Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Politica nazionale

Dopo la crisi del No, che fare a sinistra?

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Dopo la crisi del No, che fare a sinistra?

Anto­nel­lo Zec­ca

12 dicem­bre 2016

(pub­bli­ca­to sul sito Anticapitalista.org)

Com’era pre­ve­di­bi­le, la bor­ghe­sia non è rima­sta a mani con­ser­te dopo il sono­ro schiaf­fo­ne rice­vu­to lo scor­so 4 dicem­bre, quan­do una marea di NO ha tra­vol­to il fu gover­no Ren­zi.

Nel momen­to in cui scri­via­mo, Pao­lo Gen­ti­lo­ni, già mini­stro degli este­ri in quel gover­no, è sali­to al Qui­ri­na­le per accet­ta­re il man­da­to esplo­ra­ti­vo del pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca vol­to alla for­ma­zio­ne di una nuo­va com­pa­gi­ne gover­na­ti­va. Sem­bra evi­den­te che l’obiettivo di Mat­ta­rel­la sia quel­lo di man­te­ne­re una con­ti­nui­tà con la pre­ce­den­te espe­rien­za ren­zia­na in gra­do di assi­cu­ra­re una “tran­si­zio­ne ordi­na­ta” a nuo­ve ele­zio­ni poli­ti­che che, nei desi­de­ra­ta del capo del­lo Sta­to, dovreb­be­ro giun­ge­re alla con­clu­sio­ne natu­ra­le del­la legi­sla­tu­ra nel 2018, seb­be­ne pare più rea­li­sti­co che le ele­zio­ni si ter­ran­no dopo il G7 di Taor­mi­na del 26/27 mag­gio pros­si­mi.

Mat­ta­rel­la si sta facen­do garan­te del­la mag­gior sta­bi­li­tà pos­si­bi­le del qua­dro poli­ti­co nel­le nuo­ve con­di­zio­ni, con l’aiuto deter­mi­nan­te del pre­si­den­te eme­ri­to Gior­gio Napo­li­ta­no, auten­ti­co regi­sta di que­sta ope­ra­zio­ne, che pun­ta a ras­si­cu­ra­re la bor­ghe­sia nostra­na e le più pre­oc­cu­pa­te bor­ghe­sie con­ti­nen­ta­li come quel­le tede­sca e fran­ce­se: in un con­te­sto poli­ti­co inter­na­zio­na­le in cui la Fran­cia e la Ger­ma­nia dovran­no affron­ta­re ele­zio­ni impe­gna­ti­ve il pros­si­mo anno, cam­bia­men­ti poli­ti­ci sgra­di­ti nel Bel­pae­se non sono cer­to i ben­ve­nu­ti. Con una cri­si ban­ca­ria anco­ra irri­sol­ta, di cui il MPS è solo la pun­ta dell’iceberg, una cre­sci­ta eco­no­mi­ca a dir poco ane­mi­ca, ele­va­to tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne, defla­zio­ne per­si­sten­te, sala­ri sta­gnan­ti e pre­ca­rie­tà dila­gan­te, non è con­si­glia­bi­le asse­con­da­re chi il 4 dicem­bre ha espres­so un chia­ro atto d’accusa con­tro le poli­ti­che di un gover­no che, al net­to di spa­ra­te pro­pa­gan­di­sti­che anti-tec­no­cra­ti­che poco cre­di­bi­li, è sta­to l’esecutore mate­ria­le di un ten­ta­ti­vo di “moder­niz­za­zio­ne neo­li­be­ri­sta” dell’Italia per con­to del­le clas­si domi­nan­ti nostra­ne ed euro­pee.

Gen­ti­lo­ni avrà sen­za dub­bio il com­pi­to di pro­va­re a dare uno sboc­co accet­ta­bi­le ai man­dan­ti socia­li di que­sta ope­ra­zio­ne, dila­zio­nan­do le ele­zio­ni poli­ti­che e met­ten­do in cam­po una leg­ge elet­to­ra­le che scon­giu­ri il ritor­no a una qual­che for­ma di pro­por­zio­na­le, visto come fumo negli occhi dal­la bor­ghe­sia, che inve­ce ha biso­gno di un asset­to isti­tu­zio­na­le che garan­ti­sca “gover­na­bi­li­tà” e imper­mea­bi­li­tà ad inge­ren­ze di istan­ze socia­li con­tra­rie ai suoi inte­res­si. È però dif­fi­cil­men­te ipo­tiz­za­bi­le che le diver­se for­ze poli­ti­che par­la­men­ta­ri si accor­di­no su un’ipotesi con­di­vi­sa di leg­ge elet­to­ra­le, dal momen­to che gli inte­res­si a bre­ve ter­mi­ne diver­go­no sen­si­bil­men­te e cia­scu­na è impe­gna­ta a pro­muo­ve­re lo sboc­co più favo­re­vo­le ai pro­pri refe­ren­ti socia­li fon­da­men­ta­li e alle pro­prie ambi­zio­ni poli­ti­co-elet­to­ra­li, tut­te comun­que lon­ta­ne dagli inte­res­si del­le clas­si popo­la­ri.

