Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Storia del movimento operaio

Friedrich Engels

A cen­to­ven­ti­cin­que anni dal­la mor­te, inten­dia­mo com­me­mo­ra­re il gran­de pen­sa­to­re, filo­so­fo, eco­no­mi­sta e rivo­lu­zio­na­rio, Frie­drich Engels, l’amico per tut­ta la vita di Karl Marx, insie­me al qua­le pose i fon­da­men­ti per una teo­ria del socia­li­smo scien­ti­fi­co. Sen­za l’o­pe­ra di Engels e di Marx il pro­le­ta­ria­to inter­na­zio­na­le non avreb­be potu­to sco­prir­si clas­se rivo­lu­zio­na­ria. Se oggi noi tut­ti lot­tia­mo per l’ab­bat­ti­men­to del siste­ma capi­ta­li­sta e l’in­stau­ra­zio­ne di una socie­tà socia­li­sta, lo dob­bia­mo all’in­stan­ca­bi­le lavo­ro teo­ri­co, orga­niz­za­ti­vo e poli­ti­co di que­sti due gigan­ti del pen­sie­ro umano.
E inten­dia­mo com­me­mo­ra­re la ricor­ren­za del­la scom­par­sa di Engels attra­ver­so que­sto testo scrit­to nel­l’au­tun­no del 1895 da Lenin, cioè colui il qua­le fu tra i pochi rivo­lu­zio­na­ri a por­tar­ne degna­men­te avan­ti il pen­sie­ro ren­den­do­lo con­cre­to attra­ver­so la Rivo­lu­zio­ne russa.
Buo­na lettura.
La redazione

Friedrich Engels

 

Vla­di­mir Il’ič Ul’janov Lenin

 

Qual faro di sen­no s’è spento
Qual core ces­sò di pulsare!
(N.A. Nekra­sov, “In memo­ria di Dobroliubov”)

 

Il 5 ago­sto 1895 del nuo­vo calen­da­rio (24 luglio) si è spen­to a Lon­dra Frie­drich Engels. Dopo il suo ami­co Karl Marx (mor­to nel 1883), Engels fu il più emi­nen­te scien­zia­to e mae­stro del pro­le­ta­ria­to con­tem­po­ra­neo di tut­to il mon­do civi­le. Dal gior­no in cui la sor­te fece incon­tra­re Karl Marx e Frie­drich Engels, l’opera a cui i due ami­ci dedi­ca­ro­no la loro vita diven­ne la loro cau­sa comu­ne. Per­ciò per ren­der­si con­to di quan­to ha fat­to Frie­drich Engels per il pro­le­ta­ria­to, biso­gna com­pren­de­re chia­ra­men­te la impor­tan­za che la dot­tri­na e l’attività di Marx han­no avu­to nel­lo svi­lup­po del movi­men­to ope­ra­io con­tem­po­ra­neo. Marx ed Engels han­no dimo­stra­to per pri­mi che la clas­se ope­ra­ia, con le sue riven­di­ca­zio­ni, è il pro­dot­to neces­sa­rio dell’ordine eco­no­mi­co attua­le, il qua­le, insie­me con la bor­ghe­sia, crea e orga­niz­za ine­lut­ta­bil­men­te il pro­le­ta­ria­to; essi han­no dimo­stra­to che non i ten­ta­ti­vi bene­vo­li di sin­go­le per­so­na­li­tà gene­ro­se, ma la lot­ta di clas­se del pro­le­ta­ria­to orga­niz­za­to libe­re­rà l’umanità dal­le sven­tu­re che attual­men­te la oppri­mo­no. Marx ed Engels, nel­le loro ope­re scien­ti­fi­che, han­no per pri­mi spie­ga­to che il socia­li­smo non è un’invenzione di sogna­to­ri, ma lo sco­po ulti­mo e il risul­ta­to ine­vi­ta­bi­le del­lo svi­lup­po del­le for­ze pro­dut­ti­ve nel­la socie­tà con­tem­po­ra­nea. Tut­ta la sto­ria scrit­ta fino­ra è sto­ria del­la lot­ta di clas­se, del­la suc­ces­sio­ne del domi­nio e del­le vit­to­rie di alcu­ne clas­si socia­li su altre. E que­sto con­ti­nue­rà fino a che non scom­pa­ri­ran­no le basi del­la lot­ta di clas­se e del domi­nio di clas­se: la pro­prie­tà pri­va­ta e l’anarchia del­la pro­du­zio­ne socia­le. Gli inte­res­si del pro­le­ta­ria­to esi­go­no la distru­zio­ne di que­ste basi; con­tro di esse dovrà quin­di esser diret­ta la lot­ta di clas­se coscien­te degli ope­rai orga­niz­za­ti. E ogni lot­ta di clas­se è una lot­ta politica.
