Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Polemica, Politica nazionale

Il numero e l’impotenza

Il numero e l’impotenza

Il movi­men­to del­le “sar­di­ne” e i rivo­lu­zio­na­ri


Vale­rio Tor­re

 

“Il nume­ro è poten­za” costi­tui­sce uno degli slo­gan su cui il regi­me fasci­sta costruì la pro­pria poli­ti­ca demo­gra­fi­ca, cer­can­do – attra­ver­so que­sta – di raf­for­za­re quel­la mili­ta­re.
Que­sto mot­to ci è venu­to in men­te quan­do abbia­mo appre­so che la con­vo­ca­zio­ne di quel­la piaz­za di Bolo­gna da cui sareb­be poi par­ti­ta la mobi­li­ta­zio­ne, ora­mai nazio­na­le, det­ta del­le “sar­di­ne” era nata dall’idea di «esse­re alme­no uno in più di loro», e cioè del­la Lega di Mat­teo Sal­vi­ni, il qua­le pro­prio a Bolo­gna ave­va con­vo­ca­to un’iniziativa elet­to­ra­le in vista del­le ele­zio­ni regio­na­li che si ter­ran­no in Emi­lia Roma­gna. E dun­que, la ban­die­ra su cui è nato il movi­men­to del­le “sar­di­ne” è rap­pre­sen­ta­ta, innan­zi­tut­to, da un’esigenza “nume­ri­ca”[1], con «l’obiettivo di “dimo­stra­re che i nume­ri con­ta­no più del­la pre­po­ten­za”»[2], come se il fat­to di mani­fe­sta­re in nume­ro supe­rio­re rispet­to all’avversario aves­se di per sé un signi­fi­ca­to poli­ti­co.
Spie­ghe­re­mo meglio nel pro­sie­guo di que­sto scrit­to il signi­fi­ca­to del tito­lo che gli abbia­mo dato; pre­ci­sia­mo però che, ben­ché la scel­ta di para­fra­sa­re lo slo­gan mus­so­li­nia­no costi­tui­sca un diver­tis­se­ment let­te­ra­rio, dal momen­to che gio­ca sul­la que­stio­ne del “nume­ro”, non rite­nia­mo affat­to – come pure sosten­go­no in mol­ti – che le “sar­di­ne” non abbia­no una pro­po­sta. Al con­tra­rio: noi pen­sia­mo che una pro­po­sta ce l’abbiano, ecco­me! Ed è in sé rea­zio­na­ria.
Sco­po di quest’articolo è per­ciò di veri­fi­ca­re, alla luce dell’analisi su que­sto nuo­vo movi­men­to, se sia cor­ret­to inter­ve­ni­re in esso, come stan­no facen­do alcu­ne orga­niz­za­zio­ni, non sol­tan­to rifor­mi­ste, ma anche pro­ve­nien­ti dal mar­xi­smo rivo­lu­zio­na­rio. Orga­niz­za­zio­ni che col­go­no nel movi­men­to del­le “sar­di­ne” «poten­zia­li­tà che le for­ze anti­ca­pi­ta­li­ste devo­no sape­re leg­ge­re per svol­ge­re un ruo­lo posi­ti­vo», con­fi­dan­do che esso «dise­gna sen­za ombra di dub­bio uno sce­na­rio poten­zial­men­te più favo­re­vo­le in cui appro­fon­di­re la cri­ti­ca alle con­trad­di­zio­ni del capi­ta­li­smo neo­li­be­ri­sta, quel­le stes­se con­trad­di­zio­ni che han­no gene­ra­to l’ascesa del­la destra rea­zio­na­ria in Euro­pa»[3]. Sic­ché, sareb­be giu­sto sta­re «tut­ti insie­me nel­le piaz­ze, stret­ti come sar­di­ne»[4], «den­tro il movi­men­to, ma [lavo­ran­do] per svi­lup­pa­re al suo inter­no una pro­spet­ti­va rivo­lu­zio­na­ria ed anti­ca­pi­ta­li­sta, l’unica in gra­do di bat­te­re dav­ve­ro Sal­vi­ni»[5].
Natu­ral­men­te, non met­tia­mo mini­ma­men­te in dub­bio la buo­na fede dei com­pa­gni che pen­sa­no, in que­sto modo, di svol­ge­re in quel movi­men­to un inter­ven­to poli­ti­co per fare emer­ge­re una coscien­za più avan­za­ta. Tut­ta­via, rite­nia­mo – lo anti­ci­pia­mo qui – che si trat­ti di una posi­zio­ne sba­glia­ta, che fini­sce per col­lo­ca­re i mar­xi­sti rivo­lu­zio­na­ri in una posi­zio­ne sostan­zial­men­te codi­sta.

