Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Imperialismo e guerre imperialiste

Ebbene sì, è proprio una “proxy war”

Una rappresentazione plastica della guerra per procura: da sinistra, il ministro della Difesa tedesco, Christine Lambrecht; il Presidente dei Capi di Stato maggiore congiunti Usa, Gen. Mark Milley; il segretario della Difesa Usa, Lloyd Austin; il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov (Ramstein, 26/4/2022)

 

Ebbene sì, è proprio una “proxy war


Breve analisi di teoria e pratica della guerra per procura in Ucraina

 

Vale­rio Tor­re[*]

 

Sin dai pri­mi testi che abbia­mo pro­dot­to su que­sto sito a pro­po­si­to del con­flit­to in Ucrai­na[1], abbia­mo defi­ni­to “guer­ra inte­rim­pe­ria­li­sta” quel­la che si sta com­bat­ten­do in quel Pae­se. Non per­ché l’Ucraina sia – a dif­fe­ren­za del­la Rus­sia[2] – una nazio­ne impe­ria­li­sta, ma per­ché lo scon­tro si sta svol­gen­do, sul ter­re­no ucrai­no, tra la stes­sa Rus­sia da un lato e un bloc­co di poten­ze impe­ria­li­ste (Usa e Ue uti­liz­zan­do la Nato) dall’altro.
Noi l’abbiamo deno­mi­na­ta una guer­ra “per inter­po­sta nazio­ne”; altri, a par­ti­re dal mini­stro degli Este­ri rus­so, Ser­gej Lavrov, una guer­ra “per procura”.
Que­sta defi­ni­zio­ne ha desta­to scan­da­lo nel­le orga­niz­za­zio­ni del­la sini­stra rivo­lu­zio­na­ria che, eli­mi­nan­do dal­le loro ana­li­si il peso e il ruo­lo svol­to dal bloc­co impe­ria­li­sta occi­den­ta­le (e addi­rit­tu­ra, qua­si negan­do­ne l’esistenza), limi­ta­no lo scon­tro sul ter­re­no di un solo Pae­se (l’Ucraina) ridu­cen­do­lo a un con­flit­to tra un aggres­so­re e un aggre­di­to. In que­sta rico­stru­zio­ne, gli impe­ria­li­smi degli Sta­ti Uni­ti e del­le nazio­ni euro­pee, con lo stru­men­to del­la Nato, sem­bra­no pas­sa­re lì per caso, distrat­ta­men­te get­tan­do un’occhiata al tea­tro del­le ope­ra­zio­ni bel­li­che e sostan­zial­men­te disinteressandone.
Sif­fat­te ana­li­si, ovvia­men­te, han­no una rica­du­ta pra­ti­ca: quel­la di rite­ne­re che il con­flit­to che si sta svol­gen­do in Ucrai­na sia una “guer­ra di libe­ra­zio­ne nazio­na­le” dall’invasore e per l’affermazione del “dirit­to di auto­de­ter­mi­na­zio­ne” del Pae­se inva­so; per cui, in alcu­ni casi espli­ci­ta­men­te e in altri meno, si chie­de ai gover­ni impe­ria­li­sti (e a quel­lo ita­lia­no per pri­mo) di invia­re armi alla “resi­sten­za ucraina”.
Abbia­mo già dif­fu­sa­men­te cri­ti­ca­to que­ste deli­ran­ti posi­zio­ni negli arti­co­li richia­ma­ti (v. nota 1) e non vi ritor­nia­mo. Ma ci inte­res­sa inve­ce ripren­de­re il tema del­la “guer­ra per pro­cu­ra” che tan­to ha scan­da­liz­za­to que­ste suf­fra­get­te dell’imperialismo.

