Il tratto davvero incontestabile della rivoluzione è l'irruzione violenta delle masse negli avvenimenti storici (L.D. Trotsky, Storia della rivoluzione russa)

Polemica, Politica internazionale: America Latina

Perché non diamo il nostro sostegno politico alla lista del Fit‑U

I dirigenti dei partiti che compongono il Fit-U in posa

Argentina: le elezioni del 27 ottobre

Perché non diamo il nostro sostegno politico alla lista del Fit‑U

 

Vale­rio Tor­re – Col­let­ti­vo mar­xi­sta rivo­lu­zio­na­rio “Assal­to al cie­lo” [*]

 

Il pros­si­mo 27 di otto­bre si ter­ran­no in Argen­ti­na le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li. La com­pe­ti­zio­ne ser­vi­rà anche al rin­no­vo del­la Came­ra dei depu­ta­ti e del Sena­to nazio­na­le.
In que­ste set­ti­ma­ne sta cir­co­lan­do anche in Ita­lia un appel­lo sot­to­scrit­to da nume­ro­se orga­niz­za­zio­ni e par­ti­ti del­la sini­stra inter­na­zio­na­le, non­ché da intel­let­tua­li e da per­so­na­li­tà in rap­pre­sen­tan­za di movi­men­ti di diver­si Pae­si del mon­do, a soste­gno del­la lista deno­mi­na­ta “Fren­te de Izquier­da y de Trabajadores‑Unidad” (Fit‑U), un car­tel­lo elet­to­ra­le for­ma­to dai prin­ci­pa­li par­ti­ti poli­ti­ci argen­ti­ni che in qual­che modo si richia­ma­no al tro­tski­smo: tra essi, il Par­ti­do Obre­ro (Po), il Par­ti­do de los Tra­ba­ja­do­res socia­li­stas (Pts), Izquier­da socia­li­sta (Is) e il Movi­mien­to socia­li­sta de los Tra­ba­ja­do­res (Mst).
Quan­tun­que rite­nia­mo estre­ma­men­te pro­gres­si­vo il fat­to che nel pano­ra­ma poli­ti­co argen­ti­no si sia crea­to uno spa­zio in cui i lavo­ra­to­ri pos­sa­no rico­no­scer­si in un’alternativa elet­to­ra­le impron­ta­ta all’indipendenza di clas­se, tut­ta­via non repu­tia­mo di poter­ci som­ma­re alle for­ze e agli espo­nen­ti che han­no sot­to­scrit­to quest’appello.
Il Fit si for­mò per la pri­ma vol­ta nel 2011 su ini­zia­ti­va del Po, del Pts e di Is, con l’esplicitato obiet­ti­vo di supe­ra­re i limi­ti impo­sti dal­la leg­ge elet­to­ra­le che, di fat­to, impe­di­va ad ognu­no di que­sti par­ti­ti, da soli, di acce­de­re al par­la­men­to: nac­que, dun­que, come un bloc­co elet­to­ra­le e non già – nep­pu­re embrio­nal­men­te – come un’organizzazione poli­ti­ca uni­ca. Con la recen­te ade­sio­ne del Mst, il Fit ha aggiun­to al pro­prio sim­bo­lo la let­te­ra “U”, a voler sim­bo­leg­gia­re un pro­ces­so “uni­ta­rio”.
Ma sif­fat­ta “uni­tà” sta, appun­to, solo nel nome del­la coa­li­zio­ne, poi­ché il Fit‑U non agi­sce come orga­ni­smo uni­ta­rio nel­la real­tà poli­ti­ca quo­ti­dia­na, nel­le lot­te, all’interno dei movi­men­ti di mas­sa: ognu­na del­le orga­niz­za­zio­ni che vi par­te­ci­pa­no (e anche quel­le che sono sta­te ammes­se solo come “sim­pa­tiz­zan­ti”) non fa altro che pole­miz­za­re vio­len­te­men­te con­tro le altre, tut­te accu­san­do­si vicen­de­vol­men­te del­le peg­gio­ri nefan­dez­ze poli­ti­che e cer­can­do di paras­si­tar­si reci­pro­ca­men­te allo sco­po di gua­da­gna­re mag­gior for­za all’interno del fron­te per assu­mer­ne la dire­zio­ne. L’intervento nel­la lot­ta di clas­se del Fit‑U come orga­ni­smo è di fat­to ine­si­sten­te, e la sua visi­bi­li­tà pub­bli­ca in quan­to tale si limi­ta a ini­zia­ti­ve di pro­pa­gan­da elet­to­ra­le. Non è inap­pro­pria­to, insom­ma, denun­ciar­ne l’elettoralismo e il par­la­men­ta­ri­smo come uni­co suo oriz­zon­te.