L’improbabile argo­men­to del­la rivo­lu­zio­ne rus­sa del 1905
Pri­ma, però, di squa­der­na­re le ragio­ni a sup­por­to del­la nostra tesi, cre­dia­mo sia bene sgom­bra­re il cam­po da un equi­vo­co “sto­ri­co” che pure ci è capi­ta­to di leg­ge­re in uno dei testi che ha trat­ta­to que­sto tema[6].
Per con­tra­sta­re colo­ro che ven­go­no defi­ni­ti “detrat­to­ri di sini­stra del­le sar­di­ne”, l’autore dell’articolo intro­du­ce un argo­men­to che egli ritie­ne diri­men­te, e che infat­ti così può sem­bra­re se ci si affi­da alla cat­ti­va inter­pre­ta­zio­ne sto­ri­ca da lui offer­ta. Egli sostie­ne infat­ti, con­tro chi rifiu­ta di par­te­ci­pa­re al movi­men­to del­le “sar­di­ne” per­ché non sareb­be un movi­men­to “puro”[7], che «se aves­se­ro adot­ta­to que­sto meto­do, i bol­sce­vi­chi avreb­be­ro vol­ta­to le spal­le alla rivo­lu­zio­ne rus­sa del 1905, quan­do gli ope­rai era­no gui­da­ti da quel­la spia zari­sta di Pope Gapon».
Sem­bra dav­ve­ro, così, a lume di naso, un argo­men­to di tale peso da appa­ri­re “defi­ni­ti­vo”. Ma, pur­trop­po per l’autore del testo, non lo è affat­to.
Ram­men­tia­mo i fat­ti.
A San Pie­tro­bur­go, il 9 gen­na­io 1905 – pas­sa­to poi alla sto­ria come la “Dome­ni­ca di san­gue” – un cor­teo ope­ra­io di cir­ca 200.000 per­so­ne, gui­da­to da un pre­te – il pope Gapon, appun­to – e nel qua­le era­no sta­ti vie­ta­ti inni e ban­die­re (soprat­tut­to ros­se), men­tre veni­va­no inve­ce por­ta­te in pro­ces­sio­ne ico­ne reli­gio­se, giun­se fino alle por­te del Palaz­zo d’Inverno per con­se­gna­re allo zar in per­so­na una sup­pli­ca scrit­ta con­te­nen­te richie­ste per miglio­ra­re la vita mise­ra­bi­le dei lavo­ra­to­ri. Sen­za far­si il mini­mo scru­po­lo, lo zar die­de ordi­ne alla trup­pa di spa­ra­re sul cor­teo. Fu una car­ne­fi­ci­na, con diver­se miglia­ia di mor­ti. I bol­sce­vi­chi era­no posi­zio­na­ti alla coda del­la mani­fe­sta­zio­ne, cosa che li sal­vò dal mas­sa­cro.
I bol­sce­vi­chi par­te­ci­pa­ro­no dun­que a quel movi­men­to? Qua­le ruo­lo vi svol­se­ro? E soprat­tut­to: che movi­men­to era quel­lo che fu pro­ta­go­ni­sta del­la “Dome­ni­ca di san­gue”?
È impor­tan­te rispon­de­re cor­ret­ta­men­te a que­ste doman­de per­ché, secon­do la pro­spet­ta­zio­ne che qui cri­ti­chia­mo, sem­bre­reb­be che – que­sto è il ragio­na­men­to – se i bol­sce­vi­chi par­te­ci­pa­ro­no a un movi­men­to diret­to da un pre­te e in cui era­no vie­ta­te le ban­die­re ros­se[8] men­tre si por­ta­va­no in cor­teo ico­ne reli­gio­se, allo­ra que­sto sareb­be il “lascia­pas­sa­re” (un lascia­pas­sa­re con tan­to di sigil­lo di Lenin in per­so­na) per sta­re «tut­ti insie­me nel­le piaz­ze, stret­ti come sar­di­ne»[9].
Pur­trop­po per l’autore del testo in esa­me, la veri­tà sto­ri­ca dell’episodio da lui sin­te­tiz­za­to è diver­sa dal luo­go comu­ne per­pe­tua­to da una nar­ra­zio­ne ricor­ren­te e sem­pli­ci­sti­ca, e che distor­ce la real­tà di que­gli even­ti. Sareb­be basta­to ricor­re­re a qual­cu­na del­le miglio­ri rico­stru­zio­ni del­la sto­ria del Par­ti­to bol­sce­vi­co in quel perio­do[10], oltre che all’imprescindibile testo di Tro­tsky[11], per non com­met­te­re un erro­re di carat­te­riz­za­zio­ne che va ad infi­cia­re l’argomento che si vole­va sup­por­ta­re.

Gapon e la sua Asso­cia­zio­ne degli ope­rai
Il pope Geor­gij Gapon appa­ri­va esse­re orga­niz­za­to­re e capo del­la “Asso­cia­zio­ne rus­sa degli ope­rai di fab­bri­ca e d’officina” di San Pie­tro­bur­go, ma in real­tà non era così. Egli era in con­tat­to con Ser­gej Vasil’evic Zuba­tov – fun­zio­na­rio dell’Okhrana, la poli­zia segre­ta zari­sta, e agen­te pro­vo­ca­to­re – il qua­le ave­va avu­to l’idea di costi­tui­re dei sin­da­ca­ti lega­li per sot­trar­re gli ope­rai all’influenza del­le idee rivo­lu­zio­na­rie che cir­co­la­va­no nel­la Rus­sia fin dal­la metà degli anni 80 del XIX seco­lo[12]. E anche l’Associazione di Gapon era frut­to del­la “tro­va­ta” di Zuba­tov: una tro­va­ta che, però, finì pre­sto per ritor­cer­gli­si con­tro.
La man­can­za di altre for­me di orga­niz­za­zio­ni lega­li spin­se infat­ti miglia­ia di ope­rai a ade­ri­re a quel­la for­ma­zio­ne: e in essa la par­te più coscien­te dei lavo­ra­to­ri, che già era sta­ta a con­tat­to con la pro­pa­gan­da rivo­lu­zio­na­ria, comin­ciò a iniet­ta­re le idee che era­no alla base non di sole riven­di­ca­zio­ni eco­no­mi­che (come l’astuto pia­no di Zuba­tov pre­ten­de­va), ma di vere e pro­prie riven­di­ca­zio­ni poli­ti­che.
Gapon, che era sì lega­to all’Okhrana, ma era anche sin­ce­ra­men­te sen­si­bi­le agli inte­res­si del­la clas­se lavo­ra­tri­ce, si cir­con­dò di un nucleo ristret­to di ope­rai par­ti­co­lar­men­te avan­za­ti con cui costi­tuì il c.d. “sta­to mag­gio­re”, un orga­ni­smo che si riu­ni­va fuo­ri dell’ufficialità per ela­bo­ra­re la poli­ti­ca dell’Associazione. Ciò fece sì che que­sta cre­sces­se e la sua influen­za sul­la clas­se ope­ra­ia aumen­tas­se gior­no per gior­no atti­ran­do schie­re sem­pre più vaste dei pro­le­ta­ri più arre­tra­ti, i qua­li però in tal modo veni­va­no in con­tat­to con le idee del­la lot­ta di clas­se. Insom­ma, men­tre Zuba­tov pen­sa­va di crea­re uno stru­men­to di con­trol­lo del­le mas­se, furo­no le mas­se a gio­var­si di uno stru­men­to che con­sen­ti­va loro di orga­niz­zar­si ed espri­me­re le pro­prie riven­di­ca­zio­ni.