A tal pro­po­si­to, la sen­ten­za del­la Cor­te costi­tu­zio­na­le il 24 Gen­na­io del pros­si­mo anno segne­rà indub­bia­men­te un pas­sag­gio impor­tan­te per gli esi­ti del­la leg­ge elet­to­ra­le, poi­ché è pro­ba­bi­le che dal pro­nun­cia­men­to dell’organismo emer­ga un siste­ma di tipo pro­por­zio­na­le (sarà da veri­fi­ca­re se alcu­ni aspet­ti mag­gio­ri­ta­ri dell’Italicum saran­no comun­que rag­giun­ti ma in modo costi­tu­zio­nal­men­te più accet­ta­bi­le, come ad esem­pio attra­ver­so i col­le­gi uni­no­mi­na­li). A quel pun­to, tenen­do con­to del­le modi­fi­che già ope­ra­te in sen­so pro­por­zio­na­li­sta al cosid­det­to Por­cel­lum dal­la sen­ten­za del­la Cor­te nel Gen­na­io 2014, baste­reb­be poco per armo­niz­za­re la leg­ge del­la Came­ra a quel­la del Sena­to, con il risul­ta­to di un voto con un siste­ma sostan­zial­men­te pro­por­zio­na­le, seb­be­ne pro­ba­bil­men­te non puro.

Una situa­zio­ne di ulte­rio­re incer­tez­za è data dal qua­dro inter­no al Par­ti­to demo­cra­ti­co, dove dal 18 dicem­bre si accen­de­rà for­mal­men­te la resa dei con­ti inter­na con l’avvio del­le pro­ce­du­re con­gres­sua­li, in cui le diver­se com­po­nen­ti ingag­ge­ran­no bat­ta­glia per il con­trol­lo del par­ti­to. La stes­sa scel­ta di Ren­zi di non dimet­ter­si dall’incarico di segre­ta­rio è indi­ca­ti­va dell’intenzione di que­sti di asse­ri­re il suo con­trol­lo e pro­por­si come can­di­da­to alle pros­si­me ele­zio­ni (che non vor­reb­be cada­no trop­po tar­di) for­te di una nuo­va inve­sti­tu­ra. Dall’esito di que­sto scon­tro dipen­de­ran­no anche in par­te gli esi­ti del­la discus­sio­ne par­la­men­ta­re sul­la nuo­va leg­ge elet­to­ra­le e sul­la con­fi­gu­ra­zio­ne del qua­dro poli­ti­co, giac­ché non è da esclu­de­re che una nuo­va vit­to­ria (o scon­fit­ta) del “ducet­to di Rigna­no” pos­sa cau­sa­re rot­tu­re e ride­fi­ni­zio­ni anche orga­niz­za­ti­ve, che andreb­be­ro poten­zial­men­te a intrec­ciar­si con i tra­va­gli del­la cosid­det­ta “sini­stra radi­ca­le”, dal­la neo­na­ta SI al PRC.

Cos’ha tut­to que­sto a che vede­re con le chan­ces che la nuo­va fase offre allo svi­lup­po di una poli­ti­ca radi­cal­men­te anti­ca­pi­ta­li­sta e di clas­se in que­sto Pae­se?

Mol­to, se par­tia­mo dal­la con­sta­ta­zio­ne che il qua­dro poli­ti­co in for­ma­zio­ne è lun­gi dall’essere sta­bi­le, sarà attra­ver­sa­to da nume­ro­se con­trad­di­zio­ni (non ulti­ma quel­la tra la neces­si­tà per le clas­si domi­nan­ti di una leg­ge elet­to­ra­le iper­mag­gio­ri­ta­ria e lo sce­na­rio con­cre­to pro­por­zio­na­li­sta che potreb­be rea­li­sti­ca­men­te veri­fi­car­si), e sog­get­to alle for­ti aspet­ta­ti­ve del­le clas­si popo­la­ri, apren­do pos­si­bil­men­te spa­zi di inter­ven­to del­le sog­get­ti­vi­tà che ope­ra­no su un ter­re­no di clas­se.

