Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Storia del movimento operaio, Teoria

Buon compleanno, Vladimir Il’ič!

Lenin a proposito della … “patrimoniale”

Centocinquant’anni fa nasce­va il gran­de rivo­lu­zio­na­rio Vla­di­mir Il’ič Ul’janov, uni­ver­sal­men­te cono­sciu­to come “Lenin”, colui che, insie­me a Lev Tro­tsky, fu il diri­gen­te del­la Rivo­lu­zio­ne rus­sa, dei “die­ci gior­ni che scon­vol­se­ro il mon­do”, e che ancor oggi rap­pre­sen­ta lo “spet­tro” che ter­ro­riz­za la bor­ghe­sia di ogni dove: la qua­le, ben­ché al momen­to anco­ra sal­da al pote­re, teme sem­pre la pos­si­bi­li­tà che il suo domi­nio vacil­li fino a crol­la­re.
In que­sto perio­do di vio­len­ta cri­si – non solo sani­ta­ria, ma anche eco­no­mi­ca e, poten­zial­men­te, socia­le – ci pia­ce com­me­mo­ra­re que­sta ricor­ren­za, non attra­ver­so un agio­gra­fi­co ricor­do di quel­le che furo­no la sua vita, le sue ope­re e la sua azio­ne rivo­lu­zio­na­ria, ma attra­ver­so un testo che Lenin stes­so scris­se nel mag­gio del 1917, e quin­di – voglia­mo sot­to­li­near­lo – solo cin­que mesi pri­ma del­la pre­sa del pote­re: un testo che ci pare estre­ma­men­te appro­pria­to rispet­to al momen­to che stia­mo viven­do, di emer­gen­za sani­ta­ria, per­ché riguar­da una del­le paro­le d’ordine che tan­te orga­niz­za­zio­ni e grup­pi del­la sini­stra (rivo­lu­zio­na­ria e rifor­mi­sta) stan­no agi­tan­do nel ten­ta­ti­vo di dare una rispo­sta alla cri­si pro­dot­ta dall’epidemia di coro­na­vi­rus.
Infat­ti, in quest’articolo, pub­bli­ca­to sul­la Pra­v­da in due par­ti il 29 e il 30 mag­gio 1917 (16 e 17 mag­gio, secon­do il calen­da­rio giu­lia­no allo­ra in vigo­re in Rus­sia), Lenin pren­de posi­zio­ne su una misu­ra che oggi, nel nostro les­si­co politico‑economico, vie­ne defi­ni­ta “patri­mo­nia­le” e che si com­pen­dia nel noto slo­gan “la cri­si la deb­bo­no paga­re i ric­chi”. Si trat­ta del­la riven­di­ca­zio­ne, che appun­to la sini­stra sta avan­zan­do in que­sti gior­ni, di una for­te impo­si­zio­ne fisca­le sui red­di­ti (o, in alcu­ne varian­ti, sui patri­mo­ni: ma pro­prio que­sto deno­ta una note­vo­le con­fu­sio­ne in chi decli­na la pro­po­sta) di quel­li che ven­go­no defi­ni­ti “i ric­chi”.
Gio­va ricor­da­re che, quan­do Lenin scris­se quest’articolo, simi­le pro­po­sta era sta­ta pre­sen­ta­ta addi­rit­tu­ra da un socia­li­sta, Mat­vej Iva­no­vič Sko­be­lev, men­sce­vi­co, già vice­pre­si­den­te del Soviet di Pie­tro­gra­do e in quel fran­gen­te, su indi­ca­zio­ne di que­sto, mini­stro del lavo­ro nel gover­no pro­dot­to del­la Rivo­lu­zio­ne di feb­bra­io.
Ebbe­ne, que­sta riven­di­ca­zio­ne – che addi­rit­tu­ra Lenin iro­ni­ca­men­te defi­ni­sce “più radi­ca­le” rispet­to al pro­gram­ma dei bol­sce­vi­chi – fu pro­po­sta in un perio­do di pie­na atti­vi­tà rivo­lu­zio­na­ria, con orga­ni­smi di dop­pio pote­re inse­dia­ti e pra­ti­ca­men­te alla vigi­lia dell’Ottobre: eppu­re, Lenin stes­so rite­ne­va che per­si­no allo­ra fos­se «impos­si­bi­le appli­ca­re il pro­gram­ma di Sko­be­lev». Per­ché? Ma è ovvio: per­ché «non si pos­so­no … fare pas­si di una qual­che impor­tan­za in que­sta dire­zio­ne quan­do si va a brac­cet­to con die­ci mini­stri del par­ti­to dei gran­di pro­prie­ta­ri fon­dia­ri e dei capi­ta­li­sti». E cioè, per ritor­na­re a un pre­sen­te di gran lun­ga più arre­tra­to rispet­to al mag­gio 1917, per­ché non si può chie­de­re a un gover­no bor­ghe­se di intac­ca­re i pro­fit­ti di quel­la stes­sa bor­ghe­sia che ne è l’azionista uni­co.
Lenin, dun­que, con­clu­de ricor­dan­do che solo il pote­re degli ope­rai, basa­to sul­le mili­zie popo­la­ri, e dun­que sull’armamento gene­ra­le del popo­lo – con il neces­sa­rio scio­gli­men­to degli orga­ni­smi repres­si­vi del­lo Sta­to bor­ghe­se (poli­zia ed eser­ci­to) – può por­ta­re a ter­mi­ne un pro­gram­ma del gene­re, a van­tag­gio del­le clas­si subal­ter­ne.
Cre­dia­mo, per ter­mi­na­re, che non ci sia modo miglio­re di com­me­mo­ra­re la ricor­ren­za del­la nasci­ta di Lenin che lascia­re a lui la paro­la per­ché, in que­sto perio­do di gran­de smar­ri­men­to del­la sini­stra rivo­lu­zio­na­ria, quest’ultima pos­sa, rio­rien­tan­do­si, usci­re dal­la mar­gi­na­li­tà in cui ver­sa e tor­na­re in con­nes­sio­ne con le clas­si che dovreb­be rap­pre­sen­ta­re.
Buo­na let­tu­ra.
La reda­zio­ne

