Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

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La sinistra alla prova della guerra

Armi italiane vengono montate da militari ucraini: per i "trotskisti" italiani si avvera un sogno

La sinistra alla prova della guerra


Vale­rio Torre

 

Era il 2013, i fat­ti di Piaz­za Maj­dan non si era­no anco­ra veri­fi­ca­ti ben­ché l’Ucraina fos­se già da mol­to tem­po un cal­de­ro­ne che ribol­li­va, pie­no di con­trad­di­zio­ni, e Ruslan Pukhov, già all’epoca con­su­len­te del mini­ste­ro del­la Dife­sa rus­so, scri­ve­va in un arti­co­lo che potreb­be esse­re con­si­de­ra­to l’epigrafe di quan­to sta acca­den­do oggi nell’Est europeo:

«La pos­si­bi­le entra­ta dell’Ucraina nel­la Nato equi­va­le a un’esplosione nuclea­re tra Mosca e i Pae­si occi­den­ta­li. I ten­ta­ti­vi di tira­re Kiev den­tro l’Alleanza Atlan­ti­ca por­te­ran­no a una cri­si di enor­mi pro­por­zio­ni in Euro­pa, in cam­po sia mili­ta­re sia poli­ti­co. E la stes­sa Ucrai­na assi­ste­rà a una pro­fon­da cri­si inter­na visti i diver­si orien­ta­men­ti cul­tu­ra­li del­la sua popo­la­zio­ne. L’Occidente sot­to­va­lu­ta l’importanza del­la que­stio­ne ucrai­na per la Rus­sia e non per­ce­pi­sce a dove­re come Kiev pos­sa rap­pre­sen­ta­re un gra­ve fat­to­re di desta­bi­liz­za­zio­ne nel­le sue rela­zio­ni con Mosca. Cre­de­re che la Rus­sia sarà pri­ma o poi costret­ta a man­dar giù l’entrata dell’Ucraina nell’Alleanza Atlan­ti­ca è pra­ti­ca peri­co­lo­sa che può por­ta­re a un’evoluzione cata­stro­fi­ca degli even­ti. Del resto mol­ti in Occi­den­te non cre­de­va­no, fino ad ago­sto 2008, che la Rus­sia osas­se con­dur­re un inter­ven­to mili­ta­re in Geor­gia»[1].

Que­sta dichia­ra­zio­ne non deve esse­re let­ta, nell’equilibrio del testo che segue, come la giu­sti­fi­ca­zio­ne pre­ven­ti­va dell’odierna aggres­sio­ne rus­sa all’Ucraina. Essa deve esse­re inte­sa, piut­to­sto, come un tas­sel­lo per la com­pren­sio­ne del­la com­ples­sa e dolo­ro­sa vicen­da che si sta dipa­nan­do ai dan­ni di una popo­la­zio­ne che da mol­ti anni è afflit­ta da una pesan­te cri­si eco­no­mi­ca, aggra­va­ta dal­le dra­co­nia­ne misu­re di auste­ri­tà impo­ste dal Fmi in cam­bio dei pre­sti­ti ottenuti.
Allo stes­so modo, quan­to scri­via­mo di qui in avan­ti è ben lun­gi dal for­ni­re una chia­ve di let­tu­ra del con­flit­to bel­li­co in ter­mi­ni di “azione‑reazione” (allar­ga­men­to a est del­la Nato‑invasione dell’Ucraina da par­te del­la Rus­sia): una spie­ga­zio­ne abba­stan­za dif­fu­sa in cer­ti ambien­ti del­la sini­stra, ma asso­lu­ta­men­te super­fi­cia­le; e che, soprat­tut­to, elu­den­do il segno impe­ria­li­sta dell’epoca che stia­mo viven­do, con­fi­na chi la assu­me nel ruo­lo di spet­ta­to­re che si limi­ta a com­men­ta­re sol­tan­to gli aspet­ti con­giun­tu­ra­li di un pro­ces­so sto­ri­co dagli svi­lup­pi anco­ra imprevedibili.

La “guer­ra d’inverno” del 1939
Dopo la con­clu­sio­ne – agli ini­zi di otto­bre del 1939 – del­la “Cam­pa­gna di Polo­nia”, con la spar­ti­zio­ne di quei ter­ri­to­ri fra la Ger­ma­nia nazi­sta e l’Urss sta­li­nia­na come con­se­guen­za del pat­to Molotov‑Von Rib­ben­trop, il con­flit­to che sareb­be poi sfo­cia­to nel­la Secon­da guer­ra mon­dia­le entrò in una fase di sta­si del­le ope­ra­zio­ni mili­ta­ri. Que­sta fase, che durò fino al mag­gio 1940, quan­do infi­ne la Ger­ma­nia attac­cò i Pae­si Bas­si, ven­ne chia­ma­ta la “stra­na guer­ra” per­ché gli eser­ci­ti si fron­teg­gia­va­no lun­go il con­fi­ne del­la Fran­cia sen­za com­bat­te­re[2].
Nel bel mez­zo di que­sto perio­do, il 30 novem­bre 1939 l’Unione Sovie­ti­ca inva­se la Fin­lan­dia. Le mire annes­sio­ni­sti­che di Sta­lin non era­no solo dovu­te al timo­re che una qual­che poten­za stra­nie­ra potes­se appro­fit­ta­re, per sfer­ra­re un attac­co all’Urss, di una Fin­lan­dia trop­po vici­na a Lenin­gra­do; e nep­pu­re era­no giu­sti­fi­ca­te dal­la volon­tà di acqui­si­re ter­ri­to­ri di impor­tan­za stra­te­gi­ca da un pun­to di vista mili­ta­re. Era inve­ce pro­prio il “Pro­to­col­lo segre­to” sti­la­to in occa­sio­ne del­la fir­ma del pat­to Molotov‑Von Rib­ben­trop ad asse­gna­re ai sovie­ti­ci, nel deli­nea­re il qua­dro del­le sfe­re di influen­za fra i due Pae­si, il con­trol­lo del­la regio­ne baltica:

«[…] Nel caso di un cam­bia­men­to poli­ti­co ter­ri­to­ria­le nei ter­ri­to­ri appar­te­nen­ti agli Sta­ti bal­ti­ci – Fin­lan­dia, Esto­nia, Let­to­nia e Litua­nia – la fron­tie­ra set­ten­trio­na­le del­la Litua­nia for­me­rà la linea di demar­ca­zio­ne del­le sfe­re di inte­res­se tra la Ger­ma­nia e l’Urss […]»[3].

