Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Questione palestinese

Myriam Bregman ha ragione: è apartheid

In occa­sio­ne di un dibat­ti­to tele­vi­si­vo svol­to­si in Argen­ti­na in vista del­le immi­nen­ti ele­zio­ni pre­si­den­zia­li, la can­di­da­ta del FitU, Myriam Breg­man, ha subi­to un vio­len­to attac­co da par­te dei con­trad­dit­to­ri per aver soste­nu­to che Israe­le è uno Sta­to occu­pan­te che ha instau­ra­to un regi­me di apar­theid ai dan­ni del popo­lo palestinese.
Lo stu­dio­so mar­xi­sta Rolan­do Asta­ri­ta, i cui scrit­ti tan­te vol­te abbia­mo ospi­ta­to su que­sto sito, ha pre­so spun­to dal­l’e­pi­so­dio per argo­men­ta­re dif­fu­sa­men­te a soste­gno di quan­to affer­ma­to da Breg­man in que­sto testo che pre­sen­tia­mo tra­dot­to in italiano.
Buo­na lettura.
La redazione

Myriam Bregman ha ragione: è apartheid


Rolan­do Astarita

 

Duran­te il dibat­ti­to in vista del­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li, Myriam Breg­man del Pts‑FitU ha denun­cia­to la poli­ti­ca del­lo Sta­to di Israe­le come “occu­pa­zio­ne e apar­theid con­tro il popo­lo pale­sti­ne­se”. Qua­si imme­dia­ta­men­te è sta­ta accu­sa­ta di esse­re anti­se­mi­ta e filo­na­zi­sta da qua­si tut­to l’arco poli­ti­co bor­ghe­se e dai gior­na­li­sti dei media main­stream. È sta­ta anche accu­sa­ta di esse­re “igno­ran­te”, “cru­de­le” e “ideo­lo­gi­ca­men­te fanatica”.
Ebbe­ne, il fat­to è che più di due anni fa la Ong israe­lia­na B’Tselem ha soste­nu­to la stes­sa cosa che ha det­to Breg­man: che in Israe­le esi­ste un regi­me di apar­theid. Una Com­mis­sio­ne del­le Nazio­ni Uni­te e le orga­niz­za­zio­ni civi­li pale­sti­ne­si lo ave­va­no già sta­bi­li­to in pre­ce­den­za. Dedi­chia­mo que­sta nota a que­sti rapporti.

Il rap­por­to di B’Tselem
Il docu­men­to di B’Tselem, “Una supre­ma­zia ebrai­ca dal fiu­me Gior­da­no al Medi­ter­ra­neo: è apar­theid” (vedi qui), è sta­to pub­bli­ca­to il 12 gen­na­io 2021. B’Tselem è il Cen­tro di infor­ma­zio­ne israe­lia­no per i dirit­ti uma­ni nei ter­ri­to­ri occu­pa­ti. È sta­to fon­da­to nel feb­bra­io 1989. All’epoca, l’esercito israe­lia­no sta­va repri­men­do la Pri­ma Inti­fa­da (secon­do B’Tselem, solo nel 1988 sono sta­ti ucci­si 311 pale­sti­ne­si). Di segui­to rias­su­mo e cito par­ti del documento.
B’Tselem sostie­ne che il regi­me israe­lia­no instau­ra in tut­ti i ter­ri­to­ri che con­trol­la (quel­li sot­to la sovra­ni­tà ter­ri­to­ria­le israe­lia­na, Geru­sa­lem­me Est, la Stri­scia di Gaza e la Cisgior­da­nia) un regi­me di apar­theid. Il prin­ci­pio orga­niz­za­ti­vo che sta alla base del­la vasta gam­ma di poli­ti­che israe­lia­ne: l’avanzamento e la per­pe­tua­zio­ne del­la supre­ma­zia di un grup­po – gli ebrei – sull’altro – i pale­sti­ne­si. Per que­sto moti­vo B’Tselem rifiu­ta la per­ce­zio­ne più o meno dif­fu­sa che Israe­le sia una demo­cra­zia (all’interno del­la Linea Ver­de), che allo stes­so tem­po sostie­ne un’occupazione mili­ta­re tem­po­ra­nea. Dopo aver con­si­de­ra­to l’insieme del­le poli­ti­che e del­le leg­gi che Israe­le ha mes­so in atto per con­so­li­da­re il suo con­trol­lo sui pale­sti­ne­si, B’Tselem con­clu­de che quel­lo di Israe­le è un regi­me di apartheid.
Il prin­ci­pa­le stru­men­to uti­liz­za­to da Israe­le per attua­re il prin­ci­pio del­la supre­ma­zia ebrai­ca è quel­lo di pro­dur­re lo spa­zio geo­gra­fi­ca­men­te, demo­gra­fi­ca­men­te e poli­ti­ca­men­te. In altre paro­le, gli ebrei vivo­no in un uni­co spa­zio con­ti­nuo, in cui godo­no di pie­ni dirit­ti e di auto­de­ter­mi­na­zio­ne. Al con­tra­rio, i pale­sti­ne­si vivo­no in uno spa­zio fram­men­ta­to in diver­se uni­tà, ognu­na con un diver­so insie­me di dirit­ti – con­ces­si o nega­ti da Israe­le, ma sem­pre infe­rio­ri a quel­li con­ces­si agli ebrei. Il regi­me israe­lia­no attua que­sto prin­ci­pio orga­niz­za­ti­vo in quat­tro aree principali:

  • Ter­ra. Israe­le ope­ra per giu­daiz­za­re l’intera area, trat­tan­do la ter­ra come una risor­sa desti­na­ta alla popo­la­zio­ne ebrai­ca. Dal 1948 si è appro­pria­to di oltre il 90% del­la ter­ra all’interno del­la Linea Ver­de e ha costrui­to cen­ti­na­ia di comu­ni­tà per la popo­la­zio­ne ebrai­ca. Dal 1967 ha appli­ca­to que­sta poli­ti­ca in Cisgior­da­nia, costruen­do più di 280 inse­dia­men­ti per cir­ca 600.000 cit­ta­di­ni ebrei israe­lia­ni. Al con­tra­rio, non ha costrui­to una sola comu­ni­tà per la popo­la­zio­ne pale­sti­ne­se nell’intera area che si esten­de dal Mar Medi­ter­ra­neo al fiu­me Gior­da­no (ad ecce­zio­ne di alcu­ne comu­ni­tà costrui­te per con­cen­tra­re la popo­la­zio­ne bedui­na, dopo aver­la espro­pria­ta di qua­si tut­ti i dirit­ti di proprietà).
  • Cit­ta­di­nan­za. Gli ebrei che vivo­no in qual­sia­si par­te del mon­do, i loro figli e nipo­ti e i loro coniu­gi han­no dirit­to alla cit­ta­di­nan­za israe­lia­na. Al con­tra­rio, i pale­sti­ne­si non pos­so­no migra­re nel­le aree con­trol­la­te da Israe­le, anche se loro stes­si, i loro geni­to­ri o i loro non­ni sono nati e han­no vis­su­to lì. Israe­le ren­de dif­fi­ci­le per i pale­sti­ne­si che vivo­no in una del­le uni­tà con­trol­la­te otte­ne­re lo sta­tus in un’altra e ha appro­va­to una legi­sla­zio­ne che vie­ta di con­ce­de­re lo sta­tus all’interno del­la Linea Ver­de ai pale­sti­ne­si che si spo­sa­no con israeliani.
  • Liber­tà di movi­men­to: i cit­ta­di­ni israe­lia­ni godo­no di liber­tà di movi­men­to in tut­ta l’area con­trol­la­ta da Israe­le (ad ecce­zio­ne del­la Stri­scia di Gaza) e pos­so­no entra­re e usci­re libe­ra­men­te dal Pae­se. I pale­sti­ne­si devo­no richie­de­re a Israe­le un per­mes­so spe­cia­le per viag­gia­re tra le uni­tà (e tal­vol­ta anche all’interno); anche l’espatrio richie­de l’approvazione israeliana.
  • Par­te­ci­pa­zio­ne poli­ti­ca. I cit­ta­di­ni pale­sti­ne­si di Israe­le pos­so­no vota­re e can­di­dar­si. Tut­ta­via, i lea­der poli­ti­ci mina­no costan­te­men­te la legit­ti­mi­tà dei rap­pre­sen­tan­ti poli­ti­ci pale­sti­ne­si. I cir­ca cin­que milio­ni di pale­sti­ne­si che vivo­no nei ter­ri­to­ri occu­pa­ti, com­pre­sa Geru­sa­lem­me Est, non pos­so­no par­te­ci­pa­re al siste­ma poli­ti­co che gover­na le loro vite e deter­mi­na il loro futu­ro. Ven­go­no loro nega­ti anche altri dirit­ti poli­ti­ci, tra cui la liber­tà di espres­sio­ne e di associazione.