Catastrofe inevitabile e promesse smisurate


V.I. Lenin

 

(Arti­co­lo pri­mo)

L’inevitabile sfa­ce­lo eco­no­mi­co e la cata­stro­fe di inau­di­te pro­por­zio­ni che ci minac­cia pon­go­no una que­stio­ne tal­men­te gra­ve che allo sco­po di chia­rir­la com­ple­ta­men­te è oppor­tu­no ritor­nar­vi sopra sem­pre più spes­so. Abbia­mo già indi­ca­to, nell’ultimo nume­ro del­la Pra­v­da, che il pro­gram­ma del comi­ta­to ese­cu­ti­vo del soviet dei depu­ta­ti degli ope­rai e dei sol­da­ti non dif­fe­ri­sce più in nien­te da quel­lo del “ter­ri­bi­le” bol­sce­vi­smo.
Dob­bia­mo rile­va­re oggi che il pro­gram­ma del mini­stro men­sce­vi­co Sko­be­lev va più lon­ta­no del bol­sce­vi­smo. Ecco que­sto pro­gram­ma, nel­la ver­sio­ne del gior­na­le mini­ste­ria­le Riec:

«Il mini­stro [Sko­be­lev] dichia­ra che […] l’economia nazio­na­le è sull’orlo dell’abisso. È neces­sa­rio un inter­ven­to in tut­ti i set­to­ri del­la vita eco­no­mi­ca, per­ché le cas­se del­la teso­re­ria sono vuo­te. La situa­zio­ne del­le mas­se lavo­ra­tri­ci deve esse­re miglio­ra­ta, e a tal fine è neces­sa­rio pre­le­va­re gli uti­li dal­le cas­se degli impren­di­to­ri e dal­le ban­che. (Una voce: “In che modo?”). Con una tas­sa­zio­ne spie­ta­ta sui patri­mo­ni, rispon­de il mini­stro del lavo­ro Sko­be­lev. La scien­za finan­zia­ria cono­sce que­sto mez­zo. L’imposta sul­le clas­si pos­si­den­ti deve esse­re aumen­ta­ta fino a toc­ca­re il 100% dei pro­fit­ti. (Una voce: “Que­sto vuol dire pren­de­re tut­to!”). Pur­trop­po, dichia­ra Sko­be­lev, varie socie­tà ano­ni­me han­no già paga­to i divi­den­di agli azio­ni­sti. Ma per que­sta stes­sa ragio­ne dob­bia­mo col­pi­re le clas­si pos­si­den­ti con un’imposta pro­gres­si­va indi­vi­dua­le. Andre­mo anco­ra oltre, e, se il capi­ta­le vuo­le con­ser­va­re i meto­di bor­ghe­si di gestio­ne dell’economia, lavo­ri sen­za uti­li per non per­de­re i clien­ti […]. Dob­bia­mo impor­re l’obbligo del lavo­ro a tut­ti i signo­ri azio­ni­sti, ai ban­chie­ri, ai fab­bri­can­ti, i qua­li sono sco­rag­gia­ti dal­la scom­par­sa degli incen­ti­vi che pri­ma li sti­mo­la­va­no al lavo­ro […]. Dob­bia­mo costrin­ge­re i signo­ri azio­ni­sti a sot­to­met­ter­si allo Sta­to, dob­bia­mo impor­re anche ad essi un obbli­go: l’obbligo del lavo­ro».