Dopo aver impo­sto a Esto­nia, Let­to­nia e Litua­nia “pat­ti di mutua assi­sten­za” e otte­nu­to il con­trol­lo di alcu­ne basi mili­ta­ri che gli con­sen­ti­ro­no di sta­bi­li­re trup­pe sovie­ti­che in quei ter­ri­to­ri, Sta­lin pre­te­se di instau­ra­re in Fin­lan­dia una sor­ta di pro­tet­to­ra­to e di assi­cu­rar­si del­le modi­fi­che ter­ri­to­ria­li in Care­lia e in cer­te zone dell’Artico. Il rifiu­to da par­te fin­lan­de­se di sog­gia­ce­re a tali richie­ste gli offrì il destro per inva­de­re la Fin­lan­dia ini­zian­do così quel­la che ven­ne chia­ma­ta la “guer­ra d’inverno”, o anche la “pic­co­la guer­ra”[4]: ini­zia­ta, appun­to, il 30 novem­bre 1939 e con­clu­sa­si il 12 mar­zo 1940 con la fir­ma del Trat­ta­to di Mosca, in vir­tù del qua­le la Fin­lan­dia dovet­te cede­re all’Urss una vasta area dei pro­pri ter­ri­to­ri sudo­rien­ta­li, inclu­sa la cit­tà di Vii­pu­ri (ribat­tez­za­ta Vyborg), e affit­ta­re alla con­tro­par­te la peni­so­la di Han­ko per 30 anni.

Il mini­stro degli Este­ri fin­lan­de­se Väi­nö Tan­ner leg­ge alla radio i ter­mi­ni del trat­ta­to di pace con Mosca


Tro­tsky sul­la “indi­pen­den­za nazio­na­le” in epo­ca di guer­re imperialiste
Tro­tsky si occu­pò di que­sta vicen­da in alcu­ni bre­vi testi scrit­ti nel qua­dro del­la vio­len­ta pole­mi­ca teo­ri­ca che nel 1939 squas­sò il Socia­li­st Wor­kers Par­ty, sezio­ne sta­tu­ni­ten­se del­la Quar­ta Inter­na­zio­na­le[5]. Al cen­tro di que­sta discus­sio­ne c’era, dopo la fir­ma del pat­to Molotov‑Von Rib­ben­trop e l’invasione e la spar­ti­zio­ne del­la Polo­nia, la carat­te­riz­za­zio­ne del­la natu­ra socia­le dell’Unione Sovie­ti­ca: se cioè essa potes­se anco­ra esse­re con­si­de­ra­ta uno Sta­to ope­ra­io dege­ne­ra­to e per­ciò doves­se esse­re incon­di­zio­na­ta­men­te dife­sa in caso di guerra.
Una con­si­sten­te mino­ran­za del Swp si espres­se nega­ti­va­men­te, rite­nen­do, «in una riso­lu­zio­ne pre­sen­ta­ta al Comi­ta­to nazio­na­le, che “con l’invasione del­la Polo­nia, l’Armata ros­sa par­te­ci­pa inte­gral­men­te a una guer­ra di con­qui­sta impe­ria­li­sta”»[6]. E la guer­ra dell’Urss con­tro la Fin­lan­dia non fece altro che raf­for­za­re in que­sta mino­ran­za tale convinzione.
Per quel­lo che qui ci inte­res­sa, ci limi­te­re­mo a segna­la­re alcu­ni pas­sag­gi di uno degli scrit­ti con cui Tro­tsky con­dus­se la pole­mi­ca con­tro que­sta ten­den­za: si trat­ta di quel­lo inti­to­la­to “Bilan­cio degli avve­ni­men­ti fin­ni­ci”[7].
Nel para­gra­fo dal tito­lo “I pic­co­li Pae­si nel­la guer­ra impe­ria­li­sta”, Tro­tsky spiega:

«Nel­le con­di­zio­ni di guer­ra mon­dia­le, affron­ta­re la que­stio­ne del desti­no dei pic­co­li Pae­si dal pun­to di vista dell’indipendenza nazio­na­le, del­la neu­tra­li­tà, etc., signi­fi­ca resta­re nel­la sfe­ra del­la mito­lo­gia impe­ria­li­sta. La lot­ta è per il domi­nio del mon­do […]. Per ciò che riguar­da gli Sta­ti pic­co­li e medi, sono già pedi­ne nel­le mani del­le gran­di poten­ze. La sola liber­tà che con­ser­va­no, e per di più in misu­ra limi­ta­ta, è quel­la di sce­glier­si il padro­ne».

Subi­to dopo, Tro­tsky accen­na a un even­to che rap­pre­sen­tò il pri­mo segna­le che la “stra­na guer­ra” sta­va per vol­ge­re al ter­mi­ne: l’invasione del­la Nor­ve­gia da par­te del­le trup­pe di Hitler, che costi­tuì l’occasione del pri­mo scon­tro diret­to tra la Fran­cia e il Regno Uni­to da una par­te e la Ger­ma­nia dall’altra.
Dopo l’aggressione tede­sca, la fami­glia rea­le e il gover­no nor­ve­ge­se furo­no fat­ti eva­cua­re, men­tre si era inse­dia­to un ese­cu­ti­vo che rispon­de­va diret­ta­men­te alla Ger­ma­nia nazi­sta. E Tro­tsky par­la del­la coe­si­sten­za di que­sti due gover­ni appli­can­do un prin­ci­pio gene­ra­le che ave­va già in pre­ce­den­za espres­so[8]:

«Due gover­ni si sono com­bat­tu­ti per bre­ve tem­po in Nor­ve­gia: il gover­no dei nazi­sti nor­ve­ge­si, al ripa­ro del­le trup­pe tede­sche, nel sud, ed il vec­chio gover­no social­de­mo­cra­ti­co con il re, nel nord. Gli ope­rai nor­ve­ge­si avreb­be­ro dovu­to appog­gia­re il cam­po demo­cra­ti­co con­tro quel­lo fasci­sta? Se si segue l’analogia con la Spa­gna sem­bra che a pri­ma vista la que­stio­ne dovreb­be ave­re una rispo­sta affer­ma­ti­va. In real­tà que­sto sareb­be l’errore più gros­so­la­no. In Spa­gna c’era una guer­ra civi­le iso­la­ta e l’intervento del­le poten­ze impe­ria­li­ste stra­nie­re, per quan­to impor­tan­te in sé, resta­va tut­ta­via di impor­tan­za secon­da­ria. In Nor­ve­gia si sta veri­fi­can­do un con­flit­to diret­to e imme­dia­to fra due cam­pi impe­ria­li­sti nel­le cui mani i due gover­ni nor­ve­ge­si in lot­ta non sono che atto­ri secon­da­ri. In cam­po mon­dia­le non appog­gia­mo né il cam­po degli Allea­ti né quel­lo del­la Ger­ma­nia. Di con­se­guen­za non abbia­mo la mini­ma ragio­ne o giu­sti­fi­ca­zio­ne per appog­gia­re sia l’uno sia l’altro dei loro stru­men­ti tem­po­ra­nei nel­la stes­sa Nor­ve­gia».

