Assalto al cielo

Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Politica internazionale - Nord Africa e Medio Oriente

L’uccisione di Soleimani: un colpo all’Iran e un monito terroristico rivolto alle masse iraniane, arabe e mediorientali

Il generale Qassem Soleimani nel 2016 [Associated Press]

Pub­bli­chia­mo, con­di­vi­den­do­la paro­la per paro­la, la dichia­ra­zio­ne del Comi­ta­to per­ma­nen­te con­tro le guer­re e il raz­zi­smo “Il cuneo ros­so” resa a segui­to dell’uccisione, da par­te di un dro­ne degli Sta­ti Uni­ti, del gene­ra­le ira­nia­no – e nume­ro due del regi­me – Qas­sem Solei­ma­ni, e pub­bli­ca­ta sul sito web “Il pun­go­lo rosso”.
Buo­na let­tu­ra.
La reda­zio­ne

L’uccisione di Soleimani: un colpo all’Iran e un monito terroristico rivolto alle masse iraniane, arabe e mediorientali

Tor­nia­mo in piaz­za con­tro le nuo­ve guer­re in gesta­zio­ne, con­tro il gover­no Con­te che è com­pli­ce di que­sti pre­pa­ra­ti­vi, per il riti­ro imme­dia­to di tut­te le trup­pe ita­lia­ne all’estero! Soste­gno incon­di­zio­na­to alle piaz­ze ara­be e ira­nia­ne in ebol­li­zio­ne con­tro l’imperialismo e con­tro i pro­pri regi­mi oppres­si­vi!

Comi­ta­to per­ma­nen­te con­tro le guer­re e il raz­zi­smo “Il cuneo ros­so”
(Mar­ghe­ra, 6 gen­na­io 2020)

 

L’uccisione del gen. Solei­ma­ni da par­te del Pen­ta­go­no non è rivol­ta solo con­tro un uomo e un regi­me poli­ti­co che negli ulti­mi anni ave­va­no sapu­to abil­men­te ero­de­re spa­zi, in Iraq, Siria, in Yemen, agli Sta­ti Uni­ti di Oba­ma e di Trump e ai loro allea­ti. È un moni­to ter­ro­ri­sti­co rivol­to alle mas­se del mon­do ara­bo e dell’intera area medio-orien­ta­le in ebol­li­zio­ne in Sudan, in Alge­ria, in Liba­no, in Iraq e altro­ve affin­ché abbia­no ben pre­sen­te chi coman­da in quel­la regio­ne, e ten­ga­no bene a men­te che gli inte­res­si sta­tu­ni­ten­si sono intoc­ca­bi­li. Que­sto moni­to va insie­me al ten­ta­ti­vo di rilan­cia­re la fal­sa divi­sio­ne tra “sun­ni­ti” e “scii­ti” che tan­to ha gio­va­to agli inte­res­si del­le clas­si domi­nan­ti, glo­ba­li e loca­li.
Non a caso Trump si è imme­dia­ta­men­te pre­ci­pi­ta­to a chia­ri­re due cose:

  1. “non voglia­mo un regi­me chan­ge in Iran, non voglia­mo but­ta­re giù il regi­me isla­mi­co” – l’obiettivo è di limi­ta­re la sua sfe­ra di influen­za e ren­der­lo più mal­lea­bi­le al tavo­lo dei nego­zia­ti;
  2. se ci sarà una rispo­sta ira­nia­na for­te, la con­tro-rispo­sta sta­tu­ni­ten­se sarà “spro­por­zio­na­ta”. Il ter­ro­ri­smo impe­ria­li­sta degli Sta­ti Uni­ti e del­la Nato – del­lo stes­so gene­re di quel­lo che Israe­le attua con­tro le mas­se pale­sti­ne­si – mira oltre che a dare un avvi­so ai gover­nan­ti di Tehe­ran e del­le altre capi­ta­li dell’area ami­che del­la Rus­sia, a gene­ra­re pau­ra tra i rivol­to­si che da due anni riem­pio­no le piaz­ze di que­sta area per cam­bia­re radi­cal­men­te la pro­pria con­di­zio­ne attra­ver­so l’abbattimento dei rispet­ti­vi regi­mi. Per­ché que­sto cam­bia­men­to radi­ca­le si può rea­liz­za­re solo taglian­do le unghie, le ali e infi­ne la testa alla domi­na­zio­ne impe­ria­li­sta sull’area.

