Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Politica nazionale

Per i lavoratori e le lavoratrici non c’è nessuna fiducia da riporre nello squallido teatrino elettorale del 25 settembre

Per i lavoratori e le lavoratrici non c’è nessuna fiducia da riporre nello squallido teatrino elettorale del 25 settembre


Assal­to al cielo

Pro­spet­ti­va operaia

 

La “cri­si tota­le” del “siste­ma Ita­lia” non cono­sce, e non potreb­be cono­sce­re, solu­zio­ne di con­ti­nui­tà, essen­do figlia del­la cri­si di regi­me del siste­ma capi­ta­li­sta a livel­lo glo­ba­le. Ben­ché non esi­sta nel mon­do comun­que un solo pae­se non pre­ci­pi­ta­to da anni nel vor­ti­ce di una cri­si strut­tu­ra­le che par­te dall’economia e arri­va all’ambiente, alla salu­te, alle que­stio­ni socia­li, alla guer­ra, tra di essi l’Italia rap­pre­sen­ta un caso di par­ti­co­la­re appro­fon­di­men­to del­la stes­sa. Il rifles­so sul pia­no poli­ti­co di tut­to ciò è lo sgre­to­la­men­to del gover­no di uni­tà nazio­na­le “dei miglio­ri” e, anche se a sini­stra non tut­ti se ne accor­go­no, una chia­ma­ta alle urne cari­ca di pani­co e disperazione.

Vie­ne giù tutto
Il dato da cui par­ti­re non può che esse­re quel­lo del­lo spa­ven­to­so debi­to pub­bli­co del nostro pae­se, tra i pri­mi nel­la clas­si­fi­ca mon­dia­le con un debi­to che cor­ri­spon­de a cir­ca il 160% del Pil (in cifre cir­ca 2.800 miliar­di di euro).

Con un tas­so d’inflazione oggi al 8,4% e una pre­vi­sio­ne di rag­giun­gi­men­to pre­sto del­la dop­pia cifra, l’incubo stag­fla­zio­ne è sem­pre più rea­le secon­do le voci più accre­di­ta­te del mon­do eco­no­mi­co nel cam­po del­la stes­sa bor­ghe­sia capi­ta­li­sta. A cau­sa di tale tas­so d’inflazione l’Ocse ha cal­co­la­to tra l’altro un’ulteriore ero­sio­ne del 3% sui già mise­ri sala­ri ita­lia­ni solo per l’anno in cor­so. Sem­pre restan­do sugli attua­li dati Ocse (giu­gno 2022) ad una media del tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne euro­peo del 4,9% cor­ri­spon­de un dato ita­lia­no del 7,9%, con quel­la gio­va­ni­le al 23,1% secon­do l’Istat rispet­to alla media Ue del 13,6%. Sem­pre tenen­do in con­si­de­ra­zio­ne anche che il nostro, come la qua­si tota­li­tà degli altri pae­si, è uno Sta­to in peren­ne emer­gen­za sani­ta­ria (tra quel­li con più mor­ti per Covid in Euro­pa, oltre 175.000), il resto del qua­dro cata­stro­fi­co è dato dal caro­vi­ta fuo­ri con­trol­lo e dal­la cri­si ener­ge­ti­ca, dovu­ti alla guer­ra in Ucrai­na a cui l’Italia par­te­ci­pa pie­na­men­te a suon di san­zio­ni eco­no­mi­che e spe­se mili­ta­ri, nell’alveo del soste­gno alla Nato e all’imperialismo occi­den­ta­le di cui fa par­te. Il pan­ni­cel­lo cal­do dei 209 miliar­di di euro dall’Unione Euro­pea, all’interno del pia­no Next Gene­ra­tion EU, non farà altro che dare un po’ di inu­ti­le ossi­ge­no nell’immediato per aumen­ta­re ulte­rior­men­te l’indebitamento pub­bli­co nazio­na­le. E que­sto i poli­ti­can­ti bor­ghe­si lo san­no bene.

Arri­va la destra, non il fasci­smo (per ora)
Ormai ci si atten­de la vit­to­ria, vedre­mo quan­to net­ta, del­la coa­li­zio­ne di cen­tro­de­stra, un cen­tro­de­stra a gui­da Fra­tel­li d’Italia con un ruo­lo da com­pri­ma­rio del­la Lega e pres­so­ché nul­lo di For­za Ita­lia e demo­cri­stia­ni vari (rac­chiu­si nel­la sigla Noi Mode­ra­ti). Ciò ha fat­to gri­da­re all’allarme fasci­sta tan­te ani­me can­di­de del­la sinistra.