Que­ste con­ce­zio­ni di Marx e di Engels sono ormai assi­mi­la­te da tut­to il pro­le­ta­ria­to che lot­ta per la pro­pria eman­ci­pa­zio­ne; ma quan­do i due ami­ci, fra il 1840 e il 1850, col­la­bo­ra­ro­no alla stam­pa socia­li­sta e pre­se­ro par­te ai movi­men­ti socia­li del­la loro epo­ca, tali con­ce­zio­ni rap­pre­sen­ta­va­no una novi­tà asso­lu­ta. Allo­ra v’erano mol­te per­so­ne di talen­to o inet­te, one­ste o diso­ne­ste, le qua­li, attrat­te dal­la lot­ta per la liber­tà poli­ti­ca, dal­la lot­ta con­tro il pote­re asso­lu­to dei re, del­la poli­zia e dei pre­ti, non vede­va­no il con­tra­sto fra gli inte­res­si del­la bor­ghe­sia e quel­li del pro­le­ta­ria­to. Costo­ro non con­ce­pi­va­no nean­che lon­ta­na­men­te che gli ope­rai potes­se­ro agi­re come una for­za socia­le auto­no­ma. Dall’altro lato, v’erano mol­ti sogna­to­ri, a vol­te genia­li, i qua­li pen­sa­va­no che sareb­be basta­to con­vin­ce­re i gover­nan­ti e le clas­si domi­nan­ti dell’ingiustizia dell’ordine socia­le esi­sten­te per sta­bi­li­re con faci­li­tà sul­la ter­ra la pace e il benes­se­re uni­ver­sa­le. Essi sogna­va­no di rea­liz­za­re il socia­li­smo sen­za lot­ta. Infi­ne, qua­si tut­ti i socia­li­sti e, in gene­ra­le, gli ami­ci del­la clas­se ope­ra­ia di quel tem­po vede­va­no nel pro­le­ta­ria­to solo una pia­ga; essi costa­ta­va­no con spa­ven­to come, con lo svi­lup­po dell’industria, si svi­lup­pa­va anche que­sta pia­ga. Per­ciò tut­ti costo­ro pen­sa­va­no al modo di fre­na­re lo svi­lup­po dell’industria e del pro­le­ta­ria­to, di fer­ma­re la «ruo­ta del­la sto­ria». Di fron­te allo spa­ven­to gene­ra­le susci­ta­to dal­lo svi­lup­po del pro­le­ta­ria­to, Marx ed Engels, al con­tra­rio, ripo­ne­va­no tut­te le loro spe­ran­ze nel­lo svi­lup­po inces­san­te del pro­le­ta­ria­to. Più nume­ro­si sono i pro­le­ta­ri, più gran­de è la loro for­za come clas­se rivo­lu­zio­na­ria, più pros­si­mo e rea­liz­za­bi­le è il socia­li­smo. In poche paro­le, i meri­ti di Marx e di Engels davan­ti alla clas­se ope­ra­ia pos­so­no esse­re così pre­ci­sa­ti: essi edu­ca­ro­no la clas­se ope­ra­ia a cono­sce­re se stes­sa, a pren­de­re coscien­za di se stes­sa, e alle chi­me­re sosti­tui­ro­no la scienza.
Ecco per­ché il nome e la vita di Engels devo­no esse­re cono­sciu­ti da ogni ope­ra­io; ecco per­ché nel­la nostra rac­col­ta che, come tut­te le nostre pub­bli­ca­zio­ni, si pro­po­ne di ride­sta­re la coscien­za di clas­se degli ope­rai rus­si, dob­bia­mo deli­nea­re un pro­fi­lo del­la vita e dell’attività di Frie­drich Engels, uno dei due gran­di mae­stri del pro­le­ta­ria­to moderno.