Leg­gi “in favo­re dei lavo­ra­to­ri”?
Un caso su tut­ti. In que­sti ulti­mi tem­pi l’emergenza ali­men­ta­re è diven­ta­ta inso­ste­ni­bi­le in Argen­ti­na. Alla Came­ra è sta­to per­ciò pre­sen­ta­to un pro­get­to di leg­ge (Ley de Emer­gen­cia Ali­men­ta­ria) che incre­men­ta i capi­to­li del bilan­cio sta­ta­le dedi­ca­ti a poli­ti­che di ali­men­ta­zio­ne e nutri­zio­ne, pre­ve­den­do altre­sì una loro attua­liz­za­zio­ne tri­me­stra­le auto­ma­ti­ca.
Orbe­ne, dimen­ti­can­do che «nel­la situa­zio­ne attua­le di impe­ria­li­smo sfre­na­to, il par­la­men­to si è tra­sfor­ma­to in uno stru­men­to di men­zo­gne, di ingan­ni, di vio­len­ze, di chiac­chie­re sner­van­ti», e che le rifor­me par­la­men­ta­ri «han­no per­so qual­sia­si impor­tan­za pra­ti­ca per le mas­se lavo­ra­tri­ci», sic­ché «il par­la­men­to non può esse­re in nes­sun caso per i comu­ni­sti il tea­tro del­la lot­ta per del­le rifor­me, per il miglio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni di vita del­la clas­se ope­ra­ia»[1], i due par­la­men­ta­ri del Pts elet­ti nel grup­po del Fit (Nico­lás Del Caño e Myriam Breg­man) e quel­lo del Po (Pablo López) han­no vota­to a favo­re di una leg­ge che si pone ogget­ti­va­men­te come fre­no alle lot­te[2].
La giu­sti­fi­ca­zio­ne addot­ta da que­sti par­la­men­ta­ri, cor­si a soste­gno di una mag­gio­ran­za bor­ghe­se addi­rit­tu­ra a rischio di nume­ro lega­le, è sta­ta che si trat­ta­va di “una leg­ge in favo­re dei lavo­ra­to­ri”.

