Assalto al cielo

Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Rivoluzione russa del 1917

Le donne del 1917

RR

Le don­ne riven­di­ca­no un aumen­to del­le razio­ni ali­men­ta­ri in una dimo­stra­zio­ne lun­go la Pro­spet­ti­va Nev­skii dopo la Gior­na­ta Inter­na­zio­na­le del­la Don­na, 23 feb­bra­io 1917.

Dopo una bre­ve pau­sa, pro­se­gue la col­la­bo­ra­zio­ne con la rivi­sta Jaco­bin Maga­zi­ne per la pub­bli­ca­zio­ne in ita­lia­no del pia­no edi­to­ria­le sul­la Rivo­lu­zio­ne rus­sa del 1917.
Pre­sen­tia­mo que­sta vol­ta, sem­pre nel­l’am­bi­to del­la part­ner­ship con il sito Paler­mo­Grad, il sag­gio di Megan Tru­dell sul ruo­lo del­le don­ne nel pro­ces­so rivo­lu­zio­na­rio che si svi­lup­pò in Rus­sia a par­ti­re dal Feb­bra­io.
Buo­na let­tu­ra.
La reda­zio­ne

 

Le donne del 1917

Megan Tru­dell [*]

Le don­ne non furo­no solo la scin­til­la del­la rivo­lu­zio­ne rus­sa, ma il moto­re che l’ha fat­ta avan­za­re.

Nel­la Gior­na­ta Inter­na­zio­na­le del­la Don­na nel 1917, le lavo­ra­tri­ci tes­si­li nel distret­to di Vyborg di Pie­tro­gra­do sce­se­ro in scio­pe­ro, abban­do­na­ro­no gli sta­bi­li­men­ti e, a cen­ti­na­ia, si mos­se­ro di fab­bri­ca in fab­bri­ca chia­man­do altri lavo­ra­to­ri allo scio­pe­ro e ingag­gian­do vio­len­ti scon­tri con la poli­zia e l’esercito.

Non qua­li­fi­ca­te, paga­te con bas­si sala­ri, al lavo­ro per dodi­ci o tre­di­ci ore al gior­no in con­di­zio­ni mal­sa­ne, le don­ne chie­de­va­no soli­da­rie­tà ed esi­ge­va­no l’intervento degli uomi­ni, spe­cial­men­te di quel­li che lavo­ra­va­no nel­la mec­ca­ni­ca spe­cia­liz­za­ta e nell’industria metal­lur­gi­ca, che era­no con­si­de­ra­ti i più poli­ti­ca­men­te con­sa­pe­vo­li e dal rile­van­te peso socia­le all’interno del­la for­za lavo­ro cit­ta­di­na. Le don­ne lan­cia­ro­no basto­ni, pie­tre e pal­le di neve con­tro le fine­stre del­le fab­bri­che e irrup­pe­ro a for­za nei luo­ghi di lavo­ro, chie­den­do la fine del­la guer­ra e il ritor­no dei loro uomi­ni dal fron­te.

Secon­do mol­ti testi­mo­ni con­tem­po­ra­nei e parec­chi sto­ri­ci, que­ste don­ne che insor­se­ro per il pane – ado­pe­ran­do meto­di di pro­te­sta anti­chis­si­mi e “pri­mi­ti­vi” nel per­se­gui­re richie­ste pura­men­te eco­no­mi­che, agen­do a par­ti­re dal­le emo­zio­ni piut­to­sto che dal­la pre­pa­ra­zio­ne teo­ri­ca – avreb­be­ro mes­so incon­sa­pe­vol­men­te in moto la tem­pe­sta che avreb­be in segui­to spaz­za­to via il regi­me zari­sta, per poi tut­ta­via scom­pa­ri­re die­tro i gran­di bat­ta­glio­ni di lavo­ra­to­ri maschi e die­tro i par­ti­ti poli­ti­ci domi­na­ti da maschi.

In real­tà, fin dall’inizio degli scio­pe­ri di feb­bra­io i pro­cla­mi poli­ti­ci con­tro la guer­ra era­no intrec­cia­ti alle pro­te­ste. L’audacia, la deter­mi­na­zio­ne e i meto­di di lot­ta del­le don­ne mise­ro in chia­ro che esse ave­va­no affer­ra­to la radi­ce dei loro pro­ble­mi, la neces­si­tà dell’unità dei lavo­ra­to­ri e la neces­si­tà di con­vin­ce­re i sol­da­ti ad abban­do­na­re la dife­sa del­lo sta­to zari­sta per soste­ne­re la rivol­ta. Tro­tsky ricor­de­rà in segui­to:

«In que­sti incon­tri tra sol­da­ti e ope­rai, le ope­ra­ie han­no una par­te impor­tan­te. Più auda­ce­men­te degli uomi­ni, avan­za­no ver­so le schie­re dei sol­da­ti, si aggrap­pa­no ai fuci­li, sup­pli­ca­no e qua­si ordi­na­no: “Toglie­te le baio­net­te! Uni­te­vi a noi!”. I sol­da­ti si com­muo­vo­no, pro­va­no un sen­so di ver­go­gna, si scam­bia­no occhia­te ansio­se, esi­ta­no anco­ra: alla fine uno si deci­de pri­ma degli altri e le baio­net­te si alza­no con moto di rav­ve­di­men­to sopra le spal­le del­la fol­la che pre­me».

