Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Polemica, Politica internazionale: America Latina

“Comunisti” che raccontano frottole

I medici della brigata cubana di solidarietà posano prima di partire alla volta dell'Italia

“Comunisti” che raccontano frottole


Ovvero, l’improbabile storia del voto dell’Italia a favore dell’embargo a Cuba


Vale­rio Torre

 

Quan­do, nei mesi di mar­zo e apri­le 2020, due bri­ga­te di medi­ci cuba­ni giun­se­ro in Lom­bar­dia e Pie­mon­te per coa­diu­va­re i nostri sani­ta­ri nell’affrontare la ter­ri­bi­le pri­ma onda­ta del­la pan­de­mia da Covid‑19, sui social media alte si leva­ro­no le ester­na­zio­ni di giu­bi­lo dei cam­pi­sti e degli stalino‑togliattiani. A loro dire, pare­va qua­si che i medi­ci invia­ti da Cuba fos­se­ro venu­ti da noi per debel­la­re il virus SARS‑CoV‑2 ino­cu­lan­do al suo posto negli ita­lia­ni … il “virus del socia­li­smo”. Ecco – si leg­ge­va – guar­da­te l’esempio di un Pae­se socia­li­sta che cor­re ad aiu­ta­re un Pae­se impe­ria­li­sta in dif­fi­col­tà. E in que­sti trion­fan­ti giu­di­zi c’era non solo orgo­glio poli­ti­co, ma anche fie­rez­za etica.
Dal can­to nostro, abi­tua­ti a non gon­fiar­ci il pet­to così facil­men­te – e rite­nen­do, al con­tra­rio, che da mol­to tem­po Cuba non sia più uno Sta­to socia­li­sta (quan­tun­que defor­ma­to) ben­sì un Pae­se in cui il capi­ta­li­smo è sta­to restau­ra­to[1] – abbia­mo con­si­de­ra­to che la “gene­ro­sa” offer­ta di col­la­bo­ra­zio­ne sani­ta­ria del gover­no cuba­no rien­tras­se inve­ce nel­la poli­ti­ca este­ra che da decen­ni la Isla pra­ti­ca, espor­tan­do a paga­men­to ser­vi­zi di medi­ci­na, gene­ra­le e specialistica.
È chia­ro che con que­sto non inten­dia­mo espri­me­re alcun giu­di­zio “mora­le”: in un siste­ma capi­ta­li­sti­co glo­ba­liz­za­to, un Pae­se capi­ta­li­sta (qual è Cuba) ven­de sul mer­ca­to inter­na­zio­na­le la mer­ce di cui dispo­ne e che lo carat­te­riz­za. Meglio anco­ra se di alta qua­li­tà: c’è chi ven­de petro­lio, chi oro, chi dia­man­ti, rame, sta­gno, ecc. E Cuba, che oltre allo zuc­che­ro di can­na e al turi­smo non ha gran­ché da pro­por­re, ven­de inve­ce un ser­vi­zio che, ogget­ti­va­men­te (per­ché resi­duo del­la rivo­lu­zio­ne e dei suoi cam­bia­men­ti socia­li[2]), è di altis­si­ma qua­li­tà: quel­lo sani­ta­rio[3].

