Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Storia del movimento operaio

Il sistema di controllo delle epidemie in Urss

Processione in un vilaggio russo durante l'epidemia di peste del 1654-1655

Come attuò il gover­no bol­sce­vi­co duran­te le ter­ri­bi­li epi­de­mie di peste, tifo e mala­ria che si tro­vò ad affrontare?
A dif­fe­ren­za del pre­ce­den­te regi­me zari­sta, non lasciò spa­zio a nega­zio­ni­sti e com­plot­ti­sti, no-vax e oscu­ran­ti­sti, che anche a quel­l’e­po­ca – come oggi – cer­ca­ro­no di rita­gliar­si un ruo­lo da pro­ta­go­ni­sti nel­le dram­ma­ti­che con­di­zio­ni del­la fame, del­la mise­ria e del­la guer­ra civi­le che il neo­na­to regi­me pro­le­ta­rio dovet­te affrontare.
Ce lo spie­ga l’au­tri­ce di que­sto docu­men­ta­tis­si­mo sag­gio, che pre­sen­tia­mo tra­dot­to in ita­lia­no dal­l’in­gle­se, pub­bli­ca­to sul­la rivi­sta Méde­ci­nes et san­té – Medi­cal Prac­ti­ces And Health (vol. 4, ORSTOM Édi­tions, Pari­gi, 1996), secon­do la qua­le «l’efficienza nell’eradicazione del­le malat­tie infet­ti­ve» affon­da­va le pro­prie radi­ci nel­la «prio­ri­tà poli­ti­ca data dal gover­no sovie­ti­co e da un appa­ra­to sta­ta­le for­te alla sop­pres­sio­ne del­le malat­tie infet­ti­ve stret­ta­men­te lega­te all’espansione dell’ordine sta­ta­le sovie­ti­co. Que­sto siste­ma con­sen­ti­va gra­di di sor­ve­glian­za, inter­ven­to e con­trol­lo che la sani­tà pub­bli­ca occi­den­ta­le pote­va solo sogna­re».
E pro­prio la fase sto­ri­ca che stia­mo viven­do ci for­ni­sce la pro­va del­l’e­sat­tez­za di que­ste con­clu­sio­ni, se con­fron­ta­te con le poli­ti­che dei gover­ni capi­ta­li­sti di ogni lati­tu­di­ne: anche per quel che riguar­da le sfi­de indot­te dal­l’at­tua­le pan­de­mia, solo un’e­co­no­mia non capi­ta­li­sta (in tran­si­zio­ne ver­so il socia­li­smo, com’e­ra quel­la sovie­ti­ca), con un for­te pote­re cen­tra­liz­za­to, potreb­be effi­ca­ce­men­te far­vi fron­te impo­nen­do «un pro­gram­ma aper­ta­men­te a van­tag­gio del­la col­let­ti­vi­tà».
Buo­na lettura.
La redazione

Il sistema di controllo delle epidemie in Urss

Breve saggio sulla sua storia

 

Ele­na S. Izmai­lo­va [*]

 

La con­si­de­ra­zio­ne del­la sto­ria del­la sani­tà pub­bli­ca nei perio­di rus­so e sovie­ti­co offre un inte­res­san­te caso di rela­zio­ne tra misu­re di sani­tà pub­bli­ca e con­di­zio­ni poli­ti­che. Il con­trol­lo del­le malat­tie infet­ti­ve nell’ex Urss ha rap­pre­sen­ta­to un com­pi­to dif­fi­ci­le. Il Pae­se copri­va una vasta area geo­gra­fi­ca e com­pren­de­va ogni zona cli­ma­ti­ca, da quel­la tro­pi­ca­le a quel­la pola­re. La popo­la­zio­ne era mul­tiet­ni­ca e mul­ti­na­zio­na­le, con tra­di­zio­ni e sti­li di vita dif­fe­ren­ti. La Rus­sia occu­pa­va il pri­mo posto per mor­ta­li­tà dovu­ta a malat­tie infet­ti­ve tra i Pae­si euro­pei, prin­ci­pal­men­te a cau­sa del­la loro ampia pro­pa­ga­zio­ne nel­le ter­re di con­fi­ne dell’impero rus­so[1]. Nono­stan­te que­ste con­di­zio­ni avver­se, l’eradicazione di alcu­ne di que­ste malat­tie e il con­trol­lo del­le altre furo­no rag­giun­ti con suc­ces­so dal­lo Sta­to sovie­ti­co: un risul­ta­to in gran par­te dovu­to al siste­ma di con­trol­lo del­le malat­tie epi­de­mi­che isti­tui­to in Rus­sia dopo la rivoluzione.
La carat­te­ri­sti­ca del con­trol­lo del­le malat­tie in Unio­ne Sovie­ti­ca è sta­ta incen­tra­ta sul­la medi­ci­na pre­ven­ti­va piut­to­sto che su quel­la cura­ti­va. Il siste­ma di con­trol­lo gene­ra­le isti­tui­to dopo il 1917 ha avu­to un effet­to indi­scu­ti­bi­le nell’arco di vent’anni ed è sta­to in net­to con­tra­sto con l’effetto mini­mo del ser­vi­zio fram­men­ta­to che esi­ste­va pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne. L’assenza di qual­sia­si orga­no cen­tra­le nel­la Rus­sia zari­sta signi­fi­ca­va che il con­trol­lo del­la malat­tia era per lo più nel­le mani del­le auto­ri­tà loca­li, come gli Zemst­vo e i con­si­gli comu­na­li, con l’ausilio di orga­niz­za­zio­ni filan­tro­pi­che e di volon­ta­ria­to[2]. La prio­ri­tà sta­va nell’affrontare le cri­si epi­de­mi­che, non nel­le stra­te­gie pre­ven­ti­ve a lun­go ter­mi­ne, né nell’educazione del­le per­so­ne[3]. Nel frat­tem­po, la medi­ci­na rura­le sta­va muo­ven­do i suoi pri­mi pas­si nel­la Rus­sia cen­tra­le dopo la rifor­ma agra­ria del 1861[4] e non c’era ser­vi­zio medi­co nel­le colo­nie rus­se[5].
I prin­ci­pi del siste­ma sani­ta­rio pub­bli­co cam­bia­ro­no radi­cal­men­te con la “dit­ta­tu­ra del pro­le­ta­ria­to”. Subi­to furo­no intro­dot­ti diver­si cam­bia­men­ti. In pri­mo luo­go, ven­ne assi­cu­ra­ta l’assistenza sani­ta­ria gra­tui­ta, che fu pre­ser­va­ta anche nel­le dif­fi­ci­li con­di­zio­ni del­la guer­ra civi­le (1918‑1922)[6]. In secon­do luo­go, ven­ne abban­do­na­ta la sacra­li­tà del­la riser­va­tez­za del pazien­te, in quan­to si dice­va che “gli inte­res­si del­la socie­tà sono più impor­tan­ti degli inte­res­si di una per­so­na”. Su un manua­le medi­co si pote­va leg­ge­re: «Se la riser­va­tez­za rispet­to all’anamnesi del pazien­te è in con­trad­di­zio­ne rispet­to agli inte­res­si del­la col­let­ti­vi­tà, un medi­co non deve sen­tir­si vin­co­la­to al segre­to pro­fes­sio­na­le. Se un medi­co dia­gno­sti­ca una malat­tia infet­ti­va, deve imme­dia­ta­men­te infor­ma­re le auto­ri­tà»[7]. In ter­zo luo­go, un uni­co orga­ni­smo medi­co sta­ta­le, il Com­mis­sa­ria­to del popo­lo del­la Sani­tà pub­bli­ca, ven­ne isti­tui­to nel luglio 1918 e il con­trol­lo del­le malat­tie infet­ti­ve diven­ne una del­le sue prin­ci­pa­li prio­ri­tà. Un decre­to sta­ta­le, “Sul­le misu­re per com­bat­te­re le epi­de­mie”, fu ema­na­to nel 1918: le epi­de­mie ven­ne­ro con­si­de­ra­te dal gover­no bol­sce­vi­co come una del­le prin­ci­pa­li minac­ce per il nuo­vo ordi­ne sta­ta­le[8]. Il nuo­vo siste­ma di con­trol­lo del­le malat­tie gode­va di un impor­tan­te van­tag­gio: era soste­nu­to e gesti­to sia dal­le auto­ri­tà del­la sani­tà pub­bli­ca, sia diret­ta­men­te dall’apparato del Par­ti­to, i cui orga­ni­smi loca­li era­no obbli­ga­ti a sup­por­ta­re le misu­re di soste­gno attua­te nei rispet­ti­vi ter­ri­to­ri[9]. L’anno suc­ces­si­vo Lenin ema­nò un decre­to “Sul­la vac­ci­na­zio­ne obbli­ga­to­ria con­tro il vaio­lo”, che rap­pre­sen­tò l’inizio del­la vac­ci­na­zio­ne obbli­ga­to­ria e del trat­ta­men­to dei pazien­ti infet­ti­vi[10]. Per rag­giun­ge­re quest’obiettivo fu isti­tui­ta a vari livel­li una rete di sta­zio­ni sani­ta­rie, dai distret­ti fino alla Repub­bli­ca, e ben pre­sto tut­to il Pae­se ne fu coper­to. C’erano tre tipi di sta­zio­ni: 1) sta­zio­ni sani­ta­rie aven­ti fina­li­tà gene­ra­li; 2) sta­zio­ni con­tro la peste, che si occu­pa­va­no anche di altre malat­tie alta­men­te infet­ti­ve come cole­ra, vaio­lo, tula­re­mia, antra­ce e bru­cel­lo­si; 3) sta­zio­ni con­tro la mala­ria[11].
In que­sto arti­co­lo inten­do pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne la sto­ria del­la for­ma­zio­ne e del­lo svi­lup­po degli ulti­mi due tas­sel­li di que­sto siste­ma, vale a dire le sta­zio­ni di con­trol­lo del­la peste e del­la mala­ria che han­no costi­tui­to la base del siste­ma di con­trol­lo del­le malat­tie epi­de­mi­che in Urss. Lo svi­lup­po del­la rete ini­ziò subi­to dopo la guer­ra civi­le. Duran­te la guer­ra, l’incidenza sia del­la peste che del­la mala­ria era rela­ti­va­men­te bas­sa rispet­to al tifo, che deva­sta­va l’esercito e la popo­la­zio­ne civi­le. Tra il 1918 e il 1922, si regi­stra­ro­no 6,5 milio­ni di casi di tifo e 3,2 milio­ni di feb­bre tifoi­de[12]. Men­tre il tifo era abba­stan­za facil­men­te con­trol­la­bi­le osser­van­do le nor­me igienico‑sanitarie gene­ra­li, il pro­ble­ma dell’eliminazione del­la peste e del­la mala­ria era mol­to meno gesti­bi­le, tan­to da minac­cia­re la rico­stru­zio­ne post‑bellica. L’incidenza di que­ste malat­tie aumen­tò a cau­sa del rein­se­dia­men­to del­la popo­la­zio­ne e del­la costru­zio­ne indu­stria­le su lar­ga sca­la in aree con foco­lai ende­mi­ci, come nel­le regio­ni orien­ta­li dell’Urss (Asia cen­tra­le, Cau­ca­so, Siberia).