Sul fini­re del 23 feb­bra­io, i sol­da­ti a guar­dia dei depo­si­ti dei tram furo­no con­vin­ti dal­le don­ne dell’azienda tram­via­ria a unir­si a loro e le car­roz­ze furo­no rove­scia­te per esse­re uti­liz­za­te come bar­ri­ca­te con­tro la poli­zia. Por­ta­re dal­la pro­pria par­te i sol­da­ti non fu sem­pli­ce­men­te il risul­ta­to del cre­scen­te peso del­la guer­ra sul­le trup­pe o del­la con­ta­gio­sa “spon­ta­nei­tà” del­le pro­te­ste. Già dal 1914, le ope­ra­ie tes­si­li a Pie­tro­gra­do si era­no lega­te alla gran mas­sa di sol­da­ti, con­ta­di­ni in lar­ga misu­ra. Gli uomi­ni nel­le caser­me e le don­ne nel­le fab­bri­che, che dal­le stes­se regio­ni era­no venu­ti in cit­tà, si era­no con­fron­ta­ti e ave­va­no costrui­to rap­por­ti, facen­do venir meno il con­fi­ne tra lavo­ra­to­re e sol­da­to e dan­do alle ope­ra­ie una chia­ra com­pren­sio­ne del­la neces­si­tà di un soste­gno arma­to.

Female textile workers calling for bread - International Workers' Day march in Petrograd - March 1917 David King Collection Jennings and Brewster, p. 76. This Day in History: Mar 8, 1917: February Revolution begins http://dingeengoete.blogspot.com/

Le ope­ra­ie tes­si­li mani­fe­sta­no per il pane

Le ope­ra­ie era­no fer­ma­men­te alla testa del­la Rivo­lu­zio­ne di feb­bra­io che cul­mi­nò nel­la distru­zio­ne del­lo zari­smo. Non furo­no solo la sua “scin­til­la”, ma il moto­re che la fece avan­za­re, nono­stan­te le per­ples­si­tà ini­zia­li di mol­ti lavo­ra­to­ri e rivo­lu­zio­na­ri maschi.

La Rivo­lu­zio­ne di feb­bra­io è comu­ne­men­te descrit­ta come “spon­ta­nea”, e in un cer­to sen­so que­sto è vero: non fu pro­get­ta­ta e mes­sa in atto da rivo­lu­zio­na­ri. Ma spon­ta­nei­tà non signi­fi­ca­va man­can­za di coscien­za poli­ti­ca. Le espe­rien­ze del­le don­ne che pre­se­ro d’assalto le fab­bri­che di Pie­tro­gra­do come lavo­ra­tri­ci alla testa del­le pro­prie fami­glie, costret­te a fare la coda per ore per prov­ve­de­re all’alimentazione dei loro cari, fece­ro crol­la­re la distin­zio­ne tra la riven­di­ca­zio­ne “eco­no­mi­ca” del pane e quel­la poli­ti­ca del­la fine del­la guer­ra. Le cir­co­stan­ze mate­ria­li fece­ro sì che le col­pe per la fame e la mise­ria fos­se­ro attri­bui­te ai veri respon­sa­bi­li: la guer­ra e i poli­ti­ci che la con­du­ce­va­no. Tali riven­di­ca­zio­ni non avreb­be­ro potu­to esse­re sod­di­sfat­te sen­za un cam­bia­men­to poli­ti­co di natu­ra sismi­ca.

Oltre­tut­to, le don­ne bol­sce­vi­che furo­no cen­tra­li nel­la con­du­zio­ne del­lo scio­pe­ro, aven­do lavo­ra­to dura­men­te per anni per orga­niz­za­re le ope­ra­ie non qua­li­fi­ca­te, nono­stan­te tra gli uomi­ni del par­ti­to si pen­sas­se che orga­niz­za­re don­ne fos­se, nel­la miglio­re del­le ipo­te­si, una distra­zio­ne dal­la lot­ta con­tro il regi­me zari­sta e, nel­la peg­gio­re, signi­fi­cas­se fare il gio­co del­le fem­mi­ni­ste del­le clas­si alte, che avreb­be­ro por­ta­to le don­ne lon­ta­no dal­la lot­ta di clas­se.