Engels nac­que nel 1820 a Bar­men, nel­la pro­vin­cia rena­na del regno di Prus­sia. Suo padre era un indu­stria­le. Nel 1838, pri­ma di fini­re il liceo, Engels fu costret­to per ragio­ni di fami­glia a entra­re come com­mes­so in una dit­ta com­mer­cia­le di Bre­ma. Gli affa­ri com­mer­cia­li non gli impe­di­ro­no di dedi­car­si a stu­di scien­ti­fi­ci e poli­ti­ci. Anco­ra stu­den­te, egli ave­va comin­cia­to a odia­re l’autocrazia e l’arbitrio dei buro­cra­ti. Gli stu­di filo­so­fi­ci lo por­ta­ro­no oltre. In quei tem­pi, nel­la filo­so­fia tede­sca domi­na­va la dot­tri­na di Hegel, e Engels diven­ne suo segua­ce. Ben­ché per­so­nal­men­te Hegel fos­se un ammi­ra­to­re del­lo Sta­to auto­cra­ti­co prus­sia­no, al ser­vi­zio del qua­le egli si tro­va­va in qua­li­tà di pro­fes­so­re dell’università di Ber­li­no, la sua dot­tri­na era rivo­lu­zio­na­ria. La fidu­cia di Hegel nel­la ragio­ne uma­na e nei suoi dirit­ti e la tesi fon­da­men­ta­le del­la filo­so­fia hege­lia­na, secon­do la qua­le nel mon­do si svol­ge un pro­ces­so con­ti­nuo di tra­sfor­ma­zio­ne e di evo­lu­zio­ne, indus­se­ro gli allie­vi del filo­so­fo ber­li­ne­se che non vole­va­no con­ci­liar­si con la real­tà, a pen­sa­re che anche la lot­ta con­tro la real­tà, la lot­ta con­tro l’ingiustizia esi­sten­te e con­tro il male domi­nan­te, deb­ba ave­re le sue radi­ci nel­la leg­ge uni­ver­sa­le del­lo svi­lup­po per­pe­tuo. Se tut­to si svi­lup­pa, se alcu­ne isti­tu­zio­ni esi­sten­ti ven­go­no sosti­tui­te da altre isti­tu­zio­ni, per­ché dovreb­be­ro per­pe­tuar­si in eter­no l’autocrazia del re prus­sia­no o del­lo zar rus­so, l’arricchimento di un’infima mino­ran­za a spe­se del­la stra­gran­de mag­gio­ran­za, il domi­nio del­la bor­ghe­sia sul popo­lo? La filo­so­fia di Hegel par­la­va del­lo svi­lup­po del­lo spi­ri­to e del­le idee, era una filo­so­fia idea­li­sti­ca. Dal­lo svi­lup­po del­lo spi­ri­to dedu­ce­va lo svi­lup­po del­la natu­ra, dell’uomo e dei rap­por­ti socia­li tra gli uomi­ni. Marx ed Engels, accet­tan­do il pen­sie­ro di Hegel sull’eterno pro­ces­so di svi­lup­po[1], respin­se­ro la con­ce­zio­ne aprio­ri­sti­ca dell’idealismo; stu­dian­do la vita, vide­ro che non è lo svi­lup­po del­lo spi­ri­to che spie­ga lo svi­lup­po del­la natu­ra, ma che, vice­ver­sa, lo spi­ri­to va spie­ga­to per mez­zo del­la natu­ra, del­la mate­ria … Al con­tra­rio di Hegel e degli altri hege­lia­ni, Marx ed Engels era­no mate­ria­li­sti. Osser­van­do da mate­ria­li­sti il mon­do e l’umanità, essi costa­ta­ro­no che, come alla base di tut­ti i feno­me­ni del­la natu­ra vi sono cau­se mate­ria­li, così anche lo svi­lup­po del­la socie­tà uma­na è con­di­zio­na­to dal­lo svi­lup­po del­le for­ze mate­ria­li, pro­dut­ti­ve. Dal­lo svi­lup­po del­le for­ze pro­dut­ti­ve dipen­do­no i rap­por­ti reci­pro­ci degli uomi­ni nel­la pro­du­zio­ne degli ogget­ti indi­spen­sa­bi­li al sod­di­sfa­ci­men­to dei biso­gni uma­ni. In que­sti rap­por­ti sta la spie­ga­zio­ne di tut­ti i feno­me­ni del­la vita socia­le, del­le aspi­ra­zio­ni, del­le idee e del­le leg­gi uma­ne. Lo svi­lup­po del­le for­ze pro­dut­ti­ve crea rap­por­ti socia­li che si basa­no sul­la pro­prie­tà pri­va­ta, ma attual­men­te noi vedia­mo che que­sto stes­so svi­lup­po del­le for­ze