Gior­gia Melo­ni, lea­der di FdI, dovreb­be quin­di diven­ta­re il pros­si­mo capo del gover­no. Il con­di­zio­na­le è dovu­to al fat­to che alla stes­sa Melo­ni que­sta even­tua­li­tà, sban­die­ra­ta ai quat­tro ven­ti con la sua soli­ta foga duran­te l’anno di for­ma­le oppo­si­zio­ne al gover­no di uni­tà nazio­na­le, sem­bra far tre­ma­re i pol­si, e con la situa­zio­ne dell’Italia, solo som­ma­ria­men­te sopra descrit­ta, ne ha ben don­de. Tut­ta la clas­se poli­ti­ca ita­lia­na sa che l’unica cosa cer­ta nell’immediato futu­ro del pae­se è l’instabilità, poli­ti­ca, eco­no­mi­ca, socia­le. Così sono tra­pe­la­te diver­se voci riguar­dan­ti solu­zio­ni per de-respon­sa­bi­liz­za­re la pre­si­den­tes­sa di FdI nel suo futu­ro gover­no, come quel­la che vedreb­be alla gui­da del gover­no un suo luo­go­te­nen­te, ma rite­nu­to figu­ra più auto­re­vo­le e affi­da­bi­le da par­te di Bru­xel­les e Washing­ton, come Gui­do Cro­set­to, l’imprenditore con l’elmetto pre­si­den­te del­la “Fede­ra­zio­ne Azien­de Ita­lia­ne per l’Aerospazio, la Dife­sa e la Sicu­rez­za” (Aiad) di Con­fin­du­stria. È pro­ba­bi­le però che sarà impos­si­bi­le per Melo­ni fug­gi­re dall’incarico per cui ha tan­to sbrai­ta­to, ma è ancor più pro­ba­bi­le che si cir­con­de­rà di mini­stri “tec­ni­ci” (quel­li che dall’opposizione denun­cia­va come usur­pa­to­ri del­la poli­ti­ca) e di con­si­glie­ri di fidu­cia del gran­de capi­ta­le, a par­ti­re pro­prio da … Mario Dra­ghi. Quel­lo che era il suo prin­ci­pa­le ber­sa­glio è diven­ta­to infat­ti nel giro di qual­che set­ti­ma­na un fida­to pun­to di rife­ri­men­to “poli­ti­co”. Melo­ni ha garan­ti­to che con il suo gover­no non ci sarà alcu­no “sco­sta­men­to dal pareg­gio di bilan­cio” (auto­riz­za­zio­ne che il Gover­no chie­de al Par­la­men­to per poter aumen­ta­re il defi­cit del­lo Sta­to rispet­to a quan­to pre­vi­sto nei docu­men­ti di finan­za pub­bli­ca già appro­va­ti da Came­ra e Sena­to), tan­to invi­so a Dra­ghi e ai suoi lac­chè, per far fron­te (ideal­men­te) all’emergenza eco­no­mi­ca. Tra i tan­ti vol­ta­fac­cia citia­mo, a mo’ di esem­pio, giu­sto quel­lo rela­ti­vo alla que­stio­ne del­la nave rigas­si­fi­ca­tri­ce di Piom­bi­no, essen­zia­le allo stoc­cag­gio del gas afri­ca­no e ame­ri­ca­no dopo le con­tro­mi­su­re alle san­zio­ni eco­no­mi­che del­la Ue pre­se da Mosca in ter­mi­ni di for­ni­tu­re, e con­tro la qua­le fa le bar­ri­ca­te addi­rit­tu­ra un suo sin­da­co: “gli impian­ti van­no fat­ti, se non ci sono alter­na­ti­ve per me l’approvvigionamento è la prio­ri­tà” ha dichia­ra­to Gior­gia. Anche in Euro­pa Melo­ni è pre­si­den­te di un grup­po, i “con­ser­va­to­ri e rifor­mi­sti euro­pei” che è dia­lo­gan­te col Ppe e non con le destre sovra­ni­ste. A tut­to ciò si aggiun­ga che la clas­se diri­gen­te di FdI ha a più ripre­se dichia­ra­to e ha mes­so per iscrit­to in una clau­so­la pro­gram­ma­ti­ca del cen­tro­de­stra che l’Italia è sal­da­men­te posi­zio­na­ta “dal­la par­te dell’Europa, dell’Alleanza Atlan­ti­ca e dell’Occidente”. Ci sem­bra un pro­fi­lo un po’ lon­ta­no da quel­lo di peri­co­lo­si fasci­sti pron­ti a mar­cia­re su Roma, met­te­re sot­to il pro­prio con­trol­lo stam­pa e mass media, ren­de­re ille­ga­li par­ti­ti e sin­da­ca­ti, svuo­ta­re il ruo­lo del par­la­men­to (più di quan­to già lo sia), ecc. Del resto si trat­ta del pro­fi­lo di poli­ti­can­ti di pro­fes­sio­ne di lun­go cor­so ed ex-mini­stri, al con­tra­rio del loro auto­pro­cla­mar­si estra­nei ai salot­ti, si trat­ta del pro­fi­lo di chi, Melo­ni in pri­mis, ha soste­nu­to il gover­no di uni­tà nazio­na­le di Mario Mon­ti, al con­tra­rio di quan­to affer­ma­no i media a pro­po­si­to di una pre­sun­ta coe­ren­za poli­ti­ca. Solo una let­tu­ra super­fi­cia­le, per usa­re un eufe­mi­smo, del feno­me­no Melo­ni può far par­la­re a sini­stra di arri­vo imme­dia­to del fascismo.