Con­trol­lo del­la peste
La peste, cono­sciu­ta sin dai tem­pi anti­chi in Rus­sia, è sem­pre sta­ta con­si­de­ra­ta come un gran­de disa­stro in que­sto Pae­se[13]. La pan­de­mia ebbe ori­gi­ne in ter­ra rus­sa, nel­la regio­ne di Caffa‑Feodosia in Cri­mea nel 1347. L’ultima appa­ri­zio­ne del­la peste su suo­lo euro­peo ebbe luo­go a Mosca (la famo­sa peste del 1771) con un tas­so di mor­ta­li­tà fino al 25%. Dopo l’inizio del­la colo­niz­za­zio­ne rus­sa dell’Asia cen­tra­le nel 1860, appar­ve il peri­co­lo di un per­ma­nen­te ritor­no del­la peste dall’India e dall’Afghanistan ver­so la metro­po­li[14]. Nel 1897 ven­ne crea­ta una “Com­mis­sio­ne nomi­na­ta da Sua Mae­stà per la lot­ta con­tro la peste”, allo sco­po di pre­ve­ni­re la pro­pa­ga­zio­ne del­la peste nell’impero rus­so[15]. Fu il pri­mo orga­ni­smo sta­ta­le con un tale pote­re nel­la sto­ria del­le epi­de­mie, che com­pren­de­va nel­la sua com­po­si­zio­ne i mini­stri del­la Giu­sti­zia, dei Tra­spor­ti, del­le Finan­ze, dell’Interno e degli Affa­ri mili­ta­ri. L’attività del­la Com­mis­sio­ne riguar­da­va sia le misu­re ammi­ni­stra­ti­ve, sia quel­le di soste­gno alla ricer­ca scien­ti­fi­ca. Tra i pri­mi prov­ve­di­men­ti adot­ta­ti dal­la Com­mis­sio­ne vi furo­no: il divie­to dei pel­le­gri­nag­gi alla Mec­ca, giu­sti­fi­ca­to dal­la pre­sen­za di epi­de­mie di peste in Orien­te, l’organizzazione di qua­ran­te­ne nei luo­ghi minac­cia­ti e la pub­bli­ca­zio­ne di infor­ma­zio­ni sul­la pro­pa­ga­zio­ne del­la peste[16]. La Com­mis­sio­ne sosten­ne la crea­zio­ne nel 1898 del labo­ra­to­rio “Ales­san­dro I”, che pro­du­ce­va vac­ci­ni e sie­ri e che fu aper­to su un’isola sper­du­ta nel Gol­fo di Fin­lan­dia, vici­no a San Pie­tro­bur­go. Furo­no orga­niz­za­te diver­se spe­di­zio­ni per stu­dia­re i foco­lai di peste in India, in Mon­go­lia e nel­la regio­ne del Trans‑Baikal.
L’inizio dell’attività del­la Com­mis­sio­ne coin­ci­se con l’avvio dell’epoca bat­te­rio­lo­gi­ca nel­la ricer­ca medi­ca, che ven­ne cele­bra­ta in Rus­sia dall’apertura del­le sta­zio­ni Pasteur in diver­se cit­tà nel 1886[17]. La pri­ma sta­zio­ne Pasteur fu inau­gu­ra­ta a Odes­sa e svol­se in segui­to un ruo­lo signi­fi­ca­ti­vo nel­la liqui­da­zio­ne dell’epidemia di peste del 1901‑1902 sot­to la gui­da del Prof. Viso­ko­vich e del Prof. Gama­lea[18]. Quest’organismo diven­ne l’archetipo del­le sta­zio­ni per­ma­nen­ti di con­trol­lo del­la peste, la cui neces­si­tà nel­le aree minac­cia­te era evi­den­te[19]. Nel­lo stes­so anno furo­no crea­te alcu­ne sta­zio­ni anti­pe­ste nel sud‑est del Pae­se. Que­ste sta­zio­ni era­no piut­to­sto impor­tan­ti non solo nel con­trol­lo del­la peste, ma svol­ge­va­no anche un lavo­ro ecce­zio­na­le sugli stu­di dei foco­lai di peste natu­ra­le in diver­se regio­ni del pae­se. Nel 1913 il dot­tor Demin­skij, a costo del­la pro­pria vita, sco­prì le rela­zio­ni del­la peste con i foco­lai di malat­tie ani­ma­li nell’area del Caspio. Due anni pri­ma, il prof. Zabo­lot­ny ave­va dimo­stra­to il ruo­lo degli sco­iat­to­li del­le zone sel­vag­ge nel­la tra­smis­sio­ne del­la peste nel­la regio­ne del Trans‑Baikal[20]. Oltre a que­sti due foco­lai di peste, Il prof. Tkho­mi­rov ne tro­vò un altro nel­le mon­ta­gne del­la Kir­gi­zia[21]. L’insieme di que­sti stu­di svol­se­ro un ruo­lo cru­cia­le nel­lo svi­lup­po del­la sani­tà pub­bli­ca nel con­trol­lo del­la peste. Si sta­bi­lì che i foco­lai inter­ni di peste natu­ra­le rap­pre­sen­ta­va­no la più gran­de minac­cia nell’impero rus­so, men­tre nei Pae­si euro­pei la peste si pro­pa­ga­va prin­ci­pal­men­te attra­ver­so i porti.
