Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Fascismo

Foibe, giornata del ricordo e manipolazione storica

Lettera del comandante del campo di concentramento italiano di Melada (Molat, nel territorio dell’attuale Croazia) indirizzata alla questura di Zara. Come si legge nel documento, il campo era in realtà un luogo di detenzione temporanea di "ostaggi da fucilare"

Con leg­ge n. 92 del 30 mar­zo 2004, ven­ne isti­tui­ta la “gior­na­ta del ricor­do”, con cui da oltre un decen­nio si com­me­mo­ra­no le “vit­ti­me del­le foi­be”.
In real­tà, si trat­ta del com­pi­men­to del gros­so­la­no dise­gno di mani­po­la­zio­ne sto­ri­ca da decen­ni per­se­gui­to dal­la destra fasci­sta e post‑fascista, e che oggi bene­fi­cia del sigil­lo del­la cele­bra­zio­ne uffi­cia­le del­lo Sta­to ita­lia­no posto sui mai sopi­ti sogni del revan­sci­smo irre­den­ti­sta e nazio­na­li­sta espres­so dai set­to­ri rea­zio­na­ri più bece­ri pre­sen­ti nel­la vita poli­ti­ca e nel­la socie­tà ita­lia­na.
E così, ogni anno, in occa­sio­ne del 10 feb­bra­io, tut­to il più o meno mal­ce­la­to fasci­stu­me rie­mer­ge dal sot­to­suo­lo con la scu­sa di com­me­mo­ra­re le “vit­ti­me ita­lia­ne del­la bar­ba­rie titi­na”.
Ma quel­la mani­po­la­zio­ne è sta­ta sma­sche­ra­ta dal cer­to­si­no lavo­ro di ricer­ca sto­ri­ca di alcu­ni stu­dio­si indi­pen­den­ti – tra cui Ales­san­dra Ker­se­van, Clau­dia Cer­ni­goi e San­di Volk – che han­no dimo­stra­to, con docu­men­ti inop­pu­gna­bi­li, che la “real­tà” del­le foi­be è ben diver­sa da quan­to la vul­ga­ta rea­zio­na­ria rac­con­ta sul­la base del­le rico­stru­zio­ni di inte­res­sa­ti “sto­rio­gra­fi”.
Natu­ral­men­te, il risul­ta­to di que­ste appro­fon­di­te inda­gi­ni non bene­fi­cia – per poter giun­ge­re al gran­de pub­bli­co – del vei­co­lo dei mass media, tut­ti indi­stin­ta­men­te pro­ni dinan­zi alla “veri­tà uffi­cia­le” (che, vedre­mo, tale non è), e ten­ta di far­si fati­co­sa­men­te stra­da attra­ver­so cana­li alter­na­ti­vi.
È per que­sto che il nostro blog vuo­le rom­pe­re il muro di cen­su­ra sull’argomento: un muro che è costrui­to sul­la fal­si­fi­ca­zio­ne per­si­no del­la docu­men­ta­zio­ne foto­gra­fi­ca pre­sen­te negli archi­vi, mani­po­la­ta per capo­vol­ge­re la veri­tà dei fat­ti, come dimo­stra il docu­men­ta­tis­si­mo arti­co­lo “Come si mani­po­la la sto­ria attra­ver­so le imma­gi­ni: il #Gior­no­del­Ri­cor­do e i fal­si foto­gra­fi­ci sul­le #foi­be”. Ecco, quin­di, il nostro pic­co­lo con­tri­bu­to alla dif­fu­sio­ne dei risul­ta­ti di que­sta ricer­ca sto­ri­ca con la pub­bli­ca­zio­ne di una sin­te­si dei lavo­ri e del­le con­clu­sio­ni di Ales­san­dra Ker­se­van e Clau­dia Cer­ni­goi.
Ini­zia­mo con un’intervista alla pro­fes­so­res­sa Ker­se­van, ripre­sa dal­la pagi­na web SenzaSoste.it, che intro­du­ce all’argomento in gene­ra­le. Di segui­to, inve­ce, una sin­te­si del lavo­ro di Clau­dia Cer­ni­goi, con par­ti­co­la­re riguar­do alla “foi­ba di Baso­viz­za”, estrat­ta dal ter­zo capi­to­lo del­la sua ope­ra Ope­ra­zio­ne foi­be a Trie­ste, libe­ra­men­te sca­ri­ca­bi­le qui.

Le foibe fra mito e realtà: intervista ad Alessandra Kersevan

Ales­san­dra Ker­se­van, ex inse­gnan­te ed oggi pazien­te ricer­ca­tri­ce di sto­ria e cul­tu­ra del­la sua regio­ne, il Friu­li, da anni lavo­ra al recu­pe­ro del­la memo­ria sto­ri­ca in meri­to agli avve­ni­men­ti del con­fi­ne orien­ta­le.

A Trie­ste la sto­ria non comin­cia il 1° mag­gio 1945 …
Sì, Sem­bra un’osservazione bana­le, eppu­re di fron­te a tan­te cose che sono sta­te scrit­te in que­sti anni sul­le vicen­de del con­fi­ne orien­ta­le occor­re chia­ri­re e ricor­da­re che il fasci­smo in que­sta regio­ne è sta­to più vio­len­to che in qual­sia­si altra par­te d’Italia: slo­ve­ni e croa­ti, oltre cin­que­cen­to­mi­la per­so­ne che abi­ta­va­no le ter­re annes­se dal­lo sta­to ita­lia­no dopo la pri­ma guer­ra mon­dia­le furo­no ogget­to di per­se­cu­zio­ni raz­zia­li e ogni tipo di anghe­rie: divie­to di usa­re la loro lin­gua, chiu­su­ra del­le scuo­le, del­le asso­cia­zio­ni ed enti eco­no­mi­ci slo­ve­ni e croa­ti, arre­sto degli oppo­si­to­ri, ese­cu­zio­ni di con­dan­ne a mor­te deci­se dal Tri­bu­na­le Spe­cia­le. Con l’aggressione nazi­fa­sci­sta alla Jugo­sla­via, nel 1941, la nostra regio­ne diven­ne avam­po­sto del­la guer­ra e le per­se­cu­zio­ni con­tro slo­ve­ni e croa­ti, anche cit­ta­di­ni ita­lia­ni, diven­ne­ro anco­ra più gra­vi: inte­ri pae­si furo­no depor­ta­ti nei cam­pi di con­cen­tra­men­to come Arbe/Rab, oggi in Croa­zia, ma allo­ra annes­sa all’Italia dopo l’aggressione alla Jugo­sla­via, Gonars in pro­vin­cia di Udi­ne, Renic­ci di Anghia­ri in pro­vin­cia di Arez­zo, Chie­sa­nuo­va di Pado­va, Moni­go di Tre­vi­so, Fra­schet­te di Ala­tri in pro­vin­cia di Fro­si­no­ne, Col­fio­ri­to in Umbria, Cai­ro Mon­te­not­te in pro­vin­cia di Savo­na e deci­ne e deci­ne di altri, pra­ti­ca­men­te in tut­te le regio­ni d’Italia. Fra 7 e 11 mila per­so­ne, don­ne, uomi­ni, bam­bi­ni, inte­re fami­glie, mori­ro­no in que­sti cam­pi, di fame e malat­tie. A Trie­ste nel 1942 fu isti­tui­to per la repres­sio­ne del­la resi­sten­za par­ti­gia­na l’Ispettorato Spe­cia­le di Poli­zia per la Vene­zia Giu­lia, che si mac­chiò di effe­ra­ti delit­ti con­tro gli anti­fa­sci­sti in gene­re, ma soprat­tut­to con­tro slo­ve­ni e croa­ti.

