Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Crisi greca, Politica internazionale: Europa

Cosa può offrire il governo Tsipras ai lavoratori della Grecia?

Alexis Tsipras festeggia la vittoria elettorale

Cosa può offrire il governo Tsipras ai lavoratori della Grecia?


Il bilancio ad appena un mese dalla nascita, le prospettive per il popolo greco e la politica dei rivoluzionari

 

Vale­rio Tor­re

 

Lo spot
La sce­na mostra un bam­bi­no che sta gio­can­do con un tre­ni­no elet­tri­co. Il bam­bi­no è visi­bil­men­te con­tra­ria­to per­ché ad ogni cur­va il suo tre­ni­no dera­glia e i vago­ni esco­no dal­le rota­ie. Allo­ra si rivol­ge, chie­den­do­gli di aiu­tar­lo, a un omo­ne gran­de e gros­so che con atteg­gia­men­to affa­bi­le e pro­tet­ti­vo gli mostra in che modo far cor­re­re il con­vo­glio sen­za che dera­gli. Men­tre il tre­ni­no sfrec­cia, sta­bi­le sul­le rota­ie, sven­to­la la ban­die­ra del­la Gre­cia. Il bam­bi­no ora è sod­di­sfat­to e scam­bia un gesto d’intesa tipi­ca­men­te sta­tu­ni­ten­se, il “give me five”, con colui che l’ha aiu­ta­to. Solo a que­sto pun­to venia­mo a sape­re che il bam­bi­no si chia­ma “Ale­xis”.

I pre­pa­ra­ti­vi per il gover­no: una striz­za­ti­na d’occhio ai mili­ta­ri …
Quel­la che abbia­mo appe­na descrit­to è la sce­net­ta di uno spot elet­to­ra­le del par­ti­to gre­co Anel (Ane­xar­ti­toi Elli­nes, cioè Gre­ci Indi­pen­den­ti), la for­ma­zio­ne di destra che alle recen­ti ele­zio­ni ha otte­nu­to il 4,75% dei voti e 13 seg­gi, gra­zie ai qua­li ha for­ma­to una coa­li­zio­ne di gover­no con il par­ti­to di sini­stra Syri­za. L’omone del­la sce­net­ta è il lea­der di Anel in per­so­na, Panos Kam­me­nos, che inter­pre­ta se stes­so nell’atto di aiu­ta­re il bam­bi­no, signi­fi­ca­ti­va­men­te di nome Ale­xis, a tene­re sui bina­ri un tre­no sen­za far­lo dera­glia­re. In soli 35 secon­di, vie­ne rac­con­ta­ta, già pri­ma del­le ele­zio­ni, quel­la che sareb­be poi sta­ta la nasci­ta del gover­no capeg­gia­to da Ale­xis Tsi­pras.

La sim­bo­lo­gia è fin trop­po tra­spa­ren­te: il gio­va­ne lea­der del­la sini­stra gre­ca non è da solo in gra­do di man­te­ne­re sui bina­ri il tra­bal­lan­te Pae­se; ci vuo­le dun­que chi, con prag­ma­ti­smo pater­na­li­sti­co e affi­da­bi­li­tà, con­trap­po­sti all’inesperienza gio­va­ni­le, sap­pia tener fer­ma la bar­ra.
Anel è un par­ti­to del­la destra nazio­na­li­sta gre­ca, nato da una scis­sio­ne da Nea Dimo­kra­tia dell’ex pre­mier Sama­ras. Le sue posi­zio­ni sono con­tro l’austerità impo­sta dall’Europa, ma soprat­tut­to con­tro l’immigrazione e il mul­ti­cul­tu­ra­li­smo, in dife­sa dei valo­ri patriot­ti­ci e di quel­li reli­gio­si del­la chie­sa greco‑ortodossa. Ma, ciò che è impor­tan­te segna­la­re, il suo lea­der, Kam­me­nos, è il garan­te dei mili­ta­ri e rap­pre­sen­ta per Tsi­pras una “poliz­za di assi­cu­ra­zio­ne”[1].
Ecco allo­ra che si spie­ga la rapi­di­tà (meno di un’ora di col­lo­quio) con cui i due han­no stret­to la stra­na allean­za di gover­no: un’alleanza che affon­da le sue radi­ci in una dichia­ra­zio­ne del 6 mag­gio 2012, quan­do, in occa­sio­ne del­le pre­ce­den­ti ele­zio­ni, Kam­me­nos «non esclu­de­va un’al­lean­za con Syri­za nel comu­ne rifiu­to del rigo­re impo­sto da Bru­xel­les»[2].

… alla chie­sa orto­dos­sa …
Ma quel­lo dei mili­ta­ri – baci­no in cui pesca­no a pie­ne mani i neo­na­zi­sti di Alba Dora­ta – non è il solo fron­te rispet­to al qua­le Tsi­pras si è volu­to garan­ti­re tran­quil­li­tà.
In Gre­cia, la chie­sa orto­dos­sa ha un peso socia­le rile­van­tis­si­mo, di cui il pote­re poli­ti­co non può non tene­re con­to. Lo scor­so mese di ago­sto, Tsi­pras si è reca­to sul Mon­te Athos per una visi­ta di due gior­ni alla comu­ni­tà reli­gio­sa inse­dia­ta con ven­ti mona­ste­ri in quel­la regio­ne, cui la Costi­tu­zio­ne gre­ca rico­no­sce una for­ma di auto­go­ver­no[3].
Rice­vu­to con tut­ti gli ono­ri dal con­si­glio del­la comu­ni­tà appo­si­ta­men­te riu­ni­to, il lea­der di Syri­za ha volu­to ras­si­cu­rar­ne i rap­pre­sen­tan­ti pro­met­ten­do pie­no soste­gno alle richie­ste per­ve­nu­te­gli sul tema del regi­me fisca­le del­le pro­prie­tà eccle­sia­sti­che.
Però, que­sto è sta­to solo l’ultimo pas­so di un per­cor­so di gra­dua­le avvi­ci­na­men­to alle gerar­chie orto­dos­se, ini­zia­to nel gen­na­io 2013 in occa­sio­ne di un con­ve­gno orga­niz­za­to dall’Università di Salo­nic­co sul tema “Chie­sa e sini­stra”. Met­ten­do da par­te l’anticlericalismo, Syri­za ha ini­zia­to una sem­pre più stret­ta col­la­bo­ra­zio­ne con la chie­sa gre­ca sui temi socia­li e di bat­ta­glia comu­ne con­tro Alba dora­ta, sfo­cia­ta poi in una ine­di­ta udien­za otte­nu­ta da Tsi­pras nel gen­na­io del 2014 dal patriar­ca di Costan­ti­no­po­li.

