Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Storia del movimento operaio

L’altro 11 settembre: la tragedia cilena

poder-popularL’altro 11 settembre: la tragedia cilena

Wal­do Mer­mel­stein (*)

 

Il gol­pe mili­ta­re che rove­sciò Sal­va­dor Allen­de fece miglia­ia di mor­ti, distrus­se i par­ti­ti poli­ti­ci e le orga­niz­za­zio­ni dei lavo­ra­to­ri e impo­se il model­lo pre­cur­so­re del neo­li­be­ra­li­smo. Non a caso, gli stu­den­ti e le mas­se popo­la­ri che mani­fe­sta­no in que­sti gior­ni a cen­ti­na­ia di miglia­ia nel­le stra­de di San­tia­go gri­da­no lo slo­gan “Se va caer, se va caer, la edu­ca­ción de Pino­chet”[1]. Così come l’istruzione, la sani­tà e la pre­vi­den­za socia­le sono, in gran­de mag­gio­ran­za, pri­va­tiz­za­te, al pari del­le minie­re di rame, prin­ci­pa­le ric­chez­za del Pae­se. Tan­to pro­fon­da fu la scon­fit­ta impo­sta nel 1973.
Il miglior tri­bu­to ai cadu­ti, alle cen­ti­na­ia di miglia­ia di esi­lia­ti è que­sta dimo­stra­zio­ne di for­za del­le mas­se cile­ne. Ma come si giun­se a un risul­ta­to così ter­ri­bi­le? C’era un’altra pos­si­bi­li­tà? Come fu pos­si­bi­le che un così pode­ro­so movi­men­to socia­le sia sta­to scon­fit­to pra­ti­ca­men­te sen­za com­bat­te­re?

Il Cile nel 1970
Il Cile ave­va cir­ca 10 milio­ni di abi­tan­ti, un alto tas­so di urba­niz­za­zio­ne (75%), un tra­git­to di qua­si cen­to anni di orga­niz­za­zio­ne del movi­men­to ope­ra­io, il più anti­co e poten­te par­ti­to comu­ni­sta del­le Ame­ri­che accan­to ad un par­ti­to socia­li­sta altret­tan­to anti­co e for­te, che ave­va una for­te ala sini­stra. La demo­cra­zia bor­ghe­se era abba­stan­za anti­ca e sta­bi­le per gli stan­dard lati­noa­me­ri­ca­ni: dal 1932 non c’erano sta­ti gol­pe mili­ta­ri. Il movi­men­to di mas­sa con­ta­va su una poten­te cen­tra­le sin­da­ca­le, la Cut, i cui iscrit­ti rap­pre­sen­ta­va­no cir­ca il 25% dei sala­ria­ti.
Negli anni 60, il Cile conob­be un pro­fon­do pro­ces­so di mobi­li­ta­zio­ni ope­ra­ie, popo­la­ri e stu­den­te­sche, cau­sa­to dal­lo stran­go­la­men­to del model­lo eco­no­mi­co di sosti­tu­zio­ne di impor­ta­zio­ni, sot­to l’influenza del­la rivo­lu­zio­ne cuba­na. Non a caso, nel 1964 la Demo­cra­zia cri­stia­na (Dc) par­te­ci­pò alle ele­zio­ni per con­tra­sta­re la coa­li­zio­ne di sini­stra decla­man­do lo slo­gan “Rivo­lu­zio­ne nel­la liber­tà”. Il suo pro­gram­ma era cen­tra­to sul­la rifor­ma agra­ria, l’inclusione dei pove­ri del­le cit­tà nell’economia e la “cile­niz­za­zio­ne” del rame. Que­sto par­ti­to con­tò sul for­te soste­gno dell’imperialismo ame­ri­ca­no che, a quell’epoca, met­te­va a pun­to il suo pro­gram­ma dell’Alleanza per il Pro­gres­so al fine di cer­ca­te di arre­sta­re la for­te influen­za del­la rivo­lu­zio­ne cuba­na.
Dopo aver vin­to le ele­zio­ni, il gover­no demo­cri­stia­no di Frei mostrò aper­ta­men­te la sua fac­cia padro­na­le, repres­si­va, filoim­pe­ria­li­sta. Ini­zial­men­te, la sua stra­te­gia sem­brò ave­re suc­ces­so, ma dopo due anni l’inflazione salì, la rifor­ma agra­ria si are­nò, la cile­niz­za­zio­ne del rame si mostrò un otti­mo affa­re per le com­pa­gnie ame­ri­ca­ne. Così, il movi­men­to di mas­sa comin­ciò ad aumen­ta­re signi­fi­ca­ti­va­men­te le sue lot­te e si pro­dus­se un aumen­to espo­nen­zia­le degli scio­pe­ri, spe­cial­men­te quel­li ille­ga­li. Ci furo­no tre scio­pe­ri gene­ra­li fino alle ele­zio­ni del 1970; i con­ta­di­ni, ani­ma­ti dal­la pro­mes­sa del­la rifor­ma agra­ria, comin­cia­ro­no ad occu­pa­re le ter­re e si avval­se­ro dell’appena appro­va­to per­mes­so di sin­da­ca­liz­za­zio­ne, pri­ma nega­to.

L’Unidad Popu­lar (Up)
Nel 1970 si ten­ne­ro le ele­zio­ni e la coa­li­zio­ne dei par­ti­ti di sini­stra, l’Unità Popo­la­re (Up), otten­ne la pri­ma mag­gio­ran­za (36%) con alla testa Sal­va­dor Allen­de. L’Up era com­po­sta dal Par­ti­to comu­ni­sta (Pc), dal Par­ti­to socia­li­sta (Ps), oltre che da un pic­co­lo par­ti­to fuo­riu­sci­to dal­la Dc, il Movi­men­to d’Azione popo­la­re Uni­fi­ca­to (Mapu) e da pic­co­li rag­grup­pa­men­ti bor­ghe­si, come il Par­ti­to radi­ca­le). Affin­ché il can­di­da­to vin­cen­te potes­se veder­si con­fer­ma­ta l’elezione sareb­be dovu­to anco­ra pas­sa­re attra­ver­so l’approvazione par­la­men­ta­re.

Inten­se pres­sio­ni e nego­zia­ti pre­ce­det­te­ro que­sta vota­zio­ne. L’imperialismo ame­ri­ca­no cer­cò di isti­ga­re i set­to­ri che non vole­va­no la pre­si­den­za di Allen­de. L’ex segre­ta­rio di Sta­to Hen­ry Kis­sin­ger sin­te­tiz­zò con i suoi col­le­ghi la con­si­de­ra­zio­ne che l’imperialismo ame­ri­ca­no ave­va del­la volon­tà popo­la­re con le paro­le: “Non vedo per­ché dovrem­mo restar­ce­ne tran­quil­li e vede­re un Pae­se diven­ta­re comu­ni­sta a cau­sa dell’irresponsabilità del suo popo­lo”.
L’estrema destra arri­vò al pun­to di ten­ta­re il seque­stro del coman­dan­te dell’esercito, René Sch­nei­der, pro­pen­so ad accet­ta­re il risul­ta­to del­le urne, allo sco­po di for­za­re un cam­bio di opi­nio­ne del­le for­ze arma­te e del­la bor­ghe­sia, ma il gene­ra­le resi­stet­te e ven­ne ucci­so, col risul­ta­to che il set­to­re più gol­pi­sta del­la bor­ghe­sia per­se ter­re­no. Tut­ta­via, pri­ma di vota­re la Dc obbli­gò l’Up ad accet­ta­re uno sta­tu­to di garan­zie costi­tu­zio­na­li che riaf­fer­ma­va l’impegno di man­te­ne­re le isti­tu­zio­ni cen­tra­li del regi­me capi­ta­li­sta.
Pri­ma di ini­zia­re a fare il bilan­cio del gover­no, due paro­le su Allen­de. Era un vec­chio par­la­men­ta­re socia­li­sta che si era can­di­da­to per la quar­ta vol­ta alla pre­si­den­za. Era un con­vin­to rifor­mi­sta e non lo nasco­se mai. Le rea­li con­ces­sio­ni fat­te nel­la pri­ma fase del suo gover­no, l’implacabile oppo­si­zio­ne che il suo ese­cu­ti­vo subì da par­te del­la bor­ghe­sia e dell’imperialismo e la sua tra­gi­ca mor­te ne han­no fat­to un ido­lo del­le mas­se. Ma non dob­bia­mo con­fon­der­ci: il suo gran­de valo­re per­so­na­le nell’ultima fase del­lo scon­tro che corag­gio­sa­men­te affron­tò con i “goril­la” cile­ni non ne redi­me gli erro­ri nell’aver scel­to – sba­glian­do – la cosid­det­ta via isti­tu­zio­na­le al socia­li­smo e non ne dimi­nui­sce la respon­sa­bi­li­tà nel­la scon­fit­ta.