Un po’ la stes­sa cosa suc­ces­sa qual­che anno fa col feno­me­no Sal­vi­ni. Quan­do nel 2019 la sua Lega con­qui­sta­va il 34% alle ele­zio­ni euro­pee, tut­te le sini­stre, da quel­la rifor­mi­sta a quel­la di movi­men­to, da quel­la sin­da­ca­le a quel­la di clas­se (com­pre­sa la qua­si tota­li­tà del sedi­cen­te tro­tski­smo ita­lia­no), urla­va­no al peri­co­lo del­la rea­zio­ne alle por­te, di un fasci­smo in sal­sa ver­de inar­re­sta­bi­le, inca­pa­ci di rico­no­sce­re le con­trad­di­zio­ni di quel momen­ta­neo suc­ces­so del­la Lega, un par­ti­to con i pie­di ben pian­ta­ti nel­la media bor­ghe­sia (vera clas­se da essa rap­pre­sen­ta­ta fin dal­la sua nasci­ta) di quel nord pro­dut­ti­vo che vive di espor­ta­zio­ni prin­ci­pal­men­te sul mer­ca­to euro­peo (altro che par­ti­to anti-Ue sban­die­ra­to nel­le cam­pa­gne elet­to­ra­li), par­ti­to che infat­ti, tra un moji­to e un bal­let­to al Papee­te, sareb­be anda­to a sbat­te­re poche set­ti­ma­ne dopo, sep­pel­len­do l’esperienza del gover­no popu­li­sta giallo‑verde. La man­can­za di un’analisi mate­ria­le del­la cri­si eco­no­mi­ca, poli­ti­ca e socia­le, in favo­re di approc­ci impres­sio­ni­sti non ha per­mes­so di rico­no­sce­re i limi­ti dell’ascesa del­la Lega (come dei 5Stelle) e si è par­la­to, anche lì di arri­vo del fasci­smo per alcu­ni sì ver­go­gno­si, sì aber­ran­ti, respin­gi­men­ti di migran­ti che però non era­no gran­ché peg­gio rispet­to a quel­li del suo pre­de­ces­so­re al Vimi­na­le, lo sbir­ro del Pd Min­ni­ti (il qua­le tra­mi­te accor­di con le ban­de mer­ce­na­rie al pote­re in Libia rispe­di­va que­gli stes­si migran­ti in veri e pro­pri lager, con­du­cen­do per­si­no una orga­niz­za­zio­ne bor­ghe­se come l’Onu a denun­cia­re quel­le poli­ti­che come un cri­mi­ne con­tro l’umanità).
Il fasci­smo però è un feno­me­no serio, mol­to più com­ples­so di quan­to i “sini­stra­ti” rie­sca­no spes­so a con­ce­pi­re. “Il fasci­smo è un’organizzazione di lot­ta del­la bor­ghe­sia nel momen­to e per i biso­gni di una guer­ra civi­le”, dice­va Tro­tsky. Ogni seria ana­li­si del­la socie­tà deve par­ti­re dai rap­por­ti tra le clas­si. Se al sor­ge­re del capi­ta­li­smo la bor­ghe­sia ave­va biso­gno di meto­di rivo­lu­zio­na­ri per affer­mar­si e duran­te il perio­do di suo svi­lup­po e matu­ra­zio­ne tra­du­ce­va il pro­prio domi­nio in for­me paci­fi­che e demo­cra­ti­che, nel­la fase deca­den­te del capi­ta­li­smo la bor­ghe­sia è costret­ta ad uti­liz­za­re meto­di da guer­ra civi­le per “difen­der­si” dal pro­le­ta­ria­to. Il fasci­smo nasce all’esterno del­le isti­tu­zio­ni bor­ghe­si, è un movi­men­to di mas­sa con pro­prie orga­niz­za­zio­ni arma­te (ad esem­pio le Cami­cie Nere), cosa che lo dif­fe­ren­zia ad esem­pio dai gol­pe mili­ta­ri che avven­go­no per mano di pez­zi del­lo Sta­to, e sen­za una base di mas­sa. Il pro­ble­ma è che al momen­to non c’è alcun movi­men­to pro­le­ta­rio in sta­to di guer­ra da cui difen­der­si, pur­trop­po. Ovvia­men­te non è per nien­te esclu­so che la schiac­cian­te cri­si glo­ba­le, tra disoc­cu­pa­zio­ne cre­scen­te, infla­zio­ne, debi­to pub­bli­co e caro­vi­ta incon­trol­la­bi­li, razio­na­men­to ener­ge­ti­co e cri­si indu­stria­li, por­ti ad una rispo­sta del­le mas­se nel bre­vis­si­mo perio­do. In quel momen­to la rea­zio­ne a ciò pro­ver­rà anche dal­le file di Fra­tel­li d’Italia (mol­to meno dal­la Lega), che è un par­ti­to sì di poli­ti­can­ti bor­ghe­si e arri­vi­sti del­la peg­gior spe­cie ma con alla sua base una mar­ma­glia nera che riven­di­ca l’eredità sto­ri­ca del Movi­men­to Socia­le Ita­lia­no, del­la Repub­bli­ca Socia­le Ita­lia­na, fino al movi­men­to fasci­sta del­le ori­gi­ni. Tale fec­cia real­men­te neo­fa­sci­sta potreb­be lot­ta­re all’interno o rom­pen­do con quel par­ti­to per diven­ta­re ben altro. Que­sto è il rea­le peri­co­lo di FdI.