Da chi è sta­to inau­gu­ra­to l’uso del­le foi­be?
Ci sono testi­mo­nian­ze auto­re­vo­li (per esem­pio dell’ispettore di poli­zia De Gior­gi, colui che nel dopo­guer­ra fu inca­ri­ca­to dei recu­pe­ri dal­le foi­be) che furo­no pro­prio uomi­ni dell’Ispettorato spe­cia­le, in par­ti­co­la­re quel­li del­la squa­dra poli­ti­ca, la cosid­det­ta ban­da Col­lot­ti, a get­ta­re negli “anfrat­ti del Car­so” degli arre­sta­ti che mori­va­no sot­to tor­tu­ra. Comun­que andan­do anche più indie­tro nel tem­po, già duran­te la pri­ma guer­ra mon­dia­le, che fu com­bat­tu­ta soprat­tut­to in que­ste ter­re, le foi­be veni­va­no usa­te come luo­go di sepol­tu­ra “velo­ce” dopo le san­gui­no­se bat­ta­glie, e nell’immediato dopo­guer­ra i fasci­sti pub­bli­ca­va­no testi di can­zon­ci­ne in cui si minac­cia­va di but­ta­re nel­le foi­be chi si osti­na­va a non par­la­re “di Dan­te la favel­la”.

Foto del­la “ban­da Col­lot­ti”, 10 gen­na­io 1945 (archi­vio IRSMLT): al cen­tro, con­tras­se­gna­to con il nume­ro 5, il com­mis­sa­rio Gae­ta­no Col­lot­ti

Che fun­zio­ne ave­va la Ban­da Col­lot­ti?
La ban­da Col­lot­ti era la squa­dra poli­ti­ca dell’Ispettorato spe­cia­le gui­da­ta appun­to dal com­mis­sa­rio Gae­ta­no Col­lot­ti. Con la sua squa­dra bat­te­va il Car­so trie­sti­no per repri­me­re la resi­sten­za che già nel ’42 era ini­zia­ta in que­ste zone. Si mac­chia­ro­no di effe­ra­ti delit­ti, tor­tu­ran­do e ucci­den­do cen­ti­na­ia di per­so­ne. Come Resi­sten­za­sto­ri­ca stia­mo pub­bli­can­do con la casa edi­tri­ce Kap­pa Vu la ricer­ca di Clau­dia Cer­ni­goi sul­la ban­da Col­lot­ti. Nel cor­so di alcu­ni anni di ricer­che Cer­ni­goi è riu­sci­ta a tro­va­re una quan­ti­tà con­si­sten­te di docu­men­ta­zio­ne. Eppu­re in que­sto dopo­guer­ra nes­su­no, nep­pu­re gli isti­tu­ti sto­ri­ci di Trie­ste e di Udi­ne, ave­va­no pub­bli­ca­to nul­la sull’argomento.

Defi­nia­mo le foi­be. Chi ci è fini­to den­tro? Don­ne? Bam­bi­ni? Quan­ti in tut­to? Per­ché c’è così gran­de atten­zio­ni su que­ste ese­cu­zio­ni, men­tre in altre zone ce ne furo­no in nume­ro assai mag­gio­re?
Nel­le foi­be non sono fini­te don­ne e bam­bi­ni, i pro­fi­li di colo­ro che risul­ta­no infoi­ba­ti sono qua­si tut­ti di adul­ti com­pro­mes­si con il fasci­smo, per quan­to riguar­da le foi­be istria­ne del ‘43, e con l’occupatore tede­sco per quan­to riguar­da il ’45. I casi di alcu­ne don­ne infoi­ba­te sono lega­ti a fat­ti par­ti­co­la­ri, ven­det­te per­so­na­li, che non pos­so­no esse­re attri­bui­ti al movi­men­to di libe­ra­zio­ne. Que­sto diven­ta evi­den­te quan­do si van­no ad ana­liz­za­re i docu­men­ti, cosa che pur­trop­po la gran par­te degli “sto­ri­ci” in que­sti anni non ha fat­to, accon­ten­tan­do­si di ripren­de­re i temi e le argo­men­ta­zio­ni del­la pro­pa­gan­da neo­fa­sci­sta. Va det­to inol­tre che i nume­ri non sono asso­lu­ta­men­te quel­li del­la pro­pa­gan­da di que­sti anni: è ormai asso­da­to che in Istria nel ’43 le per­so­ne ucci­se nel cor­so del­la insur­re­zio­ne suc­ces­si­va all’8 set­tem­bre sono fra le 250 e le 500, la gran par­te ucci­se al momen­to del­la rioc­cu­pa­zio­ne del ter­ri­to­rio da par­te dei nazi­fa­sci­sti; nel ’45 le per­so­ne scom­par­se, sono meno di cin­que­cen­to a Trie­ste e meno di mil­le a Gori­zia, alcu­ni fuci­la­ti ma la gran par­te mor­ti di malat­tia in cam­po di con­cen­tra­men­to in Jugo­sla­via. Uso il ter­mi­ne “scom­par­si”, ma pur­trop­po è inval­so l’uso di defi­ni­re infoi­ba­ti tut­ti i mor­ti per mano par­ti­gia­na. In real­tà nel ’45 le per­so­ne “infoi­ba­te” furo­no alcu­ne deci­ne, e per que­ste mor­ti ci furo­no nei mesi suc­ces­si­vi dei pro­ces­si e del­le con­dan­ne, da cui risul­ta­va che si era trat­ta­to in gene­re di ven­det­te per­so­na­li nei con­fron­ti di spie o rite­nu­te tali. C’è poi l’episodio del­la foi­ba Plu­to­ne, da cui furo­no estrat­ti 18 cor­pi, in cui gli “infoi­ba­to­ri” era­no appar­te­nen­ti alla Deci­ma Mas e cri­mi­na­li comu­ni infil­tra­ti fra i par­ti­gia­ni, e furo­no arre­sta­ti e pro­ces­sa­ti dagli stes­si jugo­sla­vi. Insom­ma se si va ad ana­liz­za­re la docu­men­ta­zio­ne esi­sten­te si vede che si trat­ta di una casi­sti­ca varia che non può cor­ri­spon­de­re ad un pro­get­to di “puli­zia etni­ca” da par­te degli jugo­sla­vi come si è det­to mol­to spes­so in que­sti anni.
La gran­de atten­zio­ne a que­sti fat­ti è fun­zio­na­le alla cri­mi­na­liz­za­zio­ne del­la resi­sten­za jugo­sla­va che fu la più gran­de resi­sten­za euro­pea. Di rifles­so si cri­mi­na­liz­za tut­ta la resi­sten­za, e si è aper­to il var­co per cri­mi­na­liz­za­re anche quel­la ita­lia­na, come sta dimo­stran­do ora Pan­sa con i suoi libri.

