Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Rivoluzione russa del 1917

Il golpe di Kornilov

Kerensky e Kornilov (marzo 1917)

Pro­se­gue, in col­la­bo­ra­zio­ne con la rivi­sta Jaco­bin Maga­zi­ne, la pre­sen­ta­zio­ne in ita­lia­no dei sag­gi sul­la Rivo­lu­zio­ne rus­sa del 1917. È la vol­ta di un inte­res­san­te sag­gio di Paul Le Blanc, che fa luce sugli even­ti che pre­ce­det­te­ro il ten­ta­to e fal­li­to gol­pe di Kor­ni­lov.
Anche que­sto testo, come gli altri che fan­no par­te del­lo stes­so cor­po­so pia­no edi­to­ria­le, vie­ne pub­bli­ca­to anche sul sito Paler­mo­Grad e ver­rà rac­col­to nel­l’ap­po­si­ta sezio­ne del Mar­xists Inter­net Archi­ve.
Buo­na let­tu­ra.
La reda­zio­ne

Il golpe di Kornilov

Per­ché cent’anni fa si rup­pe l’alleanza tra il gene­ra­le Lavr Kor­ni­lov e Ale­xan­der Keren­sky?

Paul Le Blanc [*]

 

C’è sta­to un tem­po in cui il gene­ra­le Lavr Kor­ni­lov e Ale­xan­der Keren­sky sono sta­ti con­si­de­ra­ti come eroi in Rus­sia. Gli sto­ri­ci con­ser­va­to­ri descri­vo­no Kor­ni­lov come un ono­re­vo­le patrio­ta e un mili­ta­re pro­fes­sio­na­le, men­tre gli sto­ri­ci libe­ra­li ci rac­con­ta­no dell’eloquente e idea­li­sta avvo­ca­to Keren­sky che vole­va tra­sfor­ma­re la Rus­sia in una dina­mi­ca repub­bli­ca demo­cra­ti­ca. Dopo l’abdicazione del­lo zar Nico­la II, i due fece­ro fron­te comu­ne: Keren­sky a capo del gover­no prov­vi­so­rio, Kor­ni­lov come coman­dan­te in capo. Entram­bi vole­va­no con­dur­re la loro nazio­ne ver­so un futu­ro miglio­re.
Come han­no rile­va­to sto­ri­ci d’ogni ten­den­za, fra i due eroi c’è sta­to nel mese di ago­sto del 1917, un disac­cor­do che ha posto le basi per la rivo­lu­zio­ne bol­sce­vi­ca. Non c’è accor­do, tut­ta­via, su ciò che fu all’origine del­la rot­tu­ra.
Secon­do alcu­ne rico­stru­zio­ni, Kor­ni­lov sta­va pia­ni­fi­can­do un gol­pe che Keren­sky sven­tò mobi­li­tan­do grup­pi socia­li­sti e ope­rai. I bol­sce­vi­chi, pri­vi di scru­po­li – si sostie­ne – appro­fit­ta­ro­no del disor­di­ne e pre­se­ro il pote­re. Altri, inve­ce, sono dell’opinione che Keren­sky si inven­tò il col­po di sta­to allo sco­po di sba­raz­zar­si di Kor­ni­lov, apren­do però la stra­da – sen­za voler­lo – alla fin trop­po rea­le pre­sa del pote­re da par­te dei bol­sce­vi­chi. Que­sta inter­pre­ta­zio­ne riman­da all’interrogativo: per­ché mai Keren­sky avreb­be dovu­to tra­di­re il suo più alto coman­dan­te mili­ta­re minan­do il suo stes­so pote­re?