La “mer­ce” che Cuba vende
Que­sta “mer­ce” rap­pre­sen­ta per lo Sta­to cuba­no la colon­na ver­te­bra­le del pro­prio bilan­cio ed è uno dei set­to­ri di pun­ta dell’economia[4], sot­to la voce “espor­ta­zio­ne di ser­vi­zi”. L’ulti­mo dato uffi­cia­le reso dispo­ni­bi­le dal­la Ofi­ci­na Nacio­nal de Esta­dí­sti­ca e Infor­ma­ción (l’equivalente del nostro Istat) mostra che nel 2018 l’esportazione di ser­vi­zi sani­ta­ri ha frut­ta­to al Pae­se la bel­lez­za di 6,91 miliar­di di dol­la­ri; men­tre, fra il 2011 e il 2015 la media annua­le del­le entra­te a que­sto tito­lo è sta­ta di 11,54 miliar­di di dol­la­ri[5]: una enor­mi­tà rispet­to all’esportazione di beni, che nel 2017 ha pro­dot­to entra­te solo per 1,5 miliar­di di dol­la­ri. Nel 2019, que­sta voce ha rap­pre­sen­ta­to il 46% del­le espor­ta­zio­ni cuba­ne e il 19,9% del Pil dell’isola[6]. Un anno fa, i medi­ci cuba­ni impe­gna­ti in diver­se mis­sio­ni all’estero (59 Pae­si) era­no oltre 30.000, ma in pas­sa­to se ne con­ta­va­no più di 50.000. Basti pen­sa­re che solo quel­li invia­ti in Bra­si­le (pri­ma che il nuo­vo pre­si­den­te, Bol­so­na­ro, pones­se fine al pro­gram­ma “Más médi­cos”) furo­no 11.000.
Per que­sta espor­ta­zio­ne di ser­vi­zi, il Pae­se bene­fi­cia­rio paga allo Sta­to cuba­no la cifra con­ve­nu­ta[7] e il gover­no dell’isola retri­bui­sce il pro­prio per­so­na­le in mis­sio­ne con una quo­ta che solo dopo una serie di pro­te­ste è arri­va­ta al 25%. Ad esem­pio, a fron­te degli oltre 4000 dol­la­ri al mese ver­sa­ti a Cuba dal Bra­si­le per ognu­no degli 11.000 medi­ci lì invia­ti, que­sti ulti­mi per­ce­pi­va­no ini­zial­men­te cir­ca 400 dol­la­ri al mese[8], e solo dopo diver­se mani­fe­sta­zio­ni è sta­to loro rico­no­sciu­to un sala­rio men­si­le di cir­ca 1300 dol­la­ri nel 2013 (cifra sce­sa poi a poco più di 900 dol­la­ri nel 2017)[9].
Però, per far fron­te al feno­me­no dei “medi­ci diser­to­ri” (cioè quel­li che non fan­no ritor­no a Cuba per resta­re nel Pae­se in cui era­no sta­ti desti­na­ti) il gover­no cuba­no ver­sa il loro sala­rio in con­ti basa­ti nel­la Isla, impe­di­sce che i sani­ta­ri por­ti­no con sé i pro­pri fami­lia­ri, pre­ten­de che all’arrivo nel­la desti­na­zio­ne di mis­sio­ne i medi­ci con­se­gni­no i pro­pri pas­sa­por­ti a un fun­zio­na­rio accom­pa­gna­to­re; e, soprat­tut­to, san­zio­na con il divie­to di ritor­no in patria per otto anni i “diser­to­ri”[10].