Parec­chi uomi­ni del movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio rite­ne­va­no che le pro­te­ste del­la Gior­na­ta Inter­na­zio­na­le del­la Don­na fos­se­ro pre­ma­tu­re e che le lavo­ra­tri­ci andas­se­ro tenu­te a bada fino al momen­to in cui gli ope­rai qua­li­fi­ca­ti non fos­se­ro sta­ti pron­ti a intra­pren­de­re azio­ni deci­si­ve. Furo­no del­le don­ne, una mino­ran­za nel par­ti­to, a pro­por­re un incon­tro nel distret­to di Vyborg con le ope­ra­ie per discu­te­re di guer­ra e di infla­zio­ne, e furo­no anco­ra le mili­tan­ti bol­sce­vi­che a indi­re una mani­fe­sta­zio­ne con­tro la guer­ra per la Gior­na­ta Inter­na­zio­na­le del­la Don­na. Una di que­ste era Ana­sta­sia Devia­t­ki­na, una bol­sce­vi­ca e ope­ra­ia di fab­bri­ca che fon­dò un’organizzazione per le mogli dei sol­da­ti dopo la Rivo­lu­zio­ne di feb­bra­io.

Nel­la gran par­te del­le rico­stru­zio­ni sto­ri­che, dopo il Feb­bra­io le don­ne ten­do­no a scom­pa­ri­re come par­te atti­va del­lo svi­lup­po del­la rivo­lu­zio­ne nel cor­so del 1917, a par­te qual­che figu­ra ecce­zio­na­le come Ale­xan­dra Kol­lon­tai, Nade­zh­da Krup­ska­ia e Ines­sa Armand, di cui peral­tro si discu­te spes­so più per la loro vita pri­va­ta come mogli o aman­ti che per quan­to riguar­da la loro atti­vi­tà pra­ti­ca e i loro con­tri­bu­ti teo­ri­ci.

Le don­ne era­no sostan­zial­men­te assen­ti dagli orga­ni ammi­ni­stra­ti­vi emer­si dal­le cene­ri del­lo zari­smo. Poche era­no rap­pre­sen­ta­te nei con­si­gli di vil­lag­gio, come dele­ga­te per l’Assemblea Costi­tuen­te o come depu­ta­te sovie­ti­che. Le ele­zio­ni ai comi­ta­ti di fab­bri­ca era­no domi­na­te dagli uomi­ni, che addi­rit­tu­ra espri­me­va­no depu­ta­ti nei set­to­ri indu­stria­li in cui le don­ne era­no la mag­gio­ran­za del­la for­za lavo­ro. Le ragio­ni di ciò era­no dupli­ci e cor­re­la­te: le don­ne ave­va­no anco­ra l’incarico di prov­ve­de­re alle loro fami­glie in con­di­zio­ni disa­gia­te e man­ca­va loro la sicu­rez­za e l’istruzione, non­ché il tem­po, per far­si avan­ti o comun­que per reg­ge­re livel­li inten­si di atti­vi­tà poli­ti­ca. Le moda­li­tà in cui le don­ne lavo­ra­tri­ci ave­va­no vis­su­to per seco­li in Rus­sia, la real­tà mate­ria­le del­la loro oppres­sio­ne, con­di­zio­na­va­no la loro capa­ci­tà di abbi­na­re l’indiscutibile aumen­to del­la coscien­za poli­ti­ca con l’impegno in pri­ma per­so­na.

La Rus­sia pri­ma del 1917 era una socie­tà pre­va­len­te­men­te con­ta­di­na; l’autorità tota­le del­lo zar era san­ci­ta e raf­for­za­ta dal­la chie­sa e si riflet­te­va nell’istituzione del­la fami­glia. Il matri­mo­nio e il divor­zio era­no sot­to con­trol­lo reli­gio­so; le don­ne era­no legal­men­te subor­di­na­te, con­si­de­ra­te come pro­prie­tà del maschio e poco meno che uma­ne. I pro­ver­bi rus­si comu­ni espri­me­va­no sen­ti­men­ti come: “Pen­sa­vo di aver visto due per­so­ne ma era­no solo un uomo e sua moglie”.

Il pote­re maschi­le nel­la fami­glia era tota­le e le don­ne dove­va­no esse­re pas­si­ve e sop­por­ta­re con­di­zio­ni bru­ta­li, pas­sa­te dal padre al mari­to e spes­so ber­sa­glio di una vio­len­za auto­riz­za­ta. Le don­ne con­ta­di­ne e le ope­ra­ie affron­ta­va­no un puni­ti­vo, arduo lavo­ro nei cam­pi e nel­le fab­bri­che con il note­vo­le peso aggiun­to del­la cura infan­ti­le e del­le respon­sa­bi­li­tà dome­sti­che in un’epoca in cui il par­to era dif­fi­ci­le e peri­co­lo­so, la con­trac­ce­zio­ne ine­si­sten­te e la mor­ta­li­tà infan­ti­le ele­va­ta.

Tut­ta­via, il coin­vol­gi­men­to poli­ti­co del­le don­ne nel 1917 non ven­ne fuo­ri dal nul­la. La Rus­sia vive­va una con­trad­di­zio­ne: accan­to alla pro­fon­da pover­tà, all’oppressione e alla tiran­nia sop­por­ta­te dal­la mag­gior par­te dei suoi abi­tan­ti, l’economia rus­sa conob­be un boom nei decen­ni pri­ma del 1905. Enor­mi fab­bri­che moder­ne pro­du­ce­va­no armi e stof­fa, le fer­ro­vie col­le­ga­va­no cit­tà in rapi­da cre­sci­ta e gli inve­sti­men­ti e le tec­ni­che pro­ve­nien­ti dall’Europa por­ta­va­no a enor­mi aumen­ti di pro­du­zio­ne di fer­ro e petro­lio.