L’altra destra: no-vax e rossobruni
Si pre­sen­ta­no poi a que­ste ele­zio­ni altri movi­men­ti aggre­ga­ti­vi del ciar­pa­me rea­zio­na­rio: Ita­le­xit e Ita­lia Sovra­na e Popo­la­re. Il pri­mo è sta­to mes­so su dall’ex gior­na­li­sta di destra, ex leghi­sta, ex gril­li­no, Gian­lui­gi Para­go­ne, il cui obiet­ti­vo dichia­ra­to è la costru­zio­ne di un nuo­vo par­ti­to con­ser­va­to­re. I suoi can­di­da­ti sono pesca­ti dal­la galas­sia no‑vax e dall’estrema destra (si veda la buo­na rico­stru­zio­ne, a par­te sul ruo­lo qua­si incon­sa­pe­vo­le di Para­go­ne, fat­ta nel seguen­te arti­co­lo: Nun­zia Schi­li­rò (ex vice­que­sto­re di Roma e lea­der no‑vax), Ste­fa­no Puz­zer (com­plot­ti­sta di estre­ma destra e mas­si­mo espo­nen­te del­le pro­te­ste no‑pass del por­to di Trie­ste), Enzo Pal­la­di­no (infer­mie­re sin­da­ca­li­sta che rap­pre­sen­ta un peri­co­lo pub­bli­co sia per i pazien­ti che per i lavo­ra­to­ri, essen­do sta­to defi­ni­to “un’icona del­la lot­ta con­tro il ricat­to vac­ci­na­le”), Car­lot­ta Chia­ra­lu­ce (di Casa­poud), Simo­na Boc­cu­ti (vici­na a For­za Nuo­va), solo per citar­ne alcu­ni. Sul­la stes­sa linea d’onda nazio­na­li­sta e com­plot­ti­sta (“per un’Italia libe­ra da con­trol­li socia­li attua­ti attra­ver­so tec­no­lo­gie digi­ta­li”), anche se pro­ba­bil­men­te con qual­che voto in meno, sono i can­di­da­ti di Ita­lia Sovra­na e Popo­la­re, con la spe­ci­fi­ci­tà che qui la pro­ve­nien­za è prin­ci­pal­men­te (si fa per dire) di sini­stra, in par­ti­co­la­re dagli ambien­ti vetero‑stalinisti. Il Par­ti­to comu­ni­sta di Riz­zo ed Azio­ne Civi­le di Ingro­ia si uni­sco­no così a movi­men­ti nazio­na­li­sti come Anco­ra Ita­lia e Ricon­qui­sta­re l’Italia in nome di un “anta­go­ni­smo socia­le e poli­ti­co nazio­na­le” che è pas­sa­to, in tem­pi di pan­de­mia, pri­ma per il nega­zio­ni­smo, la lot­ta per le ria­per­tu­re e in mol­ti casi con­tro l’utilizzo del­le masche­ri­ne, schie­ran­do­si aper­ta­men­te al fian­co dell’impresa nazio­na­le (in dife­sa del­la bor­ghe­sia, come han­no fat­to Bol­so­na­ro e Trump) e ponen­do­si in con­tra­sto con gli ope­rai che scio­pe­ra­va­no riven­di­can­do il bloc­co del­la pro­du­zio­ne e la mes­sa in sicu­rez­za dei luo­ghi di lavo­ro, poi per la lot­ta a vac­ci­ni e green pass. Men­tre la cri­ti­ca alle mul­ti­na­zio­na­li, all’Ue e all’euro, alla Nato e al Pat­to Atlan­ti­co, avvie­ne non da un ver­san­te rivo­lu­zio­na­rio ma rea­zio­na­rio, non in nome di gover­ni dei lavo­ra­to­ri e dell’internazionalismo pro­le­ta­rio ma in nome del­la sovra­ni­tà mone­ta­ria e del­la già cita­ta impre­sa nazionale.
Non c’è alcun dub­bio che quan­do ci saran­no le sol­le­va­zio­ni popo­la­ri cau­sa­te dal­la cri­si di cui abbiam par­la­to a con­clu­sio­ne del pre­ce­den­te para­gra­fo, la palu­de no-vax sarà un baci­no di mano­va­lan­za per la rea­zio­ne (del resto ne han­no già dato pro­va nell’assalto alla sede nazio­na­le del­la Cgil). Al con­tra­rio di quei com­pa­gni che sono accor­si a fare la coda dei cor­tei e dei pre­si­di con­tro il vac­ci­no anti‑covid e con­tro il green‑pass, noi abbia­mo denun­cia­to con for­za la natu­ra rea­zio­na­ria di tali movi­men­ti. Ora che que­gli stes­si per­so­nag­gi riem­pio­no le liste elet­to­ra­li del­la mar­ma­glia di destra o ros­so­bru­na spe­ria­mo che il mes­sag­gio sia più chiaro.