 

In tut­ta l’area, il con­trol­lo su que­sti aspet­ti del­la vita è nel­le mani di Israe­le. Lo Sta­to israe­lia­no ha il con­trol­lo esclu­si­vo sul­la regi­stra­zio­ne del­la popo­la­zio­ne, sull’assegnazione del­le ter­re, sul­le liste degli elet­to­ri e sul dirit­to (o sul suo rifiu­to) di viag­gia­re all’interno di un’area e entra­re od usci­re da qual­sia­si par­te di un’area. Il regi­me israe­lia­no è diven­ta­to sem­pre più espli­ci­to riguar­do alla sua ideo­lo­gia supre­ma­ti­sta ebrai­ca, un pro­ces­so che ha avu­to due tap­pe impor­tan­ti e rive­la­tri­ci negli ulti­mi anni. Una è sta­ta la pro­mul­ga­zio­ne del­la Leg­ge fon­da­men­ta­le: Israe­le, lo Sta­to nazio­na­le del popo­lo ebrai­co, dichia­ra fon­da­men­ta­le e legit­ti­ma la distin­zio­ne tra ebrei e non ebrei e con­sen­te la discri­mi­na­zio­ne isti­tu­zio­na­le nel­la gestio­ne e nel­lo svi­lup­po del ter­ri­to­rio, negli allog­gi, nel­la cit­ta­di­nan­za, nel­la lin­gua e nel­la cul­tu­ra. La secon­da pie­tra milia­re è arri­va­ta sot­to for­ma di dichia­ra­zio­ni uffi­cia­li riguar­dan­ti l’annessione for­ma­le di più par­ti del­la Cisgior­da­nia, dimo­stran­do le inten­zio­ni a lun­go ter­mi­ne di Israe­le e scre­di­tan­do la pre­te­sa “occu­pa­zio­ne temporanea”.
B’Tselem sot­to­li­nea che l’occupazione mili­ta­re non è fini­ta. Pre­sen­ta­re Israe­le come una “demo­cra­zia” da un lato del­la Linea Ver­de, men­tre occu­pa “tem­po­ra­nea­men­te” milio­ni di per­so­ne dall’altro lato, è avul­so dal­la real­tà. Una simi­le carat­te­riz­za­zio­ne mostra di igno­ra­re che que­sto sta­to di cose esi­ste da più di 50 anni e non tie­ne con­to del­le cen­ti­na­ia di miglia­ia di colo­ni ebrei che vivo­no a est del­la Linea Ver­de. Tra­scu­ra l’annes­sio­ne de jure di Geru­sa­lem­me Est e l’annessione de fac­to del resto del­la Cisgior­da­nia. Que­sti fat­ti por­ta­no alla con­clu­sio­ne che non esi­sto­no due regi­mi paral­le­li, ma un uni­co regi­me che gover­na l’intera area e l’intera popo­la­zio­ne che la abi­ta.