Il pope Geor­gij Apol­lo­no­vich Gapon

I social­de­mo­cra­ti­ci, sia bol­sce­vi­chi che men­sce­vi­chi, denun­cia­va­no il carat­te­re rea­zio­na­rio e poli­zie­sco dell’Associazione e vie­ta­va­no in gene­re ai loro mem­bri qual­sia­si con­tat­to con la stes­sa. Ma anche quan­do essi cer­ca­va­no un approc­cio con que­gli ope­rai chie­den­do la paro­la in qual­che riu­nio­ne, veni­va­no minac­cia­ti e cac­cia­ti via[13]. Si può allo­ra dire che le orga­niz­za­zio­ni social­de­mo­cra­ti­che non aves­se­ro, alla vigi­lia del 9 gen­na­io, alcun rea­le ascen­den­te sul movi­men­to che anda­va cre­scen­do e fos­se­ro nume­ri­ca­men­te debo­li, iso­la­te e pri­ve di influen­za.

La rivo­lu­zio­ne del 1905 e il ruo­lo dei bol­sce­vi­chi
Nel mese di dicem­bre del 1904, alcu­ni ope­rai del­la fab­bri­ca Puti­lov ven­ne­ro licen­zia­ti e si rivol­se­ro all’Associazione di Gapon chie­den­do sup­por­to. Ogni mez­zo di pres­sio­ne sul­la dire­zio­ne del­la fab­bri­ca e sul­le auto­ri­tà si rive­lò vano, sic­ché fu pro­cla­ma­to uno scio­pe­ro di soli­da­rie­tà per il 3 gen­na­io. Ma lo scio­pe­ro si este­se pre­sto a tut­ta San Pie­tro­bur­go: l’8 gen­na­io era­no in scio­pe­ro 111.000 ope­rai di 456 impre­se, sen­za tener con­to del­le pic­co­le fab­bri­che.
Scri­ve Nev­skij:

«Allo stes­so tem­po le sezio­ni ini­zia­ro­no l’agitazione poli­ti­ca: i quar­tie­ri era­no in fer­men­to e le sezio­ni si tra­sfor­ma­ro­no in cen­tri orga­niz­za­ti­vi che dava­no impul­so al movi­men­to. La mas­sa fece pro­pria non solo l’idea del­la peti­zio­ne, ma anche il suo con­te­nu­to; il pro­get­to fu let­to, discus­so, appro­va­to e inte­gra­to dagli stes­si ope­rai. […] la sostan­za era che la discus­sio­ne sui con­te­nu­ti del­la peti­zio­ne fu allar­ga­ta a miglia­ia di ope­rai, la par­te­ci­pa­zio­ne del­le mas­se a que­sta discus­sio­ne, la loro ope­ra rivo­lu­zio­na­ria, nel fuo­co degli even­ti, ave­va­no “puri­fi­ca­to” que­sta peti­zio­ne dal “pec­ca­to ori­gi­na­le” del­le sue ori­gi­ni poli­zie­sche, ave­va­no reso que­sta ini­zia­ti­va un atto crea­ti­vo, col­let­ti­vo e rivo­lu­zio­na­rio del­le mas­se»[14].

Come abbia­mo accen­na­to, il ten­ta­ti­vo di con­se­gna­re la peti­zio­ne allo zar cul­mi­nò in un bagno di san­gue. Quel­la del 9 gen­na­io 1905 fu la scin­til­la del­la pri­ma rivo­lu­zio­ne rus­sa, il cui cor­so non è pos­si­bi­le qui esa­mi­na­re, nep­pu­re sin­te­ti­ca­men­te. Ma quel­lo che sì pos­sia­mo affer­ma­re è che i bol­sce­vi­chi non ebbe­ro alcun ruo­lo atti­vo su tut­to lo svi­lup­po del movi­men­to che pre­ce­det­te la “Dome­ni­ca di san­gue”.
Woods rife­ri­sce:

«Il dele­ga­to di San Pie­tro­bur­go al ter­zo con­gres­so [del Posdr] rac­con­ta come, la sera­ta del 9 gen­na­io, gli agi­ta­to­ri bol­sce­vi­chi anda­ro­no per le stra­de alla ricer­ca di grup­pi di ope­rai a cui rivol­ger­si, ma tro­va­ro­no che la situa­zio­ne ave­va già oltre­pas­sa­to quel­la fase; i lavo­ra­to­ri ave­va­no impa­ra­to in poche ore più di quan­to decen­ni di agi­ta­zio­ne e di pro­pa­gan­da aves­se­ro mai potu­to inse­gna­re loro»[15].