Con­si­glia­mo agli ope­rai di leg­ge­re e rileg­ge­re que­sto pro­gram­ma, di discu­ter­lo e di riflet­te­re sul­le con­di­zio­ni neces­sa­rie alla sua appli­ca­zio­ne.
Tut­to il pro­ble­ma con­si­ste nel­le con­di­zio­ni per rea­liz­zar­lo, nel comin­ciar­ne subi­to l’applicazione.
Di per sé, que­sto pro­gram­ma non è solo eccel­len­te e non coin­ci­de sol­tan­to con il pro­gram­ma del bol­sce­vi­smo, ma, in un pun­to, cioè dove pro­met­te di “pre­le­va­re gli uti­li dal­le ban­che” fino al “100%”, va anche più lon­ta­no del nostro.
Il nostro par­ti­to è mol­to più mode­sto. Nel­la sua riso­lu­zio­ne esi­ge di meno e cioè: il con­trol­lo sul­le ban­che e il pas­sag­gio “gra­dua­le” (udi­te! udi­te! i bol­sce­vi­chi sono per la gra­dua­li­tà!) a una “tas­sa­zio­ne pro­gres­si­va più equa sui red­di­ti e sul patri­mo­nio”.
Il nostro par­ti­to è più mode­ra­to di Sko­be­lev.

Mat­vej Iva­no­vič Sko­be­lev

Sko­be­lev pro­di­ga pro­mes­se smo­da­te e per­si­no smi­su­ra­te, sen­za però com­pren­de­re le con­di­zio­ni in cui sarà pos­si­bi­le rea­liz­za­re in con­cre­to quel­le pro­mes­se.
Il pro­ble­ma è tut­to qui.
Non sol­tan­to è impos­si­bi­le appli­ca­re il pro­gram­ma di Sko­be­lev, ma, in gene­ra­le, non si pos­so­no nean­che fare pas­si di una qual­che impor­tan­za in que­sta dire­zio­ne quan­do si va a brac­cet­to con die­ci mini­stri del par­ti­to dei gran­di pro­prie­ta­ri fon­dia­ri e dei capi­ta­li­sti e ci si ser­ve di un appa­ra­to buro­cra­ti­co di fun­zio­na­ri di cui il gover­no capi­ta­li­sti­co (con la sua appen­di­ce di men­sce­vi­chi e di popu­li­sti) è costret­to a con­ten­tar­si.
Meno pro­mes­se, cit­ta­di­no Sko­be­lev, e un po’ più di sen­so pra­ti­co! Meno fra­si alti­so­nan­ti e un po’ più di com­pren­sio­ne del modo in cui biso­gna met­ter­si all’opera.
Ci si può e ci si deve met­te­re all’opera imme­dia­ta­men­te, sen­za per­de­re un sol gior­no, per sal­va­re il pae­se dal­la spa­ven­to­sa cata­stro­fe che lo minac­cia. Ma l’essenziale è che il “nuo­vo” gover­no prov­vi­so­rio non vuo­le met­ter­si all’opera e, se anche lo voles­se, non potreb­be far­lo, per­ché è lega­to con mil­le fili alla dife­sa degli inte­res­si del capi­ta­le.
Si può e si deve chia­ma­re tut­to il popo­lo per­ché si met­ta all’opera, pro­mul­gan­do in un sol gior­no un decre­to che con­vo­chi sen­za indu­gio:

  1. i soviet e i con­gres­si degli impie­ga­ti di ban­ca, del­le sin­go­le ban­che e di tut­ta la Rus­sia, con il com­pi­to di ela­bo­ra­re imme­dia­ta­men­te le misu­re pra­ti­che neces­sa­rie per la fusio­ne di tut­te le ban­che e di tut­ti gli isti­tu­ti di cre­di­to in una sola ban­ca nazio­na­le e per un con­trol­lo più rigo­ro­so su tut­te le ope­ra­zio­ni finan­zia­rie, con l’immediata pub­bli­ca­zio­ne dei risul­ta­ti del con­trol­lo;
  2. i soviet e i con­gres­si degli impie­ga­ti di tut­ti i trusts e sin­da­ca­ti capi­ta­li­sti­ci, con il com­pi­to di pren­de­re misu­re per rea­liz­za­re il con­trol­lo e la con­ta­bi­li­tà e di pub­bli­ca­re imme­dia­ta­men­te i risul­ta­ti del con­trol­lo.
  3. Que­sto decre­to deve assi­cu­ra­re il dirit­to di con­trol­lo non sol­tan­to a tut­ti i soviet di depu­ta­ti degli ope­rai, dei sol­da­ti e dei con­ta­di­ni, ma anche ai soviet degli ope­rai di ogni gran­de fab­bri­ca e ai rap­pre­sen­tan­ti di ogni gran­de par­ti­to poli­ti­co (con­si­de­ran­do, per esem­pio, come tale ogni par­ti­to che abbia pre­sen­ta­to alle ele­zio­ni di Pie­tro­gra­do del 12 mag­gio liste pro­prie in alme­no due rio­ni). Tut­ti i regi­stri con­ta­bi­li e tut­ti i docu­men­ti devo­no esse­re sot­to­po­sti a que­sto con­trol­lo.
  4. Il decre­to deve invi­ta­re tut­ti gli azio­ni­sti, tut­ti i diret­to­ri e tut­ti i mem­bri dei con­si­gli di ammi­ni­stra­zio­ne di tut­te le socie­tà a ren­de­re pub­bli­ci i nomi dei pos­ses­so­ri di alme­no die­ci­mi­la (o cin­que­mi­la) rubli di azio­ni e ad indi­ca­re a qua­li azio­ni e socie­tà sono “inte­res­sa­te” que­ste per­so­ne. Per le dichia­ra­zio­ni non rispon­den­ti al vero (dinan­zi agli orga­ni­smi di con­trol­lo degli impie­ga­ti di ban­ca, ecc.) biso­gna pre­ve­de­re la con­fi­sca di tut­ti i beni e la con­dan­na a non meno di cin­que anni di deten­zio­ne.
  5. Il decre­to deve invi­ta­re tut­to il popo­lo a isti­tui­re subi­to, attra­ver­so gli orga­ni di auto­go­ver­no loca­le, l’obbligo gene­ra­le del lavo­ro e a crea­re, per il con­trol­lo e l’attuazione di que­sta misu­ra, una mili­zia popo­la­re alla qua­le par­te­ci­pe­rà tut­ta la popo­la­zio­ne (mili­zia da costi­tui­re subi­to nel­le cam­pa­gne e, attra­ver­so la mili­zia ope­ra­ia, nel­le cit­tà, ecc.).

Sen­za l’obbligo gene­ra­le del lavo­ro il pae­se non può esse­re sal­va­to dal­la cata­stro­fe. E sen­za una mili­zia di tut­to il popo­lo l’obbligo gene­ra­le del lavo­ro non può esse­re appli­ca­to. Que­sto lo capi­sco­no tut­ti, a meno di non esse­re piom­ba­ti nel cre­ti­ni­smo mini­ste­ria­le o nel­lo squi­li­brio men­ta­le dovu­to alla fidu­cia nell’eloquenza gover­na­ti­va.
Chiun­que voglia sal­va­re real­men­te dal­la cata­stro­fe deci­ne di milio­ni di cit­ta­di­ni dovrà pro­pu­gna­re que­ste misu­re.
Par­le­re­mo nel pros­si­mo arti­co­lo del pas­sag­gio gra­dua­le a una ripar­ti­zio­ne più equa del­le impo­ste e del modo in cui si dovran­no sce­glie­re in mez­zo al popo­lo e sosti­tui­re pian pia­no ai mini­stri que­gli orga­niz­za­to­ri real­men­te capa­ci (sia­no essi ope­rai o capi­ta­li­sti) che avran­no dato pro­va di sé nel rea­liz­za­re con suc­ces­so le misu­re da noi indi­ca­te.