L’America di Oba­ma fu con­tro la cadu­ta dei vari Muba­rak, Ben Ali, Saleh nel 2011. Allo stes­so modo l’America di Trump è oggi con­tro la cadu­ta degli attua­li regi­mi ara­bi (inclu­so quel­lo di Assad) e medio-orien­ta­li – non a caso ha subi­to rico­no­sciu­to Teb­bou­ni come nuo­vo pre­si­den­te dell’Algeria, nono­stan­te la diser­zio­ne di mas­sa dal­le urne e l’Hirak alge­ri­no in atto da un anno. Washing­ton non col­ti­va più, for­se, il fol­le sogno di ave­re regi­mi costrui­ti a tota­le imma­gi­ne e somi­glian­za dei pro­pri inte­res­si. Sa che que­sto non è più pos­si­bi­le per l’odio e il discre­di­to che ha accu­mu­la­to nel­la regio­ne e nel mon­do. Ma usa tut­ti i mez­zi a pro­pria dispo­si­zio­ne – guer­re, ser­vi­zi segre­ti, san­zio­ni, diplo­ma­zia, eser­ci­ti pri­va­ti, mass media, tan­gen­ti – per con­di­zio­na­re e costrin­ge­re que­sti gover­ni a non dan­neg­gia­re gli inte­res­si sta­tu­ni­ten­si. E se in que­sta sua azio­ne si erge a “pro­tet­tri­ce” degli inte­res­si di una mino­ran­za “etni­ca”, lo fa solo per il cini­co gio­co “Li amia­mo, li usia­mo, e alla fine li sca­ri­chia­mo”. Il caso dei cur­di siria­ni dovreb­be aver­lo defi­ni­ti­va­men­te chia­ri­to.
Da par­te loro il regi­me di Tehe­ran e i suoi allea­ti in Iraq, in Liba­no, in Siria, in Pale­sti­na han­no col­to al volo l’occasione dell’uccisione di Solei­ma­ni per rivi­ta­liz­za­re i loro pro­cla­mi “anti-impe­ria­li­sti”, e da ora in poi use­ran­no l’emozione che que­sto assas­si­nio ha susci­ta­to per sca­glia­re con­tro i gran­di movi­men­ti popo­la­ri in atto da mesi in Liba­no, in Iraq, in Alge­ria, in Sudan, il bru­ta­le ricat­to: chiun­que si ribel­la con­tro i pro­pri gover­ni fa il gio­co dell’America e degli impe­ria­li­sti. Per regi­mi ovun­que tra­bal­lan­ti, qua­le occa­sio­ne d’oro per ripren­de­re in que­sto modo fia­to e con­sen­si!