Il pri­mo anno
L’Up ave­va un pro­gram­ma di rifor­me di base che com­pren­de­va l’accelerazione, nel­la stes­sa dire­zio­ne del­la leg­ge appro­va­ta dal gover­no Frei, del­la rifor­ma agra­ria e, prin­ci­pal­men­te, la com­ple­ta nazio­na­liz­za­zio­ne del rame, che rap­pre­sen­ta­va l’80% del­le entra­te del­le espor­ta­zio­ni del Pae­se. In quan­to all’industria, sareb­be sta­ta divi­sa in tre set­to­ri, pri­va­to, misto e area di pro­prie­tà socia­le (Aps). In quest’ultimo sareb­be­ro sta­te incor­po­ra­te le impre­se mono­po­li­ste. Nei set­to­ri non pri­va­ti, l’unica par­te­ci­pa­zio­ne dei lavo­ra­to­ri sareb­be sta­ta attra­ver­so dei poco defi­ni­ti comi­ta­ti di vigi­lan­za del­la pro­du­zio­ne. Anche le ban­che sareb­be­ro sta­te nazio­na­liz­za­te.
Il pro­gram­ma dell’Up face­va un vago rife­ri­men­to a una tran­si­zio­ne al socia­li­smo nel rispet­to del­le leg­gi e del­le isti­tu­zio­ni vigen­ti, sen­za spe­ci­fi­ca­re i suoi rit­mi e meto­di. In vari discor­si da pre­si­den­te, Allen­de par­lò di un secon­do modo di tran­si­zio­ne al socia­li­smo, pre­sun­ta­men­te dife­so da Marx, cioè una tran­si­zio­ne rispet­tan­do le rego­le sta­bi­li­te dal regi­me bor­ghe­se, paci­fi­ca, esal­tan­do la sup­po­sta “fles­si­bi­li­tà” del­le isti­tu­zio­ni del­lo Sta­to cile­no.
Un altro ele­men­to del pro­gram­ma dell’Unidad Popu­lar che spin­se il movi­men­to a lot­ta­re fu la dichia­ra­zio­ne che “le tra­sfor­ma­zio­ni rivo­lu­zio­na­rie di cui il Pae­se ha biso­gno potran­no esse­re rea­liz­za­te sol­tan­to se il popo­lo cile­no pren­de il pote­re nel­le sue mani e lo eser­ci­ta real­men­te ed effet­ti­va­men­te”. Era una dichia­ra­zio­ne gene­ri­ca, una con­ces­sio­ne all’ala sini­stra del­la coa­li­zio­ne, sen­za ulte­rio­ri pre­ci­sa­zio­ni, ma anche così era un lin­guag­gio diver­so da quel­lo degli altri gover­ni e fu pre­sa sul serio dai lavo­ra­to­ri e dai set­to­ri popo­la­ri e finì per oltre­pas­sa­re di parec­chio le azio­ni e le inten­zio­ni del gover­no, scon­tran­do­vi­si in vari momen­ti.
Il gover­no Allen­de fu un clas­si­co gover­no di col­la­bo­ra­zio­ne di clas­se in un Pae­se dipen­den­te dall’imperialismo, segna­to da una pro­fon­da insta­bi­li­tà, in modo par­ti­co­la­re a par­ti­re dal­la ser­ra­ta padro­na­le del 1972.
Per ren­de­re più chia­ra que­sta defi­ni­zio­ne, cedia­mo alla ten­ta­zio­ne di fare alcu­ne ana­lo­gie sto­ri­che per appros­si­mar­ci a una real­tà viva e com­ple­ta.
Per il suo con­te­nu­to pro­gram­ma­ti­co, per la sua pra­ti­ca di cer­ca­re di man­te­ne­re il movi­men­to di mas­sa come una base d’appoggio sot­to il con­trol­lo del gover­no, ma anche per i rife­ri­men­ti reto­ri­ci a una tran­si­zio­ne al socia­li­smo riser­va­ti ai “gior­ni di festa”, asso­mi­glia­va ad altri gover­ni nazio­na­li­sti bor­ghe­si dell’America Lati­na, tra cui quel­lo di Gou­lart in Bra­si­le. Per la com­po­si­zio­ne pre­do­mi­nan­te dei par­ti­ti che lo com­po­ne­va­no e per l’appoggio del­la prin­ci­pa­le orga­niz­za­zio­ne sin­da­ca­le del Pae­se, la Cut cile­na, somi­glia­va ad altri regi­mi di col­la­bo­ra­zio­ne di clas­se, det­ti di fron­te popo­la­re per la deno­mi­na­zio­ne data­ne dall’Internazionale comu­ni­sta sta­li­niz­za­ta. La pro­po­sta era quel­la di orga­niz­za­re un’alleanza anti­mo­no­po­li­sta, anti­o­li­gar­chi­ca e antim­pe­ria­li­sta tra la clas­se lavo­ra­tri­ce, set­to­ri di clas­se media e una pre­sun­ta bor­ghe­sia nazio­na­le, oppo­sta ai mono­po­li e all’imperialismo, per com­ple­ta­re una pri­ma fase democratico‑borghese del pro­ces­so rivo­lu­zio­na­rio.
A par­ti­re dall’ottobre del 1972, il gover­no, oltre alle carat­te­ri­sti­che pre­ce­den­te­men­te elen­ca­te, comin­ciò ad asso­mi­glia­re ai gover­ni in auge nel­le situa­zio­ni rivo­lu­zio­na­rie, sic­ché ci vie­ne alla men­te l’esempio di Keren­sky nel­la Rus­sia del 1917, in cui, pur con­ti­nuan­do ad ave­re pro­get­ti e ad esi­ste­re, era total­men­te impo­ten­te tra le due clas­si fon­da­men­ta­li che si scon­tra­va­no, tra rivo­lu­zio­ne e con­tro­ri­vo­lu­zio­ne. In ogni modo, era un gover­no che, espli­ci­ta­men­te, non rom­pe­va né vole­va rom­pe­re i limi­ti del domi­nio sta­ta­le capi­ta­li­sta.
Ma pro­ce­dia­mo con ordi­ne. Vedia­mo come si svi­lup­pò il pro­ces­so. Il Cile che Allen­de pre­se nel­le sue mani vive­va una pro­fon­da cri­si eco­no­mi­ca, in reces­sio­ne e con l’inflazione intor­no al 35% e il mag­gior debi­to este­ro pro‑capite del mon­do. L’Up appli­cò un’iniziale stra­te­gia di riat­ti­va­zio­ne dell’economia con misu­re key­ne­sia­ne di sti­mo­lo, aumen­tan­do i sala­ri, per lo meno a livel­lo dell’inflazione, ele­van­do i bene­fi­ci socia­li (tra cui la con­se­gna gra­tui­ta di mez­zo litro di lat­te per ogni bam­bi­no) spe­cial­men­te per i pen­sio­na­ti, aumen­tan­do il cre­di­to per l’economia, dimi­nuen­do la disoc­cu­pa­zio­ne, sti­mo­lan­do la costru­zio­ne di case popo­la­ri, acce­le­ran­do la rifor­ma agra­ria, comin­cian­do a nazio­na­liz­za­re i prin­ci­pa­li mono­po­li indu­stria­li e ban­ca­ri attra­ver­so il rela­ti­vo acqui­sto e, in par­ti­co­la­re, nazio­na­liz­zan­do le ric­chez­ze natu­ra­li fon­da­men­ta­li, in pri­mo luo­go – è chia­ro – il rame, il cosid­det­to “sala­rio del Cile”.