Il voto dell’Italia al Con­si­glio per i Dirit­ti Uma­ni dell’Onu
E venia­mo ai gior­ni nostri.
Dopo un anno dal­la venu­ta in Ita­lia del­la bri­ga­ta di medi­ci cuba­ni (a cui non può che anda­re, ovvia­men­te, tut­ta la nostra gra­ti­tu­di­ne), è acca­du­to un fat­to che ha dato voce a que­gli stes­si set­to­ri di sini­stra che ne ave­va­no salu­ta­to entu­sia­sti­ca­men­te l’arrivo. E que­sta vol­ta, una voce di segno opposto.
Abbia­mo let­to infat­ti su diver­si siti di infor­ma­zio­ne[11] urla e stre­pi­ti con­tro un sup­po­sto voto dell’Italia in sede Onu con­tro la fine del­le san­zio­ni a Cuba.
Per­bac­co! – si è scrit­to – Quan­ta ingra­ti­tu­di­ne da par­te di un Pae­se impe­ria­li­sta nei con­fron­ti di quel­lo socia­li­sta che, dimen­ti­co del­le dif­fe­ren­ze di regi­me, è cor­so in suo aiu­to! Ecco: que­sta è la dif­fe­ren­za fra il socia­li­smo e il capi­ta­li­smo! Una dif­fe­ren­za per­fi­no mora­le! VERGOGNA!
Ma come stan­no real­men­te le cose? Dav­ve­ro l’Italia è favo­re­vo­le all’embargo con­tro Cuba? Dav­ve­ro ha vota­to per il suo mantenimento?
Come sem­pre acca­de con i casca­mi del­lo sta­li­ni­smo, imba­sten­do e appa­rec­chian­do per bene una noti­zia fal­sa la si può far appa­ri­re per quel­lo che non è: cioè, una noti­zia vera. Se a que­sto si aggiun­ge la velo­ci­tà con cui essa vie­ne fat­ta cir­co­la­re in rete, e in que­sto caso anche il sen­ti­men­to di com­mo­zio­ne per le deci­ne di miglia­ia di mor­ti che ci sono sta­te nel nostro Pae­se per la pan­de­mia, la ripro­va­zio­ne per un com­por­ta­men­to che vie­ne in tal modo mes­so all’indice non tro­va più osta­co­li: in que­sta nar­ra­zio­ne l’Italia diven­ta a dir poco uno Sta­to irriconoscente.
E inve­ce le cose non stan­no così.
Gio­va pre­met­te­re che, a par­ti­re dal 1992, anno in cui fu pre­sen­ta­to all’Assemblea gene­ra­le dell’Onu, nel­la 47ª ses­sio­ne ple­na­ria un pro­get­to di riso­lu­zio­ne che con­dan­na­va l’embargo impo­sto dagli Sta­ti Uni­ti a Cuba, l’Italia non ha mai vota­to con­tro[12]. Da allo­ra, ad ogni ses­sio­ne ple­na­ria la riso­lu­zio­ne è sta­ta pre­sen­ta­ta e appro­va­ta con un nume­ro sem­pre cre­scen­te di voti negli anni. Solo per resta­re agli ulti­mi tre in cui il tema è sta­to discus­so in ses­sio­ne ple­na­ria, il risul­ta­to del­le vota­zio­ni è sta­to il seguente.

  • 2017: 191 voti a favo­re, 2 con­tro (Usa e Israe­le), nes­su­na astensione.
  • 2018: 189 voti a favo­re, 2 con­tro (Usa e Israe­le), nes­su­na asten­sio­ne. Due assen­ti (Ucrai­na e Moldavia).
  • 2019: 187 voti a favo­re, 3 con­tro (Usa, Israe­le e Bra­si­le), 2 aste­nu­ti (Colom­bia e Ucrai­na). La Mol­da­via non ha par­te­ci­pa­to al voto.