Il rap­por­to UN-ESCWA 2017
Esa­mi­nia­mo ora il Rap­por­to 2017 del­la Com­mis­sio­ne Eco­no­mi­ca e Socia­le del­le Nazio­ni Uni­te per l’Africa occi­den­ta­le (ESCWA), “Israe­li Prac­ti­ces towards the Pale­sti­nian Peo­ple and the Que­stion of Apar­theid”, Bei­rut. L’ESCWA è una com­mis­sio­ne regio­na­le sot­to la giu­ri­sdi­zio­ne del­le Nazio­ni Uni­te, com­po­sta da ven­ti Sta­ti mem­bri pro­ve­nien­ti da tut­te le regio­ni del Nord Afri­ca e del Medio Orien­te, ad ecce­zio­ne di Israele.
Gli auto­ri del Rap­por­to sono Richard Falk dell’Università di Yale e ricer­ca­to­re pres­so l’Orfalea Cen­ter of Glo­bal and Inter­na­tio­nal Stu­dies dell’Università del­la Cali­for­nia, dal 2008 al 2014 rela­to­re spe­cia­le del­le Nazio­ni Uni­te sul­la situa­zio­ne dei dirit­ti uma­ni nei ter­ri­to­ri pale­sti­ne­si occu­pa­ti dal 1967; e Vir­gi­nia Til­ley, docen­te di scien­ze poli­ti­che alla Sou­thern Illi­nois Uni­ver­si­ty. Ripor­tia­mo alcu­ne par­ti del Rapporto.
In sostan­za, il rap­por­to affer­ma che Israe­le ha instau­ra­to un regi­me di apar­theid che domi­na l’intero popo­lo pale­sti­ne­se. Il rap­por­to spe­ci­fi­ca che “il cri­mi­ne di apar­theid” signi­fi­ca atti disu­ma­ni com­mes­si nel con­te­sto di un regi­me isti­tu­zio­na­liz­za­to di oppres­sio­ne e domi­na­zio­ne siste­ma­ti­ca da par­te di un grup­po raz­zia­le su qual­sia­si altro grup­po o grup­pi raz­zia­li, con l’intenzione di man­te­ne­re tale regi­me. La “raz­za” è inte­sa come una costru­zio­ne socia­le e sto­ri­ca. Per­tan­to, la que­stio­ne non è se le iden­ti­tà ebrai­che e pale­sti­ne­si sia­no “raz­zia­li”, ma se que­ste iden­ti­tà fun­zio­ni­no come grup­pi raz­zia­li nell’ambiente loca­le israe­lia­no e palestinese.
Il Rap­por­to pre­sen­ta come caso carat­te­ri­sti­co dell’apartheid israe­lia­no la sua poli­ti­ca fon­dia­ria. Da un lato, per­ché la Leg­ge fon­da­men­ta­le di Israe­le (la Costi­tu­zio­ne) sta­bi­li­sce che la ter­ra dete­nu­ta dal­lo Sta­to di Israe­le non può esse­re tra­sfe­ri­ta in alcun modo. Dall’altro, per­ché la Israel Lands Autho­ri­ty ammi­ni­stra la ter­ra del­lo Sta­to, che com­pren­de il 93% del­la ter­ra all’interno dei con­fi­ni rico­no­sciu­ti a livel­lo inter­na­zio­na­le, e per leg­ge la ter­ra è pre­clu­sa all’uso, allo svi­lup­po o alla pro­prie­tà dei non ebrei. Una situa­zio­ne che, inol­tre, legal­men­te non può esse­re cambiata.
L’ingegneria demo­gra­fi­ca ser­ve anche a man­te­ne­re Israe­le come Sta­to ebrai­co; la leg­ge dà agli ebrei di tut­to il mon­do il dirit­to di entra­re in Israe­le e di otte­ne­re la cit­ta­di­nan­za israe­lia­na, indi­pen­den­te­men­te dal loro Pae­se di ori­gi­ne o dal fat­to che abbia­no lega­mi con Israele‑Palestina. A loro vol­ta, le agen­zie sta­ta­li israe­lia­ne faci­li­ta­no l’immigrazione degli ebrei e li assi­sto­no in que­stio­ni come l’uso del­la ter­ra e altri temi. D’altra par­te, la poli­ti­ca israe­lia­na rifiu­ta il ritor­no di qual­sia­si rifu­gia­to o esi­lia­to pale­sti­ne­se nel ter­ri­to­rio con­trol­la­to da Israe­le (i rifu­gia­ti e gli esi­lia­ti ammon­ta­no a cir­ca sei milio­ni di persone).
Due ulte­rio­ri attri­bu­ti di un regi­me siste­ma­ti­co di domi­na­zio­ne raz­zia­le devo­no esse­re pre­sen­ti per qua­li­fi­ca­re il regi­me come un caso di apar­theid. Il pri­mo è l’identificazione del­le per­so­ne oppres­se come appar­te­nen­ti a uno spe­ci­fi­co “grup­po raz­zia­le”. La Con­ven­zio­ne inter­na­zio­na­le sull’eliminazione di tut­te le for­me di discri­mi­na­zio­ne raz­zia­le defi­ni­sce la discri­mi­na­zio­ne raz­zia­le come qual­sia­si distin­zio­ne, esclu­sio­ne, restri­zio­ne o pre­fe­ren­za basa­ta sul­la raz­za, il colo­re, l’ascendenza o l’origine etni­ca, che abbia lo sco­po o l’effetto di annul­la­re o com­pro­met­te­re il rico­no­sci­men­to, il godi­men­to o l’esercizio, su base di ugua­glian­za, dei dirit­ti uma­ni e del­le liber­tà fon­da­men­ta­li in cam­po poli­ti­co, eco­no­mi­co, socia­le, cul­tu­ra­le o in qual­sia­si altro cam­po del­la vita pub­bli­ca. Su que­sta base, il Rap­por­to ritie­ne che nel con­te­sto geo­po­li­ti­co del­la Pale­sti­na, ebrei e pale­sti­ne­si pos­sa­no esse­re con­si­de­ra­ti “grup­pi razziali”.
La secon­da carat­te­ri­sti­ca riguar­da la deli­mi­ta­zio­ne e il carat­te­re del grup­po o dei grup­pi coin­vol­ti. Lo sta­tus dei pale­sti­ne­si come popo­lo legit­ti­ma­to a eser­ci­ta­re il dirit­to all’autodeterminazione è sta­to legal­men­te sta­bi­li­to dal­la Cor­te inter­na­zio­na­le di giu­sti­zia nel 2004. Su que­sta base, il Rap­por­to ESCWA esa­mi­na il trat­ta­men­to riser­va­to da Israe­le al popo­lo pale­sti­ne­se nel suo com­ples­so, con­si­de­ran­do le diver­se cir­co­stan­ze del­la fram­men­ta­zio­ne geo­gra­fi­ca e giu­ri­di­ca del popo­lo pale­sti­ne­se come una con­di­zio­ne impo­sta da Israe­le.
