Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Fascismo, Storia del movimento operaio, Teoria

Il comportamento della grande borghesia

Antonio Gramsci

Con la pub­bli­ca­zio­ne del sesto sag­gio scrit­to da Gil­ber­to Calil con­clu­dia­mo la pre­sen­ta­zio­ne del­la serie “Gram­sci e il fasci­smo”, che abbia­mo volu­to pro­por­re per get­ta­re le basi di una rifles­sio­ne teo­ri­ca che pos­sa con­sen­tir­ci di fis­sa­re dei palet­ti per avvia­re seria­men­te un dibat­ti­to sul fasci­smo: «un dibat­ti­to – come scri­ve­va­mo nell’epigrafe del pri­mo di quel­li pub­bli­ca­ti – mol­to spes­so eclet­ti­co, fon­da­to sull’empirismo e sull’impressionismo, e pri­vo dei fon­da­men­ti teo­ri­ci che dovreb­be­ro inve­ce gui­dar­lo».
Con­fi­dia­mo di esse­re alme­no riu­sci­ti nell’intento di pre­pa­ra­re il cam­po sul qua­le met­te­re alla pro­va la real­tà odier­na per veri­fi­car­la alla luce del­la teo­riz­za­zio­ne gram­scia­na di un con­cet­to oggi con­tro­ver­so, qual è quel­lo del “fasci­smo”.
Buo­na let­tu­ra.
La reda­zio­ne

Gramsci e il fascismo

Il comportamento della grande borghesia

Gil­ber­to Calil [*]

 

L’interpretazione di Gram­sci ela­bo­ra­ta duran­te il pro­ces­so di asce­sa del fasci­smo ha iden­ti­fi­ca­to ele­men­ti fon­da­men­ta­li per la com­pren­sio­ne del fasci­smo non solo in Ita­lia, ma anche in altre con­fi­gu­ra­zio­ni sto­ri­che: la sua base socia­le fon­da­men­tal­men­te pic­co­lo bor­ghe­se, la com­pli­ci­tà del­le isti­tu­zio­ni del­lo Sta­to e del­la magi­stra­tu­ra e il modo in cui la sua affer­ma­zio­ne sia sta­ta faci­li­ta­ta dal­la negli­gen­za del socia­li­smo rifor­mi­sta e del­la buro­cra­zia sin­da­ca­le. Nei suoi scrit­ti emer­ge con chia­rez­za la com­pren­sio­ne che il fasci­smo non nasce come espres­sio­ne nor­ma­le e diret­ta del­la gran­de bor­ghe­sia, ma, al con­tra­rio, che nel­le sue pri­me fasi di svi­lup­po si scon­tra con il regi­me libe­ra­le in un momen­to in cui è anco­ra vigen­te la for­ma di domi­na­zio­ne bor­ghe­se. A par­ti­re da qui pone una que­stio­ne impor­tan­te: in che modo la gran­de bor­ghe­sia si rela­zio­na col fasci­smo duran­te la sua asce­sa fino all’arrivo al gover­no e alla ricon­fi­gu­ra­zio­ne del regi­me poli­ti­co con la distru­zio­ne del­le isti­tu­zio­ni libe­ra­li?
Il pun­to di par­ten­za del­la rifles­sio­ne gram­scia­na è il rico­no­sci­men­to del­la fra­gi­li­tà del­la demo­cra­zia e la com­pren­sio­ne che que­sta fra­gi­li­tà si spie­ga con le limi­ta­zio­ni di una bor­ghe­sia rea­zio­na­ria, costi­tuen­do un regi­me auto­cra­ti­co in cui non si è mai veri­fi­ca­to lo svi­lup­po di una demo­cra­zia libe­ra­le: «l’assenza nei bor­ghe­si di ogni spi­ri­to di civi­smo e di lea­li­smo ver­so le isti­tu­zio­ni ha sem­pre impe­di­to l’esistenza di uno Sta­to par­la­men­ta­re bene ordi­na­to»[1]. Con­se­guen­te­men­te, di fron­te alla sfi­da rap­pre­sen­ta­ta dall’organizzazione dei lavo­ra­to­ri, non era pos­si­bi­le atten­der­si alcun com­pro­mes­so demo­cra­ti­co del­la bor­ghe­sia: «La real­tà ha mostra­to nel modo più evi­den­te che la lega­li­tà è una sola ed esi­ste fin dove essa si con­ci­lia con gl’interessi del­la clas­se domi­nan­te»[2]. La sua ade­sio­ne al libe­ra­li­smo era pura­men­te stru­men­ta­le:

«Il gior­no in cui il suf­fra­gio ed il dirit­to di orga­niz­za­zio­ne sono dive­nu­ti mez­zi di offe­sa con­tro la clas­se padro­na­le, que­sta ha rinun­zia­to ad ogni lega­li­tà for­ma­le ed ha obbe­di­to solo alla sua vera leg­ge, alla leg­ge del suo inte­res­se e del­la sua con­ser­va­zio­ne. I comu­ni sono sta­ti strap­pa­ti uno a uno con la vio­len­za alla clas­se ope­ra­ia; le orga­niz­za­zio­ni sono sta­te sciol­te con l’uso del­la for­za arma­ta; la clas­se ope­ra­ia e con­ta­di­na è sta­ta scac­cia­ta dal­le sue posi­zio­ni, dal­le qua­li minac­cia­va trop­po l’esistenza del­la pro­prie­tà pri­va­ta. È sor­to così il fasci­smo, il qua­le si è affer­ma­to ed impo­sto, facen­do del­la ille­ga­li­tà l’unica cosa lega­le. Nien­te orga­niz­za­zio­ne, se non quel­la fasci­sta; nien­te dirit­to di voto, se non per dar­lo ai rap­pre­sen­tan­ti agra­ri ed indu­stria­li. Que­sta la lega­li­tà che la bor­ghe­sia rico­no­sce, quan­do essa è costret­ta a ripu­dia­re l’altra for­ma­le»[3].

Biso­gna evi­den­zia­re che que­sto giu­di­zio, che si rife­ri­sce chia­ra­men­te all’imposizione del­le leg­gi d’eccezione fasci­ste, è sta­to avan­za­to più di un anno pri­ma dell’ascesa di Mus­so­li­ni al gover­no, il che evi­den­zia ancor più la capa­ci­tà d’analisi di Gram­sci quan­do ha com­pre­so che «esi­ste un pun­to nel­la sto­ria, in cui la bor­ghe­sia è costret­ta a ripu­dia­re ciò che essa stes­sa ha crea­to»[4]. Cre­de­re nell’esistenza di una bor­ghe­sia siste­ma­ti­ca­men­te libe­ra­le sareb­be dun­que un gra­ve erro­re: «Chia­ma­re libe­ra­li i bor­ghe­si di oggi, che del valo­re mora­le del­la liber­tà han­no per­du­to la coscien­za è per­ciò assai peg­gio che stra­nez­za, così com’è man­can­za asso­lu­ta di com­pren­sio­ne poli­ti­ca cre­de­re libe­ra­li i par­ti­ti bor­ghe­si odier­ni, o, peg­gio anco­ra, il bloc­co nel qua­le essi sono scom­par­si»[5].
Non c’era, per­tan­to, spa­zio alcu­no per dub­bi o spe­ran­ze in rela­zio­ne a qual­sia­si com­pro­mes­so demo­cra­ti­co o lega­li­sta del­la bor­ghe­sia: «La clas­se pro­prie­ta­ria ripe­te, nei riguar­di del pote­re ese­cu­ti­vo, lo stes­so erro­re che ave­va com­mes­so nei riguar­di del Par­la­men­to: cre­de di poter­si meglio difen­de­re dagli assal­ti del­la clas­se rivo­lu­zio­na­ria, abban­do­nan­do gli isti­tu­ti del suo Sta­to ai capric­ci iste­ri­ci del “popo­lo del­le scim­mie”, del­la pic­co­la bor­ghe­sia»[6].

«Mus­so­li­ni, come la mag­gior par­te dei diri­gen­ti fasci­sti, era un per­so­nag­gio grot­te­sco e intel­let­tual­men­te limi­ta­to …»

Mus­so­li­ni, come la mag­gior par­te dei diri­gen­ti fasci­sti, era un per­so­nag­gio grot­te­sco e intel­let­tual­men­te limi­ta­to, che appa­ri­va incom­pa­ti­bi­le con la super­ba bor­ghe­sia ita­lia­na, sedi­cen­te ere­de del­la tra­di­zio­ne clas­si­ca. Pare­va dun­que una spe­cie di “mostro”, e mol­ti rite­ne­va­no che sareb­be sta­to ben pre­sto ripu­dia­to dai col­ti bor­ghe­si ita­lia­ni. Ma Gram­sci non con­di­vi­se mai quest’illusione:

«Oggi i bor­ghe­si, mez­zo impau­ri­ti e mez­zo stu­pe­fat­ti, guar­da­no a quest’uomo [Mus­so­li­ni] che si è mes­so ai loro ser­vi­zi come ad una spe­cie di nuo­vo mostro, rivo­lu­zio­na­to­re di situa­zio­ni rea­li e crea­to­re di sto­ria. Nul­la di più fal­so. L’incapacità di sal­da­re insie­me gli anel­li di una costru­zio­ne sto­ri­ca è tan­to gran­de nel blan­qui­smo di que­sto epi­let­ti­co quan­to lo è nel sov­ver­si­vi­smo mal­thu­sia­no dei D’Aragona e dei Ser­ra­ti. Sono tut­ti di una sola fami­glia. Rap­pre­sen­ta­no, l’uno quan­to gli altri, una stes­sa impo­ten­za. […] La lot­ta con­tro le riven­di­ca­zio­ni e la resi­sten­za con­tro la riscos­sa ope­ra­ia par­to­no da basi ben più con­cre­te, ma è sen­za dub­bio signi­fi­ca­ti­vo, per la serie­tà del­la vita poli­ti­ca ita­lia­na, che al cul­mi­ne di una costru­zio­ne che è tenu­ta assie­me da un pode­ro­so siste­ma di for­ze rea­li si tro­vi quest’uomo che si dilet­ta a fare i gio­chi di for­za e a mastur­bar­si col­le paro­le»[7].

In tal modo, mesi pri­ma dell’arrivo al pote­re di Mus­so­li­ni, Gram­sci già vede­va nel fasci­smo l’espressione orga­ni­ca del­la bor­ghe­sia, com­pren­den­do che il pro­ces­so di adat­ta­men­to tra il movi­men­to e la clas­se domi­nan­te si sta­va ormai con­cre­tiz­zan­do:

«[…] il fasci­smo è un movi­men­to socia­le, è l’espressione orga­ni­ca del­la clas­se pro­prie­ta­ria in lot­ta con­tro le esi­gen­ze vita­li del­la clas­se lavo­ra­tri­ce […] In que­sta lot­ta l’iniziativa appar­tie­ne anco­ra alla clas­se pro­prie­ta­ria, come al fasci­smo appar­tie­ne l’iniziativa del­la guer­ra civi­le: la clas­se lavo­ra­tri­ce è la vit­ti­ma del­la guer­ra di clas­se e non può esser­ci pace tra la vit­ti­ma e il car­ne­fi­ce»[8].

Tra­gi­ca­men­te, la sto­ria ita­lia­na suc­ces­si­va avreb­be dato ragio­ne a Gram­sci e, come un sol bloc­co, la gran­de bor­ghe­sia ita­lia­na nel­le sue diver­se fra­zio­ni avreb­be appog­gia­to l’ascesa e il con­so­li­da­men­to del fasci­smo, sen­za esi­ta­zio­ni o cri­si di coscien­za. Cre­de­re nel­le con­vin­zio­ni libe­ra­li del­la bor­ghe­sia era per Gram­sci una peri­co­lo­sa illu­sio­ne ana­lo­ga alla fidu­cia nel­le isti­tu­zio­ni del­lo Sta­to e del­la magi­stra­tu­ra.


[*] Gil­ber­to Calil è Dot­to­re di ricer­ca in Sto­ria all’Università Fede­ra­le Flu­mi­nen­se (Uff) ed è docen­te del cor­so di Sto­ria e del Pro­gram­ma di Dot­to­ra­to in Sto­ria dell’Università Sta­ta­le del Para­nà occi­den­ta­le (UniOe­ste). È com­po­nen­te del Grup­po di ricer­ca Sto­ria e Pote­re. È auto­re, tra gli altri libri, di Inte­gra­li­smo ed ege­mo­nia bor­ghe­se (EdU­niOe­ste, 2011) ed effet­tua ricer­che su Sta­to, Pote­re, Destra, Ege­mo­nia, Dit­ta­tu­ra e Fasci­smo.

 

(Tra­du­zio­ne di Vale­rio Tor­re)


Note

[1] Gram­sci, Anto­nio. “O Esta­do Ope­rá­rio”. In: Escri­tos Polí­ti­cos, Volu­me 2, 1921‑1926. Rio de Janei­ro: Civi­li­zação Bra­si­lei­ra, p. 29.
[2] Gram­sci, Anto­nio. “Lega­li­da­de”. In: Escri­tos Polí­ti­cos, op. cit., p. 84.
[3] Idem, pp. 84–85.
[4] Idem, p. 85.
[5] Gram­sci, Anto­nio. “Libe­ra­li­smo y blo­ques”. In: Sobre el fasci­smo. Méxi­co: Edi­cio­nes Era, 1979, p. 77.
[6] Gram­sci, Anto­nio. “O povo dos maca­cos”. In: Escri­tos Polí­ti­cos, op. cit., p. 33.
[7] Gram­sci, Anto­nio. “Sub­ver­si­vi­smo rea­cio­ná­rio”. In: Escri­tos Polí­ti­cos, op. cit. pp. 69–70.
[8] Gram­sci, Anto­nio. “El ver­du­go y la víc­ti­ma”. In: Sobre el fasci­smo, op. cit., p. 84.