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Cari­ca­tu­ra dell’epoca, raf­fi­gu­ran­te Keren­sky che, come una gal­li­na, “cova le uova” del gol­pe di Kor­ni­lov

La rispo­sta sta nel fat­to che Kor­ni­lov ave­va pia­ni­fi­ca­to due gol­pe nel 1917: uno insie­me a Keren­sky con­tro i bol­sce­vi­chi e l’altro con­tro lo stes­so gover­no prov­vi­so­rio. Il suo defi­ni­ti­vo fal­li­men­to ci ricor­da che una sto­ria del­le pro­por­zio­ni del­la Rivo­lu­zio­ne rus­sa non è fat­ta da eroi, ma da for­ze socia­li che crea­no il con­te­sto all’interno del qua­le agi­sco­no gli indi­vi­dui.

Dal­la sol­le­va­zio­ne alla repres­sio­ne
La mag­gio­ran­za dei let­to­ri può ormai rife­ri­re le con­di­zio­ni che pro­dus­se­ro la Rivo­lu­zio­ne rus­sa. Sin dal­la fine del XIX seco­lo, la rigi­da monar­chia semi­feu­da­le del Pae­se si era com­bi­na­ta col moder­no capi­ta­li­smo indu­stria­le. Que­sta biz­zar­ra allean­za creò un’incredibile ten­sio­ne tra la mag­gio­ran­za del­la clas­se lavo­ra­tri­ce – soprat­tut­to con­ta­di­ni, ma con una dina­mi­ca e cre­scen­te mino­ran­za di lavo­ra­to­ri indu­stria­li – e l’élite, cioè i nobi­li ere­di­ta­ri e i capi­ta­li­sti dell’industria. La Pri­ma guer­ra mon­dia­le ina­sprì le con­di­zio­ni esplo­si­ve di quest’instabilità.
A feb­bra­io, rispon­den­do agli appel­li rivo­lu­zio­na­ri di diver­si grup­pi socia­li­sti, orga­niz­za­ro­no un’insur­re­zio­ne di mas­sa riven­di­can­do pane e pace. Più radi­cal­men­te, esi­ge­va­no la pie­na redi­stri­bu­zio­ne del­le ter­re, la fine del domi­nio auto­cra­ti­co, egua­li dirit­ti e miglio­ri con­di­zio­ni di vita.
Sor­ti dopo l’insurrezione, i con­si­gli demo­cra­ti­ci dei lavo­ra­to­ri e dei sol­da­ti ne riflet­te­va­no i valo­ri. Que­sti soviet non solo coor­di­na­ro­no la rivo­lu­zio­ne, ma rima­se­ro in vigo­re per diri­ge­re la tran­si­zio­ne politico‑sociale che l’insurrezione esi­ge­va.
Frat­tan­to, dei tipi più “prag­ma­ti­ci” – poli­ti­ci libe­ra­li, con­ser­va­to­ri e socia­li­sti mode­ra­ti – ave­va­no for­ma­to un gover­no prov­vi­so­rio, i cui diri­gen­ti elo­gia­ro­no i lavo­ra­to­ri, i con­ta­di­ni e i sol­da­ti, si com­pli­men­ta­ro­no con i soviet e impie­ga­ro­no ogni sor­ta di reto­ri­ca demo­cra­ti­ca e popu­li­sta che pro­met­tes­se pace, pane e la ter­ra. Ma la pace si sareb­be dovu­ta rag­giun­ge­re solo ono­re­vol­men­te, per il pane si sareb­be dovu­to atten­de­re fino alla fine del­la cri­si e la redi­stri­bu­zio­ne del­le ter­re avreb­be dovu­to rispet­ta­re il buon dirit­to dei pro­prie­ta­ri.