Il Rap­por­to rile­va che la fram­men­ta­zio­ne stra­te­gi­ca del popo­lo pale­sti­ne­se è il meto­do prin­ci­pa­le con cui Israe­le impo­ne un regi­me di apar­theid. La sto­ria di guer­re, spar­ti­zio­ni, annes­sio­ni de jure o de fac­to e occu­pa­zio­ni pro­lun­ga­te in Pale­sti­na ha por­ta­to il popo­lo pale­sti­ne­se a esse­re divi­so in diver­se regio­ni geo­gra­fi­che ammi­ni­stra­te da diver­se leg­gi. Que­sta fram­men­ta­zio­ne con­tri­bui­sce a sta­bi­liz­za­re il regi­me di domi­na­zio­ne raz­zia­le sui pale­sti­ne­si e ad inde­bo­li­re la volon­tà e la capa­ci­tà del popo­lo pale­sti­ne­se di orga­niz­za­re una resi­sten­za uni­ta­ria ed effi­ca­ce. I meto­di impie­ga­ti sono diver­si, a secon­da del luo­go in cui vivo­no i palestinesi.
Dal 1967 i pale­sti­ne­si come popo­lo han­no vis­su­to in quel­li che il Rap­por­to defi­ni­sce i quat­tro “domi­ni”. Essi sono: 1) la leg­ge civi­le, con restri­zio­ni spe­cia­li per i pale­sti­ne­si che vivo­no come cit­ta­di­ni in Israe­le. 2) La leg­ge sul­la resi­den­za per­ma­nen­te, che vige per i pale­sti­ne­si che vivo­no a Geru­sa­lem­me. 3) La leg­ge mili­ta­re che vige per i pale­sti­ne­si, com­pre­si quel­li dei cam­pi pro­fu­ghi, che vivo­no dal 1967 in con­di­zio­ni di occu­pa­zio­ne bel­li­ge­ran­te in Cisgior­da­nia e nel­la Stri­scia di Gaza. 4) La poli­ti­ca di impe­di­re il ritor­no dei pale­sti­ne­si, rifu­gia­ti o esi­lia­ti, che vivo­no al di fuo­ri del ter­ri­to­rio sot­to il con­trol­lo di Israele.
Il pri­mo domi­nio riguar­da 1,7 milio­ni di pale­sti­ne­si che sono cit­ta­di­ni di Israe­le. Per i pri­mi vent’anni di esi­sten­za del Pae­se han­no vis­su­to sot­to la leg­ge mar­zia­le e ora sono sog­get­ti ad oppres­sio­ne per il fat­to di non esse­re ebrei. Que­sta poli­ti­ca si mani­fe­sta con ser­vi­zi infe­rio­ri, leg­gi restrit­ti­ve sul­la zoniz­za­zio­ne e stan­zia­men­ti di bilan­cio limi­ta­ti per le comu­ni­tà pale­sti­ne­si, oltre a restri­zio­ni su posti di lavo­ro e oppor­tu­ni­tà pro­fes­sio­na­li. I par­ti­ti poli­ti­ci pale­sti­ne­si pos­so­no fare cam­pa­gne per rifor­me mino­ri e bilan­ci miglio­ri, ma è costi­tu­zio­nal­men­te vie­ta­to con­te­sta­re la legi­sla­zio­ne che man­tie­ne il regi­me raz­zia­le. I pale­sti­ne­si han­no lo sta­tus di cit­ta­di­nan­za, ma non la nazio­na­li­tà, che è riser­va­ta agli ebrei. I dirit­ti “nazio­na­li” nel­la leg­ge israe­lia­na signi­fi­ca­no dirit­ti nazio­na­li ebraici.
Il secon­do domi­nio riguar­da cir­ca 300.000 pale­sti­ne­si che vivo­no a Geru­sa­lem­me Est. Subi­sco­no discri­mi­na­zio­ni nell’accesso all’istruzione, all’assistenza sani­ta­ria, all’occupazione, alla resi­den­za e ai dirit­ti rela­ti­vi alle poli­ti­che abi­ta­ti­ve. Subi­sco­no anche sfrat­ti e demo­li­zio­ni di case che sono fina­liz­za­ti alla poli­ti­ca israe­lia­na di “bilan­cia­men­to demo­gra­fi­co” a favo­re dei resi­den­ti ebrei. I pale­sti­ne­si di Geru­sa­lem­me Est sono clas­si­fi­ca­ti come “resi­den­ti per­ma­nen­ti”. In quan­to tali, non han­no la pos­si­bi­li­tà giu­ri­di­ca di con­te­sta­re la leg­ge israe­lia­na e l’apartheid. Inol­tre, in quan­to “stra­nie­ri”, la resi­den­za nel­la ter­ra nata­le diven­ta un pri­vi­le­gio piut­to­sto che un dirit­to, sem­pre sog­get­to alla pos­si­bi­li­tà di revoca.
Il ter­zo domi­nio è il siste­ma di leg­ge mili­ta­re impo­sto a cir­ca 4,6 milio­ni di pale­sti­ne­si che vivo­no nei ter­ri­to­ri pale­sti­ne­si occu­pa­ti, di cui 2,7 milio­ni in Cisgior­da­nia e 1,9 milio­ni nel­la Stri­scia di Gaza. I pale­sti­ne­si sono gover­na­ti dal­la leg­ge mili­ta­re, men­tre i 350.000 colo­ni ebrei sono gover­na­ti dal­la leg­ge civi­le israe­lia­na. Que­sto dop­pio regi­me è indi­ca­ti­vo di un regi­me di apar­theid, com­ple­ta­to dall’amministrazione raz­zial­men­te discri­mi­na­to­ria del­la ter­ra e del­lo svi­lup­po da par­te di isti­tu­zio­ni nazio­na­li ebrai­che, inca­ri­ca­te di ammi­ni­stra­re la “ter­ra del­lo Sta­to” nell’interesse del­la popo­la­zio­ne ebraica.
Il quar­to domi­nio si rife­ri­sce ai milio­ni di rifu­gia­ti ed esu­li invo­lon­ta­ri pale­sti­ne­si, la mag­gior par­te dei qua­li si tro­va nei Pae­si vici­ni. Ad essi è impe­di­to il ritor­no alle loro case in Israe­le e nei Ter­ri­to­ri pale­sti­ne­si occu­pa­ti. Israe­le difen­de il suo rifiu­to del ritor­no dei pale­sti­ne­si con un lin­guag­gio fran­ca­men­te raz­zi­sta: sostie­ne che i pale­sti­ne­si costi­tui­sco­no un “peri­co­lo demo­gra­fi­co” e che il loro ritor­no alte­re­reb­be il carat­te­re demo­gra­fi­co di Israe­le al pun­to da eli­mi­na­re lo Sta­to ebrai­co. La nega­zio­ne del dirit­to al ritor­no svol­ge un ruo­lo essen­zia­le nel regi­me di apar­theid, garan­ten­do che la popo­la­zio­ne pale­sti­ne­se in Pale­sti­na non cre­sca tan­to da minac­cia­re il con­trol­lo mili­ta­re di Israe­le sul ter­ri­to­rio e/o da attri­bui­re ai cit­ta­di­ni pale­sti­ne­si in Israe­le un peso demo­gra­fi­co tale per chie­de­re e otte­ne­re pie­ni dirit­ti demo­cra­ti­ci, eli­mi­nan­do così il carat­te­re ebrai­co del­lo Sta­to di Israele.
Il Rap­por­to ritie­ne che, nel loro insie­me, i quat­tro domi­ni costi­tui­sca­no un regi­me glo­ba­le vol­to a garan­ti­re il domi­nio sui non ebrei sot­to il con­trol­lo di Israe­le. Con­clu­de che il peso del­le pro­ve sup­por­ta al di là di ogni ragio­ne­vo­le dub­bio l’affermazione che Israe­le è col­pe­vo­le di aver impo­sto un regi­me di apar­theid al popo­lo pale­sti­ne­se, che rap­pre­sen­ta la com­mis­sio­ne di un cri­mi­ne con­tro l’umanità.