La sini­stra dei ban­chie­ri e la sini­stra fuo­ri dal­la storia
Quan­to alla “sini­stra” che si pre­sen­te­rà alla tor­na­ta elet­to­ra­le, sia­mo al tra­gi­co­mi­co … siam solo inde­ci­si se più tra­gi­co o più comi­co. Il Par­ti­to demo­cra­ti­co, prin­ci­pa­le rife­ri­men­to poli­ti­co del gran­de capi­ta­le ita­lia­no, tenen­do fede alla sua natu­ra e al suo ruo­lo, è sta­to e sarà il prin­ci­pa­le spon­sor poli­ti­co non­ché la prin­ci­pa­le com­po­nen­te dei gover­ni di uni­tà nazio­na­le: lo è sta­to per il gover­no Mon­ti, per il gover­no Let­ta, per il gover­no Ren­zi, per il gover­no Gen­ti­lo­ni, e infi­ne per il gover­no Dra­ghi. Dicia­mo che con quel­la destra che in cam­pa­gna elet­to­ra­le, tan­to più quel­la attua­le, affer­ma ridi­col­men­te di voler com­bat­te­re, il PD è abi­tua­to a gover­nar­ci da oltre un decen­nio. Come del resto è il par­ti­to che più di tut­ti ha una posi­zio­ne di com­ple­ta sud­di­tan­za nei con­fron­ti dell’Ue, degli Usa e in gene­ra­le del Pat­to Atlan­ti­co. Sul­la guer­ra in Ucrai­na, vicen­da attor­no alla qua­le è incen­tra­ta l’attività poli­ti­ca attua­le di tut­ti i prin­ci­pa­li Pae­si impe­ria­li­sti, non esi­ste com­pa­gi­ne poli­ti­ca ita­lia­na più asser­vi­ta all’imperialismo occi­den­ta­le, in pri­mis quel­lo yan­kee, più dispo­sta ad accet­ta­re qual­sia­si richie­sta pro­ven­ga dai ver­ti­ci mili­ta­ri del­la Nato e dai ver­ti­ci poli­ti­ci di Washing­ton. La pre­mes­sa di ogni inter­ven­to di ogni can­di­da­to del Pd è il sen­so di dispe­ra­zio­ne per la cadu­ta del gover­no del ban­chie­re Dra­ghi: “Abbia­mo eser­ci­ta­to il nostro soste­gno con sen­so di respon­sa­bi­li­tà e con la con­sa­pe­vo­lez­za che il carat­te­re poli­ti­ca­men­te ete­ro­ge­neo del­la mag­gio­ran­za avreb­be richie­sto, a tut­te le for­ze che ne face­va­no par­te, sen­so del­la misu­ra e respon­sa­bi­li­tà per il bene del Pae­se. È la bus­so­la che ci ha gui­da­to dal­la nasci­ta dell’esecutivo fino alla scon­si­de­ra­ta cri­si che ha con­dot­to alle ele­zio­ni anti­ci­pa­te. Ci ha mos­so, inol­tre, la con­sa­pe­vo­lez­za che, nono­stan­te i limi­ti ogget­ti­vi posti dal­la com­pre­sen­za in mag­gio­ran­za di for­ze poli­ti­ca­men­te e cul­tu­ral­men­te alter­na­ti­ve, la gui­da di una figu­ra del pre­sti­gio e dell’autorevolezza di Mario Dra­ghi rap­pre­sen­tas­se una straor­di­na­ria occa­sio­ne per il Pae­se. Un esem­pio di serie­tà e patriot­ti­smo, in una fase segna­ta da gran­di sfi­de sul pia­no euro­peo e inter­na­zio­na­le”. (Pre­mes­sa al Pro­gram­ma elet­to­ra­le 2022). È chia­ro che aven­do vis­su­to così in sim­bio­si e con tale uni­tà d’intenti con il cen­tro­de­stra (Melo­ni com­pre­sa, che sui prin­ci­pa­li prov­ve­di­men­ti dra­ghia­ni era più che col­la­bo­ra­ti­va), ora il Pd non tro­vi di meglio che attac­car­lo sul peri­co­lo fasci­sta, non poten­do far­lo sull’agenda eco­no­mi­ca e socia­le, che, a par­te il maquil­la­ge (“valo­riz­za­zio­ne del­la cono­scen­za”, “pat­ti edu­ca­ti­vi di comu­ni­tà”, “socie­tà real­men­te inclu­si­va”, “Euro­pa socia­le e soste­ni­bi­le”) e qual­che spot pro­gres­si­sta (“dirit­ti civi­li alle per­so­ne LGBTQI+”, “lot­ta ai muta­men­ti cli­ma­ti­ci”, “cit­ta­di­nan­za per i mino­ri stra­nie­ri che stu­dia­no in Ita­lia”) è iden­ti­ca a quel­la degli avver­sa­ri (con­trat­ti di lavo­ro pove­ro e pre­ca­rio; rifor­me di macel­le­ria socia­le per obbe­di­re ai dik­tat di Pat­to di sta­bi­li­tà e pia­no Next Gene­ra­tion EU; rega­lie alle impre­se a suon di finan­zia­men­ti pub­bli­ci e rifor­me fisca­li, come il taglio dell’Irap; soste­gno alle infra­strut­tu­re deva­sta­tri­ci del ter­ri­to­rio e inqui­nan­ti come gli ince­ne­ri­to­ri; inve­sti­men­ti in repres­sio­ne e mili­ta­riz­za­zio­ne dei ter­ri­to­ri; divie­to di abbas­sa­men­to dell’età pensionabile).
Ascri­vi­bi­le ad un cam­po “pro­gres­si­sta” è anche il par­ti­to onni­pre­sen­te degli ulti­mi tre gover­ni, capa­ce di allear­si in una sola legi­sla­tu­ra con la destra, con il cen­tro­si­ni­stra e poi con tut­ti, il Movi­men­to 5 Stel­le. Con la ridi­co­la ope­ra­zio­ne di non‑fiducia (cosa diver­sa dal­la sfi­du­cia) nell’ultimo minu­to di vita del gover­no Dra­ghi un par­ti­to in cadu­ta ver­ti­ca­le da mesi ten­ta di ripu­lir­si la fac­cia dopo anni di incoe­ren­za e tra­sfor­mi­smo. I tem­pi in cui i cial­tro­ni a 5 stel­le minac­cia­va­no fuo­co e fiam­me una vol­ta dive­nu­ti for­za poli­ti­ca mag­gio­ri­ta­ria in par­la­men­to sono pas­sa­ti in un bat­ter d’occhio.