Nono­stan­te tut­te que­ste atti­vi­tà, oltre 5000 per­so­ne mori­ro­no di peste tra il 1899 e il 1913[22]. Il fal­li­men­to del­le misu­re di con­trol­lo del­la peste deri­va­va da diver­si moti­vi. Innan­zi­tut­to, i medi­ci rus­si dove­va­no spes­so affron­ta­re l’opposizione del­le popo­la­zio­ni loca­li ver­so quei meto­di di medi­ci­na occi­den­ta­le come la sie­ro­te­ra­pia e la vac­ci­na­zio­ne. Ad esem­pio, nel 1914, duran­te un’epidemia di peste nell’insediamento di Kha­ra­nor (Sibe­ria meri­dio­na­le), i medi­ci furo­no arre­sta­ti. Gli abi­tan­ti li ave­va­no accu­sa­ti del­la pro­pa­ga­zio­ne del­la peste, si era­no rifiu­ta­ti di sot­to­por­si alla vac­ci­na­zio­ne e ave­va­no minac­cia­to di ucci­der­li. La situa­zio­ne rima­se tesa fino al loro allon­ta­na­men­to[23]. La qua­ran­te­na era gene­ral­men­te inef­fi­ca­ce[24]. Inol­tre, le per­so­ne si oppo­ne­va­no alle misu­re igienico‑sanitarie nascon­den­do mol­ti casi di peste. I pazien­ti teme­va­no l’isolamento in ospe­da­le, che era per­ce­pi­to solo come un luo­go in cui mori­re. Duran­te un’epidemia di peste in Man­ciu­ria, mol­ti cine­si ric­chi che vive­va­no in ter­ri­to­rio rus­so era­no risul­ta­ti infet­ti, ma paga­va­no altre per­so­ne per­ché andas­se­ro in ospe­da­le al posto loro[25]. Nume­ro­se furo­no le richie­ste avan­za­te dai medi­ci per­ché il labo­ra­to­rio “Ales­san­dro I” si tra­sfe­ris­se da San Pie­tro­bur­go ver­so le aree con­ta­mi­na­te dal­la peste, dato che spes­so si era­no veri­fi­ca­ti ritar­di dan­no­si nel­la con­se­gna di sie­ri e vac­ci­ni duran­te le epi­de­mie. Tut­to ciò ven­ne igno­ra­to dal­le auto­ri­tà sani­ta­rie pubbliche.
Le auto­ri­tà bol­sce­vi­che, inve­ce, supe­ra­ro­no que­sti osta­co­li in bre­ve tem­po pren­den­do in con­si­de­ra­zio­ne gli erro­ri com­mes­si dal­la “Com­mis­sio­ne nomi­na­ta da Sua Mae­stà”. Pri­ma di tut­to, aumen­ta­ro­no note­vol­men­te lo stan­zia­men­to di risor­se eco­no­mi­che. Un decre­to “Sul­la par­te­ci­pa­zio­ne dei lavo­ra­to­ri alla bat­ta­glia con­tro le epi­de­mie di peste” con­tri­buì a scon­fig­ge­re il sabo­tag­gio del­le atti­vi­tà del gover­no bol­sce­vi­co da par­te dei medi­ci. Nel 1918 il labo­ra­to­rio “Ales­san­dro I” fu tra­sfe­ri­to a Sara­tov, nell’area del­la peste nel Caspio, e dopo qual­che tem­po diven­ne un cen­tro di coor­di­na­men­to e for­ma­zio­ne[26]. La rete esi­sten­te di sta­zio­ni di con­trol­lo del­la peste era sta­ta distrut­ta duran­te la guer­ra civi­le; tut­ta­via, ven­ne restau­ra­ta nel 1922 e furo­no crea­te nuo­ve sta­zio­ni aggiun­ti­ve[27]. Negli anni 20 furo­no orga­niz­za­te diver­se spe­di­zio­ni sot­to la super­vi­sio­ne del Prof. Zabo­lot­ny per stu­dia­re foco­lai di peste in Asia cen­tra­le e Kaza­ki­stan. Si sco­prì che la peste non era sta­ta tra­smes­sa in Asia cen­tra­le dai Pae­si vici­ni e le epi­de­mie era­no sor­te da foco­lai indi­pen­den­ti in quel­le regio­ni[28].
Il trat­to carat­te­ri­sti­co del­la sani­tà pub­bli­ca sovie­ti­ca era l’estremo auto­ri­ta­ri­smo. Una par­ti­co­la­reg­gia­ta descri­zio­ne dei meto­di auto­ri­ta­ri uti­liz­za­ti nel­la liqui­da­zio­ne dei foco­lai è sta­ta for­ni­ta da Lev Zil­ber, che ave­va gui­da­to la spe­di­zio­ne con­tro la peste in Azer­bai­gian nel 1930. Poco dopo l’arrivo sul luo­go dove era scop­pia­ta l’epidemia, il per­so­na­le del­la spe­di­zio­ne si rese con­to che era impos­si­bi­le arre­sta­re la pro­pa­ga­zio­ne del­la peste con le nor­ma­li misu­re di qua­ran­te­na. La popo­la­zio­ne musul­ma­na loca­le si rifiu­ta­va di accet­ta­re la vac­ci­na­zio­ne e nascon­de­va i cada­ve­ri dei mor­ti di peste. Seguen­do le tra­di­zio­ni loca­li del­la stre­go­ne­ria, i cada­ve­ri veni­va­no sezio­na­ti e i loro orga­ni inter­ni con­se­gna­ti ai paren­ti del­la per­so­na mor­ta. Per far fron­te a tale situa­zio­ne, il per­so­na­le del­la spe­di­zio­ne pre­se la deci­sio­ne di bru­cia­re il vil­lag­gio e trat­ta­re tut­to il distret­to con la clo­ro­pi­cri­na, un pesti­ci­da alta­men­te tos­si­co[29]. Que­ste misu­re era­no mes­se in atto dall’esercito e dal­le for­ze dell’ordine dei ser­vi­zi di sicu­rez­za del­lo Sta­to. La dose di clo­ro­pi­cri­na impie­ga­ta in que­sta cam­pa­gna di lot­ta con­tro la peste era così alta che non vi fu vege­ta­zio­ne per i tre anni suc­ces­si­vi[30].
Epi­de­mie per­ma­nen­ti di peste si veri­fi­ca­ro­no negli anni 20 in Asia cen­tra­le[31]. Però que­ste epi­de­mie era­no al di fuo­ri di ogni con­trol­lo a cau­sa dell’instabilità poli­ti­ca e nazio­na­le in que­sta regio­ne. Il ser­vi­zio di con­trol­lo del­la peste ven­ne orga­niz­za­to in Asia cen­tra­le solo nel 1935 dopo che il gover­no cen­tra­le era inter­ve­nu­to per repri­me­re i disor­di­ni poli­ti­ci loca­li[32].