Gli stu­dio­si del­le foi­be. Chi sono?
Sono di sva­ria­ti gene­ri. Quel­li che noi chia­mia­mo un po’ iro­ni­ca­men­te i “foi­bo­lo­gi” sono tut­ti espo­nen­ti del­la destra più estre­ma, alcu­ni, come Lui­gi Papo han­no fat­to addi­rit­tu­ra par­te del­la mili­zia fasci­sta in Istria, di colo­ro cioè che col­la­bo­ra­ro­no con i nazi­sti nel­la repres­sio­ne del­la resi­sten­za. Altri, più gio­va­ni, come Mar­co Piri­na, sono sta­ti espo­nen­ti di orga­niz­za­zio­ni neo­fa­sci­ste negli anni del­la stra­te­gia del­la ten­sio­ne (lui per esem­pio risul­ta coin­vol­to nel gol­pe Bor­ghe­se). Poi c’è il filo­ne degli sto­ri­ci che face­va­no rife­ri­men­to al CLN trie­sti­no (orga­niz­za­zio­ne non col­le­ga­ta con il CLNAI) che fu il mas­si­mo orga­niz­za­to­re del­la “ope­ra­zio­ne foi­be” a Trie­ste nel dopo­guer­ra. Men­tre può esse­re abba­stan­za faci­le capi­re le mani­po­la­zio­ni del­la “sto­rio­gra­fia” fasci­sta, è mol­to più dif­fi­ci­le difen­der­si dal­le mani­po­la­zio­ni del­la sto­rio­gra­fia ciel­le­ni­sta, per­ché que­sti han­no un’aura di anti­fa­sci­smo che fa pren­de­re per buo­ne tut­te le cose che scri­vo­no. In real­tà leg­gen­do i loro libri ti accor­gi che sono cita­zio­ni di cita­zio­ni da altri libri (spes­so memo­rie di fasci­sti) non sot­to­po­ste a veri­fi­ca. Il pro­ble­ma è che su tut­ta que­sta que­stio­ne del­le foi­be ha pesa­to nel dopo­guer­ra il cli­ma del­la guer­ra fred­da: voglio ricor­da­re che un impor­tan­tis­si­mo docu­men­to di fon­te allea­ta agli ini­zi del ‘46 dice­va: sospen­dia­mo, non aven­do tro­va­to nul­la di inte­res­san­te, le ricer­che nel poz­zo del­la minie­ra di Baso­viz­za, ma per­ché gli Jugo­sla­vi non pos­sa­no dire che è sta­ta tut­ta pro­pa­gan­da con­tro di loro, dire­mo che lo abbia­mo fat­to per man­can­za di mez­zi tec­ni­ci ade­gua­ti. Ha pesa­to e pesa inol­tre mol­to la que­stio­ne dei con­fi­ni, e il sen­ti­men­to del­le “ter­re ingiu­sta­men­te per­du­te”, che anche se con toni un po’ diver­si, coin­vol­ge anche gli sto­ri­ci che fan­no rife­ri­men­to poli­ti­ca­men­te al cen­tro sini­stra. Ci sono però anche tan­tis­si­mi sto­ri­ci seri. Per “seri” inten­do quel­li che non si accon­ten­ta­no di quel­lo che è già sta­to scrit­to, ma che cer­ca­no nuo­va docu­men­ta­zio­ne, la ana­liz­za­no, la con­fron­ta­no con quan­to è già sta­to pub­bli­ca­to e inse­ri­sco­no gli avve­ni­men­ti nel con­te­sto in cui sono avve­nu­ti. Que­sto è il meto­do sto­rio­gra­fi­co che tut­ti dovreb­be­ro usa­re, ma, sem­bre­rà incre­di­bi­le, nel­la que­stio­ne del­la foi­be e dell’esodo anche sto­ri­ci acca­de­mi­ci e “bla­so­na­ti” si sono lascia­ti anda­re a meto­di da pro­pa­gan­di­sti più che da sto­ri­ci, pre­fe­ren­do le cita­zio­ni di cita­zio­ni di cita­zio­ni, piut­to­sto che la fati­ca del­la ricer­ca.

La foi­ba di Baso­viz­za. C’è una lapi­de che com­me­mo­ra le vit­ti­me, eppu­re la sto­ria sem­bra mol­to diver­sa …
La docu­men­ta­zio­ne esi­sten­te, una docu­men­ta­zio­ne piut­to­sto cor­po­sa, dice che nel­la minie­ra di Baso­viz­za non ci furo­no infoi­ba­men­ti.

Già nell’estate del ’45, quin­di pochis­si­mo tem­po dopo i pre­te­si infoi­ba­men­ti, gli angloa­me­ri­ca­ni pro­ce­det­te­ro per mesi a rico­gni­zio­ni nel poz­zo del­la minie­ra (infat­ti non si trat­ta di una foi­ba in sen­so geo­lo­gi­co), in segui­to alle denun­ce del CLN trie­sti­no che dice­va che dove­va­no esse­re sta­ti infoi­ba­ti alcu­ne cen­ti­na­ia di agen­ti del­la que­stu­ra di Trie­ste. Poi­ché non fu tro­va­to nul­la di “inte­res­san­te”, nei pri­mi mesi del ’46 le ricer­che furo­no sospe­se, come ho già spie­ga­to pri­ma. Tut­to que­sto risul­ta da una gran quan­ti­tà di docu­men­ti di fon­te allea­ta, negli archi­vi di Washing­ton e di Lon­dra. Quin­di nel­la “foi­ba” non ci sono i “500 metri cubi” di infoi­ba­ti che sono scrit­ti nel­la lapi­de, e nep­pu­re i due­mi­la infoi­ba­ti cita­ti in libri. Dopo che Clau­dia Cer­ni­goi ha ripor­ta­to que­sti docu­men­ti nel suo libro “Ope­ra­zio­ne foi­be a Trie­ste” la cosa dovreb­be esse­re evi­den­te a tut­ti che si occu­pa­no dell’argomento. Ma si fa fin­ta di nien­te. Il comu­ne di Trie­ste ades­so ha ristrut­tu­ra­to il monu­men­to sul­la foi­ba e pre­sto ver­rà il pre­si­den­te del Sena­to Mari­ni a inau­gu­rar­lo. La men­zo­gna vive ormai di vita pro­pria, e non si rie­sce a fer­mar­la.

