Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Polemica

Recensione a Robert Service, “Trotsky: una biografia”

tapa

Tro­tsky arma­to di pen­na, Sta­lin di pic­co­ne

Robert Ser­vi­ce è uno sto­ri­co anti­co­mu­ni­sta mol­to noto in Ita­lia, soprat­tut­to per la sua bio­gra­fia di Lenin (Lenin. L’uomo, il lea­der, il mito). Non ci risul­ta, inve­ce, che sia sta­ta tra­dot­ta nel nostro Pae­se la sua bio­gra­fia di Tro­tsky. Non­di­me­no, inten­dia­mo pre­sen­ta­re qui una recen­sio­ne di Kevin Mur­phy alla ver­sio­ne ingle­se di que­sto libro (R. Ser­vi­ce, Tro­tsky: a bio­gra­phy), per­ché, con l’approssimarsi del cen­te­na­rio del­la Rivo­lu­zio­ne d’ottobre, non sono solo le orga­niz­za­zio­ni del­la sini­stra mon­dia­le che si richia­ma­no alla tra­di­zio­ne del bol­sce­vi­smo a com­me­mo­ra­re “i die­ci gior­ni che scon­vol­se­ro il mon­do”. Anche la bor­ghe­sia inter­na­zio­na­le “cele­bra” – a modo suo, s’intende – que­sta ricor­ren­za, dato che, quan­tun­que cer­chi di impor­re in ogni dove al movi­men­to ope­ra­io una scon­fit­ta sto­ri­ca, non può fare a meno di con­si­de­ra­re che è ine­vi­ta­bil­men­te essa stes­sa a crea­re, come scri­ve­va Marx, il pro­prio bec­chi­no. E dun­que, o con la for­za o col con­sen­so, il capi­ta­li­smo deve “disin­ne­sca­re” que­sta poten­zia­le bom­ba ad oro­lo­ge­ria che è il pro­le­ta­ria­to.
Sull’uso del­la for­za è inu­ti­le sof­fer­mar­si, essen­do sot­to gli occhi di tut­ti l’impiego spro­po­si­ta­to a ogni lati­tu­di­ne del pote­re coer­ci­ti­vo del­lo Sta­to bor­ghe­se. Per quan­to riguar­da inve­ce l’uso del con­sen­so, la bor­ghe­sia assol­da legio­ni di “intel­let­tua­li” che, per suo con­to, cer­ca­no di con­vin­ce­re le mas­se – gua­da­gnan­do­ci pure dal­le royal­ties dei loro libri – che il siste­ma capi­ta­li­sti­co è “il miglio­re dei mon­di pos­si­bi­li”; e che la rivo­lu­zio­ne è un ten­ta­ti­vo anda­to a fini­re male e che mai più potrà ripe­ter­si. Alcu­ni di que­sti intel­let­tua­li – e pro­prio Ser­vi­ce è uno di loro – argo­men­ta­no il pro­prio ragio­na­men­to tes­sen­do un filo di con­ti­nui­tà che va dal Marx rivo­lu­zio­na­rio (quel­lo “eco­no­mi­sta” in qual­che modo vie­ne riscat­ta­to) fino a Lenin, e da que­sti a Tro­tsky e poi a Sta­lin. Lo sco­po è quel­lo di far cre­de­re che l’intera teo­ria socia­li­sta non può che sfo­cia­re nel “male asso­lu­to” rap­pre­sen­ta­to da Sta­lin, ma le cui colon­ne por­tan­ti sono pro­prio Lenin e Tro­tsky: sic­ché, non essen­do­ci solu­zio­ne di con­ti­nui­tà, il siste­ma capi­ta­li­sta non avreb­be alter­na­ti­ve.
Ser­vi­ce si pre­sta mol­to bene a que­sto sco­po, e lo ha sfac­cia­ta­men­te dichia­ra­to pro­prio duran­te una pre­sen­ta­zio­ne del pro­prio libro su Tro­tsky nell’ottobre 2009 a Lon­dra, quan­do dis­se: «C’è anco­ra vita nel vec­chio Tro­tsky. Ma se il pic­co­ne non è riu­sci­to a svol­ge­re bene il suo lavo­ro ammaz­zan­do­lo, spe­ro di esser­ci riu­sci­to io».
Più chia­ro di così …!
Tut­ta­via, come i nostri let­to­ri avran­no modo di capi­re dal­la bel­la recen­sio­ne di Kevin Mur­phy che pre­sen­tia­mo qui, l’aspirante assas­si­no non è riu­sci­to nel suo inten­to, e León Tro­tsky e il suo pen­sie­ro con­ti­nua­no ad esse­re più vivi che mai.
Buo­na let­tu­ra.
La reda­zio­ne