pro­dut­ti­ve toglie la pro­prie­tà alla mag­gio­ran­za e la con­cen­tra nel­le mani di un’infima mino­ran­za. Esso distrug­ge la pro­prie­tà, base dell’ordine socia­le con­tem­po­ra­neo, ten­de allo stes­so sco­po che i socia­li­sti si sono pre­fis­si. I socia­li­sti devo­no sol­tan­to com­pren­de­re qua­le for­za socia­le, per la sua situa­zio­ne nel­la socie­tà con­tem­po­ra­nea, è inte­res­sa­ta alla rea­liz­za­zio­ne del socia­li­smo, e dare a que­sta for­za la coscien­za dei suoi inte­res­si e del­la sua mis­sio­ne sto­ri­ca. Que­sta for­za è il pro­le­ta­ria­to. Engels impa­rò a cono­scer­lo in Inghil­ter­ra, nel cen­tro dell’industria ingle­se, a Man­che­ster, dove si tra­sfe­rì nel 1842 come impie­ga­to di una dit­ta com­mer­cia­le del­la qua­le suo padre era azio­ni­sta. Qui Engels non se ne stet­te sol­tan­to nell’ufficio del­la fab­bri­ca; visi­tò i luri­di quar­tie­ri dove era­no sti­pa­ti gli ope­rai, vide coi suoi occhi la loro mise­ria e le loro sven­tu­re. E non si accon­ten­tò del­le sue sole osser­va­zio­ni per­so­na­li; les­se tut­to quan­to era sta­to scrit­to pri­ma di lui sul­la situa­zio­ne del­la clas­se ope­ra­ia ingle­se e stu­diò accu­ra­ta­men­te tut­ti i docu­men­ti uffi­cia­li a lui acces­si­bi­li. Frut­to di que­sti stu­di e osser­va­zio­ni fu il libro La situa­zio­ne del­la clas­se ope­ra­ia in Inghil­ter­ra, pub­bli­ca­to nel 1845. Abbia­mo già ricor­da­to più sopra in che cosa con­si­ste il meri­to prin­ci­pa­le di Engels qua­le auto­re del libro La situa­zio­ne del­la clas­se ope­ra­ia in Inghil­ter­ra. Anche pri­ma di Engels, nume­ro­si auto­ri ave­va­no descrit­to le sof­fe­ren­ze del pro­le­ta­ria­to e ave­va­no det­to che era neces­sa­rio venir­gli in aiuto.
Ma Engels per pri­mo affer­mò che il pro­le­ta­ria­to non è sol­tan­to una clas­se che sof­fre; sosten­ne che appun­to la ver­go­gno­sa situa­zio­ne eco­no­mi­ca nel­la qua­le esso si tro­va lo spin­ge irre­si­sti­bil­men­te in avan­ti e lo inci­ta a lot­ta­re per la sua eman­ci­pa­zio­ne defi­ni­ti­va. Il pro­le­ta­ria­to in lot­ta si aiu­te­rà da se stes­so. Il movi­men­to poli­ti­co del­la clas­se ope­ra­ia con­dur­rà ine­vi­ta­bil­men­te gli ope­rai a rico­no­sce­re che per loro non vi è altra via d’uscita all’infuori del socia­li­smo. D’altra par­te, il socia­li­smo sarà una for­za sol­tan­to quan­do diven­te­rà lo sco­po del­la lot­ta poli­ti­ca del­la clas­se ope­ra­ia. Ecco le idee fon­da­men­ta­li del libro di Engels sul­la situa­zio­ne del­la clas­se ope­ra­ia in Inghil­ter­ra, idee che oggi sono assi­mi­la­te da tut­to il pro­le­ta­ria­to che pen­sa e lot­ta, ma che allo­ra era­no asso­lu­ta­men­te nuo­ve. Que­sti pen­sie­ri furo­no espo­sti nel libro, scrit­to in uno sti­le pia­ce­vo­le e den­so di sce­ne impres­sio­nan­ti e fede­li al vero che descri­vo­no le sven­tu­re del pro­le­ta­ria­to ingle­se. Il libro fu un ter­ri­bi­le atto d’accusa con­tro il capi­ta­li­smo e la bor­ghe­sia. L’impressione da esso pro­dot­ta fu straor­di­na­ria. Da ogni par­te si comin­ciò a cita­re il libro di Engels come il qua­dro più esau­rien­te del­la situa­zio­ne del pro­le­ta­ria­to con­tem­po­ra­neo. E infat­ti, né pri­ma del 1845, né dopo, è mai appar­sa una descri­zio­ne così lim­pi­da e fede­le del­le sven­tu­re del­la clas­se operaia.