Rea­zio­ne
L’indagine dell’ESCWA fece infu­ria­re i gover­ni israe­lia­no e sta­tu­ni­ten­se. Entram­bi han­no spin­to per il riti­ro del Rap­por­to. Il Segre­ta­rio gene­ra­le dell’ONU Anto­nio Guter­res accon­sen­tì subi­to alle richie­ste di Israe­le e degli Usa. Il Rap­por­to è sta­to can­cel­la­to dal sito web con­te­nen­te i rap­por­ti dell’ESCWA[1] e la sua diret­tri­ce, la gior­da­na Rima Kha­laf, è sta­ta costret­ta a dimet­ter­si[2]. Kha­laf, oltre ad esse­re cri­ti­ca ver­so la poli­ti­ca israe­lia­na, era sta­ta cri­ti­ca dei regi­mi arabi.

Orga­niz­za­zio­ni civi­li pale­sti­ne­si, 2019
Nel novem­bre 2019, otto orga­niz­za­zio­ni pale­sti­ne­si civi­li, regio­na­li e inter­na­zio­na­li pre­sen­ta­ro­no un rap­por­to con­giun­to al Comi­ta­to del­le Nazio­ni Uni­te per l’eliminazione del­la discri­mi­na­zio­ne raz­zia­le (CERD) denun­cian­do la com­mis­sio­ne del cri­mi­ne di apar­theid da par­te di Israe­le sull’intero popo­lo pale­sti­ne­se. In que­sto modo, sosten­ne il Rap­por­to 2017 dell’ESCWA. Que­ste orga­niz­za­zio­ni civi­li pre­sen­ta­ro­no pro­ve det­ta­glia­te del man­te­ni­men­to dell’apartheid da par­te di Israe­le nei con­fron­ti dei pale­sti­ne­si su entram­bi i lati del­la Linea Ver­de e in quan­to rifu­gia­ti ed esu­li all’estero. Denun­cia­ro­no la poli­ti­ca israe­lia­na di fram­men­ta­zio­ne del popo­lo pale­sti­ne­se, attra­ver­so il per­si­sten­te rifiu­to del ritor­no dei rifu­gia­ti pale­sti­ne­si e l’imposizione di restri­zio­ni al movi­men­to, alla resi­den­za e all’accesso ai siti, in par­ti­co­la­re la chiu­su­ra di Geru­sa­lem­me e Gaza e il rifiu­to dell’unificazione fami­lia­re. Attra­ver­so que­ste poli­ti­che e pra­ti­che, Israe­le ha fat­to in modo che i pale­sti­ne­si pro­ve­nien­ti da aree diver­se non pos­sa­no riu­nir­si, vive­re insie­me, con­di­vi­de­re la loro cul­tu­ra ed eser­ci­ta­re qual­sia­si dirit­to col­let­ti­vo, soprat­tut­to l’autodeterminazione.