Que­sti dram­ma­ti­ci cam­bia­men­ti eco­no­mi­ci gene­ra­ro­no un’immensa tra­sfor­ma­zio­ne socia­le negli anni pre­ce­den­ti la Pri­ma guer­ra mon­dia­le: un nume­ro cre­scen­te di con­ta­di­ne era impe­gna­to nel­le fab­bri­che urba­ne, spin­te dal­la pover­tà e inco­rag­gia­te da dato­ri di lavo­ro che, ricor­ren­do alla mec­ca­niz­za­zio­ne, crea­va­no posti di lavo­ro poco qua­li­fi­ca­ti, e la cui pre­fe­ren­za per i lavo­ra­to­ri “com­pa­ti­bi­li” con­dus­se a una cre­sci­ta enor­me del­le don­ne che lavo­ra­va­no nei set­to­ri del­la bian­che­ria, del­la seta, del coto­ne, del­la lana, del­la cera­mi­ca e del­la pro­du­zio­ne di car­ta.

Le don­ne era­no sta­te coin­vol­te negli scio­pe­ri del set­to­re tes­si­le nel 1896, nel­le pro­te­ste con­tro l’arruolamento pri­ma del­la guer­ra rus­so-giap­po­ne­se e, in modo cru­cia­le, nel­la rivo­lu­zio­ne del 1905, duran­te la qua­le le ope­ra­ie non spe­cia­liz­za­te nei set­to­ri del tes­si­le, del tabac­co e del­le fab­bri­che di dol­ci, insie­me alle lavo­ra­tri­ci dome­sti­che e alle lavan­da­ie scio­pe­ra­ro­no e cer­ca­ro­no di for­ma­re i pro­pri sin­da­ca­ti nel vivo di quel­la mas­sic­cia rivol­ta.

L’impatto del­la Pri­ma guer­ra mon­dia­le fu deci­si­vo nell’aumentare il peso eco­no­mi­co e poli­ti­co del­le don­ne. La guer­ra distrus­se fami­glie e scon­vol­se le vite del­le don­ne. Milio­ni di uomi­ni era­no assen­ti per­ché al fron­te, feri­ti o ucci­si, il che costrin­ge­va le don­ne a lavo­ra­re la ter­ra da sole, a rico­pri­re il ruo­lo di capo fami­glia e a entra­re a far par­te del­la for­za lavo­ro urba­na. Le don­ne era­no il 26,6% del­la for­za lavo­ro nel 1914, ma qua­si la metà (43,4%) nel 1917. Anche nel­le aree spe­cia­liz­za­te, la par­te­ci­pa­zio­ne fem­mi­ni­le aumen­tò enor­me­men­te. Nel 1914 le don­ne costi­tui­va­no solo il 3% dei lavo­ra­to­ri del set­to­re metal­mec­ca­ni­co; nel 1917 il nume­ro era sali­to al 18%.

Nel­la situa­zio­ne di pote­re dua­le suc­ces­si­vo alla Rivo­lu­zio­ne di feb­bra­io, le pro­te­ste del­le don­ne non scom­par­ve­ro, ma diven­ta­ro­no par­te del pro­ces­so che vide il soste­gno dei lavo­ra­to­ri pas­sa­re dal gover­no ai Soviet e, all’interno dei Soviet, dal­la dire­zio­ne mode­ra­ta menscevico‑socialrivoluzionaria a quel­la dei bol­sce­vi­chi nel set­tem­bre del 1917.

Le aspet­ta­ti­ve del­le lavo­ra­tri­ci e dei lavo­ra­to­ri, per un miglio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni di vita con la cadu­ta del­lo zar, ven­ne­ro fru­stra­te dal­la con­ti­nua­zio­ne del­la guer­ra per mano del gover­no e del­la pri­ma dire­zio­ne del soviet. A mag­gio, le pro­te­ste con­tro la guer­ra costrin­se­ro alla dis­so­lu­zio­ne del pri­mo gover­no prov­vi­so­rio e i lea­der del soviet diret­to dai men­sce­vi­chi e dai socia­li­sti rivo­lu­zio­na­ri for­ma­ro­no un gover­no di coa­li­zio­ne con i libe­ra­li – anco­ra deci­so a con­ti­nua­re la guer­ra. La disil­lu­sio­ne dei lavo­ra­to­ri con­dus­se a ulte­rio­ri scio­pe­ri, sem­pre gui­da­ti da don­ne. Cir­ca qua­ran­ta­mi­la lavan­da­ie, appar­te­nen­ti a un sin­da­ca­to gui­da­to dal­la bol­sce­vi­ca Sofia Gon­char­ska­ia, scio­pe­ra­ro­no per sala­ri più alti, una gior­na­ta lavo­ra­ti­va di otto ore e miglio­ri con­di­zio­ni di lavo­ro: miglio­re igie­ne sul lavo­ro, pre­sta­zio­ni di mater­ni­tà (era comu­ne per le don­ne lavo­ra­tri­ci nascon­de­re le gra­vi­dan­ze fino al momen­to del par­to, che avve­ni­va sul pavi­men­to del­la fab­bri­ca) e fine del­le mole­stie ses­sua­li. Le sto­ri­che Jane McDer­mid e Anna Hil­lyer rac­con­ta­no:

«Con altre atti­vi­ste del sin­da­ca­to, Gon­char­ska­ia era anda­ta da una lavan­de­ria all’altra per con­vin­ce­re le don­ne a ade­ri­re allo scio­pe­ro. Avreb­be­ro riem­pi­to sec­chi di acqua fred­da per spe­gne­re i for­ni. In una lavan­de­ria, il pro­prie­ta­rio attac­cò Gon­char­ska­ia con una spran­ga; fu sal­va­ta dal­le lavan­da­ie che lo affer­ra­ro­no da die­tro».

In ago­sto, di fron­te ai ten­ta­ti­vi del gene­ra­le Kor­ni­lov di schiac­cia­re la rivo­lu­zio­ne, le don­ne si riu­ni­ro­no per la dife­sa di Pie­tro­gra­do, costruen­do bar­ri­ca­te e orga­niz­zan­do l’assistenza medi­ca; nel mese di otto­bre, le don­ne del par­ti­to bol­sce­vi­co era­no coin­vol­te nel­la for­ni­tu­ra di assi­sten­za medi­ca e nel­le impor­tan­ti comu­ni­ca­zio­ni tra le loca­li­tà, alcu­ne ave­va­no la respon­sa­bi­li­tà di coor­di­na­re la rivol­ta in diver­se aree di Pie­tro­gra­do e c’erano don­ne nel­le Guar­die ros­se. McDer­mid e Hil­lyer rac­con­ta­no di un’altra don­na bol­sce­vi­ca nell’Ottobre:

«La con­du­cen­te di tram, A.E. Rodio­no­va, ave­va nasco­sto 42 fuci­li e altre armi nel suo depo­si­to quan­do il gover­no prov­vi­so­rio ave­va ten­ta­to di disar­ma­re i lavo­ra­to­ri dopo le gior­na­te di luglio. In otto­bre, era inca­ri­ca­ta di accer­tar­si che due tram con mitra­glia­tri­ci lascias­se­ro il depo­si­to per l’assalto del Palaz­zo d’Inverno. Dove­va assi­cu­rar­si che il ser­vi­zio di tram ope­ras­se duran­te la not­te dal 25 al 26 otto­bre, per aiu­ta­re la pre­sa del pote­re e con­trol­la­re i posti del­la Guar­dia ros­sa in tut­ta la cit­tà».

La tra­iet­to­ria del­la rivo­lu­zio­ne allar­gò il diva­rio tra le lavo­ra­tri­ci per le qua­li la guer­ra era la cau­sa del­le loro sof­fe­ren­ze, e le cui riven­di­ca­zio­ni per la pace aumen­ta­ro­no nel cor­so dell’anno, e le fem­mi­ni­ste che con­ti­nua­va­no a soste­ne­re il bagno di san­gue del­la guer­ra. Per la mag­gior par­te del­le fem­mi­ni­ste libe­ra­li, appar­te­nen­ti alle clas­si supe­rio­ri, che soste­ne­va­no l’uguaglianza di fron­te alla leg­ge, nell’istruzione e nel­le rifor­me socia­li, que­sti obiet­ti­vi sareb­be­ro sta­ti rag­giun­ti dimo­stran­do­si fede­li al nuo­vo gover­no e allo sfor­zo bel­li­co. Dimo­stra­re patriot­ti­smo ser­vi­va a con­qui­star­si il posto a tavo­la.

Rivoluzionarie

Ale­xan­dra Kol­lon­tai, Nade­zh­da Krup­ska­ia e Ines­sa Armand

La Rivo­lu­zio­ne di feb­bra­io ave­va por­ta­to alla rin­no­va­ta cam­pa­gna elet­to­ra­le del­le fem­mi­ni­ste per il suf­fra­gio uni­ver­sa­le, un note­vo­le pas­so avan­ti allor­ché fu con­ces­so nel mese di luglio. Ma per la mag­gior par­te del­le don­ne, il dirit­to di voto face­va ben poca dif­fe­ren­za nel­la loro vita, anco­ra domi­na­ta dal­la penu­ria, dal­le lun­ghe ore di lavo­ro e dal­la lot­ta per tene­re insie­me le loro fami­glie. Come ave­va scrit­to Kol­lon­tai nel 1908:

«Per quan­to appa­ren­te­men­te sia­no radi­ca­li le riven­di­ca­zio­ni che esse avan­za­no, non pos­sia­mo per­de­re di vista il fat­to che le fem­mi­ni­ste non pos­so­no, per la loro posi­zio­ne di clas­se, com­bat­te­re per quel­la fon­da­men­ta­le tra­sfor­ma­zio­ne del­la strut­tu­ra eco­no­mi­ca e socia­le con­tem­po­ra­nea del­la socie­tà sen­za la qua­le la libe­ra­zio­ne del­le don­ne non può esse­re com­ple­ta».