Engels diven­ne socia­li­sta sol­tan­to in Inghil­ter­ra. A Man­che­ster entrò in rela­zio­ne con i capi del movi­men­to ope­ra­io ingle­se dell’epoca e comin­ciò a col­la­bo­ra­re alle pub­bli­ca­zio­ni socia­li­ste ingle­si. Nel 1844, duran­te il viag­gio di ritor­no in Ger­ma­nia, conob­be per­so­nal­men­te a Pari­gi Marx, col qua­le era già in cor­ri­spon­den­za. A Pari­gi, sot­to l’influenza dei socia­li­sti fran­ce­si e del­la vita fran­ce­se, anche Marx era dive­nu­to socia­li­sta. In que­sta cit­tà i due ami­ci scris­se­ro in comu­ne il libro La sacra fami­glia, ovve­ro cri­ti­ca del­la Cri­ti­ca cri­ti­ca. In que­sto libro, usci­to un anno pri­ma del­la Situa­zio­ne del­la clas­se ope­ra­ia in Inghil­ter­ra e scrit­to in gran par­te da Marx, sono poste le basi di quel socia­li­smo mate­ria­li­sta rivo­lu­zio­na­rio, le cui idee essen­zia­li sono espo­ste più sopra. La sacra fami­glia è il nome con cui ven­go­no iro­ni­ca­men­te desi­gna­ti i fra­tel­li filo­so­fi Bauer e i loro segua­ci. Que­sti signo­ri pre­di­ca­va­no una cri­ti­ca che stes­se al di sopra di ogni real­tà, al di sopra dei par­ti­ti e del­la poli­ti­ca, che negas­se ogni atti­vi­tà pra­ti­ca e si limi­tas­se a con­tem­pla­re «cri­ti­ca­men­te» il mon­do cir­co­stan­te e gli avve­ni­men­ti che vi si svol­go­no. I signo­ri Bauer giu­di­ca­va­no dall’alto il pro­le­ta­ria­to, con­si­de­ran­do­lo una mas­sa pri­va di spi­ri­to cri­ti­co. Marx ed Engels insor­se­ro deci­sa­men­te con­tro que­sta ten­den­za assur­da e noci­va. In nome del­la per­so­na­li­tà uma­na rea­le, dell’operaio oppres­so dal­le clas­si domi­nan­ti e dal­lo Sta­to, essi esi­go­no non la con­tem­pla­zio­ne, ma la lot­ta per una miglio­re orga­niz­za­zio­ne del­la socie­tà. Benin­te­so, solo nel pro­le­ta­ria­to essi vedo­no la for­za capa­ce di con­dur­re que­sta lot­ta, la for­za inte­res­sa­ta a que­sta lot­ta. Ancor pri­ma di scri­ve­re la Sacra fami­glia, Engels pub­bli­cò negli Anna­li fran­co-tede­schi di Marx e Ruge i Linea­men­ti di una cri­ti­ca dell’economia poli­ti­ca, dove esa­mi­nò dal pun­to di vista del socia­li­smo i feno­me­ni essen­zia­li del siste­ma eco­no­mi­co moder­no, come con­se­guen­za ine­vi­ta­bi­le del domi­nio del­la pro­prie­tà pri­va­ta. Gli stret­ti lega­mi con Engels con­tri­bui­ro­no sen­za dub­bio a indur­re Marx a occu­par­si di eco­no­mia poli­ti­ca, di quel­la scien­za nel­la qua­le le sue ope­re pro­dus­se­ro una vera rivoluzione.
Engels tra­scor­se il perio­do dal 1845 al 1847 a Bru­xel­les e a Pari­gi, unen­do agli stu­di scien­ti­fi­ci l’attività pra­ti­ca fra gli ope­rai tede­schi che abi­ta­va­no nel­le due cit­tà. Qui Marx ed Engels si mise­ro in rap­por­to con la Lega dei comu­ni­sti, orga­niz­za­zio­ne clan­de­sti­na tede­sca, la qua­le li inca­ri­cò di espor­re i prin­ci­pi fon­da­men­ta­li del socia­li­smo da loro ela­bo­ra­ti. Così ebbe ori­gi­ne il cele­bre Mani­fe­sto del Par­ti­to comu­ni­sta di Marx e di Engels, pub­bli­ca­to nel 1848. Que­sto libric­ci­no vale mol­ti volu­mi: il suo spi­ri­to fa vive­re e ope­ra­re ancor oggi tut­to il pro­le­ta­ria­to orga­niz­za­to e com­bat­ten­te del mon­do civile.