Che cos’è una guer­ra per procura?
Com­pren­dia­mo bene che, se intro­dot­ta da Lavrov, que­sta defi­ni­zio­ne pos­sa infa­sti­dir­le: in fin dei con­ti, si trat­ta pur sem­pre del por­ta­vo­ce dell’aggressore che potreb­be ave­re inte­res­se, per dimi­nui­re le respon­sa­bi­li­tà evi­den­ti del pro­prio Pae­se, a dare la col­pa del con­flit­to a quel­li che egli ritie­ne esse­re i “man­dan­ti” del pro­prio com­pe­ti­to­re diret­to. Ma il fat­to è che il con­cet­to di cui andre­mo subi­to ad occu­par­ci non è sta­to inven­ta­to da Lavrov, e nep­pu­re da chi scri­ve quan­do ha intro­dot­to la carat­te­riz­za­zio­ne di guer­ra “per inter­po­sta nazio­ne”. Sen­za voler risa­li­re a Tuci­di­de, che nel­la sua ope­ra La guer­ra del Pelo­pon­ne­so, par­la­va dell’intervento di “mer­ce­na­ri” nel con­flit­to fra Spar­ta e Ate­ne, o a Machia­vel­li che ne Il prin­ci­pe descri­ve­va come inaf­fi­da­bi­li gli eser­ci­ti mer­ce­na­ri e ausi­lia­ri, dicia­mo che le guer­re per pro­cu­ra non sono affat­to sco­no­sciu­te, ad esem­pio, all’agenda del­la poli­ti­ca este­ra degli Sta­ti Uni­ti da tem­po imme­mo­re. Non a caso, il 34° pre­si­den­te Usa, Dwight D. Eise­n­ho­wer, nel­la 267ª Riu­nio­ne del Con­si­glio di Sicu­rez­za Nazio­na­le svol­ta­si a Camp David, Mary­land, il 21 novem­bre 1955, dichia­rò che le guer­re per pro­cu­ra sono «l’assicurazione più eco­no­mi­ca del mon­do»[3].
Il moti­vo di tale affer­ma­zio­ne è fin trop­po evi­den­te ed è la tra­du­zio­ne pra­ti­ca del­la defi­ni­zio­ne teo­ri­ca che ne die­de il poli­to­lo­go Karl Deu­tsch, il qua­le defi­nì le guer­re per pro­cu­ra «un con­flit­to inter­na­zio­na­le tra due poten­ze stra­nie­re, com­bat­tu­to sul suo­lo di un Pae­se ter­zo, masche­ra­to da con­flit­to su una que­stio­ne inter­na di que­sto Pae­se, e usan­do par­te del per­so­na­le, del­le risor­se e del ter­ri­to­rio di que­sto stes­so Pae­se come mez­zo per rag­giun­ge­re obiet­ti­vi e stra­te­gie pre­va­len­te­men­te stra­nie­ri»[4].
Altret­tan­to espli­ci­ta­men­te altri stu­dio­si la carat­te­riz­za­no come «un con­fron­to tra due gran­di poten­ze che avvie­ne attra­ver­so l’uso di atto­ri sosti­tu­ti per evi­ta­re un con­fron­to diret­to»[5].
Più di recen­te, Andrew Mum­ford, docen­te di Poli­ti­ca e Rela­zio­ni inter­na­zio­na­li pres­so l’Università di Not­tin­gham, si è inte­res­sa­to al tema scri­ven­do una cor­po­sa mono­gra­fia[6], in cui ha chia­ri­to – ad esem­pio – che non è neces­sa­rio che sia­no gli stes­si Sta­ti coin­vol­ti a clas­si­fi­ca­re un con­flit­to come inter­ven­to per pro­cu­ra. Anzi, mol­to spes­so essi uti­liz­za­no locu­zio­ni come “forei­gn inter­nal assi­stan­ce” (assi­sten­za stra­nie­ra inter­na) o “long‑range pro­tec­tion capa­bi­li­ties” (capa­ci­tà di pro­te­zio­ne a distan­za) per masche­ra­re il loro inter­ven­to die­tro le quinte.
E per Mum­ford nep­pu­re è neces­sa­rio che sia la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le a carat­te­riz­za­re una guer­ra come “guer­ra per pro­cu­ra”: non c’è biso­gno di una for­ma­le defi­ni­zio­ne in tal sen­so per­ché la cosa più impor­tan­te non è capi­re chi abbia chie­sto a chi di inter­ve­ni­re (doman­da del clien­te allo Sta­to ester­no o offer­ta del­lo Sta­to ester­no al bene­fi­cia­rio), ma quan­to la pre­sen­za di armi o dena­ro pro­ve­nien­te dall’esterno abbia con­di­zio­na­to o con­di­zio­ni la dina­mi­ca del conflitto.
Sem­pre per quest’autore, le odier­ne guer­re per pro­cu­ra, a dif­fe­ren­za di quel­le del­la Guer­ra Fred­da, han­no acqui­si­to una dimen­sio­ne di coa­li­zio­ne in cui grup­pi di Sta­ti inter­ven­go­no per pro­cu­ra in un con­flit­to indi­pen­den­te­men­te da un trat­ta­to o un’alleanza, ma lo fan­no infor­mal­men­te, aiu­tan­do e assi­sten­do a distan­za un Pae­se sur­ro­ga­to. In que­sto qua­dro, le guer­re per pro­cu­ra sono sem­pre “nega­bi­li” e com­por­ta­no meno rischi per lo Sta­to sponsor.