Per la mag­gior par­te del­le don­ne del­la clas­se lavo­ra­tri­ce e con­ta­di­na, le que­stio­ni dell’oppressione e dell’uguaglianza non si pone­va­no in astrat­to, ma emer­ge­va­no con­cre­ta­men­te dal pro­ces­so di lot­ta per miglio­ra­re la loro vita e quel­la dei loro uomi­ni e dei loro figli. Colo­ro che diven­ta­ro­no aper­ta­men­te poli­ti­ciz­za­te e mag­gior­men­te fidu­cio­se, spes­so come appar­te­nen­ti al par­ti­to bol­sce­vi­co, lo fece­ro in con­se­guen­za del­la pro­pria azio­ne col­let­ti­va con­tro la guer­ra e la clas­se poli­ti­ca: azio­ne che si con­cen­trò sul­la lot­ta con­tro la fame e la guer­ra e in favo­re del­la pro­prie­tà del­la ter­ra. Robert Ser­vi­ce sostie­ne:

«Il pro­gram­ma poli­ti­co bol­sce­vi­co andò dimo­stran­do­si sem­pre più attraen­te per la mas­sa dei lavo­ra­to­ri, dei sol­da­ti e dei con­ta­di­ni, quan­do le tur­bo­len­ze socia­li e la rovi­na eco­no­mi­ca rag­giun­se­ro l’acme nel tar­do autun­no. Sen­za que­sto, non vi sareb­be sta­ta alcu­na rivo­lu­zio­ne d’ottobre».

Tut­to ciò ven­ne vis­su­to in pie­no dal­le lavo­ra­tri­ci, con­ta­di­ne e mogli dei sol­da­ti, così come dal loro cor­ri­spet­ti­vo maschi­le. Sen­za il soste­gno del­la mas­sa di lavo­ra­to­ri non qua­li­fi­ca­ti a Pie­tro­gra­do, la mag­gior par­te dei qua­li era­no don­ne, l’insurrezione di otto­bre non sareb­be riu­sci­ta.

Il soste­gno ai bol­sce­vi­chi non era cie­co, ben­sì era il risul­ta­to, nel­le paro­le di Tro­tsky, di «un cau­to e dolo­ro­so svi­lup­po del­la coscien­za» di milio­ni di lavo­ra­to­ri, uomi­ni e don­ne. Nell’ottobre, tut­to era sta­to ten­ta­to: il gover­no prov­vi­so­rio e i men­sce­vi­chi ave­va­no tra­di­to, le dimo­stra­zio­ni ave­va­no por­ta­to repres­sio­ni o risul­ta­ti limi­ta­ti che non sod­di­sfa­ce­va­no più le loro spe­ran­ze di una vita miglio­re e, soprat­tut­to, il ten­ta­ti­vo di col­po di sta­to di Kor­ni­lov ave­va reso chia­ro qua­le fos­se la posta in gio­co: anda­re avan­ti o esse­re schiac­cia­ti. Un ope­ra­io pose la que­stio­ne in que­sti ter­mi­ni: «I bol­sce­vi­chi han­no sem­pre det­to: “Noi non ti con­vin­ce­re­mo, sarà la vita stes­sa a far­lo”. E ora i bol­sce­vi­chi han­no trion­fa­to per­ché la vita ha dimo­stra­to che la loro tat­ti­ca era giu­sta».

Biso­gna rico­no­sce­re ai bol­sce­vi­chi d’aver pre­so la que­stio­ne del­la don­na sul serio. Seb­be­ne le don­ne fos­se­ro, dal pun­to di vista odier­no, for­te­men­te sot­to­rap­pre­sen­ta­te, uno sfor­zo serio ven­ne fat­to per orga­niz­za­re e valo­riz­za­re le don­ne lavo­ra­tri­ci. Il fat­to che i bol­sce­vi­chi si fos­se­ro dedi­ca­ti più di altri par­ti­ti socia­li­sti a rela­zio­nar­si con le don­ne lavo­ra­tri­ci non era neces­sa­ria­men­te dovu­to a un mag­gio­re impe­gno nei con­fron­ti dei dirit­ti del­le don­ne.