La rivo­lu­zio­ne del 1848, che scop­piò dap­pri­ma in Fran­cia e si este­se in segui­to agli altri pae­si dell’Europa occi­den­ta­le, ricon­dus­se Marx ed Engels in patria. Qui, nel­la Prus­sia rena­na, essi assun­se­ro la dire­zio­ne del­la Nuo­va gaz­zet­ta rena­na, quo­ti­dia­no demo­cra­ti­co, che si pub­bli­ca­va a Colo­nia. I due ami­ci furo­no l’anima di tut­te le aspi­ra­zio­ni demo­cra­ti­che rivo­lu­zio­na­rie del­la Prus­sia rena­na. Essi dife­se­ro con tut­ti i mez­zi pos­si­bi­li gli inte­res­si del popo­lo e del­la liber­tà con­tro le for­ze rea­zio­na­rie. Que­ste ulti­me, com’è noto, ebbe­ro il soprav­ven­to. La Nuo­va gaz­zet­ta rena­na fu inter­det­ta; Marx, che duran­te l’emigrazione ave­va per­du­to la cit­ta­di­nan­za prus­sia­na, ven­ne espul­so; Engels pre­se par­te all’insurrezione arma­ta del popo­lo, com­bat­té in tre bat­ta­glie per la liber­tà e, dopo la scon­fit­ta degli insor­ti, fug­gì, attra­ver­so la Sviz­ze­ra, a Londra.
Anche Marx andò a sta­bi­lir­si in quel­la cit­tà. Engels ben pre­sto diven­tò impie­ga­to e in segui­to socio del­la stes­sa dit­ta com­mer­cia­le di Man­che­ster dov’era sta­to impie­ga­to dal 1842 al 1844. Fino al 1870 egli vis­se a Man­che­ster e Marx a Lon­dra, cosa che non impe­dì loro di tro­var­si nel­la più stret­ta comu­nan­za di idee: si scri­ve­va­no qua­si ogni gior­no. In que­sta cor­ri­spon­den­za i due ami­ci si scam­bia­va­no opi­nio­ni e cogni­zio­ni, e con­ti­nua­va­no a ela­bo­ra­re in comu­ne il socia­li­smo scien­ti­fi­co. Nel 1870 Engels si tra­sfe­rì a Lon­dra, e la loro comu­ne vita intel­let­tua­le, col­ma d’intenso lavo­ro, con­ti­nuò fino al 1883, anno del­la mor­te di Marx. Frut­to di que­sto lavo­ro furo­no: da par­te di Marx, Il capi­ta­le, la più pro­di­gio­sa ope­ra di eco­no­mia poli­ti­ca del nostro seco­lo; da par­te di Engels, tut­ta una serie di ope­re gran­di e pic­co­le. Marx lavo­ra­va all’analisi dei com­ples­si feno­me­ni dell’economia capi­ta­li­sta. Engels, in ope­re scrit­te in for­ma pia­na, non di rado pole­mi­ca, chia­ri­va le que­stio­ni scien­ti­fi­che più gene­ra­li e i diver­si feno­me­ni del pas­sa­to e del pre­sen­te alla luce del­la con­ce­zio­ne mate­ria­li­sti­ca del­la sto­ria e del­la teo­ria eco­no­mi­ca di Marx. Di que­sti lavo­ri di Engels ram­men­tia­mo: la sua ope­ra pole­mi­ca con­tro Duh­ring (dove sono esa­mi­na­ti i più impor­tan­ti pro­ble­mi del­la filo­so­fia e del­le scien­ze natu­ra­li e socia­li)[2], L’origine del­la fami­glia, del­la pro­prie­tà pri­va­ta e del­lo Sta­to (tra­dot­to in rus­so a Pie­tro­bur­go, 3ª edi­zio­ne, 1895), Ludo­vi­co Feuer­bach (tra­du­zio­ne rus­sa con il com­men­to di G. Ple­kha­nov, Gine­vra, 1892), l’articolo sul­la poli­ti­ca este­ra del gover­no rus­so (tra­dot­to in rus­so nel Sozial-Demo­krat di Gine­vra, nn. 1 e 2), i note­vo­li arti­co­li sul­la que­stio­ne del­le abi­ta­zio­ni, ed infi­ne due bre­vi ma pre­zio­sis­si­mi arti­co­li sul­lo svi­lup­po eco­no­mi­co del­la Rus­sia (Frie­drich Engels sul­la Rus­sia, tra­dot­to