Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Storia del movimento operaio

Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht

Esat­ta­men­te cen­t’an­ni or sono, il 15 gen­na­io 1919, gli sgher­ri del sedi­cen­te gover­no “socia­li­sta” tede­sco di Ebert, Schei­de­mann e Noske assas­si­na­va­no Rosa Luxem­burg e Karl Lie­b­k­ne­cht.
Un seco­lo dopo, voglia­mo ricor­da­re il sacri­fi­cio di que­sti due gran­di rivo­lu­zio­na­ri con un arti­co­lo a fir­ma di Gri­go­rij Zinov’ev, all’epoca pre­si­den­te del Comi­ta­to ese­cu­ti­vo del­la Ter­za Inter­na­zio­na­le, pub­bli­ca­to in ita­lia­no su L’Ordine Nuo­vo del 31 luglio 1920.
Buo­na let­tu­ra.
La reda­zio­ne

Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht


Gri­go­rij Zinov’ev

 

Vor­rei soprat­tut­to par­la­re di Rosa Luxem­burg, che ho per­so­nal­men­te cono­sciu­ta. I nostri ope­rai, i sol­da­ti ros­si e i con­ta­di­ni cono­sco­no la vita e l’attività di que­sta don­na meno del­la bio­gra­fia rivo­lu­zio­na­ria di Karl Lie­b­k­ne­cht, il cele­bre suo com­pa­gno di armi.
Nel movi­men­to ope­ra­io del­la gene­ra­zio­ne attua­le Rosa Luxem­burg appar­tie­ne ai rari favo­ri­ti dal­la sor­te cui è sta­to dato non solo di lavo­ra­re alla dif­fu­sio­ne del­le idee di Marx, ma anche di pro­ce­de­re in que­sta via arric­chen­do il mar­xi­smo di idee nuo­ve.
La Ter­za Inter­na­zio­na­le con­ta nel­le sue file ben pochi mili­tan­ti che abbia­no sapu­to riu­ni­re in sé al pari di Rosa Luxem­burg le qua­li­tà di un ora­to­re appas­sio­na­to, quel­le di un bril­lan­te poli­ti­co e in pari tem­po quel­le di uno dei più gran­di teo­ri­ci let­te­ra­ri del mar­xi­smo. For­ni­ta di que­sti pre­zio­si doni, Rosa Luxem­burg ha lavo­ra­to nel movi­men­to ope­ra­io qua­si un quar­to di seco­lo.
La sua car­rie­ra rivo­lu­zio­na­ria comin­ciò nel­la Polo­nia dov’essa lavo­rò sin dal­la gio­vi­nez­za; indi essa tra­spor­tò il cam­po del­la sua atti­vi­tà in Ger­ma­nia e in Rus­sia.
Si può dire ch’essa era un’incarnazione viven­te dell’internazionalismo.
Mi ricor­do del­le mie con­ver­sa­zio­ni con Rosa Luxem­burg nel 1906 a Kuo­kal­la, nel pic­co­lo appar­ta­men­to dove Lenin vive­va in esi­lio, dopo la scon­fit­ta del­la nostra pri­ma rivo­lu­zio­ne. Per pri­ma Rosa Luxem­burg inco­min­ciò a scri­ve­re un rias­sun­to teo­ri­co del­le cau­se che ave­va­no deter­mi­na­to la nostra scon­fit­ta, pri­ma essa tra i mili­tan­ti del mar­xi­smo com­pre­se che cosa rap­pre­sen­ta­va­no i nostri Soviet fin dal 1905, ben­ché allo­ra essi non esi­stes­se­ro anco­ra che in abboz­zo e con­ce­pì chia­ra­men­te il com­pi­to che dove­va­no ave­re gli scio­pe­ri rivo­lu­zio­na­ri gene­ra­li uni­ti con l’insurrezione arma­ta del­le clas­si ope­ra­ie.