Infer­mie­ra del­l’I­sti­tu­to del Vac­ci­no e del Sie­ro di Tash­kent, Repub­bli­ca Socia­li­sta Sovie­ti­ca Uzbe­ka (1920)

Nel 1931 fu com­ple­ta­ta l’organizzazione del ser­vi­zio di lot­ta con­tro la peste. I labo­ra­to­ri furo­no rior­ga­niz­za­ti per diven­ta­re la base del­le sta­zio­ni di con­trol­lo del­la peste e ognu­na di esse ave­va dira­ma­zio­ni nel­le aree ende­mi­che. Il per­so­na­le di ogni sta­zio­ne di con­trol­lo del­la peste dove­va inclu­de­re un epi­de­mio­lo­go, un micro­bio­lo­go, uno zoo­lo­go e un paras­si­to­lo­go. Il per­so­na­le ven­ne com­ple­ta­to con l’assegnazione obbli­ga­to­ria dei lau­rea­ti: il man­ca­to rispet­to di que­ste diret­ti­ve era puni­to con la reclu­sio­ne[33]. Con­trol­li alle fron­tie­re, sor­ve­glian­za inter­na e tem­pe­sti­vi­tà nell’adozione del­le misu­re por­ta­ro­no a una for­te dimi­nu­zio­ne dell’incidenza del­la peste negli anni 30[34].
Duran­te il perio­do del­la guer­ra civi­le le cam­pa­gne di lot­ta alle malat­tie era­no una que­stio­ne di sicu­rez­za del­lo Sta­to, per diven­ta­re in segui­to una par­te impor­tan­te del­la pro­pa­gan­da sovie­ti­ca sul­le “con­qui­ste del­lo sti­le di vita sovie­ti­co”. Tut­te le infor­ma­zio­ni sul­le epi­de­mie di peste furo­no clas­si­fi­ca­te nel 1930. Infat­ti, le cifre uffi­cia­li non mostra­no casi di peste uma­na in Urss dal 1937[35]. Fon­ti non uffi­cia­li indi­ca­no che ci sono sta­ti casi iso­la­ti nel­le aree con foco­lai epi­zoo­ti­ci inten­si­vi, ma con­fer­ma­no l’assenza di gran­di epi­de­mie[36]. I ricer­ca­to­ri sovie­ti­ci sot­to­li­nea­ro­no l’importanza del­la cir­co­la­zio­ne sot­ter­ra­nea del bacil­lo Yer­si­nia pestis tra i rodi­to­ri, con con­se­guen­te lie­ve con­ta­gio del­la malat­tia, con esplo­sio­ni cicli­che che deter­mi­na­va­no casua­li infe­zio­ni tra gli esse­ri uma­ni in con­tat­to con i rodi­to­ri. In pre­sen­za di rodi­to­ri, la peste era tra­smes­sa dal­le pul­ci (di una spe­cie diver­sa da quel­le che tra­smet­to­no la malat­tia tra gli esse­ri umani).
Una vol­ta che la peste uma­na è sta­ta sot­to con­trol­lo, l’obiettivo del­le sta­zio­ni di con­trol­lo è cam­bia­to in dire­zio­ne del­la liqui­da­zio­ne di poten­zia­li ser­ba­toi di infe­zio­ni in natu­ra. La ster­mi­na­zio­ne dei rodi­to­ri ven­ne attua­ta nel­la regio­ne del Caspio nord‑occidentale nel 1933‑1937 su un ter­ri­to­rio di 310.000 chi­lo­me­tri qua­dra­ti[37]. Un lavo­ro così uni­co su lar­ga sca­la è sta­to pos­si­bi­le solo dopo la col­let­ti­viz­za­zio­ne di mas­sa che con­sen­tì l’utilizzo di mol­ta mano­do­pe­ra che non veni­va paga­ta. Dopo la sco­per­ta di nuo­vi foco­lai di peste nel dopo­guer­ra si rese neces­sa­rio l’ampliamento del­la rete di sta­zio­ni di con­trol­lo del­la peste. Attual­men­te, il ser­vi­zio di con­trol­lo del­la peste sul ter­ri­to­rio dell’ex‑Urss com­pren­de 6 isti­tu­ti di ricer­ca, 27 sta­zio­ni di con­trol­lo del­la peste e 52 sta­zio­ni secon­da­rie. Oltre al coin­vol­gi­men­to diret­to nel con­trol­lo del­la peste, que­ste isti­tu­zio­ni sono sta­te anche respon­sa­bi­li del­la ricer­ca e han­no svol­to stu­di di pri­ma­ria impor­tan­za sul­la bio­lo­gia del bacil­lo del­la peste, sui sie­ri e vac­ci­ni con­tro la peste e lo stu­dio uni­co sull’ecologia dei rodi­to­ri e la clas­si­fi­ca­zio­ne dei loro ectoparassiti.