La rivo­lu­zio­ne del 1905 ven­ne liqui­da­ta ver­so la fine dell’anno, ma nei mesi suc­ces­si­vi al 9 gen­na­io ven­ne­ro tra­sci­na­te nel­la lot­ta cen­ti­na­ia di miglia­ia di ope­rai che fino a quel momen­to era­no sta­ti ras­se­gna­ti e pas­si­vi, come pure set­to­ri dell’esercito e del­la mari­na. E fu solo sul fini­re del 1905 che la social­de­mo­cra­zia rivo­lu­zio­na­ria poté comin­cia­re ad affer­mar­si come for­za ege­mo­ni­ca nel­la clas­se ope­ra­ia. Fino ad allo­ra la par­te­ci­pa­zio­ne dei bol­sce­vi­chi a quel gran­dio­so movi­men­to semi‑spontaneo[16] fu titu­ban­te, in gran par­te a cau­sa dell’azione di fre­no dei komi­te­tči­ki (gli uomi­ni dei comi­ta­ti, cioè la buro­cra­zia del­la fra­zio­ne bol­sce­vi­ca) che Lenin, dall’estero dove si tro­va­va, dovet­te con­tra­sta­re.
Come spie­ga Broué,

«in real­tà, i bol­sce­vi­chi si adat­ta­ro­no abba­stan­za len­ta­men­te alle nuo­ve con­di­zio­ni rivo­lu­zio­na­rie: i cospi­ra­to­ri non sape­va­no da un gior­no all’al­tro tra­sfor­mar­si in ora­to­ri e gui­de del­le mas­se. Soprat­tut­to, furo­no sor­pre­si dal­l’ap­pa­ri­zio­ne dei pri­mi con­si­gli dei lavo­ra­to­ri o soviet, elet­ti pri­ma nel­le fab­bri­che e suc­ces­si­va­men­te nei quar­tie­ri, che duran­te l’e­sta­te si este­se­ro a tut­te le gran­di cit­tà, da cui dires­se­ro il movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio nel suo insie­me. Capi­ro­no trop­po tar­di il ruo­lo che pote­va­no svol­ger­vi e la pos­si­bi­li­tà di accre­sce­re la pro­pria influen­za lot­tan­do all’interno di que­gli orga­ni­smi per gua­da­gna­re la dire­zio­ne del­le mas­se»[17].

Lo stes­so Lenin espres­se posi­zio­ni non uni­vo­che sui soviet, dap­pri­ma rite­nen­do­li, anco­ra nel novem­bre nel 1905, sol­tan­to «un’organizzazione di lot­ta e tal[i] dev[ono] esse­re»[18], e solo suc­ces­si­va­men­te (mar­zo 1906) con­si­de­ran­do­li «veri e pro­pri orga­ni di pote­re, nono­stan­te il loro carat­te­re embrio­na­le, spon­ta­neo, amor­fo, nono­stan­te la loro inde­ter­mi­na­tez­za nel­la com­po­si­zio­ne e nel fun­zio­na­men­to»[19].
In con­clu­sio­ne, «la par­te che i bol­sce­vi­chi ebbe­ro nei soviet del 1905 fu, in tut­ta la Rus­sia, mode­sta e poco appa­ri­scen­te»[20].
E tut­ta­via, nono­stan­te il carat­te­re fram­men­ta­rio, incer­to, titu­ban­te, disor­ga­ni­co, col­pe­vol­men­te ritar­da­ta­rio, dell’intervento dei bol­sce­vi­chi nel movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio rus­so, si può affer­ma­re con cer­tez­za che le ragio­ni di quell’intervento era­no cor­ret­te. Ma lo era­no per­ché quel movi­men­to – ini­zia­to sul­la base di un moto spon­ta­neo, in cui le mas­se rifiu­ta­va­no la pre­sen­za stes­sa di ogni par­ti­to agen­do sul­la pura base dell’istin­to di clas­se risve­glia­to dal­la fero­ce repres­sio­ne subi­ta e dall’improvvisa pre­sa di coscien­za che lo zar non era “il pic­co­lo padre” dipin­to dal­la pro­pa­gan­da dell’autocrazia[21], un istin­to di clas­se che si era nutri­to del­le idee rivo­lu­zio­na­rie respi­ra­te nei decen­ni addie­tro – era un movi­men­to in sé rivo­lu­zio­na­rio.

Che cos’è il movi­men­to del­le “sar­di­ne”?
E allo­ra, tut­to que­sto excur­sus sto­ri­co si è reso neces­sa­rio per inqua­dra­re meglio il pro­ble­ma da cui sia­mo par­ti­ti e rispon­de­re alla doman­da cen­tra­le: quel­lo del­le “sar­di­ne” è, oppu­re no, un movi­men­to in cui i rivo­lu­zio­na­ri pos­so­no svi­lup­pa­re il loro inter­ven­to allo sco­po di crea­re ege­mo­nia, quan­to­me­no su un set­to­re più avan­za­to per far pro­gre­di­re la coscien­za di clas­se?
Per­ché ha ragio­ne l’autore di un altro testo che si è inte­res­sa­to del feno­me­no[22]: i movi­men­ti o sono pro­gres­si­vi, o rea­zio­na­ri. E però, sba­glian­do total­men­te l’analisi, egli sostie­ne il carat­te­re pro­gres­si­vo di quel­lo del­le “sar­di­ne”.
A nostro avvi­so, inve­ce – l’abbiamo accen­na­to all’inizio di que­sto scrit­to – esso è rea­zio­na­rio.
Affer­mia­mo ciò sul­la base dei seguen­ti cri­te­ri.