Rosa Luxem­burg impe­gna­ta in un comi­zio

I suoi bril­lan­ti arti­co­li sul­lo scio­pe­ro gene­ra­le, i suoi discor­si di Jena (al con­gres­so del­la social­de­mo­cra­zia tede­sca che ebbe luo­go duran­te la nostra rivo­lu­zio­ne), discor­si pie­ni di accen­ni al com­pi­to riser­va­to nell’avvenire ai Soviet di depu­ta­ti sol­da­ti e ope­rai – tut­te que­ste pre­vi­sio­ni e que­ste con­clu­sio­ni for­mu­la­te più di vent’anni or sono han­no un gran­de valo­re sto­ri­co.
Rosa Luxem­burg divi­de col nostro com­pa­gno e mae­stro Lenin il meri­to ine­sti­ma­bi­le di ave­re nel 1907, al Con­gres­so socia­li­sta inter­na­zio­na­le di Stoc­car­da, for­mu­la­to il prin­ci­pio fon­da­men­ta­le che ad essa come a Karl Lie­b­k­ne­cht è costa­ta la vita e per il qua­le lot­ta­no oggi gli ele­men­ti più eroi­ci e più inte­gri del­la clas­se ope­ra­ia.
Nel 1907, al con­gres­so di Stoc­car­da, due mon­di si leva­va­no l’uno di fron­te all’altro. Bern­stein e i revi­sio­ni­sti, come allo­ra si dice­va, soste­ne­va­no che la clas­se ope­ra­ia non pote­va respin­ge­re la “poli­ti­ca colo­nia­le” (oggi noi direm­mo l’imperialismo), ma dove­va inve­ce favo­rir­lo in nome del­la cul­tu­ra. Bebel stes­so, che sul fini­re del­la vita tan­te con­ces­sio­ni fece all’ala destra del­la social­de­mo­cra­zia, Bebel esi­ta­va! E solo un pic­co­lo grup­po di mar­xi­sti gui­da­ti da Lenin e Rosa Luxem­burg fece nel 1907 (undi­ci anni or sono) la seguen­te dichia­ra­zio­ne: «La guer­ra impe­ria­li­sta uni­ver­sa­le scop­pie­rà fatal­men­te; la bor­ghe­sia di tut­to il mon­do spin­ge l’umanità a que­sta ine­vi­ta­bi­le cata­stro­fe. Qua­le dovrà esse­re il com­pi­to degli ope­rai rivo­lu­zio­na­ri quan­do la mano cri­mi­na­le del­la bor­ghe­sia avrà por­ta­to l’Europa a que­sta guer­ra di impe­ria­li­smi?». Lenin e Rosa Luxem­burg rispon­de­va­no: «Appro­fit­ta­re del­la cri­si eco­no­mi­ca e poli­ti­ca che suc­ce­de­rà per sol­le­va­re le mas­se con­tro il regi­me capi­ta­li­sta».
Il che vole­va dire: il pro­ble­ma con­si­ste­rà nel tra­sfor­ma­re la guer­ra impe­ria­li­sta in guer­ra civi­le e nel con­dur­re gli ope­rai, i con­ta­di­ni e i sol­da­ti alla lot­ta con­tro la bor­ghe­sia, con­tro i respon­sa­bi­li del­la guer­ra.
In seno all’antica social­de­mo­cra­zia tede­sca uffi­cia­le Rosa Luxem­burg non ave­va mai ces­sa­to di lot­ta­re con un inge­gno fuo­ri del comu­ne e con una infa­ti­ca­bi­le ener­gia per que­sto fon­da­men­ta­le prin­ci­pio; essa fu sem­pre la pri­ma a dare l’allarme nel­le file dei social­de­mo­cra­ti­ci, pre­ten­den­do da ogni con­gres­so l’approvazione uffi­cia­le del­lo scio­pe­ro gene­ra­le poli­ti­co, men­tre i capi più in vista del­la social­de­mo­cra­zia di quei tem­pi non vole­va­no sen­tir­ne par­la­re.
Più di una vol­ta duran­te i dibat­ti­ti sul­la poli­ti­ca este­ra essa rim­pro­ve­rò a que­sti capi di non uni­for­ma­re mai i loro atti alle loro paro­le, facen­do nota­re che, quan­do non si trat­ta­va di vota­re degli ordii del gior­no i socia­li­sti si mostra­va­no di un radi­ca­li­smo estre­mo e quan­do poi si tro­va­va­no nel­la neces­si­tà di com­bat­te­re di fat­to con­tro la guer­ra e con­tro il gover­no che pro­vo­ca la guer­ra, allo­ra essi sem­bra­va­no spa­ri­re. Paro­le simi­li sem­bra­va­no allo­ra un’audacia incon­ce­pi­bi­le: il par­ti­to social­de­mo­cra­ti­co tede­sco era all’apogeo del­la sua glo­ria.
Ogni ope­ra­io di Pie­tro­gra­do che abbia mili­ta­to per qual­che anno nel movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio sa che, quan­do nes­su­no osa­va anco­ra cri­ti­ca­re il par­ti­to social­de­mo­cra­ti­co tede­sco e quan­do quest’ultimo sem­bra­va esse­re il model­lo di tut­te le per­fe­zio­ni socia­li­ste, Rosa Luxem­burg già dichia­ra­va a chi vole­va sen­tir­lo che que­sto par­ti­to era com­ple­ta­men­te cor­rot­to.