Con­trol­lo del­la malaria
Il model­lo di svi­lup­po del­la sani­tà pub­bli­ca nel con­trol­lo del­la peste è sta­to repli­ca­to anche nel caso del­le cam­pa­gne di lot­ta alla mala­ria. Non esi­ste­va un ser­vi­zio di con­trol­lo del­la mala­ria pri­ma del 1917, nono­stan­te l’elevata inci­den­za del­la malat­tia e il tri­bu­to di vite uma­ne. Non c’era soste­gno sta­ta­le per la ricer­ca sul­la mala­ria e sul­le misu­re di con­trol­lo[38]. La situa­zio­ne era abba­stan­za para­dos­sa­le per­ché era sta­to ela­bo­ra­to un ampio pro­gram­ma per il con­trol­lo del­la mala­ria pri­ma del­la Rivo­lu­zio­ne del 1917.
Il suc­ces­so del con­trol­lo del­la mala­ria nel­la secon­da metà del XIX seco­lo fu indi­stin­gui­bi­le dal­la poli­ti­ca colo­nia­le nel Cau­ca­so set­ten­trio­na­le e nell’Asia cen­tra­le. La colo­niz­za­zio­ne rus­sa del Cau­ca­so set­ten­trio­na­le ini­ziò subi­to dopo che i nati­vi (Cir­cas­si) era­no sta­ti espul­si in Tur­chia. Mol­ti rus­si emi­gra­ro­no nel Cau­ca­so dal­la Rus­sia Cen­tra­le, attrat­ti dal­le fer­ti­li ter­re. Non cono­sce­va­no le rego­le e le tra­di­zio­ni agri­co­le del­le popo­la­zio­ni indi­ge­ne. I rus­si si sta­bi­li­ro­no nel­le val­li flu­via­li e vi crea­ro­no siste­mi di irri­ga­zio­ne, men­tre i nati­vi le ave­va­no sem­pre lascia­te per diri­ger­si in alta mon­ta­gna duran­te la sta­gio­ne del­la mala­ria. La pri­ma onda­ta del­la colo­niz­za­zio­ne rus­sa (1866‑1880) fal­lì soprat­tut­to a cau­sa del­le ter­ri­bi­li epi­de­mie di mala­ria[39]. La mag­gior par­te dei colo­ni rus­si morì e il resto tor­nò nel­la madre­pa­tria[40]. In Asia cen­tra­le la mala­ria era la prin­ci­pa­le cau­sa di alta mor­ta­li­tà fra le trup­pe e fra i lavo­ra­to­ri addet­ti alla costru­zio­ne del­la linea fer­ro­via­ria[41].
Di fron­te a que­sto sta­to di cose, ven­ne nomi­na­ta la Com­mis­sio­ne per la Ricer­ca sul­la Mala­ria sot­to la gui­da dell’VIII Con­gres­so dei medi­ci rus­si in memo­ria del­lo scien­zia­to N.I. Piro­gov. La Com­mis­sio­ne orga­niz­zò diver­se spe­di­zio­ni per la ricer­ca sul­la mala­ria sup­por­ta­te dal­lo zemst­vo del­la pro­vin­cia di Voro­ne­zh e da orga­niz­za­zio­ni di volon­ta­ria­to[42]. Nel 1911 la Com­mis­sio­ne pro­po­se un pia­no diver­si­fi­ca­to per una cam­pa­gna anti­ma­la­ri­ca per tut­to il Pae­se. Que­sto pia­no com­pren­de­va: 1) trat­ta­men­to al chi­ni­no con il meto­do di Koch; 2) dre­nag­gio del­le palu­di con il meto­do ita­lia­no; 3) ster­mi­nio del­le lar­ve di zan­za­ra median­te trat­ta­men­to dei baci­ni idri­ci con olio e paraf­fi­na; 4) misu­re con­tro la mala­ria nel­le sta­zio­ni fer­ro­via­rie tra cui la boni­fi­ca del suo­lo loca­le e l’impiego nel ser­vi­zio fer­ro­via­rio di nati­vi del posto; 5) edu­ca­zio­ne del­la popo­la­zio­ne e pub­bli­ca­zio­ne di let­te­ra­tu­ra popo­la­re sul­la mala­ria nel­le lin­gue loca­li; 6) regi­stra­zio­ne di tut­ti i pazien­ti mala­ri­ci e garan­zia di cure medi­che gratuite.
Que­sti sug­ge­ri­men­ti furo­no com­ple­ta­men­te igno­ra­ti dal­le auto­ri­tà, così come l’idea di crea­re un isti­tu­to di medi­ci­na tro­pi­ca­le, simi­le a quel­li pre­sen­ti in altre par­ti dell’Europa occi­den­ta­le. La sta­zio­ne uni­ca per la mala­ria fon­da­ta nel 1913 a Batum fu chiu­sa sei mesi dopo a cau­sa di dif­fi­col­tà finan­zia­rie. La mala­ria non era con­si­de­ra­ta dal gover­no così minac­cio­sa come la peste. La cura del­la mala­ria, dif­fu­sa soprat­tut­to nel­le colo­nie, non era pre­vi­sta per la popo­la­zio­ne non rus­sa. Inol­tre diver­se misu­re pro­po­ste dal­la Com­mis­sio­ne per la mala­ria con­trad­di­ce­va­no le poli­ti­che del­lo “scio­vi­ni­smo grande‑russo”. Il diret­to­re del­le fer­ro­vie del Cau­ca­so si rifiu­tò di assu­me­re nati­vi nel ser­vi­zio fer­ro­via­rio a cau­sa del­la «impos­si­bi­li­tà di por­ta­re gli indi­ge­ni nel­la civil­tà sot­traen­do­li alla loro bar­ba­rie»[43].
Il ser­vi­zio sovie­ti­co di con­trol­lo del­la mala­ria fu avvia­to nel 1921 a segui­to di un decre­to del Com­mis­sa­ria­to del popo­lo del­la sani­tà pub­bli­ca che richie­se la regi­stra­zio­ne obbli­ga­to­ria dei pazien­ti mala­ri­ci. Nel­lo stes­so anno ven­ne­ro crea­ti l’Istituto per la Mala­ria, Paras­si­to­lo­gia e Medi­ci­na Tro­pi­ca­le diret­to dal Prof. Mar­tzi­no­v­sky[44] e quin­di altri die­ci isti­tu­ti simi­li in cia­scu­na del­le prin­ci­pa­li aree ende­mi­che. In un paio d’anni fu isti­tui­ta la rete del­le sta­zio­ni anti­ma­la­ri­che. Avvia­ta nel 1923 la crea­zio­ne di una rete di sta­zio­ni di con­trol­lo del­la mala­ria, nel 1940 que­sti orga­ni­smi era­no diven­ta­ti 1236[45]. Le auto­ri­tà sani­ta­rie pub­bli­che bol­sce­vi­che die­de­ro un accu­ra­to taglio net­to con il pas­sa­to rispet­tan­do com­ple­ta­men­te il pro­gram­ma di con­trol­lo del­la mala­ria del­la Com­mis­sio­ne Piro­gov, ben­ché poi non ne abbia­no mai fat­to men­zio­ne nel­le loro relazioni.
Il nume­ro dei casi di mala­ria ini­ziò a dimi­nui­re ver­so la metà degli anni 20 e la poli­ti­ca cam­biò, pas­san­do dal­la gestio­ne del­le cri­si al con­trol­lo a lun­go ter­mi­ne. Furo­no imple­men­ta­te sia la tera­pia che le misu­re pro­fi­lat­ti­che[46]. L’uso del trat­ta­men­to era limi­ta­to a cau­sa del­la caren­za di chi­ni­no; il far­ma­co era riser­va­to ai mala­ti di mala­ria ed era usa­to a sco­po pre­ven­ti­vo solo per le per­so­ne impe­gna­te in lavo­ri eco­no­mi­ca­men­te impor­tan­ti. Le cose cam­bia­ro­no un po’ negli anni 30, quan­do ven­ne avvia­ta la pro­du­zio­ne degli equi­va­len­ti del chi­ni­no: pla­sma­cid e akri­khin. Allo stes­so tem­po, gli epi­de­mio­lo­gi soste­ne­va­no che le cam­pa­gne con­tro la mala­ria avreb­be­ro dovu­to esse­re este­se a diver­si tipi di atti­vi­tà agri­co­le e indu­stria­li, in par­ti­co­la­re l’irrigazione.