L’effetto fu enor­me: nel 1971 ci fu un gran­de tra­sfe­ri­men­to di ric­chez­za ver­so il lavo­ro sala­ria­to, che alcu­ni sti­ma­no aver rag­giun­to il 10% del red­di­to nazio­na­le (il che è dav­ve­ro straor­di­na­rio), la disoc­cu­pa­zio­ne si ridus­se qua­si alla metà, al 3,9%. L’idea era, a par­ti­re dall’aumento del­la popo­la­ri­tà deri­va­ta da que­sti prov­ve­di­men­ti, di lan­cia­re misu­re di demo­cra­tiz­za­zio­ne del­lo Sta­to, in par­ti­co­la­re del­la Asam­blea Popu­lar, una spe­cie di came­ra legi­sla­ti­va uni­ca, per pote­re pro­se­gui­re con le rifor­me. Con ciò, cin­que mesi dopo esse­re anda­ta al gover­no, Up otten­ne il 51% dei voti nel­le ele­zio­ni muni­ci­pa­li.
Ma le cose non anda­va­no esat­ta­men­te in dire­zio­ne del­le pre­vi­sio­ni dei diri­gen­ti di Up: la bor­ghe­sia otte­ne­va enor­mi pro­fit­ti dal­la riat­ti­va­zio­ne dell’economia ma non inve­sti­va qua­si nul­la, per il suo carat­te­re paras­si­ta­rio e, soprat­tut­to, per un cal­co­lo poli­ti­co: fino a che pun­to i diri­gen­ti di Up avreb­be­ro potu­to con­trol­la­re i lavo­ra­to­ri? La stes­sa sfi­du­cia nutri­va­no i set­to­ri pri­vi­le­gia­ti del­le clas­si medie urba­ne e rura­li.
D’altro can­to, le mas­se ripo­ne­va­no enor­mi aspet­ta­ti­ve nel gover­no e lo appog­gia­va­no, sen­ten­do che era giun­to il momen­to di anda­re alla con­qui­sta dei pro­pri dirit­ti, da tan­to tem­po rin­via­ta: le occu­pa­zio­ni del­le ter­re si dif­fu­se­ro, per­si­no supe­ran­do i limi­ti del­la rifor­ma bor­ghe­se ere­di­ta­ta dal­la Dc. Inve­ce di rispet­ta­re il limi­te di 80 etta­ri di irri­ga­zio­ne di base, cosa che avreb­be lascia­to cir­ca il 40% del­le ter­re miglio­ri nel­le mani dei gran­di e medi pro­prie­ta­ri, i con­ta­di­ni deci­se­ro di fare pri­ma comin­cian­do ad occu­par­le, orga­niz­zan­do­si in con­si­gli con­ta­di­ni auto­no­mi da quel­li uffi­cia­li e pro­po­nen­do la radi­ca­liz­za­zio­ne del­la rifor­ma agra­ria. Un ruo­lo impor­tan­te lo ebbe­ro i Mapu­ches, popo­lo indi­ge­no con­qui­sta­to e spo­glia­to dall’epoca degli spa­gno­li, che chie­de­va­no la resti­tu­zio­ne del­le loro ter­re. La rea­zio­ne del gover­no fu dop­pia: con­dan­nò, anche per boc­ca del­lo stes­so Allen­de, la radi­ca­liz­za­zio­ne, ma, per non per­de­re il con­trol­lo, acce­le­rò l’iter del­la rifor­ma agra­ria, tan­to che in due anni si rag­giun­se­ro gli obiet­ti­vi di sei anni.
È inte­res­san­te nota­re che la pri­ma con­te­sta­zio­ne orga­niz­za­ta da sini­stra alla poli­ti­ca del gover­no sia par­ti­ta dal­le cam­pa­gne, dal­la pro­vin­cia di Lina­res: nel 1971, il con­gres­so dei con­ta­di­ni di quel­la pro­vin­cia riven­di­cò l’estensione del­la leg­ge di rifor­ma agra­ria ere­di­ta­ta dal­la Dc, che lascia­va le miglio­ri ter­re nel­le mani dei gran­di pro­prie­ta­ri, chie­den­do la dimi­nu­zio­ne del limi­te espro­pria­bi­le a 40 etta­ri di irri­ga­zio­ne di base e la ces­sa­zio­ne del­la pos­si­bi­li­tà che i lati­fon­di­sti restas­se­ro pro­prie­ta­ri del­le miglio­ri ter­re, non­ché del­le loro mac­chi­ne e degli ani­ma­li.
Nel­le cit­tà i lavo­ra­to­ri comin­cia­ro­no a riven­di­ca­re sala­ri e con­di­zio­ni di lavo­ro miglio­ri, gli scio­pe­ri con­ti­nua­ro­no ad aumen­ta­re espo­nen­zial­men­te. Mol­te impre­se furo­no occu­pa­te con la for­za per­ché venis­se­ro nazio­na­liz­za­te, com­pre­se quel­le che non sod­di­sfa­ce­va­no i cri­te­ri defi­ni­ti da Up (non c’era una lista defi­ni­ta, né la pos­si­bi­li­tà di appro­va­re una leg­ge nel con­gres­so, domi­na­to dal­la destra). Ad esem­pio, l’industria tes­si­le Yarur, di pro­prie­tà di una del­le fami­glie più ric­che del Pae­se, era una del­le can­di­da­te, ma il gover­no non ave­va annun­cia­to la sua nazio­na­liz­za­zio­ne. I diri­gen­ti sin­da­ca­li del­la fab­bri­ca, che era­no di Up, e i lavo­ra­to­ri del­la base sca­te­na­ro­no un con­flit­to sin­da­ca­le, occu­pa­ro­no l’impresa e chie­se­ro il suo pas­sag­gio nell’area di pro­prie­tà socia­le (Aps). Come rac­con­ta lo sto­ri­co Peter Winn (in Teje­du­rías de la Revo­lu­ción[2]), dopo mol­te pres­sio­ni sul gover­no e con l’opposizione per­so­na­le di Allen­de, i lavo­ra­to­ri lo pie­ga­ro­no e l’esecutivo uti­liz­zò una del­le cosid­det­te “cre­pe lega­li”, facen­do ricor­so alla vec­chia legi­sla­zio­ne obso­le­ta per inge­rir­si nell’amministrazione dell’impresa. Secon­do l’autore, in aspri dia­lo­ghi Allen­de fu chia­ro e dis­se: “Se cedo a voi, altri faran­no lo stes­so”. Ed effet­ti­va­men­te, diver­se impre­se segui­ro­no la stes­sa stra­da.
I sen­za­tet­to che costi­tui­va­no tra il 20 e il 25% cir­ca del­la popo­la­zio­ne di San­tia­go con­ti­nua­ro­no a occu­pa­re aree edi­fi­ca­bi­li riven­di­can­do la costru­zio­ne di case e miglio­ra­men­ti. Riu­ni­ti in un movi­men­to chia­ma­to gene­ri­ca­men­te dei Pobla­do­res[3], rag­giun­se­ro un alto gra­do di orga­niz­za­zio­ne e coscien­za, arri­van­do al pun­to di for­ma­re vere comu­ni popo­la­ri, come l’occupazione de “L’Avana Nuo­va”, che riu­nì 9000 per­so­ne sot­to l’influenza di un orga­ni­smo peri­fe­ri­co del Movi­mien­to de Izquier­da Revo­lu­cio­na­rio (Mir)[4], deno­mi­na­to Mpr (Movi­mien­to de pobla­do­res revo­lu­cio­na­rios).
Il Mir era un’organizzazione che non face­va for­mal­men­te par­te di Uni­tà Popo­la­re ed era in ori­gi­ne sta­to for­ma­to da dis­si­den­ti del Par­ti­to socia­li­sta – tro­tski­sti e indi­pen­den­ti – e suc­ces­si­va­men­te seguì una linea castri­sta sot­to la dire­zio­ne di Miguel Enrí­quez.
Tut­ti que­sti nuo­vi acca­di­men­ti sem­bra­va­no anco­ra come se fos­se­ro appe­na poco più il pro­dot­to del cli­ma di asce­sa e cri­si che si vive­va pri­ma del­la sali­ta al gover­no di Allen­de, con una mag­gio­re fidu­cia da par­te dei lavo­ra­to­ri, per­ché sen­ti­va­no che il gover­no era sup­po­sta­men­te al loro fian­co o, per lo meno, che non avreb­be usa­to la repres­sio­ne così come solen­ne­men­te pro­mes­so.

Occu­pa­zio­ne di ter­re da par­te del Movi­mien­to Cam­pe­si­no Revo­lu­cio­na­rio

Nel luglio del 1971, il Con­gres­so appro­vò all’unanimità la com­ple­ta nazio­na­liz­za­zio­ne del­le minie­re di rame e Allen­de pro­po­se che impre­se (ame­ri­ca­ne) fos­se­ro ricom­pen­sa­te dal pun­to di vista finan­zia­rio, ma che i pro­fit­ti straor­di­na­ri rea­liz­za­ti negli ulti­mi quin­di­ci anni fos­se­ro scon­ta­ti: ciò che, sot­to la pres­sio­ne popo­la­re, finì per esse­re con­fer­ma­to dagli orga­ni sta­ta­li. In real­tà, il cal­co­lo che all’epoca si face­va era che le impre­se mine­ra­rie ave­va­no gua­da­gna­to tan­to come tut­to l’investimento in capi­ta­le fis­so nel Pae­se duran­te la sua sto­ria!
A segui­to di ciò, l’imperialismo ame­ri­ca­no deci­se di impor­re il cosid­det­to “embar­go invi­si­bi­le” del Pae­se, taglian­do i cre­di­ti per le impor­ta­zio­ni, bloc­can­do la rine­go­zia­zio­ne del debi­to este­ro, pro­muo­ven­do azio­ni giu­di­zia­rie per con­fi­sca­re le espor­ta­zio­ni cile­ne di rame e finan­zian­do sem­pre più i movi­men­ti di oppo­si­zio­ne al gover­no. Il ner­vo­si­smo dell’imperialismo si spie­ga con la situa­zio­ne dell’America Lati­na in quel perio­do, con la desta­bi­liz­za­zio­ne di diver­si pae­si come Argen­ti­na, Uru­guay e Boli­via, nel qua­dro dell’imminente scon­fit­ta in Viet­nam e i rifles­si del­la cri­si del 68 anco­ra mol­to pre­sen­ti.

Ini­zia la pola­riz­za­zio­ne estre­ma tra le clas­si fon­da­men­ta­li
La situa­zio­ne andò len­ta­men­te cam­bian­do ver­so la fine del 1971: l’opposizione bor­ghe­se si rior­ga­niz­zò, ven­ne tenu­ta la pri­ma mani­fe­sta­zio­ne di mas­sa con­tro il gover­no, con le signo­re del­la clas­se media ad orche­stra­re la “mar­cia del­le pen­to­le vuo­te” in occa­sio­ne del­la visi­ta di un mese da par­te di Fidel Castro, che ven­ne a dare il suo appog­gio alla cosid­det­ta “via paci­fi­ca al socia­li­smo”; la pro­du­zio­ne comin­ciò a cade­re per man­can­za di inve­sti­men­ti, l’inflazione ini­ziò a sali­re, le riser­ve valu­ta­rie si esau­ri­ro­no ren­den­do dif­fi­ci­le l’importazione di beni di con­su­mo e inve­sti­men­ti per la pro­du­zio­ne, così che il gover­no fu indot­to a sospen­de­re il paga­men­to del debi­to este­ro per l’impossibilità di con­ti­nua­re a pagar­lo.
A fron­te di ciò, l’Up comin­ciò a ipo­tiz­za­re un cam­bia­men­to di rot­ta. Ci furo­no varie riu­nio­ni nel­la pri­ma metà del 1972, quan­do infi­ne la linea eco­no­mi­ca del gover­no ven­ne cam­bia­ta. Il mini­stro Pedro Vusko­vic, indi­pen­den­te, fu desti­tui­to e al suo posto ven­ne inse­dia­to Orlan­do Mil­las, del PC, cui fu dato man­da­to di fre­na­re le nazio­na­liz­za­zio­ni e gli aumen­ti sala­ria­li, non­ché di nego­zia­re un accor­do con la Dc sull’estensione dell’area di pro­prie­tà socia­le.
E dun­que, fu in quel 1972 che tut­to real­men­te comin­ciò a cam­bia­re dire­zio­ne per quan­to riguar­da la dispo­si­zio­ne alla lot­ta del­le mas­se e la radi­ca­liz­za­zio­ne dell’opposizione bor­ghe­se.