Dun­que, in sede di Assem­blea gene­ra­le del­le Nazio­ni Uni­te l’Italia non si è mai espres­sa in favo­re dell’embargo a Cuba.
E inve­ce – e que­sto ha sca­te­na­to le ire dei cam­pi­sti e degli stalino‑togliattiani – duran­te la ses­sio­ne dei lavo­ri del Con­si­glio per i Dirit­ti Uma­ni dell’Onu, tenu­ta­si dal 22 feb­bra­io al 24 mar­zo 2021, l’Italia (insie­me ad altri Pae­si) ha vota­to con­tro una riso­lu­zio­ne pre­sen­ta­ta da Cina, Azer­bai­gian e Sta­to pale­sti­ne­se sul­le riper­cus­sio­ni di san­zio­ni eco­no­mi­che uni­la­te­ra­li (non pre­ci­sa­men­te quel­le con­tro Cuba, ma in gene­ra­le) sul godi­men­to dei dirit­ti uma­ni. Nono­stan­te i voti con­tra­ri, la riso­lu­zio­ne è comun­que passata.
Come può facil­men­te arguir­si dal­la let­tu­ra del testo, in nes­su­na par­te si fa rife­ri­men­to all’embargo impo­sto dagli Sta­ti Uni­ti con­tro Cuba. Anzi, in nes­su­na par­te del docu­men­to si fa affat­to rife­ri­men­to all’embargo in gene­ra­le. Il pro­get­to di riso­lu­zio­ne appro­va­to riguar­da astrat­ta­men­te e gene­ri­ca­men­te l’incidenza che san­zio­ni eco­no­mi­che uni­la­te­ral­men­te impo­ste pos­so­no ave­re sul godi­men­to dei dirit­ti umani.
Con il suo voto con­tra­rio, la rap­pre­sen­tan­za ita­lia­na in sede di Con­si­glio per i Dirit­ti Uma­ni dell’Onu[13] ha espres­so la con­vin­zio­ne che san­zio­ni eco­no­mi­che non influi­sco­no sul godi­men­to dei dirit­ti uma­ni nei Pae­si che ne ven­go­no col­pi­ti. Cuba e l’embargo impo­sto­le dagli Usa non c’entrano asso­lu­ta­men­te nul­la, e ad essi non c’è alcun rife­ri­men­to nel­la riso­lu­zio­ne appro­va­ta. Dun­que, è fal­so soste­ne­re che l’Italia abbia vota­to per il man­te­ni­men­to del blo­queo a Cuba.
Altri­men­ti, i set­to­ri di sini­stra nostra­ni che stan­no gri­dan­do allo scan­da­lo pro­pa­lan­do una noti­zia fal­sa dovreb­be­ro, se voglio­no resta­re fede­li a que­sta fasul­la rico­stru­zio­ne, difen­de­re anche l’Egitto del dit­ta­to­re Al‑Sisi (che anch’esso è sot­to­po­sto a san­zio­ni, come risul­ta dal sito del Dipar­ti­men­to del Teso­ro ita­lia­no), soste­nen­do per­ciò che l’imposizione di misu­re restrit­ti­ve a que­sto Pae­se influi­sce sui dirit­ti uma­ni dei suoi abi­tan­ti: e dovreb­be­ro quin­di para­dos­sal­men­te affer­ma­re che il pove­ro Giu­lio Rege­ni è mor­to non per­ché tor­tu­ra­to e assas­si­na­to dagli sgher­ri di quel regi­me, ma per col­pa del­le san­zio­ni. E così pure, la sor­te del pove­ro Patrick Zaki – e del­le miglia­ia di pri­gio­nie­ri poli­ti­ci rin­chiu­si nel­le segre­te egi­zia­ne – dovreb­be esse­re mes­sa in rela­zio­ne alle misu­re finan­zia­rie e com­mer­cia­li impo­ste all’Egitto che non per­met­te­reb­be­ro la frui­zio­ne dei dirit­ti uma­ni, e non già alla fero­ce dit­ta­tu­ra lì insediata.
E potrem­mo con­ti­nua­re rife­ren­do­ci, per esem­pio, alla Cina, all’Iran, alla Siria, alla Rus­sia, agli Sta­ti ara­bi in cui vige la sha­ria, e a Cuba stes­sa: tut­ti Pae­si in cui alla dis­si­den­za poli­ti­ca e socia­le è riser­va­to un trat­ta­men­to alta­men­te repres­si­vo (in alcu­ni casi per­fi­no con con­dan­ne a mor­te) e in cui par­la­re di dirit­ti uma­ni è come par­la­re dell’esistenza dell’unicorno.