La guer­ra per pro­cu­ra in Ucraina
Se dun­que è que­sto il qua­dro teo­ri­co offer­to dal­la poli­to­lo­gia e dal­lo stu­dio del­le rela­zio­ni inter­na­zio­na­li, gio­va osser­va­re l’applicazione dei prin­ci­pi appe­na enu­clea­ti alla situa­zio­ne con­cre­ta che stia­mo esaminando.
Il noto gior­na­li­sta Lucio Carac­cio­lo, diret­to­re del­la rivi­sta di geo­po­li­ti­ca Limes, non ha esi­ta­to a defi­ni­re quel­la in atto una «guer­ra non trop­po indi­ret­ta fra Washing­ton e Mosca» che avrà come sboc­co la defi­ni­ti­va sepa­ra­zio­ne fra Nato e Fede­ra­zio­ne rus­sa, «sia che in Ucrai­na pre­val­ga­no nel tem­po gli ame­ri­ca­ni via ucrai­ni … o i rus­si …»[7]. E quest’espressione “ame­ri­ca­ni via ucrai­ni” rap­pre­sen­ta indub­bia­men­te la tra­du­zio­ne gior­na­li­sti­ca di quel­la di “guer­ra per procura”.
Si può poi discu­te­re seria­men­te sul­la sani­tà men­ta­le del pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti Joe Biden[8]; oppu­re si può iro­niz­za­re sui suoi atteg­gia­men­ti pub­bli­ci[9]. Ma è cer­ta­men­te indi­ce pro­prio del con­flit­to con la Rus­sia attra­ver­so l’Ucraina, e non può esse­re con­si­de­ra­ta un’uscita estem­po­ra­nea, la fra­se da lui pro­nun­cia­ta al ter­mi­ne del discor­so tenu­to a Var­sa­via il 26 mar­zo scor­so, quan­do, rife­ren­do­si a Putin, ha det­to «Per l’amor di Dio, quest’uomo non può rima­ne­re al pote­re», pro­fi­lan­do così un cam­bio di regi­me in Rus­sia[10]. Tan­to è vero che la soli­ta­men­te misu­ra­ta BBC non ha man­ca­to di evi­den­zia­re la peri­co­lo­si­tà di una simi­le posi­zio­ne e stig­ma­tiz­za­re fer­ma­men­te l’intervento di Biden, segna­lan­do che «c’è un con­fi­ne tra con­dan­na­re il lea­der di una nazio­ne […] e chie­de­re la sua rimo­zio­ne. Era una linea che sia gli ame­ri­ca­ni che i sovie­ti­ci rispet­ta­va­no anche al cul­mi­ne del­la Guer­ra Fred­da. Ed è una linea che evi­den­te­men­te Biden ha oltre­pas­sa­to. Il “cam­bio di regi­me” è qual­co­sa che i Pae­si poten­ti sono accu­sa­ti di impor­re a quel­li più debo­li, non ciò che una nazio­ne dota­ta di armi nuclea­ri richie­de a un’altra [pari­men­ti arma­ta]»[11].