I soviet, ini­zial­men­te incli­ni ad asse­con­da­re que­sto gover­no appa­ren­te­men­te ben inten­zio­na­to, non­di­me­no fis­sa­ro­no dei limi­ti per gui­dar­lo ver­so gli ori­gi­na­ri obiet­ti­vi rivo­lu­zio­na­ri. Van­tan­do le sue cre­den­zia­li socia­li­ste, Keren­sky si pro­po­se come un pon­te fra i soviet e il gover­no prov­vi­so­rio, alla fine diven­tan­do­ne il pre­si­den­te.
Ben­ché mol­ti cre­des­se­ro che Keren­sky fos­se desti­na­to a costrui­re una Rus­sia demo­cra­ti­ca, chi lo cono­sce­va bene nutri­va seri dub­bi in pro­po­si­to. «In Keren­sky tut­to è illo­gi­co, con­trad­dit­to­rio, mute­vo­le, spes­so capric­cio­so, imma­gi­na­rio o fin­to», scris­se il diri­gen­te social­ri­vo­lu­zio­na­rio (SR) Vic­tor Cher­nov, che fu mini­stro dell’agricoltura. «Keren­sky – con­ti­nua­va – «era tor­men­ta­to dal­la neces­si­tà di cre­de­re in se stes­so, ed era sem­pre sul pun­to di gua­da­gna­re o per­de­re quel­la fede».
Men­tre anco­ra soste­ne­va di rap­pre­sen­ta­re gli inte­res­si dei soviet all’interno del gover­no prov­vi­so­rio, Keren­sky comin­ciò a schie­rar­si con altri poli­ti­ci lega­ti alle clas­si domi­nan­ti e con­tro i soviet, che sta­va­no inde­bo­len­do l’autorità del suo gover­no.
I socia­li­sti mode­ra­ti, tra cui mol­ti men­sce­vi­chi e social­ri­vo­lu­zio­na­ri riba­di­va­no la neces­si­tà che i soviet soste­nes­se­ro il gover­no prov­vi­so­rio per aiu­tar­lo a costrui­re una demo­cra­zia capi­ta­li­sta, che essi rite­ne­va­no un lun­go ma neces­sa­rio pre­lu­dio a un’eventuale tran­si­zio­ne socia­li­sta. Al con­tra­rio, i ben più radi­ca­li bol­sce­vi­chi, diret­ti da Lenin, insi­ste­va­no sul fat­to che le riven­di­ca­zio­ni del­le mas­se insor­te sareb­be­ro sta­te garan­ti­te solo attra­ver­so una secon­da rivo­lu­zio­ne che met­tes­se da par­te il gover­no prov­vi­so­rio dan­do «tut­to il pote­re ai soviet»: cosa – que­sta – che, assie­me all’estensione del­la rivo­lu­zio­ne ad altri Pae­si, avreb­be avvia­to una tra­sfor­ma­zio­ne socia­li­sta.
Sem­pre più lavo­ra­to­ri fru­stra­ti si uni­ro­no ai bol­sce­vi­chi; e anche set­to­ri del­la sini­stra men­sce­vi­ca e social­ri­vo­lu­zio­na­ria furo­no con­vin­ti dal­le tesi dei bol­sce­vi­chi. León Tro­tsky, il bril­lan­te diri­gen­te dell’ondata rivo­lu­zio­na­ria del 1905, diven­ne il più famo­so reclu­ta­men­to dei bol­sce­vi­chi.