Par­te­ci­pa­zio­ne di mas­sa ai fune­ra­li di Solei­ma­ni

Noi sia­mo con le piaz­ze di Tehe­ran e di Bagh­dad che bru­cia­no di sen­ti­men­ti anti-ame­ri­ca­ni e anti-occi­den­ta­li, per­ché vedia­mo in esse un poten­zia­le rivo­lu­zio­na­rio oggi seque­stra­to da abi­li mesta­to­ri. Ma sia­mo altret­tan­to riso­lu­ta­men­te con­tro le oli­gar­chie bor­ghe­si, abbia­no o no vesti reli­gio­se, che a Tehe­ran, a Bagh­dad, a Bei­rut, ad Alge­ri, stru­men­ta­liz­za­no que­sti sen­ti­men­ti per con­so­li­da­re i pro­pri regi­mi dispo­ti­ci e cor­rot­ti e, inneg­gian­do all’Islam, con­ti­nua­re a cura­re inte­res­si mol­to ter­re­ni di arric­chi­men­to, acca­par­ra­men­to di fon­di sta­ta­li e pri­vi­le­gi di clas­se e di clan. Regi­mi che han­no schiac­cia­to siste­ma­ti­ca­men­te nel san­gue ogni ten­ta­ti­vo del­la clas­se ope­ra­ia e degli sfrut­ta­ti di libe­rar­si da una con­di­zio­ne gene­ra­liz­za­ta di pover­tà e di super-sfrut­ta­men­to. Regi­mi che, in un modo o nell’altro, han­no appli­ca­to le ricet­te di poli­ti­ca eco­no­mi­ca del Fmi, impo­nen­do anche di recen­te pesan­tis­si­mi sacri­fi­ci sup­ple­men­ta­ri alle pro­prie popo­la­zio­ni già stre­ma­te.
Que­sti pote­ri cer­che­ran­no di con­trap­por­re il sacro­san­to odio di mas­sa con­tro l’imperialismo e la rab­bia matu­ra­ta ed esplo­sa con­tro di loro nel 2011‑2012 e di nuo­vo nel 2018‑2019. Noi li vedia­mo inve­ce come for­ze com­ple­men­ta­ri, da sal­da­re in un solo fron­te di lot­ta inter­na­zio­na­le e inter­na­zio­na­li­sta al tem­po stes­so anti-impe­ria­li­sta e anti-capi­ta­li­sta. Nes­su­na con­trap­po­si­zio­ne tra la piaz­za Tah­rir di Bagh­dad che si rifiu­ta, giu­sta­men­te, di con­si­de­ra­re il repres­so­re Solei­ma­ni un pro­prio eroe (e come potreb­be?), e la mas­sa degli altri dimo­stran­ti che gri­da­no in altre piaz­ze “mor­te all’America”. Trump e gli aya­tol­lah, i super-gang­ster del Pen­ta­go­no e i Solei­ma­ni sono due fac­ce del­la stes­sa meda­glia.
Quan­to all’Italia, il gover­no Con­te-bis ha coper­to l’azione avven­tu­ri­sta e guer­ra­fon­da­ia di Trump, del­la cui furio­sa isla­mo­fo­bia è total­men­te com­pli­ce. Il suo invi­to alla “cau­te­la”, alla “respon­sa­bi­li­tà”, alla “mode­ra­zio­ne” non nasce cer­to da amo­re per la “pace”, di cui nell’area medio-orien­ta­le non c’è trac­cia (chie­de­re ai pale­sti­ne­si, agli ira­che­ni, ai cur­di). Espri­me il fati­co­sis­si­mo ten­ta­ti­vo di bar­ca­me­nar­si nel­la con­cor­ren­za tra Sta­ti Uni­ti e Unio­ne Euro­pea per assi­cu­rar­si una pro­pria fet­ta di bot­ti­no in Nord Afri­ca e Medio Orien­te, e non com­pro­met­te­re le pro­prie buo­ne rela­zio­ni com­mer­cia­li con l’Iran e mol­ti pae­si ara­bi. Ma que­sto posi­zio­na­men­to non rie­sce a nascon­de­re la tota­le com­pli­ci­tà del­lo sta­to ita­lia­no e di tut­ti i gover­ni ita­lia­ni, di qual­sia­si colo­re, con la guer­ra infi­ni­ta che l’imperialismo occi­den­ta­le ha sca­te­na­to da decen­ni ai popo­li ara­bi e “isla­mi­ci” e sta riem­pien­do que­sta vasta area del mon­do di lut­ti, distru­zio­ni, emi­gra­zio­ni for­za­te, ricac­cian­do­la indie­tro, anzi­tut­to in Iraq come pro­mi­se Baker, “all’età del­la pie­tra”.