Augu­st Bebel

Mi ricor­do per­fet­ta­men­te ciò che è avve­nu­to al con­gres­so del­la social­de­mo­cra­zia tede­sca a Jena: Rosa Luxem­burg deli­be­ra­ta­men­te incro­ciò la spa­da con Augu­st Bebel; que­sti pie­ga­va allo­ra a destra, dal lato dell’antico par­ti­to che ave­va dichia­ra­to guer­ra alla Luxem­burg, offe­so dagli attac­chi ch’essa rivol­ge­va alla social­de­mo­cra­zia e al patriot­ti­smo che si infil­tra­va nel­la poli­ti­ca del Comi­ta­to cen­tra­le. E voi pur sape­te di qua­le auto­ri­tà sen­za esem­pio gode­va Augu­st Bebel nel­le file del­la social­de­mo­cra­zia tede­sca! Al con­gres­so egli si sca­gliò con vio­len­za con­tro Rosa Luxem­burg giun­gen­do qua­si fino a chie­de­re la sua espul­sio­ne dal par­ti­to. Sol­tan­to un pic­co­lo grup­po, alla testa del qua­le si pose Cla­ra Zet­kin, sosten­ne l’amica nostra e divi­se con lei i rim­pro­ve­ri che pio­ve­va­no da ogni par­te. Ma Rosa Luxem­burg sep­pe far­si ascol­ta­re da quel­li che vole­va­no impor­le silen­zio. Accet­tò bat­ta­glia, rac­col­se il guan­to get­ta­to da Bebel, il miglio­re dei capi del­la Secon­da Inter­na­zio­na­le, e obbli­gò quel con­gres­so, com­po­sto più che per una metà di bot­te­gai e di tra­di­to­ri de socia­li­smo, a dire la paro­la: “Inter­na­zio­na­le”.
Rosa Luxem­burg sve­glia­va le coscien­ze rivo­lu­zio­na­rie. Non ammet­te­va nes­su­na infe­del­tà alla ban­die­ra dell’Internazionale.

*  *  *

I ser­vi­zi resi alla rivo­lu­zio­ne da Karl Lie­b­k­ne­cht non sono cer­to mino­ri. Egli pure ha lavo­ra­to per essa per più che un quar­to di seco­lo. Egli pure, come vi ha det­to il com­pa­gno Tro­tsky, ha soste­nu­to con noi le pro­ve del­la rivo­lu­zio­ne del 1905.
Karl Lie­b­k­ne­cht fu, tra i social­de­mo­cra­ti­ci tede­schi, del nume­ro dei rari intre­pi­di che pre­te­se­ro si faces­se la “pro­pa­gan­da anti­mi­li­ta­ri­sta”, come allo­ra si dice­va, cioè la pro­pa­gan­da rivo­lu­zio­na­ria nell’esercito.
Occor­re, com­pa­gni, che noi ci tra­spor­tia­mo nell’ambiente del­la social­de­mo­cra­zia di quei tem­pi, addo­me­sti­ca­ta e bene­du­ca­ta, per imma­gi­nar­ci l’effetto pro­dot­to da una pre­te­sa così auda­ce. Bebel stes­so, che cono­sce­va Lie­b­k­ne­cht dal­la gio­vi­nez­za e che lo ama­va come un figlio, lo inve­stì con vio­len­za per que­sta pro­po­sta ch’egli chia­mò da “avven­tu­rie­ro”. Anda­re a pre­di­ca­re il socia­li­smo ai sol­da­ti? Non si riu­sci­va a con­ce­pir­lo! La social­de­mo­cra­zia tede­sca pen­sa­va che sol­tan­to un avven­tu­rie­ro del­la poli­ti­ca pote­va fare simi­le pro­po­sta. Si ave­va pau­ra di far per­de­re alla social­de­mo­cra­zia i suoi dirit­ti alla lega­li­tà, pau­ra che la bor­ghe­sia si allar­mas­se, che le clas­si diri­gen­ti accu­sas­se­ro il par­ti­to di esse­re diven­ta­to anti­go­ver­na­ti­vo.
Lie­b­k­ne­cht fu uno dei pri­mi che anda­ro­no con­tro le idee pre­va­len­ti. E riu­scì a vin­cer­le. Il suo cele­bre scrit­to “Con­tro il mili­ta­ri­smo” gli val­se mol­ti mesi di pri­gio­ne. Egli fon­dò l’Unione del­la gio­ven­tù socia­li­sta, desti­na­ta a un glo­rio­so avve­ni­re. Noi sap­pia­mo qua­le par­te ha avu­to la gio­ven­tù nel­la nostra rivo­lu­zio­ne: lo stes­so è avve­nu­to nel­la rivo­lu­zio­ne tede­sca, come in tut­to il movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio inter­na­zio­na­le. Tut­to ciò che vi è di gio­va­ne, di nuo­vo, di one­sto, di rivo­lu­zio­na­rio e di ener­gi­co nel­la clas­se ope­ra­ia si è riu­ni­to attor­no all’Unione del­la gio­ven­tù, di cui Karl Lie­b­k­ne­cht fu uno dei fon­da­to­ri.
Dai capi del­la Secon­da Inter­na­zio­na­le, pri­ma che la guer­ra scop­pias­se, Lie­b­k­ne­cht era vedu­to di mal occhio: appe­na la guer­ra scop­piò lo si tro­vò peri­co­lo­so.
Alla con­fe­ren­za di Zim­mer­wald egli ci fece però per­ve­ni­re una let­te­ra che si chiu­de­va con pro­fe­ti­che paro­le di rispo­sta alla dichia­ra­zio­ne fat­ta al prin­ci­pio del­la guer­ra, da Schei­de­mann, dall’alto del­la tri­bu­na: «La pace socia­le, l’armistizio tra le clas­si, tra i lupi e gli agnel­li, tra la bor­ghe­sia e la clas­se ope­ra­ia, tra i monar­chi car­ne­fi­ci, i sol­da­ti e i con­ta­di­ni». Tale la dichia­ra­zio­ne uffi­cia­le del­la social­de­mo­cra­zia tede­sca.
Ebbe­ne, le ulti­me paro­le del­la let­te­ra di Lie­b­k­ne­cht era­no que­ste: «Com­pa­gni! A voi spet­ta ora pro­cla­ma­re non la pace civi­le, ma la guer­ra civi­le. Ecco l’odierna paro­la d’ordine».