Le leg­gen­de sul­le foi­be.
Ho già spie­ga­to che le bio­gra­fie del­la gran par­te degli ucci­si sono di per­so­ne coin­vol­te a vario tito­lo nel regi­me fasci­sta pri­ma e nell’occupazione nazi­sta poi. Come ben met­te in luce Clau­dia Cer­ni­goi nel suo libro, in una cit­tà come Trie­ste il col­la­bo­ra­zio­ni­smo inte­res­sò tan­tis­si­me cate­go­rie di per­so­ne, e mol­ti di quel­li che ven­go­no defi­ni­ti “civi­li” era­no in real­tà e col­la­bo­ra­zio­ni­sti, dela­to­ri di pro­fes­sio­ne, spio­ni di quar­tie­re che denun­cia­va­no gli ebrei. Per esem­pio ai rastrel­la­men­ti sul Car­so con la ban­da Col­lot­ti par­te­ci­pa­va­no anche per­so­ne che non era­no uffi­cial­men­te appar­te­nen­ti alla que­stu­ra. Come grup­po di Resi­sten­za­sto­ri­ca abbia­mo con­dot­to una ricer­ca sul­la vicen­da di Gra­zia­no Udo­vi­si, cono­sciu­to come “l’unico ad esse­re usci­to vivo dal­la foi­ba” e pre­sen­ta­to come una vit­ti­ma “solo per­ché ita­lia­no”. Da que­sta ricer­ca è emer­so, oltre alla asso­lu­ta fal­si­tà del suo rac­con­to, che egli dal ’43 al ’45 era sta­to tenen­te del­la Mili­zia Dife­sa Ter­ri­to­ria­le, in un grup­po dal nome signi­fi­ca­ti­vo di “Maz­za di Fer­ro”, spe­ci­fi­ca­men­te pre­po­sto alla repres­sio­ne del­la guer­ri­glia, e che nel ’46 fu con­dan­na­to per cri­mi­ni di guer­ra a 2 anni e 11 mesi di reclu­sio­ne. Eppu­re nel 2005 Gra­zia­no Udo­vi­si è diven­ta­to “uomo dell’anno”, pre­mia­to con l’Oscar del­la Rai per una sua inter­vi­sta a Mino­li, che lo ha pre­sen­ta­to come uno che è sta­to “infoi­ba­to” solo per­ché ita­lia­no. Come ho già det­to: sto­ri­ci, gior­na­li­sti e tut­ti colo­ro che scri­vo­no di que­ste cose in que­sti anni di Gior­na­te del Ricor­do, dovreb­be­ro sape­re che intor­no a que­ste vicen­de c’è tan­ta pro­pa­gan­da, e che quin­di biso­gna infor­mar­si bene pri­ma di scri­ve­re.

L’atteggiamento del­la destra e del­la sini­stra.
Non si vede una gran­de dif­fe­ren­za. La destra fasci­sta ha tro­va­to in que­sto argo­men­to la pos­si­bi­li­tà di ribal­ta­re il discor­so del­le respon­sa­bi­li­tà nel­la secon­da guer­ra mon­dia­le, pas­san­do da car­ne­fi­ci a vit­ti­me, con la pos­si­bi­le ria­bi­li­ta­zio­ne dei repub­bli­chi­ni di Salò ecc. La sini­stra ha tro­va­to l’occasione per pren­de­re le distan­ze dal pro­prio pas­sa­to par­ti­gia­no, con tut­ta una serie di distin­guo e di “ammis­sio­ni” in cui le foi­be era­no fun­zio­na­li in quan­to veni­va­no attri­bui­te a par­ti­gia­ni, sì, ma “sla­vi” (e si sa che il raz­zi­smo anti­sla­vo è mol­to dif­fu­so) e quin­di la resi­sten­za ita­lia­na pote­va restar­ne fuo­ri. La mio­pia di una simi­le posi­zio­ne la si vede oggi, con un’operazione come quel­la di Giam­pao­lo Pan­sa, che attac­ca diret­ta­men­te la resi­sten­za ita­lia­na.
C’è da dire, inol­tre, che la “ope­ra­zio­ne foi­be” è fun­zio­na­le alla poli­ti­ca este­ra ita­lia­na, tra­di­zio­nal­men­te “espan­sio­ni­sti­ca” ver­so la peni­so­la bal­ca­ni­ca. Anche in que­sto sen­so, cen­tro­de­stra e cen­tro­si­ni­stra non si distin­guo­no. Noi di Resi­sten­za­sto­ri­ca abbia­mo una rac­col­ta impres­sio­nan­te di dichia­ra­zio­ni di espo­nen­ti del cen­tro sini­stra in sen­so neoir­re­den­ti­sta, cioè tese alla riven­di­ca­zio­ne del­le “ter­re per­du­te”, tema che oltre ad esse­re sta­to sem­pre tipi­co del­la destra, sem­bre­reb­be oggi anche anti­sto­ri­co, nel momen­to dell’allargamento dell’UE. Eppu­re le dichia­ra­zio­ni ci sono, anche di per­so­nag­gi come Fas­si­no.

Che cosa signi­fi­ca oggi com­me­mo­ra­re i mor­ti del­le foi­be?
Come ho spie­ga­to, com­me­mo­ra­re i mor­ti nel­le foi­be signi­fi­ca sostan­zial­men­te com­me­mo­ra­re rastrel­la­to­ri fasci­sti e col­la­bo­ra­zio­ni­sti del nazi­smo. Per gli altri mor­ti, quel­li vit­ti­me di rese dei con­ti o ven­det­te per­so­na­li, c’è il 2 di novem­bre.

