Le primarie in vista delle elezioni di mezzo termine (“midterm”) negli Stati Uniti, tenutesi poi il 6 novembre scorso, hanno visto l’emergere di una corrente in seno al Partito Democratico su cui si è centrata l’attenzione della stampa e l’interesse della sinistra internazionale, attratte in particolare dalla figura della giovanissima esponente di questa tendenza, Alexandria Ocasio-Cortez, che, a seguito delle consultazioni, è stata eletta al Congresso degli Usa.
Cosa c’è dietro questa “novità” della politica statunitense? Proviamo a fare il punto attraverso un breve articolo della Frazione trotskista L’Étincelle che milita all’interno del Nouveau Parti Anticapitaliste (NPA) francese. Il testo è stato pubblicato sulla rivista della frazione, Convergences Révolutionnaires n. 121, di settembre-ottobre 2018.
Buona lettura.
La redazione

Una nuova tendenza socialdemocratica negli Stati Uniti

 Victor Kelly

 

L’elezione del presidente repubblicano Donald Trump è stata il risultato di una polarizzazione della politica americana, dopo otto anni di presidenza di Barack Obama. Durante questi otto anni, le condizioni di vita della classe operaia sono continuate a ristagnare, le guerre contro i popoli del Medio Oriente e di altri Paesi sono proseguite, facendo strame delle promesse di “speranza” e “cambiamento” lanciate durante la campagna elettorale. La frustrazione della popolazione e la discesa in campo di una parte dei giovani si erano già osservate diversi anni prima dell’elezione di Trump, ad esempio durante il movimento Occupy e le mobilitazioni Black Lives Matter. Nel 2016, la campagna elettorale per il candidato alle primarie democratiche, Bernie Sanders, aveva fatto emergere alcuni di questi sentimenti, ma l’apparato del Partito Democratico scelse di far sentire tutto il suo peso in favore di Hillary Clinton. La vittoria di Trump, scioccante per molti e contraria alle aspettative dei democratici, ha stimolato l’attività di migliaia di giovani, provenienti per lo più dalle classi medie.
Il Partito Democratico, attraverso le sue Ong e i nuovi gruppi ad esso legati, ha diretto e fornito l’infrastruttura necessaria per queste mobilitazioni, allo scopo di mantenerne il controllo e raccoglierne i frutti. Migliaia di persone hanno protestato contro il decreto anti‑immigrazione che riguardava chi proveniva da Paesi musulmani. Centinaia di migliaia di persone hanno partecipato a marce: due “marce delle donne” per denunciare la misoginia di Trump e una contro la negazione del cambiamento climatico. Centinaia di migliaia di studenti liceali si sono mobilitati contro le sparatorie nelle loro scuole, e in cinque Stati gli insegnanti si sono lanciati in scioperi straordinari per aumenti salariali e fondi per l’istruzione.
L’appello di Bernie Sanders per un “socialismo democratico” ha suscitato nuove energie militanti: così, migliaia di giovani sono confluiti nei Democratic Socialists of America (DSA), un gruppo storicamente socialdemocratico. La socialdemocrazia ha ora una nuova corrente nella politica americana; membri dei DSA partecipano a diverse elezioni e ottengono seggi. Questa situazione apre alcune possibilità per i rivoluzionari, ma presenta altrettante insidie, soprattutto per le organizzazioni che sono prive d’inserimento nella classe operaia.