Karl Lie­b­k­ne­cht tie­ne un comi­zio

Al Rei­ch­stag Lie­b­k­ne­cht solo vota­va con­tro i cre­di­ti mili­ta­ri e la voce sua ave­va un’eco nel mon­do intie­ro.
Non dimen­ti­chia­mo, com­pa­gni, che in Fran­cia, dove la bor­ghe­sia ave­va pro­vo­ca­to una ter­ri­bi­le epi­de­mia di patriot­ti­smo, dove nel 1915 si male­di­ce­va tut­to ciò che era tede­sco, e dove gli ope­rai e i sol­da­ti si era­no lascia­ti con­ta­mi­na­re da que­sti sen­ti­men­ti anti­so­cia­li, anche in Fran­cia il nome di Karl Lie­b­k­ne­cht era pro­nun­cia­to con fer­vo­re. Non cono­scia­mo che un altro esem­pio di simi­le sim­pa­tia degli ope­rai fran­ce­si per un socia­li­sta tede­sco: quel­la che essi pro­va­ro­no per Frie­drich Engels.
Al prin­ci­pio del­la guer­ra, nel 1915, si male­di­ce­va in Fran­cia tut­to ciò ch’era tede­sco. Il pro­le­ta­ria­to di Ger­ma­nia era con­si­de­ra­to come un cumu­lo di scel­le­ra­ti. Ci si sfor­za­va di pre­sen­ta­re le cose in modo che la poli­ti­ca di Schei­de­mann sem­bras­se la rea­liz­za­zio­ne logi­ca del­le teo­rie di Marx. Innu­me­re­vo­li arti­co­li su que­sto argo­men­to si pub­bli­ca­va­no nei gran­di gior­na­li bor­ghe­si e ope­re intie­re si scri­ve­va­no per pro­va­re che Marx era sem­pre sta­to un fede­le sud­di­to del­la gran­de Ger­ma­nia bor­ghe­se.
Quan­do il par­ti­to uffi­cia­le dei sedi­cen­ti socia­li­sti fran­ce­si si abban­do­nò a que­sta cor­ren­te patriot­tar­da, io mi ricor­do che il vec­chio Vail­lant, il comu­nar­do che si era ridot­to, sul fini­re dei suoi gior­ni, a ten­der la mano ai patrio­ti, per­det­te però la pazien­za quan­do i gior­na­li attac­ca­ro­no Engels; pub­bli­cò un arti­co­lo dove pro­cla­ma­va: «Non vi sono sta­ti in Ger­ma­nia che due tede­schi che sia­no rima­sti inter­na­zio­na­li­sti dopo la guer­ra franco‑prussiana: Marx ed Engels».
Duran­te que­sti ulti­mi anni Karl Lie­b­k­ne­cht ha godu­to in Fran­cia di una popo­la­ri­tà altret­tan­to gran­de. Tra i docu­men­ti, pro­ba­bil­men­te nume­ro­si, che ce lo atte­sta­no, uno è in spe­cial modo com­mo­ven­te. Lo tro­via­mo nel bel libro di Hen­ry Bar­bus­se, Il fuo­co. Sol­da­to egli stes­so, Bar­bus­se ci mostra un grup­po di sol­da­ti che discu­to­no, in trin­cea, men­tre attor­no ad essi la bat­ta­glia infie­ri­sce. Alcu­ni sono degli ope­rai istrui­ti, e uno di essi pro­nun­cia que­ste paro­le: «Eppu­re una figu­ra si è leva­ta al di sopra del­la guer­ra, e bril­le­rà in eter­no per la bel­lez­za e per il valo­re del suo corag­gio: … Lie­b­k­ne­cht!».
Nel 1915, nel­le trin­cee dove la pro­pa­gan­da patriot­ti­ca era in spe­cial modo inten­sa, in que­sta Fran­cia allo­ra tut­ta arden­te di patriot­ti­smo e che dete­sta­va ogni cosa che da vici­no o da lon­ta­no si rife­ri­sce alla Ger­ma­nia, i sol­da­ti, gli ope­rai pro­nun­cia­va­no il nome di Karl Lie­b­k­ne­cht con amo­re e rispet­to.
Imma­gi­na­te­vi ora voi, com­pa­gni, con qua­le dolo­re e con qua­le indi­gna­zio­ne gli ope­rai fran­ce­si e tede­schi sep­pe­ro del­la mor­te di Karl Lie­b­k­ne­cht. Pen­sa­te quan­to può ser­vi­re alla cau­sa del comu­ni­smo anche la mor­te di un uomo come Karl Lie­b­k­ne­cht.
Quand’egli uscì dal car­ce­re, libe­ra­to per la vit­to­ria del movi­men­to ope­ra­io, il pri­mo suo pas­so fu ver­so la clas­se ope­ra­ia del Pae­se che ave­va alza­to per pri­mo la ban­die­ra del­la Comu­ne e vin­to. Il pri­mo pen­sie­ro di Karl Lie­b­k­ne­cht fu per noi, per la rivo­lu­zio­ne rus­sa; egli si recò dirit­to alla lega­zio­ne rus­sa dove anco­ra si tro­va­va­no dei nostri com­pa­gni e sco­pren­do­si dis­se: «Fra­ter­na­men­te salu­to il pri­mo gover­no del­le mani cal­lo­se».
Sì, Karl Lie­b­k­ne­cht e Rosa Luxem­burg sem­pre si sono sen­ti­ti inti­ma­men­te, fra­ter­na­men­te lega­ti alla rivo­lu­zio­ne nostra. È que­sta la giu­sti­fi­ca­zio­ne pri­ma dell’odio vota­to loro dal­la social­de­mo­cra­zia di Ber­li­no. Al pre­sen­te Schei­de­mann e la sua ban­da, Ebert e il suo gover­no vivo­no esclu­si­va­men­te del­la bene­fi­cen­za di Wil­son – lo zio d’America – e degli impe­ria­li­sti fran­ce­si che spe­ra­no di por­re un argi­ne al dila­ga­re del bol­sce­vi­smo. Il gover­no di Schei­de­mann non ha meri­ti agli occhi di que­sti bri­gan­ti inter­na­zio­na­li se non in quan­to esso è di aiu­to nel­la lot­ta con­tro la rivo­lu­zio­ne rus­sa.