Che cosa andreb­be fat­to per resti­tui­re digni­tà alla memo­ria sto­ri­ca del pae­se?
Per quan­to riguar­da la digni­tà del pae­se, cre­do che l’unica cosa da fare sia smet­te­re quel­la con­vin­zio­ne nazio­na­le che gli ita­lia­ni sia­no sem­pre sta­ti “bra­va gen­te”, che dovun­que sono anda­ti han­no por­ta­to la civil­tà, anche quan­do bru­cia­va­no i vil­lag­gi del­la Croa­zia, o impic­ca­va­no i ribel­li libi­ci. Gli ita­lia­ni deb­bo­no ren­der­si con­to che la repub­bli­ca ita­lia­na non ha mai fat­to vera­men­te i con­ti con le respon­sa­bi­li­tà del fasci­smo. Die­tro al discor­so del­le foi­be c’è pro­prio l’interesse di con­ti­nua­re a nascon­de­re que­ste respon­sa­bi­li­tà. Infat­ti la pro­po­sta ita­lia­na di incon­tro tri­la­te­ra­le fra i pre­si­den­ti di Ita­lia, Slo­ve­nia, Croa­zia, sui luo­ghi del­la memo­ria, inse­ren­do la Risie­ra di San Sab­ba, il cam­po di con­cen­tra­men­to di Gonars (o quel­lo di Arbe) e la foi­ba di Baso­viz­za, non è altro che un ten­ta­ti­vo di get­ta­re fumo negli occhi, di far dimen­ti­ca­re i cri­mi­ni di guer­ra ita­lia­ni in quei ter­ri­to­ri equi­pa­ran­do la foi­ba di Baso­viz­za alla Risie­ra, uni­co cam­po di con­cen­tra­men­to nazi­sta con for­no cre­ma­to­rio, in cui mori­ro­no oltre 3000 per­so­ne, soprat­tut­to par­ti­gia­ni ita­lia­ni, slo­ve­ni e croa­ti, o ai cam­pi di con­cen­tra­men­to in cui mori­ro­no alme­no set­te­mi­la slo­ve­ni, croa­ti, ser­bi, mon­te­ne­gri­ni. Il pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca dovreb­be anda­re di pro­pria ini­zia­ti­va ad Arbe in Croa­zia, o a Gonars a ren­de­re omag­gio alle vit­ti­me del fasci­smo, e a chie­de­re scu­sa agli ex jugo­sla­vi. Que­sto dovreb­be esse­re la pri­ma cosa da fare. Poi dovreb­be far pub­bli­ca­re i risul­ta­ti del­la com­mis­sio­ne sto­ri­ca ita­lo-slo­ve­na, che il gover­no ita­lia­no si era impe­gna­to a pub­bli­ca­re ma non ha mai fat­to. Poi il gover­no di cen­tro sini­stra potreb­be obbli­ga­re la RAi a tra­smet­te­re in pri­ma sera­ta il docu­men­ta­rio “Fasci­st lega­cy / L’eredità fasci­sta”, sui cri­mi­ni di guer­ra ita­lia­ni in Etio­pia, Libia e Jugo­sla­via. Que­sto docu­men­ta­rio del­la BBC fu acqui­sta­to nell’89 dal­la RAI, ma mai tra­smes­so.



La “foiba” di Basovizza

Ovve­ro: come si costrui­sce un fal­so sto­ri­co

Clau­dia Cer­ni­goi

La vora­gi­ne nota come “foi­ba” di Baso­viz­za[1] è in real­tà il poz­zo di una vec­chia minie­ra abban­do­na­ta. Il suo nome tra­di­zio­na­le è “Šoht”, è pro­fon­da 254 metri e la sua imboc­ca­tu­ra è più o meno un ret­tan­go­lo di tre metri per quat­tro. Già dopo la pri­ma guer­ra mon­dia­le fu usa­ta come disca­ri­ca, anche di mate­ria­le bel­li­co: fu anche tri­ste­men­te nota come meta di sui­ci­di.
Dichia­ra­ta monu­men­to nazio­na­le dal pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca Ita­lia­na Scal­fa­ro nel 1992, è sem­pre sta­ta usa­ta dal­la pro­pa­gan­da rea­zio­na­ria come “esem­pio” del­la “bar­ba­rie sla­vo­co­mu­ni­sta”. Il nume­ro dei cor­pi di infoi­ba­ti che con­ter­reb­be, sem­pre secon­do gli “sto­ri­ci” del­le orga­niz­za­zio­ni di destra, varia dai 2.500 di un arti­co­lo appar­so nel feb­bra­io 1996 su “La Repub­bli­ca”, ai “cen­to metri cubi di car­ne ed ossa” (sic!) dichia­ra­ti dal­l’ex-depu­ta­ta di For­za Ita­lia Maruc­ci Vascon in una let­te­ra dell’agosto 1996 pub­bli­ca­ta sul “Pic­co­lo”.
Ma anche sto­ri­ci più seri han­no accre­di­ta­to la pre­sen­za nel­lo Šoht di 300–400 cor­pi, Come mai? Andia­mo con ordi­ne.
Dopo la bat­ta­glia di Baso­viz­za (30.4.45) la gen­te del posto vi get­tò den­tro cor­pi di mili­ta­ri, soprat­tut­to tede­schi, car­cas­se di caval­li (mor­ti duran­te i raid effet­tua­ti dagli aerei bri­tan­ni­ci nel cor­so del­la bat­ta­glia) ed anche mate­ria­le mili­ta­re. Tra il set­tem­bre e l’ot­to­bre del 1945 gli angloa­me­ri­ca­ni recu­pe­ra­ro­no quan­to pote­ro­no dal poz­zo. Ma sen­tia­mo cosa dice l’articolo appar­so sul “Pic­co­lo” di Trie­ste il 10.1.95, a fir­ma Pie­tro Spi­ri­to e Rober­to Spaz­za­li:

«È del 13 otto­bre 1945 il rap­por­to che elen­ca som­ma­ria­men­te i risul­ta­ti del­le esu­ma­zio­ni, effet­tua­te uti­liz­zan­do la ben­na … que­sto docu­men­to (…) per­met­te di ave­re la con­fer­ma che alme­no una deci­na di cor­pi uma­ni furo­no recu­pe­ra­ti dagli anglo-ame­ri­ca­ni. “Le sco­per­te effet­tua­te – si leg­ge nel rap­por­to – si rife­ri­sco­no a par­ti di caval­lo e cada­ve­ri di tede­schi, e si può dedur­re che ulte­rio­ri sopral­luo­ghi potreb­be­ro even­tual­men­te rive­la­re cada­ve­ri di ita­lia­ni”».

Sem­pre nel­la stes­se pagi­ne del “Pic­co­lo” ven­go­no ripor­ta­ti dei bra­ni trat­ti dal “rap­por­to segre­to” sopra cita­to, nel qua­le risul­ta la rea­le enti­tà dei recu­pe­ri effet­tua­ti: otto cor­pi uma­ni inte­ri (di que­sti due pre­su­mi­bil­men­te tede­schi ed uno di ses­so fem­mi­ni­le), alcu­ni resti uma­ni (per lo più arti) ed alcu­ne car­cas­se di caval­lo. Con­ti­nua l’articolo: «Ma una deci­na di cor­pi smem­bra­ti e irri­co­no­sci­bi­li non dove­va­no sem­bra­re un risul­ta­to sod­di­sfa­cen­te e alla fine si pre­fe­rì sospen­de­re i lavo­ri».
Ma come mai gli angloa­me­ri­ca­ni deci­se­ro di recu­pe­ra­re quan­to “infoi­ba­to” nel poz­zo del­la minie­ra? Già il 29 luglio 1945 appar­ve que­sta noti­zia (noi la citia­mo da “Risor­gi­men­to Libe­ra­le”, orga­no del Par­ti­to Libe­ra­le):

«Gran­de e peno­sa impres­sio­ne ha desta­to in tut­ta l’America la noti­zia, pro­ve­nien­te da Baso­viz­za pres­so Trie­ste, cir­ca il mas­sa­cro di oltre 400 per­so­ne da par­te dei par­ti­gia­ni di Tito, le cui sal­me sono sta­te sco­per­te dal­le auto­ri­tà allea­te nel­le cave di quel­la zona. Par­ti­co­la­re rilie­vo vie­ne dato al fat­to che ivi com­pre­si si tro­va­no otto cada­ve­ri di sol­da­ti neo­ze­lan­de­si e si temo­no di con­se­guen­za com­pli­ca­zio­ni inter­na­zio­na­li».