DSA: la fenice socialdemocratica
I DSA sono un’organizzazione che dai 6.000 membri del 2015, relativamente vecchi e inattivi, è oggi cresciuta fino a 50.000. Storicamente, i DSA hanno rappresentato l’ala destra del movimento socialista americano: riformisti, non rivoluzionari e anche ferocemente anticomunisti, hanno rinunciato all’indipendenza politica della classe operaia per lavorare all’interno del Partito Democratico. Tra le migliaia dei nuovi ingressi, un certo numero ​​concorda con questo orientamento, ma molti giovani, che sono attratti da questa tendenza e si affacciano per la prima volta ​​all’attività politica, si considerano rivoluzionari. Ogni attivista, riformista o rivoluzionario, si trova di fronte alla domanda: come posizionarsi rispetto ai DSA, sia dall’interno della corrente che dall’esterno?
I DSA hanno partecipato a una serie di campagne locali dirette dai sindacati e hanno sostenuto l’ala sinistra del Partito Democratico o dei politici indipendenti. Ma questa estate, i DSA hanno ottenuto un nuovo successo: Alexandria Ocasio‑Cortez, 29 anni, membro dei DSA nel Bronx di New York, ha vinto le primarie per diventare la candidata del Partito Democratico al Congresso, per il 14° distretto di New York, ciò che le garantisce un posto nella Camera dei rappresentanti dopo le elezioni di novembre[1].
Alexandria Ocasio‑Cortez ha sconfitto l’uscente Joseph Crowley, che era dato vincitore in questa circoscrizione fedele al Partito democratico. Per la prima volta da decenni, un’organizzazione socialista può contare sul fatto di avere un rappresentante eletto a livello nazionale. I media nazionali hanno sottolineato l’evento, come il New York Times, che ha titolato “I socialisti millennials stanno arrivando”, il quotidiano della destra Fox News, da parte sua, scrive che «la favola socialista di Ocasio‑Cortez potrebbe distruggere il sogno americano». Con affermazioni così magniloquenti, si potrebbe pensare che siamo alla vigilia della presa del Palazzo d’Inverno!

Alexandria Ocasio‑Cortez: una pallida sfumatura rossa
La realtà della campagna elettorale e dell’elezione di Ocasio‑Cortez merita un’analisi più sfumata. Il Partito Democratico ha ritenuto che questa elezione non fosse un problema. Il distretto, fortemente latinoamericano e operaio, ha storicamente votato per i democratici e l’eletto uscente avrebbe dovuto vincere le primarie e le elezioni con poco sforzo. Ocasio‑Cortez ha vinto, non già mobilitando il grosso degli elettori operai, ma grazie ai voti dei giovani laureati recentemente attirati nel Bronx dagli affitti bassi. L’affluenza alle urne è stata del 10%; fra coloro che hanno votato, solo il 13% di quelli registrati come democratici si era trasferito. I sondaggi mostrano che gli elettori latini della classe operaia hanno votato principalmente per Crowley. È difficile dire che l’elezione di Ocasio‑Cortez preannunci l’insurrezione delle masse lavoratrici che i commentatori di sinistra e di destra vi hanno voluto vedere. Ocasio‑Cortez è solo socialista?