 

Recensione a Robert Service,
Trotsky: una biografia 

 

Kevin Mur­phy [*]

Settant’anni dopo la sua mor­te, la capa­ci­tà di León Tro­tsky di pola­riz­za­re il dibat­ti­to acca­de­mi­co resta sen­za egua­li. Dipin­to come uno degli incrol­la­bi­li oppo­si­to­ri del­la nascen­te buro­cra­zia o come un per­so­nag­gio non cer­to miglio­re di Sta­lin, la sua vita fu costan­te­men­te occu­pa­ta dai pro­ble­mi cru­cia­li che attra­ver­sa­ro­no l’epoca rivo­lu­zio­na­ria. L’ampia bio­gra­fia di Tro­tsky scrit­ta da Robert Ser­vi­ce sicu­ra­men­te rin­fo­co­le­rà il dibat­ti­to.

La tesi di Ser­vi­ce (pp. 2‑4) non è affat­to ori­gi­na­le: che «Sta­lin, Tro­tsky e Lenin ave­va­no in comu­ne mol­te più cose di quel­le su cui era­no in disac­cor­do». Ma il ten­ta­ti­vo di ridi­men­sio­na­re la pre­te­sa «pro­fon­da impron­ta [di Tro­tsky] sul­la ricer­ca acca­de­mi­ca in Occi­den­te» costi­tui­sce una novi­tà. Il suo pen­sie­ro pri­ma del 1917 – affer­ma Ser­vi­ce – era «tutt’altro che ori­gi­na­le» come soste­ne­va Tro­tsky stes­so, ed egli avreb­be enfa­tiz­za­to il pro­prio ruo­lo nel 1917. Sta­lin non avreb­be tra­di­to la rivo­lu­zio­ne inter­na­zio­na­le, e un’Unione sovie­ti­ca diret­ta da Tro­tsky non sareb­be sta­ta diver­sa per­ché le sue idee e le sue pra­ti­che «ave­va­no posto diver­se pie­tre milia­ri» del siste­ma sta­li­ni­sta. Anzi­ché esse­re l’incarnazione del­la medio­cri­tà buro­cra­ti­ca, come Tro­tsky trat­teg­gia­va, alla fine Sta­lin lo “scon­fis­se”. Ser­vi­ce ha svol­to una vasta ricer­ca, ma il libro offre mol­to poco quan­to a nuo­vi spun­ti di rifles­sio­ne: si trat­ta di un pole­mi­co lavo­ro di rein­ter­pre­ta­zio­ne, piut­to­sto che una rie­la­bo­ra­zio­ne di Tro­tsky fon­da­ta su nuo­vi riscon­tri.

Viktor Deni, «Annéantissons la vermine», 1937

“Annien­tia­mo il ver­me” (cari­ca­tu­ra di Vik­tor Deni, 1937)