Sic­ché, pro­se­gue Trotsky:

«Lo stes­so atteg­gia­men­to deve esse­re assun­to ver­so la Fin­lan­dia. Dal pun­to di vista del­la stra­te­gia del pro­le­ta­ria­to mon­dia­le, la resi­sten­za fin­lan­de­se non costi­tui­va un atto di dife­sa dell’indipendenza nazio­na­le più di quan­to non lo sia la resi­sten­za del­la Nor­ve­gia. […] Fat­to­ri secon­da­ri come l’indipendenza nazio­na­le del­la Fin­lan­dia o del­la Nor­ve­gia, la dife­sa del­la demo­cra­zia, etc., per quan­to impor­tan­ti in sé, sono ora intrec­cia­ti nel­la lot­ta di for­ze mon­dia­li infi­ni­ta­men­te più poten­ti e sono com­ple­ta­men­te subor­di­na­ti ad esse. Dob­bia­mo fare la tara ai fat­to­ri secon­da­ri e deter­mi­na­re la nostra poli­ti­ca sul­la base dei fat­to­ri fon­da­men­ta­li»[9].

Ecco: sono que­sti gli argo­men­ti com­ple­ta­men­te igno­ra­ti dai “tro­tski­sti” che oggi vagheg­gia­no il soste­gno alla “resi­sten­za” ucrai­na: guar­dan­do­si bene, però, dall’organizzare una colon­na com­bat­ten­te per anda­re a por­ta­re in quel­le ter­re mar­to­ria­te il … Ver­bo comu­ni­sta sul­la pun­ta dei fuci­li[10], e acco­dan­do­si inve­ce all’imperialismo nostra­no – e cioè a uno dei “padro­ni” scel­ti dal­la “pedi­na” ucrai­na, secon­do la feli­ce descri­zio­ne di Tro­tsky – nel chie­de­re più o meno espli­ci­ta­men­te di rifor­ni­re di armi Volo­dy­myr Zelens’kyj.

Una guer­ra impe­ria­li­sta “dai tre volti”
Ora, è del tut­to evi­den­te che la natu­ra socia­le dell’Unione Sovie­ti­ca che nel 1939 con­dus­se la “pic­co­la guer­ra” con­tro la Fin­lan­dia era com­ple­ta­men­te diver­sa da quel­la del­la Rus­sia che in que­sto 2022 ha inva­so l’Ucraina; così come asso­lu­ta­men­te diver­so è il qua­dro poli­ti­co del­le due epo­che, diver­si sono i due Pae­si aggre­di­ti e diver­si gli inte­res­si che muo­ve­va­no Sta­lin rispet­to a quel­li per­se­gui­ti da Putin. E cer­ta­men­te i nostri cri­ti­ci – quel­li cioè che sosten­go­no (più o meno in armi) la “resi­sten­za” ucrai­na par­lan­do di guer­ra di libe­ra­zio­ne nazio­na­le e di “dirit­to all’autodeterminazione”[11] – non man­che­ran­no di sottolinearlo.
Ma è altret­tan­to evi­den­te – cosa che i nostri cri­ti­ci non rie­sco­no a coglie­re (o, peg­gio, non voglio­no fare) – che quel­la in atto è sen­za dub­bio una guer­ra impe­ria­li­sta. Anzi, a voler esse­re dav­ve­ro pre­ci­si, il con­flit­to che si sta dipa­nan­do con­sta di ben tre guer­re:

  • quel­la di aggres­sio­ne all’Ucraina da par­te del­la Rus­sia, che è però, nel qua­dro del ben più ampio scon­tro, sol­tan­to un ele­men­to cir­co­stan­zia­le e secon­da­rio, per quan­to vio­len­to e san­gui­no­so ai dan­ni del­la popo­la­zio­ne civi­le ucraina;
  • quel­la impe­ria­li­sta che Usa e Ue con la Nato stan­no com­bat­ten­do con­tro la Rus­sia, “per inter­po­sta nazio­ne”, come abbia­mo avu­to modo di soste­ne­re nell’articolo richia­ma­to nel­le note[12], uti­liz­zan­do cioè l’Ucraina come avam­po­sto e fan­te­ria d’assalto; e, per con­ver­so, quel­la che la Rus­sia sta com­bat­ten­do sul ter­re­no ucrai­no con­tro le poten­ze occi­den­ta­li per impos­ses­sar­si di una posi­zio­ne stra­te­gi­ca da un pun­to di vista geo­po­li­ti­co e tener­le così lon­ta­ne dai suoi con­fi­ni, non­ché per espan­de­re il suo mer­ca­to e il suo peso come poten­za impe­ria­li­sta di secon­do livel­lo, riat­ti­van­do la sua eco­no­mia in cri­si median­te l’industria bellica;
  • infi­ne, quel­la impe­ria­li­sta che gli Usa, con il sup­por­to del­la Gran Bre­ta­gna, stan­no com­bat­ten­do con­tro la Ger­ma­nia (e, in misu­ra mino­re, la Fran­cia) per dimi­nuir­ne la capa­ci­tà trai­nan­te sul resto dell’Europa, inde­bo­len­do così l’insieme del Vec­chio Con­ti­nen­te affin­ché esso resti nei limi­ti di una mera piat­ta­for­ma per il dispie­ga­men­to degli inte­res­si eco­no­mi­ci e poli­ti­ci a livel­lo glo­ba­le del gen­dar­me impe­ria­li­sta sta­tu­ni­ten­se[13].