La “mar­cia del­le pen­to­le vuo­te”

È neces­sa­rio dire che le nazio­na­liz­za­zio­ni pre­vi­ste dal gover­no di Up non riguar­da­va­no più del 20% dei lavo­ra­to­ri indu­stria­li del Pae­se, cioè la poli­ti­ca di allean­ze pro­po­sta lascia­va fuo­ri il resto dei lavo­ra­to­ri indu­stria­li, sen­za con­ta­re quel­li dell’edilizia, i disoc­cu­pa­ti, gli arti­gia­ni e una lar­ga per­cen­tua­le di lavo­ra­to­ri agri­co­li non inte­gra­ti dal­la rifor­ma agra­ria. Un auto­re cile­no, Fer­nan­do Mires, cal­co­la che resta­ro­no fuo­ri 1,7 milio­ni di per­so­ne, in una for­za lavo­ro che era pros­si­ma ai 3 milio­ni …
Inol­tre, il meto­do pre­fe­ri­to dall’Up per nazio­na­liz­za­re era quel­lo di com­pra­re le azio­ni del­le impre­se, e que­sto fu fat­to spe­cial­men­te con le ban­che. Ciò non somi­glia mini­ma­men­te a una nazio­na­liz­za­zio­ne di stam­po socia­li­sta, con l’espropriazione di colo­ro che si era­no impos­ses­sa­ti per tan­ti anni del­la ric­chez­za pro­dot­ta dai loro lavo­ra­to­ri. Non essen­do più pos­si­bi­le il meto­do fino ad allo­ra usa­to, sot­to la pres­sio­ne di que­sti ulti­mi e incon­tran­do la resi­sten­za del padro­na­to il gover­no uti­liz­zò i meto­di del com­mis­sa­ria­men­to e del­la requi­si­zio­ne del­le impre­se, che ave­va­no l’inconveniente di per­pe­tua­re il con­flit­to con gli anti­chi pro­prie­ta­ri nei mean­dri dell’apparato lega­le del Pae­se.
D’altro lato, secon­do l’accordo Cut‑governo del 1971 sul­la par­te­ci­pa­zio­ne nel­le impre­se dell’Aps, il model­lo di gestio­ne avreb­be visto un ruo­lo domi­nan­te del­lo Sta­to: la dire­zio­ne del­le impre­se restò in mano a un diret­to­rio con mag­gio­ran­za nomi­na­ta dal gover­no, e la par­te­ci­pa­zio­ne dei lavo­ra­to­ri era gene­ral­men­te limi­ta­ta ai comi­ta­ti di pro­du­zio­ne che aiu­ta­va­no a por­ta­re avan­ti la poli­ti­ca pre­fe­ri­ta dal gover­no, soste­nu­ta in spe­cial modo dal Pc, la cosid­det­ta “bat­ta­glia del­la pro­du­zio­ne”, che fece sì che la pro­du­zio­ne del­le impre­se dell’Aps otte­nes­se risul­ta­ti spet­ta­co­la­ri pri­ma che la cri­si eco­no­mi­ca e il mer­ca­to nero non diven­tas­se­ro domi­nan­ti.
Nel­la stes­sa Aps comin­cia­ro­no ad esse­re mos­se mol­te cri­ti­che al model­lo, esi­gen­do­si un aumen­to del­la par­te­ci­pa­zio­ne rea­le dei lavo­ra­to­ri, nel­la dire­zio­ne del con­trol­lo effet­ti­vo del­le impre­se, come emer­se, ad esem­pio, nell’Incontro del­le Impre­se tes­si­li dell’Aps – prin­ci­pa­le set­to­re indu­stria­le nazio­na­liz­za­to – che si ten­ne nel­la metà del 1972.
Ini­ziò a for­mar­si, nel vivo degli avve­ni­men­ti e del­la pres­sio­ne del­le mas­se, una pola­riz­za­zio­ne nel­la stes­sa Up: con­tro la posi­zio­ne di Allen­de e del Pc si alli­nea­ro­no l’ala sini­stra, mag­gio­ri­ta­ria, del Ps, il Mapu, la Sini­stra cri­stia­na (una nuo­va divi­sio­ne del­la Dc veri­fi­ca­ta­si dopo l’elezione di Allen­de) e, fuo­ri dall’Up, il Mir. Gli slo­gan dell’epoca era­no “con­so­li­da­re per avan­za­re” e “avan­za­re sen­za con­ci­lia­re”, che sem­bra­no un gio­co di paro­le, ma signi­fi­ca­va­no inve­ce che ampi set­to­ri di mas­sa comin­cia­va­no a mani­fe­sta­re un approc­cio diver­so sul­la for­ma di scon­trar­si con i padro­ni e la rea­zio­ne, pur con­ti­nuan­do ad appog­gia­re il gover­no.
In mag­gio, la destra si pro­po­se di occu­pa­re le stra­de di Con­ce­p­ción, la secon­da cit­tà indu­stria­le del Pae­se. L’ala sini­stra dell’Up e il Mir dires­se­ro una del­le più gran­di mani­fe­sta­zio­ni nel­la sto­ria del­la cit­tà per bloc­ca­re l’intento del­la destra, ma ven­ne­ro repres­si dal­la poli­zia agli ordi­ni del pre­fet­to espres­sio­ne del Pc. Più tar­di, in luglio, si rea­liz­zò la cosid­det­ta Assem­blea popo­la­re di Con­ce­p­ción, in real­tà un forum pub­bli­co in cui la sini­stra discus­se la rot­ta del pro­ces­so cile­no, con l’importante pre­sen­za indi­pen­den­te, per la pri­ma vol­ta, di vari orga­ni­smi socia­li, e in cui si chie­se essen­zial­men­te la con­vo­ca­zio­ne di un’Assemblea popo­la­re per rea­liz­za­re il pro­gram­ma di Up. Pur con que­sti limi­ti, Allen­de disap­pro­vò l’iniziativa, pro­te­stan­do con­tro il ten­ta­ti­vo di crea­re una nuo­va dire­zio­ne per il movi­men­to popo­la­re.
In giu­gno si veri­fi­cò un impor­tan­te avve­ni­men­to: l’energia del­le mas­se comin­ciò ad espri­mer­si in lot­te più radi­ca­li, come già acca­de­va in tut­to il Pae­se, con l’aumento ancor più mar­ca­to di scio­pe­ri ille­ga­li, occu­pa­zio­ni, bar­ri­ca­te nel­le stra­de. Come in tut­ti i gran­di pro­ces­si rivo­lu­zio­na­ri, pre­se­ro a nasce­re orga­ni­smi più ampi per diri­ge­re le lot­te che si era­no accre­sciu­te e non sareb­be­ro potu­te esse­re por­ta­te avan­ti da strut­tu­re tra­di­zio­na­li come la Cut. E ciò si pro­dus­se, come acca­de in situa­zio­ni simi­li, nel modo meno atte­so.

Il pri­mo cor­do­ne indu­stria­le: Cer­ril­los-Mai­pú
La regio­ne di Cer­ril­los, a sud del­la capi­ta­le, costi­tui­va la prin­ci­pa­le con­cen­tra­zio­ne indu­stria­le di San­tia­go, con 46.000 lavo­ra­to­ri distri­bui­ti in 250 fab­bri­che (nel Pae­se c’erano 550.000 ope­rai indu­stria­li). Le fab­bri­che del­la regio­ne era­no in mag­gior par­te moder­ne e non con­tem­pla­te nei pia­ni di nazio­na­liz­za­zio­ne del gover­no, ancor meno con la ridu­zio­ne del loro nume­ro d’accordo col nuo­vo orien­ta­men­to eco­no­mi­co di Up. Alcu­ne deci­ne di fab­bri­che si mobi­li­ta­ro­no e i lavo­ra­to­ri occu­pa­ro­no le stra­de del distret­to, arri­van­do ad occu­pa­re il Mini­ste­ro del Lavo­ro, diret­to da Mireya Bal­tra, comu­ni­sta. Que­sto movi­men­to si scon­tra­va fron­tal­men­te con i nuo­vi pia­ni di Uni­tà popo­la­re tesi a fre­na­re le nazio­na­liz­za­zio­ni e uni­fi­cò la pro­pria mobi­li­ta­zio­ne con quel­la dei con­ta­di­ni del­la regio­ne. Il cor­do­ne Cer­ril­los ven­ne for­ma­to come un coor­di­na­men­to tra i sin­da­ca­ti di fab­bri­ca del­la zona (i sin­da­ca­ti cile­ni si orga­niz­za­va­no per fab­bri­ca), sca­val­can­do i limi­ti divi­so­ri impo­sti dal­la leg­ge sin­da­ca­le e dal­la strut­tu­ra del­la Cut, che non ave­va orga­ni­smi loca­li per coor­di­na­re le lot­te, adot­tan­do una for­ma ter­ri­to­ria­le di orga­niz­za­zio­ne.

Mar­cia del Cor­do­ne indu­stria­le di Cer­ril­los

La piat­ta­for­ma di fon­da­zio­ne del cor­do­ne già annun­cia­va una chia­ra pres­sio­ne per radi­ca­liz­za­re il pro­ces­so, con la riven­di­ca­zio­ne, oltre al pas­sag­gio di mol­te fab­bri­che nell’Aps, del con­trol­lo ope­ra­io su tut­te le altre impre­se nel­le cit­tà e nel­le cam­pa­gne, del­la nasci­ta di un’assemblea popo­la­re in sosti­tu­zio­ne del par­la­men­to bor­ghe­se e, pur con­fer­man­do la legit­ti­mi­tà popo­la­re del gover­no, espri­me­va il pro­po­si­to di appog­giar­lo “nel­la misu­ra in cui que­sto inter­pre­tas­se le lot­te e le mobi­li­ta­zio­ni dei lavo­ra­to­ri”: il che dava una con­no­ta­zio­ne ben più cri­ti­ca al movi­men­to socia­le. Suc­ces­si­va­men­te si orga­niz­za­ro­no cir­ca tren­ta cor­do­ni indu­stria­li a San­tia­go e per tut­to il Pae­se. Ebbe­ro un gra­do dise­gua­le di ade­sio­ne e di mas­si­fi­ca­zio­ne, a secon­da del­le con­giun­tu­re. Sic­ché, nel­le gran­di cri­si che andre­mo ad ana­liz­za­re ebbe­ro un ruo­lo impor­tan­tis­si­mo, assu­men­do, a par­ti­re dal­le loro ori­gi­ni sin­da­ca­li, com­pi­ti chia­ra­men­te poli­ti­ci, regre­den­do suc­ces­si­va­men­te a riu­nio­ni di diri­gen­ti sin­da­ca­li con mili­tan­ti di par­ti­ti più di sini­stra (sini­stra del Ps, Mir) sen­za ren­der­si indi­pen­den­ti dal gover­no, fun­zio­nan­do come una spe­cie di pres­sio­ne di mas­sa per cer­ca­re di radi­ca­liz­zar­lo.