“Dirit­ti uma­ni” nel capitalismo?
Tut­to quan­to abbia­mo det­to fino­ra, ovvia­men­te, non può esse­re inter­pre­ta­to come una giu­sti­fi­ca­zio­ne del voto dell’Italia in seno al Con­si­glio per i Dirit­ti Uma­ni. Non è asso­lu­ta­men­te nostra inten­zio­ne difen­de­re la poli­ti­ca este­ra dell’imperialista nazio­ne ita­lia­na. Al con­tra­rio. Abbia­mo sem­pre ben pre­sen­te l’insegnamento di Karl Lie­b­k­ne­cht: «Der Haupt­feind ste­ht im eige­nen Land!» («Il nemi­co prin­ci­pa­le è in casa nostra!»). Però, pri­ma di pas­sa­re a trar­re le con­clu­sio­ni di que­sto scrit­to, occor­re fare alcu­ne precisazioni.
Per noi, a dif­fe­ren­za di que­sti scan­da­liz­za­ti “com­pa­gni”, vale anco­ra la sobria defi­ni­zio­ne che Lenin dava del­la Socie­tà del­le Nazio­ni (ante­si­gna­na dell’attuale Orga­niz­za­zio­ne del­le Nazio­ni Uni­te), chia­man­do­la “covo di bri­gan­ti”. Ecco, noi con­ti­nuia­mo a defi­ni­re allo stes­so modo l’Onu e tut­ti i suoi orga­ni­smi, com­pre­so quel Con­si­glio in cui si è vota­ta la riso­lu­zio­ne del­la qua­le ci stia­mo occu­pan­do: sic­ché, una discus­sio­ne sui dirit­ti uma­ni che avven­ga sul­la base di astrat­te peti­zio­ni di prin­ci­pio e sen­za che sia mes­so in discus­sio­ne il siste­ma glo­ba­le che li com­pri­me fino a sop­pri­mer­li (un siste­ma che anche a Cuba è adot­ta­to, come abbia­mo indi­ca­to nel­la nota 1), è una discus­sio­ne che può appas­sio­na­re solo chi ripo­ne fidu­cia in quel “covo di briganti”.
Noi rite­nia­mo che i dirit­ti uma­ni non sia­no infi­cia­ti da san­zio­ni uni­la­te­ral­men­te impo­ste, ma dal siste­ma capi­ta­li­sta che vige tan­to nei Pae­si ret­ti da una dit­ta­tu­ra (com­pre­sa la stes­sa Cuba), quan­to in quel­li for­mal­men­te “demo­cra­ti­ci” (come la stes­sa Ita­lia). Cer­to, del­le misu­re finan­zia­rie e com­mer­cia­li ema­na­te da uno Sta­to con­tro un altro pos­so­no sicu­ra­men­te con­tri­bui­re all’impoverimento del­le clas­si popo­la­ri; ma i “dirit­ti uma­ni” di quel­le clas­si ven­go­no nega­ti dai regi­mi (dit­ta­to­ria­li o demo­cra­ti­ci) che le gover­na­no in for­za del siste­ma di domi­nio capi­ta­li­sti­co  adot­ta­to, e non già a cau­sa del­le san­zio­ni che ven­go­no loro comminate.
Ora, però, occor­re ripren­de­re un argo­men­to cui abbia­mo già accen­na­to, e cioè quel­lo del voto dell’Italia in sede di Assem­blea gene­ra­le dell’Onu sul­le riso­lu­zio­ni di con­dan­na dell’embargo a Cuba che dal 1992 ogni anno ven­go­no presentate.
Come abbia­mo det­to, l’Italia non ha mai vota­to in quel­la sede per il man­te­ni­men­to del blo­queo. E allo­ra, come si spie­ga – una vol­ta riba­di­to che nel­la riso­lu­zio­ne in sede di Con­si­glio per i Dirit­ti Uma­ni non era mini­ma­men­te trat­ta­to il tema del­le san­zio­ni a Cuba – il com­por­ta­men­to dell’Italia? Si trat­ta for­se di un con­te­gno contraddittorio?