Ed è pro­prio il peso e il signi­fi­ca­to di quest’ultima guer­ra a sfug­gi­re ai più nel cam­po del­la sini­stra, la mag­gior par­te del­la qua­le pri­vi­le­gia l’elemento del “chi ha attac­ca­to per pri­mo” e del “chi è l’aggressore” e “chi l’aggredito”, svi­lup­pan­do la pro­pria super­fi­cia­le ana­li­si – e le poli­ti­che che ne deri­va­no, che per­ciò sono erra­te – su que­sta base.

Sta­ti Uni­ti: una “resa dei con­ti” con l’Ue
Dire­mo di più: a nostro avvi­so, è pro­prio que­sto ter­zo fat­to­re a carat­te­riz­za­re la guer­ra in atto come guer­ra impe­ria­li­sta. È fin trop­po chia­ro, infat­ti, che gli Sta­ti Uni­ti, men­tre cer­ca­no di spez­za­re la pos­si­bi­le allean­za tra la Rus­sia e la Cina nel­la pro­spet­ti­va di iso­la­re quest’ultima per quan­do ci sarà il vero con­flit­to con la poten­za asia­ti­ca[14], stan­no cer­can­do di “rego­la­re i con­ti” con l’imperialismo tede­sco e quel­lo fran­ce­se, disar­ti­co­lan­do l’Unione euro­pea. E il ful­cro di que­sto dise­gno va rin­ve­nu­to nel­la Bre­xit, in cui l’uscita dall’Ue del Regno Uni­to ha rap­pre­sen­ta­to il rin­sal­dar­si dell’alleanza sto­ri­ca fra gli impe­ria­li­smi sta­tu­ni­ten­se e ingle­se nell’ottica di un bilan­cia­men­to e un con­tra­sto del peso di Ger­ma­nia e Fran­cia a livel­lo continentale.
Non dimen­ti­chia­mo, infat­ti, che que­sti ulti­mi due Pae­si ave­va­no da tem­po cer­ca­to di affer­ma­re un ruo­lo indi­pen­den­te nel­la scel­ta del­le pro­prie poli­ti­che inter­na­zio­na­li, accen­tuan­do un pro­prio smar­ca­men­to dagli inte­res­si che il Pen­ta­go­no ha sem­pre per­se­gui­to in Euro­pa uti­liz­zan­do soprat­tut­to il lega­me for­zo­so del­la “gab­bia” del­la Nato. La Fran­cia, che è sem­pre sta­ta insof­fe­ren­te rispet­to alla cami­cia di for­za del Pat­to atlan­ti­co[15], a par­ti­re dal 2019 ha ten­ta­to di dif­fe­ren­ziar­si riven­di­can­do una pro­pria cen­tra­li­tà a livel­lo euro­peo attra­ver­so un pro­get­to di dife­sa comu­ne: non a caso, Macron allar­mò gli Usa con la tran­cian­te affer­ma­zio­ne per cui la Nato ver­sa­va in uno sta­to di “mor­te cere­bra­le”, sic­ché era neces­sa­rio, da un lato, costrui­re «l’Europa del­la dife­sa: un’Europa che deve acqui­si­re auto­no­mia stra­te­gi­ca e di capa­ci­tà sul pia­no mili­ta­re. E dall’altro, ria­pri­re un dia­lo­go stra­te­gi­co, sen­za alcu­na inge­nui­tà e che richie­de­rà tem­po, con la Rus­sia»[16]. Dal can­to suo, la Ger­ma­nia, mol­to più prag­ma­ti­ca­men­te, si era da tem­po resa inter­pre­te di una “Ost­po­li­tik” – una poli­ti­ca di lucro­sa aper­tu­ra com­mer­cia­le ver­so la Rus­sia – che favo­ris­se gli inte­res­si indu­stria­li e com­mer­cia­li del­la pro­pria bor­ghe­sia, gra­zie alla qua­le ha con­so­li­da­to nel lun­go perio­do il suo ruo­lo di “loco­mo­ti­va d’Europa”. E già al tem­po del­le san­zio­ni a Mosca in occa­sio­ne dell’annessione del­la Cri­mea, Ange­la Mer­kel ini­ziò a gio­ca­re per con­to suo la par­ti­ta ener­ge­ti­ca, pre­oc­cu­pa­ta per le con­se­guen­ze che sareb­be­ro deri­va­te dall’approfondirsi del­lo scon­tro fra Occi­den­te e Rus­sia: fu per que­sta ragio­ne che il mini­stro degli Este­ri tede­sco Frank‑Walter Stein­meier si oppo­se già allo­ra alle san­zio­ni invi­tan­do al dia­lo­go con Mosca. La stes­sa ragio­ne che indus­se Mer­kel – quan­do si rese con­to che Putin, in rispo­sta alle san­zio­ni, ave­va con­clu­so un accor­do com­mer­cia­le con la Cina per rifor­nir­la con 38 miliar­di di metri cubi di gas all’anno per i suc­ces­si­vi trent’anni[17] – a pren­de­re diret­ta­men­te nel­le sue mani la que­stio­ne dell’approvvigionamento dell’Europa con il gas rus­so con­clu­den­do un accor­do com­mer­cia­le con la Rus­sia, nego­zia­to fra il com­mis­sa­rio euro­peo respon­sa­bi­le per l’energia, il tede­sco Gün­ther Her­mann Oet­tin­ger, e il mini­stro dell’Energia rus­so, Ale­xan­der Novak[18].