Ma men­tre le nostre suf­fra­get­te dell’imperialismo si tra­stul­la­no col soste­gno alla “resi­sten­za” del­la nazio­ne aggre­di­ta negan­do ogni ruo­lo dell’intervento del­le poten­ze occi­den­ta­li nel con­flit­to, è l’imperialismo stes­so a non far­si il mini­mo scru­po­lo nel riven­di­ca­re il pro­prio coin­vol­gi­men­to attra­ver­so un “pro­xy”. Baste­reb­be leg­ge­re la stam­pa sta­tu­ni­ten­se[12], oppu­re ascol­ta­re un testi­mo­ne d’eccezione come l’ex diret­to­re del­la Cia, Leon Panet­ta, che sen­za peli sul­la lin­gua ha dichia­ra­to: «La real­tà è che la Nato e gli Sta­ti Uni­ti sono ora, sen­za dub­bio, in una guer­ra per pro­cu­ra con la Rus­sia»[13].
D’altro can­to, quan­do sul­la stam­pa degli Usa sono tra­pe­la­te, sul­la base di dichia­ra­zio­ni di fun­zio­na­ri di Washing­ton, noti­zie sull’assistenza da par­te dell’intel­li­gen­ce sta­tu­ni­ten­se alle for­ze arma­te ucrai­ne che ha con­sen­ti­to l’individuazione e la liqui­da­zio­ne di obiet­ti­vi mili­ta­ri – gene­ra­li rus­si che sono sta­ti ucci­si e l’ammiraglia del­la flot­ta di Putin, la Mosk­va, che è sta­ta affon­da­ta – Biden è sal­ta­to su tut­te le furie e ha con­vo­ca­to il diret­to­re del­la Cia e il Segre­ta­rio alla Dife­sa inti­man­do loro di far ces­sa­re imme­dia­ta­men­te que­sta scon­si­de­ra­ta fuga di noti­zie. Per­ché scon­si­de­ra­ta? Per­ché «lo sba­lor­di­ti­vo risul­ta­to di que­ste fughe di noti­zie è che sug­ge­ri­sco­no che non sia­mo più in una guer­ra indi­ret­ta con la Rus­sia, ma stia­mo piut­to­sto andan­do ver­so una “guer­ra diret­ta”: e nes­su­no ha pre­pa­ra­to il popo­lo ame­ri­ca­no o il Con­gres­so per que­sto»[14].
E comun­que, se come rife­ri­sce la BBC, dall’inizio dell’invasione di feb­bra­io, gli Sta­ti Uni­ti han­no stan­zia­to 54 miliar­di di dol­la­ri (per la qua­si tota­li­tà in arma­men­ti) in favo­re dell’Ucraina, dav­ve­ro pare dif­fi­ci­le nega­re – ecce­zion fat­ta per le nostra­ne suf­fra­get­te dell’imperialismo – che quel­la in cor­so sia una pro­xy war: una guer­ra per procura.