(Arti­co­lo secon­do)

Quan­do Sko­be­lev, in un discor­so esa­gi­ta­to, fat­to a nome del gover­no, arri­va ad annun­cia­re un’imposta del 100% sui pro­fit­ti dei capi­ta­li­sti, ci tro­via­mo dinan­zi a un model­lo di fra­se ad effet­to. Nei par­la­men­ti del­le repub­bli­che bor­ghe­si que­ste fra­si ser­vo­no sem­pre a ingan­na­re il popo­lo.
Ma qui vi è qual­co­sa di peg­gio di una fra­se. «Se il capi­ta­le vuo­le con­ser­va­re i meto­di bor­ghe­si di gestio­ne dell’economia, lavo­ri sen­za uti­li per non per­de­re i clien­ti», ha det­to Sko­be­lev. Sem­bra una minac­cia “ter­ri­bi­le” ver­so i capi­ta­li­sti, ma di fat­to è un ten­ta­ti­vo (for­se incon­sa­pe­vo­le da par­te di Sko­be­lev, ma indub­bia­men­te con­sa­pe­vo­le da par­te dei capi­ta­li­sti) di man­te­ne­re l’onnipotenza del capi­ta­le sacri­fi­can­do i pro­fit­ti per un bre­ve las­so di tem­po.
Gli ope­rai pren­do­no “trop­po”, pen­sa­no i capi­ta­li­sti. Sca­ri­chia­mo su di loro la respon­sa­bi­li­tà sen­za con­ce­der loro né il pote­re né la pos­si­bi­li­tà di diri­ge­re effet­ti­va­men­te tut­ta la pro­du­zio­ne. Noi capi­ta­li­sti pos­sia­mo anche rinun­cia­re per qual­che tem­po ai pro­fit­ti, ma «con­ser­van­do i meto­di bor­ghe­si di gestio­ne dell’economia, sen­za per­de­re i clien­ti», affret­te­re­mo il fal­li­men­to di que­sta situa­zio­ne tran­si­to­ria dell’industria, la disor­ga­niz­ze­re­mo con ogni mez­zo e get­te­re­mo tut­ta la col­pa sugli ope­rai.
Che sia pro­prio que­sto il cal­co­lo dei capi­ta­li­sti lo dimo­stra­no i fat­ti. I pro­prie­ta­ri del­le minie­re di car­bo­ne del sud disor­ga­niz­za­no appun­to la pro­du­zio­ne, «la disor­ga­niz­za­no e la tra­scu­ra­no coscien­te­men­te» (si veda nel­la Nova­ia gizn del 16 mag­gio il reso­con­to del­le dichia­ra­zio­ni di una dele­ga­zio­ne ope­ra­ia). Il qua­dro è chia­ro: la Riec men­te spu­do­ra­ta­men­te e addos­sa la col­pa agli ope­rai. I pro­prie­ta­ri del­le minie­re «disor­ga­niz­za­no coscien­te­men­te la pro­du­zio­ne». E Sko­be­lev gor­gheg­gia: «Se il capi­ta­le vuo­le con­ser­va­re i meto­di bor­ghe­si di gestio­ne dell’economia, lavo­ri sen­za uti­li». Il qua­dro è ben chia­ro!
Per i capi­ta­li­sti e per i fun­zio­na­ri è van­tag­gio­so disto­glie­re con “pro­mes­se smi­su­ra­te” l’attenzione del popo­lo dal fat­to prin­ci­pa­le, cioè dal pas­sag­gio rea­le del con­trol­lo rea­le nel­le mani degli ope­rai.
Gli ope­rai devo­no respin­ge­re la fra­seo­lo­gia, le pro­mes­se, le dichia­ra­zio­ni, la pro­get­to­ma­nia dei buro­cra­ti del­la capi­ta­le, i qua­li sono sem­pre pron­ti a for­mu­la­re pia­ni, decre­ti, sta­tu­ti e rego­la­men­ti d’effetto. Abbas­so tut­te que­ste men­zo­gne! Abbas­so tut­ta que­sta baraon­da di pro­get­ti bor­ghe­si e buro­cra­ti­ci che fal­li­sco­no dap­per­tut­to! Abbas­so que­sto modo di rin­via­re tut­to alle calen­de gre­che! Gli ope­rai devo­no esi­ge­re l’istituzione imme­dia­ta ed effet­ti­va di un con­trol­lo eser­ci­ta­to obbli­ga­to­ria­men­te dagli stes­si ope­rai.
Ecco la pre­mes­sa essen­zia­le per riu­sci­re nell’intento, per sal­var­si dal­la cata­stro­fe. Sen­za que­sto, tut­to il resto è ingan­no. Ma, quan­do sia posta tale pre­mes­sa, non ci affret­te­re­mo a pre­le­va­re il “100% dei pro­fit­ti”. Pos­sia­mo e dob­bia­mo esse­re più mode­ra­ti, pas­sa­re gra­dual­men­te a una tas­sa­zio­ne più equa, dif­fe­ren­zia­re i pic­co­li dai gran­di azio­ni­sti, pren­de­re assai poco ai pri­mi e pren­de­re mol­to (ma non obbli­ga­to­ria­men­te tut­to) sol­tan­to ai secon­di. Il nume­ro dei gran­di azio­ni­sti è infi­mo; la loro fun­zio­ne, come la loro ric­chez­za, è immen­sa. Si può dire, sen­za tema di sba­glia­re, che, se si com­pi­las­se un elen­co dei cin­que­mi­la o anche dei tre­mi­la (o for­se anche solo dei mil­le) uomi­ni più ric­chi del­la Rus­sia, o se si ricer­cas­se­ro (per mez­zo del con­trol­lo eser­ci­ta­to dal bas­so, attra­ver­so gli impie­ga­ti del­le ban­che, dei sin­da­ca­ti capi­ta­li­sti­ci, ecc.) tut­ti i fili e i lega­mi del loro capi­ta­le finan­zia­rio, tut­te le loro rela­zio­ni ban­ca­rie, si sco­pri­reb­be tut­to il nodo del domi­nio del capi­ta­le, la mas­sa prin­ci­pa­le del­le ric­chez­ze accu­mu­la­te con il lavo­ro altrui, tut­te le radi­ci vera­men­te impor­tan­ti del “con­trol­lo” sul­la pro­du­zio­ne socia­le e sul­la ripar­ti­zio­ne dei pro­dot­ti.