Fran­cia e Ger­ma­nia stret­ti fra l’obbedienza agli Usa e i pro­pri inte­res­si nazionali
La cri­si ucrai­na ha offer­to il destro a Joe Biden per pren­de­re per la gola Fran­cia e Ger­ma­nia attra­ver­so il vin­co­lo for­zo­so dell’Alleanza atlan­ti­ca, tan­to da ren­de­re evi­den­ti le con­tor­sio­ni di Pari­gi e Ber­li­no per cer­ca­re di divin­co­lar­si dal­la mor­sa del­la Nato in cui Washing­ton le tie­ne costret­te, alter­nan­do obbe­dien­za all’alleato sta­tu­ni­ten­se e un mini­mo mar­gi­ne di auto­no­mia. Ad esem­pio, non si può non tener con­to che Macron, anche appro­fit­tan­do del seme­stre fran­ce­se di pre­si­den­za del Con­si­glio dell’Ue e del­la pro­pria rie­le­zio­ne nel­le recen­ti pre­si­den­zia­li, da una par­te ha assun­to su di sé il ruo­lo di media­to­re favo­ri­to con Putin (come pro­va­no i col­lo­qui diret­ti in occa­sio­ne dell’invasione rus­sa dell’Ucraina), men­tre dall’altra sta pri­vi­le­gian­do il qua­dro euro­peo, più che la Nato, come ter­re­no su cui con­vo­glia­re il prin­ci­pa­le sfor­zo del­la Fran­cia per affron­ta­re la sfi­da rus­sa in Ucraina.
D’altro can­to, la Ger­ma­nia, gelo­sa custo­de dei pro­pri rap­por­ti com­mer­cia­li con Mosca, si è a più ripre­se mostra­ta osti­le a segui­re pedis­se­qua­men­te le impo­si­zio­ni sta­tu­ni­ten­si in mate­ria di embar­go ener­ge­ti­co alla Rus­sia e for­ni­tu­ra di armi a Kiev. Se da un lato ha dovu­to sot­to­sta­re ai desi­de­ra­ta di Washing­ton sospen­den­do il pro­get­to del gasdot­to Nord Stream 2, dall’altro ha frap­po­sto note­vo­li resi­sten­ze sia rispet­to all’eventualità di un embar­go al petro­lio e al gas rus­si, sia all’invio di arma­men­ti pesan­ti all’Ucraina, adot­tan­do la poli­ti­ca dell’elastico, cioè a vol­te tiran­do un po’ e a vol­te ceden­do un po’ la cor­da. Ad esem­pio, rispet­to alle for­ni­tu­re di gas si è fat­ta for­te di un docu­men­to con­giun­to industriali‑sindacati in cui vie­ne ipo­tiz­za­to – nel caso di sospen­sio­ne degli approv­vi­gio­na­men­ti – un crol­lo dell’economia tede­sca, con chiu­su­re a cate­na di impian­ti pro­dut­ti­vi e licen­zia­men­ti di mas­sa[19]; rispet­to inve­ce a quel­le di petro­lio – per le qua­li la dipen­den­za tede­sca da Mosca è di gran lun­ga infe­rio­re – ha dato in sede Ue un cau­to via libe­ra al bloc­co, però a par­ti­re dal gen­na­io 2023, in ciò soste­nu­ta da Slo­vac­chia, Roma­nia e Unghe­ria, ma con quest’ultimo Pae­se che ha get­ta­to sul tavo­lo il pro­prio veto. In ogni caso, Ber­li­no resta sot­to­po­sta a for­tis­si­me pres­sio­ni da par­te dell’asse Washington‑Londra: non a caso, il quo­ti­dia­no con­ser­va­to­re ingle­se The Tele­gra­ph ha rivol­to un vio­len­tis­si­mo attac­co alla guar­din­ga posi­zio­ne tede­sca a pro­po­si­to del gas e del petro­lio rus­si soste­nen­do la neces­si­tà di … impor­re san­zio­ni alla Ger­ma­nia per que­sto suo “incom­pren­si­bi­le” (dal pun­to di vista dell’imperialismo anglo‑americano) atteg­gia­men­to non col­la­bo­ra­ti­vo, fino al pun­to di intro­dur­re dazi e addi­rit­tu­ra un embar­go (sic!) alle espor­ta­zio­ni tede­sche[20].
Rispet­to inve­ce alla for­ni­tu­ra di armi pesan­ti all’Ucraina, il can­cel­lie­re tede­sco Scholz ha resi­sti­to fin­ché ha potu­to. Poi, quan­do Biden ha orga­niz­za­to un ver­ti­ce straor­di­na­rio dei mini­stri del­la Dife­sa di 40 Pae­si pro­prio in Ger­ma­nia, a Ram­stein, la secon­da più gran­de base sta­tu­ni­ten­se all’estero, qua­si a voler fare inten­de­re allo stes­so Scholz che «sul­le que­stio­ni stra­te­gi­che la sovra­ni­tà tede­sca è limi­ta­ta»[21], allo­ra ha dovu­to cede­re, anche per le pres­sio­ni di un pez­zo del­la mag­gio­ran­za che sostie­ne il suo gover­no: cioè dei Ver­di, che sono pas­sa­ti dal­le posi­zio­ni sto­ri­ca­men­te paci­fi­ste di un tem­po a quel­le viru­len­te­men­te guer­ra­fon­da­ie di oggi.

La coper­ti­na del perio­di­co tede­sco Der Spie­gel ritrae il mini­stro degli Este­ri Anna­le­na Baer­bock, il vice­can­cel­lie­re Robert Habeck, e il depu­ta­to Anton Hofrei­ter, espo­nen­ti dei Ver­di, in tuta mime­ti­ca. La dida­sca­lia reci­ta: “I ver­de oliva”

E così, a malin­cuo­re[22], ha dovu­to dispor­re l’invio di una cin­quan­ti­na di car­ri arma­ti “Gepard”. Eppu­re, chi pen­sas­se ad una capi­to­la­zio­ne tede­sca sul­la for­ni­tu­ra di armi pesan­ti a Kiev dovrà rapi­da­men­te ricre­der­si. Come spie­ga infat­ti un ex mili­ta­re del­la Bun­de­swehr (l’esercito fede­ra­le del­la Ger­ma­nia)[23], innan­zi­tut­to que­sti mez­zi non sono veri car­ri arma­ti, ma siste­mi anti­ae­reo a cor­to rag­gio (5 km) e dun­que uti­li solo con­tro veli­vo­li a bas­sa quo­ta. Poi sono data­ti, essen­do sta­ti pro­get­ta­ti cinquant’anni fa e dismes­si da più di die­ci anni, da allo­ra essen­do rima­sti in depo­si­to. Inol­tre, il loro uti­liz­zo richie­de un adde­stra­men­to di non meno di dodi­ci mesi (anche di più per il coman­dan­te del mez­zo), il che signi­fi­ca che l’esercito ucrai­no potrà uti­liz­zar­li quan­do la guer­ra sarà pro­ba­bil­men­te fini­ta. E infi­ne – cilie­gi­na sul­la tor­ta! – que­sti vei­co­li ver­ran­no for­ni­ti disar­ma­ti, dato che le loro muni­zio­ni sono fab­bri­ca­te in Sviz­ze­ra, che però ha pro­cla­ma­to la pro­pria neu­tra­li­tà e ha posto il veto alla loro espor­ta­zio­ne in Ucrai­na[24]. L’autore del­le spie­ga­zio­ni sul­le carat­te­ri­sti­che dei “Gepard” rive­la iro­ni­ca­men­te che negli han­gar tede­schi sono depo­si­ta­ti alcu­ni Loc­kheed F‑104 Star­fighter, da lui deno­mi­na­ti “bare volan­ti”, e che, vero­si­mil­men­te, la Ger­ma­nia offri­rà anche quel­li a Kiev quan­do si vedrà costret­ta a cede­re anco­ra un altro po’.