Ser­vi­ce si pre­fig­ge di ridi­men­sio­na­re Tro­tsky, e ciò appa­re evi­den­te in qua­si tut­te le pagi­ne. Il suo ten­ta­ti­vo di bana­liz­zar­ne la teo­ria del­la rivo­lu­zio­ne per­ma­nen­te (p. 80) non coglie nel segno. Tro­tsky rico­no­sce aper­ta­men­te che Par­vus lo con­vin­se del­la neces­si­tà di un “gover­no dei lavo­ra­to­ri” in Rus­sia. Ma la sua pro­pria defi­ni­zio­ne del 1905 si spin­se oltre: egli sosten­ne che un gover­no dei lavo­ra­to­ri avreb­be dovu­to neces­sa­ria­men­te assu­me­re com­pi­ti socia­li­sti, una posi­zio­ne che mai Par­vus ave­va dife­so. Non sono sta­ti solo «alcu­ni men­sce­vi­chi» (p. 94) ad esse­re sta­ti attrat­ti da «Par­vus e Tro­tsky», come Ser­vi­ce sostie­ne; e dal 1905, Tro­tsky non era più il socio di mino­ran­za del­la cop­pia. Dan[1] ammet­te­va che Nacha­lo[2] era diven­ta­to più “tro­tski­sta”, tro­van­do ascol­to in signi­fi­ca­ti­vi set­to­ri di lavo­ra­to­ri men­sce­vi­chi, men­tre Mar­ty­nov si van­ta­va del fat­to che solo i social­de­mo­cra­ti­ci ave­va­no «corag­gio­sa­men­te sban­die­ra­to il ves­sil­lo del­la rivo­lu­zio­ne per­ma­nen­te». Ser­vi­ce con­ce­de più avan­ti (p. 181) che «il bol­sce­vi­smo ave­va discre­ta­men­te adot­ta­to gli ele­men­ti fon­da­men­ta­li del­la stra­te­gia rivo­lu­zio­na­ria soste­nu­ti [da Tro­tsky] sin dal 1905».

L’autore non appro­fon­di­sce mai la sua affer­ma­zio­ne secon­do cui il Pre­si­den­te del Soviet di Pie­tro­gra­do, non­ché capo del Comi­ta­to mili­ta­re rivo­lu­zio­na­rio, ingi­gan­tì il pro­prio ruo­lo nel 1917, for­se a cau­sa dell’assenza di ogni rife­ri­men­to a Tro­tsky stes­so nel­la mag­gior par­te del­la sua Sto­ria del­la rivo­lu­zio­ne rus­sa, attri­bui­ta da Ser­vi­ce (p. 401) all’espediente reto­ri­co dell’estraniamento. Tutt’al più, egli ci amman­ni­sce una man­cia­ta di aned­do­ti deni­gra­to­ri. La suc­ces­si­va dichia­ra­zio­ne di Tro­tsky, che i bol­sce­vi­chi e gli Inter­di­stret­tua­li[3] sta­va­no «son­dan­do» la pos­si­bi­li­tà di pren­de­re il pote­re in luglio non è cer­to la noti­zia bom­ba che Ser­vi­ce pre­ten­de (p. 175), poi­ché nes­sun pro­get­to in tal sen­so era mai sta­to ela­bo­ra­to. Fra le «tat­ti­che dema­go­gi­che» di Tro­tsky (pp. 170‑172) ven­go­no cita­ti un discor­so con­tro il ten­ta­ti­vo di far paga­re il tram ai sol­da­ti e l’affermazione che il gover­no prov­vi­so­rio voles­se ingan­na­re «le mas­se». Il discor­so davan­ti ai mari­nai di Kron­stadt, in cui Tro­tsky affer­mò che «dovran­no roto­la­re le teste», è trat­to dal­le memo­rie di Woy­tin­skii, che però com­pren­do­no anche la richie­sta fat­ta­gli da Lenin di diven­ta­re «mini­stro del­la Guer­ra e Coman­dan­te in capo».