1) Qua­li sono i com­pi­ti che que­sta mobi­li­ta­zio­ne si pone? E cioè: qual è il con­te­nu­to storico‑sociale del pro­gram­ma che è alla sua base?
Si trat­ta di un pro­gram­ma popu­li­sta rea­zio­na­rio illu­stra­to nel Mani­fe­sto pub­bli­ca­to sul­la pagi­na Face­book del movi­men­to subi­to dopo la pri­ma mani­fe­sta­zio­ne e di fat­to adot­ta­to, sen­za la sia pur mini­ma discus­sio­ne demo­cra­ti­ca, da tut­te le altre piaz­ze suc­ces­si­va­men­te con­vo­ca­te. Un pro­gram­ma incen­tra­to sul­la “nor­ma­li­tà” dei valo­ri piccolo‑borghesi (l’amore per la casa, la fami­glia, il lavo­ro, la bel­lez­za) e che dele­ga la “poli­ti­ca” – e cioè il noc­cio­lo del vero pro­gram­ma bor­ghe­se – ai «poli­ti­ci con la P maiu­sco­la […], rima­sti in pochi, ma ci sono», e cioè al per­so­na­le dei par­ti­ti del cen­tro­si­ni­stra che si con­trap­pon­go­no elet­to­ral­men­te alla Lega di Sal­vi­ni. Un pro­gram­ma che evo­ca sul­lo sfon­do un pal­li­do “anti­fa­sci­smo” e “anti­so­vra­ni­smo”, maga­ri infioc­chet­ta­to dal­la ritua­le into­na­zio­ne di “Bel­la ciao”, ma che nei fat­ti ricon­fer­ma a pie­no gli assi dell’azione poli­ti­ca di que­gli stes­si par­ti­ti del cen­tro­si­ni­stra risol­ven­do­si nel sostan­zia­le appog­gio elet­to­ra­le a que­sti nel­le immi­nen­ti ele­zio­ni regio­na­li in Emi­lia Roma­gna e Cala­bria[23]. Un pro­gram­ma, infi­ne, che non con­tie­ne alcu­na pro­po­sta di miglio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni di vita del­la clas­se lavo­ra­tri­ce (nul­la su sala­rio, occu­pa­zio­ne, pen­sio­ni, sani­tà, scuo­la), ma solo un elen­co di riven­di­ca­zio­ni popu­li­ste sul gala­teo che dovreb­be­ro osser­va­re gli elet­ti nel­le isti­tu­zio­ni[24]. Per­si­no il pun­to che riguar­da i fami­ge­ra­ti “decre­ti sicu­rez­za” volu­ti da Sal­vi­ni duran­te il gover­no M5S/Lega non pro­po­ne la loro abro­ga­zio­ne, ma solo una “revi­sio­ne”, «per­ché c’è qual­co­sa del decre­to sicu­rez­za che va bene», ha det­to Mat­tia San­to­ri, il por­ta­vo­ce del­le “sar­di­ne”.

Chis­sà se si rife­ri­va alle misu­re di poli­zia espli­ci­ta­men­te rivol­te con­tro le mani­fe­sta­zio­ni ope­ra­ie di piaz­za! D’altro can­to, subi­to il pri­mo mini­stro Con­te ha col­to al volo l’occasione: «La richie­sta del­le Sar­di­ne sui decre­ti sicu­rez­za le abbia­mo già ascol­ta­te. Tra i pun­ti del pro­gram­ma di gover­no c’era l’impegno a rac­co­glie­re le rac­co­man­da­zio­ni del pre­si­den­te Mat­ta­rel­la per ritor­na­re a quel­la che era la ver­sio­ne ori­gi­na­le del secon­do decre­to, per come era usci­ta dal Con­si­glio dei mini­stri»[25].
E, come se non bastas­se, «iden­ti­fi­che­re­mo quat­tro, cin­que o sei pun­ti, sui qua­li chie­de­re­mo ai poli­ti­ci di lavo­ra­re: è chia­ro che o fon­dia­mo un par­ti­to o pre­sen­tia­mo le nostre pro­po­ste a chi che già fa poli­ti­ca, che sia il Pd, il Movi­men­to 5 stel­le o la destra mode­ra­ta», ha chia­ra­men­te affer­ma­to Andrea Gar­ref­fa, uno dei fon­da­to­ri del­le “sar­di­ne”[26]: dal che si dedu­ce che i sei pun­ti emer­si dal­la mani­fe­sta­zio­ne di Roma del 14 dicem­bre sono asso­lu­ta­men­te inter­cam­bia­bi­li fra il cen­tro­si­ni­stra, il cen­tro o la destra (pur­ché mode­ra­ta!).