La que­stio­ne del­le “misu­re pro­gres­si­ve”
Sia­mo in pre­sen­za, qui, di un tema di discus­sio­ne che ricor­re spes­so in seno al movi­men­to ope­ra­io, e che costi­tui­sce uno spar­tiac­que fra i rifor­mi­sti che indos­sa­no un abi­to rivo­lu­zio­na­rio e gli auten­ti­ci rivo­lu­zio­na­ri.
Solo a mo’ d’esempio, subi­to dopo la cadu­ta del­lo Zar, dopo la Rivo­lu­zio­ne del feb­bra­io 1917, Kame­nev e Sta­lin tor­na­ro­no dall’esilio e assun­se­ro la dire­zio­ne del gior­na­le bol­sce­vi­co, Pra­v­da. Da quel momen­to, il perio­di­co espres­se una linea di soste­gno cri­ti­co al gover­no prov­vi­so­rio, una linea che ven­ne fero­ce­men­te cri­ti­ca­ta da Lenin anco­ra in esi­lio. Alla fine di mar­zo, poi, si ten­ne una con­fe­ren­za del par­ti­to nel­la qua­le fu pro­prio Sta­lin a pre­sen­ta­re una riso­lu­zio­ne che impe­gna­va i bol­sce­vi­chi ad appog­gia­re le “misu­re pro­gres­si­ve” del gover­no prov­vi­so­rio[3]. Ma for­tu­na­ta­men­te, il ritor­no di Lenin ai pri­mi d’aprile ser­vì a riar­ma­re e rio­rien­ta­re il par­ti­to in sen­so auten­ti­ca­men­te rivo­lu­zio­na­rio.
E infat­ti, le già cita­te Tesi sui par­ti­ti comu­ni­sti adot­ta­te dal­la Ter­za Inter­na­zio­na­le sono estre­ma­men­te chia­re al riguar­do: «Ogni depu­ta­to comu­ni­sta al par­la­men­to è tenu­to a ricor­dar­si di non esse­re un legi­sla­to­re che cer­ca un comu­ne lin­guag­gio con altri legi­sla­to­ri ma che è un agi­ta­to­re del par­ti­to, man­da­to pres­so il nemi­co per appli­ca­re le deci­sio­ni del par­ti­to». Anzi, i depu­ta­ti comu­ni­sti sono tenu­ti a pre­sen­ta­re rego­lar­men­te: «pro­get­ti di leg­ge pura­men­te dimo­stra­ti­vi, con­ce­pi­ti non in vista del­la loro ado­zio­ne da par­te del­la mag­gio­ran­za bor­ghe­se, ma per la pro­pa­gan­da, l’agitazione e l’organizzazione […]»[4].
Tut­ta­via, nono­stan­te l’adozione di linee e prin­ci­pi così ine­qui­vo­ca­bi­li, la sto­ria inte­ra del mar­xi­smo rivo­lu­zio­na­rio anche in segui­to è sta­ta pie­na di argo­men­ti a favo­re del soste­gno alle “misu­re pro­gres­si­ve” di gover­ni bor­ghe­si con il pre­te­sto che, in fon­do, si trat­ta­va di “leg­gi in favo­re dei lavo­ra­to­ri”. Cite­re­mo qui un esem­pio sol­tan­to, che è tal­men­te estre­mo da appa­ri­re sicu­ra­men­te para­dos­sa­le agli occhi dei fal­si rivo­lu­zio­na­ri.
In pie­na guer­ra civi­le duran­te la rivo­lu­zio­ne spa­gno­la, negli anni 30, il gover­no Negrín, soste­nu­to dai par­ti­ti del­la sini­stra, chie­se alle Cor­tes (il par­la­men­to) di stan­zia­re nel bilan­cio del­lo Sta­to fon­di per com­pra­re armi da desti­na­re alla lot­ta mili­ta­re con­tro il fasci­smo. Ebbe­ne, Tro­tsky, in rispo­sta alla let­te­ra di un mili­tan­te sta­tu­ni­ten­se, scris­se:

«Noi non appog­gia­mo poli­ti­ca­men­te Negrín. Se aves­si­mo avu­to depu­ta­ti nel­le Cor­tes, avrem­mo vota­to con­tro il bilan­cio mili­ta­re di Negrín. […] Vota­re il bilan­cio mili­ta­re di Negrín avreb­be signi­fi­ca­to accor­dar­gli appog­gio poli­ti­co. Non pos­sia­mo far­lo, sareb­be un cri­mi­ne»[5].

In un testo scrit­to pochi gior­ni dopo[6], Tro­tsky si rivol­se a Can­non facen­do rife­ri­men­to a una let­te­ra rice­vu­ta da Sha­cht­man, in cui quest’ultimo si dole­va del­la posi­zio­ne assun­ta in pro­po­si­to dal rivo­lu­zio­na­rio rus­so:

«La doman­da del com­pa­gno Sha­cht­man – “Come pos­sia­mo rifiu­tar­ci di desti­na­re un milio­ne di pese­tas all’acquisto dei fuci­li per il fron­te?” – è sta­ta posta cen­to e mil­le vol­te ai mar­xi­sti rivo­lu­zio­na­ri dai rifor­mi­sti: “Come pote­te vota­re con­tro i milio­ni e milio­ni neces­sa­ri per le scuo­le, le stra­de, per non par­la­re del­la dife­sa nazio­na­le?”. Noi rico­no­scia­mo la neces­si­tà del­le scuo­le e del­le stra­de, così come la neces­si­tà del­la lot­ta con­tro Fran­co. Noi uti­liz­zia­mo le fer­ro­vie “capi­ta­li­ste”; i nostri bam­bi­ni fre­quen­ta­no le scuo­le “capi­ta­li­ste”, ma noi ci rifiu­tia­mo di vota­re il bilan­cio per il gover­no capi­ta­li­sta».

E aggiun­se:

«Un voto in par­la­men­to in favo­re del bilan­cio mili­ta­re non è un aiu­to “mate­ria­le”, ben­sì un atto di soli­da­rie­tà poli­ti­ca. Se noi pos­sia­mo vota­re per il bilan­cio di Negrín, tan­to var­reb­be man­da­re uno dei nostri come mini­stro del suo gover­no. Anche que­sto potreb­be esse­re inter­pre­ta­to come un “aiu­to mate­ria­le”».

Tro­tsky poi con­clu­se:

«Duran­te la lot­ta con­tro Kor­ni­lov, non abbia­mo mai vota­to nei soviet in una qual­sia­si manie­ra che potes­se esse­re inter­pre­ta­ta alla stre­gua di soli­da­rie­tà poli­ti­ca con Keren­sky».

Il fat­to è che nes­su­na del­le misu­re di un gover­no bor­ghe­se, per quan­to “pro­gres­si­ve” esse pos­sa­no appa­ri­re, può mai esse­re appro­va­ta né soste­nu­ta dai comu­ni­sti[7], giac­ché ciò signi­fi­che­reb­be appog­gia­re l’insieme del­la poli­ti­ca di quel gover­no di fron­te al movi­men­to di mas­sa. Signi­fi­che­reb­be cioè che gli ope­rai sareb­be­ro auto­riz­za­ti a pen­sa­re che può esser­ci una solu­zio­ne ai loro pro­ble­mi sol che si appro­vi­no dei prov­ve­di­men­ti del gover­no bor­ghe­se, retro­ce­den­do così dall’opposizione con­se­guen­te ad esso: ecco per­ché abbia­mo più sopra soste­nu­to che il voto favo­re­vo­le dei depu­ta­ti del Fit alla Ley de Emer­gen­cia Ali­men­ta­ria costi­tui­sce ogget­ti­va­men­te un fre­no alle lot­te[8].