Con cen­ti­na­ia di mono­gra­fie e rac­col­te di docu­men­ti ori­gi­na­li sugli anni del­la rivo­lu­zio­ne a dispo­si­zio­ne degli stu­dio­si, Ser­vi­ce ritie­ne oppor­tu­no fon­da­re la pro­pria affer­ma­zio­ne che Tro­tsky era «estre­ma­men­te vio­len­to nel­la pra­ti­ca» (p. 500) sul­le memo­rie di un ciar­la­ta­no e su una fuor­vian­te – per­ché decon­te­stua­liz­za­ta – cita­zio­ne del­la guer­ra civi­le. Sostie­ne (p. 222) che un coman­dan­te dell’Armata ros­sa e i suoi uomi­ni diser­ta­ro­no duran­te la bat­ta­glia di Svia­ya­sh­sk, ma ven­ne­ro cat­tu­ra­ti e «Tro­tsky ordi­nò la loro ese­cu­zio­ne som­ma­ria». Nel­la sua bio­gra­fia Sta­lin, Tro­tsky affer­ma che fu Sta­lin a met­te­re in giro la voce che il coman­dan­te e il com­mis­sa­rio era­no sta­ti fuci­la­ti sen­za pro­ces­so. E infat­ti, solo due pagi­ne dopo (p. 234), Ser­vi­ce ammet­te che un’indagine del Polit­bu­ro ave­va con­fer­ma­to la ver­sio­ne di Tro­tsky, che non c’era sta­ta alcu­na «ese­cu­zio­ne som­ma­ria».

Igno­ran­do la pro­fon­da regres­sio­ne del­le rego­le del par­ti­to a par­ti­re dal 1923, Ser­vi­ce igno­ra i bro­gli del­le riso­lu­zio­ni del­le cel­lu­le di Mosca[4] e cri­ti­ca Tro­tsky (p. 311) per aver dato alle stam­pe il suo Nuo­vo cor­so, poi­ché «ave­va get­ta­to al ven­to il van­tag­gio del­la cir­co­spe­zio­ne». Ma la cir­co­spe­zio­ne e la calun­nia non face­va­no par­te dell’agenda dell’Opposizione di sini­stra. Ser­vi­ce coglie più nel segno quan­do affer­ma (p. 4) che Tro­tsky pen­sa­va che «le sue opi­nio­ni, se espres­se a chia­re let­te­re, gli avreb­be­ro dato la vit­to­ria» e, anco­ra (p. 339), che a Tro­tsky «non pia­ce­va gio­ca­re spor­co». Isaac Deu­tscher e Dun­can Hal­las han­no alle­ga­to argo­men­ti più con­vin­cen­ti a soste­gno dell’incapacità di Tro­tsky di con­dur­re una dispu­ta fra­zio­ni­sti­ca, ma Ser­vi­ce ha com­bi­na­to ciò con l’affermazione (p. 320) che «i meto­di era­no diso­ne­sti da entram­be le par­ti». Ser­vi­ce plau­de al testo di Bucha­rin, Sul­la que­stio­ne del tro­tski­smo, per­ché esso rive­la alcu­ni rife­ri­men­ti osti­li su Lenin da par­te di Tro­tsky. Tut­ta­via, egli igno­ra la seque­la di fal­si­fi­ca­zio­ni, com­pre­sa l’accusa per cui Tro­tsky fu sem­pre dal­la par­te sba­glia­ta in tut­te le prin­ci­pa­li discus­sio­ni nel par­ti­to. La que­stio­ne cen­tra­le fu la rivo­lu­zio­ne per­ma­nen­te di Tro­tsky, improv­vi­sa­men­te dive­nu­ta un’eresia, che la Comin­tern ave­va ini­zia­to a pub­bli­ca­re nel 1919. Non era solo Lenin (p. 325) a esse­re d’accordo sul­la neces­si­tà di una rivo­lu­zio­ne in Euro­pa per la rea­liz­za­zio­ne del socia­li­smo: per­si­no Sta­lin dovet­te can­cel­la­re i rife­ri­men­ti a que­sto tema dal suo testo Prin­ci­pi del leni­ni­smo (mag­gio 1924) per ade­guar­si alla riscrit­tu­ra del­la sto­ria del par­ti­to.