*  *  *

Vi ricor­da­te del dia­lo­go che ebbe luo­go tra un gene­ra­le fran­ce­se e un tede­sco?
Il fran­ce­se rim­pro­ve­ra­va al tede­sco di aiu­ta­re i bol­sce­vi­chi sui pun­ti occu­pa­ti dall’esercito tede­sco, pres­so Riga. Il gene­ra­le tede­sco rispon­de­va: «Ma, eccel­len­za, come pote­te far­ci un appun­to così poco fon­da­to? La Ger­ma­nia è più vici­na di voi alla Rus­sia e quin­di il bol­sce­vi­smo è più peri­co­lo­so a noi che a voi».
Come vede­te, costo­ro non si dis­si­mu­la­va­no le inten­zio­ni loro rea­li.
Essi odia­va­no Karl Lie­b­k­ne­cht e Rosa Luxem­burg per l’ingegno e l’energia ch’essi impie­ga­va­no nel­la dife­sa del­la miglior par­te del pro­le­ta­ria­to rus­so. Entram­bi si era­no vota­ti alla rivo­lu­zio­ne rus­sa e vole­va­no seguir­ne le trac­ce. Vole­te sape­re il vero moti­vo per cui è sta­ta assas­si­na­ta Rosa Luxem­burg? Leg­ge­te il discor­so ch’essa ha pro­nun­cia­to al con­gres­so spar­ta­chia­no il 31 dicem­bre 1918. Essa accu­sa­va Schei­de­mann e i pari suoi di voler aiu­ta­re gli impe­ria­li­sti a stroz­za­re la rivo­lu­zio­ne rus­sa, e dice­va: «Vede­te ciò che avvie­ne a Riga e in tut­ti i pun­ti occu­pa­ti. Per effet­to del­le bas­se mano­vre di Schei­de­mann e del lea­der dei sin­da­ca­ti tede­schi, Augu­st Win­ning, i pro­le­ta­ri tede­schi sosten­go­no gli eser­ci­ti allea­ti e i baro­ni bal­ti­ci nei loro attac­chi con­tro i bol­sce­vi­chi rus­si. Que­ste mano­vre sono di una bas­sez­za così rivol­tan­te che non pos­so esi­ta­re a denun­cia­re i capi dei sin­da­ca­ti tede­schi e del­la social­de­mo­cra­zia come gli ulti­mi dei mise­ra­bi­li».
Tali paro­le get­ta­va Rosa Luxem­burg sul viso di que­sta gen­te e aggiun­ge­va: «Il nostro gover­no Schei­de­mann non si com­po­ne sol­tan­to di tra­di­to­ri del­la rivo­lu­zio­ne pro­le­ta­ria, ma anche di veri cri­mi­na­li».
Si spie­ga dun­que age­vol­men­te l’odio dei capi uffi­cia­li del pro­le­ta­ria­to tede­sco con­tro Rosa Luxem­burg.

Schei­de­mann pro­cla­ma la repub­bli­ca fede­ra­le di Ger­ma­nia il 9 novem­bre 1918