2) Qual è la com­po­si­zio­ne di clas­se di que­sto movi­men­to? Cioè: qua­li clas­si, bloc­chi di clas­si o fra­zio­ni di clas­si si sono in esso e per esso mobi­li­ta­ti?
Di com­po­si­zio­ne in mas­si­ma par­te piccolo‑borghese e di clas­se media urba­na, il movi­men­to è cer­ta­men­te par­te­ci­pa­to anche da set­to­ri di lavo­ra­to­ri, che però non vi inter­ven­go­no in quan­to clas­se, ben­sì come “cit­ta­di­ni”: e in quan­to tali – da ciò che si è potu­to vede­re nel­le varie mani­fe­sta­zio­ni tenu­te­si in diver­se cit­tà d’Italia – total­men­te subor­di­na­ti alle idee domi­nan­ti del­la gran­de bor­ghe­sia di cui sono inter­pre­ti i par­ti­ti d’impronta libe­ra­le (come il Par­ti­to demo­cra­ti­co).
Le “sar­di­ne” godo­no dell’aperto soste­gno dell’ex pre­si­den­te del Con­si­glio e uomo for­te del capi­ta­li­smo euro­peo, Mario Mon­ti, dell’odiata “madre” del­la con­tro­ri­for­ma del­le pen­sio­ni, Elsa For­ne­ro, di uno dei “padri nobi­li” dell’Unione euro­pea, Roma­no Pro­di, e, più in gene­re, di tut­to l’establishment del Par­ti­to demo­cra­ti­co. Per­fi­no i “Papa­boys”, l’organizzazione fon­da­ta da uno dei papi più rea­zio­na­ri, Gio­van­ni Pao­lo II, han­no dichia­ra­to il loro entu­sia­sti­co appog­gio al movi­men­to. La buro­cra­zia del­la Cgil e del­la Fiom non ha solo espres­so ade­sio­ne alle sue tema­ti­che, ma ha mes­so atti­va­men­te in cam­po, duran­te la mani­fe­sta­zio­ne roma­na, un ser­vi­zio d’ordine a pro­te­zio­ne del­la “linea uffi­cia­le” del­le “sar­di­ne” impe­den­do con modi ener­gi­ci che potes­se esser­vi una qual­sia­si for­ma di espres­sio­ne auto­no­ma di pen­sie­ro, pur all’interno del movi­men­to.
Le “sar­di­ne”, inol­tre, godo­no del­la pro­te­zio­ne dei cor­pi repres­si­vi del­lo Sta­to bor­ghe­se. La mani­fe­sta­zio­ne di Mila­no si è tenu­ta sot­to la bene­vo­la sor­ve­glian­za del­la Digos e di poli­zie di ogni tipo, che han­no garan­ti­to l’ordinato svol­gi­men­to dell’iniziativa (non si sa con­tro qua­le minac­cia) con un impor­tan­te spie­ga­men­to di for­ze, tan­to da gua­da­gnar­si per que­sto la rico­no­scen­za degli orga­niz­za­to­ri. Chis­sà come mai, inve­ce, quan­do nei mesi scor­si ad ogni comi­zio di Sal­vi­ni (all’epoca anco­ra mini­stro di poli­zia) la gen­te comu­ne (di nes­su­na spe­cie “itti­ca”!) che espo­ne­va ai pro­pri bal­co­ni len­zuo­la bian­che con iro­ni­che scrit­te di con­te­sta­zio­ne si vede­va irrom­pe­re in casa sbir­ri al sol­do del loro mini­stro, i qua­li, sen­za nes­su­na auto­ri­tà – e com­met­ten­do quin­di un abu­so d’ufficio – strap­pa­va­no via e seque­stra­va­no ille­git­ti­ma­men­te que­gli improv­vi­sa­ti stri­scio­ni!
Leg­gen­do i reso­con­ti del­la stam­pa del­le più varie ten­den­ze, è emer­sa una cer­ta ete­ro­ge­nei­tà del­la piaz­za, per­lo­più ana­gra­fi­ca, ma a Roma, così come in altre cit­tà d’Italia, il “popo­lo del­le sar­di­ne” ha annul­la­to ogni dif­fe­ren­za di clas­se nell’afflato misti­co dell’intonazione all’unisono dell’inno nazio­na­le. E così pure, nel­le diver­se mani­fe­sta­zio­ni che fino­ra si sono svol­te, sono sta­te ban­di­te le ban­die­re di par­ti­to, ma gar­ri­va­no al ven­to ban­die­re ita­lia­ne e dell’Unione euro­pea.

Tut­te dimo­stra­zio­ni, que­ste, del­la subor­di­na­zio­ne a una misti­ca patriot­tar­da e filoeu­ro­pei­sta che can­cel­la ogni divi­sio­ne di clas­se per crea­re un uni­co e indi­stin­to “popo­lo”.

3) Qual è la dire­zio­ne poli­ti­ca del movi­men­to?
Pre­si in sé, i quat­tro fon­da­to­ri del­le “sar­di­ne” (San­to­ri, Moro­ni, Trap­po­lo­ni, Gar­ref­fa) sono di estra­zio­ne piccolo‑borghese di clas­se media urba­na, ma in qual­che modo lega­ti a impor­tan­ti set­to­ri del­la gran­de bor­ghe­sia finan­zia­ria e indu­stria­le di cui han­no il soste­gno poli­ti­co (v. pun­to pre­ce­den­te). In par­ti­co­la­re, ad esem­pio, la stam­pa ha dato con­to dei lega­mi fra San­to­ri e una socie­tà di ricer­ca che si occu­pa di risor­se ener­ge­ti­che, fon­da­ta da Pro­di e da Alber­to Clò, mem­bro del CdA del Grup­po edi­to­ria­le Gedi (cioè, La Repub­bli­ca, L’Espresso, La Stam­pa, ecc.) in pre­di­ca­to di pas­sa­re alla fami­glia Agnel­li. Non a caso, si trat­ta di alcu­ne fra le più impor­tan­ti testa­te ita­lia­ne, le stes­se che stan­no sup­por­tan­do la “caval­ca­ta” del movi­men­to. Dal can­to suo, Ber­nard Dika, orga­niz­za­to­re del­le “sar­di­ne” di Firen­ze, è espres­sio­ne dell’ex pre­mier Mat­teo Ren­zi, oggi “azio­ni­sta” del­la mag­gio­ran­za di gover­no. È inol­tre con­si­glie­re di Euge­nio Gia­ni, pos­si­bi­le can­di­da­to del Par­ti­to demo­cra­ti­co alle pros­si­me ele­zio­ni regio­na­li del­la Tosca­na.
Per­tan­to, non è azzar­da­to soste­ne­re che que­sta “dire­zio­ne poli­ti­ca” può esse­re carat­te­riz­za­ta come uno stru­men­to nel­le mani del­la bor­ghe­sia: uno stru­men­to di pro­pa­gan­da e agi­ta­zio­ne a dife­sa degli inte­res­si del gran­de capi­ta­le indu­stria­le, ban­ca­rio e finan­zia­rio che vede l’ascesa di Sal­vi­ni come un osta­co­lo al dispie­gar­si del­la pro­pria agen­da.
Peral­tro, le stes­se moda­li­tà di con­vo­ca­zio­ne a Roma il 15 dicem­bre del­la riu­nio­ne nazio­na­le dei refe­ren­ti del­le real­tà loca­li del­le “sar­di­ne”, auto­pro­cla­ma­ti­si e non elet­ti da nes­su­na assem­blea di base mini­ma­men­te demo­cra­ti­ca, depon­go­no nel sen­so di un fer­reo con­trol­lo sul movi­men­to da par­te di un ristret­to nucleo, fede­le agli inte­res­si dei pote­ri bor­ghe­si ai qua­li rispon­de.