La nazio­na­liz­za­zio­ne del petro­lio nel Mes­si­co di Cár­de­nas
Ma già ci par di sen­ti­re una cri­ti­ca al nostro ragio­na­men­to. «Eppu­re, Tro­tsky appog­giò poli­ti­ca­men­te la misu­ra pro­gres­si­va del­la nazio­na­liz­za­zio­ne del petro­lio e del­le fer­ro­vie adot­ta­ta dal gover­no di Láza­ro Cár­de­nas in Mes­si­co, pro­prio duran­te la sua per­ma­nen­za in quel Pae­se!»[9].
Tut­ta­via, l’obiezione, espres­sa in que­sti ter­mi­ni, è asso­lu­ta­men­te mal posta, oltre ad esse­re pri­va di fon­da­men­to. In real­tà, le misu­re di un gover­no bor­ghe­se, per esse­re con­si­de­ra­te “pro­gres­si­ve” nel sen­so inte­so da Tro­tsky a pro­po­si­to dell’espropriazione del petro­lio mes­si­ca­no, deb­bo­no esser­lo “ogget­ti­va­men­te”: e cioè deb­bo­no met­te­re in discus­sio­ne gli equi­li­bri nel­le rela­zio­ni con la bor­ghe­sia o l’imperialismo, deb­bo­no col­pir­ne pesan­te­men­te gli inte­res­si, e non già esse­re per­ce­pi­te tali dal­le mas­se imbe­vu­te di ideo­lo­gia domi­nan­te. È esat­ta­men­te per que­sto moti­vo che Tro­tsky, pur non con­ce­den­do il mini­mo soste­gno poli­ti­co al gover­no nazio­na­li­sta bor­ghe­se di Cár­de­nas e invi­tan­do la clas­se ope­ra­ia a man­te­ne­re la mas­si­ma auto­no­mia e indi­pen­den­za di clas­se dall’esecutivo, defi­ni­va «una misu­ra di dife­sa nazio­na­le alta­men­te pro­gres­si­va» l’espropriazione del petro­lio ingle­se in Mes­si­co[10]: per­ché si scon­tra­va “ogget­ti­va­men­te” con l’imperialismo e non per­ché fos­se “pro­gres­si­va” nel­la per­ce­zio­ne del­le mas­se. D’altro can­to, di fron­te a que­sto prov­ve­di­men­to, l’Inghilterra e gli Sta­ti Uni­ti impo­se­ro un embar­go al Mes­si­co e comin­cia­ro­no a con­si­de­ra­re la pos­si­bi­li­tà di un inter­ven­to arma­to, che non si veri­fi­cò sol­tan­to per­ché nel frat­tem­po scop­piò la Secon­da guer­ra mon­dia­le[11]. For­se che la bor­ghe­sia e il padro­na­to dell’Argentina han­no fat­to le bar­ri­ca­te rispet­to alla “misu­ra pro­gres­si­va” (bri­cio­le del bilan­cio sta­ta­le) vota­ta sen­za ver­go­gna dai depu­ta­ti del Fit? Stan­no per caso ten­tan­do dispe­ra­ta­men­te ora di far­la revo­ca­re?
La rispo­sta nega­ti­va a que­ste doman­de impli­ca per­ciò che quel­la misu­ra non è affat­to, né “ogget­ti­va­men­te”, né “alta­men­te” pro­gres­si­va; che non è una “misu­ra di dife­sa nazio­na­le”. Sic­ché, aver­la appog­gia­ta votan­do a favo­re del­la leg­ge di bilan­cio che l’ha isti­tui­ta ha signi­fi­ca­to, in defi­ni­ti­va, espri­me­re un atto di soli­da­rie­tà poli­ti­ca col gover­no bor­ghe­se, soste­ne­re il gover­no bor­ghe­se.

L’oggettivo soste­gno al regi­me di Madu­ro
Da un pun­to di vista inter­na­zio­na­le, poi, il Fit e i par­ti­ti che lo com­pon­go­no non si sono com­por­ta­ti meglio. Basti ricor­da­re il ver­go­gno­so appog­gio al regi­me dit­ta­to­ria­le di Madu­ro in Vene­zue­la, ogget­ti­va­men­te con­ces­so con l’assurda denun­cia a tut­ta voce dell’inesistente gol­pe mili­ta­re che sareb­be sta­to sup­po­sta­men­te ordi­to da Trump e dal­le poten­ze impe­ria­li­ste mon­dia­li: una posi­zio­ne con­tro cui su que­sto sito abbia­mo fero­ce­men­te pole­miz­za­to evi­den­zian­do sen­za mez­zi ter­mi­ni l’abbandono da par­te di que­ste orga­niz­za­zio­ni dei prin­ci­pi dell’internazionalismo pro­le­ta­rio e del mar­xi­smo rivo­lu­zio­na­rio[12].
La poli­ti­ca espres­sa riguar­do al Vene­zue­la, insom­ma, ha indub­bia­men­te tra­sfor­ma­to il Fit nel suo com­ples­so nel vago­ne di coda del madu­ri­smo.