La “con­trad­di­zio­ne” è sol­tan­to appa­ren­te, e solo chi rifug­ge da un’analisi mar­xi­sta del­la real­tà può “scan­da­liz­zar­si” come stan­no facen­do quei set­to­ri del­la sini­stra nostra­na che stia­mo criticando.
E la rispo­sta a que­sta appa­ren­te con­trad­di­zio­ne sta in un det­to popo­la­re: “è il capi­ta­li­smo, bellezza!”.
In sede di Assem­blea gene­ra­le dell’Onu, votan­do a favo­re del­la riso­lu­zio­ne che con­dan­na l’embargo a Cuba, l’Italia si è rita­glia­ta negli anni una nic­chia impor­tan­te di com­mer­cio este­ro con la Isla, tan­to da diven­ta­re uno dei suoi più impor­tan­ti part­ner com­mer­cia­li al mon­do[14]. Men­tre Cuba restau­ra­va il capi­ta­li­smo[15], e per­ciò apri­va al com­mer­cio inter­na­zio­na­le il pro­prio mer­ca­to, l’Italia insie­me a Spa­gna, Cana­da e altri Pae­si impe­ria­li­sti, coglie­va una gran­de oppor­tu­ni­tà di espan­sio­ne sul nuo­vo mer­ca­to cubano.
In sede di Con­si­glio per i Dirit­ti Uma­ni, inve­ce, dove si par­la di que­stio­ni astrat­te e non del­la “cic­cia” capi­ta­li­sti­ca, l’Italia, come altri Pae­si impe­ria­li­sti (Ger­ma­nia, Giap­po­ne, Pae­si Bas­si, ecc.), ha vota­to con­tro la riso­lu­zio­ne che lega­va i dirit­ti uma­ni alle san­zio­ni uni­la­te­ral­men­te impo­ste per­ché sa benis­si­mo che non c’è quel lega­me; e che quand’anche uno Sta­to come gli Usa – in osse­quio alla pro­pria teo­ria uni­la­te­ra­li­sta del­le rela­zio­ni mon­dia­li – impo­ne san­zio­ni ad altri Sta­ti, ciò non impe­di­sce all’Italia stes­sa, così come all’Unione Euro­pea, di “sgan­ciar­si” eco­no­mi­ca­men­te dal pro­prio sto­ri­co allea­to atlan­ti­co e fare affa­ri con i Pae­si san­zio­na­ti, indi­pen­den­te­men­te e con­tro quel­le san­zio­ni. Non è for­se quel che acca­de, tra gli altri, con Cina, Rus­sia, o Iran, con i qua­li l’Italia com­mer­cia tran­quil­la­men­te, disin­te­res­san­do­si del tut­to del­le misu­re inflit­te dagli Sta­ti Uni­ti d’America?
E allo­ra, lascia­mo volen­tie­ri ai cam­pi­sti di ogni sor­ta, agli sta­li­ni­sti, ai togliat­tia­ni, lo ste­ri­le eser­ci­zio di appas­sio­nar­si alle vicen­de di un “covo di bri­gan­ti” che discu­te di que­stio­ni astrat­te. Lascia­mo loro il “pri­vi­le­gio” di gon­fiar­si il pet­to d’orgoglio per Pae­si capi­ta­li­sti come la Cina che pre­sen­ta­no inu­ti­li riso­lu­zio­ni men­tre con­ti­nua­no a repri­me­re le pro­prie clas­si lavo­ra­tri­ci, e per altri Pae­si capi­ta­li­sti, come Cuba, che han­no tra­di­to la rivo­lu­zio­ne con cui ave­va­no sov­ver­ti­to un siste­ma nel­le cui brac­cia ora sono tor­na­ti. E lascia­mo loro anche l’esclusiva di leg­ge­re la real­tà con le len­ti sfo­ca­te del­le loro ana­li­si sovra­strut­tu­ra­li, inve­ce che attra­ver­so quel­le del marxismo.
Cedia­mo loro il pas­so in que­sto sen­so. Ma non pos­sia­mo esi­mer­ci dal­lo sbugiardarli.