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La repres­sio­ne nel­le gior­na­te di luglio

Un cre­scen­do di rab­bia ope­ra­ia cul­mi­nò, in luglio, in una mani­fe­sta­zio­ne rivo­lu­zio­na­ria. A Pie­tro­gra­do, mili­tan­ti non con­trol­la­ti dal par­ti­to, ma appog­gia­ti dai bol­sce­vi­chi, ini­zia­ro­no l’insurrezione.  La vio­len­za che ne deri­vò offrì il pre­te­sto al gover­no per sca­te­na­re la repres­sio­ne. Il social­ri­vo­lu­zio­na­rio di sini­stra Isaac Stein­berg rife­ri­sce: «Sol­da­ti e uffi­cia­li, stu­den­ti, cosac­chi, sce­se­ro in piaz­za e fer­ma­ro­no i pas­san­ti in cer­ca di armi e pro­ve di “bol­sce­vi­smo”, com­mi­se­ro atro­ci­tà». Il gover­no prov­vi­so­rio mise fuo­ri­leg­ge il par­ti­to bol­sce­vi­co, ne per­qui­sì e distrus­se le sedi, arre­stan­do ed espel­len­do i diri­gen­ti e mili­tan­ti più in vista.

Kor­ni­lov e Keren­sky
In segui­to alle gior­na­te di luglio, Keren­sky nomi­nò Kor­ni­lov coman­dan­te in capo dell’esercito rus­so. Entram­bi spe­ra­va­no di con­tra­sta­re la pres­sio­ne degli “intran­si­gen­ti” ope­rai che sta­va­no crean­do comi­ta­ti di fab­bri­ca per pren­de­re il con­trol­lo dei luo­ghi di lavo­ro e orga­niz­zan­do i pro­pri grup­pi para­mi­li­ta­ri di “guar­die ros­se” per man­te­ne­re l’ordine pub­bli­co e pro­teg­ge­re la rivo­lu­zio­ne dal­la vio­len­za rea­zio­na­ria. Keren­sky tro­va­va inquie­tan­te un sif­fat­to radi­ca­li­smo, ma i con­ser­va­to­ri come il gene­ra­le Kor­ni­lov era­no con­vin­ti che i mode­ra­ti come Keren­sky fos­se­ro altret­tan­to spia­ce­vo­li. I poli­ti­ci tra­di­zio­na­li – libe­ra­li, oltre che con­ser­va­to­ri – comin­cia­ro­no a vede­re una dit­ta­tu­ra mili­ta­re come l’unico mez­zo per sta­bi­liz­za­re la nazio­ne.

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Il gene­ra­le Kor­ni­lov assi­ste a una sfi­la­ta del­le trup­pe

Nel­le sue memo­rie, Keren­sky cita que­sto mes­sag­gio di Kor­ni­lov, da cui tra­spa­re il suo disprez­zo per tut­ti i socia­li­sti, anche quel­li mode­ra­ti:

«Sono con­vin­to … che i vigliac­chi smi­dol­la­ti che for­ma­no il gover­no prov­vi­so­rio saran­no spaz­za­ti via. Se per qual­che mira­co­lo doves­se­ro resta­re al pote­re, i diri­gen­ti bol­sce­vi­chi e il soviet rimar­ran­no impu­ni­ti gra­zie alla con­ni­ven­za di uomi­ni come Cher­nov. È tem­po di far­la fini­ta con tut­to ciò. È ora di impic­ca­re le spie tede­sche diret­te da Lenin, di scio­glie­re il soviet e di smem­brar­lo in manie­ra tale che non pos­sa mai più riu­nir­si da nes­su­na par­te!».

Keren­sky rive­la: «Mi tro­vai d’accordo, però non par­te­ci­pai nell’elaborazione dei det­ta­gli». Cre­de­va che Kor­ni­lov gli avreb­be per­mes­so di resta­re capo del gover­no, ma un emis­sa­rio del gene­ra­le rive­lò ai capi dei con­ser­va­to­ri e libe­ra­li del­la Duma che «tut­to era pron­to al quar­tier gene­ra­le e al fron­te per rimuo­ve­re Keren­sky».
O alme­no così affer­mò Keren­sky. Gli sto­ri­ci han­no discus­so se Kor­ni­lov abbia real­men­te cospi­ra­to per rim­piaz­za­re Keren­sky con una dit­ta­tu­ra mili­ta­re. L’evidenza sug­ge­ri­sce una com­me­dia degli equi­vo­ci, incom­pren­sio­ni e malin­te­si. La mag­gio­ran­za, tut­ta­via, con­cor­da sul fat­to che entram­bi ave­va­no deci­so di spaz­za­re via bol­sce­vi­chi e distrug­ge­re il soviet.