“Né guer­ra tra i popo­li, né pace tra le clas­si”: rifiu­ta­re la com­pli­ci­tà con l’imperialismo, denun­cia­re il social­scio­vi­ni­smo di chi chie­de l’invio di armi in Ucraina
Per con­clu­de­re, non ci resta che riba­di­re la carat­te­riz­za­zio­ne di que­sto con­flit­to come guer­ra impe­ria­li­sta nel com­po­si­to signi­fi­ca­to che abbia­mo cer­ca­to di illu­stra­re: allo scon­tro fra Rus­sia da un lato e Usa/Nato/Ue dall’altro va affian­ca­to quel­lo che vede gli Sta­ti Uni­ti con­trap­por­si a Fran­cia e Ger­ma­nia per inde­bo­li­re e disar­ti­co­la­re l’Ue. L’invasione dell’Ucraina da par­te del­la Rus­sia resta inve­ce un ele­men­to con­giun­tu­ra­le e asso­lu­ta­men­te secon­da­rio del­la com­ples­si­va vicen­da: ciò, ovvia­men­te, non vuol dire sot­to­va­lu­ta­re le miglia­ia di mor­ti, la distru­zio­ne, la mise­ria che l’aggressione rus­sa ha com­por­ta­to, così come cer­ta­men­te Tro­tsky non sot­to­va­lu­ta­va gli oltre 25.000 mor­ti e i qua­si 45.000 feri­ti fin­lan­de­si duran­te la “guer­ra d’inverno” del 1939 cui abbia­mo fat­to cen­no all’inizio di que­sto testo; né vuol dire sot­to­va­lu­ta­re le mire espan­sio­ni­ste dell’imperialismo rus­so, così come Tro­tsky non sot­to­va­lu­ta­va – e anzi denun­cia­va – i meto­di buro­cra­ti­ci del­lo Sta­to ope­ra­io dege­ne­ra­to sovie­ti­co che ave­va inva­so la Fin­lan­dia per “sovie­tiz­zar­la” sul­la pun­ta del­le baio­net­te[25].
Se insi­stia­mo, anche in pole­mi­ca con altre orga­niz­za­zio­ni, su que­sta carat­te­riz­za­zio­ne, è per­ché da una cor­ret­ta defi­ni­zio­ne del­la natu­ra del­la guer­ra sca­tu­ri­sce come con­se­guen­za la poli­ti­ca che i mar­xi­sti deb­bo­no tenere.
Per noi, come abbia­mo già avu­to modo di argo­men­ta­re[26], la defi­ni­zio­ne di que­sta guer­ra come uno scon­tro inte­rim­pe­ria­li­sti­co impli­ca l’adozione del­la poli­ti­ca del disfat­ti­smo rivo­lu­zio­na­rio, e cioè la lot­ta di clas­se da par­te di ogni pro­le­ta­ria­to con­tro il nemi­co di casa pro­pria, la “pro­pria” bor­ghe­sia: solo la scon­fit­ta poli­ti­ca – e, auspi­ca­bil­men­te, mili­ta­re – di ogni bor­ghe­sia nazio­na­le ad ope­ra del pro­prio pro­le­ta­ria­to può con­dur­re alla fine del­la guer­ra. Lo slo­gan che deve inner­va­re l’atteggiamento di ogni pro­le­ta­ria­to deve esse­re “né guer­ra tra i popo­li, né pace tra le classi”.
Chi inve­ce, pur evo­can­do “per amor di ban­die­ra” e sen­za con­vin­zio­ne la natu­ra impe­ria­li­sta del­la guer­ra in atto, la carat­te­riz­za soprat­tut­to come “guer­ra di libe­ra­zio­ne nazio­na­le” invo­can­do un pre­te­so “dirit­to di auto­de­ter­mi­na­zio­ne”, e met­te al cen­tro del­la pro­pria poli­ti­ca il soste­gno alla “resi­sten­za” ucrai­na riven­di­can­do dal pro­prio gover­no impe­ria­li­sta l’invio di armi in quel tea­tro bel­li­co, com­met­te due cri­mi­ni asso­lu­ta­men­te ingiustificabili.
Il pri­mo è quel­lo con­tro la stes­sa popo­la­zio­ne e il pro­le­ta­ria­to ucrai­ni, che, men­tre ven­go­no mas­sa­cra­ti dal­le bom­be rus­se, sono con­tem­po­ra­nea­men­te uti­liz­za­ti come agnel­lo sacri­fi­ca­le dal­le poten­ze impe­ria­li­ste occi­den­ta­li sull’altare del­la loro guer­ra con­tro Putin (e da quest’ultimo con­tro quel­le). Le orga­niz­za­zio­ni che, pur richia­man­do­si al mar­xi­smo rivo­lu­zio­na­rio, esi­go­no l’invio di armi a Kiev a cosa cre­do­no che ser­va­no i 20,4 miliar­di di dol­la­ri stan­zia­ti da Biden[27], se non a pro­lun­ga­re il più pos­si­bi­le la guer­ra