La bor­ghe­sia del mon­do intie­ro ripo­ne l’ultima sua spe­ran­za nel­le bar­rie­re che cer­ca di far sor­ge­re tra le clas­si ope­ra­ie dei diver­si Pae­si, allo sco­po anzi­tut­to di iso­la­re gli ope­rai rus­si, vit­to­rio­si del­la loro bor­ghe­sia. Essa con­cen­tra ogni for­za e ogni fero­cia su colo­ro che voglio­no esten­de­re i qua­dri del­la rivo­lu­zio­ne, che pro­fes­sa­no i prin­ci­pi dell’internazionalismo e spin­go­no gli ope­rai tede­schi sul­le trac­ce segna­te dal­la clas­se ope­ra­ia comu­ni­sta rus­sa. Ecco le cau­se ere dell’assassinio di Rosa Luxem­burg e Karl Lie­b­k­ne­cht, ecco pure la cau­sa del­la popo­la­ri­tà e dell’amore così gran­di di cui essi godo­no trai con­ta­di­ni e ope­rai rus­si, tan­to che in parec­chi luo­ghi i con­ta­di­ni han­no volu­to dare ai loro vil­lag­gi il nome di Karl Lie­b­k­ne­cht, Que­sti con­ta­di­ni, que­sti ope­rai, que­sti sol­da­ti con­ser­ve­ran­no in eter­no, reli­gio­sa­men­te, il ricor­do di Karl Lie­b­k­ne­cht e di Rosa Luxem­burg.
Com­pa­gni, noi stia­mo attra­ver­san­do momen­ti dif­fi­ci­li: par­ti­co­lar­men­te gra­vi sono sta­te le nostre pro­ve in que­ste ulti­me set­ti­ma­ne. La situa­zio­ne si farà for­se anco­ra più gra­ve nei mesi che ver­ran­no. Ma quan­do noi sof­fri­re­mo tut­to ciò che si può sof­fri­re, quan­do i nostri sol­da­ti ros­si in qual­che lon­ta­no pun­to del fron­te, ad Arkhan­gel­sk o altro­ve, cori­ca­ti nel­la neve, saran­no affa­ma­ti e inti­riz­zi­ti, quan­do essi affron­te­ran­no il fuo­co del­le ban­de impe­ria­li­ste, oppu­re quan­do le nostre ope­ra­ie ritor­ne­ran­no a casa loro sen­za aver altro che un toz­zo di pane da offri­re ai bam­bi­ni loro affa­ma­ti, in que­sti momen­ti dif­fi­ci­li noi ci ricor­de­re­mo di Karl Lie­b­k­ne­cht e di Rosa Luxem­burg.
Che vole­va­no dun­que i comu­nar­di tede­schi, per­ché lot­ta­va­no gli ope­rai di Ger­ma­nia e i più gran­di dei loro mili­tan­ti: Lie­b­k­ne­cht e Rosa Luxem­burg?
Essi lot­ta­va­no per ave­re ciò che noi già abbia­mo. Essi com­pren­de­va­no pie­na­men­te cosa pro­met­te­va loro la vit­to­ria ch’essi avreb­be­ro potu­to ripor­ta­re. Se doma­ni essi fos­se­ro vin­ci­to­ri, ciò non vor­reb­be dire per gli ope­rai di Ber­li­no il gua­da­gno di due lib­bre di pane al gior­no, né la riso­lu­zio­ne del­la cri­si eco­no­mi­ca e l’inizio dell’età dell’oro. I comu­nar­di di Ber­li­no sape­va­no le stes­se cose dei rivo­lu­zio­na­ri di Pie­tro­gra­do duran­te la rivo­lu­zio­ne di otto­bre, sape­va­no ciò che li atten­de­va dopo la con­qui­sta del pote­re. Vede­va­no davan­ti a sé la pro­spet­ti­va di un lun­go perio­do, qual­che anno for­se, di pesan­ti pro­ve, di care­stia e di sof­fe­ren­ze indi­ci­bi­li.