Ma già due gior­ni dopo appa­re, sul­lo stes­so quo­ti­dia­no, que­sto tito­lo: “Smen­ti­ta allea­ta sul poz­zo di cada­ve­ri a Trie­ste”. Ed ecco l’articolo:

«Il Coman­do gene­ra­le dell’Ottava Arma­ta bri­tan­ni­ca ha uffi­cial­men­te smen­ti­to oggi le noti­zie pub­bli­ca­te dal­la stam­pa ita­lia­na secon­do cui 400 o 600 cada­ve­ri sareb­be­ro sta­ti rin­ve­nu­ti in una pro­fon­da minie­ra del­la zona di Trie­ste. Alcu­ni uffi­cia­li dell’Ottava Arma­ta han­no pre­ci­sa­to inol­tre che non si han­no indi­ca­zio­ni cir­ca i cada­ve­ri degli ita­lia­ni ma per quan­to riguar­da l’asserita pre­sen­za di cada­ve­ri di sol­da­ti neo­ze­lan­de­si essa vie­ne senz’altro nega­ta».

Si può nota­re in que­ste poche righe come ini­ziò a lavo­ra­re la pro­vo­ca­zio­ne rea­zio­na­ria per crea­re, come si direb­be oggi­dì, “l’immaginario” del­la foi­ba: intan­to si tirò fuo­ri la noti­zia di una cifra enor­me di “infoi­ba­ti”, per crea­re impres­sio­ne ed orro­re e la si pre­sen­tò come se negli Sta­ti Uni­ti non si par­las­se d’altro, cosa non vera; e poi il toc­co fina­le degli otto sol­da­ti neo­ze­lan­de­si ucci­si dai par­ti­gia­ni di Tito, tan­to per crea­re ulte­rio­re ten­sio­ne tra il gover­no jugo­sla­vo e quel­lo bri­tan­ni­co (si noti il fina­li­no del pri­mo arti­co­lo: «si temo­no com­pli­ca­zio­ni inter­na­zio­na­li»). È poi degno di nota anche il pas­sag­gio dai «400» cada­ve­ri del pri­mo arti­co­lo ai «400–600» del secon­do.
Così gli angloa­me­ri­ca­ni deci­se­ro di sca­va­re nel poz­zo di Baso­viz­za per chia­ri­re la fac­cen­da anche per­ché nel frat­tem­po in cit­tà con­ti­nua­va­no le voci che par­la­va­no di “cen­ti­na­ia di infoi­ba­ti dai titi­ni”. E quel­lo che tro­va­ro­no risul­ta dal rap­por­to sopra pub­bli­ca­to.

Squa­dra Esplo­ra­zio­ni Foi­be, ago­sto 1948 (Archi­vio Comu­ne di Trie­ste)

Dicia­mo anche, a que­sto pun­to, che non sem­bra pro­ba­bi­le che cor­pi di ita­lia­ni ucci­si ver­so il 5 o 6 mag­gio pos­sa­no tro­var­si sot­to i cor­pi dei tede­schi mor­ti una set­ti­ma­na pri­ma, per cui, una vol­ta tro­va­ti i tede­schi, gli angloa­me­ri­ca­ni deci­se­ro pro­ba­bil­men­te che nel­lo Šoht non pote­va­no esser­ci né ita­lia­ni né neo­ze­lan­de­si. Esi­ste comun­que un’altra smen­ti­ta, da par­te del Mini­ste­ro del­la dife­sa neo­ze­lan­de­se, in meri­to alla sup­po­sta pre­sen­za di sol­da­ti neo­ze­lan­de­si nel poz­zo di Baso­viz­za; risa­le al 12.2.1996 ed è sta­ta pub­bli­ca­ta dal perio­di­co “Novi Mata­jur” il 25.4.1996. Il Mini­stro Cra­w­ford rispon­de ad una let­te­ra invia­ta dal signor Valen­tin Bre­ce­lj, mem­bro del cir­co­lo di Mel­bour­ne dell’associazione degli emi­gran­ti slo­ve­ni, il qua­le, aven­do let­to sul set­ti­ma­na­le “Epo­ca” dell’aprile ’95 che «nel poz­zo del­la minie­ra abban­do­na­ta di Baso­viz­za, tra cen­ti­na­ia e cen­ti­na­ia di mor­ti, sono sta­ti ritro­va­ti anche i cada­ve­ri di 27 neo­ze­lan­de­si…», scris­se, nel feb­bra­io del ’96, pro­prio al Mini­ste­ro del­la Dife­sa neo­ze­lan­de­se per ave­re chia­ri­men­ti. La rispo­sta, arri­va­ta dopo soli die­ci gior­ni, è bre­ve e lapi­da­ria: «In pas­sa­to noi abbia­mo inda­ga­to su simi­li rap­por­ti ed abbia­mo veri­fi­ca­to che non sono basa­ti su fat­ti».
Ma tor­nia­mo ai “rap­por­ti segre­ti” che il “Pic­co­lo” pub­bli­cò in più pun­ta­te nel gen­na­io ’95.
Tito­lo appar­so all’interno di un pagi­no­ne dedi­ca­to all’argomento “foi­be” in data 30 gen­na­io 1995: “COSI’ DUE PRETI TESTIMONIARONO GLI INFOIBAMENTI”. In que­sto arti­co­lo vie­ne pub­bli­ca­to un bra­no con­te­nu­to in un docu­men­to sti­la­to dagli Allea­ti nell’ottobre 1945 (una copia di que­sto, in lin­gua ingle­se, è con­ser­va­ta anche pres­so l’Istituto Regio­na­le per la Sto­ria del Movi­men­to di Libe­ra­zio­ne di Trie­ste) che com­pren­de le depo­si­zio­ni di due pre­ti che, stan­do all’articolo, sareb­be­ro ser­vi­te agli “sto­ri­ci” per accre­di­ta­re le «ese­cu­zio­ni di Baso­viz­za».
I cosid­det­ti “testi­mo­ni ocu­la­ri” degli infoi­ba­men­ti, secon­do que­sto docu­men­to sigla­to da un cer­to “Sour­ce” (nome in codi­ce; però sour­ce in ingle­se signi­fi­ca sem­pli­ce­men­te “sor­gen­te” o “fon­te”), sono don Mala­lan, pre­te di S. Anto­nio in Bosco-Boršt, (pae­si­no a pochi chi­lo­me­tri da Baso­viz­za) e don Vir­gil Šček, par­ro­co di Cor­gna­le (altro pae­se vici­no a Baso­viz­za, che però si tro­va oggi in Slo­ve­nia), intel­let­tua­le e già depu­ta­to del Regno d’Italia pri­ma dell’avvento del fasci­smo.
Innan­zi­tut­to leg­gia­mo che don Mala­lan non rife­ri­sce di aver assi­sti­to per­so­nal­men­te ai pro­ces­si ed alle ese­cu­zio­ni, dan­do però que­ste, a doman­da di Sour­ce, per avve­nu­te, e dichia­ran­do che i pri­gio­nie­ri, qua­si tut­ti agen­ti di poli­zia, si era­no ben meri­ta­ti la fine che ave­va­no fat­to. Ciò che rife­ri­sce don Mala­lan è il suo col­lo­quio con don Šček, che ave­va “ammes­so di esse­re sta­to pre­sen­te al momen­to in cui le vit­ti­me veni­va­no get­ta­te nel­le foi­be”. Lascia­mo da par­te quin­di la testi­mo­nian­za di don Mala­lan che par­la per sen­ti­to dire, come si direb­be in un’aula di tri­bu­na­le e vedia­mo inve­ce cosa rife­ri­sce Sour­ce del rac­con­to di don Šček:

«Il 2 mag­gio egli (don Šček, n.d.a.) andò a Baso­viz­za … men­tre era lì ave­va visto in un cam­po nel­le vici­nan­ze cir­ca 150 civi­li “che era­no rico­no­sci­bi­li dal­le loro fac­ce qua­li mem­bri del­la Que­stu­ra”. La gen­te del luo­go vole­va fare giu­sti­zia in modo som­ma­rio ma gli uffi­cia­li del­la IV Arma­ta era­no con­tra­ri[2]. Que­ste per­so­ne furo­no inter­ro­ga­te e pro­ces­sa­te alla pre­sen­za di tut­ta la popo­la­zio­ne che le accu­sò. (…) Qua­si tut­ti furo­no con­dan­na­ti a mor­te (…) Tut­ti i 150 civi­li furo­no fuci­la­ti in mas­sa da un grup­po di par­ti­gia­ni. I par­ti­gia­ni era­no arma­ti con fuci­li mitra­glia­to­ri, e poi, poi­ché non c’erano bare, i cor­pi furo­no get­ta­ti nel­la foi­ba di Baso­viz­za».

Però: «Quan­do Sour­ce chie­se a don Šček se era sta­to pre­sen­te all’esecuzione o ave­va sen­ti­to gli spa­ri que­sti rispo­se CHE NON ERA STATO PRESENTE NÉ AVEVA SENTITO GLI SPARI» (il maiu­sco­lo è nostro, n.d.a.). Quin­di don Šček fu testi­mo­ne ocu­la­re sì, ma dei pro­ces­si e non degli infoi­ba­men­ti.
Il docu­men­to pro­se­gue anco­ra: «Il 3 mag­gio don Šček andò di nuo­vo a Baso­viz­za e vide nel­lo stes­so posto cir­ca 250–300 per­so­ne (…) que­ste per­so­ne furo­no anche ucci­se dopo un pro­ces­so som­ma­rio. Era­no per lo più civi­li arre­sta­ti a Trie­ste dopo i pri­mi gior­ni dell’occupazione. Don Šček dichia­ra che era­no qua­si tut­ti mem­bri del­la Que­stu­ra».
Ma nean­che qui don Šček li vide mate­rial­men­te ucci­de­re. Cosa pote­va esse­re suc­ces­so dun­que?
Come dovreb­be esse­re noto, i par­ti­gia­ni arre­sta­ro­no, nei pri­mi gior­ni di mag­gio, mol­te per­so­ne, non a casac­cio ma a ragion vedu­ta, per­ché ave­va­no con sé degli elen­chi in cui era­no segna­la­ti i nomi dei cri­mi­na­li di guer­ra e dei col­la­bo­ra­zio­ni­sti. Arre­sta­ro­no per lo più agen­ti di P.S., mili­ta­ri e col­la­bo­ra­to­ri dei nazi­fa­sci­sti. Che fos­se­ro in abi­ti civi­li non esclu­de che potes­se trat­tar­si di poli­ziot­ti o mili­ta­ri in bor­ghe­se: nes­su­na per­so­na intel­li­gen­te si sareb­be tenu­ta addos­so le divi­se dopo l’arrivo dei par­ti­gia­ni, se solo aves­se avu­to la pos­si­bi­li­tà di cam­biar­si (e chi abi­ta­va a Trie­ste que­sta pos­si­bi­li­tà ce l’aveva).
I pri­gio­nie­ri veni­va­no por­ta­ti a Baso­viz­za dove ave­va sede il Tri­bu­na­le del Popo­lo. Det­ta così può pare­re melo­dram­ma­ti­ca, però va rife­ri­to che i pro­ces­si si svol­ge­va­no effet­ti­va­men­te di fron­te alla popo­la­zio­ne, che ave­va dirit­to di inter­ve­ni­re e testi­mo­nia­re, pro o con­tro gli accu­sa­ti. Vi furo­no diver­si casi in cui, non esi­sten­do testi­mo­nian­ze diret­te a cari­co degli arre­sta­ti, que­sti ven­ne­ro lascia­ti libe­ri; il che cau­sò non pochi erro­ri giu­di­zia­ri a van­tag­gio degli accu­sa­ti, come nel caso di Remi­gio Rebez, l’efferato “boia del­la caser­ma di Pal­ma­no­va”, che nel­la caser­ma Pia­ve di Pal­ma­no­va, appun­to, ave­va ope­ra­to fero­ci tor­tu­re e mas­sa­cri. Ma a Trie­ste non c’era chi potes­se testi­mo­nia­re con­tro di lui, ed i “fero­ci titi­ni” lo lascia­ro­no libe­ro. Per la cro­na­ca, fu pro­ces­sa­to a Udi­ne nel 1946, rico­no­sciu­to cri­mi­na­le di guer­ra e con­dan­na­to a mor­te, poi amni­stia­to ed è anco­ra vivo[3] (nono­stan­te Piri­na lo met­ta tra gli “scom­par­si”).
Una vol­ta pro­ces­sa­ti, gli arre­sta­ti, se rico­no­sciu­ti col­pe­vo­li, veni­va­no invia­ti ver­so Lubia­na per veni­re pro­ces­sa­ti rego­lar­men­te. Sem­bra pro­ba­bi­le che la IV Arma­ta jugo­sla­va, che, come rife­ri­sce il rap­por­to di “Sour­ce”, era con­tra­ria alle ese­cu­zio­ni som­ma­rie, aves­se deci­so di con­dan­na­re a mor­te i pri­gio­nie­ri tan­to per cal­ma­re gli ani­mi del­la popo­la­zio­ne infe­ro­ci­ta e poi li abbia con­dot­ti ver­so l’interno del­la Slo­ve­nia, a Lubia­na o nei cam­pi di lavo­ro.
Il gover­no mili­ta­re allea­to usò poi lo Šoht come disca­ri­ca di mate­ria­le mili­ta­re, ma deci­se, pri­ma di lascia­re Trie­ste nel 1954, di affi­da­re ad una dit­ta di Ban­ne lo svuo­ta­men­to del poz­zo, pro­ba­bil­men­te per veri­fi­ca­re di non aver lascia­to die­tro di se mate­ria­le d’archivio o altre cose com­pro­met­ten­ti.