in rus­so da V. Zasu­lic, Gine­vra, 1894). Marx morì sen­za aver potu­to ela­bo­ra­re defi­ni­ti­va­men­te la sua gigan­te­sca ope­ra sul capi­ta­le. La minu­ta, però, era già pron­ta, e così Engels, dopo la mor­te dell’amico, si accin­se al dif­fi­ci­le com­pi­to di redi­ge­re e di pub­bli­ca­re il II e il III volu­me del Capi­ta­le. Nel 1885 egli die­de alle stam­pe il II volu­me e nel 1894 il III (non fece in tem­po a redi­ge­re il IV volu­me). Que­sti due volu­mi richie­se­ro un gran­dis­si­mo lavo­ro. Il social­de­mo­cra­ti­co austria­co Adler osser­vò giu­sta­men­te che, con la pub­bli­ca­zio­ne del II e del III volu­me del Capi­ta­le, Engels eres­se al suo genia­le ami­co un monu­men­to mae­sto­so, sul qua­le invo­lon­ta­ria­men­te inci­se, a let­te­re inde­le­bi­li, il pro­prio nome. Infat­ti, que­sti due volu­mi del Capi­ta­le sono ope­ra di entram­bi, di Marx e di Engels. Le anti­che leg­gen­de tra­man­da­no diver­si esem­pi com­mo­ven­ti di ami­ci­zia. Il pro­le­ta­ria­to euro­peo può dire che la sua scien­za è sta­ta crea­ta da due scien­zia­ti e mili­tan­ti i cui rap­por­ti per­so­na­li supe­ra­no tut­te le più com­mo­ven­ti leg­gen­de anti­che sull’amicizia uma­na. Engels si è sem­pre pospo­sto, e del resto a giu­sta ragio­ne, a Marx. «Vici­no a Marx – scris­se egli a un vec­chio ami­co – non ero che il secon­do vio­li­no». Il suo amo­re per Marx viven­te e la sua vene­ra­zio­ne per la memo­ria del defun­to era­no illi­mi­ta­ti. Que­sto mili­tan­te auste­ro, que­sto rigo­ro­so pen­sa­to­re ave­va un’anima pro­fon­da­men­te affettuosa.
Dopo il movi­men­to del 1848–1849, Marx ed Engels, in esi­lio, non si occu­pa­ro­no uni­ca­men­te di scien­za. Marx fon­dò nel 1864 l’Asso­cia­zio­ne inter­na­zio­na­le degli ope­rai, e duran­te tut­to un decen­nio dires­se quest’associazione, al cui lavo­ro par­te­ci­pò atti­va­men­te anche Engels. L’attività dell’Asso­cia­zio­ne inter­na­zio­na­le, che uni­va, secon­do il pen­sie­ro di Marx, i pro­le­ta­ri di tut­ti i pae­si, ebbe un’enorme impor­tan­za per lo svi­lup­po del movi­men­to ope­ra­io. E, nono­stan­te lo scio­gli­men­to dell’Asso­cia­zio­ne inter­na­zio­na­le, avve­nu­to nel 1872, la fun­zio­ne uni­fi­ca­tri­ce di Marx e di Engels non s’interruppe. Al con­tra­rio, si può dire che la loro impor­tan­za come diri­gen­ti spi­ri­tua­li del movi­men­to ope­ra­io creb­be sem­pre più, per­ché il movi­men­to stes­so con­ti­nuò a svi­lup­par­si inin­ter­rot­ta­men­te. Dopo la mor­te di Marx, Engels con­ti­nuò da solo a esse­re il con­si­glie­re e il diri­gen­te dei socia­li­sti euro­pei. A lui si rivol­ge­va­no per con­si­gli e diret­ti­ve sia i socia­li­sti tede­schi, la cui for­za cre­sce­va rapi­da­men­te e inces­san­te­men­te nono­stan­te le per­se­cu­zio­ni del gover­no, sia i rap­pre­sen­tan­ti dei pae­si arre­tra­ti, per esem­pio gli spa­gnuo­li, i rome­ni, i rus­si, i qua­li dove­va­no ben pon­de­ra­re i loro pri­mi pas­si. Essi attin­ge­va­no tut­ti al ric­co patri­mo­nio di cono­scen­ze e di espe­rien­ze del vec­chio Engels.