Ma andia­mo con ordi­ne.

I flus­si elet­to­ra­li del No al refe­ren­dum costi­tu­zio­na­le ne dimo­stra­no chia­ra­men­te il carat­te­re di clas­se: il No stra­vin­ce, con pun­te anche supe­rio­ri al 70%, tra i gio­va­ni com­pre­si tra un’età di 18 e 34 anni, tra i disoc­cu­pa­ti e tra i sog­get­ti con un red­di­to medio infe­rio­re ai 16.000 euro annui, con una pro­por­zio­ne schiac­cian­te al Sud del pae­se ma in modo sostan­zial­men­te omo­ge­neo sull’intero ter­ri­to­rio nazio­na­le (vedi l’elaborazione de Il Sole 24 Ore). Anche i dati del­le sin­go­le cit­tà con­fer­ma­no la ten­den­za nazio­na­le, lad­do­ve nei quar­tie­ri popo­la­ri il No pre­va­le net­ta­men­te in con­tra­sto con il voto nei quar­tie­ri agia­ti e bor­ghe­si.

In gene­ra­le, l’esito del voto foto­gra­fa una real­tà che pote­va esse­re igno­ta solo a colo­ro che non rie­sco­no più ad ave­re il pol­so del­la socie­tà e degli umo­ri che si agi­ta­no nel­la mag­gio­ran­za socia­le. Se si intrec­cia­no que­sti dati, emer­ge sen­za ombra di dub­bio che il voto refe­ren­da­rio ha assun­to una for­te con­no­ta­zio­ne poli­ti­ca, oltre il con­te­nu­to del que­si­to sot­to­po­sto a refe­ren­dum, con il riget­to del­le poli­ti­che del gover­no Ren­zi nel suo com­ples­so.

Jobs Act, Buo­na Scuo­la, Sbloc­ca Ita­lia, Leg­ge Madia (poi boc­cia­ta par­zial­men­te dal­la Con­sul­ta), sono sta­ti tra i prov­ve­di­men­ti più impo­po­la­ri che han­no sen­si­bil­men­te peg­gio­ra­to le con­di­zio­ni di vita e di lavo­ro di lar­ghe mas­se nel pae­se, soprat­tut­to di lavo­ra­to­ri e lavo­ra­tri­ci gio­va­ni, in un qua­dro di attac­co gene­ra­le all’intero mon­do del lavo­ro. La reto­ri­ca gover­na­ti­va, soste­nu­ta da un bom­bar­da­men­to media­ti­co sen­za pre­ce­den­ti, si è infran­ta sul muro del­la real­tà vis­su­ta da milio­ni di per­so­ne, che han­no dimo­stra­to un istin­to di clas­se cri­stal­li­no. Allo stes­so modo, il Sì ha espres­so pla­sti­ca­men­te la pre­va­len­za di inte­res­si con­trap­po­sti, e i dati elet­to­ra­li e la cam­pa­gna for­sen­na­ta con­dot­ta da padro­ni e padron­ci­ni, isti­tu­zio­ni finan­zia­rie nazio­na­li e inter­na­zio­na­li, stan­no lì a dimo­strar­lo.

Se que­sta è la carat­te­ri­sti­ca prin­ci­pa­le del No refe­ren­da­rio, che con­fer­ma peral­tro l’intuizione di chi ha con­tri­bui­to alla cam­pa­gna per il “No socia­le”, nes­sun par­ti­to dell’arco par­la­men­ta­re può legit­ti­ma­men­te attri­buir­si la pater­ni­tà del voto poi­ché le moti­va­zio­ni fon­da­men­ta­li del­la scel­ta del­la mag­gio­ran­za degli elet­to­ri e degli elet­tri­ci appar­te­nen­ti alle clas­si popo­la­ri, ben­ché sia­no in par­te sovrap­po­ni­bi­li con quel­la del­la Lega e dei 5 Stel­le nel rifiu­to del gover­no Ren­zi, han­no espres­so tut­ta­via una dina­mi­ca poli­ti­ca poten­zia­le che ecce­de lar­ga­men­te le indi­ca­zio­ni di que­ste for­ze e che, come abbia­mo visto, affon­da le radi­ci nel­la con­di­zio­ne di gra­ve cri­si socia­le vis­su­ta da que­sti set­to­ri mag­gio­ri­ta­ri del­la socie­tà.