… e alla finan­za inter­na­zio­na­le
Tut­ta­via, l’azione di Tsi­pras per accre­di­tar­si come futu­ro pre­mier respon­sa­bi­le e affi­da­bi­le si è svol­ta ad ampio rag­gio anche sul pal­co­sce­ni­co del­la finan­za inter­na­zio­na­le.
Già nel gen­na­io del 2013, il gio­va­ne lea­der gre­co ha ini­zia­to un lun­go tour nel­le capi­ta­li che con­ta­no, dan­do un’immagine di sé ras­si­cu­ran­te e tutt’altro che radi­ca­le. «Spe­ro di aver­vi con­vin­to che non sono peri­co­lo­so come alcu­ni pen­sa­no […]. Chi vuo­le spa­ven­tar­vi vi dirà che se il nostro par­ti­to va al pote­re strap­pe­rà gli accor­di con l’Unione euro­pea e con il FMI, por­te­rà il pae­se fuo­ri dall’eurozona, [ma] il nostro obiet­ti­vo è sal­va­re il Pae­se e tener­lo den­tro l’eurozona»: que­ste era­no le sue dichia­ra­zio­ni rivol­te alla pla­tea di un mee­ting alla Broo­kings Insti­tu­tion di Washing­ton, il più influen­te orga­ni­smo di ana­li­si poli­ti­ca degli Sta­ti Uni­ti[4].
Due mesi dopo, Tsi­pras era alla Lon­don School of Eco­no­mics a tran­quil­liz­za­re l’uditorio garan­ten­do che non era affat­to inten­zio­ne di Syri­za rom­pe­re con l’euro o ripu­dia­re il debi­to[5].
Pas­sa­ti solo pochi mesi, in set­tem­bre, par­te­ci­pan­do al Krei­sky Forum a Vien­na si è pre­mu­ra­to di illu­stra­re alle bor­ghe­sie euro­pee che il suo par­ti­to era con­tra­rio allo sman­tel­la­men­to dell’Ue e che il dise­gno era solo di ripro­get­ta­re l’unione mone­ta­ria sta­bi­liz­zan­do l’eurozona e met­ten­do in cam­po «un Pia­no Mar­shall euro­peo che com­pren­da una vera unio­ne ban­ca­ria, una gestio­ne cen­tra­liz­za­ta del debi­to da par­te del­la Bce e […] una con­fe­ren­za straor­di­na­ria sul debi­to euro­peo di tut­ta la peri­fe­ria. […] il mio par­ti­to, Syri­za, è impe­gna­to a pro­muo­ve­re un pia­no euro­peo per la sal­vez­za dell’eurozona»[6].
Infi­ne, il pel­le­gri­nag­gio di Tsi­pras si è con­clu­so in Ita­lia, dove, nel set­tem­bre del 2014, si è regi­stra­ta la sua pre­sen­za – salu­ta­ta dal­la calo­ro­sa acco­glien­za del gotha del capi­ta­li­smo ita­lia­no – al Forum Ambro­set­ti di Cer­nob­bio (il cena­co­lo del­la gran­de bor­ghe­sia ita­lia­na)[7], in cui ha civet­ta­to con Mario Mon­ti, in un pro­flu­vio di vicen­de­vo­li com­pli­men­ti[8]. Quin­di, solo pochi gior­ni dopo, la visi­ta dal Papa[9].