Altret­tan­to impos­si­bi­le è nascon­de­re che, Sal­vi­ni o non Sal­vi­ni, l’Italia di Mat­ta­rel­la, dei Cin­que­stel­le, del Pd, etc. è schie­ra­ta dal­la par­te dei regi­mi bor­ghe­si dipen­den­ti che al Cai­ro come a Tuni­si, ad Alge­ri come a Khar­toum, oppri­mo­no le pro­prie clas­si lavo­ra­tri­ci e usa­no il pugno di fer­ro con­tro le loro ritor­nan­ti sol­le­va­zio­ni. L’Italia dell’Eni, del­la Feder­mec­ca­ni­ca e del­le altre cen­ti­na­ia di impre­se che lucra­no immen­si pro­fit­ti in que­sta area, è anche l’Italia del­le trup­pe schie­ra­te in Iraq, in Liba­no, in Niger, per pre­pa­ra­re altre guer­re e adde­stra­re poli­zie e trup­pe spe­cia­li anti-som­mos­sa.
È impos­si­bi­le pre­ve­de­re se l’uccisione di Solei­ma­ni e quel­lo che ne segui­rà come rispo­sta ad essa inne­sche­rà una rea­zio­ne a cate­na incon­trol­la­bi­le, gene­ran­do in Medio Orien­te una guer­ra gene­ra­le tra Sta­ti Uni­ti, Israe­le, UE, petro­mo­nar­chie da un lato, Rus­sia, Iran e loro allea­ti dall’altro – ban­co di pro­va per la for­ma­zio­ne di due schie­ra­men­ti capi­ta­li­sti­ci con­trap­po­sti in vista di un nuo­vo macel­lo mon­dia­le di inim­ma­gi­na­bi­le capa­ci­tà distrut­ti­va per l’umanità e la natu­ra. Il rilan­cio del mili­ta­ri­smo ad Ove­st come a Est, nel Nord come nel Sud del mon­do, del­la guer­ra per lo spa­zio, la deci­sio­ne espli­ci­ta del­la Nato di met­te­re nel suo miri­no la Cina, non lascia­no dub­bi sul fat­to che nei cir­co­li domi­nan­ti si pen­sa con­cre­ta­men­te a que­sta pos­si­bi­li­tà per risol­ve­re una cri­si eco­no­mi­ca nono­stan­te tut­to irri­sol­ta, e rispon­de­re con spe­ri­men­ta­te ricet­te rea­zio­na­rie ad una cri­si di legit­ti­mi­tà e di ege­mo­nia del siste­ma capi­ta­li­sti­co di por­ta­ta sem­pre più ampia.
Sia­mo già su que­sto pia­no incli­na­to. E sareb­be infan­ti­le imma­gi­na­re che ci si pos­sa fare scu­do di un art. 11 del­la Costi­tu­zio­ne che per i gover­nan­ti ita­lia­ni è sta­to fin dall’inizio car­ta strac­cia. La paro­la deve pas­sa­re alle piaz­ze, ad una lot­ta ampia e deter­mi­na­ta con­tro le nuo­ve guer­re capi­ta­li­ste-impe­ria­li­ste in gesta­zio­ne e quel­le già in cor­so. Basta con le esi­ta­zio­ni! Basta anche con l’idea, det­ta e non det­ta, che il fron­te in for­ma­zio­ne Rus­sia-Cina-Iran sia tut­to som­ma­to pre­fe­ri­bi­le all’odioso schie­ra­men­to Usa-Nato-Ue. Per quan­to divi­so da con­flit­ti di inte­res­si con quel­lo occi­den­ta­le, Il fron­te Rus­sia-Cina-Iran non ha nul­la di pre­fe­ri­bi­le per la clas­se lavo­ra­tri­ce, non pro­met­te altro di diver­so da quel­lo che già fa oggi, quo­ti­dia­na­men­te, sui “pro­pri” lavo­ra­to­ri: sfrut­ta­men­to, sfrut­ta­men­to, sfrut­ta­men­to.
Tor­nia­mo quin­di a mani­fe­sta­re con lo slo­gan dei mani­fe­stan­ti di San Fran­ci­sco e di altre cit­tà degli Sta­ti Uni­ti: “No war, but class war”. No alla guer­ra tra capi­ta­li­sti e regi­mi capi­ta­li­sti­ci, per fini capi­ta­li­sti­ci di oppres­sio­ne del lavo­ro e di sac­cheg­gio del­la natu­ra; sì alla guer­ra di clas­se glo­ba­le tra sfrut­ta­ti e sfrut­ta­to­ri.