La ser­ra­ta di otto­bre e la nasci­ta di una situa­zio­ne aper­ta­men­te rivo­lu­zio­na­ria
La bor­ghe­sia e l’imperialismo, uti­liz­zan­do meto­di già spe­ri­men­ta­ti in altri pae­si e con­giun­tu­re, come nel Bra­si­le di Jan­go, comin­cia­ro­no a sti­mo­la­re i set­to­ri di clas­se media e tut­ti gli scon­ten­ti ver­so il gover­no e si pro­po­se­ro di lan­cia­re un’offensiva fina­le per rove­scia­re o far capi­to­la­re Up.
Tut­to comin­ciò con uno scio­pe­ro di auto­tra­spor­ta­to­ri nel sud del Pae­se, con­tra­ri alla crea­zio­ne di un’impresa regio­na­le di tra­spor­ti sta­ta­li, che si este­se in tut­to il Cile. In una nazio­ne così lun­ga e stret­ta, il cal­co­lo era che ciò avreb­be obbli­ga­to il gover­no a capi­to­la­re rapi­da­men­te. Si aggiun­se­ro le asso­cia­zio­ni dei pro­fes­sio­ni­sti, soprat­tut­to i medi­ci, i nego­zian­ti del com­mer­cio, il tra­spor­to urba­no e il padro­na­to indu­stria­le. Era la ser­ra­ta padro­na­le di mas­sa …

Scio­pe­ro dei camio­ni­sti

Il gover­no e la Cut rea­gi­ro­no for­mal­men­te, sen­za mol­ta ener­gia né ini­zia­ti­va, ma le mas­se die­de­ro una rispo­sta impres­sio­nan­te. I lavo­ra­to­ri deci­se­ro che la cospi­ra­zio­ne bor­ghe­se per para­liz­za­re il Pae­se non avreb­be dovu­to svi­lup­par­si e si deter­mi­na­ro­no a pren­de­re la pro­du­zio­ne nel­le pro­prie mani. Le fab­bri­che furo­no occu­pa­te, i mez­zi di tra­spor­to furo­no, in mol­ti casi, requi­si­ti, mol­ti nego­zi ven­ne­ro aper­ti con la for­za, ini­zia­ro­no ad esse­re orga­niz­za­te mas­sic­cia­men­te for­me di con­trol­lo dei prez­zi e di distri­bu­zio­ne diret­ta con­tro il sem­pre più flo­ri­do mer­ca­to nero (si cal­co­la che cir­ca la metà del­la popo­la­zio­ne di San­tia­go era rifor­ni­ta dagli orga­ni­smi popo­la­ri nel 1973, nono­stan­te il 70% del­la distri­bu­zio­ne dei gros­si­sti fos­se in mani pri­va­te e rifor­ni­va il mer­ca­to nero). E ciò sen­za dimen­ti­ca­re i comi­ta­ti di vigi­lan­za per affron­ta­re le ban­de fasci­ste e pro­teg­ge­re le indu­strie. Oltre ai cor­do­ni, sor­se­ro comi­ta­ti di coor­di­na­men­to con le lot­te di quar­tie­re, i coman­di comu­na­li. Nel­le fab­bri­che e nei quar­tie­ri poco impor­ta­va l’affiliazione poli­ti­ca, anche i lavo­ra­to­ri demo­cri­stia­ni ade­ri­ro­no a que­sto fron­te uni­co di clas­se che ave­va un carat­te­re mol­to più ampio dei set­to­ri orga­niz­za­ti dal­la Cut e dai par­ti­ti del­la sini­stra. La ser­ra­ta padro­na­le era fal­li­ta! E mai pri­ma di allo­ra la clas­se lavo­ra­tri­ce cile­na ave­va espres­so una tale com­bat­ti­vi­tà, uni­tà ed ener­gia!
Ma i diri­gen­ti di Up non era­no all’altezza del­la base che diri­ge­va­no. Inve­ce di pog­giar­si sul­la mobi­li­ta­zio­ne per emar­gi­na­re e scon­fig­ge­re la bor­ghe­sia e i suoi par­ti­ti, opta­ro­no per la stra­da del­la con­ci­lia­zio­ne. Un pro­ces­so che era comin­cia­to come una serie di rifor­me, tut­te com­pa­ti­bi­li col siste­ma capi­ta­li­sta, era giun­to un po’ alla vol­ta a un’impasse per la for­za dell’intensa pola­riz­za­zio­ne di clas­se, per poi arri­va­re a un nuo­vo pic­co nel mese di otto­bre. Sen­za giun­ge­re anco­ra a una situa­zio­ne così esplo­si­va come in altre situa­zio­ni rivo­lu­zio­na­rie (Spa­gna nel 1936, Boli­via nel 1952), ma con un gra­do di mobi­li­ta­zio­ne da mol­to tem­po ine­di­to in Ame­ri­ca Lati­na, c’erano le con­di­zio­ni per rom­pe­re i vin­co­li del lega­li­smo e del pro­gram­ma auto­re­strit­ti­vo di Up. Ma non fu que­sta la con­clu­sio­ne del­la mag­gio­ran­za dei suoi diri­gen­ti. E anche colo­ro che, nel­la sini­stra del­la stes­sa Up, chie­de­va­no che si avan­zas­se non per­ce­pi­va­no che era neces­sa­rio for­gia­re un’alternativa indi­pen­den­te da Up. In real­tà, si costi­tui­ro­no in un osta­co­lo in più per la radi­ca­liz­za­zio­ne neces­sa­ria, dato che insi­ste­va­no che il pote­re popo­la­re non avreb­be dovu­to esse­re real­men­te indi­pen­den­te, cer­can­do inve­ce di uti­liz­zar­lo come un ele­men­to di pres­sio­ne di sini­stra nel qua­dro dell’appoggio al gover­no.
Allen­de con­clu­se un accor­do con la Dc per inclu­de­re i coman­dan­ti del­le for­ze arma­te nel gover­no, con la mis­sio­ne prin­ci­pa­le di garan­ti­re le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri del mar­zo 1973 e resti­tui­re le fab­bri­che occu­pa­te duran­te la ser­ra­ta di otto­bre. Dal pun­to di vista eco­no­mi­co, que­sto ven­ne cono­sciu­to come il pia­no Prats‑Millas (dai nomi del gene­ra­le Car­los Pra­ts, coman­dan­te dell’esercito, e di Orlan­do Mil­las, comu­ni­sta e mini­stro dell’Economia, che lo ave­va­no for­mu­la­to): un pia­no che pre­ve­de­va la ridu­zio­ne dell’Area di pro­prie­tà socia­le dal­le 120 impre­se ini­zial­men­te pre­vi­ste a sole 49. Ricor­dia­mo che cir­ca 200 era­no occu­pa­te in quel momen­to come pro­dot­to del­la ser­ra­ta di otto­bre: nume­ro che aumen­tò fino a 300 nel 1973, rag­grup­pan­do cir­ca il 40% dei lavo­ra­to­ri indu­stria­li del Pae­se.
Quan­do il pia­no fu uffi­cial­men­te lan­cia­to, ven­ne dura­men­te com­bat­tu­to dai cor­do­ni indu­stria­li, con nuo­ve mani­fe­sta­zio­ni nel cen­tro di San­tia­go e bar­ri­ca­te nei distret­ti indu­stria­li. Il pia­no dovet­te esse­re oppor­tu­na­men­te bloc­ca­to, dato che il gover­no non ave­va le for­ze per impor­lo.

Le ele­zio­ni del 1973, il “tan­ca­zo”[5] e la pre­pa­ra­zio­ne del gol­pe
Con­tra­ria­men­te a tut­te le aspet­ta­ti­ve, l’opposizione bor­ghe­se non otten­ne i due ter­zi dei voti per dichia­ra­re l’impeachment di Allen­de, ben­ché aves­se rice­vu­to milio­ni di dol­la­ri dall’imperialismo ame­ri­ca­no, dal galop­pan­te mer­ca­to nero e dall’inflazione che chiu­se il 1972 al 200%. Col 44% dei voti a Up la via isti­tu­zio­na­le del pro­ces­so cile­no era con­clu­sa, come rico­nob­be il prin­ci­pa­le con­si­glie­re poli­ti­co di Allen­de, il cata­la­no Joan Gar­cés. La voce ricor­ren­te era che lo scon­tro tra il pro­ces­so rivo­lu­zio­na­rio e la con­tro­ri­vo­lu­zio­ne era ine­vi­ta­bi­le.
Lo sche­ma, dopo la metà del 1972, si ripe­té in for­ma accen­tua­ta: la bor­ghe­sia all’opposizione uti­liz­zò tut­te le sue armi lega­li, il pote­re giu­di­zia­rio, il Con­gres­so, la Cor­te dei con­ti, il suo pote­re eco­no­mi­co, finan­zian­do il mer­ca­to nero, la penu­ria di mer­ci, le ser­ra­te padro­na­li, le asso­cia­zio­ni del­la clas­se media, e i suoi mez­zi extra­le­ga­li, le ban­de arma­te fasci­ste.
Il 29 giu­gno andò in sce­na il penul­ti­mo atto del pro­ces­so, che già pre­an­nun­cia­va il disa­stro: un reg­gi­men­to con car­ri arma­ti e auto­blin­do si sol­le­vò a San­tia­go, accer­chiò il palaz­zo pre­si­den­zia­le ucci­den­do cir­ca 22 per­so­ne, ma non ottie­ne l’adesione del­le altre uni­tà del­le for­ze arma­te.

