pia­ni sopra cita­ti c’è una neces­si­tà rea­le di muta­men­ti e l’impatto di uno scio­pe­ro gene­ra­le come que­sto, ben­ché dipen­da dai suoi svi­lup­pi, ten­de a esse­re posi­ti­vo per la clas­se lavo­ra­tri­ce.
Sul pia­no del­le sue riven­di­ca­zio­ni imme­dia­te, lo scio­pe­ro gene­ra­le è riu­sci­to a mobi­li­ta­re tan­ti lavo­ra­to­ri per­ché la mag­gio­ran­za ha pre­so coscien­za del gra­do di deva­sta­zio­ne socia­le dei prov­ve­di­men­ti in via d’approvazione o che si tro­va­no in fase di discus­sio­ne nel Con­gres­so nazio­na­le (cioè, il par­la­men­to: ndt), in par­ti­co­la­re la rifor­ma del dirit­to del lavo­ro – appro­va­ta dal­la Came­ra poco più di ventiquattr’ore pri­ma del­lo scio­pe­ro – che inte­gra la fun­zio­ne del­la leg­ge sul­le ester­na­liz­za­zio­ni, sop­pri­men­do deci­ne di dirit­ti lavo­ra­ti­vi in un col­po solo e col­pen­do pro­fon­da­men­te gli stru­men­ti nego­zia­li in gra­do di limi­ta­re lo sfrut­ta­men­to del lavo­ro da par­te del capi­ta­le. Oltre alla rifor­ma del­la pre­vi­den­za, che ha l’obiettivo gene­ra­le di tra­sfor­ma­re la pen­sio­ne, attra­ver­so un fon­do pub­bli­co (costi­tui­to dai con­tri­bu­ti dei lavo­ra­to­ri), da dirit­to di tut­ti in pri­vi­le­gio di alcu­ni pochi che rie­sco­no a soprav­vi­ve­re dopo per­lo­me­no quarant’anni di sfrut­ta­men­to inten­si­vo. La neu­tra­liz­za­zio­ne di que­sto pro­ces­so di pro­fon­da e acce­le­ra­ta dila­pi­da­zio­ne dei dirit­ti del­la clas­se lavo­ra­tri­ce da par­te dei rap­pre­sen­tan­ti del capi­ta­le è que­stio­ne di vita o di mor­te per que­sta e per le pros­si­me gene­ra­zio­ni di lavo­ra­to­ri.
Per que­sto stes­so moti­vo, lo scio­pe­ro gene­ra­le era neces­sa­rio già da mol­to tem­po. Le dif­fi­col­tà per costruir­lo sono sta­te diver­se, ma la più impor­tan­te è sta­ta dovu­ta alle dire­zio­ni del­le più gran­di cen­tra­li sin­da­ca­li bra­si­lia­ne. Dopo la gra­dua­le tra­sfor­ma­zio­ne in sin­da­ca­li­smo di con­cer­ta­zio­ne socia­le negli anni 90, la Cut – per limi­tar­ci alla più impor­tan­te di esse – è diven­ta­ta nel decen­nio suc­ces­si­vo nel sem­pli­ce brac­cio sin­da­ca­le dei gover­ni del Pt, fun­gen­do mol­to più da ammor­tiz­za­to­re di con­flit­ti che da diri­gen­te di mobi­li­ta­zio­ni. Anche ora, con il Pt fuo­ri dal gover­no, la Cut esi­ta a chia­ma­re le sue basi alla lot­ta poi­ché subor­di­na sem­pre tali mobi­li­ta­zio­ni agli obiet­ti­vi elet­to­ra­li di Lula e del Pt. Se lo scio­pe­ro gene­ra­le avrà inco­rag­gia­to le oppo­si­zio­ni dei sin­da­ca­ti lega­ti alle gran­di cen­tra­li e avrà dato nuo­vo impul­so ai poli più com­bat­ti­vi del movi­men­to sin­da­ca­le (come la Csp‑Conlutas, Inter­sin­di­cais e altri pic­co­li grup­pi), potrà veni­re a pro­dur­si un nuo­vo qua­dro nel pro­ces­so di rior­ga­niz­za­zio­ne del­la clas­se lavo­ra­tri­ce.
Sul pia­no del­lo scon­tro con lo Sta­to, c’era da atten­der­si la vio­len­za gene­ra­liz­za­ta nel­la repres­sio­ne, poi­ché ci tro­via­mo di fron­te a un gover­no che è giun­to al Palaz­zo del Pla­nal­to (la sede, a Bra­si­lia, del­la pre­si­den­za del­la repub­bli­ca: ndt) attra­ver­so un gol­pe parlamentar‑giudiziario, che pre­ser­va l’apparente isti­tu­zio­na­li­tà del­la demo­cra­zia real­men­te esi­sten­te per accen­tua­re la sua tetra­go­na osti­li­tà alle riven­di­ca­zio­ni che ven­go­no dal bas­so[7]. A Rio de Janei­ro, più di 100.000 per­so­ne sono sce­se in piaz­za a mani­fe­sta­re, pur sop­por­tan­do l’intensa repres­sio­ne di una Poli­zia mili­ta­re che dal 2013 con­ti­nua, nono­stan­te la dimi­nu­zio­ne dei suoi sala­ri, a spen­de­re milio­ni di real in lacri­mo­ge­ni e pro­iet­ti­li di gom­ma in ogni mani­fe­sta­zio­ne con­tro un gover­no sta­ta­le così cor­rot­to che l’ex gover­na­to­re e metà dei suoi segre­ta­ri sono sta­ti arre­sta­ti e il suo vice – oggi al gover­no – è sem­pre più coin­vol­to negli atti cri­mi­na­li del­la pre­ce­den­te gestio­ne.
L’ulteriore obiet­ti­vo di que­sta svol­ta auto­cra­ti­ca e pre­ven­ti­va­men­te con­tro­ri­vo­lu­zio­na­ria del­lo Sta­to bra­si­lia­no[8] è pro­prio assi­cu­ra­re l’approvazione del­le (contro)riforme, amplian­do le con­di­zio­ni affin­ché lo sfrut­ta­men­to inten­si­fi­ca­to sul­la clas­se lavo­ra­tri­ce pos­sa con­tro­bi­lan­cia­re la cadu­ta del sag­gio di pro­fit­to del capi­ta­le. Anche su que­sto pia­no lo scio­pe­ro gene­ra­le ha il ruo­lo deci­si­vo di ricol­lo­ca­re in gio­co la clas­se lavo­ra­tri­ce orga­niz­za­ta, poten­zian­do l’elevazione a un nuo­vo livel­lo del­la lot­ta per cac­cia­re il gover­no Temer.
Il ritor­no sul­la sce­na poli­ti­ca, attra­ver­so lo scio­pe­ro gene­ra­le, dei lavo­ra­to­ri in for­ma orga­niz­za­ta e com­bat­ti­va lan­cia sfi­de rispet­to alle qua­li la sini­stra socia­li­sta deve esse­re pre­pa­ra­ta: da essa si atten­de un inter­ven­to diver­so, nel­la dire­zio­ne del­la per­ma­nen­za e dell’ampliamento del livel­lo di lot­te, avan­zan­do sul cam­mi­no dell’interruzione e del capo­vol­gi­men­to del­le (contro)riforme, dell’accelerazione del­la rior­ga­niz­za­zio­ne dei movi­men­ti e del­le for­me orga­niz­za­ti­ve del­la clas­se e del­la scon­fit­ta del gover­no gol­pi­sta. Non è poco, ma spe­ria­mo che le imma­gi­ni e i fat­ti rea­li di oggi risve­gli­no dav­ve­ro i miglio­ri istin­ti e sen­ti­men­ti di lot­ta dei socia­li­sti, affin­ché pos­sia­mo por­ta­re avan­ti le lot­te con­cre­te neces­sa­rie, di cui lo scio­pe­ro gene­ra­le può aver rap­pre­sen­ta­to solo un pun­to di par­ten­za.