Due con­si­de­ra­zio­ni aggiuntive
In pri­mo luo­go, carat­te­riz­za­re la poli­ti­ca di Israe­le nei con­fron­ti dei pale­sti­ne­si come apar­theid non signi­fi­ca appro­va­re l’uccisione indi­scri­mi­na­ta di civi­li o sol­da­ti israe­lia­ni disar­ma­ti, o la cat­tu­ra di ostag­gi civili.
In secon­do luo­go, è neces­sa­rio sot­to­li­nea­re il ruo­lo del­le poli­ti­che di apar­theid e di puli­zia etni­ca nell’epoca attua­le. L’uccisione deli­be­ra­ta di civi­li è un cri­mi­ne di guer­ra. Que­sto è indub­bio. Ma è anche un cri­mi­ne di guer­ra dichia­ra­re un asse­dio tota­le del­la Stri­scia di Gaza, impe­den­do l’ingresso di car­bu­ran­te, cibo, acqua, ener­gia, medi­ci­ne. Più pre­ci­sa­men­te, pren­de­re la sua popo­la­zio­ne per fame è un cri­mi­ne di guer­ra. Così come lo è il bom­bar­da­men­to mas­sic­cio del­la popo­la­zio­ne civi­le. Per dare una dimen­sio­ne di ciò che sta acca­den­do nel momen­to in cui scri­via­mo: la Stri­scia di Gaza è un ter­ri­to­rio lun­go 43 chi­lo­me­tri e lar­go 10, dove vivo­no più di due milio­ni di per­so­ne, di cui qua­si la metà è costi­tui­ta da bam­bi­ni. Neta­nya­hu ha pro­mes­so di lascia­re di Gaza solo mace­rie. Il suo mini­stro del­la Dife­sa sostie­ne che “stia­mo com­bat­ten­do con­tro ani­ma­li uma­ni”. Un altro alto fun­zio­na­rio del gover­no pro­met­te che Gaza diven­te­rà “una ten­do­po­li”. Gli aerei israe­lia­ni bom­bar­da­no Gaza in modo mas­sic­cio e indi­scri­mi­na­to e alla popo­la­zio­ne vie­ne det­to di tra­sfe­rir­si altro­ve. Ma non c’è nes­sun posto dove anda­re. Nes­sun posto dove tro­va­re acqua, cibo, medi­ci­ne, elet­tri­ci­tà. È la bestia­li­tà dell’apartheid al suo mas­si­mo livello.