4) E infi­ne, qua­li sono i risul­ta­ti fino­ra otte­nu­ti?
Il prin­ci­pa­le, sicu­ra­men­te, è ave­re per­lo­me­no osta­co­la­to, se non addi­rit­tu­ra inter­rot­to (secon­do quan­to sosten­go­no i son­dag­gi men­tre stia­mo scri­ven­do), quel­lo che sem­bra­va l’inarrestabile cam­mi­no di Sal­vi­ni e del suo par­ti­to alla “con­qui­sta” del­la regio­ne Emi­lia Roma­gna, sto­ri­ca roc­ca­for­te dei cen­tri del pote­re eco­no­mi­co del Par­ti­to demo­cra­ti­co e del­la sua rete di impre­se e coo­pe­ra­ti­ve. Una even­tua­le vit­to­ria di Sal­vi­ni alle ele­zio­ni regio­na­li avreb­be sicu­ra­men­te una riper­cus­sio­ne sui già fra­gi­li equi­li­bri del gover­no nazio­na­le Pd/M5S e potreb­be por­ta­re alla sua cadu­ta apren­do la stra­da a un trion­fa­le ritor­no di Sal­vi­ni all’esecutivo con l’appoggio del­la neo­fa­sci­sta Gior­gia Melo­ni, data in cre­sci­ta dai son­dag­gi­sti.
L’opera di “tam­po­na­men­to” del­le “sar­di­ne” a favo­re del cen­tro­si­ni­stra può con­sen­ti­re al gover­no Con­te di por­ta­re avan­ti con mag­gio­re tran­quil­li­tà la pro­pria agen­da poli­ti­ca anti­po­po­la­re e anti­o­pe­ra­ia.

Cosa deb­bo­no fare i rivo­lu­zio­na­ri
L’“antifascismo” pro­pu­gna­to dal­le piaz­ze di que­sto movi­men­to costi­tui­sce solo una pal­li­da imi­ta­zio­ne del vero anti­fa­sci­smo. Per com­bat­te­re il raz­zi­smo, la deri­va secu­ri­ta­ria, il sovra­ni­smo, il popu­li­smo rea­zio­na­rio, l’omofobia, il maschi­li­smo, qua­li colon­ne por­tan­ti del­la poli­ti­ca del­la Lega di Sal­vi­ni, non basta agi­ta­re sago­me di pesci can­tan­do “Bel­la ciao” e l’inno di Mame­li, ma con­tem­po­ra­nea­men­te lascian­do intat­to il pro­gram­ma del capi­ta­le e facen­do­lo appli­ca­re dai suoi rap­pre­sen­tan­ti più “affi­da­bi­li”. Que­sta poli­ti­ca del­le “sar­di­ne” – il nume­ro di per­so­ne da por­ta­re in piaz­za a sup­por­to del­le poli­ti­che del­la bor­ghe­sia dei “salot­ti buo­ni” – avrà come risul­ta­to “l’impotenza” (ecco spie­ga­ta la ragio­ne del tito­lo di que­sto testo) nel con­tra­sta­re il pro­get­to rea­zio­na­rio di Sal­vi­ni e Melo­ni. L’“antifascismo”, le “buo­ne manie­re”, l’“amore” die­tro cui si masche­ra­no San­to­ri e com­pa­gnia sono solo la fac­cia­ta gen­ti­le di un pro­get­to altret­tan­to rea­zio­na­rio, sep­pur di segno oppo­sto a quel­lo del­le destre.
I veri anti­fa­sci­sti, e cioè i rivo­lu­zio­na­ri che com­bat­to­no con­tro il capi­ta­li­smo in tut­te le sue for­me, non han­no nul­la da gua­da­gna­re a ten­ta­re di svi­lup­pa­re un inter­ven­to poli­ti­co in un movi­men­to che col­ti­va un pro­get­to bor­ghe­se e la cui dire­zio­ne è bor­ghe­se. I risul­ta­ti sareb­be­ro disa­stro­si.
Il 7 dicem­bre scor­so un’Assemblea uni­ta­ria del­le for­ze del­la sini­stra di oppo­si­zio­ne ha lan­cia­to a Roma un pro­get­to per la costru­zio­ne di una neces­sa­ria uni­tà d’azione con­tro il gover­no del capi­ta­le e le destre rea­zio­na­rie che voglio­no sosti­tuir­lo. Sap­pia­mo che si trat­ta di un pro­get­to dif­fi­ci­le da per­se­gui­re per l’esiguità del­le for­ze in cam­po nel qua­dro di un pro­fon­do arre­tra­men­to del­le clas­si lavo­ra­tri­ci: un arre­tra­men­to di cui pro­prio il movi­men­to del­le “sar­di­ne” è lo spec­chio fede­le. Cre­dia­mo che i rivo­lu­zio­na­ri deb­ba­no dedi­ca­re a que­sto fati­co­so pro­get­to tut­te le pro­prie ener­gie, piut­to­sto che col­lo­car­si ste­ril­men­te alla coda di quel movi­men­to.