Tut­ta­via un pic­co nell’incidenza del­la mala­ria arri­vò nel 1935, quan­do ven­ne­ro segna­la­ti nove milio­ni di casi. Un così for­te aumen­to del­la mor­ta­li­tà per mala­ria era una con­se­guen­za diret­ta del­la poli­ti­ca di col­let­ti­viz­za­zio­ne di Sta­lin. La cam­pa­gna di col­let­ti­viz­za­zio­ne era sta­ta rea­liz­za­ta in modo estre­ma­men­te rapi­do, sen­za alcu­na con­si­de­ra­zio­ne del suo impat­to eco­no­mi­co, socia­le o demo­gra­fi­co, o addi­rit­tu­ra del­le con­se­guen­ze epi­de­mio­lo­gi­che. Ter­ri­bi­li epi­de­mie di mala­ria si veri­fi­ca­ro­no nel regio­ne del Vol­ga, nel Cau­ca­so set­ten­trio­na­le e in Asia cen­tra­le, dove le con­di­zio­ni per l’aumentata esten­sio­ne del­le zone palu­do­se e la pro­pa­ga­zio­ne del­le zan­za­re fu acce­le­ra­ta da siste­mi di irri­ga­zio­ne mal pro­get­ta­ti[47]. L’aumento del­la dif­fu­sio­ne dell’infezione ven­ne aggra­va­to dal­la care­stia e dal­la suc­ces­si­va migra­zio­ne del­la popo­la­zio­ne, che por­tò alla per­di­ta di qua­ran­ta milio­ni di gior­na­te di lavo­ro nel 1934‑1935[48]. L’ottavo Con­gres­so dei Soviet dichia­rò la mala­ria un intol­le­ra­bi­le “disa­stro indu­stria­le” che met­te­va a repen­ta­glio i pia­ni di indu­stria­liz­za­zio­ne e col­let­ti­viz­za­zio­ne. Ven­ne allo­ra rea­liz­za­to un acce­le­ra­to svi­lup­po del ser­vi­zio anti­ma­la­ri­co. Dal 1936 il finan­zia­men­to del­la cam­pa­gna anti­ma­la­ri­ca fu qua­dru­pli­ca­to e con­tem­po­ra­nea­men­te ven­ne­ro isti­tui­ti cor­si per la for­ma­zio­ne avan­za­ta dei medi­ci pres­so gli isti­tu­ti spe­cia­liz­za­ti, come l’Istituto per la Mala­ria, Paras­si­to­lo­gia e Medi­ci­na Tro­pi­ca­le di Mosca[49]. Fu intro­dot­to il trat­ta­men­to medi­co sia per i nuo­vi casi di mala­ria che con­tro le rica­du­te per i pazien­ti gua­ri­ti[50]. Le auto­ri­tà sovie­ti­che si vide­ro obbli­ga­te a spe­gne­re un incen­dio che ave­va­no esse stes­se pro­vo­ca­to. Que­sti sfor­zi riu­sci­ro­no a ridur­re signi­fi­ca­ti­va­men­te la mor­ta­li­tà per mala­ria nel 1940, quan­do il nume­ro di casi sce­se a tre milio­ni di persone.
L’esperienza di que­sta cam­pa­gna con­tro la mala­ria è sta­ta pre­sa come base nell’Urss per il pro­gram­ma dell’Organizzazione Mon­dia­le del­la Sani­tà (Oms) di era­di­ca­zio­ne del­la pesti­len­za adot­ta­to negli anni 50. Il pro­gram­ma ven­ne rea­liz­za­to in un tem­po ina­spet­ta­ta­men­te bre­ve, non solo per­ché furo­no impie­ga­te inno­va­zio­ni, come l’irrorazione con DDT e un nuo­vo far­ma­co (bigu­mal), ma anche per­ché ven­ne svol­ta un’enorme quan­ti­tà di lavo­ro di inda­gi­ne tra­di­zio­na­le sui foco­lai di mala­ria, che con­sen­tì l’utilizzo di misu­re ade­gua­te a diver­si tipi di foco­lai[51]. A segui­to di que­sta cam­pa­gna e del con­so­li­da­men­to dei pre­ce­den­ti risul­ta­ti, la mala­ria quar­ta­na ven­ne dichia­ra­ta era­di­ca­ta nel 1950, il fal­ci­pa­rum (o “mala­ria tro­pi­ca­le”) nel 1957 e la mala­ria ter­za­na nel 1960[52].
Dopo aver com­ple­ta­to il loro com­pi­to, le sta­zio­ni di con­trol­lo del­la mala­ria sono sta­te con­ver­ti­te in dipar­ti­men­ti paras­si­to­lo­gi­ci del­le sta­zio­ni sani­ta­rie nel 1957. Nono­stan­te le sue diver­se con­di­zio­ni cli­ma­ti­che e una dif­fu­sa mala­ria ende­mi­ca, l’Urss è sta­to uno dei pri­mi Pae­si al mon­do a rag­giun­ge­re l’obiettivo dell’Oms dell’eradicazione del­la mala­ria. Que­sta posi­zio­ne è sta­ta rico­no­sciu­ta dal­la scel­ta di Tash­kent in Uzbe­ki­stan per lo svol­gi­men­to del­la Con­fe­ren­za Inter­na­zio­na­le sul­la medi­ci­na tro­pi­ca­le indet­ta dall’Oms nel 1961. In quell’incontro, il dot­tor Bruce‑Chwatt, a capo del­la sezio­ne dell’Oms per il con­trol­lo del­la mala­ria, affer­mò che il suc­ces­so sovie­ti­co era dovu­to sia alla bril­lan­te orga­niz­za­zio­ne di cam­pa­gne con­tro la mala­ria che all’ampia rete di cen­tri di assi­sten­za medi­ca[53]. Da allo­ra la mala­ria è rima­sta sot­to controllo.
In con­clu­sio­ne, si può soste­ne­re che il siste­ma comu­ni­sta si è dimo­stra­to estre­ma­men­te effi­cien­te nel con­trol­lo e nell’eradicazione del­le malat­tie infet­ti­ve, in aree di inten­sa tra­smis­sio­ne. Non c’è dub­bio che que­sto siste­ma è sta­to dovu­to a due fat­to­ri: misu­re obbli­ga­to­rie di pro­fi­las­si e trat­ta­men­to, regi­stra­zio­ne dei casi e con­trol­lo del­le epi­zoo­zie e cam­pa­gne di era­di­ca­zio­ne a livel­lo regio­na­le, da un lato; d’altra par­te, è sta­to fon­da­men­ta­le anche lo svi­lup­po del­le sta­zio­ni di ricer­ca, situa­te vici­no ai foco­lai di infe­zio­ne e inte­gra­te in una ben finan­zia­ta rete acca­de­mi­ca: la paras­si­to­lo­gia sovie­ti­ca accu­mu­lò un impres­sio­nan­te nume­ro di dati riguar­dan­ti l’eco‑epidemiologia dei roditori.
Il suc­ces­so del regi­me comu­ni­sta illu­stra l’importanza del­la com­po­nen­te poli­ti­ca nel­la sani­tà pub­bli­ca e il dilem­ma tra per­sua­sio­ne e costri­zio­ne. La sani­tà pub­bli­ca è favo­ri­ta dal­la for­te orga­niz­za­zio­ne di un pote­re cen­tra­le, deter­mi­na­to ad impor­re un pro­gram­ma aper­ta­men­te a van­tag­gio del­la col­let­ti­vi­tà. È pro­ba­bi­le che lo sman­tel­la­men­to del­la rete di sta­zio­ni attra­ver­so i nuo­vi con­fi­ni in Asia cen­tra­le sia segui­ta da una mas­sic­cia ripre­sa di epi­de­mie in alcu­ne aree. I lavo­ri dei paras­si­to­lo­gi sovie­ti­ci ave­va­no con­tri­bui­to a mostra­re che la cir­co­la­zio­ne del virus per­si­ste nel sot­to­suo­lo tra le altre popo­la­zio­ni di rodi­to­ri, e che la peste e altre epi­de­mie dipen­den­ti dai rodi­to­ri esplo­de­ran­no di nuo­vo non appe­na l’attenzione dell’uomo ver­rà a calare.
L’efficienza nell’eradicazione del­le malat­tie infet­ti­ve potreb­be esse­re spie­ga­ta anche dal gene­ra­le svi­lup­po eco­no­mi­co e dal­le nuo­ve tec­no­lo­gie di con­trol­lo del dopo­guer­ra. Tut­ta­via, più impor­tan­te era la prio­ri­tà poli­ti­ca data dal gover­no sovie­ti­co e da un appa­ra­to sta­ta­le for­te alla sop­pres­sio­ne del­le malat­tie infet­ti­ve stret­ta­men­te lega­te all’espansione dell’ordine sta­ta­le sovie­ti­co. Que­sto siste­ma con­sen­ti­va gra­di di sor­ve­glian­za, inter­ven­to e con­trol­lo che la sani­tà pub­bli­ca occi­den­ta­le pote­va solo sognare.