La scon­fit­ta del (dei) gol­pe
Qua­si all’ultimo minu­to, Keren­sky si con­vin­se di esse­re in peri­co­lo. Dopo tut­to, con i soviet fuo­ri dai gio­chi per­ché mai il gene­ra­le si sareb­be dovu­to pre­oc­cu­pa­re di pie­gar­si al mode­ra­to pre­si­den­te di sini­stra? Non appe­na Kor­ni­lov mos­se le sue trup­pe su Pie­tro­gra­do per “sal­va­re la Rus­sia”, il pre­si­den­te cer­cò di desti­tui­re il gene­ra­le e fece appel­lo alle orga­niz­za­zio­ni dei lavo­ra­to­ri – com­pre­si i bol­sce­vi­chi, ai qua­li garan­tì il pie­no rico­no­sci­men­to lega­le – per­ché si mobi­li­tas­se­ro in dife­sa del­la rivo­lu­zio­ne. In segui­to, Keren­sky scris­se:

«Le pri­me voci sull’avvicinarsi del­le trup­pe del gene­ra­le Kor­ni­lov ebbe­ro sul­la gen­te di Pie­tro­gra­do lo stes­so effet­to di un fiam­mi­fe­ro su una pol­ve­rie­ra. Sol­da­ti, mari­nai e lavo­ra­to­ri furo­no tut­ti col­ti da un improv­vi­so attac­co di sospet­to para­noi­co. Imma­gi­na­va­no di vede­re con­tro­ri­vo­lu­zio­na­ri dap­per­tut­to. Per pau­ra di per­de­re i dirit­ti che si era­no appe­na gua­da­gna­ti, sca­te­na­ro­no la loro furia con­tro tut­ti i gene­ra­li, i lati­fon­di­sti, i ban­chie­ri e gli altri grup­pi “bor­ghe­si”».

Il “sospet­to para­noi­co” che Keren­sky attri­bui­va alle mas­se insor­te era, in effet­ti, il rico­no­sci­men­to da par­te loro del­la tri­ste real­tà che affron­ta­va­no. «La noti­zia del­la rivol­ta di Kor­ni­lov elet­triz­zò la nazio­ne, soprat­tut­to la sini­stra», ricor­dò il noto men­sce­vi­co Raphael Abra­mo­vitch. «I soviet e gli orga­ni­smi ad esso affi­lia­ti, i lavo­ra­to­ri del­le fer­ro­vie e qual­che set­to­re dell’esercito si dichia­ra­ro­no pron­ti a resi­ste­re a Kor­ni­lov, anche con la for­za se fos­se sta­to neces­sa­rio».

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Qua­dro del­la pit­tri­ce She­sto­pa­lo­va, raf­fi­gu­ran­te la mobi­li­ta­zio­ne ope­ra­ia con­tro il gol­pe di Kor­ni­lov (Foto: Ria Novo­sti)

I comi­ta­ti di fab­bri­ca pro­cla­ma­ro­no che «mili­ta­ri cospi­ra­to­ri, con alla testa il tra­di­to­re gene­ra­le Kor­ni­lov e col soste­gno di poche divi­sio­ni mio­pi e pri­ve di coscien­za poli­ti­ca, stan­no muo­ven­do su Pie­tro­gra­do, cuo­re del­la rivo­lu­zio­ne». Un altro appel­lo sot­to­li­neò che era «giun­ta l’ora ter­ri­bi­le» ed esor­tò gli ope­rai «a strin­ger­si a dife­sa del­la rivo­lu­zio­ne e del­la liber­tà», con­clu­den­do: «la rivo­lu­zio­ne e il Pae­se richie­do­no la vostra for­za, il vostro sacri­fi­cio, for­se le vostre vite». Lo sto­ri­co Ale­xan­der Rabi­no­witch scri­ve:

«Spro­na­te dal­le noti­zie dell’attacco di Kor­ni­lov, tut­te le orga­niz­za­zio­ni poli­ti­che alla sini­stra dei cadet­ti [il par­ti­to dei libe­ra­li filo­ca­pi­ta­li­sti], tut­te le orga­niz­za­zio­ni sin­da­ca­li di qual­sia­si taglia e i comi­ta­ti di sol­da­ti e mari­nai ad ogni livel­lo si sol­le­va­ro­no in lot­ta con­tro Kor­ni­lov. Sareb­be dif­fi­ci­le tro­va­re, nel­la sto­ria recen­te, una più poten­te, effi­ca­ce dimo­stra­zio­ne di azio­ne poli­ti­ca così spon­ta­nea e uni­fi­ca­ta».