L’opportunismo e il ten­ta­ti­vo di pugno di fer­ro nel par­ti­to
Come si vede, dun­que, “stu­dian­do da futu­ro pre­mier” Tsi­pras ha adot­ta­to un’accorta real­po­li­tik allo sco­po di pre­pa­ra­re il ter­re­no per l’ascesa al gover­no del suo par­ti­to. Già pri­ma del­la cam­pa­gna elet­to­ra­le, Syri­za si era resa pro­ta­go­ni­sta di una svol­ta in sen­so prag­ma­ti­co con­si­sti­ta nell’abbandono pro­gres­si­vo di tut­ti i pun­ti salien­ti dell’originario pro­gram­ma del par­ti­to in favo­re dell’assunzione del mol­to più mode­ra­to “pro­gram­ma di Salo­nic­co”.
Per com­pren­de­re il sen­so del per­cor­so poli­ti­co di Syri­za occor­re però risa­li­re alle sue ori­gi­ni, cioè al 2002, quan­do si costi­tuì come coa­li­zio­ne elet­to­ra­le la cui prin­ci­pa­le com­po­nen­te era una rot­tu­ra del Par­ti­to comu­ni­sta (Kke), Syna­spi­smos, favo­re­vo­le all’integrazione del­la Gre­cia nell’Unione euro­pea. Con­flui­ro­no nel rag­grup­pa­men­to alcu­ni pic­co­li par­ti­ti del­la sini­stra tro­tski­sta, maoi­sta, anar­chi­ca, eco­lo­gi­sta.
Fu solo nel 2012 che vide la luce il pri­mo, vero pro­gram­ma di Syri­za, che pre­ve­de­va allo­ra – ma con un lin­guag­gio ambi­guo e che pote­va pre­star­si a sva­ria­te let­tu­re, sia “da destra” che “da sini­stra” – la nazionalizzazione/socializzazione del­le ban­che e la loro inte­gra­zio­ne in un siste­ma ban­ca­rio pub­bli­co sot­to con­trol­lo socia­le e ope­ra­io; la nazio­na­liz­za­zio­ne di tut­ti i ser­vi­zi pub­bli­ci di inte­res­se stra­te­gi­co; la sospen­sio­ne del paga­men­to del debi­to con un audit per la veri­fi­ca del­la sua par­te “ille­git­ti­ma”; e, sul ver­san­te del­la poli­ti­ca inter­na­zio­na­le, l’uscita dal­la Nato e l’abolizione del­la coo­pe­ra­zio­ne mili­ta­re con lo Sta­to d’Israele.
Già nel luglio 2013, il con­gres­so che tra­sfor­mò Syri­za da coa­li­zio­ne elet­to­ra­le in par­ti­to, can­cel­lò o modi­fi­cò pro­fon­da­men­te i pun­ti più “spi­go­lo­si” del pro­gram­ma, non già capo­vol­gen­do radi­cal­men­te il mani­fe­sto pro­gram­ma­ti­co del 2012, ma appro­fon­den­do­ne i già ampi pro­fi­li di ambi­gui­tà. D’altro can­to, lo stes­so Tsi­pras, incon­tran­do in occa­sio­ne del suo viag­gio a Washing­ton alcu­ni rap­pre­sen­tan­ti del Dipar­ti­men­to di Sta­to Usa, li ave­va già ras­si­cu­ra­ti sul­la volon­tà del suo par­ti­to di garan­ti­re la per­ma­nen­za del­la Gre­cia nel­la Nato nel caso fos­se anda­to al gover­no[10].
Nel con­gres­so l’ala sini­stra del par­ti­to rac­col­se cir­ca il 30% dei voti, con un con­sen­so fino al 40% su alcu­ni emen­da­men­ti. In que­sto con­te­sto, la mag­gio­ran­za di Syri­za spo­stò il bari­cen­tro del­la discus­sio­ne sul­le que­stio­ni sta­tu­ta­rie ten­tan­do la mano­vra di proi­bi­re l’esistenza del­le ten­den­ze inter­ne. Ma la fer­ma oppo­si­zio­ne su que­sto pun­to, non solo del­le aree che sareb­be­ro sta­te inte­res­sa­te dal­la misu­ra restrit­ti­va, quan­to anche dei set­to­ri di sini­stra del­la stes­sa mag­gio­ran­za di Tsi­pras, por­tò a una solu­zio­ne di com­pro­mes­so con­si­sten­te nel rin­vio dell’esame del­la que­stio­ne. Secon­do la prin­ci­pa­le figu­ra pub­bli­ca del­la com­po­nen­te del­la sini­stra inter­na, Sta­this Kou­ve­la­kis, Tsi­pras era sta­to indot­to a ten­ta­re que­sta mano­vra dal­le pres­sio­ni del­la stam­pa, che pre­me­va affin­ché il par­ti­to potes­se “con­trol­la­re” l’ala dis­si­den­te[11].

Le trat­ta­ti­ve con l’imperialismo
Comun­que, il pro­gram­ma usci­to dal con­gres­so del 2013 è sta­to ulte­rior­men­te “addol­ci­to” per poi tra­sfor­mar­si nel “pro­gram­ma di Salo­nic­co”, espo­sto dal­lo stes­so lea­der alla vigi­lia del­le ele­zio­ni: un pro­gram­ma chia­ra­men­te key­ne­sia­no, le cui pro­mes­se (sul­le qua­li Syri­za ha con­dot­to la cam­pa­gna elet­to­ra­le) par­ti­va­no dal pre­sup­po­sto del­la riso­lu­zio­ne del­la que­stio­ne del debi­to con la Troi­ka nei futu­ri nego­zia­ti con Bru­xel­les. Ma pri­ma di avviar­li dopo aver vin­to la com­pe­ti­zio­ne, Tsi­pras e il suo mini­stro del­le finan­ze Yanis Varou­fa­kis[12] han­no ini­zia­to un pel­le­gri­nag­gio in diver­si Pae­si euro­pei nel ten­ta­ti­vo di “disar­ti­co­la­re” l’alleanza fra le nazio­ni cre­di­tri­ci, cer­can­do di semi­na­re divi­sio­ni tra quel­le più fede­li all’austerità (Ger­ma­nia in testa) e quel­le rite­nu­te meno “orto­dos­se” (Fran­cia e Ita­lia).