Pro­te­ste negli Usa

Natu­ral­men­te non met­tia­mo gli Sta­ti Uni­ti (o l’Ue) e l’Iran sul­lo stes­so pia­no. Gli Sta­ti Uni­ti, per quan­to in decli­no, sono sem­pre e comun­que il pae­se impe­ria­li­sta n. 1 nel mon­do. L’Iran degli aya­tol­lah è una sem­pli­ce poten­za di area – giu­sta­men­te odia­ta per la sua azio­ne anti-ope­ra­ia da tan­ti pro­le­ta­ri in Iran (dove appe­na poco più di un mese fa ci sono sta­te dif­fu­se pro­te­ste popo­la­ri schiac­cia­te nel san­gue), in Iraq (dove le mili­zie che face­va­no capo a Solei­ma­ni spa­ra­va­no da otto­bre con­tro le dimo­stra­zio­ni di stra­da) e in Siria (dove pure si sono distin­te per simi­li azio­ni “uma­ni­ta­rie”).
Quin­di: ora e sem­pre con­tro l’imperialismo Usa, in quan­to gui­da e coor­di­na­to­re, fin che potrà, del capi­ta­li­smo glo­ba­le. E anzi­tut­to ora e sem­pre con­tro il “nostro” impe­ria­li­smo e il gover­no Con­te, i suoi maneg­gi di “pace” e di guer­ra, sub­do­li ma non per que­sto meno effi­ca­ci all’interno del­lo schie­ra­men­to del­la Nato e dell’Ue, che rica­dran­no ine­vi­ta­bil­men­te sul­le spal­le del­la clas­se lavo­ra­tri­ce. Mai, però, con l’Iran capi­ta­li­sta degli aya­tol­lah, che ha con­fi­sca­to e schiac­cia­to nel san­gue la gran­dio­sa sol­le­va­zio­ne popo­la­re e pro­le­ta­ria del 1979, ed è schie­ra­to oggi con le sue mili­zie e la sua influen­za poli­ti­co-ideo­lo­gi­ca con­tro le sol­le­va­zio­ni popo­la­ri in atto nel mon­do ara­bo.
Gli inter­na­zio­na­li­sti rivo­lu­zio­na­ri stan­no incon­di­zio­na­ta­men­te dal­la par­te del­le sol­le­va­zio­ni del­le mas­se oppres­se e sfrut­ta­te del mon­do ara­bo, del Medio Orien­te e dell’Iran con­tro l’imperialismo e con­tro i loro regi­mi, in un gra­do o nell’altro inte­gra­ti al capi­ta­li­smo glo­ba­le e al fron­te del­la con­tro­ri­vo­lu­zio­ne glo­ba­le.

  • Abbas­so il mili­ta­ri­smo capi­ta­li­sti­co e le guer­re capi­ta­li­ste e impe­ria­li­ste!
  • No all’aggressione yan­kee e occi­den­ta­le agli sfrut­ta­ti ira­nia­ni, ara­bi e “isla­mi­ci”!
  • Nes­su­na aper­tu­ra di cre­di­to a Iran, Rus­sia, Cina, regi­mi capi­ta­li­sti­ci e oppres­so­ri dei lavo­ra­to­ri quan­to i regi­mi demo­cra­ti­ci occi­den­ta­li!
  • Soli­da­rie­tà incon­di­zio­na­ta alle mas­se oppres­se e sfrut­ta­te ara­be e ira­nia­ne in rivol­ta!
  • Inter­na­zio­na­li­smo pro­le­ta­rio mili­tan­te! Socia­li­smo inter­na­zio­na­le!

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