Infi­ne, tre coincidenze
I gior­na­li­sti e i poli­ti­ci che in que­sti gior­ni attac­ca­no Myriam Breg­man per la sua denun­cia di ciò che Israe­le sta facen­do, con­cor­da­no su tre pun­ti: a) difen­do­no la poli­ti­ca raz­zi­sta di Israe­le; b) nega­no che si trat­ti di apar­theid; c) eti­chet­ta­no come nazi­sta e anti­se­mi­ta chiun­que denun­ci il regi­me israe­lia­no per quel­lo che è. Gra­zie al pote­re con­fe­ri­to loro dai media main­stream, nascon­do­no e bloc­ca­no qual­sia­si for­ma di dibat­ti­to argo­men­ta­to con pro­ve e ragio­ni. E le denun­ce di B’Tselem, dell’ESCWA, del­le orga­niz­za­zio­ni pale­sti­ne­si per i dirit­ti uma­ni, di Myriam Breg­man e di tan­ti altri? Beh, nien­te, “sono anti­se­mi­ti e nazi­sti, anche igno­ran­ti, se non figli di put­ta­na”. Que­sta gen­te la chia­ma “dife­sa del­la demo­cra­zia, del­la liber­tà e del­la cultura”.


Note

[1] Effet­ti­va­men­te, la pagi­na web dell’ESCWA non con­tie­ne infat­ti più il rap­por­to. Tut­ta­via, esso è repe­ri­bi­le su diver­si altri siti che l’hanno ripre­so e può comun­que esse­re let­to anche qui (N.d.T.).
[2] “UN offi­cial resi­gns over Israel apar­theid report”, AlJa­zee­ra, 17/3/2017 (N.d.T.).