Sia i men­sce­vi­chi che i bol­sce­vi­chi com­pre­se­ro la neces­si­tà di impe­gnar­si con le don­ne come par­te del­la clas­se ope­ra­ia, ma i bol­sce­vi­chi inte­gra­ro­no la lot­ta per la pari­tà tra uomi­ni e don­ne in una stra­te­gia basa­ta sull’attività di clas­se con­tro il gover­no e la guer­ra, men­tre i par­ti­ti che era­no coin­vol­ti nel­la con­ti­nua­zio­ne del­la guer­ra e face­va­no rife­ri­men­to ai pri­vi­le­gia­ti e ai padro­ni avreb­be­ro potu­to fare poco più che segna­la­re gli scio­pe­ri del­le don­ne e par­la­re di dirit­ti poli­ti­ci, sen­za una solu­zio­ne con­cre­ta per le dif­fi­col­tà mate­ria­li del­la vita del­le don­ne.

I bol­sce­vi­chi pre­se­ro sem­pre più in mano l’organizzazione e la poli­ti­ciz­za­zio­ne del­le don­ne: in par­te aven­do appre­so la lezio­ne degli esplo­si­vi ini­zi di feb­bra­io e in par­te a cau­sa del­la tena­cia del­le pro­prie don­ne.

Le diri­gen­ti bol­sce­vi­che, tra cui Kol­lon­tai, Krup­ska­ia, Armand, Kon­kor­diia Samoi­lo­va e Vera Slu­tska­ia, tra le altre, ave­va­no già soste­nu­to che il par­ti­to avreb­be dovu­to dedi­ca­re uno sfor­zo spe­cia­le nell’organizzare le ope­ra­ie e svi­lup­pa­re la loro edu­ca­zio­ne poli­ti­ca. Lot­ta­ro­no per con­vin­ce­re i com­pa­gni maschi che le lavo­ra­tri­ci non qua­li­fi­ca­te ave­va­no un ruo­lo cen­tra­le, e non un pas­si­vo, con­ser­va­to­re, “retro­gra­do” osta­co­lo per la rivo­lu­zio­ne. Il gior­na­le bol­sce­vi­co Rabot­ni­tsa (La Don­na Lavo­ra­tri­ce), pub­bli­ca­to dap­pri­ma nel 1914 e rilan­cia­to nel mag­gio 1917, con­te­ne­va arti­co­li sull’importanza degli asi­li nido, del­le scuo­le mater­ne, di una legi­sla­zio­ne per la pro­te­zio­ne del­le don­ne sui luo­ghi di lavo­ro, e sot­to­li­nea­va ripe­tu­ta­men­te la neces­si­tà che l’uguaglianza e la “que­stio­ne fem­mi­ni­le” fos­se­ro pre­se in cari­co da tut­ti i lavo­ra­to­ri.

Il ruo­lo del­le lavo­ra­tri­ci nel Feb­bra­io e la loro impor­tan­za stra­te­gi­ca come par­te del­la clas­se ope­ra­ia di Pie­tro­gra­do con­tri­bui­ro­no a modi­fi­ca­re l’opinione dap­pri­ma con­di­vi­sa da mol­ti bol­sce­vi­chi per cui, con­cen­tran­do­si sul­la que­stio­ne fem­mi­ni­le, si sareb­be fat­to il gio­co del fem­mi­ni­smo libe­ra­le, e che la rivo­lu­zio­ne anda­va gui­da­ta dai lavo­ra­to­ri maschi, più esper­ti e poli­ti­ca­men­te con­sa­pe­vo­li. Tut­ta­via, la bat­ta­glia era in sali­ta; quan­do Kol­lon­tai pro­po­se nel mese di apri­le un dipar­ti­men­to di don­ne per il par­ti­to rima­se in gran par­te iso­la­ta, seb­be­ne aves­se il soste­gno di Lenin, le cui Tesi di apri­le peral­tro non furo­no accol­te con mol­to più entu­sia­smo dai diri­gen­ti bol­sce­vi­chi (men­tre Kol­lon­tai fu l’unica soste­ni­tri­ce di Lenin nel comi­ta­to cen­tra­le in cui que­sti espo­se le sue Tesi).

Nei mesi suc­ces­si­vi, tut­ta­via, diven­ne chia­ro che, sia l’argomento di Lenin per svi­lup­pa­re la rivo­lu­zio­ne attra­ver­so il pote­re dei soviet, sia la con­sa­pe­vo­lez­za di Kol­lon­tai sull’importanza del­le don­ne lavo­ra­tri­ci, deri­va­va­no dal­la dina­mi­ca del­la rivo­lu­zio­ne e pote­va­no spin­ger­la in avan­ti. I docu­men­ti bol­sce­vi­chi, al di là del gior­na­le Rabot­ni­tsa, insi­ste­va­no ora su quan­to atteg­gia­men­ti ses­si­sti radi­ca­ti met­tes­se­ro in peri­co­lo l’unità di clas­se, e il par­ti­to lavo­rò per otte­ne­re che le don­ne fos­se­ro rap­pre­sen­ta­te nei comi­ta­ti di fab­bri­ca, sfi­dan­do gli atteg­gia­men­ti maschi­li che con­si­de­ra­va­no le lavo­ra­tri­ci come una minac­cia e discu­ten­do con i lavo­ra­to­ri maschi dell’opportunità di vota­re le don­ne – spe­cial­men­te nel­le indu­strie in cui esse era­no la mag­gio­ran­za – e mostran­do loro rispet­to come col­le­ghi, rap­pre­sen­tan­ti e com­pa­gni.