Il “tan­ca­zo”

La rea­zio­ne popo­la­re fu nuo­va­men­te spet­ta­co­la­re e con­cen­tra­ta nel tem­po: quel gior­no, anco­ra una vol­ta, la gran­de mag­gio­ran­za del­le impre­se ven­ne occu­pa­ta. Una gran­de mani­fe­sta­zio­ne gui­da­ta dai cor­do­ni indu­stria­li orga­niz­zò un con­cen­tra­men­to di fron­te al Palaz­zo, riven­di­can­do lo scio­gli­men­to del Con­gres­so e la con­dan­na dei gol­pi­sti. Ma Allen­de fu infles­si­bi­le e si strin­se dispe­ra­ta­men­te alle isti­tu­zio­ni, evi­tan­do per­si­no di appli­ca­re ele­men­ta­ri prov­ve­di­men­ti di boni­fi­ca nei cor­pi mili­ta­ri, misu­ra che tan­ti gover­nan­ti nel mon­do già ave­va­no assun­to sen­za esse­re rivo­lu­zio­na­ri. Alla fine del­la mani­fe­sta­zio­ne, Allen­de pre­sen­tò i gene­ra­li come gli eroi che, insie­me a Pra­ts, ave­va­no impe­di­to il trion­fo del gol­pe (tra essi, incre­di­bil­men­te, lo stes­so Pino­chet) e dichia­rò lo sta­to d’emergenza: con­se­gna­va cioè ai mili­ta­ri il con­trol­lo del Pae­se.
I mesi suc­ces­si­vi mise­ro in evi­den­za come l’opposizione stes­se pre­pa­ran­do il gol­pe: la Cor­te supre­ma e il Con­gres­so dichia­ra­ro­no l’illegalità del gover­no, apren­do la stra­da “lega­le” ai gol­pi­sti.
I mili­ta­ri ini­zia­ro­no ad eser­ci­tar­si e a ser­ra­re le file. Il pre­te­sto fu la leg­ge sul con­trol­lo del­le armi, appro­va­ta dopo la ser­ra­ta di otto­bre sen­za che Allen­de pones­se il veto e che per­met­te­va ai mili­ta­ri di rea­liz­za­re ope­ra­zio­ni di ricer­ca e seque­stro in ogni luo­go. Con que­sta scu­sa, i sol­da­ti sem­pli­ci ven­ne­ro abi­tua­ti a scon­trar­si coi lavo­ra­to­ri e testa­ro­no la resi­sten­za dei cor­do­ni indu­stria­li.
Un ulti­mo e pate­ti­co nego­zia­to fu patro­ci­na­to da Allen­de e dal Pc: un nuo­vo dia­lo­go con la Dc, che era inve­ce già chia­ra­men­te indi­riz­za­ta al rove­scia­men­to del gover­no. Il gior­na­le del Pc, El Siglo, uscì col tito­lo “¿Después de un tan­ca­zo, por qué no un dia­lo­ga­zo?”[6]. E per tren­ta inter­mi­na­bi­li gior­ni si per­se tem­po con una cam­pa­gna con­tro la guer­ra civi­le, quan­do inve­ce c’era da pre­pa­rar­si per affron­tar­la … La Dc pre­te­se la capi­to­la­zio­ne tota­le (un gover­no di soli mili­ta­ri, la resti­tu­zio­ne di tut­te le impre­se occu­pa­te, la pro­mul­ga­zio­ne di una rifor­ma costi­tu­zio­na­le che limi­tas­se dra­sti­ca­men­te l’Aps e per­met­tes­se la repres­sio­ne dei cor­do­ni indu­stria­li): ciò che Allen­de non pote­va accet­ta­re.
I lavo­ra­to­ri era­no con­fu­si e demo­ra­liz­za­ti per il rifiu­to da par­te del gover­no a con­trat­tac­ca­re la destra e per le con­ces­sio­ni fat­te. Un’ultima, sim­bo­li­ca e inu­ti­le con­ces­sio­ne fu la con­se­gna del Cana­le 9 del­le tele­vi­sio­ne, occu­pa­to dai suoi lavo­ra­to­ri che riu­sci­va­no così un poco a buca­re l’embargo gior­na­li­sti­co dei mono­po­li tele­vi­si­vi. Pre­ve­den­do pos­si­bi­li attac­chi, i lavo­ra­to­ri, attra­ver­so i loro sin­da­ca­ti, desi­gna­ro­no guar­die per­ma­nen­ti per pro­teg­ge­re l’emittente.
Il resto è ormai noto. Il gol­pe dell’11 set­tem­bre incon­trò poca, ma eroi­ca resi­sten­za, spe­cial­men­te in alcu­ne fab­bri­che dei cor­do­ni.

L’at­tac­co al Pala­cio de la Mone­da (11 set­tem­bre 1973)

E ora alcu­ne con­si­de­ra­zio­ni con­clu­si­ve sul carat­te­re del gover­no di Up, sul suo pro­gram­ma e sul­le alter­na­ti­ve che si sta­va­no deter­mi­nan­do ver­so la fine del pro­ces­so, ma che non ebbe­ro il tem­po di matu­ra­re.
Il pro­gram­ma di Uni­dad Popu­lar si rive­lò erra­to, poi­ché non con­tem­pla­va l’unione degli ampi set­to­ri di sfrut­ta­ti e oppres­si del pae­se e pro­pu­gna­va l’alleanza con una pre­sun­ta bor­ghe­sia nazio­na­le anti­mo­no­po­li­sta che si dimo­strò inve­ce più lega­ta agli inte­res­si del gran­de capi­ta­le con cui mani­fe­sta­va un chia­ro accor­do ideo­lo­gi­co, anche quan­do que­sto rea­liz­za­va immen­si pro­fit­ti tra­sci­nan­do impor­tan­ti set­to­ri del­la clas­se media.
C’è una cor­po­sa pole­mi­ca sull’esperienza cile­na: una cor­ren­te mag­gio­ri­ta­ria den­tro e fuo­ri la sini­stra ritie­ne che il disa­stro fu dovu­to alla man­can­za di accor­do con il cen­tro poli­ti­co (che si pen­sa­va erro­nea­men­te rap­pre­sen­tas­se la clas­se media e la bor­ghe­sia “nazio­na­le”), cioè la Dc. Sen­za ave­re la pos­si­bi­li­tà di affron­ta­re appro­fon­di­ta­men­te il tema, un’osservazione va fat­ta. La Dc era il più impor­tan­te par­ti­to bor­ghe­se in Cile, i suoi set­to­ri pro­gres­si­sti ave­va­no rot­to da sini­stra e la sua base lavo­ra­tri­ce era dispo­sta a scon­trar­si col padro­na­to come dimo­strò la ser­ra­ta di otto­bre. D’altro lato, il limi­ta­to pro­gram­ma rifor­mi­sta di Up, in una socie­tà dipen­den­te dall’imperialismo e tre­men­da­men­te disu­gua­le, spa­lan­cò le por­te del­la lot­ta socia­le facen­do­la sfo­cia­re in un gran­dio­so pro­ces­so rivo­lu­zio­na­rio che non pre­ve­de­va solu­zio­ni par­la­men­ta­ri, né la con­ci­lia­zio­ne. Le clas­si socia­li fon­da­men­ta­li era­no in movi­men­to e solo lo scon­tro avreb­be potu­to sal­da­re i con­ti. Rivo­lu­zio­ne e con­tro­ri­vo­lu­zio­ne si scon­tra­va­no nel­le piaz­ze, nel­le fab­bri­che, nel­le cam­pa­gne e nel­le minie­re del Pae­se. L’accordo con la Dc avreb­be signi­fi­ca­to chia­ra­men­te la capi­to­la­zio­ne di tut­to il movi­men­to socia­le e la repres­sio­ne del­la sua avan­guar­dia, e Up non ebbe il corag­gio di far­lo. Restò però a metà stra­da, cer­can­do dispe­ra­ta­men­te di con­te­ne­re il movi­men­to che, in qual­che modo, ave­va crea­to, ma da cui fu sca­val­ca­to com­ple­ta­men­te.