Un movi­men­to con­tro la guer­ra che pote­va esse­re … e non è stato
Qual­cu­no potreb­be doman­dar­ci il per­ché di tan­ta pun­ti­glio­si­tà per affer­ma­re que­sta carat­te­riz­za­zio­ne del­la guer­ra che si sta com­bat­ten­do sul suo­lo ucraino.
Non si trat­ta cer­to di pedan­te­ria acca­de­mi­ca. Come abbia­mo già avu­to modo di spie­ga­re nei testi pub­bli­ca­ti al riguar­do su que­sto sito, coglie­re il trat­to del­lo scon­tro fra bloc­chi impe­ria­li­sti, inqua­dra­re il con­flit­to che si sta svol­gen­do sul ter­re­no ucrai­no come una guer­ra fra Pae­si impe­ria­li­sti per un nuo­vo e diver­so equi­li­brio geo­po­li­ti­co ed eco­no­mi­co nel­la regio­ne facen­do cade­re il velo di una pre­sun­ta “guer­ra di libe­ra­zio­ne nazio­na­le” e sgom­bran­do il cam­po da un sup­po­sto “dirit­to di auto­de­ter­mi­na­zio­ne” vio­la­to, impli­ca con­se­guen­te­men­te l’adozione di una poli­ti­ca di disfat­ti­smo rivo­lu­zio­na­rio che è l’unica cor­ret­ta che i mar­xi­sti dovreb­be­ro adot­ta­re in que­sto frangente.
Chi si rifiu­ta di vede­re die­tro lo scher­mo del­la “guer­ra per pro­cu­ra” il con­flit­to fra i diver­si atto­ri impe­ria­li­sti per l’affermazione di un bloc­co su un altro – e addi­rit­tu­ra per una resa dei con­ti fra allea­ti in uno stes­so cam­po (Usa da una par­te con­tro Ger­ma­nia e Fran­cia dall’altra) allo sco­po di riaf­fer­ma­re una lea­der­ship deca­den­te nell’ottica del futu­ro con­flit­to con un’altra poten­za emer­gen­te (Cina) – non può che adot­ta­re la clau­di­can­te posi­zio­ne di soste­gno arma­to ad una fan­to­ma­ti­ca “resi­sten­za popo­la­re” che in real­tà, al di là di qual­che spa­ru­to grup­po total­men­te subor­di­na­to alle trup­pe del regi­me bor­ghe­se di Zelens’kyj, non esi­ste. L’accorata (o in qual­che caso sfu­ma­ta) richie­sta all’imperialismo di invia­re armi in Ucrai­na si tra­du­ce per­ciò, non nel soste­gno alla “resi­sten­za”, ma nel pie­no e incon­di­zio­na­to soste­gno pro­prio all’imperialismo.
Colo­ro che pra­ti­ca­no que­sta cri­mi­na­le poli­ti­ca accu­sa­no noial­tri di esse­re disin­te­res­sa­ti alle vite degli ucrai­ni e di voler­le sacri­fi­ca­re sot­to i cin­go­la­ti dei car­ri arma­ti rus­si. È, al con­tra­rio, pro­prio la richie­sta di armi all’Ucraina a con­dan­na­re il suo popo­lo a mori­re per i bie­chi inte­res­si degli impe­ria­li­smi che si stan­no con­ten­den­do quel­la ter­ra: uomi­ni, don­ne, vec­chi e bam­bi­ni con­ti­nue­ran­no ad esse­re mas­sa­cra­ti, sì dal­le armi rus­se, ma nel qua­dro del­lo scon­tro con armi sta­tu­ni­ten­si ed euro­pee. Con­ti­nue­ran­no a mori­re, insom­ma, sacri­fi­ca­ti in dife­sa degli inte­res­si del­le poten­ze occi­den­ta­li e del regi­me nazio­na­li­sta di Zelens’kyj, dell’espansionismo ver­so est del­la Nato e del con­trap­po­sto espan­sio­ni­smo ver­so ove­st del­la Russia.
Se tut­ti noi, pro­le­ta­ri di tut­te le nazio­ni coin­vol­te, fos­si­mo sta­ti in gra­do di costrui­re inter­na­zio­nal­men­te un poten­te movi­men­to con­tro la guer­ra pra­ti­can­do il disfat­ti­smo rivo­lu­zio­na­rio in ognu­no dei rispet­ti­vi Pae­si, pro­ba­bil­men­te oggi ver­se­rem­mo in una situa­zio­ne dif­fe­ren­te da quel­la di distru­zio­ne, mor­te, emi­gra­zio­ne e mise­ria che è sot­to gli occhi del mon­do. Ma lo spa­ven­to­so arre­tra­men­to teo­ri­co del­la gran­de mag­gio­ran­za del­la sini­stra rivo­lu­zio­na­ria a livel­lo pla­ne­ta­rio, l’inconsistenza poli­ti­ca e orga­niz­za­ti­va di quel­le che avreb­be­ro dovu­to esse­re le dire­zio­ni di un movi­men­to ope­ra­io che pro­prio per que­sto oggi non vede più i pro­pri inte­res­si col­li­ma­re con le idee del socia­li­smo, han­no reso impos­si­bi­le que­sto sbocco.
Per quan­to ci riguar­da – ed è una ben magra con­so­la­zio­ne – noi che abbia­mo tenu­ti sal­di, sia pure da una posi­zio­ne estre­ma­men­te mino­ri­ta­ria, i prin­ci­pi dell’internazionalismo pro­le­ta­rio, sia­mo con­sa­pe­vo­li di ave­re la coscien­za tran­quil­la. Cer­ta­men­te, quan­do sarà il momen­to, altri, colo­ro che sono capi­to­la­ti all’imperialismo, non potran­no dire lo stesso.