Ser­vi­ce tra­scu­ra l’importanza del­la subor­di­na­zio­ne di Tro­tsky alla disci­pli­na di par­ti­to, soste­nen­do (p. 357) che «i suoi silen­zi e le sue misti­fi­ca­zio­ni ver­ba­li del­la metà degli anni 20 non era­no acci­den­ta­li». La sua affer­ma­zio­ne sen­za fon­te per cui Tro­tsky «non si scom­po­se per la bru­ta­le repres­sio­ne del­la sol­le­va­zio­ne nazio­na­le del­la Geor­gia nel 1924» (p. 353) distor­ce la real­tà sull’abisso che c’era fra Tro­tsky e Sta­lin sul­la que­stio­ne del­le nazio­na­li­tà. Tro­tsky si oppo­se all’invasione del­la Geor­gia nel 1921 e nel­la sua bio­gra­fia Sta­lin sosten­ne che «la pre­ma­tu­ra sovie­tiz­za­zio­ne» por­tò alla «vasta insur­re­zio­ne di mas­sa nel 1924».

Mani­fe­sto di pro­pa­gan­da anti­bol­sce­vi­ca: Tro­tsky, natu­ral­men­te, ven­ne scel­to come “sim­bo­lo”

Ser­vi­ce affer­ma che dal 1924 (p. 325) «Tro­tsky e Sta­lin era­no nemi­ci mor­ta­li». Ben­ché que­sto scon­tro fra tita­ni ren­da avvin­cen­te la nar­ra­zio­ne, egli sa benis­si­mo (p. 350) che «Tro­tsky per­ce­pì che le idee di Bucha­rin costi­tui­va­no la mag­gio­re minac­cia per i bol­sce­vi­chi». L’analisi di Tro­tsky era foca­liz­za­ta sul­la pro­prie­tà nazio­na­liz­za­ta e il con­vin­ci­men­to che le ten­den­ze in dispu­ta nel par­ti­to riflet­te­va­no gli inte­res­si di clas­se nel­la socie­tà sovie­ti­ca: la clas­se lavo­ra­tri­ce a sini­stra, i kula­ki a destra, con il cen­tro di Sta­lin oscil­lan­te tra que­sti due set­to­ri. In defi­ni­ti­va, quest’analisi por­tò Tro­tsky a sot­to­sti­ma­re il gra­do in cui Sta­lin abbrac­ciò le aspi­ra­zio­ni di una nascen­te clas­se domi­nan­te. Tro­tsky carat­te­riz­zò il pri­mo pia­no quin­quen­na­le come uno “zig‑zag a sini­stra” e, nel 1933, mise in guar­dia con­tro un movi­men­to cen­tri­sta ver­so destra, sot­to la pres­sio­ne del “peri­co­lo kulak”. Inve­ce di cer­ca­re di dare un sen­so a ciò, Ser­vi­ce affer­ma che il pre­sun­to «amo­re per l’Urss» di Tro­tsky gli impe­dì di adot­ta­re una posi­zio­ne più cri­ti­ca. È tal­men­te con­fu­sa que­sta sezio­ne del libro che Ser­vi­ce sostie­ne nel­la stes­sa pagi­na (p. 459) che «Tro­tsky non vede­va la neces­si­tà di una secon­da [rivo­lu­zio­ne]» e che «con­ti­nuò a cre­de­re nel­la pos­si­bi­li­tà di un’insurrezione popo­la­re», men­tre, nel­la pagi­na suc­ces­si­va, che «era neces­sa­ria una rivo­lu­zio­ne per garan­ti­re all’Unione sovie­ti­ca un’adeguata dife­sa».

Seb­be­ne Ser­vi­ce evi­den­zi cor­ret­ta­men­te che Sta­lin si era appro­pria­to di gran par­te del pro­gram­ma dell’Opposizione uni­fi­ca­ta (p. 372), non c’era nul­la in esso che nean­che lon­ta­na­men­te pre­lu­des­se ai suc­ces­si­vi bru­ta­li attac­chi ai qua­li la popo­la­zio­ne con­ta­di­na e i lavo­ra­to­ri furo­no poi sot­to­po­sti per paga­re il con­to dell’industrializzazione. È vero, la pro­mes­sa dell’Opposizione che tas­san­do i kula­ki e i nep­men sareb­be sta­to pos­si­bi­le aumen­ta­re i sala­ri non tene­va con­to del­la situa­zio­ne di stal­lo pro­dot­ta dall’isolamento del­la rivo­lu­zio­ne; ma è cini­co rite­ne­re che la solu­zio­ne cruen­ta rap­pre­sen­ta­va l’unica alter­na­ti­va, soprat­tut­to se i nazi­sti fos­se­ro sta­ti bloc­ca­ti.