Note

[1] Ne abbia­mo par­la­to in que­sto testo. Dall’epoca in cui l’abbiamo scrit­to, il gover­no cuba­no ha svi­lup­pa­to e appli­ca­to rifor­me che han­no ulte­rior­men­te con­fer­ma­to le nostre con­clu­sio­ni: le ulti­me in ordi­ne di tem­po sono entra­te in vigo­re lo scor­so 1° gen­na­io e sono com­pen­dia­te in un prov­ve­di­men­to che si chia­ma “Tarea Orde­na­mien­to”, sul cui impat­to ci riser­via­mo di tor­na­re in un pros­si­mo articolo.
[2] Cam­bia­men­ti che, pro­prio in fun­zio­ne del­la restau­ra­zio­ne del capi­ta­li­smo, si stan­no pro­gres­si­va­men­te per­den­do. Il rino­ma­to eco­no­mi­sta cuba­no Car­me­lo Mesa‑Lago ha segna­la­to, in uno stu­dio sull’economia cuba­na fra il 2007 e il 2017, che gli enor­mi pro­gres­si che la Rivo­lu­zio­ne ave­va por­ta­to con l’adozione di un siste­ma sani­ta­rio uni­ver­sa­le e gra­tui­to si stan­no via via dis­si­pan­do attra­ver­so chiu­su­re di ospe­da­li nel­le zone peri­fe­ri­che e tagli gene­ra­liz­za­ti di posti let­to, man­ca­ta manu­ten­zio­ne del­le strut­tu­re rima­ste e dete­rio­ra­men­to degli equi­pag­gia­men­ti sani­ta­ri, eli­mi­na­zio­ne del­le pre­sta­zio­ni sani­ta­rie più costo­se, scar­si­tà di medicinali.
[3] Il pre­gio del­le cure medi­che pre­sta­te dal­le bri­ga­te sani­ta­rie cuba­ne è sta­to rico­no­sciu­to per­fi­no dall’Organizzazione Mon­dia­le del­la Sani­tà, che nel 2017 le ha insi­gni­te del “Pre­mio di Salu­te Pub­bli­ca in Memo­ria del Dr. Lee Jong-wook”.
[4] Addi­rit­tu­ra più del com­mer­cio del­la can­na da zuc­che­ro e addi­rit­tu­ra del turismo.
[5] Dati cita­ti da El Nue­vo Herald del 11/5/2018, che li ha ripre­si dal sito uffi­cia­le Cuba­de­ba­te. Nel 2017 le entra­te ammon­ta­va­no a 9,63 miliar­di di dollari.
[6] Come emer­ge dal­lo stu­dio di L. Galea­no Zal­dí­var e A. Esque­na­zi Bor­re­go, “El siste­ma de salud cuba­no: una mira­da a su for­ma de finan­cia­mien­to”, Eco­no­mía y Desar­rol­lo, vol. 162, n. 2, 2019.
[7] In alcu­ni casi il paga­men­to è a cari­co dell’Organizzazione Pana­me­ri­ca­na del­la Sani­tà o dell’Organizzazione Mon­dia­le del­la Sanità.
[8] Una cifra comun­que di gran lun­ga supe­rio­re a quan­to gua­da­gna un medi­co che lavo­ra a Cuba, che all’epoca per­ce­pi­va un sala­rio medio fra i 25 e i 41 dol­la­ri al mese!
[9] Il gior­na­le The Guar­dian rife­ri­sce di un accor­do riser­va­to fra Cuba e Qatar in vir­tù del qua­le quest’ultimo Pae­se paghe­reb­be al gover­no cuba­no una cifra oscil­lan­te fra 5000 e 10.000 dol­la­ri al mese per cia­scun sani­ta­rio del­la bri­ga­ta medi­ca: a ognu­no di essi andreb­be inve­ce un sala­rio pari al 10%.
[10] Per appro­fon­di­re il tema dei “medi­ci diser­to­ri” rin­via­mo alla pagi­na web No somos deser­to­res.
[11] Ne citia­mo solo un paio, vista l’uniformità dell’analisi in essi avan­za­ta: per esem­pio, L’Antidiplomatico e Con­tro­pia­no.
[12] Qui i dati del­le vota­zio­ni nel­le Assem­blee gene­ra­li Onu dal 1992 ad oggi.
[13] Va ricor­da­to che i seg­gi nel Con­si­glio sono a rota­zio­ne e la cari­ca per ogni Pae­se mem­bro dura tre anni (l’Italia è in cari­ca fino alla fine del 2021); e che attual­men­te nell’organismo sono rap­pre­sen­ta­ti Sta­ti che non pos­so­no cer­to esse­re defi­ni­ti cam­pio­ni nel rispet­to dei dirit­ti uma­ni (ad esem­pio, Cina, Libia, Filip­pi­ne, Polo­nia, Rus­sia, Soma­lia, Sudan, Venezuela).
[14] L’Italia è il secon­do part­ner euro­peo dopo la Spa­gna. Nel 2017 le espor­ta­zio­ni ita­lia­ne ver­so Cuba sono sta­te di 388 milio­ni di dol­la­ri, cui si som­ma­no cir­ca 20 milio­ni di dol­la­ri di impor­ta­zio­ni. Nel 2018 l’Italia ha espor­ta­to mer­ci e ser­vi­zi per 275,97 milio­ni di dol­la­ri; nel 2019 per 294,92. Negli stes­si anni, l’import ha regi­stra­to rispet­ti­va­men­te 14,15 e 15,41 milio­ni di dollari.
[15] V. il testo indi­ca­to alla nota 1.