Note

[1] Geor­ges Sorel, Refle­xio­nes sobre la vio­len­cia, Bue­nos Aires, La Pleya­de, 1973, pp. 128–129.
[2] V. al riguar­do l’articolo di Kevin Mur­phy, “La sto­ria del­la rivo­lu­zio­ne di feb­bra­io”, pub­bli­ca­to in ita­lia­no su que­sto Blog , all’indirizzo https://tinyurl.com/mukzlfy.
[3] Sul­lo scio­pe­ro gene­ra­le del 1903 v. Mar­ce­la Gold­ma­cher, A gre­ve geral de 1903 – o Rio de Janei­ro nas déca­das de 1890 a 1910, Nite­rói, UFF, 2009. (Tesi di lau­rea), all’indirizzo http://www.historia.uff.br/stricto/td/1152.pdf.
[4] Sul­lo scio­pe­ro del 1917 c’è una vasta biblio­gra­fia. Ci rife­ria­mo qui a uno stu­dio clas­si­co che a inclu­de nell’analisi, quel­lo di Moniz Ban­dei­ra, Cló­vis Melo & A.T. Andra­de, O ano ver­me­lho: a revo­lução rus­sa e seus refle­xos no Bra­sil, Rio de Janei­ro, Civi­li­zação Bra­si­lei­ra, 1967.
[5] In pra­ti­ca, dovet­te accet­ta­re una modi­fi­ca costi­tu­zio­na­le che affi­da­va il pote­re ese­cu­ti­vo a un Con­si­glio dei mini­stri di nomi­na pre­si­den­zia­le ma respon­sa­bi­le davan­ti al Con­gres­so (fon­te Wiki­pe­dia. Ndt).
[6] Sul­lo scio­pe­ro del 1962 si può con­sul­ta­re Demian Melo, Cri­se orgâ­ni­ca e ação polí­ti­ca da clas­se tra­ba­lha­do­ra bra­si­lei­ra: a pri­mei­ra gre­ve geral nacio­nal (5 de julho de 1962), Nite­rói, UFF, 2013.
[7] V. al riguar­do Feli­pe Demier, Depois do gol­pe: a dia­lé­ti­ca da demo­cra­cia blin­da­da no Bra­sil, Rio de Janei­ro, Mauad, 2017.
[8] I con­cet­ti di “auto­cra­zia bor­ghe­se” e “con­tro­ri­vo­lu­zio­ne pre­ven­ti­va” sono di Flo­re­stan Fer­nan­des nel suo clas­si­co libro A revo­lução bur­gue­sa no Bra­sil, Rio de Janei­ro, Zahar, 1974.

(Tra­du­zio­ne di Erne­sto Rus­so)