con l’intenzione di anni­chi­li­re eco­no­mi­ca­men­te la Rus­sia[28], ma a spe­se di ulte­rio­ri miglia­ia di mor­ti? Come spie­ga­no costo­ro che l’idea stes­sa di una solu­zio­ne diplo­ma­ti­ca al con­flit­to sia com­ple­ta­men­te spa­ri­ta dai radar del­la poli­ti­ca inter­na­zio­na­le di tut­te le par­ti in cau­sa? Come pen­sa­no che il pro­lun­ga­men­to ad oltran­za del­la guer­ra pos­sa gio­va­re alle mas­se popo­la­ri ucrai­ne? Cre­do­no for­se que­sti “rivo­lu­zio­na­ri” che esse saran­no “auto­de­ter­mi­na­te” quan­do saran­no sta­te ster­mi­na­te dal fuo­co incro­cia­to del­le arma­te di Mosca e dei bat­ta­glio­ni para­mi­li­ta­ri di Kiev forag­gia­ti dal­le armi di cui loro stes­si han­no riven­di­ca­to l’invio?
Non a caso, Jac­ques Baud, gene­ra­le dell’intel­li­gen­ce sviz­ze­ra che ha lavo­ra­to per con­to del­la Nato in Ucrai­na dal 2014 con lo sco­po di miglio­ra­re la capa­ci­tà del­le sue for­ze arma­te e la gestio­ne del­le trup­pe, ha spie­ga­to effi­ca­ce­men­te che, ogni vol­ta che Zelens’kyj ha mani­fe­sta­to la pro­pria dispo­ni­bi­li­tà a tro­va­re con la Rus­sia una solu­zio­ne nego­zia­ta, subi­to le poten­ze impe­ria­li­ste occi­den­ta­li lo han­no dis­sua­so for­nen­do­gli finan­zia­men­ti e armi per com­bat­te­re[29]. Ciò, a con­fer­ma del fat­to che egli e il suo popo­lo ven­go­no bie­ca­men­te usa­ti come ostag­gi e car­ne da can­no­ne nel­lo scon­tro Usa/Ue/Nato con la Russia.
E dun­que, riven­di­ca­re arma­men­ti per l’Ucraina signi­fi­ca non solo sali­re sul car­ro dell’imperialismo, ma addi­rit­tu­ra esse­re com­pli­ci di que­sto nel­la mat­tan­za del pro­le­ta­ria­to di quel Paese.
Il secon­do cri­mi­ne di cui tali orga­niz­za­zio­ni si mac­chia­no è quel­lo con­tro i prin­ci­pi dell’internazionalismo pro­le­ta­rio e del mar­xi­smo stes­so, a cui inde­gna­men­te si richia­ma­no. Assu­men­do una sif­fat­ta posi­zio­ne, esse dimo­stra­no che non lot­ta­no per l’abbattimento del siste­ma capi­ta­li­sta inter­na­zio­na­le che oggi in Ucrai­na (e con­tem­po­ra­nea­men­te in deci­ne di altre regio­ni del pia­ne­ta) sta mas­sa­cran­do civi­li iner­mi; al con­tra­rio, legan­do­si all’imperialismo di casa nostra nel­la riven­di­ca­zio­ne di più armi e più leta­li, con­tri­bui­sco­no a schiac­cia­re col loro (pic­co­lo, mol­to pic­co­lo) tal­lo­ne il pro­le­ta­ria­to di quel Pae­se e a favo­ri­re le bor­ghe­sie impe­ria­li­ste in lot­ta fra loro nel­la spar­ti­zio­ne del mon­do. È per que­sto che fini­sco­no col nega­re i prin­ci­pi stes­si del marxismo.
Voglia­mo esse­re chia­ri al riguar­do. Un atti­vi­sta di una di tali orga­niz­za­zio­ni ci ha scrit­to in pri­va­to per cri­ti­ca­re la nostra posi­zio­ne, soste­nen­do che se dav­ve­ro sia­mo con­vin­ti che il suo grup­po è diven­ta­to social­scio­vi­ni­sta dovrem­mo denun­ciar­lo apertamente.
Abbia­mo fino­ra esi­ta­to, cre­den­do che un ripen­sa­men­to fos­se anco­ra pos­si­bi­le. Ma, a que­sto pun­to, con l’incalzare del­le riven­di­ca­zio­ni di arma­men­to, non ci resta – con ram­ma­ri­co – che accon­ten­tar­lo. Cer­to, non cre­dia­mo che la cosa riguar­di sol­tan­to la sua orga­niz­za­zio­ne: in Ita­lia, con qual­che pic­co­la ecce­zio­ne, tut­ti i grup­pi che si richia­ma­no al tro­tski­smo han­no assun­to que­sta ver­go­gno­sa posizione.
Per cui, sì, lo denun­cia­mo aper­ta­men­te: sal­vo qual­che orga­niz­za­zio­ne, la sini­stra rivo­lu­zio­na­ria ita­lia­na ha cele­bra­to il pro­prio defi­ni­ti­vo 4 agosto.