Yanis Varou­fa­kis (a destra) con Jeroen Dijs­sel­bloem

Le spe­ran­ze sono però anda­te delu­se. Come in una par­ti­ta a poker, men­tre i due lea­der elle­ni­ci ave­va­no in mano un bluff, gli avver­sa­ri – sia pure reci­tan­do la par­te asse­gna­ta a ognu­no di loro (Ren­zi e Hol­lan­de face­va­no i com­pli­men­ti a Tsi­pras, men­tre la Mer­kel e il suo mini­stro Schäu­ble gli rin­ghia­va­no con­tro) – cala­va­no i pun­ti che con­ta­no dav­ve­ro in una trat­ta­ti­va con i bri­gan­ti impe­ria­li­sti: la minac­cia di sospen­de­re gli aiu­ti. D’altro can­to, la nuo­va lea­der­ship gre­ca non pote­va non sape­re[13] che, quan­do nel 2013 era Com­mis­sa­rio euro­peo per gli affa­ri eco­no­mi­ci e mone­ta­ri, Olli Rehn dichia­rò in una con­fe­ren­za stam­pa che il con­trol­lo euro­peo sul­le finan­ze gre­che non sareb­be ter­mi­na­to con lo spi­ra­re dell’accordo sui pre­sti­ti. In pro­po­si­to, ripor­tan­do la noti­zia, il quo­ti­dia­no gre­co Kathi­me­ri­ni spie­gò bene il sen­so di quel­le dichia­ra­zio­ni: «Se un even­tua­le gover­no Syri­za voles­se por­re in esse­re poli­ti­che key­ne­sia­ne, dovreb­be innan­zi­tut­to con­vin­ce­re tut­ti i suoi part­ner dell’eurozona ad accet­ta­re un cam­bia­men­to dell’attuale qua­dro legi­sla­ti­vo, oppu­re abban­do­na­re la mone­ta comu­ne. In altri ter­mi­ni, se Syri­za ten­tas­se di allon­ta­nar­si dal­la “orto­dos­sia eco­no­mi­ca”, la Gre­cia sareb­be tra­sci­na­ta davan­ti alla Cor­te di giu­sti­zia euro­pea, dovreb­be paga­re del­le san­zio­ni e anche i sus­si­di dell’Ue secon­do l’accordo finan­zia­rio plu­rian­nua­le (2014‑2020) sareb­be­ro sospe­si»[14].

L’esito dei nego­zia­ti
E dun­que, Tsi­pras e Varou­fa­kis si sono avven­tu­ra­ti, con in mano solo una pisto­la gio­cat­to­lo, in scon­si­de­ra­te trat­ta­ti­ve con gli avvol­toi di Bru­xel­les, arma­ti inve­ce di un can­no­ne[15]. Dopo un nego­zia­to di alcu­ni gior­ni, le par­ti han­no tro­va­to un “com­pro­mes­so”, che però per la Gre­cia è sol­tan­to seman­ti­co: il pre­mier gre­co, infat­ti, sta van­tan­do col suo elet­to­ra­to che la Troi­ka è sta­ta espul­sa dal Pae­se elle­ni­co; che si sono otte­nu­ti quat­tro mesi per “poter respi­ra­re” gra­zie ad altri cre­di­ti; che le pri­va­tiz­za­zio­ni sono sta­te fer­ma­te; che i gre­ci han­no ricon­qui­sta­to la loro sovra­ni­tà, dato che potran­no esse­re loro a deci­de­re le misu­re eco­no­mi­che neces­sa­rie.
Le cose, ovvia­men­te, non stan­no affat­to così. Il quo­ti­dia­no la Repub­bli­ca[16] chia­ri­sce subi­to che «i più for­ti, Jeroen Dijs­sel­bloem e la Ger­ma­nia, han­no vin­to otte­nen­do mol­te più cose di quan­te ne han­no con­ces­se», rico­no­scen­do ad Ate­ne solo di poter riven­di­ca­re il ben magro risul­ta­to di «aver aper­to dal bas­so e con­tro la leg­ge dei nume­ri un dibat­ti­to sul­l’Eu­ro­pa desti­na­to a dura­re oltre le deci­sio­ni di que­sti gior­ni». La veri­tà è che, per dare un con­ten­ti­no a Tsi­pras e in omag­gio al com­pro­mes­so lin­gui­sti­co da lui volu­to per sal­va­re la fac­cia di fron­te al suo popo­lo, la Troi­ka non si chia­me­rà più così, ma d’ora in poi, pur con­ti­nuan­do le pro­prie poli­ti­che ver­so la Gre­cia, si chia­me­rà “le Isti­tu­zio­ni”; che i pre­sti­ti per i pros­si­mi quat­tro mesi non sono “nuo­vi”, ma sono l’estensione, non solo dell’accordo sul pre­sti­to, ma dell’originario Memo­ran­dum (che però, sem­pre per gen­ti­le con­ces­sio­ne di Bru­xel­les, non si chia­me­rà più così); che resta­no fer­me le pri­va­tiz­za­zio­ni già deci­se, men­tre il gover­no gre­co si impe­gna a rispet­ta­re il pro­ces­so con­for­me­men­te alla leg­ge per quel­le avvia­te e ad esa­mi­na­re coi part­ner quel­le anco­ra sul­la car­ta, «al fine di miglio­rar­ne i ter­mi­ni»[17]; che i gre­ci potran­no “libe­ra­men­te” sce­glie­re la pro­pria poli­ti­ca eco­no­mi­ca non più di quan­to libe­ra­men­te pos­sa “sce­glie­re” chi si veda pun­ta­ta alla tem­pia una pisto­la. E infat­ti, il gover­no elle­ni­co ha “libe­ra­men­te” fat­to mar­cia indie­tro sul­la pro­mes­sa elet­to­ra­le di ripor­ta­re il sala­rio mini­mo a 751 euro rin­vian­do sine die la sua discus­sio­ne, «pre­via con­sul­ta­zio­ne con le isti­tu­zio­ni euro­pee e inter­na­zio­na­li»; si è impe­gna­to ad avvia­re una mano­vra sull’Iva[18] (adot­tan­do «un lin­guag­gio degno dei fun­zio­na­ri dell’Ocse» celia il quo­ti­dia­no di Con­fin­du­stria Il Sole 24 Ore[19]); si è impe­gna­to a «espan­de­re e svi­lup­pa­re gli attua­li sche­mi di lavo­ro tem­po­ra­neo»[20], garan­ten­do «l’allineamento alla best prac­ti­ce euro­pea attra­ver­so un pro­ces­so di con­sul­ta­zio­ne con i part­ner», e ad appro­va­re una rifor­ma del­le pen­sio­ni sta­bi­len­do «una cor­ri­spon­den­za più stret­ta tra con­tri­bu­ti ver­sa­ti e impor­to dell’assegno pen­sio­ni­sti­co»; si è infi­ne impe­gna­to a «adot­ta­re una spen­ding review in ogni area di spe­sa (ad esem­pio: istru­zio­ne, dife­sa, tra­spor­ti, gover­no loca­le, pre­sta­zio­ni socia­li)» e a «rimuo­ve­re gli osta­co­li alla con­cor­ren­za»[21].
Que­sto pro­gram­ma di “rifor­me” – di cui in un imba­raz­za­tis­si­mo arti­co­lo del­lo spon­sor ita­lia­no del gover­no Tsi­pras (Rifon­da­zio­ne comu­ni­sta) si dice, con invo­lon­ta­ria iro­nia, «non ci pare pro­prio che si trat­ti del­la “resa” di cui par­la­no tut­ti colo­ro che con­fi­da­no che non ven­ga mes­sa in discus­sio­ne la disci­pli­na neo­li­be­ri­sta nell’Unione Euro­pea»[22] – rap­pre­sen­ta, in con­clu­sio­ne, la dimo­stra­zio­ne incon­fu­ta­bi­le di quan­to il rim­bor­so del debi­to sia ormai defi­ni­ti­va­men­te diven­ta­to una con­di­zio­ne fat­ta pro­pria dall’esecutivo gre­co.