Marx e Engels, che cono­sce­va­no entram­bi la lin­gua rus­sa e leg­ge­va­no i libri rus­si, s’interessavano viva­men­te alla Rus­sia, segui­va­no con sim­pa­tia il movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio rus­so e man­te­ne­va­no del­le rela­zio­ni con i rivo­lu­zio­na­ri rus­si. Entram­bi era­no diven­ta­ti socia­li­sti dopo esse­re sta­ti demo­cra­ti­ci, e il sen­ti­men­to demo­cra­ti­co di odio ver­so l’arbitrio poli­ti­co era in essi estre­ma­men­te vigo­ro­so. Que­sto sen­ti­men­to poli­ti­co inna­to, uni­to alla pro­fon­da com­pren­sio­ne teo­ri­ca del nes­so esi­sten­te tra l’arbitrio poli­ti­co e l’oppressione eco­no­mi­ca, e la ric­ca espe­rien­za di vita rese­ro Marx ed Engels sen­si­bi­lis­si­mi pro­prio dal pun­to di vista poli­ti­co. Per­ciò la eroi­ca lot­ta di un esi­guo grup­po di rivo­lu­zio­na­ri rus­si con­tro il poten­te gover­no zari­sta susci­tò nell’animo dei due pro­va­ti rivo­lu­zio­na­ri il più vivo con­sen­so. Al con­tra­rio, la ten­den­za a elu­de­re col pre­te­sto dei van­tag­gi eco­no­mi­ci il com­pi­to più imme­dia­to e impor­tan­te dei socia­li­sti rus­si, la con­qui­sta del­le liber­tà poli­ti­che, non solo sem­brò loro sospet­ta, ma per­si­no un tra­di­men­to del­la gran­de cau­sa del­la rivo­lu­zio­ne socia­le. «L’emancipazione del pro­le­ta­ria­to deve esse­re ope­ra del pro­le­ta­ria­to stes­so»: ecco che cosa inse­gna­va­no costan­te­men­te Marx ed Engels. Ma, per lot­ta­re per la pro­pria eman­ci­pa­zio­ne eco­no­mi­ca, il pro­le­ta­ria­to deve con­qui­star­si deter­mi­na­ti dirit­ti poli­ti­ci. Inol­tre Marx ed Engels vede­va­no chia­ra­men­te che la rivo­lu­zio­ne poli­ti­ca in Rus­sia avreb­be avu­to un’enorme impor­tan­za anche per il movi­men­to ope­ra­io dell’Europa occi­den­ta­le. La Rus­sia auto­cra­ti­ca è sem­pre sta­ta il baluar­do di tut­ta la rea­zio­ne euro­pea. La situa­zio­ne inter­na­zio­na­le estre­ma­men­te favo­re­vo­le in cui era venu­ta a tro­var­si la Rus­sia in segui­to alla guer­ra del 1870, che semi­nò per lun­go tem­po la discor­dia tra la Ger­ma­nia e la Fran­cia, natu­ral­men­te fece aumen­ta­re l’importanza del­la Rus­sia auto­cra­ti­ca come for­za rea­zio­na­ria. Sol­tan­to una Rus­sia libe­ra, che non abbia biso­gno né di oppri­me­re i polac­chi, i fin­lan­de­si, i tede­schi, gli arme­ni e altri pic­co­li popo­li, né di aiz­za­re con­ti­nua­men­te l’una con­tro l’altra la Fran­cia e la Ger­ma­nia, per­met­te­rà all’Europa con­tem­po­ra­nea di libe­rar­si final­men­te dal peso del­la guer­ra, inde­bo­li­rà tut­ti gli ele­men­ti rea­zio­na­ri in Euro­pa e accre­sce­rà la for­za del­la clas­se ope­ra­ia euro­pea. Ecco per­ché Engels desi­de­ra­va arden­te­men­te, anche per il suc­ces­so del movi­men­to ope­ra­io in Occi­den­te, l’instaurazione del­la liber­tà poli­ti­ca in Rus­sia. I rivo­lu­zio­na­ri rus­si han­no per­du­to in lui il loro miglio­re amico.

Memo­ria impe­ri­tu­ra a Frie­drich Engels, al gran­de com­bat­ten­te e mae­stro del proletariato!


Note (del­l’Au­to­re)

[1] Marx ed Engels più di una vol­ta han­no affer­ma­to di esse­re in gran par­te debi­to­ri del­la loro evo­lu­zio­ne intel­let­tua­le ai gran­di filo­so­fi tede­schi, e in par­ti­co­la­re a Hegel. Sen­za la filo­so­fia tede­sca, ha det­to Engels, non vi sareb­be nem­me­no il socia­li­smo scientifico.
[2] È un libro mera­vi­glio­sa­men­te istrut­ti­vo e ric­co di con­te­nu­to. Di esso, pur­trop­po, è sta­ta tra­dot­ta in rus­so sol­tan­to una pic­co­la par­te, che con­tie­ne un sag­gio sto­ri­co sul­lo svi­lup­po del socia­li­smo (Lo svi­lup­po del socia­li­smo scien­ti­fi­co, 2ª ed., Gine­vra, 1892).