Se si esclu­de il Red­di­to di cit­ta­di­nan­za, misu­ra peral­tro sot­to­fi­nan­zia­ta rispet­to alle rea­li esi­gen­ze degli stra­ti più indi­gen­ti del­la popo­la­zio­ne ita­lia­na, i gril­li­ni han­no tra­di­to tut­te le riven­di­ca­zio­ni pro­ve­nien­ti dal mon­do del lavo­ro e dai movi­men­ti socia­li (ex‑Ilva, Tav, Tap, spe­se di guer­ra, beni comu­ni, rifiu­ti zero, lot­ta all’Ue stroz­zi­na, ecc.), fun­gen­do da uti­li idio­ti per le peg­gio­ri poli­ti­che rea­zio­na­rie (del­la Lega), Con­fin­du­stria­li (del Pd) e di pie­na ser­vi­tù al capi­ta­le (gover­no Dra­ghi di uni­tà nazio­na­le). Aven­do per­so qual­sia­si linea poli­ti­ca, per­fi­no inter­clas­si­sta e bor­ghe­se, l’unico col­lan­te che ha tenu­to insie­me il Movi­men­to 5 Stel­le fino alla scis­sio­ne del paras­si­ta Di Maio, è sta­to costi­tui­to dav­ve­ro esclu­si­va­men­te dai seg­gi di par­la­men­ta­ri, mini­ste­ri, sot­to­se­gre­ta­ria­ti (neme­si del­la pro­pa­gan­da gril­li­na del­le ori­gi­ni). Oggi, Con­te ten­ta di far dimen­ti­ca­re in tem­pi rapi­di tut­to ciò, pro­van­do a rispol­ve­ra­re un’agenda socia­le che par­li prin­ci­pal­men­te al sud Italia.
E venia­mo infi­ne alle pene del­la sini­stra rifor­mi­sta, pre­sen­te ad ogni ele­zio­ne, boc­cia­ta ad ogni ele­zio­ne, inu­ti­le e asto­ri­ca ad ogni ele­zio­ne. Per que­sto giro di gio­stra essa ha il fac­cio­ne dell’ex magi­stra­to De Magi­stris e le debo­li gam­be di un cada­ve­re poli­ti­co, Rifon­da­zio­ne comu­ni­sta, e di un abor­to poli­ti­co, Pote­re al Popo­lo. Ai com­pa­gni che in assen­za di una orga­niz­za­zio­ne ope­ra­ia stan­no indi­riz­zan­do le loro spe­ran­ze di cam­bia­men­to ver­so Unio­ne Popo­la­re voglia­mo ricor­da­re, nel caso lo aves­se­ro dimen­ti­ca­to, che De Magi­stris si è distin­to, duran­te il suo man­da­to di sin­da­co di Napo­li, per le poli­ti­che anti­o­pe­ra­ie. Duran­te le pro­te­ste dei lavo­ra­to­ri del tra­spor­to pub­bli­co De Magi­stris riten­ne “asso­lu­ta­men­te ingiu­sti­fi­ca­ta la pro­te­sta” dei lavo­ra­to­ri, che su ordi­ne del­la sua ammi­ni­stra­zio­ne, subi­ro­no la bru­ta­le cari­ca del­la poli­zia, ripor­tan­do anche dei feri­ti.
Il nome del­la lista è Unio­ne Popo­la­re, scel­to scim­miot­tan­do quel­lo del­la sini­stra isti­tu­zio­na­le fran­ce­se di Jean‑Luc Mélen­chon, un signo­re che ha lavo­ra­to poli­ti­ca­men­te per anni nel­le isti­tu­zio­ni di un gover­no impe­ria­li­sta, e che nei momen­ti di unio­ne e fedel­tà alla repub­bli­ca fran­ce­se (si veda, solo come ulti­mo esem­pio, lo sta­to d’emergenza anti­ter­ro­ri­smo) è sem­pre presente.