Note

[1] Sul­la situa­zio­ne epi­de­mio­lo­gi­ca in Rus­sia nel XIX seco­lo e agli ini­zi del XX, v.: Vasi­liev K.G., Segal A.E., Histo­ry of Epi­de­mics in Rus­sia, (1960), Mosca, Med­giz. (in rus­so), Sko­ro­kho­dov L.Ya., Mate­rials on the Histo­ry of Medi­cal Micro­bio­lo­gy in Pre‑Revolution Rus­sia (1948), Mosca, Med­giz, (in russo).
[2] Sul­le fon­ti di finan­zia­men­to del­le cam­pa­gne di lot­ta con­tro l’epidemia pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne v.: Favr V.V., The Expe­rien­ce of Mala­ria Research in Rus­sia, (1903), Khar­kov (in rus­so); Mate­rials of Mala­ria Com­mis­sion under the Piro­gov Socie­ty of Rus­sian Phy­si­cians, (1911), Mosca, (in rus­so); Berien­son I., Essay about fighting Diph­the­ria in Rus­sia, Vest­nik Evro­pi (1882), pp. 832‑844 (in russo).
[3] Kon­stan­sov S.V., On Tasks and Role of Bac­te­rio­lo­gi­cal Pla­gue Con­trol Sta­tion in Chi­ta, Vest­nik Obz­h­chest­ven­noy Gigie­ni, Sudeb­noy I Prack­ti­che­skoy Medi­tzi­ni (1912), n. 12, p. 1892 (in rus­so); Metel­kin A.I., “Pla­gue Con­trol Ser­vi­ce in Rus­sia befo­re the Octo­ber Revo­lu­tion”, Zhur­nal Mikro­bio­lo­gii, Epi­de­mio­lo­gii l lmmu­no­bio­lo­gii, (1959), v. 5, pp. 1I9‑121 (in russo).
[4] Osi­pov E.A., Popov I.V., Kur­kin I.I., Rus­sian Medi­ci­ne of Zemst­vo, (1899), Mosca, (in rus­so); Sko­ro­kho­dov L.Ya., Short Review of Histo­ry of Rus­sian Medi­ci­ne, (1926), Mosca, (in russo).
[5] Likha­chev V., The Report for His Maje­sty and Sani­ta­ry Descrip­tion of Vol­ga Region, (1898), Saint‑Petersburg, (in rus­so); Mal­ko­v­sky P.I., “Exi­sting Sta­te Order and Next Sani­ta­ry Task in Irku­tsk”, Sibir­skii Vrach, (1914) n. 13, p. 711‑712 (in russo).
[6] Sema­sh­ko N.A., Public Health Ser­vi­ce in New Con­di­tions (1922), Med­giz, Mosca.
[7] Sema­sh­ko N.A., Essays on the Theo­ry of Orga­ni­sa­tion Of Soviet Public Health System (1942), AMN SSSR, Mosca.
[8] Rife­ren­do­si alle epi­de­mie di tifo, Lenin sot­to­li­neò l’importanza del­le cam­pa­gne di lot­ta alle malat­tie nel suo discor­so al VII Con­gres­so dei Soviet (1919): “Either lou­ses win socia­li­sm or socia­li­sm wins lou­ses”, Com­ple­te works of Lenin V.I., (1959), v. 39, p. 410.
[9] Per la descri­zio­ne dell’apparato del Par­ti­to e del­la par­te­ci­pa­zio­ne del­le trup­pe all’eradicazione del­le epi­de­mie v.: Kamin­skii G.N., Public Health in the USSR, (1935), Bio­med­giz, Mosca, (in rus­so) e Zil­ber L.A., Stra­te­gy of Scien­ti­fic Research, Pri­ro­da, (1966), v. 12, pp. 55‑62, (in russo).
[10] Le auto­ri­tà sani­ta­rie zari­ste fece­ro tre ten­ta­ti­vi per intro­dur­re la vac­ci­na­zio­ne obbli­ga­to­ria con­tro il vaio­lo duran­te il XIX seco­lo e l’inizio del XX, ma que­sti sfor­zi non ebbe­ro suc­ces­so. Per la sto­ria del­la vac­ci­na­zio­ne con­tro il vaio­lo in Rus­sia v.: Gama­lea N.F., Small­pox Vac­ci­na­tion Insti­tu­te. Works of Gama­lea N.F., (1953), v. 5, pp. 223‑230 (in rus­so); Solo­viev M.N., “150 Years of Small­pox Vac­ci­na­tion and its Resul­ts”, Vra­cheb­noe delo, (1947), n. 6, pp. 513‑518 (in russo).
[11] Boy­tzo­va A.A., “On the Histo­ry of Sani­ta­ry Sta­tions”, Gigie­na y Sani­ta­ria, (1955), v. 10, pp. 32‑36 (in russo).
[12] Zhda­nov V.M., Fighting the infec­tions (1960), Zna­nie, Mosca (in russo).
[13] Vasi­liev K.G., Segal A.E., Histo­ry of Epi­de­mics in Rus­sia, (1960), Mosca, Med­giz (in rus­so); Der­bek E.A., Histo­ry of Pla­gue Epi­de­mics in Rus­sia from the Sta­te Foun­da­tion up to our Day (1905), St. Peter­sburg (in rus­so); Ale­xan­der J.T., Bubo­nic Pla­gue in Ear­ly Modern Rus­sia, (1980), Hop­kins Univ. Press, Bal­ti­mo­re and London.
[14] Likha­chev V., The Report for His Maje­sty and Sani­ta­ry Descrip­tion of Vol­ga Region (1898), Saint-Peter­sburg (in rus­so); Mate­rials and Pro­to­cols of Mee­tings of “His Maje­sty Appoin­ted Com­mis­sion for Pla­gue Fighting”, 1900, 22 gennaio.
[15] Mate­rials and pro­to­cols of Mee­tings of “His Maje­sty Appoin­ted Com­mis­sion for Pla­gue Fighting”, 1897, 28 gennaio.
[16] Mate­rials and pro­to­cols of Mee­tings of “His Maje­sty Appoin­ted Com­mis­sion for Pla­gue Fighting”, 1898, 24‑28 gen­na­io. Il divie­to di pel­le­gri­nag­gi fu abo­li­to nel 1900. Mate­rials and pro­to­cols of Mee­tings of “His Maje­sty Appoin­ted Com­mis­sion for Fighting Pla­gue”, 1900, 12 gennaio.
[17] Lev­to­va K.Z., “Fir­st Pasteur Sta­tions in Rus­sia”, Feld­sher l Aku­sher­ka, (1960), n. 3, pp. 33‑36 (in russo).
[18] Mate­rials and Pro­to­cols of Mee­tings of “His Maje­sty Appoin­ted Com­mis­sion for Pla­gue Fighting”, 1902, 19 June‑16 July; Beli­ko­v­skii V.A., Gama­lea N.F., Bur­da M.K., Pla­gue in Odes­sa, v. 1, 1903, v . 2, 1904 (in russo).
[19] La sta­zio­ne Pasteur di Chi­ta, oltre al trat­ta­men­to del­la rab­bia, ha svol­to anche ricer­che sul­la peste.
[20] Zabo­lot­ny D.K., Com­mu­ni­ca­tion about Pla­gue Epi­de­mio­lo­gy on the Mee­ting of Astra­khan Physician’s Socie­ty (27 dicem­bre), lzda­telst­vo Obz­h­chest­va Astr­khan­ski­kh Vra­chey (1912), Astra­khan, pp. 74‑77 (in russo).
[21] Tikho­mi­rov I.I., “Epi­de­mio­lo­gi­cal Rela­tion bet­ween Win­ter Pla­gue Epi­de­mics in Kir­gi­zia Steeps and Mice Epi­zoo­tic” secon­do Data of Epi­de­mio­lo­gi­cal Research Made in 1913, Arkhiv Bio­lo­gi­che­ski­kh Nauk, (1926), v. 26. n. 1‑3, pp . 95‑102.
[22] Niko­laev N.M., “Pla­gue Con­trol in the South‑East of Rus­sia in 1918‑1923”, in Works of the Pla­gue Con­trol Ser­vi­ce Net­work, Sara­tov, (1965), pp. 32‑48 (in rus­so); Golu­bin­sky E.P., Zho­v­ty I.F., e Leme­she­va L.B., Pla­gue in Sibe­ria, (1987), Irku­tsk (in russo).
[23] Leg­kov K.I., “Frui­ts of People’s Dar­k­ness”, Medi­tzin­skiy Zhur­nal Zabai­kal­sko­go Obz­h­chest­va Vra­chey, (1922), n. 1, pp. 84‑90, (in rus­so); Suk­nev V.V., Pla­gue in Trans‑Bailkal Region, (1923), Chi­ta (in russo).
[24] Rules of Rea­li­sa­tion of Mea­su­res to Pre­vent Pla­gue and Cho­le­ra Pro­pa­ga­tion in Rus­sian Empi­re (1904), Mosca (in russo).
[25] Bogutz­kii V.M., Medi­cal Report about Anti‑plague, Bureau Acti­vi­ty, Khar­bin (1911) (in russo).
[26] Ani­si­mov P.I., Gor­ko­va A.V. e Kuraev I.I., “The 60th Anni­ver­sa­ry of the «Micro­be» Insti­tu­te”, Pro­ble­my Oso­bo Opa­sni­kh lnfec­tziy, (1978), v. 6, pp. 45‑60 (in russo).