Essi sape­va­no ciò e non lo nascon­de­va­no agli ope­rai ber­li­ne­si, non pro­met­te­va­no loro il pane per il gior­no dopo la vit­to­ria dei comu­ni­sti.
No, dice­va­no essi, nuo­vi com­bat­ti­men­ti vi atten­do­no. E Rosa Luxem­burg in spe­cial modo insi­ste­va su que­ste pre­vi­sio­ni. Essa dice­va: «Ci tro­via­mo alla vigi­lia di una nuo­va lot­ta; mesi e anni intie­ri di com­bat­ti­men­ti e di sof­fe­ren­ze ci atten­do­no».
I comu­nar­di di Ber­li­no sape­va­no dun­que quel che face­va­no e accet­ta­va­no la sor­te loro. Sul cam­po di lot­ta essi han­no lascia­to cen­ti­na­ia e miglia­ia dei loro miglio­ri sol­da­ti. Ma dopo la mor­te eroi­ca di Karl Lie­b­k­ne­cht e di Rosa Luxem­burg chi pen­de­reb­be a met­te­re in sal­vo se stes­so? Quan­do la clas­se ope­ra­ia sacri­fi­ca così gene­ro­sa­men­te il san­gue suo, sen­za esi­ta­re un momen­to l’esercito rego­la­re del movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio non può pie­ga­re. Non ha la nostra clas­se resi­sti­to a tut­te le pro­ve e a tut­te le cata­stro­fi?
Gli ope­rai di Ber­li­no non la cedo­no in nul­la a quel­li di Pie­tro­gra­do e di Mosca e in essi si con­cen­tra attual­men­te la lot­ta pro­le­ta­ria di tut­to l’universo. Essi han­no segui­to l’esempio nostro: sono mor­ti a miglia­ia e di nuo­vo mori­ran­no, doma­ni, per otte­ne­re ciò che noi abbia­mo già a Pie­tro­gra­do, a Mosca e in tut­ta la Rus­sia dei Soviet.
Gli ope­rai, i sol­da­ti ros­si e i con­ta­di­ni del­la Rus­sia dei Soviet pos­so­no anda­re orgo­glio­si: l’esempio loro è segui­to dal­la par­te miglio­re dell’umanità, la via che essi han­no scel­ta è rite­nu­ta esse­re la sola giu­sta. Com­pa­gni, il nostro dolo­re è sta­to gran­de ieri, lo è anco­ra oggi, ma noi non dubi­tia­mo che il san­gue di Lie­b­k­ne­cht e del­la Luxem­burg affret­te­rà il trion­fo del­la rivo­lu­zio­ne socia­li­sta uni­ver­sa­le.
Com­pa­gni, sia­te sicu­ri che gli ope­rai del mon­do intie­ro con­di­vi­do­no i sen­ti­men­ti di que­sta assem­blea. Come potre­ste dubi­ta­re che gli ope­rai e le ope­ra­ie di Pari­gi che han­no così nobi­li tra­di­zio­ni rivo­lu­zio­na­rie e che nel 1915 pro­nun­cia­va­no il nome di Karl Lie­b­k­ne­cht con amo­re e con fer­vo­re, come pote­te dubi­ta­re che non sia­no pron­ti essi pure a lot­ta­re sino all’ultimo e che essi non strin­ga­no i pugni escla­man­do: «Il san­gue sacro di Karl Lie­b­k­ne­cht e di Rosa Luxem­burg deve esse­re ven­di­ca­to!».