Per non par­la­re del­lo stret­to lega­me con chi da anni gesti­sce il pote­re bor­ghe­se nel­lo Sta­to spa­gno­lo, Uni­das Pode­mos. Del resto, non avreb­be potu­to esse­re diver­sa­men­te visto che De Magi­stris, ex sin­da­co di Napo­li, e ricor­dia­mo anco­ra ex toga, tie­ne a pre­ci­sa­re ad ogni inter­ven­to, ad ogni inter­vi­sta, ad ogni dichia­ra­zio­ne, di esse­re “un uomo del­le isti­tu­zio­ni”, e visto che il pro­gram­ma poli­ti­co con cui Unio­ne Popo­la­re si pre­sen­ta alle ele­zio­ni è addi­rit­tu­ra peg­gio­re di quel­lo dei loro ami­ci fran­ce­si e spa­gno­li non più anche “di lot­ta”, ma solo di gover­no. Prio­ri­ta­ria è la sem­pre pre­sen­te dife­sa del­la Costi­tu­zio­ne bor­ghe­se ita­lia­na, lo sche­le­tro nor­ma­ti­vo su cui si erge la strut­tu­ra di sfrut­ta­men­to del capi­ta­le nel nostro Pae­se, fat­ta pas­sa­re inve­ce come un fat­to­re di pro­gres­so e di avan­za­men­to socia­le. Con l’obiettivo di com­bat­te­re il lavo­ro pre­ca­rio e a tem­po, Unio­ne Popo­la­re riven­di­ca non la sua abo­li­zio­ne ben­sì la sua “limi­ta­zio­ne”, a due casi spe­ci­fi­ci: “per cir­co­stan­ze straor­di­na­rie lega­te alla pro­du­zio­ne e per moti­vi con­trat­tua­li o di leg­ge (sul model­lo del­la rifor­ma Yolan­da Diaz in Spa­gna)” … in pra­ti­ca qua­si sem­pre. Per­fi­no la for­ma di assun­zio­ne più bece­ra, il con­trat­to di lavo­ro inte­ri­na­le, deve con­ti­nua­re ad esi­ste­re, a pat­to che ven­ga garan­ti­to “l’obbligo di appli­ca­zio­ni di sala­ri e con­di­zio­ni con­trat­tua­li sta­bi­li­te dal con­trat­to col­let­ti­vo di set­to­re” … ammaz­za che svol­ta! Con­ti­nuia­mo con le favo­let­te del pro­gram­ma in cui a un cer­to pun­to si riven­di­ca il “raf­for­za­men­to degli ispet­to­ra­ti del lavo­ro per far rispet­ta­re le leg­gi sul­la sicu­rez­za”. È ovvia­men­te pre­sen­te poi la solu­zio­ne del­le solu­zio­ni, che susci­ta ila­ri­tà tra le stes­se for­ze poli­ti­che del padro­na­to, per garan­ti­re la giu­sti­zia socia­le: la tas­sa­zio­ne pro­gres­si­va, con un accen­no eva­ne­scen­te e sen­za per­cen­tua­li ai “super‑ricchi”, quel­li che per­ce­pi­sco­no “addi­rit­tu­ra” un red­di­to annua­le supe­rio­re ai 500.000 euro, e un inter­ven­to più mar­ca­to del 90% non sui red­di­ti, non sui patri­mo­ni, ma sem­pli­ce­men­te sugli extra‑profitti del­le azien­de ener­ge­ti­che (quin­di solo del­la spe­cu­la­zio­ne e solo per le azien­de ener­ge­ti­che). Gli sfrut­ta­to­ri pos­so­no insom­ma dor­mi­re son­ni tran­quil­li, del resto è lo stes­so De Magi­stris a dichia­ra­re, anche qui a più ripre­se, di non esse­re asso­lu­ta­men­te con­tra­rio al mon­do dell’impresa (i padro­ni), che si devo­no “col­pi­re i pren­di­to­ri” e “tute­la­re gli impren­di­to­ri”, e che una par­te dei rica­vi del­la stes­sa tas­sa­zio­ne andrà a finan­zia­re anche le impre­se, per aiu­ta­re fami­glie e impre­se. A qual­che vela­ta cri­ti­ca al fun­zio­na­men­to del­le isti­tu­zio­ni nazio­na­li ed euro­pee del­la bor­ghe­sia e del capi­ta­le si asso­cia poi sem­pre la garan­zia del­la loro neces­si­tà (oltre che una tota­le igno­ran­za in meri­to a cosa esse sia­no e rap­pre­sen­ti­no): “per un’Europa [capi­ta­li­sta] uni­ta dal Por­to­gal­lo alla Rus­sia”; “per una rifor­ma in sen­so demo­cra­ti­co del­le isti­tu­zio­ni di Bru­xel­les”; “la BCE pos­sa favo­ri­re poli­ti­che indu­stria­li soste­ni­bi­li da un pun­to di vista ambien­tale”. Sini­stra Anti­ca­pi­ta­li­sta, appog­gian­do De Magi­stris, capi­to­la a una pro­po­sta poli­ti­ca di stam­po riformista‑populista tesa sostan­zial­men­te a tute­la­re gli inte­res­si del­la pic­co­la bor­ghe­sia e dei ceti medi, abban­do­nan­do nuo­va­men­te i prin­ci­pi basi­la­ri del mar­xi­smo rivo­lu­zio­na­rio, su tut­ti quel­lo dell’indipendenza di clas­se, in base al qua­le i par­ti­ti del­la clas­se ope­ra­ia pos­so­no al più con­cor­da­re una tem­po­ra­nea uni­tà d’azione con i par­ti­ti piccolo‑borghesi nel­lo scon­tro con la gran­de bor­ghe­sia, ma sem­pre da un pun­to di vista asso­lu­ta­men­te indi­pen­den­te e quin­di, ad esem­pio, sen­za mai pre­sen­tar­si assie­me alle ele­zio­ni. Per spie­ga­re a qual­che mili­tan­te in buo­na fede di Sini­stra Anti­ca­pi­ta­li­sta quan­to sia dege­ne­ra­to il pro­get­to poli­ti­co dei loro diri­gen­ti ricor­dia­mo che Tro­tsky affer­mò, in quel­lo che è il pro­gram­ma del­la IV Inter­na­zio­na­le (Pro­gram­ma di tran­si­zio­ne) che “la poli­ti­ca con­ci­lia­tri­ce dei “fron­ti popo­la­ri” con­dan­na la clas­se ope­ra­ia all’impotenza e apre la stra­da al fasci­smo”. Ebbe­ne, costrui­re una “Unio­ne Popo­la­re” con for­ze piccolo‑borghesi rifor­mi­ste non signi­fi­ca per­se­ve­ra­re, per l’ennesima vol­ta, sul­la stra­da dei “fron­ti popo­la­ri” di sta­li­nia­na memoria?