Con­ta­di­ni, sol­da­ti e ope­rai (a sini­stra) rivol­ti a un cosac­co (al cen­tro): «Cosac­co, con chi stai? Con noi o con loro?» (lati­fon­di­sti, gene­ra­li e capi­ta­li­sti, a destra)

Ebbe­ne, pro­prio que­sto con­trol­lo deve pas­sa­re nel­le mani degli ope­rai. Pro­prio que­sto nodo e que­ste radi­ci il capi­ta­le esi­ge che resti­no nasco­sti al popo­lo. «Meglio accet­ta­re per qual­che tem­po il sacri­fi­cio di “tut­to” il pro­fit­to o del 99% dei nostri red­di­ti, anzi­ché sve­la­re al popo­lo le radi­ci del nostro pote­re»: ecco come ragio­na la clas­se dei capi­ta­li­sti e il suo incon­sa­pe­vo­le ser­vi­to­re, il buro­cra­te.
Quan­to a noi, non rinun­ce­re­mo in nes­sun caso al nostro dirit­to e alla nostra riven­di­ca­zio­ne. Apri­re al popo­lo la cit­ta­del­la del capi­ta­le finan­zia­rio e sot­to­met­ter­la al con­trol­lo ope­ra­io: ecco che cosa vuo­le e vor­rà l’operaio coscien­te. E ogni gior­no una mas­sa sem­pre più nume­ro­sa di pove­ri, una mag­gio­ran­za sem­pre più vasta del­la popo­la­zio­ne e, in gene­ra­le, un nume­ro cre­scen­te di per­so­ne one­ste, che cer­ca­no in buo­na fede di scon­giu­ra­re la cata­stro­fe, si con­vin­ce­ran­no che que­sto ragio­na­men­to è giu­sto.
Biso­gna impa­dro­nir­si del­la cit­ta­del­la prin­ci­pa­le del capi­ta­le finan­zia­rio. Altri­men­ti, tut­te le fra­si e tut­ti i pro­get­ti di sal­vez­za saran­no sol­tan­to una misti­fi­ca­zio­ne. Quan­to ai capi­ta­li­sti, con­si­de­ra­ti indi­vi­dual­men­te e per­si­no nel­la loro mag­gio­ran­za, il pro­le­ta­ria­to non inten­de “spo­gliar­li” (come dice­va Sciul­ghin per “spa­ven­ta­re” sé stes­so e i suoi), non sol­tan­to non inten­de pri­var­li “di tut­to”, ma inten­de inve­ce affi­dar loro un’opera uti­le e ono­re­vo­le da com­pie­re sot­to il con­trol­lo degli ope­rai.
Nel momen­to in cui si avvi­ci­na una cata­stro­fe ine­vi­ta­bi­le la cosa più uti­le e neces­sa­ria per il popo­lo è l’orga­niz­za­zio­ne. Pro­di­gi di orga­niz­za­zio­ne pro­le­ta­ria: ecco qual è oggi la nostra paro­la d’ordine, ecco qua­le sarà a mag­gior ragio­ne la nostra paro­la d’ordine e la nostra riven­di­ca­zio­ne quan­do il pro­le­ta­ria­to avrà pre­so il pote­re. Se le mas­se non si orga­niz­za­no, è impos­si­bi­le isti­tui­re l’obbligo gene­ra­le del lavo­ro, che è dive­nu­to asso­lu­ta­men­te neces­sa­rio, è impos­si­bi­le eser­ci­ta­re un con­trol­lo in qual­che modo effi­ca­ce sul­le ban­che, sui sin­da­ca­ti indu­stria­li, sul­la pro­du­zio­ne e sul­la ripar­ti­zio­ne dei pro­dot­ti.