Un gover­no di fron­te popo­la­re
Come abbia­mo già scrit­to più sopra, Tsi­pras ha impo­sto l’elezione di Pro­ko­pis Pavlo­pou­los a pre­si­den­te del­la repub­bli­ca. Pavlo­pou­los è un impor­tan­te espo­nen­te del par­ti­to di cen­tro destra Nea Dimo­kra­tia e ha rico­per­to l’incarico di mini­stro degli Inter­ni duran­te il gover­no Kara­man­lis dal 2004 al 2009, pro­prio quan­do la vio­len­ta poli­zia gre­ca ucci­se il gio­va­ne stu­den­te Ale­xan­dros Gri­go­ro­pou­los dan­do luo­go a impo­nen­ti mani­fe­sta­zio­ni di pro­te­sta. Il Cor­rie­re del­la sera, che lo descri­ve come un mas­so­ne ed euro­pei­sta con­vin­to, evi­den­zia come la sua ele­zio­ne sia ser­vi­ta al pre­mier gre­co per «con­trol­la­re le ani­me più estre­me del suo par­ti­to»[23]. Ma in real­tà ha avu­to anche lo sco­po di man­da­re un segna­le di disten­sio­ne all’eurogruppo al fine di favo­ri­re la con­clu­sio­ne del nego­zia­to, che non a caso è poi avve­nu­ta solo due gior­ni dopo[24]. Ma gio­va pure osser­va­re che lo sce­na­rio del­la “coa­bi­ta­zio­ne”, cioè quel­lo in cui un gover­no basa­to su Syri­za può coa­bi­ta­re con un pre­si­den­te di cen­tro­de­stra, è sta­to pro­po­sto pro­prio da Panos Kam­me­nos, l’alleato di gover­no di Tsi­pras, a dimo­stra­zio­ne sia del peso poli­ti­co che un diret­to rap­pre­sen­tan­te di set­to­ri del­la bor­ghe­sia gre­ca nel gover­no “anti‑austerità” ha all’interno dell’esecutivo, e sia del­la fal­la­cia dell’analisi che in pro­po­si­to fa la sini­stra cen­tri­sta inter­na a Syri­za[25]. E dun­que appa­re evi­den­te come, a par­ti­re dall’accordo con Anel, con l’elezione di Pavlo­pou­los si sia deter­mi­na­ta una ricom­po­si­zio­ne del­la destra nel cuo­re del regi­me del­la Gre­cia.
A que­sto pun­to, è neces­sa­rio pro­ce­de­re, sul­la base degli ele­men­ti che sono sul tavo­lo, a una carat­te­riz­za­zio­ne del gover­no Tsi­pras per com­pren­de­re qua­le deve esse­re l’atteggiamento dei rivo­lu­zio­na­ri di fron­te ad esso.
Comin­cia­mo, innan­zi­tut­to, col rite­ne­re che Syri­za, in con­si­de­ra­zio­ne del suo pro­gram­ma rifor­mi­sta, per come l’abbiamo sin­te­ti­ca­men­te descrit­to in pre­ce­den­za, ben può esse­re anno­ve­ra­to tra i par­ti­ti social­de­mo­cra­ti­ci. Il suo è un pro­gram­ma inner­va­to di key­ne­si­smo e che non si pone affat­to l’obiettivo di rom­pe­re col regi­me di domi­na­zio­ne bor­ghe­se, ma tutt’al più di otte­ne­re «miglio­ra­men­ti ammi­ni­stra­ti­vi rea­liz­za­ti sul ter­re­no [dei] rap­por­ti di pro­du­zio­ne [bor­ghe­si], che cioè non cam­bi­no affat­to il rap­por­to tra capi­ta­le e lavo­ro sala­ria­to, ma, nel miglio­re dei casi, dimi­nui­sca­no alla bor­ghe­sia le spe­se del suo domi­nio e sem­pli­fi­chi­no l’assetto del­la sua finan­za sta­ta­le»[26]. In quan­to par­ti­to social­de­mo­cra­ti­co e in rap­pre­sen­tan­za del movi­men­to ope­ra­io e popo­la­re, sull’onda del­la vit­to­ria elet­to­ra­le che le mas­se gli han­no con­se­gna­to ha for­ma­to un gover­no di col­la­bo­ra­zio­ne di clas­se con set­to­ri del­la bor­ghe­sia (inte­gran­do­ne poi altri, come abbia­mo visto, con l’elezione di Pavlo­pou­los): un gover­no nato nel­le urne – con la con­tem­po­ra­nea scon­fit­ta dei par­ti­ti diret­ti rap­pre­sen­tan­ti del­la bor­ghe­sia – come sot­to­pro­dot­to defor­ma­to del­le lot­te del­le mas­se popo­la­ri gre­che di que­sti ulti­mi anni con­tro la colo­niz­za­zio­ne impo­sta dal­la Troi­ka e dai Pae­si impe­ria­li­sti d’Europa, ma che per il suo pro­gram­ma e gli impe­gni che ha assun­to col capi­ta­li­smo non rap­pre­sen­ta e non può rap­pre­sen­ta­re gli inte­res­si del­la clas­se lavo­ra­tri­ce e del­le mas­se popo­la­ri.
Un gover­no, peral­tro, che, dopo aver annun­cia­to a gran voce l’adozione di misu­re per far fron­te alla “emer­gen­za uma­ni­ta­ria” (sala­rio mini­mo a 751 euro, elet­tri­ci­tà gra­tui­ta per 300.000 fami­glie), le ha pre­sto dimen­ti­ca­te: non per­ché con­tra­sta­te dall’imperialismo (come la sini­stra rifor­mi­sta e cen­tri­sta di tut­to il mon­do ha soste­nu­to), ma per­ché sacri­fi­ca­te inve­ce sull’altare del­la nego­zia­zio­ne con­ti­nua e inin­ter­rot­ta con le bor­ghe­sie euro­pee, dato che, nel­la situa­zio­ne del­la Gre­cia, anche misu­re mini­me e insuf­fi­cien­ti come que­ste si scon­tra­no ogget­ti­va­men­te col siste­ma di domi­na­zio­ne impe­ria­li­sta che assog­get­ta il Pae­se e dun­que non sono pra­ti­ca­bi­li sen­za rom­pe­re uni­la­te­ral­men­te gli accor­di con la Troi­ka e ripu­dia­re il debi­to rifiu­tan­do­ne il paga­men­to. Ecco per­ché si trat­ta­va, dun­que, solo di pro­mes­se elet­to­ra­li non diver­se da quel­le mira­bo­lan­ti che fan­no tut­ti i par­ti­ti bor­ghe­si in cam­pa­gna elet­to­ra­le.