Ser­vi­ce è un pesce fuor d’acqua quan­do si accin­ge a discu­te­re del­la Ger­ma­nia (pp. 310 e 354), soste­nen­do che non c’era dif­fe­ren­za tra la situa­zio­ne del 1921 e quel­la del 1923, e sug­ge­ren­do che Tro­tsky era tan­to col­pe­vo­le come chiun­que altro per la disfat­ta del 1923. Non men­zio­na mini­ma­men­te il movi­men­to dei con­si­gli di fab­bri­ca, lo scio­pe­ro gene­ra­le di Ber­li­no, lo scio­pe­ro dei mina­to­ri, o le pro­te­ste per il pane in tan­te cit­tà del­la Ger­ma­nia. In luglio, qua­si tut­ti i gior­na­li, ad ecce­zio­ne di quel­lo del Kpd, rile­va­va­no l’esistenza di un cli­ma rivo­lu­zio­na­rio che ricor­da­va quel­lo del novem­bre 1918, ma Ser­vi­ce plau­de a Sta­lin per aver sol­le­va­to ragio­ne­vo­li obie­zio­ni. Dopo aver dedi­ca­to ampia par­te del libro ai pre­sun­ti difet­ti carat­te­ria­li di Tro­tsky, com­pre­sa la sua inca­pa­ci­tà ad ave­re «il sen­so del­le pro­por­zio­ni» (p. 356), Ser­vi­ce ammet­te, in due para­gra­fi sull’ascesa dei nazi­sti in Ger­ma­nia (p. 395), che cor­ret­ta­men­te Tro­tsky ave­va segna­la­to «a tut­ta la sini­stra poli­ti­ca» i peri­co­li del nazi­smo. La stra­te­gia di Tro­tsky del fron­te uni­co, nep­pu­re espli­ci­ta­men­te men­zio­na­ta da Ser­vi­ce, cer­ta­men­te avreb­be potu­to cam­bia­re la situa­zio­ne poli­ti­ca in Euro­pa.

Il modo come trat­ta del­la rivo­lu­zio­ne cine­se (p. 355) è ancor più incre­di­bi­le. La cri­ti­ca di Tro­tsky alla stra­te­gia ela­bo­ra­ta da Mosca del “bloc­co del­le quat­tro clas­si” dif­fi­cil­men­te sta­va get­tan­do «fan­go» sui suoi com­pa­gni. Appa­ren­te­men­te con­fu­tan­do «l’affermazione dell’Opposizione, che Sta­lin e Bucha­rin ave­va­no abban­do­na­to il soste­gno alla rivo­lu­zio­ne mon­dia­le», Ser­vi­ce affer­ma, erro­nea­men­te, che Mosca ave­va ordi­na­to una «insur­re­zio­ne con­tro Chiang Kai‑shek e il Kuo­min­tang nell’aprile del 1927». Tut­ta­via, l’insurrezione di Shan­ghai nel mar­zo del 1927 non fu diret­ta con­tro Chiang, ma con­tro i signo­ri del­la guer­ra e pri­ma dell’arrivo del­le for­ze di Chiang, che entra­ro­no nel­la cit­tà salu­ta­ti come eroi. Il lea­der comu­ni­sta di Shan­ghai, Chen Tu‑hsiu, chie­se alla Comin­tern l’autorizzazione a usci­re dal Kuo­min­tang, ma gli fu inve­ce ordi­na­to di con­se­gna­re il pote­re a Chiang. Quan­do que­sti in segui­to, nell’aprile del 1927, ucci­se deci­ne di miglia­ia di lavo­ra­to­ri e di comu­ni­sti a Shan­ghai, era anco­ra mem­bro ono­ra­rio del Comi­ta­to ese­cu­ti­vo del­la Comin­tern: una posi­zio­ne che ave­va visto il voto con­tra­rio di Tro­tsky.