Biso­gna per­ciò comin­cia­re – e comin­cia­re subi­to – dal­la mili­zia ope­ra­ia per avviar­ci con pas­so sal­do ed esper­to, pur rispet­tan­do la neces­sa­ria gra­dua­li­tà, ver­so l’istituzione di una mili­zia popo­la­re, ver­so la sosti­tu­zio­ne del­la poli­zia e dell’esercito per­ma­nen­te con l’armamento gene­ra­le del popo­lo. Biso­gna per­ciò trar­re orga­niz­za­to­ri capa­ci da tut­ti gli stra­ti del popo­lo, da tut­te le clas­si, sen­za esclu­de­re i capi­ta­li­sti, che han­no attual­men­te l’esperienza più ric­ca in que­sto cam­po. In mez­zo al popo­lo vi sono mol­ti uomi­ni di talen­to adat­ti a sco­po. Si trat­ta di for­ze anco­ra sopi­te tra i pro­le­ta­ri e tra i con­ta­di­ni, for­ze che non han­no tro­va­to modo di espli­car­si. Biso­gna susci­tar­le dal bas­so, pra­ti­ca­men­te, per esem­pio, fra colo­ro che sono riu­sci­ti a sop­pri­me­re le “code” in una data loca­li­tà, a isti­tui­re i comi­ta­ti di inqui­li­ni, a uni­re i dome­sti­ci, a crea­re azien­de agri­co­le model­lo, a far fun­zio­na­re una qual­sia­si fab­bri­ca pas­sa­ta nel­le mani degli ope­rai e così via. Que­sti orga­niz­za­to­ri susci­ta­ti dal bas­so, dal­la pra­ti­ca, attra­ver­so il con­trol­lo pra­ti­co del­le loro capa­ci­tà, devo­no diven­ta­re “mini­stri”, non nel­la vec­chia acce­zio­ne del­la paro­la, non nel sen­so che ven­ga offer­to loro un por­ta­fo­glio, ma nel sen­so che si affi­di­no loro le fun­zio­ni di istrut­to­ri e orga­niz­za­to­ri viag­gian­ti del popo­lo, i qua­li devo­no con­cor­re­re dap­per­tut­to a instau­ra­re l’ordine più rigo­ro­so, la mas­si­ma eco­no­mia del lavo­ro uma­no, la disci­pli­na fra­ter­na più seve­ra.
Ecco che cosa il par­ti­to del pro­le­ta­ria­to deve pro­pa­gan­da­re in mez­zo al popo­lo per sal­var­lo dal­la cata­stro­fe. Ecco che cosa il par­ti­to del pro­le­ta­ria­to deve attua­re, pian pia­no, ma fin da ora, nel­le sin­go­le loca­li­tà in cui detie­ne il pote­re. Ecco che cosa dovrà rea­liz­za­re inte­gral­men­te, quan­do avrà otte­nu­to il pote­re nel­lo Sta­to.