Ciò costi­tui­sce sen­za dub­bio il fon­da­men­to non solo di una ripre­sa del­le lot­te e dei con­flit­ti, ma anche di un rilan­cio dell’azione di sog­get­ti­vi­tà di clas­se che pos­so­no legit­ti­ma­men­te ambi­re a costrui­re in pro­spet­ti­va un’opzione poli­ti­ca in gra­do di con­ten­de­re lo spa­zio che si sta apren­do a for­ze che, come i 5 Stel­le, sono al momen­to di gran lun­ga più attrez­za­te a rac­co­glie­re la doman­da (e, ben inte­so, solo la doman­da) di oppo­si­zio­ne allo sta­to di cose esi­sten­ti e di poli­ti­ca alter­na­ti­va che pro­vie­ne dai set­to­ri sfrut­ta­ti e oppres­si del­la socie­tà. Occor­re­ran­no pre­su­mi­bil­men­te tem­pi lun­ghi per risa­li­re la chi­na di una fram­men­ta­zio­ne, disper­sio­ne, limi­ta­ta capa­ci­tà di inci­den­za nel rea­le, frut­to del­la scon­fit­ta del movi­men­to ope­ra­io e del­la prov­vi­so­ria vit­to­ria del suo anta­go­ni­sta sto­ri­co, ma è impor­tan­te attrez­zar­si per sfrut­ta­re l’occasione che la situa­zio­ne post-refe­ren­da­ria offre.

È del tut­to evi­den­te che il nuo­vo sce­na­rio neces­si­ti di un sal­to di qua­li­tà di quel­la che per inten­der­ci defi­nia­mo sini­stra di clas­se, in pri­mo luo­go sul pia­no meto­do­lo­gi­co e di rela­zio­ne.

La gra­vi­tà del­la situa­zio­ne impo­ne di por­re un ter­mi­ne a moda­li­tà non più ade­gua­te ad affron­ta­re posi­ti­va­men­te le sfi­de che incom­bo­no, sem­mai lo sia­no sta­te: aggre­ga­zio­ne di ceti poli­ti­ci resi­dua­li, solu­zio­ni impo­ste dall’alto e tra­ghet­ta­te sui ter­ri­to­ri, sostan­zia­le estra­nei­tà alle espe­rien­ze rea­li di scon­tro socia­le e di clas­se, ricer­ca a pre­scin­de­re di uno scran­no nel­le isti­tu­zio­ni capi­ta­li­ste come uni­ca cer­ti­fi­ca­zio­ne di esi­sten­za in vita. Tut­te tare che pun­tual­men­te si ripre­sen­ta­no ogni qual­vol­ta si sen­ta il pro­fu­mo di ele­zio­ni incom­ben­ti.

Per dir­la con le paro­le di Anto­nio Mosca­to«Non di uni­tà indi­scri­mi­na­ta di tut­ti c’è biso­gno, ma di un’unità basa­ta su espe­rien­ze di lot­ta e di resi­sten­za, che esclu­da chiun­que con­ti­nua a impe­go­lar­si nel­le isti­tu­zio­ni par­te­ci­pan­do ad allean­ze inter­clas­si­ste sen­za prin­ci­pi, gesten­do alla meno peg­gio l’esistente». Ed è quin­di la con­di­vi­sio­ne di pra­ti­che e obiet­ti­vi il pri­mo cri­te­rio in base al qua­le pro­por­re un’unità più lar­ga di tut­te quel­le for­ze che inten­da­no oppor­si al neo­li­be­ri­smo, al capi­ta­li­smo e al ven­to di destra che sof­fia poten­te in Ita­lia e in Euro­pa.