Per una dire­zio­ne ope­ra­ia e auten­ti­ca­men­te rivo­lu­zio­na­ria del Fit‑U!
Le ragio­ni fin qui espo­ste ci sem­bra­no suf­fi­cien­ti per nega­re il nostro soste­gno poli­ti­co alla lista del Fit‑U.
Come è reso evi­den­te per­si­no dal­lo slo­gan a soste­gno del­la richie­sta del voto – «Vota il Fit‑Unidad. Raf­for­za la sini­stra nel Pae­se e nel par­la­men­to» – l’orizzonte di que­sto bloc­co elet­to­ra­le è pura­men­te elet­to­ra­li­sta e par­la­men­ta­ri­sta e non va nel­la dire­zio­ne indi­ca­ta dai prin­ci­pi del mar­xi­smo rivo­lu­zio­na­rio rispet­to al regi­me par­la­men­ta­re bor­ghe­se.
Tut­ta­via, anche se non rite­nia­mo di som­mar­ci alle orga­niz­za­zio­ni che han­no sot­to­scrit­to la dichia­ra­zio­ne di appog­gio che sta cir­co­lan­do a livel­lo inter­na­zio­na­le, ci sen­tia­mo di rivol­ge­re un sin­ce­ro augu­rio mili­tan­te alla clas­se lavo­ra­tri­ce argen­ti­na che sen­te la rea­le esi­gen­za di una pie­na indi­pen­den­za di clas­se anche nel­le ele­zio­ni: che dal suo seno emer­ga quan­to pri­ma un nuo­vo set­to­re di diri­gen­ti ope­rai che sosti­tui­sca l’attuale dire­zio­ne buro­cra­ti­ca, rifor­mi­sta e piccolo‑borghese del Fit‑U, e impri­ma a quest’organismo, che tan­te aspet­ta­ti­ve ave­va susci­ta­to, una poli­ti­ca auten­ti­ca­men­te rivo­lu­zio­na­ria.


[*] Il testo del­la pre­sen­te dichia­ra­zio­ne è sta­to ela­bo­ra­to, a par­ti­re dal­le rifles­sio­ni del suo auto­re, sul­la base del­la discus­sio­ne svol­ta­si in seno al Col­let­ti­vo “Assal­to al cie­lo”, e ne rap­pre­sen­ta la posi­zio­ne.