Que­sti sono i sen­ti­men­ti degli ope­rai del mon­do intie­ro. Com­pa­gni, il delit­to com­mes­so da Schei­de­mann e da Ebert coste­rà loro caro. Io non pos­so dubi­tar­ne: il pro­le­ta­ria­to tede­sco in que­sto momen­to non ces­sa di chie­der­si: «È pos­si­bi­le che noi tol­le­ria­mo più a lun­go che il pote­re sia nel­le mani dei bor­ghe­si assas­si­ni che si chia­ma­no social­de­mo­cra­ti­ci, dopo che essi han­no ucci­so in Karl Lie­b­k­ne­cht e in Rosa Luxem­burg i più glo­rio­si mili­tan­ti del pro­le­ta­ria­to inter­na­zio­na­le?».
Dove con­du­ce la poli­ti­ca cri­mi­na­le degli Schei­de­mann noi ora lo vedia­mo. A pri­ma vista, i fat­ti che sono avve­nu­ti a Ber­li­no sem­bre­ran­no for­se dif­fi­ci­li a com­pren­der­si per­ché il gover­no attua­le si fre­gia anco­ra, mal­gra­do tut­to, dell’insegna di gover­no di una “repub­bli­ca socia­li­sta”. Ma Rosa Luxem­burg, con la pre­ci­sio­ne ch’era sua dote, ha nel suo ulti­mo discor­so carat­te­riz­za­to in poche paro­le la situa­zio­ne tede­sca. Ecco che cos’è avve­nu­to: il par­ti­to social­de­mo­cra­ti­co tede­sco che da lun­ghi anni com­pi­va nel­la sto­ria un uffi­cio rea­zio­na­rio, ha sapu­to, con l’aiuto del suo orga­ni­smo buro­cra­ti­co, impa­dro­nir­si dei Soviet, usur­pan­do i loro dirit­ti e facen­do loro accet­ta­re la sua poli­ti­ca. I suoi fun­zio­na­ri si sono atteg­gia­ti a fau­to­ri del regi­me soviet­ti­sta e si sono impa­dro­ni­ti del pote­re, in modo che gli ope­rai tede­schi per ria­ver­lo dovran­no pas­sa­re sul cada­ve­re del­la social­de­mo­cra­zia.
Schei­de­mann ed Ebert riu­ni­sco­no ora la loro Assem­blea costi­tuen­te.
Com­pa­gni, è ormai un anno che noi l’abbiamo sciol­ta, l’Assemblea costi­tuen­te. E tut­ta­via il pro­le­ta­ria­to inter­na­zio­na­le ammi­ra la nostra poli­ti­ca.
Ma chi è per la Costi­tuen­te in Ger­ma­nia? Una cric­ca di finan­zie­ri, la ban­da di Gugliel­mo e gli assas­si­ni di Karl Lie­b­k­ne­cht e di Rosa Luxem­burg.

Karl Lie­b­k­ne­cht e Rosa Luxem­burg

Un mese appe­na è tra­scor­so dac­ché il pro­le­ta­ria­to tede­sco ha dichia­ra­to: «Voi non arri­ve­re­te alla Costi­tuen­te per altra via che pas­san­do sui nostri cada­ve­ri!». La bor­ghe­sia con­ta real­men­te di pas­sa­re sul cada­ve­re del pro­le­ta­ria­to per arri­va­re alla Costi­tuen­te, ma la real­tà è un’altra. Il cada­ve­re che sarà cal­pe­sta­to sarà quel­lo del­la vec­chia social­de­mo­cra­zia impu­tri­di­ta che si è tra­sfor­ma­ta in boia al ser­vi­zio del­la bor­ghe­sia stes­sa. Gli ope­rai tede­schi pas­se­ran­no sul suo cor­po, e noi, fra­ter­na­men­te uni­ti con essi andre­mo alla defi­ni­ti­va vit­to­ria del­la Ter­za Inter­na­zio­na­le.