Fun­zio­na­le alla pos­si­bi­li­tà di que­sta uni­tà è la capa­ci­tà di met­te­re in pie­di un vero e pro­prio net­work di mili­tan­ti dif­fu­so, arti­co­la­to e plu­ra­le che sia in gra­do di rico­strui­re luo­ghi con­di­vi­si in cui con­dur­re una discus­sio­ne per­ma­nen­te vol­ta alla pra­ti­ca di espe­rien­ze comu­ni di resi­sten­za alle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste, a par­ti­re dal pia­no ver­ten­zia­le. Esi­zia­le a que­sta pro­spet­ti­va sareb­be la ripro­po­si­zio­ne di moda­li­tà di rela­zio­ne che più di una vol­ta han­no favo­ri­to la rot­tu­ra e la disgre­ga­zio­ne di espe­rien­ze che pure ave­va­no poten­zia­li­tà impor­tan­ti, impe­den­do di valo­riz­za­re a posi­ti­vo le dif­fe­ren­ze: inu­ti­li diplo­ma­zie inter­grup­po, scar­sa tra­spa­ren­za nel­le inten­zio­ni di ciascun@, opa­ci­tà del­le diver­gen­ze, pra­ti­che buro­cra­ti­che e mani­po­la­to­rie.

Ma c’è anche biso­gno di un sal­to di qua­li­tà poli­ti­co. È prio­ri­ta­rio ripar­ti­re dai con­te­nu­ti e non da impro­ba­bi­li con­te­ni­to­ri. In real­tà, il refe­ren­dum del 4 dicem­bre ha già dato indi­ca­zio­ni impor­tan­ti in tal sen­so: il chia­ro riget­to nei con­fron­ti del­le poli­ti­che socia­li ed eco­no­mi­che del gover­no Ren­zi ha espres­so un cam­po di for­za che offre tut­ti gli ele­men­ti per rimet­te­re a tema un pro­gram­ma poli­ti­co di fase che affon­di le radi­ci nei biso­gni nega­ti di milio­ni di per­so­ne in que­sto pae­se, le qua­li han­no gri­da­to a gran voce la voglia di una poli­ti­ca radi­cal­men­te diver­sa, che real­men­te miglio­ri le loro con­di­zio­ni di vita e di lavo­ro.

La sini­stra di clas­se ha l’opportunità di dare for­ma a que­sto mes­sag­gio, con­vo­glian­do le ener­gie espres­se il 4 Dicem­bre ver­so obiet­ti­vi chia­ri e com­pren­si­bi­li, in gra­do di sti­mo­la­re l’entusiasmo, la par­te­ci­pa­zio­ne e l’autorganizzazione in pri­ma per­so­na dei sog­get­ti sfrut­ta­ti e oppres­si:

  • abo­li­zio­ne di tut­te le leg­gi anti­po­po­la­ri del gover­no Ren­zi e dei gover­ni pre­ce­den­ti
  • for­ti inve­sti­men­ti per il rilan­cio del­la scuo­la e del­la sani­tà pub­bli­ca
  • ripu­dio del debi­to ille­git­ti­mo
  • ripri­sti­no di una tas­sa­zio­ne for­te­men­te pro­gres­si­va in cui chi ha di più paga di più
  • ripri­sti­no ed esten­sio­ne del­lo Sta­tu­to dei Lavo­ra­to­ri anche alle pic­co­le impre­se
  • pia­no gene­ra­le pub­bli­co del lavo­ro, garan­zia di red­di­to ai disoc­cu­pa­ti e alle disoc­cu­pa­te
  • ridu­zio­ne dell’orario di lavo­ro a pari­tà di salario/stipendio e redi­stri­bu­zio­ne del lavo­ro esi­sten­te
  • rigo­ro­sa appli­ca­zio­ne dei prin­ci­pi di pari­tà sala­ria­le tra le don­ne lavo­ra­tri­ci e gli uomi­ni
  • ridu­zio­ne del­le spe­se mili­ta­ri e patri­mo­nia­le sul­le gran­di ric­chez­ze
  • garan­zia dei dirit­ti di orga­niz­za­zio­ne sin­da­ca­le nei luo­ghi di lavo­ro
  • fine del­le gran­di ope­re dan­no­se per l’ambiente e costo­se
  • pic­co­le ope­re infra­strut­tu­ra­li dif­fu­se a pro­te­zio­ne dell’assetto idro­geo­lo­gi­co del ter­ri­to­rio pia­no orga­ni­co per il poten­zia­men­to del tra­spor­to pub­bli­co, in par­ti­co­la­re su rota­ia
  • nazio­na­liz­za­zio­ne sen­za inden­niz­zo del­le impre­se che inqui­na­no, che licen­zia­no e delo­ca­liz­za­no
  • crea­zio­ne di una ban­ca pub­bli­ca nazio­na­le

Natu­ral­men­te è solo un esem­pio di pro­gram­ma pos­si­bi­le, che ten­ga insie­me le neces­si­tà e le aspi­ra­zio­ni imme­dia­te di lar­ghe mas­se con il pro­get­to di una socie­tà alter­na­ti­va al capi­ta­li­smo. Un pro­gram­ma non è sem­pli­ce­men­te una decla­ma­zio­ne astrat­ta di prin­ci­pi e obiet­ti­vi: è la media­zio­ne poli­ti­ca del­le istan­ze di tra­sfor­ma­zio­ne, una “ban­die­ra pian­ta­ta nel­la testa del­la gen­te”, per dir­la con il vec­chio Engels.