Note

[1] Si veda­no quel­li pub­bli­ca­ti qui, qui, qui, qui e qui.
[2] Non ci sof­fer­me­re­mo qui a cri­ti­ca­re l’orientamento di alcu­ni che, inter­pre­tan­do in manie­ra mec­ca­ni­ca il famo­so sag­gio di Lenin “L’imperialismo, fase supre­ma del capi­ta­li­smo”, nega­no alla Rus­sia tale carat­te­re, addi­rit­tu­ra (in alcu­ni casi) giun­gen­do a defi­nir­la una “semi­co­lo­nia” in con­si­de­ra­zio­ne del fat­to che il livel­lo del­la sua pene­tra­zio­ne eco­no­mi­ca non può esse­re para­go­na­to a quel­lo del­le prin­ci­pa­li poten­ze occi­den­ta­li. Basti solo sem­pli­ce­men­te ricor­da­re che lo stes­so Lenin non si face­va scru­po­lo di qua­li­fi­ca­re “impe­ria­li­sta” la Rus­sia zari­sta in un’epoca in cui que­sta non espor­ta­va nean­che un cope­co: «… un impe­ria­li­smo mol­to più bru­ta­le, medioe­va­le, eco­no­mi­ca­men­te arre­tra­to, mili­ta­re e buro­cra­ti­co» (V.I. Lenin, “Risul­ta­ti del­la discus­sio­ne sull’autodecisione”, in Ope­re, Edi­zio­ni Lot­ta comu­ni­sta, vol. 22, p. 356).
[3] «The chea­pe­st insu­ran­ce in the world» (Forei­gn Rela­tions Of The Uni­ted Sta­tes, 1955‑1957, Forei­gn Aid And Eco­no­mic Defen­se Poli­cy, Volu­me X, Docu­ment 9).
[4] K.W. Deu­tsch, “Exter­nal Invol­ve­ment in Inter­nal War”, in H. Eck­stein (cura­to­re), Inter­nal War, Pro­blems and Approa­ches, Free Press of Glen­coe, New York, 1964.
[5] Y. Bar‑Siman‑Tov, “The stra­te­gy of war by pro­xy”, Coo­pe­ra­tion and Con­flict, vol. 19, n. 4, 1984.
[6] A. Mum­ford, Pro­xy War­fa­re, Poli­ty Press, 2013.
[7] “Così cam­bia­no gli equi­li­bri pla­ne­ta­ri. Biden spin­ge Mosca ver­so la Cina”, La Stam­pa, 11 apri­le 2022.
[8] Sono mol­ti gli arti­co­li di stam­pa che han­no sol­le­va­to il tema: la mag­gio­ran­za degli elet­to­ri sta­tu­ni­ten­si ritie­ne che il pre­si­den­te sia pri­vo del­le sue facol­tà men­ta­li.
[9] Non si con­ta­no più ormai i meme e le bat­tu­te su Biden.
[10] «For God’s sake, this man can­not remain in power» (“Trans­cript of Pre­si­dent Biden’s remarks in War­saw on March 26”, The Washing­ton Post, 27 mar­zo 2022).
[11] “Why Biden’s off‑script remarks about Putin are so dan­ge­rous”, BBC News, 27 mar­zo 2022.
[12] «Il ruo­lo degli Usa è cam­bia­to: da una rispo­sta reat­ti­va alla guer­ra ingiu­sti­fi­ca­ta del­la Rus­sia, a un eser­ci­zio aggres­si­vo del­la lea­der­ship e dell’influenza sta­tu­ni­ten­se» (“Ukrai­ne Is Now America’s War, Too”, The New Yor­ker, 1° mag­gio 2022).
[13] “With NATO and the US in a ‘pro­xy war’ with Rus­sia, ex‑Cia boss Leon Panet­ta says Joe Biden’s next move is cru­cial” (ABC News, 25 mar­zo 2022).
[14] T.L. Fried­man, “The War Is Get­ting More Dan­ge­rous for Ame­ri­ca, and Biden Kno­ws It”, The New York Times, 6 mag­gio 2022.

 

[*] Con la col­la­bo­ra­zio­ne di Erne­sto Rus­so nel­la ricer­ca del­le fonti