La poli­ti­ca dei rivo­lu­zio­na­ri rispet­to al gover­no Tsi­pras
Ma la sini­stra rifor­mi­sta e cen­tri­sta mon­dia­le, ben­ché si trat­tas­se di prov­ve­di­men­ti che sta­va­no solo sul­la car­ta, li ha dife­si affer­man­do che i rap­por­ti di for­za non con­sen­ti­va­no che si avan­zas­se su que­sto ter­re­no. Nel Pro­gram­ma di tran­si­zio­ne, Tro­tsky soste­ne­va che è vero che nel sod­di­sfa­ci­men­to del­le riven­di­ca­zio­ni mini­me dei lavo­ra­to­ri (disoc­cu­pa­zio­ne, caro­vi­ta) si pone un pro­ble­ma di rap­por­ti di for­za, ma è altret­tan­to vero che è un pro­ble­ma «che può esse­re deci­so solo con la lot­ta», attra­ver­so la «siste­ma­ti­ca mobi­li­ta­zio­ne del­le mas­se ai fini del­la rivo­lu­zio­ne pro­le­ta­ria»[27].
Dun­que, a dif­fe­ren­za dei rifor­mi­sti (che difen­do­no incon­di­zio­na­ta­men­te il gover­no bor­ghe­se di fron­te popo­la­re e le sue misu­re) e dei cen­tri­sti (che inve­ce difen­do­no “cri­ti­ca­men­te” quel gover­no e i suoi prov­ve­di­men­ti), i mar­xi­sti rivo­lu­zio­na­ri devo­no spie­ga­re pazien­te­men­te alla clas­se lavo­ra­tri­ce il rea­le carat­te­re capi­ta­li­sta del gover­no che essa sen­te come “pro­prio”, denun­cian­do­lo instan­ca­bil­men­te e impla­ca­bil­men­te come un gover­no bor­ghe­se e con­tro­ri­vo­lu­zio­na­rio, aller­tan­do le mas­se – nono­stan­te le illu­sio­ni che esse nutro­no – a non ripor­re alcu­na fidu­cia in esso e facen­do appel­lo alla con­ti­nua mobi­li­ta­zio­ne per poter cam­bia­re da un ver­san­te di indi­pen­den­za di clas­se i loro desti­ni.