Sei set­ti­ma­ne dopo la Rivo­lu­zio­ne d’ottobre, il matri­mo­nio fu sosti­tui­to dal­la regi­stra­zio­ne civi­le e il divor­zio diven­ne acces­si­bi­le su richie­sta di entram­bi i part­ner. Que­ste misu­re ven­ne­ro ela­bo­ra­te un anno dopo nel Codi­ce del­la Fami­glia, che rese le don­ne ugua­li agli uomi­ni davan­ti alla leg­ge. Il con­trol­lo reli­gio­so ven­ne abo­li­to, rimuo­ven­do in un col­po solo seco­li di oppres­sio­ne isti­tu­zio­na­liz­za­ta; entram­bi i part­ner avreb­be­ro potu­to otte­ne­re il divor­zio sen­za moti­va­zio­ne; le don­ne con­qui­sta­ro­no il dirit­to a pos­se­de­re pro­prio dena­ro e nes­su­no dei due part­ner ave­va dirit­ti sui beni dell’altro. Il con­cet­to di ille­git­ti­mi­tà del­la filia­zio­ne fu abo­li­to: se una don­na non sape­va chi fos­se il padre, tut­ti i suoi pre­ce­den­ti part­ner ses­sua­li ave­va­no la respon­sa­bi­li­tà col­let­ti­va per il bam­bi­no. Nel 1920, la Rus­sia diven­ne il pri­mo Pae­se a lega­liz­za­re l’aborto su richie­sta.

La rivo­lu­zio­ne del 1917 fu ini­zia­ta e pla­sma­ta dal­le don­ne, e nel cor­so dell’anno mol­te del­le anti­che idee sul­le don­ne come esse­ri infe­rio­ri, come pro­prie­tà dell’uomo, pas­si­ve, arre­tra­te, con­ser­va­tri­ci, insi­cu­re e debo­li furo­no mes­se in discus­sio­ne, se non addi­rit­tu­ra spaz­za­te via, dal­le azio­ni e dall’impegno poli­ti­co del­le don­ne.

Ma la rivo­lu­zio­ne rus­sa non abo­lì il domi­nio maschi­le, né libe­rò le don­ne: le pri­va­zio­ni cata­stro­fi­che del­la guer­ra civi­le e le suc­ces­si­ve distor­sio­ni del gover­no sovie­ti­co rese­ro tut­to ciò impos­si­bi­le. Le disu­gua­glian­ze rima­se­ro. Poche don­ne occu­pa­ro­no posi­zio­ni di pote­re, poche furo­no elet­te in orga­ni ammi­ni­stra­ti­vi e le idee ses­si­ste non pote­ro­no sem­pli­ce­men­te spa­ri­re nel­le estre­me avver­si­tà che segui­ro­no all’Ottobre.

Duran­te la rivo­lu­zio­ne, le don­ne non par­te­ci­pa­ro­no al pari degli uomi­ni o con­tri­bui­ro­no in manie­ra signi­fi­ca­ti­va ai livel­li più alti del pro­ces­so poli­ti­co, ma entro i vin­co­li del­la loro esi­sten­za sfi­da­ro­no le aspet­ta­ti­ve e model­la­ro­no il cor­so del­la rivo­lu­zio­ne. Come affer­ma­no McDer­mid e Hil­lyer:

«È vero, la divi­sio­ne del lavo­ro tra don­ne e uomi­ni rima­se, ma piut­to­sto che con­clu­de­re che le don­ne non abbia­no sfi­da­to il domi­nio maschi­le, occor­re con­si­de­ra­re come esse ope­ras­se­ro entro i mar­gi­ni di mano­vra con­sen­ti­ti, e ciò che que­sto signi­fi­ca­va per il pro­ces­so rivo­lu­zio­na­rio».

Le don­ne furo­no par­te inte­gran­te del­la Rivo­lu­zio­ne del 1917, facen­do la sto­ria accan­to agli uomi­ni: non come spet­ta­tri­ci pas­si­ve o nul­li­tà apo­li­ti­che, ma come corag­gio­se par­te­ci­pan­ti il cui impe­gno fu ancor più signi­fi­ca­ti­vo per il rifiu­to del­la radi­ca­ta oppres­sio­ne che ha rap­pre­sen­ta­to. Guar­da­re la rivo­lu­zio­ne attra­ver­so gli occhi del­le don­ne ci dà una let­tu­ra più ric­ca di ciò che resta il più impor­tan­te momen­to di tra­sfor­ma­zio­ne sto­ri­ca per le vite del­le don­ne.

[*] Megan Tru­dell si è occu­pa­ta a lun­go del­la Pri­ma guer­ra mon­dia­le e del­la Rivo­lu­zio­ne rus­sa. Al momen­to sta com­ple­tan­do le ricer­che per un libro sul 1919 in Ita­lia.

(Tra­du­zio­ne di Gio­van­ni Di Bene­det­to)

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