Il pun­to vero è rico­min­cia­re a discu­te­re col­let­ti­va­men­te di un pro­gram­ma ade­gua­to al momen­to sto­ri­co che stia­mo viven­do e capi­re qua­le sia il vei­co­lo orga­niz­za­ti­vo più uti­le a dar­gli cor­po e sostan­za, qua­le stru­men­to pro­spet­tia­mo a medio ter­mi­ne per rico­strui­re una capa­ci­tà poli­ti­ca offen­si­va nel vivo del­lo scon­tro socia­le, di clas­se e sin­da­ca­le, che deve con­ti­nua­re ad ave­re un posto cen­tra­le (a tal pro­po­si­to, un otti­mo ter­re­no di spe­ri­men­ta­zio­ne è il soste­gno sen­za se e sen­za ma alla cam­pa­gna per il No all’accordo dei metal­mec­ca­ni­ci sot­to­scrit­to da Fiom, Fim e Uilm).

Se si con­ti­nua a con­ce­pi­re che l’unione e l’estensione del­le lot­te metro­po­li­ta­ne, per il lavo­ro, per il red­di­to, per ser­vi­zi pub­bli­ci di qua­li­tà, gra­tui­ti ed uni­ver­sa­li, per il dirit­to all’abitare, per l’ambiente e i dirit­ti del­le don­ne, avven­ga­no spon­ta­nea­men­te, mec­ca­ni­ca­men­te per aggre­ga­zio­ni suc­ces­si­ve o con la par­te­ci­pa­zio­ne reci­pro­ca dei e del­le lea­der di que­ste lot­te alle diver­se assem­blee, non si coglie il pun­to che la costru­zio­ne di un qual­sia­si bloc­co socia­le avvie­ne per via essen­zial­men­te poli­ti­ca. È l’attività poli­ti­ca che, tra­mi­te le paro­le d’ordine, strut­tu­ra la rela­zio­ne tra le doman­de socia­li del­le clas­si subal­ter­ne e la poli­ti­ca stes­sa.

Nel rifiu­to sia dell’ “auto­no­mia del poli­ti­co” che dell’ “auto­no­mia del socia­le” c’è lo spa­zio del­la rela­zio­ne dia­let­ti­ca di una effi­ca­ce poli­ti­ca dei sog­get­ti socia­li sfrut­ta­ti e oppres­si.

È solo da que­ste pre­mes­se che ha sen­so affron­ta­re il pro­ble­ma elet­to­ra­le, che è ele­men­to del­la poli­ti­ca gene­ra­le del­le clas­si subal­ter­ne, per chi si pon­ga in una pro­spet­ti­va anti­ca­pi­ta­li­sta.

Si dice che la poli­ti­ca abor­re il vuo­to.

Rea­li­sti­ca­men­te la sini­stra di clas­se e i movi­men­ti socia­li in sen­so lato sono al momen­to inca­pa­ci di riem­pir­lo, e non è da esclu­de­re che le clas­si lavo­ra­tri­ci dovran­no fare espe­rien­za e met­te­re a veri­fi­ca altre opzio­ni poli­ti­che, il cui pro­gram­ma è al fon­do espres­sio­ne degli inte­res­si di dif­fe­ren­ti clas­si socia­li. Ma occor­re pre­pa­rar­si e far­si tro­va­re pron­ti con­ti­nuan­do a costrui­re ade­gua­te capa­ci­tà di orga­niz­za­zio­ne e di inter­ven­to nel­le lot­te di clas­se, nel movi­men­to ambien­ta­li­sta e in quel­lo fem­mi­ni­sta.

Se non comin­cia­mo a far­lo ora, quan­do i nodi ver­ran­no al pet­ti­ne e le con­trad­di­zio­ni saran­no inge­sti­bi­li per chi sta in alto, sarà già trop­po tar­di.