La clas­se ope­ra­ia, gli stu­den­ti, le mas­se popo­la­ri dovran­no dun­que – per­ma­nen­te­men­te mobi­li­ta­te – esi­ge­re da Syri­za la rot­tu­ra con la bor­ghe­sia, la cac­cia­ta dei mini­stri bor­ghe­si, la denun­cia del pat­to che ha por­ta­to all’elezione del pre­si­den­te del­la repub­bli­ca e la sua desti­tu­zio­ne; il bloc­co imme­dia­to del­le pri­va­tiz­za­zio­ni e l’annullamento di quel­le por­ta­te a ter­mi­ne; la denun­cia e l’annullamento di ogni accor­do e trat­ta­to coi cre­di­to­ri inter­na­zio­na­li, ripu­dian­do il debi­to e rifiu­tan­do­ne il paga­men­to; l’uscita dall’euro; la rot­tu­ra con l’Ue e la Nato; l’espropriazione sen­za inden­niz­zo e sot­to con­trol­lo ope­ra­io del­le ban­che e del­le impre­se stra­te­gi­che; l’apertura dei libri con­ta­bi­li e l’abolizione del segre­to com­mer­cia­le; la ricon­ver­sio­ne del­la pro­du­zio­ne nel qua­dro di un pia­no eco­no­mi­co cen­tra­liz­za­to al ser­vi­zio del­le neces­si­tà più pres­san­ti del popo­lo gre­co rela­ti­va­men­te all’alimentazione, alla sani­tà, ai tra­spor­ti, all’ ener­gia, all’abitazione; il mono­po­lio del com­mer­cio este­ro e il con­trol­lo dei flus­si di capi­ta­le con la crea­zio­ne di un’unica ban­ca nazio­na­le posta sot­to il con­trol­lo dei lavo­ra­to­ri; la dis­so­lu­zio­ne del­le for­ze arma­te e di tut­te le squa­dre spe­cia­li che in que­sti anni si sono rese respon­sa­bi­li del­la fero­ce repres­sio­ne del­le giu­ste lot­te dei lavo­ra­to­ri, con l’armamento del popo­lo per la dife­sa del Pae­se dai pos­si­bi­li attac­chi ester­ni e inter­ni, con­si­de­ran­do che i nazi­sti di Alba Dora­ta, oltre ad esse­re la ter­za for­za gre­ca in ter­mi­ni elet­to­ra­li, sono arma­ti e orga­niz­za­ti.
Con­tem­po­ra­nea­men­te, la clas­se lavo­ra­tri­ce e le mas­se popo­la­ri van­no aller­ta­te sul fat­to che il gover­no Tsi­pras, pro­prio per­ché è un gover­no bor­ghe­se, non sarà dispo­sto a difen­de­re i loro inte­res­si, ma, sal­van­do il regi­me esi­sten­te, a tute­la­re quel­li del­la bor­ghe­sia nazio­na­le e del capi­ta­li­smo inter­na­zio­na­le, la cui azio­ne con­giun­ta in tut­ti que­sti anni ha ridot­to il pro­le­ta­ria­to gre­co alla fame e alla mise­ria.
Pro­prio per que­sto, nel vivo del­la loro per­ma­nen­te mobi­li­ta­zio­ne e sol­le­ci­tan­do la soli­da­rie­tà inter­na­zio­na­le con­cre­ta degli altri popo­li d’Europa, i lavo­ra­to­ri dovran­no por­si l’obiettivo dell’urgente costru­zio­ne del loro stru­men­to indi­pen­den­te di lot­ta, cioè un par­ti­to ope­ra­io, rivo­lu­zio­na­rio e socia­li­sta, e, con esso, l’obiettivo di pren­de­re il pote­re per costrui­re il loro pro­prio gover­no, ponen­do le basi per rea­liz­za­re in tut­to il con­ti­nen­te, a par­ti­re pro­prio dal­la Gre­cia, una rivo­lu­zio­ne socia­li­sta che pun­ti all’edificazione di una vera Euro­pa dei lavo­ra­to­ri e dei popo­li, cioè gli Sta­ti Uni­ti socia­li­sti d’Europa[28].

(1° mar­zo 2015)