Dopo il capi­to­lo sul­la rivo­lu­zio­ne cine­se, Ser­vi­ce affer­ma (p. 356) che «pochi osser­va­to­ri han­no avu­to dif­fi­col­tà a sfi­da­re Tro­tsky come memo­ria­li­sta o come sto­ri­co». Tro­tsky «spe­se mol­to del suo tem­po in dispu­te, e poco nel pen­sie­ro», un eser­ci­zio che «ha impli­ca­to una gran­de man­can­za di serie­tà come intel­let­tua­le». Vie­ne da chie­der­si se Ser­vi­ce si aspet­ti che i let­to­ri che han­no fami­lia­ri­tà con ciò che Tro­tsky real­men­te scris­se use­ran­no lo stes­so cri­te­rio di valu­ta­zio­ne nel valu­ta­re que­sta bio­gra­fia.

[*] Kevin Mur­phy inse­gna Sto­ria Rus­sa nell’University of Mas­sa­chu­setts di Boston. Il suo libro Revo­lu­tion and Coun­ter­re­vo­lu­tion: Class Strug­gle in a Moscow Metal Fac­to­ry ha vin­to nel 2005 il Deu­tscher Memo­rial Pri­ze.
La recen­sio­ne al libro di Robert Ser­vi­ce qui pre­sen­ta­ta in ita­lia­no nel­la tra­du­zio­ne dall’inglese di Vale­rio Tor­re è sta­ta pub­bli­ca­ta in Revo­lu­tio­na­ry Rus­sia, vol. 24, n. 1 (2011), e si rife­ri­sce all’edizione ingle­se di Mac­mil­lan, inclu­sa la nume­ra­zio­ne del­le pagi­ne.
Tut­te le note sono del­la reda­zio­ne e non fan­no par­te del testo ori­gi­na­le.

 


[1] Fëdor Il’ič Dan era un impor­tan­te diri­gen­te men­sce­vi­co, vete­ra­no del­la pri­ma gran­de orga­niz­za­zio­ne social­de­mo­cra­ti­ca di San Pie­tro­bur­go.

[2] Nacha­lo (L’Inizio) era un quo­ti­dia­no men­sce­vi­co lega­le pub­bli­ca­to a San Pie­tro­bur­go dal 26 novem­bre al 15 dicem­bre del 1905. Ad esso si rife­ri­sce Lenin nel­la “Rela­zio­ne sul Con­gres­so di uni­fi­ca­zio­ne del Posdr” del 1906 (in Ope­re, vol. X, pp. 303 e ss., Edi­zio­ni Lot­ta comu­ni­sta), quan­do par­la del­la cor­ren­te che si era deli­nea­ta intor­no a que­sto gior­na­le «e che nel par­ti­to si era soli­ti lega­re ai nomi dei com­pa­gni Par­vus e Tro­tsky».

[3] Quel­la degli Inter­di­stret­tua­li (Mež­ra­jonstsy) era l’organizzazione diret­ta da Tro­tsky e che poi si fuse con i bol­sce­vi­chi: v., in pro­po­si­to, V.I. Nev­skij, Sto­ria del par­ti­to bol­sce­vi­co dal­le ori­gi­ni al 1917, Edi­zio­ni Pan­ta­rei, p. 432.

[4] L’organizzazione del par­ti­to a Mosca, la capi­ta­le, ave­va mostra­to un signi­fi­ca­ti­vo appog­gio alle posi­zio­ni di Tro­tsky e dell’opposizione alla Troi­ka for­ma­ta da Sta­lin, Zino­viev e Kame­nev. Per evi­ta­re che que­sto soste­gno si tra­du­ces­se in una mag­gio­ran­za, l’apparato rea­gì facen­do lar­go uso del pote­re di tra­sfe­ri­men­to in loca­li­tà lon­ta­ne dei più auto­re­vo­li mem­bri dell’opposizione in modo da fal­sa­re poi l’esito del­le vota­zio­ni, che vide­ro così pre­va­le­re la fazio­ne di Sta­lin.