Note

[1] E infat­ti, non a caso la pagi­na Face­book di que­sto movi­men­to si chia­ma “6000 sar­di­ne”, in con­trap­po­si­zio­ne alla capien­za del Pala­Doz­za, dove si svol­ge­va con­tem­po­ra­nea­men­te l’iniziativa leghi­sta, che è di 5570 posti.
[2] “Bolo­gna, «sar­di­ne» con­tro Sal­vi­ni: come sono nate e per­ché si chia­ma­no così”, Cor­rie­re del­la Sera, 16/11/2019.
[3] “La sini­stra anti­ca­pi­ta­li­sta in piaz­za con­tro il raz­zi­smo e il fasci­smo e in assem­blea il 7 dicem­bre a Roma”, 4/12/2019 (https://tinyurl.com/t7k8rwr).
[4] “Stret­ti come sar­di­ne sì, ma non cie­chi e tan­to meno muti”, 30/11/2019 (https://tinyurl.com/tpo6jd2).
[5] “Il PCL e il movi­men­to del­le sar­di­ne”, 22/11/2019 (https://tinyurl.com/s3363ml).
[6] “Revel­li, il PCL e il fuo­co ami­co sul­le sar­di­ne”, 5/12/2019 (https://tinyurl.com/ukw8nhk).
[7] Posi­zio­ne, que­sta, comun­que super­fi­cia­le e, ovvia­men­te, in gene­ra­le non con­di­vi­sa da chi scri­ve.
[8] La sug­ge­stio­ne del paral­le­lo con quan­to acca­du­to con il movi­men­to del­le “sar­di­ne” a Firen­ze, piaz­za nel­la qua­le è sta­ta rimos­sa una ban­die­ra ros­sa por­ta­ta da un mani­fe­stan­te, è evi­den­tis­si­ma.
[9] V. nota 4.
[10] Per quan­to ci riguar­da, abbia­mo fat­to ricor­so a P. Broué, El Par­ti­do bol­che­vi­que, Edi­to­ra Insti­tu­to José Luís e Rosa Sun­der­mann, vol. I; e, soprat­tut­to, ai docu­men­ta­tis­si­mi: A. Woods, Sto­ria del bol­sce­vi­smo, A.C. Edi­to­ria­le Coop., 2017, vol. I; e V.I. Nev­skij, Sto­ria del Par­ti­to bol­sce­vi­co. Dal­le ori­gi­ni al 1917, Edi­zio­ni Pan­ta­rei, 2008; oltre che agli scrit­ti di V.I. Lenin, Ope­re, Edi­zio­ni Lot­ta comu­ni­sta, 2002, vol. 8. Abbia­mo anche util­men­te con­sul­ta­to: G.E. Zinov’ev, La for­ma­zio­ne del Par­ti­to bol­sce­vi­co, 1898‑1917, Gra­phos, 1996; W.H. Cham­ber­lin, Sto­ria del­la Rivo­lu­zio­ne rus­sa, Giu­lio Einau­di edi­to­re, 1943, vol. I; e E.H. Carr., La rivo­lu­zio­ne bol­sce­vi­ca, 1917‑1923, Giu­lio Einau­di edi­to­re, 1964.
[11] L. Tro­tsky, 1905, New­ton Comp­ton Edi­to­ri, 1976.
[12] Que­sta tat­ti­ca di crea­re sin­da­ca­ti auto­riz­za­ti dal­la poli­zia e dal gover­no fu det­ta “socia­li­smo di poli­zia” o “zuba­to­vi­smo”, dal nome del suo idea­to­re.
[13] A. Woods, op. cit., pp. 366 e ss.; V.I. Nev­skij, op. cit., p. 276; V.I. Lenin, “Pro­get­to di riso­lu­zio­ne sull’azione poli­ti­ca aper­ta del Posdr”, in op. cit., p. 343.
[14] V.I. Nev­skij, op. cit., p. 278.
[15] A. Woods, op. cit., p. 370.
[16] Dicia­mo “semi‑spontaneo” per­ché sull’indubbio e pre­va­len­te ele­men­to di spon­ta­nei­tà del­le mas­se si inne­sta­ro­no, come abbia­mo già sot­to­li­nea­to nel testo, le idee e la pro­pa­gan­da rivo­lu­zio­na­ria che quel­le mas­se ave­va­no respi­ra­to nei decen­ni pre­ce­den­ti.
[17] P. Broué, op. cit., pp. 55 e s.
[18] V.I. Lenin, “I nostri com­pi­ti e i soviet dei depu­ta­ti ope­rai”, in Ope­re cit., vol. 10, p. 14.
[19] V.I. Lenin, “La vit­to­ria dei cadet­ti e i com­pi­ti del par­ti­to ope­ra­io”, in Ope­re cit., vol. 10, pp. 230 e s.
[20] E.H. Carr., op. cit., p. 49.
[21] Come rife­ri­sce V.I. Lenin (“L’inizio del­la rivo­lu­zio­ne in Rus­sia”, Ope­re cit., vol. 8, p. 84), subi­to dopo la “Dome­ni­ca di san­gue” lo stes­so pope Gapon dis­se: «Non abbia­mo più zar. Un fiu­me di san­gue divi­de lo zar dal popo­lo. Viva la lot­ta per la liber­tà!».
[22] “L’insostenibile leg­ge­rez­za del set­ta­ri­smo mani­cheo intor­no alle sar­di­ne”, 10/12/2019 (https://tinyurl.com/rwquafa).
[23] «Con­ti­nue­re­mo a riem­pi­re le piaz­ze e a lan­cia­re i nostri mes­sag­gi di anti­fa­sci­smo, anti­raz­zi­smo, con­tro l’o­dio ver­ba­le e per argi­na­re Sal­vi­ni, dicia­mo­lo chia­ra­men­te. Sicu­ra­men­te appog­ge­re­mo la sini­stra», ha con­fer­ma­to una del­le refe­ren­ti del movi­men­to.
[24] “Il pro­gram­ma del­le Sar­di­ne, dopo la mani­fe­sta­zio­ne a Roma”, 15/12/2019 (https://tinyurl.com/tnjl6g4).
[25] “Sar­di­ne, a Roma la pri­ma riu­nio­ne nazio­na­le del movi­men­to”, 15/12/2019 (https://tinyurl.com/yx574t8x).
[26] “En Ita­lie, les «sar­di­nes» défient Sal­vi­ni et les popu­li­stes”, 4/12/2019 (https://tinyurl.com/sssro2d).