Ma la rispo­sta non fu del tut­to spon­ta­nea. Il men­sce­vi­co N.N. Sukha­nov, testi­mo­ne ocu­la­re dei fat­ti, osser­vò che i bol­sce­vi­chi era­no «l’unica orga­niz­za­zio­ne di gran­di dimen­sio­ni, tenu­ta insie­me da una fon­da­men­ta­le disci­pli­na e in con­nes­sio­ne con le fasce socia­li demo­cra­ti­che di base del­la capi­ta­le». «Le mas­se – spie­gò – in quan­to orga­niz­za­te, era­no orga­niz­za­te dai bol­sce­vi­chi».
Ben­ché il par­ti­to di Lenin aves­se gua­da­gna­to appog­gio sin dal feb­bra­io, gli insor­ti anco­ra si iden­ti­fi­ca­va­no con sva­ria­te cor­ren­ti socia­li­ste. Come ha spie­ga­to Abra­mo­vitch, «la minac­cia del­la rivol­ta con­tro­ri­vo­lu­zio­na­ria scos­se ed unì l’intera sini­stra, com­pre­si i bol­sce­vi­chi, che però eser­ci­ta­va­no una con­si­de­re­vo­le influen­za nel soviet. Sem­bra­va impos­si­bi­le respin­ge­re la loro offer­ta di col­la­bo­ra­zio­ne in un momen­to così gra­ve». In segui­to, Tro­tsky scri­ve­rà: «I bol­sce­vi­chi pro­po­se­ro ai men­sce­vi­chi e ai social­ri­vo­lu­zio­na­ri un fron­te uni­co di com­bat­ti­men­to, e con essi crea­ro­no orga­niz­za­zio­ni comu­ni per la lot­ta».
Keren­sky ci offre il suo pun­to di vista:

«Temen­do la pos­si­bi­li­tà di una vit­to­ria del­la con­tro­ri­vo­lu­zio­ne e le con­se­guen­ti rap­pre­sa­glie, la mag­gior par­te dei diri­gen­ti socia­li­sti che com­po­ne­va­no coa­li­zio­ne si orien­tò ver­so i bol­sce­vi­chi. Nel­le pri­me ore di iste­ria, il 27 ago­sto, li accol­se­ro accla­man­do­li a gran voce e si dispo­se­ro, fian­co a fian­co con loro, a “sal­va­re la rivo­lu­zio­ne”».

Natu­ral­men­te, il volu­bi­le Keren­sky ave­va egli stes­so subi­to accu­se d’isteria in più d’una occa­sio­ne. L’ambasciatore sta­tu­ni­ten­se in Rus­sia, David Fran­cis, rim­pro­ve­rò al pre­si­den­te rus­so il fia­sco dac­ché egli ave­va deci­so di non «giu­sti­zia­re i tra­di­to­ri Lenin e Tro­tsky» in luglio, e «ave­va fat­to fal­li­re il nego­zia­to col gene­ra­le Kor­ni­lov, essen­do­si inve­ce rivol­to al Con­si­glio dei depu­ta­ti degli ope­rai e dei sol­da­ti, distri­buen­do armi e muni­zio­ni tra i lavo­ra­to­ri di Pie­tro­gra­do» ad ago­sto.
Alcu­ni anni dopo, Keren­sky riflet­te­va: «Come Lenin non avreb­be potu­to trar­re van­tag­gio da ciò?».
Infat­ti. «E anche ades­so non dob­bia­mo soste­ne­re il gover­no Keren­sky. Ver­rem­mo meno ai nostri prin­ci­pi», sot­to­li­neò Lenin. «Noi fac­cia­mo e fare­mo la guer­ra a Kor­ni­lov come le trup­pe di Keren­sky, ma non soste­nia­mo Keren­sky, anzi sma­sche­ria­mo la sua debo­lez­za». Il lea­der bol­sce­vi­co spie­gò: «È il momen­to di agi­re; la guer­ra con­tro Kor­ni­lov dev’essere fat­ta in modo rivo­lu­zio­na­rio, tra­sci­nan­do le mas­se, sol­le­van­do­le, infiam­man­do­le (Keren­sky inve­ce ha pau­ra del­le mas­se, ha pau­ra del popo­lo)». Mobi­li­tan­do auda­ce­men­te con­tro le for­ze con­tro­ri­vo­lu­zio­na­rie, i bol­sce­vi­chi gua­da­gna­ro­no ancor più auto­ri­tà nei soviet e mag­gior soste­gno tra i lavo­ra­to­ri.
Tro­tsky, che ave­va col­la­bo­ra­to nel­la gestio­ne di que­gli sfor­zi pra­ti­ci, ricor­de­rà in segui­to:

«I bol­sce­vi­chi furo­no nel­le pri­me file, spez­za­ro­no i com­par­ti­men­ti sta­gni che li sepa­ra­va­no dagli ope­rai men­sce­vi­chi e soprat­tut­to dai sol­da­ti socialisti‑rivoluzionari, tra­sci­nan­do­se­li die­tro».

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Le trup­pe di Kor­ni­lov con­se­gna­no le armi dopo il fal­li­to gol­pe

Di fron­te a una mobi­li­ta­zio­ne ope­ra­ia deter­mi­na­ta, e gra­zie agli agi­ta­to­ri rivo­lu­zio­na­ri che si mise­ro in con­tat­to con i sol­da­ti al coman­do di Kor­ni­lov, l’offensiva mili­ta­re del­la destra si disin­te­grò pri­ma di poter arri­va­re a Pie­tro­gra­do. «Le cen­ti­na­ia di agi­ta­to­ri – ope­rai, sol­da­ti, mem­bri dei soviet – che si infil­tra­ro­no nell’accampamento di Kor­ni­lov … incon­tra­ro­no poca resi­sten­za», scris­se Abra­mo­vitch. Le trup­pe di Kor­ni­lov, lavo­ra­to­ri e con­ta­di­ni in uni­for­me, accol­se­ro gli appel­li degli agi­ta­to­ri bol­sce­vi­chi, social­ri­vo­lu­zio­na­ri e men­sce­vi­chi di sini­stra, rivol­tan­do­si con­tro i loro uffi­cia­li e strin­gen­do­si intor­no ai soviet. Il gol­pe fal­lì, non lascian­do a Kor­ni­lov altra scel­ta, se non arren­der­si al gover­no prov­vi­so­rio.
Dopo il fal­li­to col­po di sta­to di Kor­ni­lov, i bol­sce­vi­chi gua­da­gna­ro­no la deci­si­va mag­gio­ran­za nei soviet e si assi­cu­ra­ro­no lo schiac­cian­te soste­gno dell’insieme del­la clas­se ope­ra­ia. La mag­gio­ran­za del par­ti­to socia­li­sta rivo­lu­zio­na­rio si scis­se evol­ven­do a sini­stra, così come un’importante cor­ren­te dei men­sce­vi­chi, alli­nean­do­si con Lenin e Tro­tsky. Que­sto fron­te uni­co pre­pa­rò lo sce­na­rio per il trion­fo rivo­lu­zio­na­rio in otto­bre.


[*] Paul Le Blanc è auto­re di Lenin e il par­ti­to rivo­lu­zio­na­rio. Il suo nuo­vo stu­dio, Octo­ber Song: Bol­she­vik Trium­ph and Com­mu­ni­st Tra­ge­dy, 1917–1924, sarà pub­bli­ca­to il pros­si­mo novem­bre.

 

(Tra­du­zio­ne di Erne­sto Rus­so e Raf­fae­le Roc­co)