[27] Niko­laev N.I. e Niko­laev N.M., “Avant­gar­de of the Soviet Public Health Ser­vi­ce in Com­ba­ting Pla­gue”, Pro­ble­my Oso­bo Opa­sny­kh lnfek­tziy (1968), v. 4, pp. 3‑15.
[28] Zabo­lot­ny D.K., “Orga­ni­sa­tion and Resul­ts of Stu­dy of Ende­mic Pla­gue Foci”, Arkhiv Bio­lo­gi­che­ski­kh Nauk, (1922), v. 21, pp. 21‑45.
[29] L’attuazione di que­ste misu­re non pre­ve­de­va il rein­se­dia­men­to del­le per­so­ne, né rim­bor­si ai pro­prie­ta­ri per la proprietà.
[30] Zil­ber L.A., Stra­te­gy of Scien­ti­fic Research, Pri­ro­da, (1969), v. 12, pp. 55‑62 (in rus­so). Zil­ber L.A., Ope­ra­tzia Ruda, Nau­ka I Zhizn, (1966), n. 12, pp. 55‑60.
[31] Gre­kov A.D., “Short Infor­ma­tion about Plague‑Control Cen­tre in Tash­kent”, Pro­cee­dings of the Fir­st Anti‑Plague Mee­ting, Sara­tov, 31 maggio‑3 giu­gno 1927, p. 41 (in russo).
[32] Tkho­mi­ro­va V.A., “The achie­ve­men­ts of the Turk­me­nian Pla­gue Con­trol Sta­tion over 20 Years”, in Pro­cee­ding of the Turk­me­nian Pla­gue Con­trol Sta­tion, (1958), pp. 45‑49 (in rus­so). Gold E.Yu., Lad­ny I.D., Prof. Nika­no­rov, An Outstan­ding Soviet Epi­de­mio­lo­gi­st. Sove­tskoe Zdra­voo­kra­ne­nie, (1976), v. 12, pp. 66‑69 (in russo).
[33] Offi­cial Annals of the People’s Com­mis­sa­riat of Public Health (1940), v. 2, p. 10.
[34] Niko­laev N.M., “Pla­gue Con­trol in the South‑East of Rus­sia in 1918‑1923”, in Works of the Pla­gue Con­trol Ser­vi­ce Net­work, Sara­tov, (1965), pp. 32‑48, (in rus­so); Sko­ro­du­mov A.M., Pla­gue in Sibe­ria (1934), Irkutsk.
[35] Pavlo­v­skii E.N., Natu­ral Nida­li­ty of Tran­smis­si­ve Disea­se, (1964), Nau­ka, Mosca.
[36] Casi iso­la­ti di peste era­no ripor­ta­ti come foco­lai di peste anche nei Pae­si con un buon ser­vi­zio di con­trol­lo. V., p.es., Reed W.P., “Bubo­nic Pla­gue in the Sou­thern Uni­ted Sta­tes. A Review of Recent Expe­rien­ce”, Medi­ci­ne, 1970, v. 29. p. 480.
[37] Shi­sh­kin A.K., “Acti­vi­ty of the Rostov‑on‑Don Research Insti­tu­te”, in Works of the Rostov‑on‑Don Pla­gue Con­trol Insti­tu­te, (1957), pp. 3‑16 (in rus­so); Miro­nov N.P., “On Fre­quen­cy of Ground Squir­rel Exter­mi­na­tion with the Aim of Liqui­da­tion of Pla­gue Foci”, in Works, cit., pp. 17‑50 (in russo).
[38] Nume­ro­se richie­ste degli scien­zia­ti rela­ti­ve al pro­ble­ma del­la mala­ria furo­no com­ple­ta­men­te igno­ra­te dal­le auto­ri­tà di pub­bli­ca sani­tà. La deci­sio­ne di non accor­da­re più il soste­gno sta­ta­le ven­ne accet­ta­ta dal IX Con­gres­so Piro­gov dei medi­ci rus­si: Pro­cee­dings of IX Piro­gov Con­gress (1904), v. 1, p. 217.
[39] Una sug­ge­sti­va descri­zio­ne del­le esplo­sio­ni di mala­ria tra i colo­ni rus­si nel Cau­ca­so si tro­va in Shin­ga­rev I., Dying Wlla­ge (1901), St. Peter­sburg (in russo).
[40] Rozov, “Histo­ry of Colo­ni­sa­tion of South Black Sea Coa­st”, Tru­dy Kav­kaz­sko­go Sel­sko­kho­ziayst­ven­no­go Obz­h­che­sva, 1890, n. 1, 2 (in rus­so); Star­tzev, “Mugan Steep”, New­slet­ter “Kav­kaz” (1892), n. 55 (in russo).
[41] Kushe­le­v­skiy V., Mate­rials on Medi­cal Geo­gra­phy and Sta­ti­sti­cal Descrip­tion of Fer­ga­na Region, Noviy Mage­lan (1890‑1891), v. 3 (in rus­so); Vol­kov, “Mala­ria Epi­de­mics of 1896 among Merv Region Popu­la­tion and For­ces of Merv’s Gar­ri­son”, Voenno‑Meditzinskiy Zhur­nal, (1897), v. 8 (in russo).
[42] Mate­rials of Mala­ria Com­mis­sion under the Piro­gov Socie­ty of Rus­sian Phy­si­cians (1911), Mosca (in russo).
[43] Cit. da Favr V.V., The Expe­rien­ce of Mala­ria Research in Rus­sia, (1903), Khar­kov, p. 168.
[44] Bych­kov I.Ya., “Mala­ria Con­trol Legi­sla­tion in the RSFSR”, Tro­pi­che­ska­ya Medi­tzi­na i Vete­ri­na­ria, (1931), v. 19, pp. 24‑27 (in rus­so); Lip­kin G.N., “On Some Resul­ts of Mala­ria Con­trol and the Aims for 1936”, Voenno‑Sanitarnoe Delo, (1936), v. 41, p. 3–11 (in russo).
[45] Plot­ni­kov N.N., “Achie­ve­men­ts of the USSR in Fighting Infec­tious Disea­ses”, Sove­tska­ya Medi­tzi­na, (1967), v. 111, pp. 155‑158 (in russo).
[46] Mate­rials of Adler Mala­ria Expe­di­tion of Cau­ca­sus of Regio­nal Com­mit­tee of Public Health. Mala­ria on Black Sea Coa­st of North Cau­ca­sus, (1926), Rosto­van-Don (in russo).
[47] Isaev L.M., “Aims and Orga­ni­sa­tion Struc­tu­re of Mala­ria Con­trol During Cot­ton Har­ve­sting”, Bul­le­ten po Bor­be s Mala­riey (1934), v. 31, p. 25‑30 (in rus­so); Chin­noy N.I., “On Mecha­ni­sa­tion of Land-based Treat­ment of Water Basins Infec­ted with Ano­phe­les Lar­vae”, Bul­le­ten po Bor­be s Mala­riey (1934), v. 3, pp. 31‑35 (in rus­so); Kamin­skii G.N., “Public Health in the USSR” (1935), Bio­med­giz, Mosca (in russo).
[48] Pro­ko­pen­ko L.I., Fighting Mala­ria in the USSR, A Dr. Med. Sci. The­sis (1962), Mosca.
[49] Nemi­ro­v­ska­ya A.I., Rashi­na M.G., Kama­lov N.G., Lisen­ko A.Ya., Shul­man E.S., “Higher Edu­ca­tion in Para­si­to­lo­gy in the USSR”, Medi­tzin­ska­ya Para­si­to­lo­gia i Para­zi­tar­nie Bolez­ni (1967), v. 51, pp. 553‑569 (in russo).
[50] Offi­cial Annals of the People’s Com­mis­sa­riat of Public Health (1940), v. 3, p. 19.
[51] Dukha­ni­na N.N., “Pecu­lia­ri­ties of Mala­ria Era­di­ca­tion Cam­pai­gn in the USSR and Forei­gn Coun­tries”, Vopro­sy Bak­te­rio­lo­gii, giguie­ni para­zi­to­lo­gii y viru­so­lo­gii, (1962), pp. 117‑118, (in rus­so); Ser­giev P.T., Rashi­na M.G., Dukha­ni­na N.N., “Era­di­ca­tion of Mala­ria in the USSR: Histo­ry and Ana­ly­sis”, Vest­nik AMN (1961). v. 41, pp. 19‑29 (in russo).
[52] Ma ora sap­pia­mo che la distin­zio­ne cli­ni­ca tra feb­bre ter­za­na e feb­bre quar­ta­na non con­sen­te di dia­gno­sti­ca­re i diver­si tipi di infe­zio­ne da Pla­smo­dium: rispet­ti­va­men­te Pla­smo­dium fal­ci­pa­rum, Pla­smo­dium vivax e Pla­smo­dium mala­riae. Una feb­bre ter­za­na può esse­re cau­sa­ta da una qual­sia­si del­le tre specie …
[53] Bruce‑Chwatt R., “The Role of WHO in Mala­ria Era­di­ca­tion”, Medi­tsin­ska­ya Para­si­to­gia I Para­zi­tar­nye Zabo­le­va­nia (1962), v. 11, pp. 14‑42 (in russo).

(Tra­du­zio­ne dal­l’in­gle­se di Cin­zia Romano)

 

[*] Isti­tu­to per la Sto­ria del­la Scien­za e del­la Tec­no­lo­gia, Acca­de­mia rus­sa del­le Scien­ze, Mosca (Rus­sia)