Note

[1] R. Pukhov, “Dob­bia­mo ripren­der­ci lo spa­zio sovie­ti­co”, Limes, vol. 11, 2013.
[2] In Fran­cia ven­ne conia­ta l’espressione “drô­le de guer­re” (guer­ra far­sa); in Ita­lia, “guer­ra dei corian­do­li”, per­ché gli aerei non lan­cia­va­no bom­be ma volan­ti­ni propagandistici.
[3] A. Pere­gal­li, Il pat­to Hitler‑Stalin, Erre Emme Edi­zio­ni, 1989, p. 18.
[4] Così defi­ni­ta da Molo­tov dinan­zi al Soviet supre­mo (A. Pere­gal­li, op. cit., p. 40).
[5] Si trat­ta degli arti­co­li rac­col­ti nel volu­me L. Tro­tsky, In dife­sa del mar­xi­smo, PGre­co edi­zio­ni, 2021.
[6] P. Broué, La rivo­lu­zio­ne per­du­ta. Vita di Troc­kij. 1879‑1940, Bol­la­ti Borin­ghie­ri, 1991, p. 885.
[7] L. Tro­tsky, op. cit., pp. 283 e ss. Que­sto testo reca la data del 25 apri­le 1940, all’indomani cioè del­la fir­ma del Trat­ta­to di Mosca.
[8] Ci rife­ria­mo qui al testo L. Tro­tsky, “Une leçon tou­te fraî­che (Sur le carac­tè­re de la guer­re pro­chai­ne)”, 10 otto­bre 1938, in Œuvres, vol. 19, pp. 53 e segg., estrat­ti del qua­le sono sta­ti pub­bli­ca­ti in ita­lia­no nel volu­met­to L. Tro­tsky, Guer­ra e rivo­lu­zio­ne, Arnol­do Mon­da­do­ri Edi­to­re, 1973, pp. 24 e segg. con il tito­lo “Dopo la ‘pace’ impe­ria­li­sta di Mona­co”. In que­sto testo Tro­tsky ave­va già spie­ga­to (pp. 67‑68) la pecu­lia­ri­tà del­la situa­zio­ne in Spa­gna, che pren­de­rà ad esem­pio per trat­ta­re il tema del­la Nor­ve­gia: «Ogni qual­vol­ta le for­ze con­tro­ri­vo­lu­zio­na­rie cer­che­ran­no di ritor­na­re indie­tro dal­lo Sta­to “demo­cra­ti­co” ver­so il par­ti­co­la­ri­smo pro­vin­cia­le, ver­so la monar­chia, la dit­ta­tu­ra mili­ta­re, il fasci­smo, il pro­le­ta­ria­to rivo­lu­zio­na­rio, sen­za assu­mer­si la ben­ché mini­ma respon­sa­bi­li­tà per la “dife­sa” del­la demo­cra­zia (che non è difen­di­bi­le), con­trap­por­rà a que­ste for­ze con­tro­ri­vo­lu­zio­na­rie una resi­sten­za arma­ta per diri­ge­re la pro­pria offen­si­va, in caso di suc­ces­so, con­tro la “demo­cra­zia” impe­ria­li­sti­ca. Que­sta poli­ti­ca, tut­ta­via, vale solo per i con­flit­ti inter­ni, cioè nei casi in cui la posta del­la lot­ta sia effet­ti­va­men­te il regi­me poli­ti­co: così, per esem­pio, si è pre­sen­ta­ta la que­stio­ne in Spa­gna. La par­te­ci­pa­zio­ne degli ope­rai spa­gno­li alla lot­ta con­tro Fran­co era un loro dove­re ele­men­ta­re. […] È, però, sem­pli­ce­men­te ingan­ne­vo­le e ciar­la­ta­ne­sco esten­de­re le leg­gi e le rego­le del­la lot­ta tra le varie clas­si all’interno di un Pae­se alla guer­ra impe­ria­li­sta, cioè alla lot­ta di una stes­sa clas­se di diver­si Pae­si. Attual­men­te, a quan­to sem­bra, non c’è biso­gno di dimo­stra­re che gli impe­ria­li­sti lot­ta­no gli uni con­tro gli altri non per prin­ci­pi poli­ti­ci, ma per il domi­nio del mon­do, die­tro la coper­tu­ra di prin­ci­pi che con­si­de­ra­no con­ve­nien­ti».
[9] Le evi­den­zia­zio­ni sono nostre.
[10] “Making the most of forei­gn volun­teers in Ukrai­ne”, War on The Rocks, 7/3/2022.
[11] Abbia­mo già trat­ta­to que­sti temi nell’articolo “La guer­ra in Ucrai­na e il social‑sciovinismo dei gior­ni nostri”, pub­bli­ca­to sem­pre su que­sto sito, al qua­le rinviamo.
[12] V. nota pre­ce­den­te. Altret­tan­to effi­ca­ce­men­te, Ser­gej Lavrov, mini­stro degli Este­ri rus­so, l’ha defi­ni­ta una “guer­ra per pro­cu­ra”.
[13] Ci dilun­ghe­re­mo in par­ti­co­la­re su quest’aspetto nel pro­sie­guo del testo.
[14] Il “nodo” che è sul­lo sfon­do del con­fron­to tra Usa e Cina è la rian­nes­sio­ne a quest’ultima dell’isola di Tai­wan: un’eventualità che potreb­be esse­re forie­ra di con­se­guen­ze a livel­lo pla­ne­ta­rio inimmaginabili.
[15] Ricor­dia­mo che nel 1966, il gene­ra­le De Gaul­le por­tò la Fran­cia fuo­ri dal Coman­do inte­gra­to del­la Nato in nome del­la “sovra­ni­tà” nazio­na­le. Nel 2009 l’allora pre­si­den­te fran­ce­se Sar­ko­zy fece mar­cia indie­tro, riammettendovela.
[16] “Pour Emma­nuel Macron, l’Otan est en état de «mort céré­bra­le»”, Le Figa­ro, 7/11/2019.
[17] Un accor­do del valo­re di ben 456 miliar­di di dollari.
[18] Qui la dichia­ra­zio­ne uffi­cia­le.
[19] “Embar­go sul gas rus­so, no di azien­de e sin­da­ca­ti tede­schi”, il mani­fe­sto, 18/4/2022.
[20] “If Ger­ma­ny won’t stop buy­ing Rus­sian gas, it should face sanc­tions too”, The Tele­gra­ph, 19/4/2022: un arti­co­lo rac­ca­pric­cian­te, in cui l’autore, Mat­thew Lynn, è giun­to al pun­to di scri­ve­re che «chiun­que com­pri una nuo­va Bmw o una Volk­swa­gen paga indi­ret­ta­men­te per l’esercito di Putin, una cosa che vale la pena tene­re a men­te quan­do si sce­glie una nuo­va auto».
[21] Così, espres­sa­men­te, N. Loca­tel­li, “La guer­ra per pro­cu­ra”, Limes, 29/4/2022.
[22] Sia pure simu­lan­do una for­te cri­ti­ca al paci­fi­smo.
[23] “Poli­ti­co: «Ger­ma­ny appro­ves tank sales to Ukrai­ne, bowing to pres­su­re»”, Moon of Ala­ba­ma, 27/4/2022.
[24] “Sch­weiz verhin­dert deu­tsche Waffen­lieferung in die Ukrai­ne”, Tages Anzei­ger, 23/4/2022.
[25] In par­ti­co­la­re, Tro­tsky pone­va in evi­den­za che la “sovie­tiz­za­zio­ne” for­zo­sa del­la Fin­lan­dia era dovu­ta al fat­to che «l’attuale regi­me dell’Urss è inca­pa­ce di eser­ci­ta­re la pro­pria for­za d’attrazione» sul­la clas­se ope­ra­ia e che l’invasione di quel Pae­se rap­pre­sen­ta­va un atto di auto­di­fe­sa, da par­te del­la buro­cra­zia bona­par­ti­sta del Crem­li­no, del «pro­prio pote­re, il pro­prio pre­sti­gio e il pro­prio red­di­to … a spe­se del pro­le­ta­ria­to mon­dia­le» (L. Tro­tsky, op. cit., pp. 288 e 291).
[26] V. pre­ce­den­te nota 11.
[27] “Ucrai­na: Biden chie­de al Con­gres­so altri 33 miliar­di in aiu­ti, oltre 20 in armi”, Il Sole 24 Ore, 28/4/2022.
[28] “Austin, voglia­mo Rus­sia inde­bo­li­ta per evi­ta­re altre guer­re”, Ansa, 25 apri­le 2022.
[29] “Our Inter­view with Jac­ques Baud”, The Postil Maga­zi­ne, 1/5/2022.