Alexandria Ocasio-Cortez

È membro dei DSA, ma è anche una militante del Partito Democratico. Nel 2008/2009, all’Università di Boston, i suoi studi si sono concentrati sul commercio e le relazioni internazionali; è stata poi stagista nella squadra del senatore democratico Ted Kennedy. È un membro di un gruppo chiamato “Justice Democrats”, creato per incanalare l’energia dei giovani attivisti all’interno del Partito Democratico, dopo il fallimento della campagna di Clinton nel 2016. La crescita esplosiva dei DSA fra i giovani l’ha portata a aderire a questo gruppo, ma è stato su impulso dei “Justice Democrats” che si è presentata alle elezioni del 14° distretto.
Nelle interviste ai canali di notizie e nei talk show, Ocasio‑Cortez ha illustrato un certo numero di posizioni politiche che non hanno nulla di socialista. Alla domanda su cosa sia il socialismo, Ocasio‑Cortez ha risposto facendo ricorso a banalità di tipo morale e proposte di riforma come un salario minimo di 15 dollari all’ora, finanziamenti per programmi di istruzione, salute e occupazione. Posizioni simili a quelle che molti politici democratici hanno sostenuto, anche se i leader del Partito Democratico non lo hanno fatto. Le dichiarazioni di Ocasio‑Cortez hanno spinto una presentatrice di un canale vicino ai democratici a spiegare ai telespettatori che Ocasio‑Cortez e i DSA “non sono socialisti tradizionali. Non c’è rivendicazione per la proprietà collettiva dei mezzi di produzione”. Una diagnosi che qualsiasi rivoluzionario avrebbe fatto propria!
Ocasio‑Cortez ha espresso opinioni incompatibili con l’internazionalismo socialista. In un’intervista, ha sostenuto che l’aumento dello spiegamento di truppe (“surge policy”) da parte di Obama in Afghanistan era un esempio di intervento militare necessario. Ha anche condannato su Twitter il massacro israeliano di manifestanti palestinesi. Ma, interrogata da un presentatore televisivo, ha dichiarato che si trattava di una condanna morale, ma che non ne sapeva abbastanza sull’occupazione della Palestina per quello che è: un’occupazione.
L’approccio di Ocasio‑Cortez al suo prossimo mandato al Congresso è quello di un futuro politico. Questo atteggiamento non può essere espresso più chiaramente che con il tweet che ha scritto dopo la morte del senatore John McCain, ex candidato repubblicano alla presidenza degli Usa. Di McCain, ha scritto: «L’eredità di John McCain è un esempio senza precedenti di dignità umana e dedizione nazionale». Che una “socialista” dica questo di uno dei principali rappresentanti politici della borghesia, che per decenni ha sostenuto le guerre imperialiste, che ha attaccato i lavoratori, e in particolar modo gli immigrati, le minoranze e le donne, la dice lunga sulle sue convinzioni “socialiste”.
Quando le si chiede dei DSA, Ocasio‑Cortez minimizza il ruolo di quest’organizzazione, evidenziando la coalizione di forze che l’ha eletta. Per lei, «il socialismo democratico rappresenta solo una parte di ciò che sono». È facile immaginare che il suo adattamento a una carriera politica a Washington renderà microscopica questa parte.

Come sempre, cosa fare?
In questa situazione, la sfida per i trotskisti è di essere consapevoli degli interessi e delle speranze espresse da alcuni strati delle classi medie. Alcuni, a condizione che vengano offerte delle prospettive e che siano sollecitati in questo senso, diventeranno rivoluzionari. Abbiamo l’opportunità di discutere idee rivoluzionarie in questo campo al quale possiamo fornire delle risposte, almeno a chi si interroga sulla tendenza della socialdemocrazia ad andare verso il Partito Democratico, sempre più insistente con l’approssimarsi delle elezioni del 2020. Non abbiamo alcun interesse a partecipare, incoraggiare o contribuire agli sforzi in questa direzione.
Le elezioni sono importanti in quanto possono suscitare un interesse per temi politici tra molte persone, specialmente i lavoratori. Ma l’intervento elettorale dei rivoluzionari può essere efficace solo se lo usiamo come trampolino di lancio per affermare che è il sistema capitalista ad essere il problema, che non può essere riformato e che solo la classe operaia può risolvere le crisi dell’umanità dirigendo essa stessa le proprie lotte. Sarà impossibile trasformare questa linea in azione, anche solo poterla articolare correttamente, senza costruire organizzazioni rivoluzionarie e infine un partito rivoluzionario radicato nella classe operaia. Questo è un compito cruciale che va contro le illusioni elettorali, si oppone a politiche puramente sindacali e alle preoccupazioni centrate prioritariamente sulle mobilitazioni delle classi medie.
Con la polarizzazione politica, la crescita dei DSA – l’emergere di una tendenza socialdemocratica orientata verso il Partito Democratico – la situazione presenta nuove caratteristiche. Ma esse non evolveranno in una direzione rivoluzionaria per una loro logica interna. Presentare chiaramente le idee socialiste e internazionaliste, affermare la necessità dell’indipendenza della classe operaia, costruire il tipo di organizzazione di cui abbiamo bisogno: solo in questo modo possiamo riuscire e allargare la nostra influenza lungo questa strada.


Note

[1] Quest’articolo è stato scritto prima delle elezioni “midterm”, che si sono tenute il 6 novembre scorso e nelle quali Ocasio‑Cortez è stata eletta al Congresso (Ndt).

 

(Traduzione di E.R.)