Diser­ta­re le urne, costrui­re le lot­te, orga­niz­za­re i rivoluzionari
Nel pie­no del­la più che quin­di­cen­na­le cri­si eco­no­mi­ca del capi­ta­li­smo e dei suoi cata­stro­fi­ci corol­la­ri, pri­ma la cri­si pan­de­mi­ca poi la cri­si bel­li­ca, nel pie­no di una cri­si che, al con­tra­rio di quan­to pen­sa­no mol­ti a sini­stra, mostra da un lato lo sfa­ce­lo del siste­ma eco­no­mi­co e la deca­den­za del­lo Sta­to bor­ghe­se e dall’altro una clas­se poli­ti­ca scre­di­ta­ta e debo­le, si con­fron­ta­no una serie di sog­get­ti poli­ti­ci tut­ti ine­qui­vo­ca­bil­men­te, al di là del­le sfu­ma­tu­re, a dife­sa del siste­ma d’interesse di indu­stria­li e ban­chie­ri. A sini­stra del cen­tro­si­ni­stra, c’è solo la pac­cot­ti­glia del vec­chio e nuo­vo rifor­mi­smo, com­ple­ta­men­te pie­ga­to e inte­gra­to al siste­ma capi­ta­li­sta e alle sue isti­tu­zio­ni (oltre che sen­za alcun attua­le posto nel­la sto­ria). I lavo­ra­to­ri e le lavo­ra­tri­ci non han­no nul­la da spe­ra­re da que­ste ele­zio­ni e non pos­so­no ripor­re nes­su­na fidu­cia nei vari can­di­da­ti, nem­me­no in quel­li più a sini­stra che per­pe­tua­no con anco­ra mag­gio­re respon­sa­bi­li­tà l’inganno di una demo­cra­zia bor­ghe­se sfrut­ta­tri­ce e affa­ma­tri­ce. Non esi­ste lista elet­to­ra­le che rap­pre­sen­ti gli inte­res­si del­la clas­se ope­ra­ia e che abbia un inse­dia­men­to nel­le lot­te sociali.
Infat­ti, a fron­te di una fase segna­ta dal­la guer­ra in Ucrai­na che altro non è che un tas­sel­lo del­la guer­ra mon­dia­le impe­ria­li­sta, il più gran­de attac­co del­la bor­ghe­sia mon­dia­le con­tro il pro­le­ta­ria­to inter­na­zio­na­le, su cui incom­be il peri­co­lo di un con­flit­to nuclea­re, ognu­na del­le for­ze can­di­da­te alle ele­zio­ni si pone dal­la par­te del­la rea­zio­ne muo­ven­do­si tra l’appoggio diret­to alla Nato e alla sua guer­ra e un paci­fi­smo ste­ri­le, che tal­vol­ta striz­za l’occhio alla Fede­ra­zio­ne Rus­sa o che comun­que auspi­ca solu­zio­ni diplo­ma­ti­che, igno­ran­do come i mar­gi­ni di tali solu­zio­ni sia­no sem­pre più ridot­ti dall’inasprimento del­la cri­si eco­no­mi­ca mon­dia­le e dei sin­go­li Sta­ti. Nes­su­na di que­ste for­ze si muo­ve anche in mini­ma par­te nel­la dire­zio­ne del­la costru­zio­ne di una rispo­sta del pro­le­ta­ria­to, uni­co sog­get­to sto­ri­co che attra­ver­so il suo inter­ven­to può fer­ma­re la guer­ra e por­ta­re l’umanità fuo­ri dal­la cri­si, ma che attual­men­te è total­men­te orfa­no di una pro­pria poli­ti­ca e di una pro­pria orga­niz­za­zio­ne. Que­ste ele­zio­ni rap­pre­sen­ta­no il tri­ste spec­chio di que­sta tra­ge­dia sto­ri­ca. L’unica uti­li­tà che pos­sia­mo attri­bui­re loro è che mostra­no que­sta real­tà con un’evidenza tale da lascia­re com­ple­ta­men­te diso­rien­ta­ta gran par­te dell’elettorato.
I lavo­ra­to­ri e le lavo­ra­tri­ci non han­no nul­la da rica­va­re dal voto del 25 set­tem­bre. Al con­tra­rio pos­so­no ripor­re fidu­cia esclu­si­va­men­te in se stes­si, nel­la for­za che han­no come clas­se, per­ché solo la lot­ta rivo­lu­zio­na­ria del­la clas­se lavo­ra­tri­ce può can­cel­la­re dal­la sto­ria la socie­tà del­lo sfrut­ta­men­to e del­la vio­len­za capi­ta­li­sta. Ciò di cui neces­si­ta­no le mas­se lavo­ra­tri­ci è la costru­zio­ne di un par­ti­to ope­ra­io rivo­lu­zio­na­rio che lot­ti per un gover­no dei lavo­ra­to­ri. Indi­pen­den­te­men­te da chi gui­de­rà il pae­se dopo il 25, all’ordine del gior­no ci sarà la costru­zio­ne di uno scio­pe­ro gene­ra­le. Per­tan­to invi­tia­mo i lavo­ra­to­ri e le lavo­ra­tri­ci, non­ché i com­pa­gni e le com­pa­gne che lot­ta­no real­men­te al loro fian­co, ad aste­ner­si dal voto nel­le immi­nen­ti ele­zio­ni politiche.