Il comu­ne di Dolina‑S. Dor­li­go del­la Val­le auto­riz­zò, con deli­be­ra giun­ta­le n. 854/54 dd. 23.2.54 (la deli­be­ra è pub­bli­ca­ta qui in appen­di­ce), lo svuo­ta­men­to del poz­zo e gli ope­rai addet­ti arri­va­ro­no fino alla pro­fon­di­tà di 225 metri, sui 254 tota­li. Furo­no estrat­ti resi­dui di armi, mate­ria­le bel­li­co e rifiu­ti vari: ma non v’era trac­cia di resti uma­ni.
Vor­rem­mo ora cita­re una curio­sa coin­ci­den­za in meri­to allo svuo­ta­men­to del poz­zo in quest’occasione: tra le per­so­ne che osser­va­va­no i lavo­ri – mili­ta­ri angloa­me­ri­ca­ni, gior­na­li­sti (anche tede­schi) e sem­pli­ci osser­va­to­ri curio­si –, c’era anche un diri­gen­te del Comu­ne di Trie­ste, capo del set­to­re Net­tez­za Urba­na. Que­sti era lo stes­so Gri­sel­li che si era tro­va­to ad esse­re pro­ces­sa­to, pro­prio a Baso­viz­za, sot­to la tet­to­ia dell’attuale far­ma­cia, nei pri­mi gior­ni di mag­gio ’45. È que­sto uno dei casi di asso­lu­zio­ne per man­can­za di testi­mo­nian­ze a cari­co: Gri­sel­li giu­sti­fi­cò la sua appar­te­nen­za al par­ti­to fasci­sta per­ché, lavo­ran­do al Comu­ne di Trie­ste, teme­va di per­de­re il posto se si fos­se rifiu­ta­to di iscri­ver­si e fu cre­du­to, dato che non c’era nes­su­no a testi­mo­nia­re con­tro di lui. In real­tà, come risul­tò da ricer­che con­dot­te da Samo Pahor, Gri­sel­li non solo era sta­to squa­dri­sta del­la pri­ma ora, ma si era anche tro­va­to a rico­pri­re la cari­ca di com­mis­sa­rio civi­le a Novo Mesto, nel­la “pro­vin­cia di Lubia­na” occu­pa­ta mili­tar­men­te dagli ita­lia­ni. Nel cor­so del suo man­da­to ave­va riman­da­to nel­la Sti­ria, che com­pren­de­va anche la par­te del­la Slo­ve­nia occu­pa­ta dai tede­schi, diver­si ragaz­zi del­le scuo­le supe­rio­ri che era­no pro­fu­ghi a Novo Mesto, scap­pa­ti dal­le loro ter­re occu­pa­te, per­ché era­no “col­pe­vo­li” di ave­re orga­niz­za­to, in occa­sio­ne del­la festa nazio­na­le jugo­sla­va (che cade­va il 1° dicem­bre), una pro­te­sta paci­fi­ca nel­le clas­si, pro­te­sta che con­si­ste­va nel rima­ne­re alza­ti in pie­di per alcu­ne ore in silen­zio. Si può ben imma­gi­na­re la sor­te toc­ca­ta a que­sti ragaz­zi una vol­ta rien­tra­ti in Sti­ria nel­le mani dei nazi­sti.
Ma tor­nia­mo al nostro Šoht. Dopo lo svuo­ta­men­to del ’54, tor­na­ta l’Italia, il sin­da­co Bar­to­li (sì, pro­prio Gian­ni Lagri­ma) auto­riz­zò l’uso del poz­zo come disca­ri­ca di rifiu­ti e tale fu l’uso che se ne fece fino alla fine degli anni Cin­quan­ta. Come Gian­ni Bar­to­li, che ave­va costrui­to la pro­pria imma­gi­ne pub­bli­ca sul­la base del­la nostal­gia per le ter­re per­du­te dell’Istria e del ricor­do dei mar­ti­ri del­le foi­be (com­pre­se le “cen­ti­na­ia di infoi­ba­ti di Baso­viz­za”!), potes­se auto­riz­za­re a sca­ri­ca­re immon­di­zia sopra dei resti di cor­pi uma­ni ci è dif­fi­ci­le da cre­de­re: potreb­be sor­ger­ci il sospet­to che lui, che oltre­tut­to ave­va avu­to il capo Gri­sel­li a sovrin­ten­de­re all’operazione di svuo­ta­men­to, sapes­se benis­si­mo che lì den­tro non c’erano i cor­pi di quel­li che lui, nei suoi libri, lascia­va cre­de­re che ci fos­se­ro.
Date que­ste basi, rite­nia­mo che l’unica cosa logi­ca, oggi come oggi, per fare chia­rez­za una vol­ta per tut­te, sia che il poz­zo ven­ga aper­to e svuo­ta­to. Con le moder­ne tec­ni­che non dovreb­be esse­re dif­fi­ci­le: e una vol­ta aper­to e veri­fi­ca­to cosa c’è den­tro, sapre­mo se in tut­ti que­sti anni si sono por­ta­ti dei fio­ri su un muc­chio di immon­di­zia.


Note

[1] Per chi voles­se appro­fon­di­re l’argomento sul­la foi­ba di Baso­viz­za, esi­ste una spe­ci­fi­ca mono­gra­fia sul tema del­la stes­sa Autri­ce, con­sul­ta­bi­le qui (n.d.r.).
[2] Que­sta affer­ma­zio­ne di Sour­ce va a con­fer­ma di quan­to dichia­ra­to da Mario Pacor sul com­por­ta­men­to del­le auto­ri­tà jugo­sla­ve (v. cap. III, par. 1).
[3] Cfr. cap. I, La X MAS.