La poli­ti­ca mili­ta­re di Uni­dad Popu­lar
L’insieme del­la posi­zio­ne di Up già spie­ga per­ché ci sia sta­ta così poca resi­sten­za al gol­pe mili­ta­re. Ma sul ter­re­no del­la sua con­dot­ta rispet­to alle for­ze arma­te le cose giun­se­ro a un pun­to incre­di­bi­le. Duran­te i tre anni di gover­no, mai ci fu una poli­ti­ca di fron­te all’inevitabile oppo­si­zio­ne degli uffi­cia­li a qual­sia­si rifor­ma socia­le più pro­fon­da. Si pro­pa­gan­dò per­si­no un mito che suc­ces­si­va­men­te si rive­lò esse­re sen­za fon­da­men­to: il pre­sun­to carat­te­re pro­fes­sio­na­le e lega­li­ta­rio del­le for­ze arma­te cile­ne. In real­tà, inter­ven­ne­ro in manie­ra san­gui­no­sa ogni vol­ta che ad esse si fece ricor­so, come negli scio­pe­ri e nel­le mobi­li­ta­zio­ni duran­te il gover­no Frei, con mor­ti e feri­ti. Nel 1969 c’e­ra sta­to un ten­ta­ti­vo di gol­pe diret­to dal gene­ra­le Viaux, lo stes­so che avreb­be pre­pa­ra­to l’assassinio del gene­ra­le René Sch­nei­der, ma ciò non cam­biò di una vir­go­la que­sta posi­zio­ne sui­ci­da.
Up non costruì un pro­gram­ma di riven­di­ca­zio­ni mini­me e mol­to sen­ti­te tra i sol­da­ti sem­pli­ci e i sot­tuf­fi­cia­li con­tro i pri­vi­le­gi degli uffi­cia­li, la bru­ta­li­tà e la man­can­za di dirit­ti demo­cra­ti­ci, come il dirit­to di voto, e per miglio­ra­men­ti nel livel­lo di vita, dato che le trup­pe sof­fri­va­no, al pari dell’insieme dei loro fra­tel­li di clas­se, il fla­gel­lo del mer­ca­to nero e del­la man­can­za di beni di con­su­mo con la tre­men­da cri­si eco­no­mi­ca esa­cer­ba­ta dal­la lot­ta distri­bu­ti­va tra le clas­si fon­da­men­ta­li del­la socie­tà. Nes­sun con­trol­lo del­le pro­mo­zio­ni mili­ta­ri, nes­su­na depu­ra­zio­ne di uffi­cia­li gol­pi­sti e, soprat­tut­to, nes­su­na pro­pa­gan­da anti­gol­pi­sta che supe­ras­se la rigi­da strut­tu­ra mili­ta­re facen­do diret­ta­men­te appel­lo ai lavo­ra­to­ri uni­ti. Né è neces­sa­rio dire che in nes­sun momen­to ven­ne inco­rag­gia­ta la dife­sa arma­ta del gover­no, uni­ca garan­zia affin­ché i sol­da­ti, i mari­nai e i sot­tuf­fi­cia­li potes­se­ro per­met­ter­si di ribel­lar­si, sen­za che ciò signi­fi­cas­se il sui­ci­dio …
La men­ta­li­tà lega­li­ta­ria fece sì che nep­pu­re si con­ce­pis­se una stra­te­gia di resi­sten­za, le radio del­la sini­stra ven­ne­ro silen­zia­te e non c’erano emit­ten­ti alter­na­ti­ve, l’invito a resta­re nei luo­ghi di lavo­ro non ser­vi­va ad altro che a una situa­zio­ne estre­ma … ma era tut­to con­se­guen­za di tre anni per­si, del non ave­re avu­to la chia­rez­za e il corag­gio di ammet­te­re la real­tà del­lo scon­tro, men­tre inve­ce la bor­ghe­sia ne ave­va in abbon­dan­za.
Sia­mo in un ter­re­no in cui ci sono poche infor­ma­zio­ni, ma oggi cono­scia­mo meglio un epi­so­dio sim­bo­li­co: il caso dei mari­nai anti­gol­pi­sti.
Dall’elezione di Allen­de, la for­te divi­sio­ne di clas­se che c’era nel­la Mari­na cile­na fece sì che i mari­nai e i sot­tuf­fi­cia­li ne festeg­gias­se­ro inten­sa­men­te l’esito, men­tre gli uffi­cia­li con­si­de­ra­va­no il risul­ta­to del­le urne come una gran­de scon­fit­ta. Per più di due anni, cen­ti­na­ia di mari­nai orga­niz­za­ti sul­le navi e a ter­ra con­trol­la­ro­no l’attività degli uffi­cia­li e, quan­do vide­ro che que­sti sta­va­no aper­ta­men­te orga­niz­zan­do il gol­pe, cer­ca­ro­no di avvi­sa­re il gover­no chie­den­do l’aiuto dei par­ti­ti del­la sini­stra affin­ché occu­pas­se­ro le navi come era acca­du­to con la rivol­ta del 1931. “Dopo il gol­pe sarà impos­si­bi­le!”, dice­va­no pro­fe­ti­ca­men­te. Non rice­vet­te­ro rispo­sta e furo­no incar­ce­ra­ti e bar­ba­ra­men­te tor­tu­ra­ti.
Il 5 ago­sto 1973, Allen­de for­mò un nuo­vo e ulti­mo gover­no civico‑militare, iro­ni­ca­men­te chia­ma­to “Gover­no di sicu­rez­za nazio­na­le” e, per tran­quil­liz­za­re gli uffi­cia­li del­la Mari­na, fede­le alla sua stra­te­gia di non affron­ta­re la gerar­chia mili­ta­re denun­ciò la sov­ver­sio­ne dell’estrema sini­stra. Solo quin­di­ci gior­ni dopo i fat­ti si rav­vi­de. Cosa sareb­be potu­to acca­de­re se si fos­se­ro inco­rag­gia­ti tut­ti i figli del­la clas­se lavo­ra­tri­ce in divi­sa a rifiu­ta­re gli ordi­ni dei gol­pi­sti e se il movi­men­to sin­da­ca­le e popo­la­re aves­se fat­to una cam­pa­gna di mas­sa in tal sen­so ver­so la base del­le for­ze arma­te?
Per uno dei casi del­la vita, i mari­nai anti­gol­pi­sti, spe­cial­men­te il loro prin­ci­pa­le diri­gen­te, il ser­gen­te Cár­de­nas, soprav­vis­se­ro, dato che già era­no sta­ti arre­sta­ti e i mean­dri buro­cra­ti­ci del­le pri­gio­ni del­la dit­ta­tu­ra fece­ro sì che non venis­se­ro assas­si­na­ti ma che andas­se­ro in esi­lio. Ma trent’anni dopo, un ricer­ca­to­re cile­no, Jor­ge Maga­sich, pub­bli­cò un bel libro, Quel­li che dis­se­ro no, in cui rac­con­ta que­sta sto­ria inter­vi­stan­do i mari­nai.

Mari­nai anti­gol­pi­sti nel car­ce­re di Val­pa­rai­so

Nei gior­ni del gol­pe, insie­me a sac­che di resi­sten­za, ci furo­no fuci­la­zio­ni nel­le caser­me e resi­sten­za atti­va nel­la scuo­la di sot­tuf­fi­cia­li del­la poli­zia, ma furo­no pochi casi, mol­ti meno di quan­ti sareb­be­ro sta­ti se la poli­ti­ca di Up fos­se sta­ta diver­sa. È chia­ro che una scon­fit­ta come que­sta appa­re sem­pre ine­vi­ta­bi­le e sareb­be impos­si­bi­le pro­va­re con cer­tez­za il con­tra­rio, ma l’insieme del­le con­di­zio­ni dell’epoca, i vasi comu­ni­can­ti che c’erano tra un eser­ci­to di coscrit­ti e un movi­men­to di mas­sa che occu­pa­va come non mai il cen­tro poli­ti­co del Pae­se, avreb­be­ro potu­to influi­re sul sor­ge­re del­le divi­sio­ni. Ma per quest’obiettivo man­cò una poli­ti­ca da par­te del gover­no e dell’insieme del­la sini­stra per un tem­po suf­fi­cien­te, men­tre furo­no inu­ti­li gli ulti­mi dispe­ra­ti appel­li del­la sini­stra del Ps e del Mir affin­ché i sol­da­ti disob­be­dis­se­ro agli ordi­ni gol­pi­sti.

Il pote­re popo­la­re
Il pote­re popo­la­re: que­sta fu l’espressione cile­na per un feno­me­no ricor­ren­te nei gran­di pro­ces­si rivo­lu­zio­na­ri, cioè il sor­ge­re di orga­ni­smi di dop­pio pote­re che si scon­tra­no con le isti­tu­zio­ni bor­ghe­si. L’originalità cile­na sta nel fat­to che, nel pro­gram­ma di Up, il ter­mi­ne “pote­re popo­la­re” ha una con­no­ta­zio­ne di appog­gio al gover­no e, come tale, fu riven­di­ca­to da Allen­de e dal­la destra di Up, dal Pc e da set­to­ri del Ps. Il pro­le­ta­ria­to e la sini­stra cile­ni ave­va­no un’enorme tra­di­zio­ne poli­ti­ca, frut­to di qua­si un seco­lo pres­so­ché inin­ter­rot­to di atti­vi­tà socia­li­sta, pur con alti e bas­si. Per­ciò, nell’avanguardia c’erano dibat­ti­ti inte­res­san­ti nel vivo degli acca­di­men­ti. Solo per citar­ne uno, c’era un’interpretazione secon­do cui c’era un dop­pio pote­re all’interno dell’apparato del­lo Sta­to, fra il gover­no e le altre isti­tu­zio­ni, in un gros­so­la­no tra­vi­sa­men­to del con­cet­to tra­di­zio­na­le di dop­pio pote­re come un pote­re indi­pen­den­te e oppo­sto allo Sta­to e alle sue isti­tu­zio­ni, come si è visto in tan­ti pro­ces­si rivo­lu­zio­na­ri. Ma anche i più radi­ca­li all’interno di Up e del Mir con­si­de­ra­va­no il gover­no come un allea­to vacil­lan­te, però un allea­to.
Dal novem­bre del 1972 al gol­pe furo­no in vita diver­se assem­blee in cui si dibat­té il pote­re popo­la­re, con la pre­sen­za dei loro diri­gen­ti e/o dei diri­gen­ti dei par­ti­ti del­la sini­stra. Fon­da­men­tal­men­te emer­ge­va­no due posi­zio­ni.
La pri­ma era quel­la di Allen­de e del Pc, che pri­ma attac­ca­ro­no for­te­men­te i cor­do­ni indu­stria­li, ma poi, di fron­te al loro raf­for­za­men­to, fini­ro­no per rico­no­sce­re sia que­sti che i coman­di popo­la­ri; ma solo for­mal­men­te, ché inve­ce li con­si­de­ra­va­no subor­di­na­ti al gover­no. I comu­ni­sti entra­ro­no nei cor­do­ni solo a par­ti­re dal mese di luglio del 1973, e comun­que sen­za mol­ta con­vin­zio­ne.
La secon­da posi­zio­ne era appog­gia­ta da qua­si tut­ti i diri­gen­ti dei cor­do­ni e soste­ne­va che essi avreb­be­ro dovu­to esse­re auto­no­mi dal gover­no, pur non oppo­nen­do­si ad esso. Nes­su­na cor­ren­te di un cer­to peso segna­la­va la pro­spet­ti­va di orga­niz­za­re una for­za poli­ti­ca e/o socia­le al di fuo­ri di Up, anche per meglio lot­ta­re con­tro i gol­pi­sti.
Una pole­mi­ca all’interno di que­sto cam­po si svol­ge­va tra colo­ro che difen­de­va­no la pri­ma­zia dei cor­do­ni indu­stria­li e colo­ro – come il Mir – che difen­de­va­no i coman­di comu­na­li, argo­men­tan­do che que­sti ulti­mi rag­grup­pa­va­no l’insieme degli sfrut­ta­ti e che i cor­do­ni avreb­be­ro potu­to disim­pe­gna­re solo un ruo­lo sin­da­ca­le. Mol­to dovrà esse­re scrit­to sui det­ta­gli del movi­men­to rea­le, di base, nel­la rivo­lu­zio­ne cile­na, ma ci limi­tia­mo qui ad osser­va­re che, ben­ché que­sta fos­se in astrat­to una posi­zio­ne cor­ret­ta, non cor­ri­spon­de­va alla real­tà di quel momen­to, in cui i cor­do­ni indu­stria­li ave­va­no un peso mol­to mag­gio­re. In real­tà, stra­na­men­te, que­sta posi­zio­ne del Mir coin­ci­de­va, nel­la pra­ti­ca, con l’opinione dei comu­ni­sti, che pro­pu­gna­va­no l’integrazione dei cor­do­ni alla Cut, disco­no­scen­do il ruo­lo chia­ra­men­te poli­ti­co, mol­to più di quel­lo mera­men­te sin­da­ca­le, che ave­va­no acqui­si­to e come uni­ca rea­le alter­na­ti­va di eser­ci­ta­re un ruo­lo di avan­guar­dia socia­le in quel momen­to. Una del­le ragio­ni che pro­ba­bil­men­te influì su que­sta posi­zio­ne del Mir fu la sua mag­gio­re inser­zio­ne nei set­to­ri di pobla­do­res, men­tre era anco­ra mol­to ridot­ta quel­la nel pro­le­ta­ria­to indu­stria­le.
La man­can­za di indi­pen­den­za dei cor­do­ni e degli orga­ni di pote­re popo­la­re fu dram­ma­ti­ca quan­do si trat­tò di scon­trar­si col gol­pe in pre­pa­ra­zio­ne, dato che si atten­de­va­no ini­zia­ti­ve del gover­no … che non ven­ne­ro. Ecco per­ché i cor­do­ni pos­so­no esse­re clas­si­fi­ca­ti come i più avan­za­ti orga­ni­smi embrio­na­li, poten­zia­li, di dop­pio pote­re, che avreb­be­ro potu­to svi­lup­par­si come tali se il tem­po aves­se con­sen­ti­to il matu­ra­re del­le loro posi­zio­ni.
L’espressione più pros­si­ma a una posi­zio­ne dav­ve­ro indi­pen­den­te fu la let­te­ra del coor­di­na­men­to dei cor­do­ni indu­stria­li invia­ta ad Allen­de pochi gior­ni pri­ma del gol­pe, in cui il tono già deno­ta­va una cer­ta distan­za. Dopo aver con­te­sta­to il signi­fi­ca­to del pro­gram­ma e del­la scel­ta di Up cir­ca le con­ces­sio­ni fat­te alla destra, si enu­me­ra­va­no le misu­re mini­me per lot­ta­re con­clu­den­do con que­ste paro­le, che rite­nia­mo il pun­to più avan­za­to a cui era giun­ta l’avanguardia rivo­lu­zio­na­ria cile­na, ma che pur­trop­po non ebbe il tem­po neces­sa­rio per matu­ra­re e acqui­si­re influen­za di mas­sa. Diver­sa sareb­be potu­ta esse­re la sto­ria del­la clas­se lavo­ra­tri­ce e del­le mas­se popo­la­ri del Cile e dell’America Lati­na se ciò fos­se avve­nu­to!
Dice­va la let­te­ra:

«Noi ti avver­tia­mo, com­pa­gno, che, col rispet­to e la fidu­cia che anco­ra nutria­mo, se non met­ti in pra­ti­ca il pro­gram­ma dell’Unità Popo­la­re, se non ti fidi del­le mas­se, per­de­rai l’unico appog­gio rea­le che hai come per­so­na e come diri­gen­te e sarai respon­sa­bi­le di por­ta­re il Pae­se, non nel­la guer­ra civi­le che è già in pie­no svi­lup­po, ma al mas­sa­cro a san­gue fred­do, pia­ni­fi­ca­to, del­la clas­se ope­ra­ia più coscien­te e orga­niz­za­ta dell’America Lati­na. E [ti avver­tia­mo] che sarà respon­sa­bi­li­tà sto­ri­ca di que­sto gover­no – por­ta­to e man­te­nu­to al pote­re con tan­to sacri­fi­cio dai lavo­ra­to­ri, cit­ta­di­ni, con­ta­di­ni, stu­den­ti, intel­let­tua­li, pro­fes­sio­ni­sti – la distru­zio­ne e la deca­pi­ta­zio­ne, for­se a bre­ve e a prez­zo di tan­to san­gue, non solo del pro­ces­so rivo­lu­zio­na­rio cile­no, ma anche di quel­lo di tut­ti i popo­li lati­noa­me­ri­ca­ni che stan­no lot­tan­do per il socia­li­smo».

Tut­ta­via, quest’evoluzione dei cor­do­ni era len­ta, anco­ra limi­ta­ta a un’avanguardia ampia e osta­co­la­ta dal­le ambi­va­len­ti posi­zio­ni del­la sini­stra del Ps, che cer­ca­va di con­ci­lia­re l’appoggio ai cor­do­ni e la neces­si­tà di supe­ra­re le isti­tu­zio­ni capi­ta­li­ste con la par­te­ci­pa­zio­ne al gover­no, sen­za por­re la neces­si­tà di for­gia­re un’alternativa a Up. Se, in un pri­mo momen­to, tali posi­zio­ni ser­vi­ro­no da sti­mo­lo alla mobi­li­ta­zio­ne, suc­ces­si­va­men­te fun­se­ro da fre­no, una giu­sti­fi­ca­zio­ne ela­bo­ra­ta da “sini­stra”, impe­den­do ai lavo­ra­to­ri di avan­za­re poli­ti­ca­men­te. Espri­me­va­no l’enorme tra­di­zio­ne di lega­li­ta­ri­smo nel movi­men­to di mas­sa in Cile, la fidu­cia in ciò che i diri­gen­ti dice­va­no sull’imparzialità dei mili­ta­ri e, fon­da­men­tal­men­te, la fidu­cia nei diri­gen­ti stes­si, ai qua­li attri­bui­va­no mol­te del­le loro con­qui­ste.
Sap­pia­mo quan­to costò cara que­sta fede …
Occor­re aggiun­ge­re qual­che paro­la sul Mir, visto come l’unica alter­na­ti­va a sini­stra in con­trap­po­si­zio­ne a Up. Nono­stan­te fos­se un’organizzazione estre­ma­men­te gio­va­ne, ebbe una cre­sci­ta impor­tan­te negli anni del gover­no Allen­de (si cal­co­la la sua mili­tan­za orga­ni­ca in cir­ca 10.000 atti­vi­sti, ben­ché sia dif­fi­ci­le deter­mi­nar­ne con pre­ci­sio­ne il nume­ro). Tut­ta­via, ave­va chia­ri limi­ti.
Dal pun­to di vista poli­ti­co, non ave­va una stra­te­gia chia­ra rispet­to a Up, dal momen­to che le sue ana­li­si mira­va­no a pun­go­la­re il gover­no per­ché radi­ca­liz­zas­se le sue posi­zio­ni. Ciò spie­ga il suo accor­do elet­to­ra­le e pro­gram­ma­ti­co con la sini­stra del Ps per le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri del 1973 e per l’azione nel movi­men­to di mas­sa.
Da un pun­to di vista orga­niz­za­ti­vo per l’a­zio­ne nel movi­men­to di mas­sa, fece una tran­si­zio­ne incom­ple­ta da un par­ti­to di qua­dri a un par­ti­to che aspi­ra­va a con­qui­sta­re influen­za di mas­sa. Non riu­sci­va a gua­da­gna­re orga­ni­ca­men­te una gran­de quan­ti­tà di mili­tan­ti che si sen­tis­se­ro attrat­ti dal­le sue posi­zio­ni, anche a cau­sa dei suoi meto­di inter­ni abba­stan­za buro­cra­ti­ci (il suo con­gres­so del 1968 fu suc­ces­si­va­men­te rin­via­to fino al gol­pe, nono­stan­te il cumu­lo di nuo­vi pro­ble­mi e dibat­ti­ti gene­ra­ti dal­la nuo­vis­si­ma situa­zio­ne del Pae­se). Ciò aumen­tò la sua incoe­ren­za e le ten­sio­ni inter­ne.
Il suo meto­do di lan­cia­re ulti­ma­tum rese dif­fi­ci­le la sua strut­tu­ra­zio­ne nel movi­men­to ope­ra­io (ebbe solo l’1,5% dei voti nel­le ele­zio­ni del­la Cut del 1972); man­ten­ne la sua for­za essen­zial­men­te tra gli stu­den­ti e gli abi­tan­ti del­le zone col­li­na­ri del­le cit­tà. Que­sto non met­te in discus­sio­ne, a dif­fe­ren­za del­le altre orga­niz­za­zio­ni poli­ti­che del­la sini­stra cile­na, l’abnegazione e l’eroismo dei suoi mili­tan­ti.
Nel momen­to più dif­fi­ci­le appar­ve con for­za la prin­ci­pa­le man­can­za del pro­ces­so cile­no: l’inesistenza di una cor­ren­te rivo­lu­zio­na­ria che aves­se accu­mu­la­to l’esperienza e i qua­dri duran­te il pro­ces­so rivo­lu­zio­na­rio per poter pro­por­re all’avanguardia e alle mas­se la costru­zio­ne di un’alternativa a Up, basan­do­si sul­la pro­pria espe­rien­za del­la lot­ta di clas­se, e non in manie­ra dot­tri­na­ria o ulti­ma­ti­va. Un’alternativa, insom­ma, alla varian­te più rifor­mi­sta (Pc‑Allende) e alle varian­ti più alla sini­stra (sini­stra del Ps e Mir).


Note

[1] “Va a cade­re, va a cade­re, l’istruzione di Pino­chet”.
[2] Impre­se tes­si­li del­la rivo­lu­zio­ne.
[3] Abi­tan­ti.
[4] Movi­men­to di sini­stra rivo­lu­zio­na­ria.
[5] Sol­le­va­zio­ne mili­ta­re con l’utilizzo di car­ri arma­ti e blin­da­ti pesan­ti (in spa­gno­lo, tan­ques).
[6] “Dopo una sol­le­va­zio­ne di car­ri arma­ti, per­ché non un dia­lo­go?”.


(*) Wal­do Mer­mel­stein era, all’e­po­ca del gol­pe Pino­chet, un gio­va­ne mili­tan­te del­la sini­stra bra­si­lia­na esu­le in Cile per cau­sa del­la dit­ta­tu­ra nel suo Pae­se. La sua ana­li­si è basa­ta, dun­que, sul­la sua par­te­ci­pa­zio­ne diret­ta al pro­ces­so rivo­lu­zio­na­rio cile­no.