Note

[1] “Tesi sui par­ti­ti comu­ni­sti e il par­la­men­ta­ri­smo”, 2 ago­sto 1920, appro­va­te nel II Con­gres­so dell’Internazionale comu­ni­sta, in A. Ago­sti, La Ter­za Inter­na­zio­na­le. Sto­ria docu­men­ta­ria, Edi­to­ri Riu­ni­ti, 1974, t. I, pp. 252 e ss.
[2] Spie­ghe­re­mo meglio nel pro­sie­guo del testo il sen­so di quest’ultima affer­ma­zio­ne. La leg­ge è comun­que sta­ta appro­va­ta con l’astensione pelo­sa del­la depu­ta­ta del Fit espres­sio­ne di Is, Moni­ca Leti­cia Schlot­thauer. Ciò, peral­tro, dimo­stra che per­si­no all’interno del­le aule par­la­men­ta­ri gli elet­ti del Fit‑U agi­sco­no come mem­bri dei rispet­ti­vi par­ti­ti, e non già come espres­sio­ne del bloc­co che li ha fat­ti vota­re.
[3] «[…] soste­ne­re il gover­no prov­vi­so­rio […] solo nel­la misu­ra in cui esso segua la stra­da di sod­di­sfa­re le riven­di­ca­zio­ni del­la clas­se ope­ra­ia e dei con­ta­di­ni rivo­lu­zio­na­ri», reci­ta­va la riso­lu­zio­ne (L. Tro­tsky, Sta­lin, A.C. Edi­to­ria­le, 2017, pp. 303 e ss. Si veda anche L. Tro­tsky, Sto­ria del­la Rivo­lu­zio­ne rus­sa, Arnol­do Mon­da­do­ri edi­to­re, 1978, vol. I, pp. 330 e ss.).
[4] “Tesi sui par­ti­ti comu­ni­sti e il par­la­men­ta­ri­smo”, in Assal­to al cie­lo. Docu­men­ti e mani­fe­sti dei Con­gres­si dell’Internazionale Comu­ni­sta (1919‑1922), Gio­va­ne­Tal­pa, 2005, p. 137.
[5] “Con­tra el der­ro­ti­smo en España”, 14 set­tem­bre 1937, in Escri­tos sobre la Revo­lu­ción españo­la, Fun­da­ción Fede­ri­co Engels, 2010, p. 254 (l’evidenziazione è nostra). Il con­cet­to ven­ne poi riba­di­to in una let­te­ra che Tro­tsky stes­so inviò a Sha­cht­man, mem­bro del Swp ame­ri­ca­no (L. Tro­tsky, “Le vote des cré­di­ts mili­tai­res”, 20 set­tem­bre 1937, in Œuvres, vol. 15, Insti­tut Léon Tro­tsky, 1983, p. 45).
[6] L. Tro­tsky, “Inquié­tu­de a pro­pos d’une diver­gen­ce” (let­te­ra a Can­non), 21 set­tem­bre 1937, ivi, pp. 62 e ss.
[7] Esse pos­so­no inve­ce – e devo­no – esse­re dife­se quan­do sono attac­ca­te vio­len­te­men­te dal­la bor­ghe­sia o dall’imperialismo.
[8] Che i depu­ta­ti del Fit abbia­no dimen­ti­ca­to i prin­ci­pi del mar­xi­smo rivo­lu­zio­na­rio pos­sia­mo anche com­pren­der­lo: in fon­do … si trat­ta di fer­ri vec­chi di cent’anni fa! Ma che, in par­ti­co­la­re quel­li del Pts, abbia­no dimen­ti­ca­to ana­lo­ga posi­zio­ne espres­sa dal loro par­ti­to non più tar­di di sedi­ci anni orso­no è dif­fi­ci­le da giu­sti­fi­ca­re (J. San­mar­ti­no, “La esta­fa del ‘capi­ta­li­smo nacio­nal’”, 27 giu­gno 2003, in Estra­te­gia Inter­na­cio­nal, all’indirizzo https://tinyurl.com/yyrspnm7).
[9] Una posi­zio­ne, que­sta, che appar­tie­ne al patri­mo­nio poli­ti­co del Pts in par­ti­co­la­re: A. Rojo, “Los tro­tski­stas y el 17 de octu­bre de 1945”, 14 otto­bre 2018, in La Izquier­da Dia­rio, all’indirizzo https://tinyurl.com/y8dtrdan.
[10] L. Tro­tsky, “Méxi­co y el impe­ria­li­smo bri­tá­ni­co”, in Escri­tos lati­noa­me­ri­ca­nos, Ceip “León Tro­tsky”, 2007, p. 94. Con­cet­to riba­di­to nell’articolo “Los sin­di­ca­tos en la era de la deca­den­cia impe­ria­li­sta”, ivi, pp. 182‑183: «La nazio­na­liz­za­zio­ne del­le fer­ro­vie e degli impian­ti petro­li­fe­ri in Mes­si­co non ha, natu­ral­men­te, nul­la a che vede­re col socia­li­smo. È una misu­ra di capi­ta­li­smo di Sta­to in un Pae­se arre­tra­to che cer­ca in tal modo di difen­der­si da un lato dall’imperialismo stra­nie­ro e, dall’altro, dal suo stes­so pro­le­ta­ria­to».
[11] Al riguar­do, il discor­so andreb­be appro­fon­di­to con l’analisi sui nazio­na­li­smi bor­ghe­si e i regi­mi di “bona­par­ti­smo sui gene­ris”. Essen­do impos­si­bi­le far­lo in que­sta sede, ci per­met­tia­mo di rin­via­re al nostro arti­co­lo già pub­bli­ca­to su que­sto sito, “Vene­zue­la: l’agonia di un’illusione”.
[12] Rin­via­mo, in pro­po­si­to ai testi “Vene­zue­la: e ora?”; “Vene­zue­la: il 4 ago­sto del­la sini­stra rivo­lu­zio­na­ria”; “L’isteria codi­sta del­la sini­stra rivo­lu­zio­na­ria”.