Note

[1]La Dife­sa a un patrio­ta ecco la mos­sa di Ale­xis per sedur­re i mili­ta­ri”, la Repub­bli­ca, 28/1/2015.
[2] “Chi è Kam­me­nos, la destra allea­ta di Tsi­pras che vuol far paga­re più tas­se agli ebrei”, Il Sole 24 Ore, 28/1/2015. La sini­stra inter­na di Syri­za sem­bra sot­to­va­lu­ta­re il dato di quest’alleanza: con una postu­ra tipi­ca­men­te cen­tri­sta, Anto­nis Nta­va­nel­los, rap­pre­sen­tan­te di quest’area e mem­bro del Coor­di­na­men­to ese­cu­ti­vo del par­ti­to, sostie­ne che è infon­da­ta la pre­oc­cu­pa­zio­ne – espres­sa soprat­tut­to fuo­ri dal­la Gre­cia – cir­ca l’inedita coa­li­zio­ne e cer­ca di smi­nui­re il signi­fi­ca­to poli­ti­co dell’accordo, ponen­do inve­ce l’accento sull’atteggiamento di con­tra­rie­tà al Memo­ran­dum da par­te di Anel e dichia­ran­do che l’intesa col par­ti­to di Kam­me­nos è tut­to som­ma­to «un pro­ble­ma ‘faci­le’ da risol­ve­re se com­pa­ra­to con i pro­ble­mi più impor­tan­ti» che si por­ran­no al neo­na­to gover­no Tsi­pras. Dun­que, per i cen­tri­sti inter­ni di Syri­za l’alleanza di gover­no fra chi dovreb­be rap­pre­sen­ta­re i lavo­ra­to­ri e il popo­lo gre­co e un par­ti­to che inve­ce incar­na gli inte­res­si del­la bor­ghe­sia (o quan­to­me­no di un suo set­to­re) sareb­be una que­stio­ne alla fin fine “secon­da­ria” rispet­to all’azione di gover­no? Vedre­mo poi nel testo che non è così. Ma intan­to pos­sia­mo qui anti­ci­pa­re che la rispo­sta alla doman­da appe­na posta vie­ne già dall’elezione del pre­si­den­te del­la repub­bli­ca: in osse­quio a que­sto “secon­da­rio” pro­ble­ma, Tsi­pras ha for­te­men­te volu­to come capo del­lo Sta­to, e fat­to eleg­ge­re, Pro­ko­pis Pavlo­pou­los, mem­bro di Nea Dimo­kra­tia, carat­te­riz­zan­do il suo ese­cu­ti­vo qua­si come un gover­no di uni­tà nazio­na­le. Ci sof­fer­me­re­mo nel pro­sie­guo dell’articolo su que­sto aspet­to.
[3]Tsi­pras in pel­le­gri­nag­gio dai mona­ci zapa­ti­sti” (12/8/2014).
[4]Mr. Tsi­pras va a Washing­ton (due anni fa)” (27/1/2015).
[5]Ale­xis Tsi­pras entre radi­ca­li­sme et «réa­li­sme»” (22/3/2013).
[6]Ale­xis Tsi­pras at the Krei­sky Forum, Vien­na” (24/9/2013).
[7] La Stam­pa, 7/9/2014.
[8]A Cer­nob­bio va in sce­na la stra­na cop­pia Monti‑Tsipras: uni­ti sì ma con­tro Ren­zi” (7/9/2014); oppu­re, “Tsi­pras va a Cer­nob­bio” (7/9/2014).
[9]Papa Fran­ce­sco rice­ve Ale­xis Tsi­pras” (18/9/2014). Il sito gre­co Eni­kos ha defi­ni­to l’incontro “sto­ri­co”.
[10] V. nota 4.
[11] Aldo Cor­dei­ro Sau­da: “Syri­za: par­ti­do e pro­gra­ma” (6/2/2015).
[12] Varou­fa­kis, in real­tà, non è un mili­tan­te di Syri­za, ma un acca­de­mi­co scel­to da Tsi­pras per l’incarico di mini­stro. Dà voce, indub­bia­men­te, al set­to­re più a destra del par­ti­to. Negli incon­tri nego­zia­li con i com­pas­sa­ti uomi­ni del­la finan­za euro­pea ha volu­to pre­sen­tar­si come un per­so­nag­gio biz­zar­ro nell’atteggiarsi e nel vesti­re (cir­co­stan­za su cui si è mol­to sof­fer­ma­ta la stam­pa bor­ghe­se), allo sco­po di mar­ca­re una dif­fe­ren­za con i suoi inter­lo­cu­to­ri. Dipin­to da mol­ti media qua­si come un “demo­ne mar­xi­sta” è in real­tà, “un vec­chio social­de­mo­cra­ti­co” (così lo descri­ve Anto­nis Nta­va­nel­los nel­le dichia­ra­zio­ni con­te­nu­te nel­la video­con­fe­ren­za cita­ta nel­la pre­ce­den­te nota 3). Lui stes­so si defi­ni­sce “un mar­xi­sta eccen­tri­co” e si ritie­ne inve­sti­to del com­pi­to di “sal­va­re il capi­ta­li­smo da se stes­so”: cosa che, in effet­ti, ha egre­gia­men­te con­tri­bui­to a fare come ha dimo­stra­to l’esito dei nego­zia­ti del­le scor­se set­ti­ma­ne e come ci appre­stia­mo a dire nel testo.
[13] Anche per­ché la doman­da alla con­fe­ren­za stam­pa cui accen­ne­re­mo ora nel testo l’aveva posta Nadia Vala­va­ni, figu­ra di pri­mo pia­no di Syri­za e oggi vice­mi­ni­stro del­le finan­ze.
[14]Gree­ce can choo­se its govern­ment, but not its eco­no­mic poli­cy” (La Gre­cia può sce­glie­re il pro­prio gover­no, non la pro­pria poli­ti­ca eco­no­mi­ca).
[15] Ma Tsi­pras e Varou­fa­kis non si sono limi­ta­ti solo que­sto: sono anda­ti oltre! Per la trat­ta­ti­va sul­la rine­go­zia­zio­ne del debi­to gre­co si sono affi­da­ti a uno dei prin­ci­pa­li “squa­li” del­la finan­za inter­na­zio­na­le, cioè alla ban­ca d’affari sta­tu­ni­ten­se Lazard, respon­sa­bi­le dell’indebitamento di mol­ti Pae­si afri­ca­ni e già inca­ri­ca­ta nel 2012 dal gover­no gre­co allo­ra in cari­ca di pre­sta­re una con­su­len­za al modi­co prez­zo di 25 milio­ni di euro!
[16] “Accor­do sul­la Gre­cia: vin­ci­to­ri e scon­fit­ti” (20/2/2015).
[17] In altre paro­le, sal­va­guar­da­re nell’interesse del capi­ta­li­smo inter­na­zio­na­le l’intero qua­dro del­le pri­va­tiz­za­zio­ni impo­ste dal­la Troi­ka.
[18] Che in cam­pa­gna elet­to­ra­le ave­va riso­lu­ta­men­te esclu­so.
[19] “Il libro dei sogni di Tsi­pras che accan­to­na il pro­gram­ma di Salo­nic­co” (24/2/2015).
[20] I lavo­ra­to­ri pre­ca­ri glie­ne saran­no gra­ti!
[21] Il testo inte­gra­le del docu­men­to di impe­gno del­la Gre­cia si può leg­ge­re qui.
[22]Ulti­mo­ra: da Ate­ne le pro­po­ste che Tsi­pras man­da a Bru­xel­les” (23/2/2015).
[23]Pavlo­pou­los, così Syri­za com­pat­ta il fron­te elle­ni­co” (20/2/2015).
[24] È chia­ro, dun­que, che la scel­ta come pre­si­den­te di una figu­ra di spic­co del­la destra lega­ta al Memo­ran­dum rap­pre­sen­ta un com­pro­mes­so col siste­ma, a livel­lo sia nazio­na­le che inter­na­zio­na­le.
[25] Ne abbia­mo par­la­to nel­la nota 2.
[26] Si trat­ta di quel­lo che Marx defi­ni­va “socia­li­smo bor­ghe­se” (Il Mani­fe­sto del par­ti­to comu­ni­sta, 1996, Edi­to­ri riu­ni­ti, p. 46).
[27] L. Tro­tsky, Pro­gram­ma di tran­si­zio­ne, 2008, Mas­sa­ri edi­to­re, pp. 76 e 78).
[28] «L’avanguardia pro­le­ta­ria d’Europa dirà ai padro­ni di oggi: Per uni­fi­ca­re l’Europa biso­gna anzi­tut­to strap­par­vi il pote­re. Lo fare­mo. Uni­fi­che­re­mo l’Europa. La uni­fi­che­re­mo con­tro il nemi­co e que­sto nemi­co è il mon­do capi­ta­li­sta. Ne fare­mo la piaz­za d’armi gran­dio­sa del socia­li­smo com­bat­ten­te. Ne fare­mo la pie­tra ango­la­re del­la Fede­ra­zio­ne socia­li­sta mon­dia­le”» (L. Tro­tsky, “Il disar­mo e gli Sta­ti Uni­ti d’Europa”.